Il corpo di luce nell'esicasmo - Lanfranco Rossi

giovedì 12 luglio 2012






Parte prima: la ricostruzione dell'uomo interiore

Parte seconda: la preghiera nella Filocalia. I suoi effetti di trasformazione


Di prossima pubblicazione:


Parte terza: lo stato infuocato come grado supremo della preghiera: silenzio, gnosi e luce
Parte quarta: il corpo di luce
Parte quinta: la veggenza del nous
Parte sesta: le configurazioni del corpo di luce



Gli argomenti svolti nei capitoli precedenti, come l'interiorizzazione, il respiro, l'invocazione del nome, costituiscono temi abitualmente svolti negli studi sull'esicasmo, per lo più ignorati nel contesto della filosofia antica. Per questo l'esposizione è stata sintetica nella parte riguardante l'esicasmo, più estesa e documentata in quella che si riferisce alla filosofia antica. Per quanto riguarda la formazione del corpo di luce si ha la situazione contraria. Infatti il tema del veicolo luminoso dell'anima è un capitolo conosciuto, anche se non molto studiato, della filosofia antica. Per questo motivo l'esposizione si è limitata all'essenziale.Viceversa, per quanto concerne l'esicasmo, si tratta di un tema non ancora sviluppato. Per questo motivo l'esposizione è più estesa e particolareggiata.

Parte prima: la ricostruzione dell'uomo interiore

Nel Manuale di Nikodemo tutto il processo ascetico di purificazione, unificazione ed interiorizzazione culmina nella ricostituzione dell'uomo interiore distrutto dal peccato di Adamo. Si può quindi dire che la trasformazione del nous e la formazione del corpo di luce costituiscono la trama del Manuale. Se il peccato fu opera di un momento, la riconquista della perfezione sorretta dalla grazia è opera lunga e faticosa. Essa presenta varie tappe, che corrispondono al cammino della formazione della veste di luce:
- acquisizione delle virtù;
- contemplazione dei logoi;
- assimilazione a Dio;
- unione;
- divinizzazione.

Queste tappe non costituiscono delle fasi che si succedono in modo rigido ma sono interdipendenti e in parte simultanee, anche se c'è una certa consequenzialità. Infatti la contemplazione della divinità fa che il nous scopra le perfezioni divine e sia portato a imitarle. Le perfezione divine corrispondono al complesso delle virtù. Bisogna conseguirle tutte. Ogni virtù diviene allora un elemento nella ricostituzione dell'edificio spirituale interiore e l'uomo diviene tempio della divinità. La divinizzazione fa che il nous presenti nuove caratteristiche. Una volta purificato, esso diviene trasparente alla luce e riflette le perfezioni divine. Riflettendo le perfezioni divine, il nous acquisisce la somiglianza con il prototipo. Riflettendo la luce, il nous diviene esso stesso luce, come era al momento del battesimo. In questo consiste la salvezza. Si può dire che tutto il Manuale converga a questa meta, che consiste nel recupero della purezza originaria, cioè nel compimento di ciò che ci viene anticipato nel battesimo. Tutta la fatica ascetica e l'ascesa mistica si concretizzano nella formazione di quella veste bianca che è il requisito indispensabile per poter partecipare al banchetto delle nozze mistiche cui siamo stati invitati. La formazione del corpo di luce è dunque l'apice del processo dell'esichia

