La natura dell'ESSERE PSICHICO - (come Espressione dell'ANIMA) secondo SRI AURoBINDO

lunedì 2 gennaio 2012




Conoscere la strada non basta; bisogna percorrerla o, se non si è in grado di farlo, lasciarsi portare. 




La natura umana esteriore, vitale e fisica, resiste fino all'ultimo, ma l'anima, una volta che abbia sentito il richiamo, prima o poi arriva alla meta.




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Sri Aurobindo e Mère:


Sull'essere psichico



Cosa sono esattamente l'anima o l'essere psichico? E cosa si vuol dire con la frase "Evoluzione dell'essere psichico?". Qual'è la sua relazione col Supremo?

L'anima e l'essere psichico non sono esattamente la stessa cosa, sebbene la loro essenza sia la stessa. L'anima è la scintilla divina che dimora al centro di ogni essere; è identica alla sua Origine Divina; è il divino nell'uomo.
L'essere psichico viene formato progressivamente intorno a questo centro divino, l'anima, nel corso delle sue innumerevoli vite nell'evoluzione terrestre, fino a quando non giunge il momento in cui l'essere psichico, completamente formato e pienamente risvegliato diviene l'involucro dell'anima intorno alla quale si è formato.
Perciò identificato con il Divino, diviene il suo perfetto strumento nel mondo.

Per psichico intendo l'essere e la natura dell'anima più profondi. Questo non è il senso che si dà comunemente alla parola o, se la si usa in questo senso, lo si fa con grande imprecisione e si commette un grande errore sulla sua vera natura, dandole, inoltre, una vasta estensione di significati che la portano ben oltre quella regione.

Se avete in voi un essere psichico (quale espressione dell'anima, o scintilla divina) sufficientemente risvegliato per prendersi cura di voi, per prepararvi il cammino, esso può attirare verso di voi cose che vi aiutino, persone, libri, circostanze, ogni genere di piccole coincidenze che vi giungono come portate da una qualche benevolente volontà e che vi danno un'indicazione, un aiuto, un supporto per prendere le decisioni e volgervi nella giusta direzione.
Ma una volta che avete preso questa decisione, non appena avete deciso di trovare la verità del vostro essere, non appena partite sinceramente sul cammino, allora ogni avvenimento sembra cospirare ad aiutarvi ad avanzare.



(...) Perché lo psichico cresca occorre la quiete.(...)



(...) se la coscienza rimane tranquilla, lo psichico emergerà sempre di più dalle profondità interiori; verrà allora una chiara percezione di ciò che è vero e spiritualmente giusto e di ciò che è sbagliato o falso, e con essa verrà anche il potere di respingere ciò che è ostile, sbagliato o falso.

(...) La cosa più importante è far crescere il fuoco psichico nel cuore ed aspirare perché l'essere psichico venga in primo piano come guida della sadhana. Quando lo psichico l'avrà fatto mostrerà "i nodi nascosti dell'ego", li scioglierà o li brucerà in questo fuoco. (...)

Il fuoco psichico (Agni) è il fuoco dell'aspirazione, della purificazione e della tapasya (austerità) e viene dall'essere psichico. Non è l'essere psichico, ma un suo potere (...) (...) Il fuoco è universale e viene dall'alto. Agni, sotto forma d'aspirazione piena di calma concentrata e di sottomissione, è certamente la  prima cosa da accendere nel cuore. (...) Agni è il grande fuoco di purificazione e concentrazione (che cioè raccoglie la coscienza e la volge stabilmente verso il Divino) il fuoco psichico attraverso il quale tutti devono passare per raggiungere la Madre in maniera permanente e completa. In Agni vi è la Forza della Madre che opera.






[ Sulle Difficoltà nel mantenere il contatto con l'essere psichico... ]

Quando qualcuno è destinato al Sentiero, ogni circostanza, attraverso tutte le deviazioni della mente e della vita, contribuisce in un modo o nell'altro a condurvelo. Sono il suo stesso essere psichico dentro di lui ed il Potere divino in alto ad utilizzare a questo fine le vicissitudini della mente e delle circostanze esteriori.
Quando l'anima è destinata a progredire ed esiste una debolezza esteriore, le circostanze arrivano ad aiutare, che lo voglia o no, l'essere esteriore, se dietro c'è una aspirazione veramente sincera; altrimenti non succede.



Naturalmente se chiedete all'essere psichico di aiutarvi a confezionare una vita piacevole per voi stessi, per guadagnare denaro, avere bambini che saranno l'orgoglio della famiglia, ecc., bene, lo psichico non vi aiuterà.
Ma creerà tutte le circostanze necessarie per risvegliare qualcosa in voi, così che la necessità dell'unione con il Divino possa nascere nella vostra coscienza.
A volte avete organizzato piani perfetti, e se questi avessero avuto successo, sareste rimasti sempre più incrostati nella vostra ignoranza esteriore, nella vostra piccola e stupida ambizione e nella vostra attività senza scopo.
Mentre, se ricevete un buon colpo, e la posizione che agognavate vi viene negata, i vostri piani vanno in pezzi e vi ritrovate completamente frustrati, allora, qualche volta, questa opposizione vi apre una porta su qualcosa di più vero e di più profondo. E quando siete un poco risvegliati e vi guardate indietro, se siete almeno un po' sinceri, dite: "Ah! Non ero io ad avere ragione, è stata la Natura o la Grazia divina o l'essere psichico a fare." E' l'essere psichico che ha organizzato tutto questo.



