Dal Moralismo alla Pazza Saggezza

sabato 4 agosto 2012



di **Destiny** , fonte http://buddhismoitalia.forumcommunity.net/?t=51818031

drukpa-kunleyAlcune cose lette su internet mi hanno fatto venire voglia di condividere qualche pensiero a riguardo. Secondo qualsivoglia tradizione autentica, la realizzazione spirituale è un’esperienza di assoluta Libertà. Libertà dai propri limiti, dai condizionamenti, dalle proprie abitudini, persino – in un certo senso – dai propri concetti di bene e male. Qui sta il significato ultimo di quella che nel contesto tantrico viene chiamata Pazza Saggezza. La Saggezza vera, ultima, genuina, non può che essere pazza. Pazza in quanto – all’occorrenza – può manifestare la propria Potenza di Essere in modo anti-convenzionale, anti-moralistico, anti-borghese.

Nel Tantra hindu-buddhista - che ho avuto la fortuna di studiare o praticare con alcuni dei più importanti maestri buddhisti degli ultimi anni (che però, purtroppo, non sono neanche lontanamente all’altezza dei propri predecessori delle scorse generazioni) – la Pazza Saggezza è particolarmente consapevole di sé, e fa parte degli insegnamenti tradizionali.

Non poteva essere altrimenti in un contesto tantrico, dove la distinzione tra il puro e l’impuro viene superata nella non-dualità, nella purezza primordiale, tramite una profonda pratica di tipo trasmutatorio (il Tantra è, lo dico per chi non se ne fosse accorto, una forma di Alchimia). Di conseguenza il Tantra è pieno di riferimenti e immagini a cose o azioni comunemente considerate “impure”, che però vengono trasmutate in qualcosa di puro proprio come l’alchimista trasforma il piombo in oro.

Lo Yogi, per es., sarebbe in grado di compiere qualunque delle azioni comunemente considerate negative (uccidere, rubare, mentire, ecc), se fosse guidato da un’intenzione completamente pura, altruistica e disinteressata; sarebbe in grado di nutrirsi di veleno, alcol, carne umana, sangue, urina, sperma ed escrementi… se solo fosse in grado di trasmutarli rispettivamente in medicine (veleno), latte (alcol), unguenti (carne), incenso (sangue), muschio (urina), canfora (sperma) e essenze profumate (escrementi). Non è un caso quindi che il moralista bacchettone catto-borghese leggendo certi contenuti dei tantra o la biografia di qualche grande Yogi, rimanga negativamente stupito e scandalizzato. La cosa importante da capire è che le azioni più estreme possono essere solo il frutto di una realizzazione estremamente elevata, oltre che di motivazioni estremamente pure. Sbagliano quindi i sostenitori della cosiddetta “via della mano sinistra” a volgarizzare certi contenuti tantrici - che assolutamente non comprendono e non sanno contestualizzare – per giustificare il livello sub-umano in cui si trovano e per i propri porci fini e comodi.

Quindi, dicevo, benché le azioni più estreme possano essere compiute solo da grandi realizzati, il principio primo della Pazza Saggezza è universalmente valido, sempre e in ogni luogo. Si tratta infatti di una costante universale che possiamo trovare in tutte le tradizioni, anche se in modi leggermente diversi. A un livello sciamanico, per esempio, l’aspirante sciamano per aprire le porte della visione spesso deve sopravvivere alla e superare la pazzìa sacra, che produce una sorta di morte iniziatica con conseguente rinascita. E’ da qui che nasce la credenza, diffusa in tutte le civiltà pagane tradizionali, che la pazzìa sia un dono degli Dèi. Esistono inoltre degli sciamani e uomini medicina detti heyoka (vengono chiamati così tra i Lakota, ma si trovano comunque in tutte le tradizioni sciamaniche) che si manifestano in modo estremamente anticonvenzionale, pazzoide, buffo.