Il culmine dell'esichia

1) L'acquietamento progressivo

a) Il silenzio

L'insieme del processo della preghiera può essere visto come una globale interiorizzazione dell'esichia. L'esicasta deve sfuggire i luoghi e le circostanze in agitazione. La situazione più idonea sarebbe trovarsi nel deserto e nel silenzio (en te eremo kai esychia). Tranquillo deve essere l'ambiente in cui vive, tranquilla la cella in cui prega. L'insieme della disciplina ascetica ha il fine di calmare le passioni interne dell'anima e del cuore. L'esercizio stesso della preghiera consiste nel "chiudere la porta della cella e acquietarsi (na esychaze)" . Poi tacere (na siopa) e ritrarre le energie psichiche che vengono diffuse nel corpo tramite il sangue e i nervi. Cioè si tratta di abbassare sempre più il tono nervoso e muscolare dell'organismo. Analogamente bisogna diminuire sempre più la quantità di energia noetica presente nell'emisfero cerebrale (in termini scientifici odierni si direbbe che bisogna abbassare il livello delle onde cerebrali, il loro numero di cicli al secondo). In questo modo diminuiscono i pensieri, la mente scende (katabibazo) tranquilla (esychon) nel cuore, e il nous può concentrarsi tutto sulla presenza del Signore. Questo si attua nella preghiera quando si esclude tutto ciò che è causa di distrazione (tarache), sentendosi piccoli (tapeinoumenos) e acquietandosi (esychazon). Allora si affida tutto a Dio, cioè ci si abbandona. Il metodo psicofisico è un processo che si attua naturalmente ( physikos). Infatti il nous ha una tendenza naturale ad acquietarsi (na esychaze) nel cuore. L'apice del processo di esichia è rappresentato dal conseguimento del silenzio interiore.
Anche il silenzio interiore ha dei gradi:
- silenzio delle sensazioni. Si verifica quando le potenze psichiche sono tornate al cuore e in questo modo viene a mancare il veicolo stesso delle sensazioni;
- silenzio dell'immaginazione. Si attua con il ritorno al cuore dello pneuma psichico che fa da materia alla phantasia.
- silenzio dei pensieri. Quando l'energia noetica si ritira dal cervello.
A questo punto il nous deve volgere tutta la sua attenzione (prosoche) alle parole della preghiera, rimanendo completamente privo di immagini (aneidos), forme (aschematistos) e proiezioni mentali (choris na phantazetai). Non deve avere alcun pensiero (choris na noei) di nulla che appartenga al mondo sensibile o intelligibile, esteriore o interiore, per quanto buono possa essere. Ciò avviene naturalmente fintanto che il nous rimane nell'interiorità (pros ton eso anthropon), non essendoci qui nè impronta di pensieri (logismoi), né contemplazione (theoria) di realtà composte (ton syntheton). Il nous vi rimane solitario (monastikos) e in semplicità (meta aplotetos).

b) Il movimento interno

Il progressivo acquietarsi del nous non deve essere inteso come un processo di spegnimento verso la staticità. Sarebbe un estinguersi della vita, dal momento che la vita è collegata al movimento. Ciò che si spegne è il movimento contro natura verso l'esterno, cioè l'attività nella quale il nous si disperde. In realtà l'energia del nous rientrando nel cuore si purifica. Dato che ciò che è più sottile ha maggiore velocità rispetto a ciò che è più spesso , ne consegue che il movimento dell'energia noetica, all'interno del cuore, acquista maggiore intensità.

2) Fenomeni della purificazione

a) La purificazione dalle macchie

Un aspetto della purificazione è dato dallo schiarimento del nous, cioè da un aumento della sua trasparenza alla luce. Le passioni ed i pensieri cattivi macchiano (molyno) l'anima. In particolare è il consenso (synkatathesis) al peccato che la macchia. La contaminazione si propaga dalla sensazione alla corrispettiva potenza psichica, al nous, al cuore. Il cuore, essendo il centro dal quale si dipartono tutte le potenze ed energie, una volta contaminato, contamina tutto il resto del corpo. Il nous è più facilmente contaminabile del cuore, ma è anche più facilmente purificabile. La presenza nel cuore del pneuma più purificato (apeilikrinimeno), fa si che il ritorno delle energie noetiche al cuore comporti una loro progressiva purificazione (katharsis). Questa purificazione è dovuta anche alla illuminazione conseguente al moto circolare che il nous assume nel cuore. Il ponos, conseguente alla pratica della preghiera interiore, a sua volta purifica nous e cuore. Il nous ed il cuore purificati a loro volta trasmettono questa purificazione al resto del corpo. In questo modo è tutta la natura umana che viene progressivamente purificata.

b) L'infiammazione del nous

Un fattore che attiva la purificazione è il calore (thermotes) che si sviluppa nel cuore. Infatti uno dei processi che si innescano con il ritorno del nous al cuore è il suo divenire infuocato. Il male copre e soffoca la scintilla della grazia posta nel fondo del cuore, la preghiera la fa divampare. L'aspirazione fervente (zeouses prothymia) e l'amore (agape), tramite la memoria continua di Gesù, accendono (anapso) nel cuore un fuoco (pyr) soprannaturale.