(...) Lo psichico, fintanto che è velato deve esprimersi attraverso la mente ed il vitale, e lì le sue aspirazioni si mescolano e si colorano della sostanza mentale e vitale. Così, la spinta psichica velata può esprimersi nella mente come una sete del pensiero di conoscere il Divino: (...). Nel vitale può esprimersi come una brama o un desiderio ardente del Divino. Ciò può portare molta sofferenza, a causa della natura del vitale, delle sue passioni, dei suoi desideri, dei suoi ardori inquieti, delle sue agitate emozioni, dei suoi annebbiamenti, delle sue depressioni e disperazioni. Tuttavia non tutti possono avvicinarsi al Divino, o almeno non subito, nel modo puramente psichico; gli approcci mentali e vitali all'inizio sono spesso necessari e, dal punto di vista spirituale, preferibili all'insensibilità verso il Divino. In entrambi i casi si tratta di un richiamo dell'anima, della spinta dell'anima; solo che assume una forma o una colorazione particolare dovuta alla pressione della natura mentale o vitale.

Bisogna rendersi conto che i cambiamenti di umore sono attacchi che
andrebbero subito rigettati, perchè non poggiano altro che su suggestioni di
sfiducia in sé stessi e di incapacità, suggestioni prive di senso, giacché è
mediante la grazia del Divino e l'aiuto di una Forza più grande della vostra, e
non per capacità o merito personale, che si può raggiungere la meta della
sadhana.
Bisogna ricordare ciò e non identificarsi con tali suggestioni quando
vengono, non accettarle ne subirle mai.

Lo spiritualizzare l'intera natura richiede molto tempo e, finché ciò non sia fatto,
gli alti e bassi sono inevitabili. Bisogna coltivare ed acquisire una fiducia ed
una pazienza costanti specialmente quando le circostanze sono contrarie,
perché quando esse sono favorevoli, è facile avere fiducia e pazienza.
... Le qualità sono utili nell'avvicinarsi al sentiero spirituale, mentre i difetti
rappresentano ciascuno un serio impedimento sul cammino.


Inoltre, si fa una continua confusione tra l'anima di desiderio
mentalizzata, che è una creazione della spinta vitale dell'uomo, della sua
forza-di-vita alla ricerca della propria soddisfazione, e la vera anima, scintilla
del Fuoco divino, particella del Divino. Poiché l'anima, l'essere psichico, usa
sia il mentale ed il vitale sia il corpo come strumenti per la crescita e
l'esperienza, viene considerata come un genere di amalgama o substrato
sottile della mente e della vita. Ma se nello Yoga accettiamo tutta questa
massa caotica come sostanza o movimento dell'anima, entreremo in una
confusione senza uscita.
Tutto ciò appartiene solo ai rivestimenti dell'anima;
questa, in sé, è una divinità interiore piú grande della mente, della vita o del corpo.
E` qualcosa che, una volta liberata dall'oscuramento prodotto dai suoi strumenti, crea immediatamente un contatto diretto con il Divino.







Come risvegliare l'essere psichico e mantenerne il contatto in primo piano


Di solito lo psichico è nascosto nel profondo. (...) rimane dietro ed agisce solo attraverso la mente, il vitale ed il fisico ogni volta che può. Per questa ragione l'essere psichico - se non quando particolarmente sviluppato -, ha solo un influsso limitato e parziale, nascosto, mescolato o diluito, sulla vita della maggior parte degli uomini. Con "venire in primo piano", s'intende che esso viene fuori da dietro il velo, che la sua presenza si sente già nella coscienza quotidiana di veglia e che il suo influsso riempie, domina e trasforma la mente, il vitale ed i loro movimenti, e persino il fisico.
Si è consapevoli della propria anima, si sente che lo psichico è il proprio essere vero, mentre la mente ed il resto cominciano ed essere soltanto gli strumenti di ciò che è più profondo dentro di noi.(...)

(...) Quando ciò accade, si è consapevoli dell'essere psichico e della su semplice e spontanea offerta di sé, e si sente crescere il suo controllo diretto (non puramente una influenza velata o semivelata) sulla mente, sul vitale e sul fisico. In particolar modo cresce il discernimento psichico, il quale
illumina all'istante i pensieri, i movimenti emotivi, gli impulsi vitali e le abitudini fisiche, senza lasciare in essi niente di oscuro e sostituendo i movimenti giusti a quelli sbagliati. Questo discernimento è difficile e raro,
più spesso è mentale, ed è la mente che cerca di mettere tutto in ordine. In tal caso, è la discesa della coscienza superiore attraverso la mente ad aprire lo psichico, e non lo psichico ad aprirsi direttamente.

