Trascendere la forma, Entrare dentro alle impressioni sensorie per per arrivare al suo contenuto immaginativo

giovedì 5 aprile 2012






Giovanni Colazza :


Avviamento all'esperienza del "corpo sottile"  (senziente)
“il percepire puro”

Così come noi creiamo pensieri e sentimenti, e li immettiamo come realtà nel mondo fisico attraverso il suono della nostra voce, allo stesso modo il nostro corpo non è altro che un’immissione generata nel mondo fisico da un’essenza spirituale individuata: il nostro io.

Il primo passo della disciplina occulta consiste nel crearsi un “ambiente interiore” in cui gli organi (loto) del nostro corpo sottile (senziente) possano essere destati a coscienza, così come un suono ridesta a coscienza l’orecchio e la luce l’occhio.
Si tratta quindi di creare le condizioni per divenire ricettivi di fronte a talune particolari impressioni verso le quali, per predisposizione fisica, non se ne ha notizia.
Essendo il mondo esteriore così come noi stessi, produzione di potenze spirituali, siamo abilitati a metterci con le cose esterne in un rapporto che trascende e va al di là di quello sensoriale.
Noi dobbiamo cercare di avvertire accanto ad ogni impressione sensoria una impressione che la accompagna sempre, e che è di un genere completamente diverso e che ci penetra dentro silenziosamente. Essa è la risonanza in noi della natura intima sovrasensibile delle cose.
Ogni cosa vivente e non vivente ci porge in tal modo uno specifico messaggio occulto.
Non ci si deve ingannare a tal punto, quando si parla di tali impressioni, di confonderle con ciò che solitamente viene definito come “sensazione” ricevuta a seguito di una percezione di un oggetto. Ciò di cui si parla è tutt’altra cosa: si tratta non di sensazioni di ruvido, di freddo, caldo, ma di “suono spirituale interiore” della cosa osservata.
Osservando un cristallo, si possono ricevere sensazioni di freddo, di trasparenza, di durezza, di purezza, ecc: tutto questo non ha nulla a che fare con ciò di cui si sta parlando; qui si tratta di ciò che un dato ente, se osservato con la tecnica dell’esclusione di nostri pensieri e sentimenti (percepire puro), può far risuonare in noi della sua vera natura spirituale. Si tratta di un’esperienza non comune all’uomo ordinario.

Tali esercizi si possono fare con qualsiasi cosa: ente della natura o cosa creata dall’uomo, in qualsiasi condizione della giornata.
Ci si può ad esempio allenare a confrontare fra loro due oggetti inanimati, cercando di separare dalla percezione sensoria la modificazione interiore che essa ha prodotto nella nostra anima.


Esempio pratico.
Ossevando ad esempio una pianta ed un animale, si riceveranno due sensazioni diverse.
Ora ciò che conta non è speculare sulla natura delle sensazioni circa il pelo, il colore o la forma dell’animale o la seghettatura delle foglie della pianta, ma di allenarsi ad “ascoltare” ciò che nell’anima si presenta. Null’altro.
Ossia, si può anche partire cercando di “rovistare” l’anima partendo da ciò che le sensazioni ordinarie o riflesse ci trasmettono, ma tale via deve essere solo introduttiva a un tipo di “ricerca” più profondo.
Queste “impressioni” che andiamo cercando, non sono espressione di qualità insite negli oggetti osservati o riferibili ad essi, quali la ruvidità, la durezza o la morbidezza, ma si mostrano come essenze che vivono di per sè stesse, con un’autonomia propria: quasi come se non avessero nulla a che fare con la forma dell’oggetto. Sono dentro alle cose; ci dimorano ma non hanno nulla a che fare con la forma o le qualità di esse. Sono qualcosa di diverso da ciò che si palesava tramite l’apparire sensibile della forma che le conteneva.

Tale procedura o tecnica si può definire: “distaccarsi dalle impressioni sensorie per entrare dentro alle impressioni sensorie”; è in linguaggio ermetico, un separare il “denso” dal “sottile”, o il scindere il reale dall’irreale.
Tale esperienza si consegue sentendo lontana al di sopra di noi la nostra testa, quasi come se essa ci fosse esteriore.
Tale disciplina deve essere ripetuta mediante concentrazione progressiva; tramite essa si realizzerà a poco a poco un ordine di differenze precise, confrontabili e riconoscibili a seconda dei diversi enti osservati.
Questo tipo di conoscenza ricevuto tramite la percezione di tali impressioni sottili, si presenta come accompagnato da un senso di certezza e di comprensione diretta più forte e completo di quello che può venire attraverso qualsiasi percezione sensibile.
Si avverte di “aver penetrato” l’oggetto nella sua essenza, di avere incontrato l’essere che vi abita, come attraverso un contatto diretto “sonoro”: un po' come se un nostro conoscente muto, all’improvviso dopo anni aprisse la bocca ed emettendo una frase ci dasse la possibilità di incontrare e conoscere la sua interiorità: il “suono della sua anima”.
Si sperimenterà che ogni cosa emette come un suono diverso, una nota differente, la quale non è però solo come ciò che un suono fisico genera nell’anima; nell’attimo della ricezione oltre al sentimento “sonoro” si sperimenterà anche una reale e piena esperienza di conoscenza comunicataci in modo musicale.
Si constaterà così che ogni oggetto è come parte infinitesimale di un’immensa orchestra, che genera “la Sinfonia Cosmica”.