c) La smaterializzazione

Il calore nel cuore provoca anche una perdita di materialità. La scintilla posta nel cuore viene a trovarvisi come un seme nella terra. Essa è ricoperta di polvere (chous) e cenere (tephra), oscurata dai pensieri (logismos) e dai preconcetti (prolepsis). Il fuoco divino provoca la consunzione (analosis) di questa materia (yle). In questo modo il cuore perde la durezza, proprietà tipica della materia, e diviene più morbido

d) L'asciugamento

Nel cuore non purificato si trova anche dell'umidità (ygra), che lo appesantisce e lo appanna. Questa umidità (ygrotes) che oscura (kapnizei) il nous, proviene dal corpo ed è causata dalla passionalità (epithymia) e dal piacere (edone) della carne. Riscaldato dalla preghiera, il cuore asciuga questa umidità bruciando (kataphlego) le passioni (ta pathe).

e) L' assottigliamento

A tutto questo insieme di trasformazioni che avvengono nel nous corrisponde un suo progressivo assottigliarsi. C'è infatti una continuità ascendente che va dallo spessore grasso e pesante della materia, alla leggerezza sottile e raffinata dello spirito. Tutte le componenti dell'uomo, cioè corpo, psiche, nous e cuore, sono soggette ad oscillare tra questi due estremi. La maggiore sottigliezza è indice di maggiore perfezione. Infatti, su ciascun piano, l'elemento dominante è anche il più sottile Perciò il cuore, che è la parte più importante dell'uomo, è anche la più sottile (leptotera). Anche l'energia del nous scendendo nel cuore perde la spessa pesantezza (pacheia) causata dalle immagini della phantasia e si fa sottile (lepte). Unitamente si raffina (leptinetai) la controparte fisica, cioè il cervello.

f) L'impassibilità

Uno dei modi con cui il diavolo cerca di perdere un'anima è lo stimolo delle passioni. La vittoria sul diavolo è quindi tanto maggiore quanto minore è la forza delle passioni. La divinizzazione dell'uomo comporta perciò l'impassibilità, a somiglianza del Logos immortale e impassibile (apathes). La perfetta purificazione equivale alla perfetta impassibilità. Tuttavia questa meta è difficile da raggiungere per chi vive nel mondo. Anzi, nella nostra epoca, è difficile da raggiungere anche per chi vive da eremita. L'impassibilità a sua volta riproduce nell'uomo quello stato di purezza e di luminosità dell'anima che si verifica al momento del battesimo e che Nikodemo, nelle prime pagine del Manuale, pone come meta di tutto il cammino ascetico-spirituale.

La nuova vita del nous

Il risveglio dei sensi sottili e dei piaceri spirituali

a) Il gusto, il tatto e la vista

Ciò che consente la contemplazione è il fatto che, con il progredire della purificazione, nel nous si attiva una vita spirituale, nella quale operano dei sensi e delle facoltà trasfigurate.
Il nous inizia ad alimentarsi con la sapienza delle Scritture e ad inebriarsi di vino spirituale (pneyimatikos oinos) che riempie di gioia l'anima. Sente il calore della grazia, prova i piaceri della consolazione (paraklesis) spirituale.
Sono questi i veri piaceri e una volta gustati fanno disprezzare quelli fisici. Tra i cinque, è soprattutto la vista che diviene il senso protagonista della vita spirituale.


La vista spirituale

Organo della contemplazione è l'occhio (ommatos) immobile (atremon), intelligibile (noeron) e penetrantissimo (oxyderkestaton) del nous. Quando esso diviene operante, è sospesa l'attività degli occhi fisici.

b) La beatitudine

La nuova dimensione in cui il nous si trova a vivere lo pone in uno stato di gioia indicibile. Essa sorpassa la gioia sperimentabile per altre vie, la quale conserva qualcosa di falso, irrazionale e materiale. È vera beatitudine (eudaimonia), razionale, intelligibile (noeta), evangelica. Essa è legata (yphistatai) alla conoscenza delle realtà divine.

c) La gnosi

La gnosi presenta vari gradi, anzi si può dire che il progresso spirituale è crescita nella gnosi. Anche i filosofi pagani conseguivano un certo livello di gnosi, ma si tratta di una gnosi semplice (psile) e insicura (abebaios). Non potevano però seguire la vera gnosi che si basa sulla esperienza (dokime) e sulla pratica (peira), e per questo è certa (asphales). La prima si radica sulla natura, la seconda sulla fede.