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Mi avete scritto che non è facile entrare in contatto con l'essere psichico. Perché lo considerate difficile? Come dovrei cominciare?

Ho detto "non facile" perché il contatto non è spontaneo, è volontario.

L'essere psichico ha sempre un'influenza sui pensieri e sulle azioni, ma si è raramente coscienti di questo fatto. Per diventare coscienti dell'essere psichico, si deve volerlo, rendere la propria mente tanto silenziosa quanto possibile, ed entrare profondamente nel cuore del proprio essere, al di là delle
sensazioni e dei pensieri.

Si deve creare l'abitudine di una concentrazione silenziosa e discendere nelle profondità del proprio essere.

La scoperta dell'essere psichico è un fatto definitivo e molto concreto,  come sanno tutti coloro che hanno avuto l'esperienza.

La purificazione e la consacrazione sono due grandi necessità della sadhana
(sentiero yogico, o Disciplina Spirituale). Coloro che hanno esperienze prima della purificazione corrono un grande rischio: è molto meglio avere prima il cuore puro, poiché dopo la via diventa sicura. Questo è il motivo per cui sostengo il cambiamento psichico della natura in primo luogo, poiché questo significa la purificazione del cuore: il suo volgersi completamente al Divino, l'assoggettarsi della mente e del vitale al controllo dell'essere interiore, dell'anima. Sempre, quando l'anima è in primo piano, si ottiene la giusta indicazione dal profondo su cosa deve essere fatto, cosa evitato, cos'è la cosa giusta o vera nel pensiero, nel sentimento o nell'azione. Ma questo
suggerimento interiore emerge in proporzione alla crescita sempre più pura
della coscienza.
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''Attraverso il tempo e lo spazio, sono stati proposti molti metodi per
ottenere questa percezione (dell'essere psichico ) ed infine per compiere
questa identificazione. Alcuni metodi sono psicologici, altri religiosi, altri
perfino meccanici. A dire il vero, ogni persona deve trovare quello che più le
si confà; se la sua aspirazione è ardente e tenace, la sua volontà persistente e
dinamica, è certa d'incontrare in un modo o nell'altro, esteriormente tramite
la lettura o l'insegnamento, interiormente tramite la concentrazione, la
meditazione, la rivelazione e l'esperienza, l'aiuto di cui ha bisogno per
raggiungere il proprio scopo.''
Non esiste (quindi) alcun procedimento (per far venire in primo piano lo
psichico). Viene come le altre cose, ossia dovete aspirarvi, e potrà venire solo
quando avrete sufficientemente progredito.



Qual'è la differenza tra i metodi meccanici, religiosi e psicologici?

I metodi religiosi sono quelli adottati dalle diverse religioni. Non esistono
molte religioni che parlino della Verità interiore; per esse, si tratta più di
mettersi in rapporto con il loro Dio, Paradiso e Inferno; (...)
I metodi psicologici sono quelli che si occupano degli stati di coscienza, che
tentano di realizzare il sé interiore ritirandosi da ogni attività e cercando di
creare le condizioni interiori coscienti di distacco, astrazione, concentrazione
realtà superiore, abbandono di tutti i moti esteriori, ecc. Questi sono metodi
psicologici ed agiscono sui pensieri, i sentimenti e le azioni.
I metodi meccanici consistono nel basarsi su mezzi puramente materiali, dai
quali si può trarre profitto se si utilizzano in un certo modo. Prendete ad
esempio il metodo della respirazione: esso agisce più o meno
meccanicamente, ma è stato consigliato di aggiungervi una concentrazione
del pensiero, di ripetere una parola, come nello insegnamento di
Vivekananda.
Va bene fino ad un certo punto, ma poi non ha più effetto; sono tentativi
umani attraverso il tempo e lo spazio che sono più o meno riusciti sul piani
individuale, senza però mai dare risultati d'insieme.
Scoprire il proprio essere psichico implica una specie di convinzione, di fede
nella sua esistenza. Bisogna divenirne coscienti e lasciargli dirigere la vita e l'azione; bisogna riferirsi a lui e farne la propria guida. Si diventa coscienti dei
moti del proprio essere riferendosi sempre più all'essere psichico.



 Portate l'essere psichico in primo piano e mantenetelo lì, imponendo il suo potere sulla mente, sul vitale e sul fisico, in modo che possa comunicare loro la forza della sua aspirazione, fiducia, fede e sottomissione esclusive, il suo potere di scoprire in modo diretto e immediato tutto ciò che vi è di sbagliato nella natura, rivolto verso l'ego e l'errore anziché verso la luce e la Verità.

Eliminate l'egoismo in tutte le sue forme, eliminatelo da ogni moto della vostra coscienza. (...) Scoprite, al posto dell'ego, il vero essere, particella del Divino, originato dalla Madre cosmica e strumento della manifestazione.
Questo sentimento di essere una particella e uno strumento del Divino dovrebbe essere libero da ogni orgoglio, da ogni senso o rivendicazione dell'ego, da ogni affermazione di superiorità, da ogni esigenza e desiderio.