(E’ ovvio che tali esperienze non ha valore se non ripetute varie volte, in tempi susseguenti; solo la ripetizione sistematica e scientifica di un’esperienza, la quale si deve ripresentare ogni volta sempre uguale a ciò che si è già sperimentato precedentemente, ha valore di realtà.)

Lo stesso esercizio si può fare con i nostri pensieri, i nostri sentimenti, o verso azioni che abbiamo fatto o che vorremmo fare; sempre mediante l’esercizio dell’allontamento della testa: una volta scelto un pensiero o un sentimento, diverremo capaci di afferrare il pensiero ancora prima che diventi astratto nell’organo cerebrale o passione nella parte mediana: potremo contemplarlo come essenza spirituale, onde capire di quale gerarchia o grado appartiene.
Anche qui si giungerà alla percezione di un nuovo ordine di differenze, che si sostituisce all’abituale; è come se ogni pensiero corrispondesse ad una nota musicale speciale, parte di un infinita gamma di tonalità, ed ognuna perfettamente e direttamente riconoscibile.
Si tratta di “note-pensieri” o di “pensieri sonanti”. 


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ESERCIZIO DEL SEME

Osservare con gli occhi fisici un seme: forma, colore, peso, dimensioni, rapporti.
Fatto ciò, occorre interiorizzare l’immagine, astraendosi dalla percezione fisica del seme, sforzandosi di visualizzarlo nel campo della propria coscienza, ad occhi chiusi.
Si pensi che in esso è virtualmente presente in potenza l’intera pianta: vi è in lui un’Idea, una Legge naturale invisibile che lo governa, la quale manifesterà in un futuro sulla Terra la pianta in lui ora nascostamente contenuta.
In lui dimora una potentissima forza vivente, che si cela alla nostra vista, invisibilmente.
Rappresentarsi poi il processo temporale,di crescita in successione, nel triplice ritmo della sua costituzione: 1- radice,  2- fusto, 3- fogliame, fiori , frutto.
Non è importante curare i dettagli, ma sentire la forza di questa manifestazione, la potenza creativa che si esprime nell’espansione dirompente delle forze insite nel seme.
Quel che noi sentiremo come potenzialità espansiva è l’elemento invisibile del seme: la forza eterica.  Il ritmo perenne del mondo vegetale trascende il seme stesso come dato immediatamente sensibile e percepibile.
Ci si volga di nuovo al seme (aprendo gli occhi?) collegando ad esso l’intero processo immaginativo delle potenziali forme di crescita, dell’invisibile che è diventato visibile.
La forza che ne risulterà si tradurrà in noi come facoltà di visione: una specie di nube luminosa, una specie di piccola fiamma di colore lilla-azzurro, aleggiante intorno al seme.  Ciò è la vivente forza vitale che edificherà la pianta.

ESERCIZIO DELLA PIANTA

Osservare una pianta in completo sviluppo, sforzandosi di vedere in essa immaginativamente l’attuarsi del ciclo seme-pianta-fiore-frutto seme, realizzando così un senso di perennità della vita vegetale,espressa nella sintesi della forma della pianta stessa.
In un certo senso,è come se dalla pianta-spazio momentanea, si estraesse la pianta-tempo,ossia l’Idea totale o Essere di specie vegetale a cui appartiene quella pianta.
Pensare poi che vi sarà un tempo in cui questa pianta non esisterà più, sarà scomparsa.
Questa pianta verrà annientata,ma non la sua specie: essa ha generato dei semi tramite i quali, l’Idea della specie continua l’esistenza in altre piante.
Senza distogliersi dalla percezione spaziale fisica della pianta, bisogna sovrapporvi l’immagine di ciò che ella sarà nel futuro, che avvissisce e che appassisce, disseccandosi, di quella realtà celata ai nostri occhi. La pianta morirà, ma non morirà l’Idea o la Legge che l’ha generata e fatta agglomerare.
Questo trasportarsi nella dimensione delle potenzialità ora latenti, della pianta in oggetto, produrrà in noi la visione di una fiamma.

Un’indicazione personale che voglio offrire, è di cercare di contemplare le forme, partendo da una diversa prospettiva rispetto quella usuale.
Se si osserva una pianta, solitamente il fusto è perpendicolare all’asse degli occhi; si provi a piegare la testa, in modo che esso diventi parallelo all’asse degli occhi. Il modificare il modo abituale di vedere, favorirà l’esperienza spirituale.

L’obiettivo di questi esercizi è di trascendere l’oggetto percepito per arrivare al suo contenuto immaginativo.


ESERCIZIO DELL’UOMO

Prendere in esame il ricordo di un evento in cui abbiamo assistito alla trasfigurazione nei movimenti e nei gesti di un individuo preda di un fortissimo desiderio.
Sforzarsi di sentire in noi quel sentimento di brama o desiderio.
Pur sorgendo,trasferendo in noi tale sentimento,esso deve rimanerci estraneo,tanto da poterlo osservare obiettivamente,senza parteciparvi con sentimenti e pensieri.
Appariranno diverse gamme di sfumature di colori.

Altro errore è di compiacersi innavertitamente o di stupirsi nell’attimo in cui si ha un’esperienza spirituale: si genera difatti un’onda nel sentire che annega l’esperienza stessa.

 

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