IN PRINCIPIO ERA IL... CINGUETTIO

venerdì 31 maggio 2013

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"La forza bruta schiaccia molte piante. Eppure le piante si risollevano. Le Piramidi non durano un momento in paragone alle margherite. E, prima che Budda o Gesu' parlassero, l'usignolo gia' cantava, e molto dopo che le parole di Gesu' e Budda saranno svanite nell'oblio, l'usignolo cantera' ancora, poiche' il suo canto non e' ne' predica, ne' comando, ne' esortazione. E' solo canto, e in principio non c'era il Verbo, ma il cinguettio." 

- David Herbert Lawrence

RAMANA MAHARSI


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dal libro: tecniche della meditazione orientale - di C. Lamparelli


RAMANA MAHARSI by Zewale Il Pro-VocatoRe

LA VITA E' UN SOGNO - PEDRO CALDERON DE LA BARCA






Sogniamo anima, sogniamo un'altra volta; ma adesso sarà con prudenza e senno, con la consapevolezza che il risveglio può privarci della gioia sul più bello; perché, se lo si prevede, il disinganno è minore; ci si beffa del dolore prevedendolo col senno. E tenendo a mente che quand'anche fosse vero, il potere è solo un prestito e va reso al creditore, OSIAMO SENZA RISERVE !

... ANCHE IN SOGNO IL FAR BENE e agire per il meglio NON VA PERSO

Ho avuto per maestro un sogno

... qualsiasi gioia umana trascorre via come un sogno, e oggi voglio approfittarne per il tempo che durerà.

E' contro il natural difetto umano il voler vivere giorno per giorno



Se ho sognato la grandezza che mi è toccata, come può ora (questa donna) fornirmi evidenze simili?
Sicché fu realtà, non sogno; e se fu realtà, - ed è una nuova difficoltà, e non certo minore - come può la mia vita chiamarla sogno?
Tanto simile è la copia all'originale, da dover dubitare che sia proprio essa? 
Ma se così è, se si devono veder svanire tra le ombre la maestà e la pompa, la grandezza e la potenza, sappiamo approfittare dell'istante che ci tocca in sorte, perché nella realtà si gode soltanto di ciò che si gode nei sogni... profittiamo quindi dell'occasione. Questo è sogno; e, poiché lo è, sognamo adesso le felicità che poi diverranno dolori. Quale cosa passata non è sogno? Chi v'è che abbia gustato immense felicità, il quale tra sé e sé non dica, richiamandole alla memoria: "Indubbiamente, fu sogno tutto quanto m'è capitato"?  Ma, se questo provoca la delusione, se so che il piacere non è che una bella fiamma che si converte in cenere al primo soffio di vento, abbiamo di mira l'eterno, cioè la fama perenne in cui non dormono le felicità, né le grandezze riposano…»

OSHO: La meditazione è un fenomeno semplicissimo


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Quando non stai facendo assolutamente nulla: con il corpo, con la mente… a nessun livello! Quando ogni attività si è acquietata e tu esisti semplicemente, il semplice essere… quello è meditazione.
Non la puoi fare, non la puoi praticare; devi semplicemente comprenderla. E ogniqualvolta puoi trovare il tempo per essere semplicemente, e lasciar perdere qualsiasi fare… anche pensare è un fare, anche concentrarsi è un fare, anche contemplare è un fare; se anche per un solo istante non fai nulla, e sei semplicemente nel tuo centro, assolutamente rilassato, quello è meditazione.
E quando ne hai colto il trucco, puoi restare in quello spazio tutto il tempo che vuoi, alla fine puoi restare in quello spazio per ventiquattr’ore: una volta che sei diventato consapevole di come l’essere può restare indisturbato, piano piano puoi iniziare ad agire, stando attento al fatto che l’essere non venga disturbato; quella è la seconda parte della meditazione.
Prima si impara come essere semplicemente, e poi si apprendono piccole azioni: pulire il pavimento, fare la doccia… ma conservando il proprio sé centrato. In seguito puoi fare cose complesse: per esempio, vi sto parlando, ma la mia meditazione non è disturbata. Posso continuare a parlare, ma nel mio centro essenziale non c’è neppure un’increspatura: è puro silenzio, assoluto silenzio.
Dunque, la meditazione non è contro l’azione: non devi affatto scappare dalla vita, semplicemente ti insegna un nuovo stile di vita. Diventi il centro di un ciclone: la tua vita continua… in realtà vortica in modo ancora più intenso, con più gioia, con maggior chiarezza, con maggior percettività, con più creatività; eppure tu resti distaccato: un semplice osservatore sulle colline. Osservi semplicemente tutto ciò che accade intorno a te: tu non sei colui che agisce, sei colui che osserva!
Quello è l’intero segreto della meditazione: tu diventi l’osservatore, il fare continua da sé, non è un problema. Tagliare legna, portare acqua dal pozzo… puoi fare ogni sorta di piccole o grandi cose, una sola cosa non è permessa; e cioè non devi perdere la tua centratura. Quella consapevolezza, quella presenza che osserva, deve restare assolutamente limpida, indisturbata.

La meditazione è un fenomeno semplicissimo.

LEONARDO DA VINCI

mercoledì 29 maggio 2013



http://www.theartwolf.com/self-portraits/images/self-portrait-leonardo.jpg

Chi poco pensa molto erra

Sì come una  giornata ben spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire

O studianti, non edificate senza fondamenti
(meglio una piccola certezza che una grande bugia)


Tristo è quel discepolo che non supera il suo maestro

la idea, ovvero l'immaginazione, è il timone ela briglia dei sensi, giacché la cosa immaginata muove  i sensi.

OSHO: Il sesso e la morte - I due grandi tabù

martedì 28 maggio 2013

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Ogni animale nato da un atto sessuale morirà, non può essere immortale nel corpo.
Ebbene, queste due cose sono state tabù nel mondo: il sesso e la morte. Entrambe sono state tenute segrete. Nessuno parla del sesso, io sono stato condannato in tutto il mondo, semplicemente perché ho parlato di qualsiasi tabù, senza alcuna inibizione, perché ho voluto conoscere ogni cosa della vita, dal sesso alla morte. Solo così puoi elevarti oltre il sesso e la morte: nella tua comprensione puoi iniziare ad avvicinare qualcosa che è oltre il sesso e oltre la morte. Questa è la tua eternità, questa è la tua energia vitale, pura energia.
Attraverso il sesso il tuo corpo è nato, non tu.
Con la morte il tuo corpo muore, non tu.
Quindi è del tutto inutile creare questi tabù.