Poiché, se questi elementi sono presenti, non è la vera cosa. (...) La calma, la discriminazione e il distacco (ma non l'indifferenza) sono molto importanti, poichè i loro opposti ostacolano moltissimo l'azione trasformatrice.
L'intensità della aspirazione è necessaria, ma deve accompagnarsi a queste.
Nessuna fretta, nessuna inerzia, né eccessivo ardore rajasico né scoraggiamento tamasico, solo una ferma, persistente invocazione ed azione.


Non cercate di strappare o di afferrare la realizzazione, ma lasciate che essa venga dal di dentro e dall'alto e osservatene accuratamente il campo la natura e i limiti. 
Lasciate che il potere della Madre agisca in voi, ma state attenti ad evitare che vi si mescoli o vi si sostituisca l'azione o di un ego magnificato o di una forza dell'Ignoranza che si presenti come Verità. Aspirate soprattutto perché vengano eliminate ogni oscurità e incoscienza nella natura.
Sono queste le condizioni principali per prepararsi alla trasformazione
supermentale, ma nessuna di esse è facile, e devono essere complete prima
che si possa dire che la natura è pronta. Se si riesce a stabilire il vero
atteggiamento (psichico, non egoistico, aperto unicamente alla Forza divina),
allora il processo può andare avanti molto più velocemente. Assumere e
conservare il vero atteggiamento, favorire il cambiamento in se stessi, è
l'aiuto che si può dare, l'unica cosa richiesta per contribuire al cambiamento
generale.



 Condizioni per l'emersione dello Psichico

Nessuno è idoneo alla sadhana, nel senso che nessuno può farla unicamente con le proprie capacità. Si tratta di prepararci a fare entrare pienamente in noi la Forza, non nostra, che può fare la sadhana col nostro consenso e la
nostra aspirazione.
La meta dello yoga è sempre difficile da raggiungere, ma questa lo è più di
ogni altra, ed è solo per coloro che hanno la vocazione e la capacità, che sono
disposti ad affrontare ogni cosa ed ogni rischio, anche quello di fallire, e
vogliono progredire verso una completa assenza di egoismo, di desiderio e di
una sottomissione totale.
Questo yoga implica non solo la realizzazione di Dio, ma una consacrazione
ed una trasformazione totali della vita interiore ed esteriore, finché non sia
idonea a manifestare una coscienza divina ed a far parte di un lavoro divino.
Ciò comporta una disciplina interiore estremamente più esigente e difficile
delle mere austerità morali e fisiche. Non si deve intraprendere questo yoga,
se non si è sicuri del richiamo psichico e della propria determinazione ad
andare fino in fondo.
Per determinazione non intendo capacità ma buona volontà. Se c'è la volontà
interiore di far fronte a tutte le difficoltà e di arrivare fino in fondo, senza
preoccuparsi del tempo che ciò richiede, allora si può intraprendere il
cammino.
(...) Un chiaro richiamo interiore, una forte volontà ed una grande costanza
sono necessarie per riuscire nella vita spirituale.
(...) Quel che conta è quest'orientamento ed il richiamo (psichico) dentro di
voi. (...) Se si è fondamentalmente sinceri, se si ha la volontà di procedere
nonostante tutto e si è disposti ad essere onesti, questa è la miglior garanzia
nella sadhana.


Tuttavia è
vero che "lo spirito soffia dove vuole" e che possiamo ricevere un impulso emotivo, un contatto o una realizzazione mentale delle cose spirituali quasi da ogni circostanza, come l'ebbe Bilwamangal grazie alle parole della cortigiana sua amante. Ovviamente, ciò accade perché qualcosa è pronto in qualche parte dell'essere; lo psichico aspetta, per così dire, la sua propria opportunità e coglie qualsiasi occasione nella mente, nel vitale o nel cuore per spalancare in essi una finestra. (...) (...) Attraverso la sua voce lo psichico,
l'anima, suggerisce alla mente quello che vuole che si faccia. Bisogna
accettarla, perché il consenso della natura, il consenso dell'uomo esteriore alla voce interiore è necessario perché questa possa avere effetto. (...) Bisogna prendere il sankalpa (risoluzione) di consacrazione, offrirsi al Divino ed invocare il Suo aiuto e la Sua guida. Se non si è capaci di far questo subito, si rimanga pure in attesa, sempre aperti però alla continuazione ed allo sviluppo dell'esperienza, (...) finché essa non si imponga definitivamente al nostro stesso sentire. (...) In modo particolare, la sincerità è indispensabile allo sforzo spirituale, e la disonestà un ostacolo costante. (...)


La casa del Divino non è chiusa a quanti bussino sinceramente alla sua porta, quali che siano stati nel passato le loro cadute e i loro errori.
Le virtù e gli errori umani sono rivestimenti luminosi ed oscuri di un elemento divino interiore che, una volta abbia lacerato il velo, può ardere attraverso di essi, verso le Altezze dello Spirito. 

