La Liberazione conduce alla Liberazione

sabato 12 febbraio 2011
QUESTE SONO LE ALTRE PARTI ---> 
  1. Evadere dalla prigione - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (2° parte)
  2. Il corpo Astrale - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (3° parte)
  3. La conoscenza è accessibile a pochi... - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (4° parte)
  4. I quattro corpi... - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (5° parte)
  5. Sull'immortlità - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (6° parte)
  6. La quarta via - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (7° parte)
  7. L'impermanenza dell'IO - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (8° parte) 
  8. Comprendere l'evoluzione... - Frammenti di un insegnamento sconosciuto (9° parte)
  9. L'Io individuale- Frammenti di un insegnamento sconosciuto (10° parte)
  10. I Mondi...- Frammenti di un insegnamento sconosciuto (11° parte)
  11. I CONCETTI PRINCIPALI DI GURDJIEFF (1° PARTE
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RITUALE DI AUTO-LIBERAZIONE...

---> La via tolteca verso la libertà: Rompere i vecchi accordi 

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Per liberazione intendiamo quella liberazione che è il fine tutte le scuole, di tutte le religioni, di tutte le epoche.
Questa liberazione può essere davvero grandissima.
Tutti gli uomini la desiderano, tutti si sforzano di ottenerla.  
Ma non c'è alcuna possibilità di raggiungerla senza una prima liberazione, una piccola liberazione. La grande liberazione è una liberazione dalle influenze esteriori. La piccola liberazione è una liberazione dalle influenze interiori.

All'inizio, la piccola liberazione sembra molto grande perché un principiante dipende molto poco dalle influenze esteriori. Solo chi è già libero dalle influenze interiori cade sotto quelle esteriori.

Le influenze interiori impediscono all'uomo di cadere sotto­ le influenze esteriori.
Forse è meglio così.
Le influenze e la schiavitù interiori derivano da molte cause e da molti fattori indipendenti: indipendenti nel senso che una volta si tratta di una cosa, un'altra volta di un'altra, e così via; infatti abbiamo molti nemici.
Questi nemici sono cosÌ numerosi, che la vita non sarebbe abbastanza lunga per liberarcene affrontandoli separatamen­te, uno per uno. Quindi dobbiamo trovare un metodo, una linea di lavoro, che ci permetta di distruggere simultaneamen­te il maggior numero possibile di nemici interiori, responsa­bili di quelle influenze.


Ho detto che abbiamo ogni sorta di nemici, ma i principali  più attivi sono la vanità e l'amor proprio.
Esiste persino un'insegnamento che li definisce rappresentanti e messaggeri del diavolo.
 ... Ripeto però che nemici sono numerosi...

Questi rappresentanti del diavolo si tengono costantemen­te sulla soglia che ci separa dall'esterno, e impediscono l'en­trata tanto alle buone che alle cattive influenze esteriori.

Per questo motivo, essi hanno contemporaneamente un lato buo­no e un lato cattivo.
Avere questi guardiani è un vantaggio per chi voglia fare a cernita tra le influenze che riceve.
Al contrario, chi vuole accogliere tutte le influenze senza eccezioni, visto che è im­possibile trattenere solo quelle buone, allora deve eliminare il più possibile i guardiani, fino a liberarsene completamente.
A questo scopo ci sono numerosi metodi e svariati mezzi.
Personalmente, vi consiglio di cercare di liberarvene senza inventare inutili teorie, aiutandovi con la semplice RIFLESSIONE ATTIVA.


Chi non ci riesce, chi non raggiunge lo scopo con questo sistema, non avrà modo di andare più in là.

Prendiamo, per esempio, l'amor proprio, che occupa metà la nostra vita.
Se, dall'esterno, qualcosa o qualcuno ferisce il nostro amor proprio, la forza dello shock ricevuto chiude tutte le porte, tagliandoci fuori dalla vita, non solo in quel momento, ma anche dopo, per un bel po' di tempo.

Quando sono in relazione con l'esterno, sono vivo. Se mi limito a vivere solo all'interno, non è vita. Ma tutti vivono in questo modo.
Quando invece mi osservo, mi collego all'esterno.

Per esempio, io sono seduto qui. Ci sono anche M. e K, viviamo tutti insieme. M. mi ha dato dell'idiota, e io mi sono offeso. K mi ha guardato di traverso, e io mi sono offeso. lo "considero ",  mi sento ferito, e mi occorrerà molto tempo per ritrovare la calma e l'equilibrio.