LA SPIRITUALITA' NORMALIZZATA

domenica 26 maggio 2013



Di  Eros  Poeta  --> fonte:   http://erospoeta.blogspot.it

Il termine "normalizzare" è utilizzato in gergo informatico dagli utilizzatori e programmatori di database. Nei database, è essenziale che i dati inseriti siano organizzati in modo da essere reperibili e incrociabili tra loro, allo scopo di poter essere estratti mediante le query.
http://it.wikipedia.org/wiki/Query



Per normalizzare un DATO inserito in un database, è necessario che questo sia "etichettato", ovvero interpretato per sapere se si tratta di una data, di un nome di persona, di un nome di prodotto, di un intervallo di tempo, eccetera.
Se quindi inserisco il dato "2012=si", questo assume un significato differente a seconda se nel database esso compare come "numero di giorni prima del quale inviare un sollecito", oppure "anno di nascita non ammesso", oppure "risposta da dare a clienti anziani", oppure "numero civico dell'utente", eccetera.

La
normalizzazione è indispensabile sopratutto allorquando debba far DIALOGARE e interagire, o incrociare, o unire fra loro, due differenti database.

Per esempio, se in un database A il numero civico viene inserito in campi chiamati "numero o casella postale", mentre in un database B, al quale A deve essere unito, i numeri civici e quelli di casella postale vengono posti in due diversi campi "numero civico" e "casella postale", abbiamo un problema!


Occorre pertanto delineare un profilo di importazione; non basta unire tra loro di database, perché il database A+B risultante conterrà indicazioni ingannevoli; ad esempio in alcuni record potrebbe apparire una persona il cui indirizzo non conterrà alcuna indicazioni in merito alla via, ma un numero tipo "c-221" nel campo numero civico...



Ciò significa che, in un sistema informatico, un dato, per quanto importante, utile o addirittura indispensabile al miglioramento o ad adempiere specifiche funzionalità di quel sistema, NON ESISTE se non è collocabile in forma coerente, ovvero comparabile con gli altri dati in modo da poter essere misurato, confrontato qualitativamente e quantitativamente, associato, eccetera.


Ma veniamo a... noi!




Il sistema sociale, pur vantando di essere "umano", è basato su meccaniche di tipo informatico.

Ogni informazione, per essere accettata, deve prima essere "normalizzata".
Solo pochi individui possono vantare caratteristiche "non robotiche", in quanto utilizzano parti della psiche che non dipendono dallo spazio-tempo.

La parte divina dell'essere umano è capace di creare il nuovo.

La parte robotica dell'essere umano NON è capace di creare il nuovo, e per questo neppure di vederlo e accettarlo. Ogni cosa, per l'umano-robot, esiste solo in quanto simile ad un altra già nota.

Le cose completamente nuove, vengono quindi accettate dall'umano-robot, e di conseguenza dal sistema sociale informatico da lui creato per interagire con le cose e con altri umani, SOLO PREVIA NORMALIZZAZIONE, ovvero
riduzione delle stesso cose nuove in cose non-nuove.

Ma l'umano-robot ovviamente non ammetterebbe mai questo. E in fondo ha le sue ragioni. Per l'umano-robot il passare da una cosa nota ad un altra cosa nota-migliorata, è chiamato EVOLUZIONE.

Una "cosa nota-migliorata" per l'umano-robot è NUOVA.
Le cose veramente nuove, per l'umano-robot non esistono; egli non può vederle. Egli vede le cose solo quando le riconosce nel suo sistema informatico, ovvero le NORMALIZZA.


Per l'umano-robot, il processo di normalizzazione è necessario, naturale, e utile quanto indispensabile per poter evolvere.

Chiaramente stiamo parlando di evoluzione dell'umano-robot, evoluzione che porta inevitabilmente al concetto di Transumanesimo.
A riguardo, eloquente Sofia Smallstorm http://www.youtube.com/watch?v=Pw12wh_vXmk
Sul tema, anche la mia conferenza di qualche mese fa http://www.youtube.com/watch?v=onN6OxP5mzI
Inoltre, un umano-robot di tipo evoluto, agli occhi degli altri umani-robot, appare simile ad un dio, ad un santo, ad un illuminato...

I guru new-age contemporanei sono, nella massima parte, UMANI-ROBOT NORMALIZZATORI.
Un forte indicatore per riconoscere umani-robot normalizzatori, è lo scrivere libri scontati ma "utili".
In questi libri, una persona sveglia riesce facilmente ad individuare contenuti già noti; tuttavia l'autore rende tali contenuti "attuali, adatti ad essere assorbiti da una mentalità moderna".
In altre parole, li normalizza!
Così ad esempio troviamo Salvatore Brizzi, che appare evidentemente come una mescolanza di Crowley, Ouspensky, Castaneda, Samael... un Magik dove un improbabile Don Juan parla ai discepoli gnostici di azione sociale basata sulla magia dei Sigilli... il tutto sfruttando il sistema economico per il bene degli eletti come in un Prieuré di un Gurdjieff romanzato a comodo.
Ne emerge un abbagliante intelligenza e acutezza di vedute, ampie e di saturante chiarezza, ma prive del fattore astratto che ogni Maestro ha sempre incluso nei suoi insegnamenti.

Triste vederlo citare Jung, che invece tanto amava proprio l'impersonalità e il Vuoto che tutto riempie...

http://larinascitaitalica.com/anima-e-personalita/


E così emergono palesi contraddizioni; palesi ovviamente solo per non-robot.

"Formare un partito con l’anima significa farlo come sacrificio (=fare il sacro) verso gli altri, come servizio verso il prossimo. Un partito che sia mosso dal Cuore rispetta le “regole del gioco” implicite nel fare politica..."
Quante frase fatte... esteriormente sante, intrinsecamente ammorbanti...

