OGNI COSA VA BENE COSI' COM'E': NON BISOGNA AGGIUNGERE O TOGLIERE NIENTE

venerdì 30 novembre 2012

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Alcuni articoli di Giacomo Bo, tratti da http://ricerchedivita.blogspot.it

La sensazione di essere colui che fa

Questa mattina in meditazione mi sono imbattuto in un osso duro: la sensazione di essere colui che fa.
Questa è una delle caratteristiche tipiche dell'io, il quale ama sentirsi autore di ciò che accade, ama assumersi la responsabilità di quanto vede accadere intorno a sé. Anche quando l'evento è distante, in qualche modo riesce a sentirsi partecipe ed autore.
Questa sensazione è illusoria così come è illusorio l'io stesso.
Non c'è qualcuno che fa. Tutto accade guidato da una coscienza, un'intelligenza divina che è questo Tutto, non è separata da esso. Un universo completamente consapevole di se stesso.
Quando realizziamo ciò, un enorme peso cade dalle nostre spalle. Non dobbiamo più 'tenere su' questa realtà che ci circonda.
In Jesus Christ Superstar c'è una bellissima scena dove Maria Maddalena è vicina a Gesù steso per addormentarsi, e gli dice: "Ora dormi, e lascia che il mondo giri senza di te". Stupendo. Il mondo gira senza di noi e se realizziamo ciò siamo liberi. Liberi dal peso di sentirci sempre responsabili di tutto, nel bene come nel male. Liberi di muoverci in armonia con il nostro sentire interiore che è connesso con il Tutto. Liberi di essere di lasciar essere.


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Quando guardiamo un fiore e diciamo: "E' una rosa" aggiungiamo qualcosa all'esperienza? Quando giudichiamo un bambino 'intelligente' o 'stupido' aggiungiamo o togliamo qualcosa?
Togliamo. Togliamo la libertà dell'essere. Quel bambino ora dovrà sempre confrontarsi con l'essere 'intelligente' e non sarà più libero di essere se stesso.
Si potrebbe obiettare che in certi ambiti come la scuola o il mondo del lavoro il giudizio sia necessario. Sì, è necessario per il mondo che ci siamo costruiti, un mondo che si basa sull'apparenza, sulla forma e non sulla sostanza. Un mondo che non trova riscontro nella natura che ci circonda. Il leone non è 'bravo' perchè prende la gazzella, né l'albero è 'capace' perchè fa i frutti. Ogni essere vivente è semplicemente se stesso e non si confronta con nulla e nessuno. Gli alberi non competono per fare il frutto migliore.
Se vogliamo possiamo avere anche noi un mondo così. Occorre partire da se stessi, smettendo di giudicarci e permettendoci di essere semplicemente noi stessi. Se ci concediamo questa libertà, la concederemo poi anche agli altri, alla vita, al mondo intero. A quel punto scopriremo una cosa meravigliosa: ogni cosa va bene così com'è, tutto e tutti sono perfetti e non c'è bisogno di aggiungere o togliere nulla.

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Non c'è nessun io da nessuna parte

La percezione dell'io è illusoria. Un gioco di fumo che fa apparire un immagine...
Tutto si muove spontaneamente, senza volontà personale, ed è solo immaginazione pensare di essere noi ad agire.
Un'immaginazione che sembra reale ma che si dissolve nel momento in cui volgiamo la nostra attenzione a questo 'io' che si sente l'autore, e scopriamo la sua inconsistenza, la sua illusorietà.
La struttura psicofisica trema all'idea e resiste a lasciarsi andare, ma con coraggio ci spingiamo avanti e sempre con coraggio guardiamo in faccia questo 'io'.
Chi sono Io? Da dove viene questo Io? Chi è questo Io? 
Domande senza risposta perché lo scopo è ritornare alla sorgente, a quel punto in cui si forma l'io.
E allora l'io si dissolve, lasciando uno spazio infinito senza confini, una completa assenza di tempo, un movimento fluido che scorre senza ostacoli. 

 


 
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Un mondo di pensieri

Quando osserviamo qualcosa veniamo sempre presi dai nostri pensieri. Di fronte ad un panorama esclamiamo "Che bello! Mi ricorda..." oppure "Devo tornare più spesso in questo posto" e così via.
Lo chiamiamo riflettere e come dice bene il termine, un riflesso è come un rimbalzo. I nostri pensieri rimbalzano dentro la mente e non si esauriscono mai.
A cosa servono? A cosa serve dire "che bello" di fronte ad un tramonto? A nulla. E' un'etichetta che poniamo sull'esperienza, e così facendo la cataloghiamo e la inseriamo nel ricordi, come una foto. La mente è una grande macchina fotografica che immagazzina ricordi, un passato sempre più grande che piano piano assorbe tutta la nostra attenzione. Ad un certo punto non vedremo più nemmeno il tramonto, ma solo i nostri pensieri. Lo vediamo tutti i giorni, osservando le persone che camminano a testa bassa, appesantiti dai propri pensieri.
Bisogna tornare all'esperienza pura e semplice. Smettere di pensare e semplicemente essere. Di fronte ad un tramonto semplicemente siate. Rimanete lì, senza pensieri, e lasciate che l'esperienza vi passi attraverso. Ogni esperienza della vita può essere affrontata così. Senza pensare, siate nell'esperienza, lasciate che essa vi attraversi, e allora scoprirete cos'è veramente un'esperienza, cosa vuol dire vivere.
 
