ALCUNE RIFLESSIONI DI JIDDU KRISHNAMURTI + i suoi libri -> Verso La Liberazione Interiore + Il Libro Della Vita + Meditazioni sul vivere, Vol. 1 - La mia strada è la tua strada + Meditazioni Sul Vivere, Vol. 2 - Il Silenzio Della Mente

sabato 30 aprile 2011
--->>>    SE PER LA VIA INCONTRI UN MAESTRO , UCCIDILO !



--->  Il SAGGIO CREDINO








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 (... vedi anche INSEGNAMENTI DI VITA di Gopala Uppaluri Krishnamurti )

“Sai cosa significa imparare? Quando impari veramente, impari dalla vita; non c’è un insegnante particolare da cui imparare. Tutto ti è di insegnamento: una foglia morta, un uccello in volo, un profumo, una lacrima, il ricco e il povero, coloro che piangono, il sorriso di una donna, l’alterigia di un uomo. Impari da ogni cosa, quindi non hai bisogno di guide spirituali, di filosofi, di guru. La vita stessa ti è maestra, e tu sei in uno stato di costante apprendimento.”



Il pensiero, che è voi, con i vostri ricordi, i vostri condizionamenti, le vostre idee, le vostre speranze, genera il tempo, che porta con sé la disperazione e la solitudine dell’esistenza...
La percezione immediata di un fatto, la visione istantanea di un fatto non ha nulla a che fare col tempo, non ha nulla a che fare col pensiero...
La percezione è la via che conduce alla verità.


Il mondo l'hai tutto dentro di te, se sai guardare e imparare, allora la porta è là e la chiave è nelle tue mani. Nessuno al mondo può darti la chiave, né la porta da aprire: soltanto tu lo puoi fare

Percepire qualcosa è un’esperienza straordinaria, che riempie di meraviglia. Non so se vi è mai capitato di percepire davvero qualcosa: un fiore, un volto, il cielo, il mare, Naturalmente queste cose le vedete dal finestrino dell’autobus o della vostra macchina, ma chissà se vi siete mai presi la briga di guardare veramente un fiore? Che cosa succede quando lo guardate? Gli date immediatamente un nome, stabilite a quale specie appartiene, oppure vi mettete a dire: “Che colori meravigliosi ha questo fiore! Come vorrei che crescesse nel mio giardino! Mi piacerebbe offrirlo a mia moglie o portarlo all’occhiello”. in altre parole, nel momento stesso in cui guardate un fiore, la mente si mette a chiacchierare; quindi in realtà non lo vedete. Potete percepire qualcosa solo quando la vostra mente è in silenzio, quando non ha assolutamente nulla da dire. Se potrete guardare la stella della sera, che si leva dal mare, senza la minima reazione della mente, allora percepirete davvero la sua straordinaria bellezza.
E la percezione della bellezza non vi consente anche di sperimentare uno stato d’amore? Amore e bellezza sono la stessa cosa. Senza amore non c’è bellezza, senza bellezza non c’è amore. La bellezza e in una forma, e in una parola, in un gesto. Senza amore i vostri gesti sono vuoti, sono solo il risultato di una particolare cultura sociale, sono meccanici e vuoti, privi di vita. Ma quando la mente è in grado di percepire senza la minima agitazione, allora può guardare direttamente nelle profondità di se stessa e questa percezione e al di là del tempo. Non dovete fare assolutamente nulla per dare vita a questa percezione; nessuna disciplina, nessuna pratica, nessun metodo potranno insegnarvela.




Solo la mente innocente, che è passata attraverso infinite esperienze senza rimanere prigioniera della conoscenza, può scoprire qualcosa che è ben di più del cervello e della mente stessa.
Se la vostra mente è condizionata dall’esperienza e dalla conoscenza, quello che scoprirete sarà sempre tinto con i colori di quello che avete sperimentato.


La verità sopraggiunge come un lampo
La verità è comprensione e sopraggiunge come un lampo; non ha continuità, non appartiene al tempo. Vedetelo con i vostri occhi. La comprensione è fresca, istantanea, non è la continuazione di qualcosa che è stato. Quello che è stato non vi aiuta a capire. Finché cercate la continuità, la permanenza nelle vostre relazioni, nell’amore, in una pace che vorreste durasse per sempre, non vi allontanate dal campo del tempo, perché queste cose non appartengono all’eterno.


Ogni nostro modo di pensare si basa sul tempo, si basa su quello che conosciamo; è il risultato di quello che conosciamo. Il processo del tempo genera il conosciuto e con una mente legata al conosciuto cerchiamo di scoprire quello che è eterno, immortale. Ma è un tentativo vano, senza senso, che può interessare soltanto i filosofi, i teorici e tutti quelli che si dilettano di speculazioni intellettuali.