L'anima non ha regole, le regole sono solo nel sistema informatico.

Il cuore non è santo, è solo conosciuto come tale dalle masse. L'aspetto lunare del cuore è quello più difficile da vedere; esso è rivestito di santità...



Tutto molto giusto, molto "avanti", ma anche molto ovvio visto che si tratta dei contenuti che negli ultimi 40 anni erano già evidenti per una minoranza di persone sveglie. L'unica differenze è che oggi questi contenuti riescono ad essere visti come giusti da una percentuale maggiore di individui.

Tuttavia, la minoranza di persone che per quaranta/cinquanta anni hanno convissuto dentro di loro con questi contenuti, ora sono evolute, giungendo alla sintesi, verso una visione metafisica.

Ma ovviamente, gli umani-robot normalizzatori non possono comprendere la metafisica.
Dunque normalizzano anche quella, creando delle "religioni della metafisica"...
http://www.metafisicaitalica.it/


O della Cabala...

http://www.kabbalah.it


[ironizzo]

Le parabole di Gesù erano sbagliate; secondo l'umano-robot, infatti, esse possono essere "spiegate" [normalizzate], così possono essere comprese! Ed ecco comparire versioni moderne della bibbia, dove scompaiono i passi più... astratti.





Ma la spiritualità normalizzata non è un fenomeno moderno; già il Pentateuco è stato oggetto di migliaia di tentativi di normalizzazione, che nei secoli hanno portato alla creazione di un gran numero di differenti branche religiose ebraiche.


L'umano-robot è l'umano dove nella sua psiche domina la mente-informatica.

L'anima dorme e gioca in un giardino di sogni, nell'umano-robot.
Questi non potrà mai trascendere ad altri mondi verticalmente evolutivi, perché la mente-informatica può esistere solo nell'orizzonte di questa dimensione.




A voi, fratelli.


Anima mia! Erompi a maturità di fuoco e consuma i pantani e le ossa umide. Dissolvi i reumi delle acque basse nella luce increata!


OSHO: Io vivo spontaneamente


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Estratti da un’intervista con Ken Kashiwahara
Di “Good Morning America” ABC Network, USA


D.: Ti ringrazio molto per il colloquio di questa sera.
Anni fa hai deciso di entrare in silenzio. Di recente hai deciso di parlare con i tuoi discepoli e oggi con noi. Perché adesso hai deciso di parlare?

R: Io vivo spontaneamente. Non decido mai niente in anticipo, tengo il domani aperto: se sento di parlare, parlo; se sento di stare in silenzio, ebbene posso soltanto stare in silenzio. E non chiedo mai a me stesso il perché, dato che non esiste domanda a cui si possa rispondere: tutte le risposte sarebbero arbitrarie. Ragion per cui mi accompagno e scorro semplicemente con il fiume: non chiedo mai dove va, perché si muove, dove sfocerà. E questo è il mio approccio fondamentale alla vita: un totale rilassamento, un abbandonarmi.

D.: Esisteva una ragione di fondo nel tuo aver deciso di entrare in silenzio, o non c’era alcun motivo?

R.: Non vi è mai una ragione, non vivo secondo dei principi, permetto sempre che le cose accadano. Non so perché ho scelto il silenzio, non so perché ho iniziato a parlare di nuovo; ma sono stato felice di stare in silenzio, e sono felice di essere di nuovo uscito dal silenzio; non so cosa succederà domani, forse starò in silenzio, forse parlerò… forse non sarò più qui.

D.: Hai detto che il mondo intero è un caos. Cosa cerchi di creare nell’uomo, nel mondo?

R.: Semplicemente affermo che esiste una via per essere sani, dico che puoi uscire da questa pazzia creata in te dal passato.

D.: In che modo?

R.: Semplicemente osservando come un testimone i tuoi processi di pensiero, questo è il mio metodo di meditazione. Non è una preghiera, perché non esiste un Dio da pregare: è semplicemente un sedersi in silenzio e osservare i pensieri che ti scorrono davanti; un semplice osservare senza interferire, senza nemmeno giudicare perché, nel momento in cui giudichi, hai perso la pura osservazione. Nel momento in cui dici: «Questo è bene, questo è male», sei già rimbalzato nel processo del pensiero.
Occorre un po’ di tempo per creare una distanza tra il testimone e la mente; una volta che questo stacco esiste, avrai una piacevole sorpresa: tu non sei la mente, sei il testimone, un osservatore. Questo processo di osservazione è la reale alchimia della vera religione poiché, via via che diventi sempre più profondamente radicato nell’osservazione, i pensieri iniziano a scomparire; e arriva un momento in cui non ci sono più pensieri. Tu esisti, ma la mente è totalmente vuota: questo è il momento dell’illuminazione. Questo è il momento in cui, per la prima volta, non sei più condizionato, sei sano: un essere umano davvero libero.

D.: Se posso, vorrei chiederti di dare delle risposte dirette ad alcune delle cose di cui abbiamo parlato. Per esempio, è stato scritto, e la gente ha detto, che tu sei il guru del sesso libero.

R.: L’uomo non è per nulla un animale monogamico, è poligamo! E ciascuno lo sa: forse hai una bellissima moglie, ma questo non significa che non sei attratto da altre donne, che una volta ogni tanto non sogni altre donne; qualcuno può avere il miglior marito possibile, ma questo non cambia nulla. L’essere umano è per natura poligamico, la monogamia gli è stata imposta.

D.: Stai dicendo che l’essere umano deve seguire il suo istinto poligamico?

R.: Deve semplicemente seguire la natura, ovunque lo porti… la poligamia va benissimo. In realtà, non è una questione di monogamia o di poligamia; io sono un po’ più avanti: vedo la relazione d’amore o sessuale come un fenomeno assolutamente libero.

INTIMO IDEALE

sabato 25 maggio 2013

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Dedica la tua vita non a delle persone o a delle cose materiali ma ad un INTIMO IDEALE, a un obiettivo virtuoso, a un grande scopo: nella vita le persone e le cose vanno e vengono, mentre l'intento che realizzi resta comunque, l'dea da invisibile diventa visibile, si propaga, col sentimento si espande e perdura per un tempo indefinito ...

