Il NON-FAREl degli Sciamani Toltechi

mercoledì 8 maggio 2013

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(Don Juan) Definiva il non-fare come un’attività non connaturale che interessa la totalità del nostro essere, forzandolo a prendere coscienza del suo segmento luminoso. (Rif: Carlos Castaneda – Il Dono Dell'Aquila)

Il non fare è l’atto di scegliere una via diversa o opposta a quella che si sarebbe scelta normalmente. (Rif: Theun Mares – Il Ritorno Dei Guerrieri)

Il primo compito che viene assegnato ad ogni apprendista è quello di incominciare a cancellare sistematicamente il suo condizionamento sociale, dal momento che essendo fermamente legato ad esso, non potrà avere nessun vero progresso. La tecnica per svolgerlo viene chiamata non fare, ed è praticata contemporaneamente con la ricapitolazione. (Rif: Theun Mares – Il Ritorno Dei Guerrieri)



Il non fare è l’atto di svolgere un ruolo scelto nel momento, ma siccome non si sa che cosa porterà il momento successivo, necessita della capacità di improvvisare. All’inizio è difficile per tutti, ma quando uno sviluppa la comprensione di se stesso, può iniziare ad anticipare le risposte emozionali di qualcuno. Conoscere se stessi è una delle ragioni per cui la tecnica della ricapitolazione è così tanto importante. Ovviamente più conosciamo noi stessi e più possiamo anticipare, e quindi il non fare diventa più facile e ancora più facile, a prescindere dal fatto che è molto divertente!

Nel non fare scegliamo deliberatamente di adottare un ruolo che è diametralmente opposto al nostro vecchio comportamento abituale. Se dunque un apprendista solitamente manca di fiducia, praticherà il non fare agendo deliberatamente come un uomo sicuro. L’apprendista è ben consapevole del fatto che questo è solo un atto, ma se gioca bene la sua parte quelli intorno a lui si convinceranno che lui è davvero un uomo molto sicuro. (Rif: Theun Mares – Il Ritorno Dei Guerrieri)

I giochi che facciamo con noi stessi o con gli altri sono molto potenti perché, anche se l’uomo non ne è generalmente consapevole, sono giochi di potere alimentati dall’intento. Qualsiasi gioco facciamo inizia come un gioco, ma se lo giochiamo bene abbastanza a lungo, finisce come realtà.

Non fare è un gioco da guerrieri; una partita che si fa con noi stessi, una sorta di solitario psicologico. Questo è quello che è conosciuto come agguato a se stessi. Giocando con il non fare, il guerriero può e deve recuperare le fibre che ha perso e respingere quelle che sono estranee al suo bozzolo. Tuttavia questo non è l’ultimo dei benefici e degli effetti del non fare. Praticando il non fare il guerriero sa che sta lentamente ma sicuramente allentando il suo punto di unione e muovendolo frazione per frazione. Un’analogia potrebbe aiutare a rendere più chiaro questo punto. Se il punto di unione è come un dado da avvitare arrugginito sul perno delle nostre vecchie abitudini, allora il non fare è come un olio penetrante e la nostra motivazione a praticarlo è come la chiave con cui stiamo cercando di sbloccare il dado. Ciò che chiamiamo motivazione non è altro che intento. Con l’andare del tempo il non fare saturerà e ammorbidirà la ruggine della condizione sociale, e il nostro tentativo costante di allentare il dado rafforzerà l’intento fino a quando non sarà abbastanza forte per spostare il dado. (Rif: Theun Mares – Il Ritorno Dei Guerrieri)

Don Juan era solito dire che la funzione dei non-fare è di creare un'ostruzione nella focalizzazione abituale della nostra prima attenzione. I non-fare sono, in questo senso, manovre destinate a preparare la prima attenzione per il blocco funzionale del primo anello del potere, o, in altre parole, per l'interruzione dell'intento. (Rif: Carlos Castaneda – Il Dono Dell'Aquila)

Mi rammentò di avermi descritto in passato il concetto di fermare il mondo. Mi aveva detto che, per gli stregoni, fermare il mondo era necessario quanto per me leggere e scrivere. Consisteva nell'introdurre un elemento dissonante nel tessuto del comportamento quotidiano allo scopo di arrestare il flusso degli accadimenti ordinari, di solito uniforme, accadimenti catalogati nella nostra mente dalla ragione. L'elemento dissonante era chiamato “non-fare”, o l'opposto di fare. “Fare” era tutto ciò che faceva parte di un tutto di cui noi avevamo un resoconto conoscitivo. “Non-fare” era un elemento che non faceva parte di quel tutto già studiato. (Rif: Carlos Castaneda – Il Potere del Silenzio)

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