 Ma la fiducia nel divino e la fede nel proprio destino spirituale (vale a dire: se il mio cuore e la mia anima cercano il divino, non posso non riuscire un giorno a raggiungerLo) sono
assai necessarie date le difficoltà del Sentiero.
L'apertura diretta del centro psichico è facile solo quando l'egocentrismo è assai diminuito, o è presente una potente bhakti per la Madre. L'umiltà spirituale e un senso di sottomissione e di dipendenza sono necessari.


La stessa incapacità ad aprirsi si verifica se la mente assume la parte di guida nello yoga e respinge sullo sfondo l'anima interiore, o se la bhakti o altri movimenti della sadhana prendono una forma più vitale che psichica. Le condizioni per una totale apertura dello essere psichico sono: purezza, semplice sincerità e capacità di un'offerta di sé non egoistica, pura, senza pretese né richieste. 



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Nella maggior parte degli uomini l'essere psichico emerge lentamente, anche
dopo che hanno intrapreso la sadhana. Sono tante le cose nella mente e nel
vitale che devono trasformarsi e riordinarsi prima che lo psichico possa
essere interamente libero.
Si deve aspettare che il necessario processo sia andato abbastanza avanti
prima che lo psichico possa squarciare il velo vecchio di millenni e venire in
primo piano a dirigere la natura. (...)
Un'aspirazione costante e sincera e la volontà di volgersi solo al Divino sono
i mezzi migliori per portare in primo piano lo psichico.
Esso si farà avanti da sé sia attraverso l'amore e l'aspirazione costanti, sia
quando la mente ed il vitale sono stati preparati dalla discesa dall'alto e
dall'azione della Forza.


Coloro che hanno cominciato a conoscere se stessi, prendono coscienza del
loro vero essere centrale, che è sempre presente dietro l'azione della mente,
della vita e del corpo, in quanto rappresentato direttamente dall'essere
psichico, egli stesso una scintilla del Divino. (...)
Pertanto, andando più in profondità, si può prendere coscienza della propria
anima o essere psichico, come il vero centro, il Purusha nel cuore. (...)










Gli uomini non conoscono sé stessi e non hanno ancora imparato a
distinguere le diverse parti del loro essere; generalmente essi le riuniscono in
un sol blocco a cui assegnano il nome di mente, poiché le conoscono e le
sentono mediante una percezione e una comprensione mentale o
mentalizzata. E' per questo che non comprendono i vari stati di coscienza e le
loro azioni o, in ogni caso, solo superficialmente. Divenire coscienti della
grande complessità della nostra natura, percepire le diverse forze che la
muovono, sottoporre i suoi movimenti alla direzione della conoscenza, sono
altrettanti elementi fondamentali dello Yoga.

Siamo composti di numerose parti, aventi ciascuna la propria funzione, nel
movimento totale della nostra coscienza, del nostro pensiero, della nostra
volontà, delle nostre sensazioni, sentimenti e azioni; ne percepiamo
solamente i risultati di superficie, confusi e mescolati, e non sappiamo far di
meglio che imporre loro un ordine mutevole e precario.

Il rimedio a tutto ciò, non può venire che dalle parti dell'essere già volte verso la luce. La soluzione consiste nel chiamare e far scendere in noi la luce della Coscienza divina, far passare l'essere psichico in primo piano, accendere una fiamma di aspirazione che svegli spiritualmente la mente esteriore ed infiammi l'essere vitale.



(...) La conoscenza interiore viene infatti dall'interno e dall'alto (sia dal Divino nel cuore sia dal Sé in alto) e, perché venga, l'orgoglio che la mente ed il vitale traggono dalle idee mentali di superficie e la loro insistenza nel conservarle devono andarsene. Questo dimostra che non sbaglio ad insistere sull'apertura psichica come l'unica soluzione. (...)


(...) L'anima (infatti) proviene da oltre tali nature mentali, vitali e corporee.
Essa appartiene al Trascendente e per questo ci è possibile aprirci alla Natura superiore al di là.
Il Divino è sempre l'Uno che è Molteplice. Lo Spirito o Sé individuale, fa parte dell'aspetto Molteplice dell'Uno, e l'essere psichico è ciò che Egli emana per evolvere quaggiù nella natura terrestre. Raggiungendo la liberazione, il sé individuale realizza che è Uno (e tuttavia Il Molteplice). (...)