Parte seconda: la preghiera nella Filocalia. I suoi effetti di trasformazione
A) Importanza e definizioni

a)Importanza della preghiera

La grande opera che ogni uomo deve compiere è la preghiera. Un corpo senz’anima è un cadavere, la preghiera è come l'anima dell'anima e senza di essa un'anima diviene morta e fetida. Infatti ciò che fa la dignità e la grandezza dell'uomo è il suo nous e l'operazione appropriata al nous, il suo uso migliore ed autentico, è la preghiera. Gli impegni e le preoccupazioni possono distogliere dalla preghiera, perché si persegue qualche fine particolare, anche buono. Ma in realtà tutti i beni si conseguono con la preghiera, viceversa se facciamo qualcosa senza preghiera risulterà mal fatto e finanche nocivo. E’ detto nel Vangelo “senza di me non potete far nulla”, è cioè impossibile che portiate frutto, ma per operare con il Signore bisogna averlo con sé, cioè mantenerne l'incessante ricordo nella purezza del nous e del cuore. “Mancando questo, per quanto ciascuno lotti secondo le sue possibilità e sopporti fatiche per la virtù, tuttavia non coglie alcun frutto […] è impossibile dar frutto”. Perciò se si vuole far del bene ad una persona, si deve ed è sufficiente insegnargli a pregare. Vi sono infatti molte attività buone, ma parziali, la preghiera, in particolare la preghiera del cuore, è l'attività grande e comprensiva di tutte, mediante la quale si consegue ogni bene. Anche tra quelli dediti a vita religiosa, la maggior parte vive male, si agita per molte cose, anche ottime, e vi consuma la sua vita, ma dell'unica cosa necessaria, cioè della custodia dell'intelletto e della preghiera pura sono - non so come - accidiosi e altamente insipienti. C'è pericolo che questa breve e dolcissima attività venga meno del tutto e che in seguito a questo si oscuri e si spenga la grazia, e con essa venga pure a fallire la nostra unione con Dio e la sua operazione deificante (Nicodemo Aghiorita). Tra gli stessi monaci e tra gli stessi contemplativi, l'esperienza di questa pratica è pressoché introvabile: di qui deduco con certezza che non c'è altra causa per la quale tanto manchiamo di uomini chiari per santità in vita e dopo morte, e che sono così pochi quelli che si salvano in questo tempo, se non questa: che abbiamo trascurato quest'opera che conduce alla deificazione. Disse uno (dei santi Padri): “Se l'intelletto non viene deificato, non è possibile per l'uomo non soltanto santificarsi, ma neppure salvarsi. E questo è terribile anche solo a udirsi, perché è la stessa cosa salvarsi ed essere deificati secondo le dichiarazioni di quelli che sono sapienti in Dio”.

b) Definizioni della preghiera

Le definizioni della preghiera sono numerosissime, esprimono i diversi aspetti di una medesima esperienza.
- Guardando al fine, la preghiera è: "aderire della mente a Dio", "essere un solo spirito con Lui", "unione dell'intelletto con Dio".
- Dal punto di vista dell'operazione umana, è "rimozione dei pensieri", "esulare presso Dio", "moto perpetuo dell'intelletto intorno a Dio", "colloquio con Dio".
- Guardando all'effetto che produce nell'uomo, essa: "congiunge agli angeli”, è deificazione del nous, "piena certezza delle cose sperate".