La mente calma e attiva
La mente che è davvero calma è viva, potente, incredibilmente attiva e tuttavia non è orientata verso qualcosa in particolare. La mente calma è libera dalle parole, è libera dall’esperienza e dalla conoscenza e percepisce quello che è vero. La sua percezione è diretta, immediata, è al di là del tempo.
La mente è in silenzio solo quando capisce il processo del tempo, e questo richiede una grande attenzione. Una mente simile è libera in senso assoluto, non è libera da qualcosa.
La libertà per noi è sempre libertà da qualcosa, ma questa non è libertà; è semplicemente una reazione. La mente che si pone alla ricerca della libertà non sarà mai libera. La mente e libera quando affronta e comprende i fatti così come sono, senza interpretarli, senza condannarli, senza giudicarli. La mente libera è innocente, sia che viva cento giorni o cent’anni e faccia tutte le esperienze di questo mondo; la sua innocenza scaturisce dalla sua libertà, che è assoluta, che non è libertà da qualcosa. È la mente libera e innocente che percepisce la verità, che trascende il tempo.

Capire di momento in momento

Non serve la conoscenza o l’esperienza per capire noi stessi. Conoscenza ed esperienza non fanno altro che espandere la memoria. La comprensione di noi stessi avviene di momento in momento; accumulare conoscenza su noi stessi ci impedirà di capire quello che siamo, perché questo accumulo diventa il centro che alimenta e dà consistenza al pensiero.

Sembra che la maggior parte di noi sia completamente assorbita dai problemi dell’esistenza di ogni giorno. L’unica cosa che ci importa è trovare una risposta immediata ai nostri problemi quotidiani. Ma presto o tardi ci accorgiamo che queste risposte immediate non ci soddisfano, perché qualsiasi problema contiene in se stesso la sua soluzione e solo se riusciamo a capirlo fino in fondo in tutta la sua complessità, il problema si risolve e scompare.


Jiddu Krishnamurti - Verso La Liberazione Interiore Quando parliamo della conoscenza che costituisce un intralcio per la mente, non ci riferiamo alla conoscenza tecnica, alla conoscenza che serve per guidare un’automobile o per far funzionare un impianto meccanico, cioè alla conoscenza necessaria a far funzionare efficientemente le cose. Stiamo pensando a qualcosa di completamente diverso, a quella felicità creativa che non si può imparare in alcun modo e che nessuna conoscenza potrà mai procurarci. Essere creativi nel vero senso della parola significa essere in ogni istante liberi dal passato, che proietta di continuo la sua ombra nel presente.
Conoscenza significa raccogliere informazioni, aggrapparsi alle esperienze degli altri, basarsi su quello che personaggi, anche grandi, hanno detto, cercando poi di agire di conseguenza. Ma se volete scoprire qualcosa di nuovo, dovete muovervi basandovi solo su voi stessi; dovete mettervi in viaggio senza portare con voi la minima protezione, la minima conoscenza, perché quello che conosciamo e quello in cui crediamo possono procurarci facilmente ogni genere di esperienze. Ma queste esperienze, frutto della nostra immaginazione, non avranno nulla a che fare con la realtà; saranno completamente false.


La mente non sarà mai libera; è incapace di flessibilità perché è sempre ancorata a qualcosa. È inchiodata al centro e il suo raggio d’azione, più o meno esteso, ruota intorno a questo centro. Non osa mai allontanarsi molto dal suo centro e, quando lo fa, viene assalita dalla paura di perdere quello a cui è abituata.
Dovete mettere da parte qualsiasi funzionamento meccanico della mente. La mente deve scrollarsi di dosso la meccanicità del pensiero. L’idea che un metodo, un sistema, una disciplina, un’abitudine continuamente ripetuta possano creare una mente nuova, è falsa; è qualcosa di meccanico che deve essere messo completamente da parte. Una mente meccanica è legata alla tradizione e non può imbattersi nella vita, che non ha nulla di meccanico. Per questa ragione bisogna abbandonare qualsiasi metodo.

La mente in ogni suo aspetto è il prodotto del tempo; è il risultato di conflitti e di compromessi, senza che ci sia mai una piena, completa comprensione. Così viviamo in uno stato di contraddizione e la nostra vita è un continuo susseguirsi di sforzi.
La verità e che non abbiamo alcuna intenzione di affrontare il fatto che la sicurezza non esiste e così continuiamo a cercarla, col risultato di alimentare la paura e l’incertezza.