Vi sono due necessità nella sadhana (disciplina spirituale), una consiste nell'interiorizzarsi e stabilire il pieno contatto fra l'essere psichico e la natura esteriore, l'altra consiste nell'aprirsi verso l'alto alla Pace, alla Forza, alla Luce e all'Ananda (Beatitudine) del Divino, sollevarsi fino ad esse e farle discendere nella natura e nel corpo.
Nessuno di questi due movimenti, lo psichico e lo spirituale, è completo senza l'altro. Se l'ascesa e la discesa spirituale non vengono compiute, non può avere luogo la trasformazione spirituale della natura; senza la totale apertura psichica e il totale contatto psichico, la trasformazione non può essere completa. 
Non c'è incompatibilità fra i due movimenti; alcuni iniziano prima con quello psichico, altri con quello spirituale, alcuni con entrambi parallelamente.
Il modo migliore è aspirare ad entrambi e lasciare la Forza della Madre agire secondo il bisogno e la tendenza della natura. La prima delle due trasformazioni necessarie è quella psichica, essa facilita immensamente l'altra, cioè la trasformazione della coscienza umana ordinaria in coscienza spirituale superiore; altrimenti il viaggio rischia di essere lento e noioso, oppure sì eccitante, ma pericoloso...
(...) Lo psichico è nell'evoluzione, fa parte dell'essere umano, è la sua parte divina, (...) La psichicizzazione rende l'essere pronto a rispondere a tutto ciò che viene dal Divino o dalla Natura superiore e non a quanto viene dall'Asura (titano, demone), (...) o dall'Animale nell'essere o da qualunque resistenza nella natura inferiore che ostacoli la trasformazione divina.



L'essere mentale interiore sorveglia, osserva e giudica tutto ciò che avviene in noi.
L'essere psichico non sorveglia e non osserva come un testimone, ma sente e conosce spontaneamente, in una maniera assai più diretta e luminosa, mediante la purezza della propria natura e l'istinto divino che è in lui, e in tal modo, non appena passa in primo piano, rivela immediatamente i movimenti giusti e quelli falsi della natura. (...) 

Con la crescita dell'elemento psichico nella nostra natura cominciamo ad entrare coscientemente in contatto con l'essere centrale superiore (Jîvâtman). Quando tale contatto si produce e l'essere centrale fa uso d'una volontà cosciente per controllare ed organizzare i movimenti della natura, allora si possiede il vero dominio spirituale di se stessi, invece di una parziale padronanza, puramente mentale o morale.



Lo sviluppo psichico e il cambiamento psichico della coscienza mentale, vitale
e fisica sono della massima importanza, perché rendono sicure e facili la
discesa della coscienza superiore e la trasformazione spirituale senza le quali
la supermente resterebbe sempre molto distante. (...) L'anima, l'essere
psichico è in diretto contatto con la Verità divina, ma nell'uomo è nascosta
dalla mente, dall'essere vitale e dalla natura fisica. Si può praticare lo yoga e
ottenere illuminazioni nella mente e nella ragione; si può conquistare il
potere e godere di ogni genere di esperienze nel vitale; si possono ottenere
perfino sorprendenti siddhi (poteri) fisiche; ma se il vero potere dell'anima
che è dietro non si manifesta, se la natura psichica non viene in primo piano,
nulla di autentico può dirsi compiuto.



Se si risveglia l'anima più segreta, se c'è una nuova nascita, se si passa dalla mera coscienza mentale, vitale e fisica alla coscienza psichica, allora questo yoga si può fare; altrimenti (con il solo potere della mente o di qualunque altra parte) è impossibile... Se si rifiuta la nuova nascita psichica, se si rifiuta di divenire il figlio rinato dalla Madre, per un attaccamento alla conoscenza intellettuale, a idee mentali o a qualche desiderio vitale, allora il fallimento della sadhana (disciplina spirituale) è inevitabile. Quando lo psichico è in primo piano, la sadhana diventa naturale e facile, ed è solo questione di tempo e di lasciare che si sviluppi naturalmente. Quando a
predominare è la mente, o il vitale o la coscienza fisica, allora la sadhana è una tapasya (pratica di austerità)e una lotta.




Atman, jivatman ed essere psichico

E' necessario comprendere chiaramente la differenza fra l'anima che si evolve (l'essere psichico) e il puro Atman, sé o spirito. Il puro sé è non nato, non passa attraverso la morte o la nascita, è indipendente dalla nascita o dal corpo, dalla mente o dalla vita o da questa Natura manifestata.
Non è vincolato da queste cose, limitato, toccato, anche se le accoglie e le sostiene.
L'anima, al contrario, è qualcosa che discende nella nascita e passa attraverso la morte - sebbene non muoia essa stessa perché è immortale - da uno stato all'altro, dal piano terrestre agli altri piani e di nuovo all'esistenza terrestre.

Procede con questa progressione da vita a vita attraverso un'evoluzione che
la conduce fino allo stato umano ed evolve attraverso tutto questo lavoro, un
essere di sé stessa che noi chiamiamo l'essere psichico che sostiene
l'evoluzione e sviluppa una coscienza umana fisica, vitale e mentale come suoi
strumenti per l'esperienza del mondo e per una nascosta ed imperfetta, ma crescente, auto espressione.

Essa compie tutto questo da dietro un velo, mostrando qualcosa del suo divino sé solo nella misura in cui l'imperfezione dell'essere strumentale (corpo, vitale e mente) gli consentono. 