Poi, a parte il Tantra, la Pazza Saggezza è ben conosciuta nello Zen come nelle storie Sufi. Ma, in ogni modo, esiste qui e là (anche se magari in forme non tanto consapevoli di sé) in quasi tutte le tradizioni, mistiche o magiche che siano. Per ciò che riguarda le nostre tradizioni pagane potremmo citare Diogene di Sinope, il cinico, che viveva nudo in una botte e defecava in pubblico, oltre a disprezzare ogni tabù, persino di tipo sessuale.

Potremmo anche citare la via del Guerriero, tanto cara negli ambienti tradizionalisti, che senza dubbio è, spesso, un aspetto della pazza saggezza.

In un certo senso la possiamo trovare persino nel Cristianesimo, dove Erasmo da Rotterdam scrisse “Elogio della Follia”. Gli stessi insegnamenti del Cristo, se ben interpretati, puntano in questa direzione, dato che egli disse che è venuto a portare non la pace ma la spada (via del guerriero), e che per entrare nel Regno bisogna essere come un bambino (giocosità sacra), entrambe manifestazioni della folle saggezza.

Ma a cosa serve, quindi, la Pazza Saggezza? Secondo me, non sempre possiede una motivazione specifica e razionale. A volte un comportamento di questo tipo può essere una semplice manifestazione giocosa della propria potenza di essere. Il gioco sacro non ha motivazioni razionali. Proprio come non ha motivazioni il fatto che l’universo si espanda. Lo fa e basta. E il fatto che lo faccia è di per se un bene. Tra l’altro, la giocosità sacra è anche un comportamento caratteristico a livello mitologico di molti Dèi, nelle tradizioni più disparate. E solo questo basterebbe a far capire – per chi possiede una sensibilità paganeggiante - l’importanza della pazza saggezza. Spesso però delle motivazioni ci sono. In genere, i grandi realizzati che mostravano questo tipo di comportamento per distruggere ogni forma di vuoto formalismo, riportando le persone all’essenza dell’insegnamento spirituale. Quest’ultimo infatti tende nel tempo a cristallizzarsi in forme che diventano vuote, fuorvianti o rigidamente istituzionalizzate.

Mi sto riferendo per esempio a formalismi di tipo etico. Il moralismo è uno dei principali oggetti di distruzione di un atteggiamento follemente saggio. Non che i grandi realizzati non abbiano un comportamento etico, ma si tratta di un’etica dell’essenza e non della forma. Il moralismo, infatti, molto spesso non è certo indice di sviluppo spirituale, quanto di tendenze abitudinarie (tipiche degli uomini di desiderio, invece che degli uomini di Volontà), limiti personali, pregiudizi e profonde inibizioni. Chiaramente leggi e regolamenti da prendere alla lettera sono utili per il gregge e va quindi riconosciuta la loro benefica funzione. Ma l’iniziato va ovviamente oltre. In questo contesto la Pazza Saggezza deve essere compresa, paradossalmente, proprio come forma di equilibrio e assenza di giudizio. Il Cristo diceva di non giudicare per non essere giudicati, e credo sia un insegnamento corretto se ben compreso. Sono tanti infatti i moralisti baciapile sempre pronti ad alzare il dito contro qualsivoglia comportamento che nella loro rigidità, nella loro ipocrisia e nel loro pregiudizio ritengono essere deviante. Questo è sbagliato. L’eccessiva rigidità, seriosità e le artificiose tensioni interiori sono contrarie allo Spirito, quindi il maestro o il praticante spirituale può concedersi momenti di spontaneità senza per questo essere denunciato di dissolutezza.

