BEVI IL NETTARE COSMICO

mercoledì 29 ottobre 2014

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Piove ogni giorno Nettare dal cielo ma voi avete la coppa capovolta. Quando deciderete di girarla noterete con stupore che si riempirà all’istante … ma il Nettare pioveva anche prima, eravate voi ad avere la coppa capovolta

(Buddha)

Lascia andare! Mooji racconta una storiella (LET GO! Mooji tells a joke )





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PROGETTO ZION | FORMAZIONE | 5.10.2014, Ferrara | D. Damiano - Framme...

martedì 28 ottobre 2014




USCIRE DAL FIUME DELLA VITA

sabato 18 ottobre 2014

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by Claudio Lamparelli
Con il karma che abbiamo avuto (genetico, fisico, psicologico, storico, religioso, familiare, ecc.) non possiamo far finta di nulla e scegliere un altro percorso. È come scendere un fiume: una volta in acqua, dobbiamo seguire la corrente e fare i conti con il percorso obbligato dell’alveo. E qui c’è la varietà dei nostri destini, delle nostre doti, dei nostri difetti, delle nostre esistenze, delle nostre morti.
Volenti o nolenti, dobbiamo seguire il fiume e andare là dove ci porta, fino in fondo, finché non sfocia in mare.
Poiché l’acqua compie sempre lo stesso percorso, dalla sorgente alla foce, il ciclo non s’interrompe: una volta giunta in mare si fonde con l’acqua salata, evapora, sale in alto, ridiscende sotto forma di pioggia e infine ricade ad alimentare quella sorgente o un’altra.
Come fare, allora, a cambiare il nostro destino?
Dobbiamo riflettere su questo ciclo che, pur nelle diversità individuali, è lo stesso per tutti. Magari in un’ansa particolarmente calma, dove l’acqua rallenta la sua corsa, possiamo provare il desiderio di rallentare o di fermarci. Lì possiamo ripensare a ciò che è accaduto, alle mille o ai milioni di volte che siamo ridiscesi da quel fiume o da un altro, e decidere che vogliamo interrompere quel ciclo di “va e vieni”. Ne abbiamo abbastanza.
Il più è rimanere consapevoli di questo stato di cose e di questa decisione, in modo da non farsi riafferrare dal desiderio di ritornare nel ciclo. Naturalmente, conta molto non aver lasciato nessuna esperienza incompiuta, provare un senso di sazietà o di noia, vedere la caducità di tutte le cose ed aspirare profondamente ad altro.
Così si compie il destino di qualcuno che non rientrare più in circolo. Evaporerà in alto, ma non discenderà più sotto forma di acqua.

VERA NATURA

venerdì 17 ottobre 2014



Proprio come tra lo stato di veglia e lo stato di sogno c’è uno stato di sonno profondo, in cui traluce il tuo vero sé, così tra una pensiero e l’altro c’è un momento di “vuoto ”in cui recuperi la tua vera natura.
Ma poiché lì non funziona più la tua mente abituale, non sai niente di quel che vi succede.
Dunque, la tua vera natura è sempre presente. E sei tu che te ne tiri fuori con i tuoi pensieri.
(C. Lamparelli)

La quiete della mente

martedì 14 ottobre 2014



di C. Lamparelli

Le persone “normali” non riescono a stare quiete in una stanza nemmeno per cinque minuti. Subito devono muoversi o fare qualcosa. E, se non fanno, pensano, fantasticano, rimuginano, ricordano fatti della vita e guardano film (più o meno mentali).
Anche chi vuol essere spirituale, che fa? Va in pellegrinaggio, prega, compone sermoni, studia le fonti antiche, cerca di imitare qualche santo, si circoncide, si battezza, legge i testi sacri, compie rinunce, fa yoga, cerca maestri, compie complicati esercizi di meditazione, parte missionario, indossa una tonaca, fa catechismo, vuole conquistare gli altri…

Nessuno che se ne stia fermo e quieto nell’unico posto che è la fonte della spiritualità. Lì - nel proprio sé più profondo.