Ma giunge un
momento in cui essa è in grado di preparare l'uscita da dietro il velo, di prendere il comando e di volgere tutti gli strumenti della natura verso un compimento divino.
Questo è l'inizio della vera vita spirituale.
L'anima è ora
in grado di prepararsi per una più alta evoluzione di coscienza manifestata,
superiore all'essere mentale umano - può passare dal piano mentale a quello
spirituale e attraverso il livello del piano spirituale allo stato supermentale.
Fino ad allora non vi è ragione per cui dovrebbe cessare di nascere, infatti non sarebbe in grado di farlo.
Se, avendo raggiunto lo stato spirituale, vuole uscire dalla manifestazione terrestre, in verità potrebbe farlo, ma vi è anche una più alta manifestazione possibile, nella Conoscenza e non nell'Ignoranza.


Nell'esperienza dello yoga il sé o essere è in essenza uno con il Divino o,
almeno, è una porzione del Divino e possiede tutte le potenzialità divine.
Tuttavia nella manifestazione assume due aspetti, Purusha e Prakriti, l'essere
cosciente e la Natura. Qui nella Natura il Divino è velato ed è assoggettato
alla Natura che agisce a questo livello come la Prakriti inferiore, una forza
dell'Ignoranza, Avidya. Il Purusha in se stesso è Divino, ma esteriorizzato
nell'ignoranza della Natura diviene l'essere individuale che appare imperfetto
con le di lei imperfezioni. Perciò l'anima o essenza psichica, che rappresenta il
Purusha che partecipa all'evoluzione e la sostiene, porta in se stessa tutte le potenzialità divine; ma nell'essere psichico individuale che esso pone in fronte
come suo rappresentante, egli assume le imperfezioni della Natura ed evolve
in essa fino a quando non abbia recuperata la sua piena essenza psichica e si
sia unito con il Sé superiore di cui l'anima è la proiezione individuale
nell'evoluzione. Questa dualità nell'essere su tutti i piani - poiché è vera in
vari modi non solo del Sé e dello psichico, ma del Purusha mentale, vitale e
fisico - deve essere compresa ed accettata prima che le esperienze dello yoga
possano essere pienamente comprese.
L'Essere è uno da ogni parte, ma su ogni piano della Natura, è rappresentato
da una forma di sé stesso che è propria di quel piano, il Purusha mentale nel
piano mentale, il Purusha fisico nel fisico. La Taittirya Upanishad parla di
due altri piani dell'essere, il piano della Conoscenza o Verità e il piano
dell'Ananda, ciascuno con il suo Purusha, ma sebbene possano scendere delle
influenze da questi, essi sono supercoscienti per la mente umana e la loro
natura non è ancora organizzata qui.


E' la vera natura dell'anima o dell'essere psichico volgersi verso la Verità
Divina come il girasole verso il sole; essa accetta e si aggrappa a tutto ciò che è divino o in progresso verso la divinità e si ritira da tutto ciò che è perversione o una negazione di questa, da tutto ciò che è falso e antidivino.
Tuttavia l'anima all'inizio non è altro che una scintilla e in seguito una piccola fiamma della divinità che brucia nel mezzo di una grande oscurità. 
Per la maggior parte è velata nel suo santuario interiore e per rivelarsi deve fare appello alla mente, alla forza di vita, e alla coscienza fisica e persuaderle ad esprimerla come meglio possono; generalmente, riesce al più a soffondere le loro esteriorità con la sua luce interiore e a modificare con la sua finezza purificatrice le loro cupe oscurità o i loro miscugli più volgari. Persino quando vi è un essere psichico formato, in grado di esprimersi con una qualche sincerità nella vita è ancora, in tutti escluso alcuni, una più piccola parte dell'essere: "Non più grande nella massa del corpo di un pollice di un uomo" era l'immagine usata dagli antichi veggenti; e non è sempre in condizione di prevalere contro le oscurità e le ignoranti piccolezze della coscienza fisica, l'erronea certezza della mente o l'arroganza e la veemenza della natura vitale. Quest'anima è obbligata ad accettare la vita mentale,
emotiva e sensazionale così com'è, con le sue relazioni, le sue attività, le sue amate forme e figure.

Deve faticare per districare ed aumentare l'elemento divino in tutta questa verità relativa mischiata con continui errori falsificanti, questo amore volto alle abitudini del corpo animale o alla soddisfazione dell'ego vitale, questa vita di un'umanità media colpita da rari e pallidi riflessi della Divinità e dalle più oscure spettralità del demone e del bruto. 

Infallibile nell'essenza della sua volontà è spesso obbligata sotto la pressione dei suoi
strumenti a sottomettersi agli errori dell'azione, all'errata collocazione dei sentimenti, all'errata scelta della persona, ad errori nell'esatta formulazione
della sua volontà, nei particolari della manifestazione dell'infallibile ideale
interiore.
Tuttavia vi è una capacità di divinazione in essa che la rende una guida più sicura della ragione o persino del più alto desiderio e attraverso errori manifesti e inciampi la sua voce può condurre ancora meglio dell'intelletto preciso e dell'opinione mentale ponderata.

Questa voce dell'anima non è ciò che noi chiamiamo coscienza, poiché questa è solo una sostituta mentale e spesso una sostituta fallace e convenzionale.