Voi avete bisogno di avere una mente nuova, una mente libera dal tempo, una mente che ha smesso di pensare in termini di spazio e di distanza; avete bisogno di una mente senza orizzonti, priva di qualsiasi appoggio, di qualsiasi rifugio. Una mente simile vi serve non solo per accostarvi all’eterno, ma anche per affrontare i problemi dell’esistenza quotidiana.
Allora la questione diventa: è possibile che ognuno di noi abbia una mente simile? E non è che la si possa sviluppare gradualmente o coltivare a poco a poco, perché un processo del genere hnplicherebbe il tempo. Ci deve essere ora una trasformazione immediata, istantanea, che porta con se una qualità che trascende il tempo.



Vivere è la rivoluzione suprema
La mente è prigioniera di uno schema nel quale si muove e funziona. Questo schema, che racchiude l’esistenza stessa della mente, è fatto di passato e di futuro, di speranza e di disperazione, di confusione e di un ordine utopistico; oscilla continuamente tra quello che è stato e quello che dovrebbe essere. Sappiamo tutti come stanno le cose. E ora voi vorreste spezzare il vecchio schema per sostituirlo con uno nuovo, che non sarebbe altro che la modificazione del vecchio... Voi vorreste costruire un mondo nuovo. È impossibile. Naturalmente potrete ingannare voi stessi e gli altri, ma finché il vecchio schema non sarà completamente distrutto, non potrà esserci alcuna vera, profonda trasformazione. Illudetevi pure, ma voi non siete la speranza del mondo. Se vogliamo che ci sia ordine al posto di questo caos, è assolutamente necessario che qualsiasi schema della mente, nuovo o vecchio che sia, venga distrutto. Per questa ragione è essenziale capire come funziona la mente...
È possibile che la mente non abbia schemi e sia libera da questa continua oscillazione del desiderio tra il passato e il futuro? Certamente è possibile. Significherebbe vivere ora, nel presente. Vivere davvero implica non avere speranza, non avere la minima preoccupazione del domani, il che non significa vivere nella disperazione o nell’indifferenza. Noi non viviamo; siamo semplicemente alle prese con la morte, col passato o col futuro. Vivere è la rivoluzione suprema. Per vivere non c’è bisogno di schemi; gli schemi appartengono alla morte: sono il passato e il futuro, quello che è stato o l‘utopia di quello che dovrebbe essere. Voi vivete nutrendo utopie, così invitate la morte, non la vita.



La rivoluzione interiore
La verità può essere scoperta solo di momento in momento, non ha continuità. La mente, che è frutto del tempo, vorrebbe scoprirla; ma può funzionare soltanto nell’ambito del tempo e quindi non è capace di trovarla.
La mente deve conoscere se stessa; non c’é un “io” separato dalla mente che possa conoscere la mente. La mente non è separata dale sue qualità, proprio come le qualità di un diamante non sono separate dal diamante stesso. Se volete capire la mente non potete basarvi sulle idee di qualcun altro; dovete osservare per conto vostro come funziona. Solo quando vi rendete conto di come la vostra mente ragiona e dei suoi desideri, delle sue motivazioni, delle sue ambizioni, dei suoi obiettivi, della sua invidia, della sua avidità, della sua paura, allora la mente ha la possibilità di andare al di là di se stessa. E se lo fa, scopre qualcosa di assolutamente nuovo, si imbatte in una qualità che fa esplodere in lei una straordinaria passione, un tremendo entusiasmo che portano con sé una profonda rivoluzione interiore. Solo questa rivoluzione interiore potrà trasformare il mondo, e non un sistema politico o economico.




Non esiste libertà di pensiero
...viviamo in uno stato di contraddizione.. e l’azione che scaturisce da uno stato di contraddizione genera frustrazione e altra contraddizione...
il pensiero è sempre parziale, non potrà mai essere completo in se stesso. Il pensiero proviene dalla memoria e la memoria è sempre parziale, limitata perché è il prodotto dell’esperienza; quindi il pensiero è la reazione di una mente condizionata dall’esperienza. Qualsiasi pensiero, qualsiasi esperienza, qualsiasi conoscenza sono inevitabilmente incompleti; quindi il pensiero non potrà mai risolvere gli infiniti problemi che abbiamo.
Potrete cercare di riflettere con logica, di ragionare con equilibrio affrontando i moltissimi problemi che abbiamo, ma se osservate come funziona la vostra mente, vedrete che il vostro modo di pensare è condizionato dalle circostanze in cui vi trovate, dalla cultura in cui siete nati, dal cibo che mangiate, dal clima in cui vivete, dai giornali che leggete, dalle pressioni e dalle influenze che subite costantemente nella vostra vita quotidiana...
Quindi dobbiamo capire con estrema chiarezza che il nostro pensiero proviene dalla memoria è la memoria è una cosa meccanica. La conoscenza non sarà mai completa e quindi il pensiero che nasce dalla conoscenza non sarà mai libero, sarà sempre parziale e limitato. Non esiste libertà di pensiero. Ma possiamo cominciare a scoprire una libertà che non ha nulla a che fare col processo del pensiero, una libertà nella quale la mente è semplicemente consapevole di tutti i suoi conflitti e di tutte le influenze che l’affliggono.