B) Le fasi di ascesa e trasformazione interiore

a) Durezza peso e spessore della terra

Lo stato iniziale

Si parla di ascesa spirituale perché, nel linguaggio corrente, l'uomo che non prega è materiale, terreno, duro. Da Adamo in poi siamo esseri "corporei, pesanti e piegati a terra col corpo e col pensiero". Ciò indica oltre che un fatto materiale, una condizione psicologica e spirituale. La condizione iniziale dell'anima è spesso paragonata ad un ferro, duro e freddo, che viene trasformato dal fuoco. La caduta infatti ha reso denso ciò che per sua natura è incorporeo, esperienza spirituale negativa, che porta in basso il calore interno, ha l'effetto di accrescere la boria ed indurire il cuore. Una tale terra produrrà solo le spine passioni. Cosi il cuore, prende una "durezza di pietra", che deve venire sbriciolata dalla contrizione. Il primo traguardo è quindi la purificazione della carne con digiuni, veglie, mortificazione e preghiera, lacrime che "assottigliano lo spessore del cuore”. "Prega anzitutto per ottenere la lacrime, per ammorbidire col lutto la durezza nella tua anima". Infatti "la natura di chi prega deve essere resa ben liscia e come quella dei bambini, perché anch'essa come loro possa accogliere docilmente lo stiramento che viene dalla preghiera. Perciò non essere negligente tu che desideri unirti ad essa".

L'operazione

Un animo indurito ha bisogno di una conversione di vita globale e di acquisire una serie di buone abitudini che ne operino la trasformazione. Oltre al regime già visto: cibo misurato, abito vile, parola breve e strettamente sana, sonno per terra, ci sono una serie di pratiche più strettamente legate alla preghiera. Sono forme di preghiera legate al corpo, adatte soprattutto a chi inizia, unite alla disciplina ascetica le quali "sedano il corpo e riscattano l'intelletto". Tra queste sono: la stazione in piedi, le genuflessioni, la lettura spirituale, la recita a voce alta dei salmi, la riflessione sulla scrittura, la preghiera vocale. Quanto alle metanie, il numero giornaliero tradizionale è di trecento e, per una qualche ragione “misteriosa e segreta”, vanno tralasciate il sabato, la domenica e in altri giorni convenzionali. In questa fase è importante la diligenza nell'adempimento, quindi la considerazione mentale di ciò che si legge ed il riprendere il verso ogni volta che qualcosa sfugge. Ciò che la pronuncia della parola è per la lingua, lo è l'immagine per l'occhio, perciò alla preghiera orale si può associare la contemplazione delle icone. Associate all'opera di conversione e di pentimento, segni di orientamento verso la luce, possono essere: gemito, pianto, tristezza, scuotimento della testa, dolorosa afflizione spirituale, fatica del cuore per la pietà.

La trasformazione

La pietra, simbolo di quella natura terrena e dura che costituisce il primo ostacolo nella vita spirituale, può anche esprimere una realtà positiva e necessaria. Il terreno del cuore infatti può anche essere il fondo su cui germogliano le piante buone ed immortali, germogliate dai semi sparsi dallo Spirito Santo. La terra materiale corrisponde alla giustizia nel mondo mentale, stato che genera “una permanenza irremovibile del proprio cammino nel bene, per una decisione volontaria". Pietra è la gnosi su cui si sale per rimanere imperterriti di fronte alle operazioni del nemico. Cristo stesso, circondato da altre pietre preziose, è pietra angolare, che ha sede nel cuore, una volta che il “fuoco divino” abbia bruciato la durezza di pietra del cuore. Artefice di questa trasformazione è dunque il fuoco, che è immagine dello Spirito, attivato dalla preghiera.

b) L'umidità passionale dell'acqua

Un altro aspetto della trasformazione interiore che si opera può essere definito un asciugamento. L'acqua infatti è frequentemente associata alla passionalità. E’ classica e ricorrente anche nella Filocalia, l’immagine dello scatenarsi delle passioni come di una tempesta che con i suoi flutti rischia di sommergere ed affondare la persona. Anche a livello fisico, l’assunzione di acqua incentiva le passioni, in particolare la fornicazione. Il cattivo terreno del cuore fa crescere l’albero dell’amarezza, irrigato dalla cattiva acqua della superbia. La concupiscenza è un trasudare, come pure la dolcezza dei piaceri fisici, attraverso gli umori del corpo; essa evapora oscurando l'intelletto. Se le passioni fanno imputridire l'anima, le tentazioni e le preoccupazioni sono come nubi che circondano il nous. La vita materiale è dunque come un inverno con un cielo coperto di fitte nubi, in cui il torrente delle passioni sommerge l'anima. Le fantasie stesse sono come l'acqua incessante di un fiume che sommerge la chiaroveggenza dell'anima.