 
 
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Estinguere le impressioni mentali

Viviamo in un mondo che fa delle impressioni mentali il suo cardine. La mente è oggi allo stato brado, senza nessun controllo, ed è libera di produrre infiniti desideri, pensieri, attaccamenti e così via.
Come lo zucchero filato intorno al bastone, i desideri si moltiplicano senza sosta e si ingigantiscono. Ogni giorno ne vediamo gli effetti nel mondo, un delirio personale e collettivo senza alcuna direzione o meta. Lo scopo è solo soddisfare il desiderio stesso.
Dove conduce tutto ciò? Soddisfando i molteplici desideri della mente troviamo noi stessi?
A me pare il contrario. Questa nevrotica rincorsa non ha mai fine e ci allontana sempre più da ciò che siamo veramente, la nostra natura intima e profonda.
Nel libro 'La Storia Infinita' il protagonista ha un medaglione che gli permette di realizzare tutti i suoi desideri, e alla fine si ritrova che ha dimenticato chi è e da dove viene. E' solo quando rinuncia al medaglione che ritrova la via verso casa.
Allo stesso modo, la via verso la nostra anima passa attraverso la rinuncia dei desideri mentali e la loro estinzione. La mente non conduce da nessuna parte. E' una nevrosi e nient'altro. Se vogliamo prendere la strada verso casa, occorre ritrovare il silenzio interiore, l'immobilità della mente, ed allora un faro illuminerà il buio e noi vedremo la strada da percorrere.
L'idea che realizzando tutti i desideri alla fine troveremo noi stessi è falsa. I desideri solo ci confondono e ci fanno credere di essere ciò che non siamo. E' rinunciando ad essi che conosciamo chi siamo veramente e diveniamo appagati semplicemente dallo stare con noi stessi.
Come affermava Epicuro: "La più grande felicità è bastare a se stessi".
 
 

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La tecnica di meditazione del 'Chi sono Io'

Il punto di partenza di questa tecnica di meditazione è la sensazione di sé, dell'io, di quella precisa sensazione di 'esistere', di 'esserci'.
Quando diciamo 'Io' facciamo riferimento a qualcosa di specifico che avvertiamo in modo sottile. Non si tratta di qualcosa di mentale, di intellettuale, ma di una precisa sensazione di 'noi', di 'io' con cui identifichiamo noi stessi.
Una volta trovata inizia la vera meditazione che consiste nel tentare di vivere in modo diretto e più immediato possibile questa sensazione di 'io'. Occorre riuscire a rimanere lì, a diventare uno con questa sensazione di 'io'. Vivere direttamente significa non passare attraverso processi mentali come il pensare, l'intuire, i sentimenti, i ragionamenti e così via. Significa semplicemente essere l'io. E' un atto di volontà, un'intenzione precisa a voler vivere direttamente se stessi.
L'attenzione quindi si sposta dal mondo esterno a dentro di noi, precisamente al soggetto che vive le esperienze. Quindi ad esempio mentre passeggio rimango con l'attenzione su chi passeggia, su chi vede il mondo fuori, su chi sente i profumi e così via. Vivere direttamente vuol dire essere questo soggetto che percepisce il mondo.
Poiché questo 'io' in realtà è illusorio in quanto semplice prodotto del sistema nervoso, meditando in questo modo può accadere ad un certo punto che esso scompaia, si dissolva, e la persona percepisce in modo diretto se stessa, senza più l'intermediazione della mente, e ciò che appare è straordinario. Scomparendo la sensazione di 'io' scompare la dualità, la separazione, la diversità, e tutto appare nella sua vera natura unitaria e assoluta. 'Noi' ci sentiamo tutto, senza più limiti o confini, ed un amore grandissimo ci prende fino al cuore perché sentiamo di essere finalmente tornati a casa, alla nostra vera natura.

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Al di là del piccolo sé

Ci autolimitiamo identificandoci e credendo di essere questa piccola entità che chiamiamo 'Io'. Ci limitiamo nel corpo e diveniamo fragili e mortali. Ci limitiamo nei pensieri, come l'acqua in un canale, e rimaniamo rigidi nelle nostre strutture mentali.
E' tempo di abbandonare questo falso sé. Non ha una vera utilità e rappresenta solo un limite al nostro essere.
Da dove iniziare? Dalla domanda "Chi sono Io?" e dal porre la nostra attenzione su quel senso di 'noi', di 'me' che sta dietro ad ogni percezione, ogni pensiero, ogni azione. Mantenendo a lungo l'attenzione sull'io, gradualmente la propria attitudine verso il mondo, gli eventi, la gente, cambierà. Ci si sentirà meno identificati, meno presi dalle cose del mondo, e mentre si procede nella quotidianità la mente rimarrà via via sempre più calma e imperturbabile. In parole semplici: si rimarrà nel proprio 'centro' senza più perderlo. La mente tornerà alla sua sorgente e il pensare cesserà. E una volta stabili nel centro, anche questo svanirà perché in verità non c'è nessun centro, ma solo un puro essere infinito ed illimitato che è sempre presente ma offuscato dalle false identificazioni con il corpo e la mente. Il pensiero 'Io' si dissolve, il senso di invididualità scompare, e con essa tutti i confini. Ciò che appare a quel punto è ciò che siamo sempre stati e che saremo sempre. Puro essere.
 

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