Il Libro Della Vita (Jiddu Krishnamurti)

La spontaneità affiora solo quando l’intelletto è privo di qualsiasi difesa, quando non si sta proteggendo, quando non teme per la sua sicurezza. La spontaneità è qualcosa che accade dentro di voi. Qualcosa di spontaneo deve essere nuovo, sconosciuto, imprevedibile, creativo; è qualcosa che deve esprimersi e che bisogna amare, ma non ha nulla a che fare con l’intelletto che pretende di controllare, di dirigere. Osservate le vostre emozioni e vi accorgerete che i momenti di grande gioia, di estasi non sono assolutamente prevedibili; accadono misteriosamente, inaspettatamente, improvvisamente.


Quando si crea un’opposizione, un conflitto tra due pensieri, avviene un cambiamento di direzione nella continuità del pensiero; c’è un cambiamento, ma questo rimane nel campo del pensiero e quindi non è un vero e proprio cambiamento. Un’idea o un complesso di idee hanno semplicemente sostituito altre idee.
Rendendoci conto di tutto questo, è possibile mettere da parte il pensiero e produrre un cambiamento che non avvenga nel campo in cui opera il pensiero? La coscienza in ogni suo aspetto, che riguardi il passato, il presente o il futuro, rimane sempre confinata nel campo del pensiero e qualsiasi modifica avvenga in questo campo, che delimita i confini della mente, non è un vero cambiamento. Un vero cambiamento avviene soltanto al di fuori dei limiti del pensiero. Solo quando la mente si rende conto dei limiti in cui è confinata e capisce che lì dentro non avverrà mai un vero cambiamento, allora può superarli e andare oltre. Questa è vera meditazione.

Il vero cambiamento, la vera rivoluzione partono dal noto e vanno verso l’ignoto, dove non esiste alcuna autorità e dove potreste andare incontro al fallimento completo.
Ma se vi basta che qualcuno vi assicuri che arriverete al successo, che otterrete quello che volete e sarete felici, che conseguirete la vita eterna, allora non ci sono problemi. Non farete altro che continuare a muovervi nel campo del conosciuto e quindi voi sarete sempre al centro di tutto.

Come devo fare per cambiare? Mi rendo conto che un vero cambiamento, una vera trasformazione possono avvenire soltanto ad un livello che è al di là della mente conscia e inconscia, perché tutta la mia coscienza e condizionata. Allora, che cosa devo fare?

La conoscenza impedisce il cambiamento, perché viene usata per ottenere qualcosa che ci soddisfi e, finché esisterà un centro che cerca la propria soddisfazione, la propria ricompensa, la propria sicurezza, non sarà possibile alcun cambiamento.
Ma questo non è affatto un vero cambiamento. La mente che voglia passare attraverso un cambiamento radicale, fondamentale, che voglia scoprire la vera rivoluzione, deve essere libera da tutto quello che conosce; allora diventa incredibilmente calma. Solo una mente simile sperimenterà quella trasformazione radicale che è assolutamente necessaria.

Affinché la coscienza passi attraverso un completo mutamento, dovete rifiutare di affidarvi all’analisi, alla ricerca e dovete sottrarvi a qualsiasi influenza.

Jiddu Krishnamurti - Meditazioni sul vivere, Vol. 1 - La mia strada è la tua strada ...negazione significa svuotare completamente la coscienza dal conosciuto. La coscienza si basa sulla conoscenza, sull’esperienza, sui ricordi, sull’appartenenza ad una razza. E qualsiasi esperienza appartiene al passato, si modifica al presente e si proietta nel futuro. La coscienza è questo enorme deposito di ricordi secolari. È necessaria per vivere meccanicamente. Sarebbe assurdo negare tutta la conoscenza scientifica acquisita attraverso i secoli. Ma affinché ci sia un vero mutamento, un ribaltamento di tutta la sua struttura, la coscienza deve vuotarsi completamente. E questo vuoto si crea solo con la scoperta, con la reale percezione di quello che è falso. Allora vi accorgerete che la rivoluzione è avvenuta e che consiste proprio in quel vuoto.

Il cambiamento in un individuo comporta inevitabilmente anche un cambiamento nella collettività.