RG.VEDA


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OSHO: La sensibilità può essere condivisa


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Ogni bambino nasce sensibile, assolutamente sensibile. Ma la società non vuole che al mondo ci siano così tante persone sensibili: vuole gente con la pelle dura! Ha bisogno di operai, richiede soldati, necessita di ogni tipo di persona coriacea, che ha messo da parte il proprio cuore. Ha bisogno di professori, di intellettuali; necessita di scienziati: sono persone che non pensano ai propri cuori, alla propria sensibilità.

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La sensibilità può essere condivisa in mille e un modo. La cosa fondamentale è l’amorevolezza, non una relazione amorosa! Semplice amorevolezza, senza alcuna condizione, senza chiedere in cambio nulla; riversare il proprio cuore sugli altri, perché straripa di sensibilità, anche su estranei.
Adesso gli scienziati affermano che è possibile dare la mano a un albero e, se sei amichevole, sentirai un’incredibile sensibilità nell’albero stesso.
Si tramandano antiche storie, incredibili… non possono essere vere, ma non si può mai dire: forse lo sono. Si dice che ovunque passasse Gautama il Buddha alberi che non avevano foglie, all’improvviso le facevano crescere, per offrirgli ombra. Quando si sedeva sotto un albero, all’improvviso sbocciavano migliaia di fiori, e iniziavano a cadere su di lui.
Potrebbe essere semplicemente simbolico, ma è anche possibile che sia reale. E quando lo dico, ho dalla mia parte le moderne ricerche scientifiche sugli alberi. Fu il primo premio Nobel dell’India, Jagdishchandra Bose a dimostrare alla comunità scientifica che gli alberi non sono morti: per questo gli fu dato il premio Nobel. Ma da allora gli sviluppi sono stati enormi, Jagdishchandra Bose sarebbe felicissimo di poter tornare e vedere ciò che gli scienziati hanno fatto.
Adesso esiste una specie di elettrocardiogramma che si attacca all’albero: se si avvicina un uomo, un amico con il cuore colmo d’amore, l’albero inizia a danzare anche se non c’è vento, e l’elettrocardiogramma è perfettamente equilibrato: il tracciato sulla carta rivela una bellezza armonica. E quando si avvicina un uomo con in mano un’ascia, con l’idea di tagliare quell’albero, anche se non gli è ancora vicino, il grafico dà in escandescenze: perde ogni simmetria, ogni armonia; impazzisce semplicemente. Qualcosa gli farà del male… è strano, perché l’albero non è stato colpito; è soltanto un’idea nella mente del taglialegna!
L’albero è addirittura così sensibile da cogliere le vostre idee. E se lo stesso uomo si presentasse con in mano un’ascia, ma senza il desiderio di tagliare l’albero, il grafico resta equilibrato: nell’albero non c’è alcuna paura, nessun nervosismo.
Inoltre, gli scienziati sono diventati consapevoli di un’altra cosa: se un albero è scosso dalla paura – non ci avevano pensato… uno scienziato ha messo alcuni elettrodi su altri alberi vicini e, quando l’albero ha iniziato a tremare di paura, anche gli altri alberi hanno partecipato! Di certo erano vecchi amici: cresciuti nello stesso bosco, sicuramente hanno condiviso tra loro l’amore, devono aver vissuto amichevolmente… anche loro reagiscono immediatamente!
L’intera esistenza è colma di sensibilità, e l’uomo è il prodotto più elevato di questa esistenza; naturalmente, il tuo cuore, il tuo essere, è pronto a riversarsi. Tu hai nascosto, represso quella sensibilità: i tuoi genitori e i tuoi insegnanti ti hanno detto di essere un duro, di essere forte, perché questo è un mondo in cui si deve lottare. Se non sei in grado di lottare e di competere resterai un nessuno.
Quindi, solo alcune persone come i poeti, i pittori, i musicisti, gli scultori, che non sono più parte del mondo della competizione, che non sperano di accumulare miliardi di dollari, sono le uniche persone che conservano qualche traccia di sensibilità.
Ma chi medita è sulla via di essere un mistico: diventerà sempre più sensibile. E più condividi la tua sensibilità, il tuo amore, la tua amichevolezza, la tua compassione, più ti avvicinerai alla meta di essere un mistico.

“Il mio povero marito” sospira la signora Ginsberg rivolta al suo psichiatra, tirandosi dietro il marito “è convinto di essere un parchimetro!”
L’analista osserva l’uomo silenzioso e remissivo e chiede: “Perché non dice qualcosa lui? Non può parlare?”
“Come potrebbe” replica la signora Ginsberg, “con tutte quelle monete in bocca?”

Nella mia visione, un sannaysin è colui che fa ogni sforzo per liberarsi dalla follia in funzione della quale è stato condizionato. La sensibilità ti aiuterà immensamente a renderti sano, percettivo. E se continui a procedere nella giusta direzione, diventerà la tua meditazione, e alla fina la tua esperienza mistica dell’illuminazione.

OSHO: Come mai divento così sensibile?

venerdì 24 maggio 2013

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Questo DVD è stato pubblicato all’interno della “OSHO Emotional Wellness Library” da Planeta De Agostini, in Spagna.


D.: Come mai divento così sensibile? Da dove nasce? Inoltre, è possibile condividere la sensibilità?

R.: Prem Anugita,
ogni bambino nasce sensibile, assolutamente sensibile. Ma la società non vuole che al mondo ci siano così tante persone sensibili: vuole gente con la pelle dura! Ha bisogno di operai, richiede soldati, necessita di ogni tipo di persona coriacea, che ha messo da parte il proprio cuore. Ha bisogno di professori, di intellettuali; necessita di scienziati: sono persone che non sanno nulla dei propri cuori, della propria sensibilità.
È qualcosa di assolutamente meraviglioso il tuo sentirti sensibile. Forse una donna è più capace di essere sensibile di un uomo, perché non dovrà essere un soldato, non ci si aspetta che uccida la gente. Una donna è più sensibile di un uomo, perché la società ha rifiutato le donne per qualsiasi lavoro rilevante.
È una benedizione camuffata… la donna è rimasta ancora umana, mentre l’uomo è diventato un mostro. Tutto il suo lavoro sembra essere uccidere o essere ucciso; tutta la sua vita è dedicata all’accumulo di un numero sempre maggiore di armi. Sembra che la Seconda guerra mondiale non l’abbia soddisfatto: sta preparando la Terza! E ricorda, ogni volta che al fronte muore un soldato, muore un padre, un figlio, un marito.
Gli uomini lottano e si uccidono a vicenda, e le donne soffrono. E poiché le donne hanno sofferto per secoli, sono diventate sempre più sensibili alle sottili sfumature della gioia, della sofferenza, della sofferenza, del piacere.