L'operazione

La vittoria sulle passioni è operata dal distacco dal mondo sensibile. “A chi fa bene la preghiera corporale, Dio dà la preghiera del nous". Ma preghiera del nous è opera di interiorizzazione che si svolge nel silenzio. Bisogna immergersi, come un tuffatore che cerca la perla preziosa, nel mare della gnosi e ciò presuppone che ci si spogli, come di una veste, della percezione sensibile. Come un nocchiero è tutto preso dalla rotta, così bisogna che uno badi "soltanto a se stesso", e all'orientamento del proprio pensiero.
Il riposo dei sensi che il principiante persegue richiede “silenzio delle labbra, chiusura degli occhi e la sordità delle orecchie”. Il nous rientra nel cuore via via che i pensieri si tacitano, non solo i pensieri passionali, ma anche quelli buoni. Per cui ai principianti non ancora in grado di darsi alla contemplazione si dice di recitare sempre, o meditare, un salmo o un tropario, ma è per la debolezza del loro nous che si consigliano questi mezzi. Una volta che uno, spogliatosi di tutto, raggiunge l'incessante preghiera interiore è dispensato dalla recita delle ore canoniche, perché ha già adempiuto a tutta la salmodia e alla preghiera canonica. A sua volta effetto della preghiera interiore, attuata nel cuore, è l'operazione infuocata della grazia. A questo punto anche il contemplativo può continuare a leggere i salmi ma, mentre il pratico lo fa per irrobustire l'anima, il contemplativo lo fa per dare riposo al moto divampante del suo cuore. È questo divampare del cuore che "riscalda l'anima e la purifica". L'anima non guarita dalle passioni è come una ferita umida e putrida, ma come il metallo è purificato dal fuoco, così l'anima viene purificata dalle passioni col fuoco dello Spirito. È quindi il calore del fuoco ciò che determina l’asciugamento e la trasformazione dell’anima.

Il risultato

Come la terra e la sua durezza presentano una duplice valenza, così è anche per l'acqua e per le sue proprietà. Si tratta allora di un'acqua purificata dal pentimento: "le lacrime che ne provengono (dal pentimento), accese dal fuoco divino, sono ardenti come il fuoco". Purificata dal fuoco, la terra del cuore fa scaturire una sorgente d'acqua proveniente dallo spirito. Lo stesso nome di Cristo invocato interiormente è pioggia che scende ammorbidendo quella terra interiore. Una rugiada interiore riempie l’animo di colui che si sta accendendo di fuoco divino. Si può constatare allora come il crescere del fuoco dell'ascesi si accompagna con lo sgorgare dell'acqua della compunzione. Come nel mezzo dell'Eden scaturisce una sorgente, che si divide in quattro capi, cosi nel cuore, centro dell'uomo e suo paradiso interiore, scaturisce una fonte d'acqua viva, che è il movimento vivificante dello Spirito, che si suddivide nelle quattro virtù cardinali, alle quali si connettono tutte le altre.