È possibile vivere in questo mondo senza alcuna ambizione? Essere semplicemente quello che siete? Se cominciaste a capire quello che siete senza tentare di modificarlo, quello che siete subirebbe una trasformazione. Io penso che si possa vivere in questo mondo senza alcun bisogno di farsi conoscere, senza essere ambiziosi, senza rincorrere la notorietà, senza la durezza della crudeltà. Si può vivere davvero felicemente quando non viene data alcuna importanza all’ego, ed è questo che una corretta educazione dovrebbe insegnare.

io sono un cumulo di acquisizioni, di esperienze che fungono da elementi protettivi tesi a impedire qualsiasi serio disturbo; io, infatti, non intendo essere disturbato. Così ho paura di chiunque minacci queste protezioni. Quindi la mia paura proviene dal conosciuto ed e connessa a tutte quelle acquisizioni fisiche o psicologiche che mi servono per proteggermi dal dolore e mi consentono di non soffrire.
Anche la conoscenza consente di evitare il dolore. Come la conoscenza medica consente di evitare la sofferenza fisica, così le nostre fedi ci consentono di evitare la sofferenza psicologica. È questo il motivo per cui ho paura di perdere quello in cui credo, anche se non so bene che cosa sia quello in cui credo, perché non ho alcuna prova concreta della sua realtà.


Non si puo accumulare la verità
Finché lo sperimentatore continuerà a ricordarsi dell’esperienza fatta, non ci sarà verità. La verità non è qualcosa che si possa ricordare, immagazzinare, memorizzare e poi raccontare. Tutto quello che si può accumulare non è verità. Il desiderio di esperienza crea lo sperimentatore, che accumula e ricorda. È  il desiderio che mantiene la divisione tra il pensatore e il suo pensiero; il desiderio di diventare, di sperimentare, di essere qualcosa di piu o di essere qualcosa di meno crea e mantiene la divisione tra lo sperimentatore e l’esperienza.
La consapevolezza degli infiniti modi in cui si manifesta il desiderio è autoconoscenza. La conoscenza di sé è l’inizio della meditazione.



"Non c'è un sentiero che porta alla verità, è la verità che deve trovare voi"


"La verità potrà trovarvi solo se la vostra mente e il vostro cuore saranno limpidi, semplici e pieni d'amore"

"La verità non arriva se il vostro cuore è pieno di cose che vengono dalla mente"

La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare

Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una "fede". La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri.

C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente.

L'affermazione costante di credere è un indizio di paura.

La felicità arriva quando non te l'aspetti; e nel momento in cui sei cosciente di essere felice, non lo resterai a lungo.

Le idee non sono la verità; la verità è qualcosa che deve essere sperimentata direttamente, di momento in momento.

Nel suo aspetto attuale, la religione è la negazione stessa della verità.

Per intendere la Verità bisogna avere una mente molto precisa e chiara; non una mente astuta, bensì capace di vedere senza distorsioni, una mente innocente e aperta.

Jiddu Krishnamurti - Meditazioni Sul Vivere, Vol. 2 - Il Silenzio Della Mente Quando c'è l'Amore voi non siete; quando voi siete non c'è l'Amore. Quando c'è il sé non c'è Dio, quando il sé scompare c'è Dio.

La scelta c'è dove c'è confusione. Per la mente che vede con chiarezza non c'è necessità di scelta, c'è azione. Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.


Secondo me esiste soltanto l’atto di percepire, esiste soltanto la percezione immediata di quello che è vero e di quello che è falso. La percezione immediata di quello che è vero e di quello che è falso è un atto essenziale che non c’entra coi ragionamenti dell’intelletto, che richiedono abilità, conoscenza, concentrazione. Deve esservi capitato qualche volta di aver visto immediatamente la verità di qualcosa, come per esempio la verità che voi non appartenete a nulla e a nessuno. È questa che io chiamo percezione: vedere immediatamente la verità di qualcosa, senza dover ricorrere all’analisi, al ragionamento, ai tanti pensieri che l’intelletto tira in ballo per impedire l’immediatezza della percezione. La percezione non c’entra con l’intuizione, una parola, questa, che usiamo con troppa superficialità...
Se entrate in contatto diretto con voi stessi, non potete fare a meno di scoprire come mai appartenete a qualcosa, come mai vi siete dedicati a qualcosa; e capirete che tutto questo implica schiavitù, implica la perdita della libertà e la distruzione della dignità umana. Nell’attimo in cui percepite istantaneamente tutto questo, siete liberi, senza che dobbiate fare il minimo sforzo per esserlo. Per questa ragione la percezione e essenziale.