Non chiedere: “Come mai divento così sensibile?”
Nasci sensibile, è un tuo diritto di nascita. Qualora non ti sentissi sensibile, potresti chiedere: Come mai non mi sento sensibile?
La sensibilità è una delle maggiori qualità dell’essere religiosi.

Si narra di uno degli uomini più insigni del Ventesimo secolo, George Bernard Shaw: un uomo andò a trovarlo, era un artista molto creativo, un romanziere, e vide una vastità di splendidi fiori nel suo giardino… qualcosa di incredibile.
E quando entrò nella stanza di George Bernard Shaw non c’era un solo fiore. Gli chiese: “È strano… hai un’infinità di splendidi fiori in giardino, è una tale abbondanza! Non potresti coglierne qualcuno e metterli in un vaso nella tua stanza?”
George Bernard Shaw disse: “Amo anche i bambini. Sono belli come qualsiasi fiore, ma non taglio loro la testa per decorare il mio soggiorno! I fiori sbocceranno, danzeranno nella pioggia, nel sole, nel vento: là sono vivi. Io non sono un macellaio, non posso tagliar via un fiore dalla sua sorgente vitale, e non mi piacere avere cadaveri nella mia stanza!”

Aveva ragione. Era un uomo sensibile, estremamente sensibile.

Tu chiedi: “Da dove nasce?”
Nasce dal tuo stesso essere. Non cercare un’altra sorgente all’esterno: è la tua natura!

“Inoltre, è possibile condividere la sensibilità?”
Certamente!
Forse hai osservato che, dando la mano ad alcune persone, hai la sensazione di scuoterla con il ramo morto di un albero: nessuna vita, nessun calore, nessuna energia. E avrai anche sperimentato il contatto con la mano di qualcun altro, con il quale hai sentito che qualcosa veniva trasmesso: qualcosa si è connesso tra le vostre energie… un calore, un’amorevole amichevolezza. Queste sono le persone che ti faranno sentire nutrito, se ti siedi con loro; e se ti siedi insieme alle altre, simili a rami morti di un albero, avrai la strana sensazione di venir prosciugato.
La sensibilità è l’inizio di una nuova apertura nel tuo essere. Non aver paura, continua a scalare sempre più in alto, diventa sempre più sensibile: se tutto va bene, ti donerà la suprema fioritura dell’umanità – la rosa mistica.

MEDITAZIONE - QUARTA VIA

giovedì 23 maggio 2013

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dal libro: tecniche della meditazione orientale - di C. Lamparelli



OSHO: Matrimonio e bambini


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Estratti da un’intervista con Howard Sattler di “6PR Radio”, Australia.

“La libertà per me è il valore supremo: non esiste nulla di più elevato della libertà.” Osho

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D.: Ti sei mai trovato sul punto di sposarti?

R.: No, mai. Fin dall’inizio sono stato contrario al matrimonio. Perché vorrebbe dire limitare la propria libertà. Legarsi legalmente a una donna o a un uomo, no! Per me la libertà è il valore supremo: non esiste nulla di più elevato della libertà.
È stato difficile, perché ho dovuto lottare fin dall’inizio: i miei genitori erano perplessi, la mia famiglia era allibita, ma io dissi loro con estrema chiarezza che non mi sarei mai sposato. Sarebbero stati felicissimi se fossi diventato un monaco celibe; ma dissi: “No, non sarò neppure un monaco votato al celibato!”
Quello per loro era il guaio: se fossi stato un monaco celibe, sarebbero stati felici. Sarebbero stati orgogliosi del loro figlio: era diventato un grande monaco! Dissi: “No, entrambe sono sventure. Io camminerò esattamente nel mezzo, sul filo del rasoio”. E mi sono goduto incredibilmente questo cammino.

D.: Allora cosa puoi dire a tutte le persone che nel mondo sono sposate? Tutti devono divorziare?

R.: Tutti dovrebbero divorziare, senza eccezioni. Le persone dovrebbero incontrarsi e amarsi occasionalmente, quando si presenta l’occasione. Non dovrebbero sussistere situazioni sgradevoli, come quando una moglie deve fare l’amore con un uomo che non ama più, perché deve fare il suo dovere. E il marito fa il suo dovere: facendo l’amore con la moglie forse sta pensando a un’altra… e la donna potrebbe pensare a un altro uomo! Che sorta di società nevrotica avete creato? Se non vi amate, quantomeno siate umani e ditevi francamente che è stato bello stare insieme, ma adesso è finita: ditevi addio!
Io vorrei che il matrimonio scomparisse completamente dal mondo; e con il matrimonio scomparirà il divorzio. Con il matrimonio scomparirà la prostituzione. Con il matrimonio scomparirà la maggior parte del lavoro dei preti. Con il matrimonio in pratica scomparirà il novantanove per cento del lavoro degli psicanalisti, dei terapisti, degli psichiatri. È il matrimonio che crea ogni sorta di perversione psicologica, le repressioni e il senso di colpa.
È semplicemente umano vedere una bella donna e voler passare un po’ di tempo con lei: non occorre alcun permesso divino. Anche il vostro Dio ha commesso uno stupro nei confronti della Vergine Maria, che non era consenziente!

D.: Credi a quella storia?

R.: Credo a quella storia perché dimostra che il vostro Dio è uno stupratore; altrimenti, non ci credo. Gesù dev’essere un bastardo: di certo non era il figlio di Giuseppe e, solo per coprire ogni cosa, è stata inventata quella storia incredibile.

D.: Si è chiamato in causa Dio!