c) Il calore e il suo legame con l'aria

Il calore, come pure gli altri fattori che caratterizzano i diversi gradi della scala spirituale, può presentarsi a livelli diversi, in modi, con intensità e con valenze diverse: “Sappi che la nascita e l'esistenza in noi di un tale calore si attua in diversi e molti modi". Si tratta cioè sia di un fenomeno che si manifesta in forma specifica ad un certo piano, essendo un effetto dello zelo prodotto dalla comparsa dell'amore, e generando a sua volta la vigilanza, la preghiera e l'esichia, sia di una costante di tutti livelli.
- C'è anzitutto un calore naturale del corpo, necessario alla vita, che può però aumentare in concomitanza con l’accendersi delle passioni. Calore e peso sono le due caratteristiche connaturate al corpo che lo rendono un ostacolo al retto operare del nous; ne è immune solo chi ha conseguito l'impassibilità, essendo in lui disgiunto il legame che unisce i due. Questo calore è quell'ardore della carne, di natura irrazionale, che va spento con l'acqua della continenza, e raffreddato con i rigori dell’ascesi; e quel ribollire del piacere che genera nel cuore confusione e indurimento. I cibi grassi ed il vino aumentano questo ardore, che è connesso all'abbondanza del sangue, la sazietà in genere infiamma il basso ventre. C'è poi il ribollire dell'ira, che acceca gli occhi dell'anima. Si tratta di un calore “umido”, generatore di un fumo e di una caligine che si addensano come nubi attorno al nous accecandolo. Si può dire che, in generale, questo calore non è altro che la forza del desiderio quando non è rivolto verso Dio.
- Questo calore che trascina in basso può anche venire direttamente per opera dell'ingannatore, cioè dal peccato (e da parte dei demoni ). Una terza causa di calore è l'intervento della grazia. Il Signore stesso diventa per l'anima un fuoco che brucia le sue impurità. I principianti sono riscaldati solo parzialmente nel cuore dalla grazia, e convivono in loro pensieri puri e pensieri terreni. “L' perazione della grazia infatti è la potenza infuocata dello Spirito”, essa riscalda l'anima e fa cessare i pensieri. Dal calore prodotto dalla grazia della contemplazione a sua volta deriva il flusso delle lacrime. Mediatore di questa grazia può essere anche un oggetto fisico: “E mentre veneravo con ardore la sua santa icona, subito avvertii nel petto e nel cuore un calore e una fiamma provenienti dalla santa icona ...” (Opuscoli. Dalla vita di Massimo Ca., FIL 1, p. 323). Qui evidentemente si tratta dell'incontro di due fiamme, una ascendente ed una discendente. Quella discendente è il grazia, quella ascendente è il fervore e lo zelo personale.
- C'è quindi una ulteriore fonte di calore, cioè la volontà umana. Calore infatti è anche quello che scaturisce da un proponimento deciso. Questo è il significato del fuoco con cui Eliseo brucia l'attrezzatura agricola una volta deciso di unirsi al maestro. La sede primaria del calore è il cuore, qui esso si sviluppa con la invocazione del nome di Gesù. Esso continuamente cresce e progredisce assieme alla preghiera. È lo stesso nous che, trattenuto dalla dispersione e concentrato, diviene bruciante e distrugge le impurità dell' anima.

Calore e aria

Il calore non corrisponde in senso stretto ad un livello della gerarchia cosmica degli elementi, tuttavia è caratteristico in modo specifico di una tappa dell'ascesa. Infatti esso segna la distinzione tra l'aria più fredda e umida che circonda la terra, e quella più tersa e luminosa della sfera eterea. Sull'aria, sulle sue distinzioni e sugli esseri che la popolano, si è già trattato in precedenza. Se l'aria sovrasta l'acqua e la terra, a sua volta è circondata dal fuoco, che rappresenta il livello più elevato nella gerarchia dei quattro elementi del cosmo. A sua volta il fuoco presenta un grado ulteriore di purificazione che corrisponde alla luce eterea.

d) Il fuoco spirituale come nuovo abito dell'anima

La grazia come fuoco

La grazia è quella presenza divina che al momento del battesimo prende dimora nelle profondità dello spirito. Lì essa attende di venire accesa dal proposito dell'anima che, con il suo ardore, la fa divampare. Allora "il gelido e nero carbone della nostra mente prima o poi diverrà caldo e luminoso per l'invasione del divinissimo fuoco". Essa infatti è paragonabile ad un sole che riscalda ed illumina con la sua 1uce. Viceversa l'assenza di una preghiera profonda ne provoca l'oscuramento fino allo spegnimento.Questo accendersi o spegnersi della luce della grazia è dunque legato alle nostre scelte. Infatti "dopo il battesimo dipende da noi rimanere volontariamente nei comandamenti di Cristo, sovrano e Dio nel quale siamo stati battezzati, [...] oppure piegare da questa via diritta e correre di nuovo presso l'avversario".

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