Perché non sappiamo pensare?
Il pensatore pensa per abitudine, ripete, copia; tutto questo genera ignoranza e dolore. Qualsiasi abitudine implica mancanza di sensibilità. La consapevolezza genera ordine, non crea abitudini. Tendenze tenacemente radicate possono generare solo insensibilità. Perché siamo insensibili? Perché non siamo capaci di riflettere? Perché si fa fatica a pensare, si turbano delle abitudini, si incontrano delle resistenze, si può essere spinti ad agire contro modelli ormai istituzionalizzati. Pensare è sentire sul serio, scoprire una consapevolezza senza scelta, può condurre a profondità sconosciute: è la mente, posta di fronte all’ignoto, si ribella. Così si rifugia nel canpo del conosciuto e qui passa da una cosa nota ad un’altra cosa nota, da un’abitudine ad un’altra abitudine, da uno schema di pensiero ad un altro schema di pensiero. La mente che si aggrappa al conosciuto non lo abbandonerà mai per scoprire l’ignoto. Rendendosi conto che si fa fatica a pensare sul serio, il pensatore si rifugia nell’abitudine, nella copiatura di vecchi schemi; ha paura di pensare e quindi crea modelli che giustifichino la sua indolenza. Siccome il pensatore ha paura, anche le sue azioni nascono dalla paura; e quando il pensatore vede che le sue azioni sono scadenti, vorrebbe modificarle. Il pensatore teme le sue stesse creazioni; ma siccome egli non è diverso da queste, in realtà teme se stesso. Il pensatore è paura, è la causa dell’ignoranza e del dolore. Il pensatore può suddividersi in infinite categorie di pensiero, ma il pensiero rimane comunque una cosa sola col pensatore. Gli sforzi che  il pensatore compie per essere o per diventare sono la vera causa del conflitto e della confusione.



C’è soltanto coscienza
In realtà esiste un unico stato di coscienza; non ci sono due stati: Il conscio e l’inconscio non sono separati tra loro. Esiste un unico stato dell’essere, che è coscienza. La coscienza è sempre frutto del passato, non appartiene al presente; voi siete coscienti di qualcosa che ormai appartiene al passato. Vi rendete conto di quello che sto cercando di dirvi solo qualche secondo più tardi; lo capite solo qualche istante dopo. Non siete mai coscienti del presente, dell’ora. Guardate nel vostro cuore, nella vostra mente: vedrete che la coscienza funziona oscillando continuamente tra il passato e Il futuro e he il presente è solo l’istante di passaggio dal passato al futuro...
Se osservate come funziona la vostra mente, vi accorgerete che questa oscillazione tra il passato e ilfuturo è un processo che esclude il presente. Il passato diventa un mezzo per sottrarci al presente, che può essere spiacevole, così come il futuro è la speranza che ci consente di sfuggire al presente. La mente si preoccupa in continuazione del passato o del futuro è così trascura il presente... Condanna e rifiuta i fatti oppure li accetta e vi si identifica; e quindi non è in grado di vederli per quello che sono. Il nostro stato di coscienza è condizionato dal passato e dal nostro modo di pensare; è la risposta condizionata alla sfida che i fatti ci lanciano costantemente. Quanto più la vostra risposta è condizionata dal passato e da quello in cui credete, tanto più rafforzate il passato.
Ma, naturalmente, dando forza al passato la coscienza ottiene di dare continuità a se stessa e questa continuità la chiama futuro. Come un pendolo che oscilla avanti e indietro, così la nostra mente, la nostra coscienza si muove senza sosta tra il passato e il futuro.



Il tempo è pensiero e il pensiero è un processo che si basa sulla memoria; questo processo crea l’ieri, l’oggi e il domani, che noi usiamo come mezzi per raggiungere i nostri obiettivi. Noi diamo un’incredibile importanza al tempo, alla continuità del tempo, vita dopo vita. Ad una vita ne segue subito un’altra, in modo che tutto continui pur con qualche modificazione. La vera natura del pensiero è tempo. Finché esiste il tempo come mezzo per raggiungere qualcosa, la mente non può andare al di là di se stessa. La mente che possiede la qualità di andare al di là di se stessa è libera dal tempo. Il tempo genera la paura; naturalmente non il tempo cronologico, il tempo che misuriamo in secondi, minuti, ore, giorni, anni, ma il tempo psicologico, il tempo interiore. Questo tempo è paura e genera paura, frustrazione, conflitti.
Il tempo è un veleno; crea disordine. Se vi rendete conto di questo fatto, potete andare oltre e capire se sia possibile essere immediatamente liberi dalla paura. Ma se continuate ad essere convinti che il tempo sia necessario per liberarvi dalla paura, allora non potrà esserci alcuna comunicazione tra voi e me.

Finché penseremo in termini di tempo, ci sarà inevitabilmente la paura della morte. Mi sono impegnato ma non ho scoperto la verità suprema e devo scoprirla prima di morire; tutt’al più se non la scoprirò in questa vita, spero di scoprirla in quella successiva. Ogni nostro modo di pensare si basa sul tempo, si basa su quello che conosciamo; è il risultato di quello che conosciamo. Il processo del tempo genera il conosciuto e con una mente legata al conosciuto cerchiamo di scoprire quello che è eterno, immortale.