Altro modo negativo in cui si cristallizza l’insegnamento spirituale è quello dell’istituzionalizzazione, e ad esso collegato vi è quello di un ritualismo (anzi, direi cerimonialismo) troppo esagerato, ormai vuoto e privo di potere, e soprattutto dell’eccessiva importanza attribuita alla filosofia e alla cultura. Quest’ultimo errore, quello dell'intellettualismo lo vedo ovunque, ma specialmente tra i presunti esoteristi occidentali, anche quelli vicini ad ambienti tradizionalisti. E dato che l'intellettualismo è direttamente proporzionale alla mancanza di esperienza e operatività, questo la dice lunga sull'attuale situazione dell'esoterismo o del tradizionalismo occidentale. La cultura è utile solo nella misura in cui è ai servizi dello Spirito. Non quando lo offusca. Né quando viene scambiata per segno di evoluzione spirituale. Tendenzialmente in questi ambienti vedo come venga accordata stima e fiducia a determinati personaggi non in base al loro livello coscienziale, non in base a determinati segni o indici di realizzazione, né in base al loro saper fare e alla loro capacità a livello magico-teurgico. La fiducia viene concessa in base al numero di libri letti o di autori studiati. Poi se si è in grado di citare magistralmente Evola e Guenon, o dire che nella rivista X, a pagina Y, l’autore J nelle note a piè pagina parla di Z, allora tombola! Questi sarà di sicuro un grande iniziato in grazia degli Dèi. In realtà quando la cultura o la filosofia viene scambiata per lo Spirito si giunge alla negazione della spiritualità.

Spesso, per distruggere queste forme deviate di spiritualità, i grandi rappresentanti della pazza saggezza usavano le armi dell’ironia e del sarcasmo. In un’occasione Drukpa Kunley (di cui vi consiglio di leggere la biografia online, è molto divertente) incontrò due poveri monachelli che stavano facendo i loro dibattiti come in uso nelle università monastiche tibetane. Egli chiese loro “Cosa state facendo, monaci?”. “Discutiamo di metafisica”. “Anch’io conosco la metafisica – gli rispose Kunley, e dopo aver fatto una scorreggia in faccia ai monaci continuò: - Cosa viene prima, l’aria o l’odore?”. Questo è un piccolo esempio rappresentativo dell’uso del sarcasmo per mettere in ridicolo cose di questo tipo, ma potrei farne molti altri.

Comprendere la Pazza Saggezza è importante, sia per smascherare forme deviate o camuffate di spiritualità, che per superare i propri limiti, inibizioni e tendenze abitudinarie. Ma presenta ovviamente dei pericoli, di cui è importante essere consapevoli. Per prima cosa i comportamenti frutto di motivazioni esclusivamente mondane, anche se non sempre devono essere giudicati negativamente, non possono essere certo visti come segno della realizzazione della pazza saggezza. Spesso si usa quest’ultima per giustificare i propri porci desideri. Io diffiderei per esempio dei maestri che usano la pazza saggezza come unico pretesto per sfilare le mutande alle proprie discepole o per organizzare ammucchiate nei propri centri. La divina follia è ben altro.

Altro pericolo e degenerazione della pazza saggezza è il titanismo. Che magari a livello esclusivamente magico avrà anche una sua funzione (anche se deviante), ma a livello teurgico provoca la distruzione totale della persona. Questa è stata la rovina di tanti maghi, anche abbastanza esperti, che pensavano di sfidare o comandare potenze più elevate di loro. L’hybris non è affatto gradita agli Dèi, ed è indice di uno scarso sviluppo spirituale o animico.

Poi c’è il pericolo di confondere la pazzia vera con la pazza saggezza. In certi casi non è semplice distinguere, in quanto non esiste neanche una definizione chiara di pazzia. Potremmo però dire che la pazzia ordinaria è frutto di una eccessiva “lunarità” dell’individuo, fino a livelli patologici, mentre la pazza saggezza è un comportamento solare ed espansivo. Il normale pazzo è una persona destabilizzata. La pazza saggezza è al contrario frutto di un’estrema stabilità e forza interiore dell’individuo, che si manifesta in modo anticonvenzionale.. a livelli tali da essere anche segno di un grande coraggio.

Spero che queste riflessioni non siano state fuori luogo e mi auguro possiate gradirle. Che le Stelle ci illuminino il cammino.


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