R.: Si dice che Dio sia una trinità: Dio, lo Spirito Santo e il figlio. Lo Spirito Santo agì, ma è parte di Dio. È come la mia mano che è parte di me, e i tuoi genitali sono parte di te: lo Spirito Santo è parte di Dio… forse si tratta dei suoi genitali! Altrimenti, come avrebbe potuto mettere incinta una vergine?

D.: Che dire delle responsabilità familiari? Le responsabilità dei coniugi verso i loro figli, per esempio?

R.: I bambini dovrebbero essere una responsabilità della Comune, non della famiglia. È la famiglia che crea problemi incredibili nelle menti dei bambini. Trasmette loro tutte le malattie, tutte le superstizioni, tutti gli stupidi pregiudizi, teologie, religione, appartenenze politiche: li impone al bambino! Il bambino dev’essere liberato dalla famiglia. Se volete un uomo nuovo… ebbene, la famiglia è un’istituzione orribile, il suo tempo è finito. Dovrebbe essere sostituita dalla Comune. In quel caso sarebbe semplicissimo: la Comune si prenderebbe cura di tutti i bambini.
Ci saranno il padre, la madre che potranno incontrare il bambino, il bambino potrà andare a trovarli; ma, fondamentalmente, sarà una responsabilità della Comune prendersi cura dei bambini. I bambini avranno molti zii e molte zie, e avranno molte più opportunità di contatti umani con tipologie di persone differenti: ne verranno incredibilmente arricchiti.
I nostri bambini sono davvero deprivati: conoscono solo un uomo, una donna, e conoscono il continuo bisticciare tra di loro. La donna punzecchia il marito, il marito picchia la moglie. Ed è a questo che li addestrate: il tuo figliolo ti imiterà; sarà una tua fotocopia, consciamente o inconsciamente. Tua figlia replicherà tua moglie, consciamente… inconsciamente. È per questo che nessun figlio riesce mai a perdonare suo padre, e nessuna figlia riesce a perdonare sua madre: perché hanno distrutto la loro vita. È un fenomeno psicologico assolutamente dimostrato.
Viceversa, se la Comune se ne prende cura, conosceranno tanti tipi di persone diverse. E questa è la mia esperienza: ogni persona è così unica che più incontri, più occasioni di intimità, più relazioni d’amore hai, più sarai ricco.

Tratto da: The Last Testament, vol. 1, discorso # 15

OSHO: Strane conseguenze del cazzo

mercoledì 22 maggio 2013

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Nota all’ascoltatore: in italiano “fuck” e le sue declinazioni hanno il significato di “fottere”, “fottuto”, “fottiti” ma anche “vai a fare in culo” e “cazzo”.
In questa versione della disamina di Osho sulla parola, abbiamo cercato di avvicinarci alla logica che accompagna l’uso del vocabolo in inglese… come si può notare, in alcuni casi si intercala inevitabilmente e inesorabilmente con il termine diventato da noi il vero comune denominatore nei nostri dialoghi: cazzo!

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Quando Friedrich Nietzsche ha dichiarato: “Dio è morto”,  Fuck è diventata la parola più importante della lingua inglese e…

Il problema è questo: se Dio è morto, si perde la parola più importante della vostra lingua e si avrà bisogno di un sostituto. Dio era un culmine, un estremo, e quando un estremo scompare dalla tua prospettiva mentale, diventa necessario ed è inevitabile cadere all’altro estremo.
Ebbene, questo è ciò che è successo, Milarepa: al posto di Dio, il termine “cazzo” è diventato la parola più importante nella vostra lingua. Anche se Friedrich Nietzsche ritornasse, sarebbe sorpreso e in un modo o nell’altro vorrà resuscitare il Dio morto, perché sembra davvero stupido… d’altra parte, è necessaria un’analisi dettagliata, si deve fare una ricerca…

Una delle parole più interessanti nel linguaggio odierno è la parola “cazzo”. È una parola magica: il semplice suono permette di descrivere dolore, piacere, odio e amore.
Nel linguaggio può appartenere a differenti categorie grammaticali. Può essere usato come verbo transitivo: “John e Mary cazzeggiano”, e intransitivo: “John e Mary sono stati cazziati”, come un sostantivo: “Mary è una ragazza del cazzo”; oppure come un aggettivo: “Mary è un cazzo bella”.
Come si può vedere, non vi sono molte espressioni con la versatilità di “cazzo”.
Oltre al significato sessuale, si hanno anche le seguenti valenze:

Ignoranza: Che cazzo ne so?
Difficoltà: Cazzo, sono stato fregato!
Frode: Quel cazzuto mi ha bidonato.
Aggressione: Fottiti cazzone!
Scontento: Cosa cazzo sta succedendo?
Difficoltà: Non riesco a capire un cazzo di questo lavoro.
Incompetenza: È un inetto del cazzo.
Sospetto: Cosa cazzo stai facendo?
Gioia: Cazzo, che bella giornata!
Richiesta: Vai fuori dal cazzo.
Ostilità: Ti schiaccio la tua testa di cazzo.
Benvenuto: Ciao, chi cazzo sei?
Apatia: Chi cazzo se ne frega?
Innovazione: Dobbiamo proprio comprare un cazzo di martello nuovo!
Sorpresa: Che cazzo ci fai, qui?
Ansietà: Non riesco a combinare un cazzo.

Ed è anche molto utile alla salute, se ogni mattina lo usi come meditazione trascendentale: appena alzato, come prima cosa, ripeti cinque volte il mantra “cazzo”… ti pulirà sicuramente la gola!

Okay, Vimal?


Tratto da: The Great Pilgrimage: from here to here, Discorso # 23

LA FEDE SOLARE - conferenza di Gnosi del Fuoco


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Alchimia e Viaggio Astrale - la visione di Carl Gustav Jung


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SERIAL EXPERIMENT LAIN

martedì 21 maggio 2013

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All'interno di una società in bilico tra mondo fisico e digitale, questo psichedelico anime è incentrato sulle distorsioni psichiche "della rete" (Wired) e sulle peripezie della protagonista Lain che sarà alle prese con i capricci di uno pseudo "Dio" virtuale intento a plasmare l'inconscio collettivo dell'umanità.


http://www.youtube.com/playlist?list=PL3414534EB95B44D9

MEDITAZIONE secondo AUROBINDO


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dal libro: tecniche della meditazione orientale - di C. Lamparelli


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OSHO: I sogni sono la tua vita non vissuta


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D.: Una cosa di te mi incuriosisce. Ho sentito dire che non sogni, e mi chiedo se questo sia vero. Come mai, come mai non sogni? Perché pensi di non sognare?