Siamo tutti molto suscettibili, e passiamo in continuazione attraverso simili esperienze.
Appena un'esperienza comincia a smorzarsi, subito un'altra, della stessa natura, ne prende il posto.
La nostra macchina è fatta in modo tale da non avere a disposizione dei luoghi diversi per delle esperienze simul­tanee.
Abbiamo a disposizione un solo posto per le nostre espe­rienze psichiche. Di conseguenza, se quel posto è occupato da esperienze come quelle che ho citato prima, non c'è alcuna speranza di avere le altre esperienze che desideriamo. Infatti, finché le cose stanno così, non potranno mai verificarsi quelle esperienze che certi comportamenti interiori dovrebbero ren­dere accessibili.

M. mi ha dato dell'idiota. Perché dovrei essere offeso? lo non mi sento offeso; cose del genere non mi toccano. Non che io non abbia amor proprio: ne ho forse più di chiunque altro.
Forse è lo stesso amor proprio che m'impedisce di es­sere offeso.
Rifletto, mi metto a ragionare esattamente all'opposto del solito modo. Quel tipo mi ha dato dello stupido. E lui chi è?
Un saggio? E se fosse lui lo stupido? Non ci si può aspettare che un ragazzino sia saggio. E allora non posso pretendere che quel tipo sia un saggio. Il suo ragionamento era stupido.
Qualcuno gli avrà parlato male di me, oppure lui stesso si è inventato che sono uno stupido. Tanto peggio per lui. lo so bene che non sono uno stupido, e quindi non mi offendo.
Che uno stupido mi abbia dato dello stupido non mi, tocca affatto interiormente.

Ma se una volta mi sono comportato come uno stupido, e qualcuno mi ha dato dello stupido, di nuovo non ho motivo di offendermi, perché il mio obiettivo è di non essere uno stupido.
Quel tipo allora mi rammenta il mio obiettivo, mi aiuta a rendermi conto che sono uno stupido e che ho agito come uno stupido. Avrò modo di rifletterci, così la prossima volta non mi comporterò come uno stupido.

Ed ecco che in entrambi i casi non mi sento ferito.


K. mi ha guardato storto. lo non mi offendo affatto; al contrario, sono-disponibile per lui. Per guardare storto ci deve essere un motivo. E quale motivo può avere?
lo mi conosco. Posso basarmi sulla conoscenza che ho di me.
Forse qualcuno gli ha detto delle cose per cui si è fatto una brutta opinione di me.

lo lo compiango per essere cosÌ schiavo da vedermi solo attraverso gli occhi altrui.

Questo fatto prova ch'egli non esiste.
E' uno schiavo, e quindi non può ferirmi.

Questi sono esempi di un certo modo di riflettere.

In realtà, la causa profonda di tutte queste reazioni sta nel fatto che non siamo padroni di noi stessi e non abbiamo un vero amor proprio.

L'amor proprio è una gran cosa.
Se l'amor proprio, come siamo soliti considerarlo, è da evitare, il vero amor proprio, che purtroppo non abbiamo, è desidera­bile e necessario.

L'amor proprio ordinario è il segno di un'alta considera­zione di se stessi.
Chi ha questo amor proprio si dimostra per quello che è.
Come ho detto prima, l'amor proprio è un rappresentante del diavolo; è il nostro peggior nemico, il freno principale alle nostre aspirazioni e alle nostre conquiste.
L'amor proprio è l'arma decisiva del rappresentante dell'inferno.


Ma l'amor proprio è anche un attributo dell'anima.
Attraverso l'amor proprio si può intravedere lo spirito.
L'amor proprio è il segno e la dimostrazione che l'uomo è una particella di paradiso. L'amor proprio è l'lo, e l'"io" è Dio. Di conseguenza, avere amor proprio è desiderabile.

L'amor proprio è l'inferno, e l'amor proprio è il paradiso.
Entrambi portano lo stesso nome, ed esteriormente sono simili, però sono totalmente diversi e opposti nell'essenza.

Tutta­via, se li guardiamo superficialmente, possiamo guardare per tutta la vita senza mai distinguerli uno dall'altro.

Esiste un antico detto:  
«Chi ha amor proprio è a metà strada per la libertà».

Eppure, considerando i presenti, ne siamo tutti pieni da scoppiare: ciononostante, non abbiamo ancora ottenuto la più piccola briciola di libertà.

Il nostro obiettivo deve essere quello di avere amor proprio.

Se abbia­mo amor proprio, per questo solo fatto saremo liberati da molti nemici.

E potremo persino liberarci dei due nemici peggiori: il Signor Amor proprio e la Signora Vanità.

Come distinguere tra loro questi due tipi di amor proprio?

Abbiamo detto che esteriormente è molto difficile. La distin­zione è già molto difficile guardando gli altri, ma quando guardiamo noi stessi diventa quasi impossibile.

La riflessione attiva è lo strumento idoneo per distinguere tra loro questi due tipi di amor proprio...
La "rifles­sione attiva" si impara con la pratica. Bisogna praticarla a lungo e in tutti i modi possibili.

(Gurdjieff)



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