Ora è possibile che la mente si renda pienamente conto di tutto questo, senza limitarsi a dire: “Sì, è semplice”? Se la mente si rende conto di tutto quel processo che è la coscienza e comprende la sua continuità nel tempo, se si rende conto dell’inutilità di cercare nel tempo quello che trascende il tempo, allora forse potrà esserci una morte che è un momento creativo, appartenente all’eternità.


Ai limiti del pensiero
Vi è mai capitato di percepire qualcosa all’improvviso e di sentire che in quell’istante non esiste il minimo problema? Nel momento stesso in cui lo percepite, il problema scompare. Capite, signori? Avete un problema e ci pensate, ne discutete, vi preoccupate; fate di tutto per capirlo, nei limiti del vostro pensiero. E alla fine dite: “Non so più cosa fare”. Non c’è nessuno che venga ad aiutarvi, nessun guru, nessun libro. Voi siete lì col vostro problema e non vedete alcuna via d’uscita. Lo avete esaminato a fondo, avete impegnato tutta la vostra capacità, ma ora lo lasciate perdere. La vostra mente non ha più la forza di preoccuparsene, non riesce più a prenderlo in considerazione e non sente più nemmeno il bisogno di trovare una soluzione. Così la mente si calma. Ed è in quella tranquillità che la soluzione affiora.
Che cosa significa questo? La mente ha impegnato a fondo tutta la sua capacità di pensare. Ha esaurito le energie del pensiero senza però trovare alcuna soluzione e allora si calma. Non si calma con lo scopo di trovare la soluzione, non si calma per stanchezza o per noia. Ha facto tutto il possibile per trovare la soluzione e ora si calma spontaneamente; la mente è in uno stato di consapevolezza senza scelta, non chiede più nulla, non è in ansia, è semplicemente in uno stato di percezione. Solo questa percezione può risolvere tutti i nostri problemi.



Una mente vecchia è schiava dell’autorità.
Guardate che cosa accade. La nostra istruzione non è altro che un continuo coltivare la memoria; le comunicazioni di massa imperversano attraverso i giornali, la radio, la televisione; i vari professori, nelle loro lezioni, non fanno altro che ripetere sempre le stesse cose, e il vostro cervello assorbe tutto quello che dicono, per risputarlo fuori più tardi, durante gli esami che vi consentono di arrivare alla laurea. Poi, quando andate a lavorare, anche lì accettate di continuare a ripetere sempre le stesse cose. Intanto, dentro di voi, sostenete incessantemente lo sforzo per realizzare le vostre ambizioni, con tutte le frustrazioni che questo comporta. Interiormente vivete in uno stato di competizione continua, causata non solo dal vostro lavoro, ma anche dalla pretesa di avvicinarvi a Dio, che vi spinge ad andare a chiedere a destra e a sinistra quale sia la via più rapida per arrivare a lui…
Così, in realtà, quello che accade è che la nostra mente e sempre sotto pressione, sotto sforzo, impegnata in una lotta costante; è invasa da influenze di ogni genere ed è sommersa dal dolore sia nel conscio che nell’inconscio... Noi non stiamo usando la mente, la stiamo distruggendo.
 





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Da Wikipedia:


Jiddu Krishnamurti (in lingua telugu: జిడ్డు కృష్ణమూర్త; Madanapalle, 12 maggio 1895Ojai, 18 febbraio 1986) è stato un filosofo apolide. Di origine indiana, non volle appartenere a nessuna organizzazione, nazionalità o religione.

Nel 1909, ancora bambino, fu notato da C.W. Leadbeater in India, sulla spiaggia privata della sede della Società Teosofica (un movimento filosofico fondato nel 1875 dall'americano Henry Steel Olcott e dall'occultista russa Helena Petrovna Blavatsky) di Adyar, un sobborgo di Chennai nel Tamil Nadu.
È considerato l'ultimo Iniziato vivente in attesa della venuta del futuro Maitreya; l'allora presidente della Società Teosofica Annie Besant che lo teneva vicino come fosse suo figlio, lo allevò con lo scopo di utilizzare le sue capacità come veicolo del pensiero teosofico.
Viaggiò per il mondo tutta la sua vita fino all'età di novant'anni parlando a grandi folle di persone e dialogando con gli studenti delle numerose scuole da lui costituite con i finanziamenti che otteneva.
Quello che stava a cuore a Krishnamurti era la liberazione dell'uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all'autorità, dall'accettazione passiva di qualsiasi dogma.
Il dialogo era la forma di comunicazione che preferiva. Voleva capire insieme ai suoi interlocutori il funzionamento della mente umana e i conflitti dell'uomo.
Riguardo ai problemi della guerra e della violenza in genere, era convinto che solo un cambiamento dell'individuo può portare alla felicità e che le strategie politiche, economiche e sociali non siano soluzioni radicali alla sofferenza umana.
Insisteva sul rifiuto di ogni autorità spirituale o psicologica, compresa la propria, ed era interessato a capire come la struttura della società condizioni l'individuo.
Era strettamente vegetariano.