R.: È vero, si deve comprendere perché si sogna.
Si sogna perché ci sono alcuni momenti incompiuti, desideri repressi; cose che vuoi fare, ma non puoi fare a causa della società, a causa della cultura, a causa della religione. Gli animali non sognano. I popoli primitivi non sognano.
Ho incontrato in India delle tribù aborigene che, vivendo ancora come cinquemila anni fa, non sognano. Più un uomo viene represso, civilizzato, inizia a reprimere la sua natura e a proiettare una determinata personalità che è rispettabile, allora ecco che ci sono i sogni.
I sogni semplicemente ti aiutano: ciò che non puoi fare nelle tue ore di veglia, puoi farlo quando dormi: sono una forma di surrogato. Per questo Sigmund Freud e la sua scuola di psicoanalisi erano tanto interessati ai tuoi sogni. Non erano affatto interessati a cosa pensavi durante il giorno: quello non è altro che ipocrisia; ciò a cui erano interessati era quello che sogni di notte, perché questo fornisce la chiave della vera persona.
Ma un Sigmund Freud sarebbe assolutamente confuso, se mi incontrasse. Infatti io non lascio mai niente di incompleto. Faccio solo quello che voglio fare, incurante di ogni conseguenza. Non mi interessa la rispettabilità, non mi interessa ciò che gli altri pensano di me; semplicemente vivo la mia vita. E poiché io vivo così intensamente e totalmente non vi è alcun residuo che possa creare i sogni. I sogni sono la tua vita non vissuta.

Puoi provare un semplice esperimento. Un giorno digiuna, e nella notte avrai dei sogni in cui mangi del cibo, un cibo veramente delizioso: digiunare crea un sogno sul cibo. Nel corso della giornata reprimi i tuoi desideri sessuali e nella notte farai sogni erotici.

L’interesse di Freud era più che corretto: per conoscerti veramente, si devono conoscere i tuoi sogni. Una volta che i tuoi sogni sono conosciuti, puoi essere aiutato a diventare più naturale, meno represso… E quali sono i punti della tua vita dove hai negato te stesso, sacrificato te stesso in nome del Paese, o in nome della religione?
Io non ho mai sacrificato nulla. Non ho mai fatto nulla contro me stesso: qualsiasi cosa voglio dire, la dico; qualsiasi cosa voglio fare, la faccio. Non ho mai seguito nessuno; non ho mai seguito i suggerimenti di qualcun altro. Conduco una vita veramente innocente, primitiva, semplice. Motivo per cui non ci sono sogni.


Tratto da: The Last Testament, Vol. 2 capitolo # 12

Tensegrity

domenica 19 maggio 2013

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Playlist tensegrità:

http://www.youtube.com/user/anon9786/videos?view=1&flow=grid

Guida alla Dimensione Astrale


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L’uomo che piantava gli alberi


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ONE - documentario


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OSHO: La coazione che spinge alla conquista di potere e prestigio


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Primo: tu non sei mai stato accettato così come sei dai tuoi genitori, dagli insegnanti, dai vicini, dalla società: tutti hanno cercato di perfezionarti, di renderti migliore.
Un continuo condizionamento negativo, ha generato in te questa idea: «Così come sono non vado bene, manca qualcosa. E devo essere altrove, non qui: questo non è il posto in cui dovrei essere, mi aspetta qualcosa di superiore, di più potente, di più dominante, un maggior rispetto, una fama più grande».
Questa è solo la metà di questa brutta storia, che sarebbe meglio non accadesse: si potrebbe facilmente evitare se le persone fossero un po’ più intelligenti nel loro essere madri, padri, insegnanti. Non si deve plagiare il bambino: dovete aiutare lo sviluppo del rispetto per se stesso, dell’accettazione di sé.
Ma la seconda parte è di un’importanza immensa. Anche se tutti questi condizionamenti fossero eliminati – vieni deprogrammato e tutte queste idee vengono tolte dalla tua mente –, comunque sentirai di non essere all’altezza; ma quella sarà un’esperienza totalmente diversa. Le parole sono le stesse, ma l’esperienza sarà diversa.
Tu non vai bene, nel senso che potresti essere di più. Non si tratterà di diventare famoso, rispettabile, potente, ricco: quella non sarà più una tua preoccupazione. Ciò che metterai a fuoco è il fatto che il tuo essere è solo un seme: nascendo, non vieni al mondo in quanto albero; nasci solo come un seme, e devi crescere fino a giungere a fioritura: quella fioritura sarà il tuo appagamento, la realizzazione.
Questa fioritura non ha nulla a che vedere con il potere, nulla a che fare con il denaro e i giochi politici: ha qualcosa a che fare unicamente con te, si tratta di un progredire dell’individuo.

Un seme deve viaggiare a lungo prima di fiorire. Questa pulsione è splendida: ti viene data dalla natura stessa. Ma la società, finora, è stata molto astuta; modifica, devia, distrae i tuoi istinti naturali in qualcosa di socialmente utile.
Questi sono i due aspetti che ti danno la sensazione che, ovunque ti trovi, manchi qualcosa: devi ottenere qualcosa, conseguire qualcosa, diventare un conquistatore, un arrampicatore.
Adesso ti occorre tutta la tua intelligenza per stabilire con chiarezza qual è la tua pulsione naturale, e qual è il condizionamento sociale: disfati del condizionamento sociale, è tutto pattume! Così che quella natura resti pura, incontaminata. E la natura è sempre individualistica.
Crescendo fiorirai: potresti diventare una rosa, qualcun altro potrebbe fiorire e diventare una margherita. Tu non sei superiore perché sei una rosa, lui non è inferiore perché è una margherita: entrambi siete giunti a fioritura, quella è la cosa importante; e quella fioritura darà un profondo appagamento.
Ogni frustrazione, ogni tensione scompare; su di te discende una profonda quiete, una pace che trascende ogni comprensione. Ma, come prima cosa, devi disfarti totalmente del pattume della società; altrimenti continuerà a distrarti.
Devi essere ricco, ma non facoltoso: la ricchezza è qualcos’altro. Un mendicante può essere ricco, e un imperatore può essere povero. La ricchezza è una qualità dell’essere.