E' una chiamata più profonda e più raramente udita, eppure, seguirla quando la si sente è la cosa più saggia: è persino meglio vagare alla chiamata della propria anima che procedere apparentemente spediti con la ragione e la consigliera morale esteriore.





Ma è solo quando la vita si volge verso il Divino che l'anima può veramente venire in primo piano e imporre il suo potere sugli elementi esterni; poiché, essa stessa scintilla del Divino, il crescere di passione per il Divino è la sua vera vita e la sua autentica ragione di esistenza.





Lo spirito è l'Atman; Brahman, il Divino essenziale.
Quando l'Uno Divino manifesta la molteplicità sempre a Lui inerente, questo essenziale Sé o âtman diventa nella manifestazione l'essere centrale che dall'alto presiede alla evoluzione delle sue personalità e delle sue vite terrestri, pur rimanendo una particella eterna del Divino, anteriore alla
manifestazione terrestre, (...).
Nella manifestazione inferiore questa particella eterna del Divino si manifesta come anima - scintilla del Fuoco divino - che serve d'appoggio alla evoluzione individuale e sostiene l'essere mentale, vitale e fisico.


Nel nostro Yoga, l'espressione "essere centrale" serve generalmente ed indicare la parte del Divino nell'uomo, che sostiene tutto il resto e che sopravvive attraverso la morte e la nascita. Questo essere centrale ha due forme: in alto è il Jîvâtman, il nostro vero essere, di cui diveniamo coscienti quando sopravviene la conoscenza del sé superiore, in basso è l'essere psichico, che si tiene dietro la mente, il corpo e la vita. 
 Il Jîvâtman è al di
sopra della manifestazione e presiede ad essa; l'essere psichico è presente
dietro questa manifestazione e la sostiene. (...)
(...) Il Jîvâtman, nella sua essenza, non cambia né evolve; la sua essenza resta
al di sopra dell'evoluzione personale. Nell'evoluzione, egli è rappresentato
dall'essere psichico, che si sviluppa e sostiene il resto della natura. (...)
L'atteggiamento naturale dell'essere psichico è quello di sentirsi Figlio di
Dio, particella del Divino, uno con Lui nell'essenza, anche se diverso nella
dinamica della manifestazione e nell'identità. Il Jîvâtman, al contrario, vive
nell'essenza e può fondersi in identità con il Divino; (...)


La parte psichica in noi è qualcosa che viene
direttamente dal Divino ed è in contatto con il Divino. Nella sua origine, è il
nucleo ricco di possibilità divine, che sostiene questa triplice manifestazione
inferiore della mente, della vita, e del corpo. Questo elemento divino è
presente in tutti gli esseri viventi, ma è nascosto dietro la coscienza
ordinaria; all'inizio non è sviluppato e, anche quando lo è, non sempre né
spesso è in primo piano; esso si esprime, per quanto glielo permetta
l'imperfezione degli strumenti, attraverso di loro ed è sottoposto alle loro
limitazioni. Cresce nella coscienza mediante l'esperienza che porta a Dio,
rafforzandosi ogni volta che in noi c'è un movimento superiore, e, alla fine,
grazie alla somma di questi movimenti più profondi e più elevati, ecco che si
sviluppa un'individualità psichica, che di solito chiamiamo l'essere psichico.
E' sempre quest'essere psichico ad essere la causa reale, anche se spesso
segreta, del volgersi dell'uomo alla vita spirituale, ed il suo aiuto più grande
in questo senso.


L'essere psichico è del tutto diverso dalla mente o dal vitale; sta dietro, dove essi si incontrano nel cuore. E' quella la sua sede centrale, ma è dietro il cuore, non al suo interno; quello che gli uomini chiamano comunemente il cuore, è in realtà la sede delle emozioni, e le emozioni umane sono impulsi mentali-vitali che, di solito, non sono di natura psichica.
Questo potere dietro, per lo più segreto, molto diverso dalla forza mentale e vitale, è l'anima vera, l'essere psichico in noi. Il potere dello psichico, comunque, può agire sulla mente, sul vitale e sul corpo, purificando il pensiero, la percezione, l'emozione (che diventa allora un sentimento psichico), la sensazione e l'azione ed ogni altra cosa in noi, preparandoli a divenire dei movimenti divini.

L'essere psichico, in sanscrito, può essere descritto come il Purusha (...) nel cuore o Chaitya Purusha, ma si deve intendere il cuore interiore o segreto, hrdaye guhayam, non il centro esteriore vitale emotivo. (...)  E'  l'essere psichico ad uscire dal corpo al momento della morte ed a persistere, il che
pure corrisponde al nostro insegnamento secondo il quale è questo essere psichico ad uscire e a tornare, mantenendo un legame tra la nuova vita e quella precedente.

Per l'essere psichico liberato intendo dire che esso non è più costretto ad esprimersi nelle condizioni imposte dagli strumenti oscuri ed ignoranti, da dietro un velo, ma è in grado di venire in primo piano, guidare e trasformare l'azione della mente, della vita e del corpo.



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