 

L'Ordine della Stella d'Oriente

Krishnamurti teneva conferenze ai membri dell'Ordine della Stella d'Oriente, organizzazione fondata nel 1911 con l'intento di preparare l'avvento del "Maestro del Mondo", alla quale era stato messo a capo appena sedicenne dal suo tutore legale, Annie Besant.
Molto presto cominciò a mettere in discussione i metodi teosofici sviluppando un suo pensiero indipendente. Il giovane Krishnamurti fu sottoposto ad una serie di "iniziazioni" che gli causarono una grave crisi psicologica dalla quale riuscì a venir fuori nel 1922 a Ojai Valley, California, in seguito ad una straordinaria esperienza mistica che poi lui stesso raccontò.
Da quel momento in poi sarà sempre più in contrasto con i "teosofi" insistendo sull'inutilità dei riti liturgici per la crescita spirituale e rifiutando il ruolo di autorità finché dopo una lunga riflessione, all'età di 34 anni (nel 1929) sciolse l'Ordine e cominciò a viaggiare per il mondo esprimendo il suo pensiero, basato su una assoluta coerenza interiore e una indipendenza totale da qualunque tipo di organizzazione.


Gli incontri, il "ponte" con la scienza

Nel 1938 Krishnamurti incontrò Aldous Huxley che divenne suo amico e grande ammiratore. Nel 1956 incontrò il Dalai Lama. Intorno agli anni '60 conobbe il maestro yoga B.K.S. Iyengar, dal quale prese lezioni. Nel 1984 parlò con gli scienziati del Los Alamos National Laboratory in New Mexico, U.S.A. Il fisico David Bohm, amico di Albert Einstein trovò nelle parole di Krishnamurti dei punti in comune con le sue nuove teorie fisiche. Questo diede vita ad una serie di dialoghi tra i due che contribuirono a costruire un "ponte" tra il cosiddetto misticismo e la scienza. Altri scienziati trovarono molto stimolanti i discorsi di Krishnamurti su argomenti quali il tempo, la morte, il pensiero.


Cenni del suo insegnamento
Krishnamurti parlava di come nello specchio dei rapporti (umani e con le cose) ognuno può scoprire il contenuto della propria coscienza che è comune a tutta l'umanità (non-dualismo tipico dell'Advaita Vedānta). E diceva che questo può essere fatto in modo diretto, scoprendo che la divisione tra osservatore e ciò che è osservato è in realtà dentro noi stessi. Diceva che proprio questa divisione dualistica, che impedisce la percezione diretta è alla base del conflitto e dell'infelicità dell'uomo.
Celebre e significativa è la sua affermazione "la Verità è una terra senza sentieri" che può ben rappresentare il nocciolo del suo insegnamento che ha spronato l'uomo a liberarsi da ogni strada già tracciata, dal passato, dai dogmi, dalle ideologie, guardando la realtà senza alcun condizionamento.

« Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una "fede". La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri. (Discorso di scioglimento dell'Ordine della Stella, 3 agosto 1929, Ommen, Olanda »
Un'altra delle sue frasi celebri era "la vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve" ed inoltre " la rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare".


L'importanza dell'educazione

Krishnamurti considerava fondamentale la questione dell'educazione e fondò molte scuole in Inghilterra, India e Stati Uniti. Insisteva nel dire che la scuola deve essere un posto dove l'insegnante e l'allievo esplorano non solo il mondo esterno della conoscenza ma anche il proprio pensiero e il proprio comportamento per capire il condizionamento che distorce la realtà. Solo liberi dai condizionamenti, diceva, si può veramente imparare. Alcune sue frasi celebri:
  • "Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo"
  • "Non serve dare risposte, ma spronare gli uomini alla ricerca della verità"
Dopo la sua morte le scuole private sparse un po' in ogni continente hanno cercato di continuare l'opera di Jiddu Krishnamurti. In Europa la scuola più famosa è quella di Brockwood Park, Bramdean, Hampshire (UK), ma ne esistono ad Ojai in California e numerose in India. Ogni anno nel mese di luglio il comitato svizzero organizza incontri vicino alla località di Saanen (Svizzera), luogo in cui Krishnamurti teneva alcune delle proprie conferenze.
Necessario per comprendere J. Krishnamurti è l'intenzione di non aspettarsi aiuti dall'esterno bensì di porsi come maestro di se stessi e di scavare per scoprire l'umanità partendo dalla intimità.
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