Tratto da: The Transmission of the lamp, capitolo 26, seconda domanda

MEDITAZIONE ZEN


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dal libro: tecniche della meditazione orientale - di C. Lamparelli

TU PROVACI !!! NON SI SA MAI...

sabato 18 maggio 2013

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Gergo dell'anima (poesie di Simona Scudeller)


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->  http://simonascudeller.wordpress.com/


anime di vita

Non ti credo vita
menti a questo gene impazzito
elargendo sogni aggrovigliati
gramigna infame su speranze maltrattate
-è solo amore il motore del tempo?-
Menzogna dei nostri avi
livido domani di sopravvivenza
Ti osservo vita
affaccendata ad ordinare il caos
fonte dinamica dell’evoluzione
Di luci e ombre
nutro il pensiero
Peccato e redenzione
margini di un equilibrio distorto
Ho memoria del tuo idillio fatuo
ambigua euforia delle emozioni
ammali cuori in erba
Ai miei occhi sei il viaggio
agognato e voluto vivere di me
appartenendo ad esistenze di anime familiari



Morte di miele


Diamantini riflessi
come porpora fluida
ricamano margini sfibrati
soggiogati al pensiero
Volontà di fede in rovina
al fluire venoso di Eros
dove uteri violati
divengon dimora d’estasi
Lo sguardo si perde
su laghi di smeraldo
tra lingue di miele
a nuova morte si concede
ed  oltre quella soglia
l’infinito è materia




Stanca follia

sacrificio immane ripetuto
specchio di monsoni imbrigilati
corre stanco il cuore
tra battiti smorzati
e volontà abbattute
regna terrore
sulle vitree esistenze
il cielo rimane lo stesso
domus di anime ferite
dove si nasconde la paura
e nella fatica di vivere
la follia diviene respiro

 

Sogno alla deriva

 

Nella luce del caos
barcollo inquieta
sotto raggi lievi d’ombra
trovo ristoro
Vacillo alla deriva
nelle notti insonni
accogliendo fendenti dal fato
Messaggio sinistro
custodito nell’anima lesa
dono ingrato dell’intelletto
Spossata
lusingo itinerari incerti
e comprimo sogni




Volontà in disuso


Scorre via questo vento
insulto alle attese
nel gorgoglio di passioni lontane
Incrocio di vite staccate dal reale
in un pensiero sfuggito all’oblio
muto andirivieni di gente persa
tra emozioni gelate e brividi sopiti
Si cela materia viva
tra le macerie dimenticate
rabbie in disuso alimentano vuoti
nei sotterranei dell’indifferenza
Fragili presenze come lava
disperdono seme di vita
e il dubbio
muovendo “il cielo e le altre stelle”
compie volontà d’infinito


Osservo il mio Tempo
e guardo rimestare quei ricordi
che il sole ha messo in ombra
Voglio dismettere i pensieri
prosciugo i silenzi mentre chiudo
a passi lenti
il sipario su scene d’illusioni
E torna luce d’esistenza
spiraglio di giorni incisi
sulla carta della vita



segreto d'esistenza

 
A piedi nudi
percorri la visione
abbraccio di un teatro
il grembo che ti accolse
Racconti aneliti di vita
vagito antico
diffuso nel tempo
- figlio del cielo
sei spirito in petto -
Ancorato in ventre
permane il tuo giaciglio
ricordo di un dolore
mai estinto
E come tua madre
persisti
vegli in segreto l'esistenza
che non hai avuto


memorie di domani



Osservo il mio Tempo
e guardo rimestare quei ricordi
che il sole ha messo in ombra
Voglio dismettere i pensieri
prosciugo i silenzi mentre chiudo
a passi lenti
il sipario su scene d’illusioni
E torna luce d’esistenza
spiraglio di giorni incisi
sulla carta della vita
E’ di pelle l’essenza
patrimonio genetico di domani
che incalza e mi conduce
a nuove storie di memoria



Cronaca notturna – Mistero -


E’ nelle attese che mi sembra di toccarti, di sentirti pelle e odore, in quell’opera che la mente inscena.. nei momenti di silenzi, lo zero assoluto del rumore mi risucchia nel calore virtuale di una proiezione.
Tu non senti il mio richiamo, non ascolti il mio pensiero che giunge a te come fantasma senza dimora. Mentre in altro corpo cerco l’essenza  del ricordo di un respiro.. avvinghiata all’ombra di un abbraccio si perde il desiderio tra le note di un lamento sussurrato..
Le cronache notture del mio navigare in acque sconosciute sono l’appiglio che mi accompagna quando le nebbie della disillusione offuscano gl’intenti..
Nelle notti di bramata solitudine, quando il sonno tarda ad arrivare, il foglio accoglie paziente il racconto dei miei viaggi… di cui tu sei…sì, sei compagno impavido e feroce…
Tu Mistero, tu che ipnotizzi la mia curiosità, tu che catalizzi questa carne sensibile all’ignoto.. violenti il buio e divieni brace sulla quale ardere nel sogno…



Gergo dell’anima

Non è tristezza
ciò che opprime i miei respiri
Non è la gioia
che esplode in un sorriso
Quel velo lucido
che da mistero
ai miei silenzi

E’ malinconia degli occhi
di chi sente nel profondo
Fluido scorrere di eventi
che accrescono i sospiri
-mi appartengo-

Come ombra mi osservo
fedele al mio destino
pago il riscatto
allo straniero
che ha in ostaggio
il desiderio d’essere amata

Raccolgo in un abbraccio
tutto il sapore di parole mai ascoltate
segni invisibile agli sguardi
e resto traccia nel tempo

Il gergo dell’anima
è un codice d’onore
di antichi cavalieri
convenzione di un linguaggio
scibile agli eletti
ai sensi condannati.




anima di seta

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