PIU' LA PRENDI SUL SERIO, PIU' LA VITA TI PRENDE PER IL CULO

lunedì 13 ottobre 2014



La vita si beffa di coloro che la mettono sempre sul personale,
... deride i critici opinionisti del senso della vita,
... gioca con i l-Ego dei ricercatori della verità,
... oscura la via ai luminescenti risvegliati

Il sonno profondo

giovedì 9 ottobre 2014

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by Claudio Lamparelli
 
Qualche volta propongo quella che potrebbe essere definita la “meditazione del pisolino”. Non si tratta di una mia invenzione, ma di una tecnica che risale all’antichità delle Upanishad. In questi testi, infatti, si nota come esistano quattro stati fondamentali dell’essere: la veglia, il sogno, il sonno profondo (senza sogni)  e il “quarto stato” (il fondamento da cui sorge tutto).
Ora, la veglia e lo stato di sogno sono caratterizzati dal dualismo, perché c’è sempre un soggetto che conosce e un oggetto che è conosciuto, entrambi impegnati in un gioco di specchi senza fine. Ma già nel sonno senza sogni - il pisolino - la distinzione scompare: non c’è il sognatore e non c’è il sognato. E che cosa rimane?
Voi non potete ricordarvi di nulla, perché non c’è la coscienza con le sue divisioni. Ma, poiché vi siete risvegliati, è evidente che c’era qualcuno che conduceva il gioco. Questo “qualcuno” è in realtà il vostro sé. Nel pisolino, dunque, voi entrate in contatto con il vostro sé più profondo perdendo nello stesso tempo il rapporto con il vostro ego, con la persona che pensa e che si divide, con l’individuo che si staglia isolato proiettando il suo mondo.
Il pisolino è dunque un aiuto che vi viene dato dalla natura per farvi ricordare che il vostro vero sé è sempre presente e che sta al fondo di ogni stato dell’essere.
Infatti, mentre da un sonno pieno di sogni potete svegliarvi impauriti o stanchi, dal pisolino vi svegliate sempre più freschi.
Per forza: siete entrati in contatto con le radici del vostro essere.
Questo sé è sempre presente anche durante la giornata. Ma viene oscurato o dimenticato nelle varie attività, nei vari stati dell’essere.
Ed ecco allora la seconda meditazione: il ricordo. Ricordarsi ogni tanto, all’improvviso, che voi non siete soltanto quell’io che pensa e che proietta il mondo. Al di sotto vi è sempre il sé silenzioso e cosciente, che non perde mai la propria presenza.

C’è dunque qualcosa che può essere sperimentato, ma non conosciuto (con la mente dualitica). Ed è ovvio: l’essere lo si può solo essere, non conoscere.

Lavoro in calma, lavoro nel mondo.

martedì 7 ottobre 2014

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di rocco bruno
"L'energia viene soprattutto spesa in emozioni inutili e sgradevoli, nell'ansiosa attesa di cose spiacevoli possibili ed impossibili, consumata dai cattivi umori, dalla fretta inutile, dal nervosismo, dall'irritabilità, dall'immaginazione, dal sognare ad occhi aperti e così via. L'energia viene sprecata da un cattivo lavoro dei centri; dalla tensione inutile dei muscoli, sproporzionata rispetto al lavoro compiuto; dal perpetuo chiacchierare, che ne assorbe una quantità enorme, dall'"interesse" accordato ininterrottamente alle cose che accadono intorno a noi o alle persone con le quali non abbiamo nulla a che fare e non meritano nemmeno uno sguardo; dallo sciupo senza fine della forza di "attenzione"; e via di seguito." - frammenti di un  insegnamente sconosciuto
Tutto quello che è scritto in questo post ha un unica utilità: pratica. Inutile dire che trattandosi di uno strumento come tale dovrà essere assunto. Le premesse sono quelle che ci stiamo dando attraverso i video che state vedendo. E' bene avere chiaro il "perchè", ed il "perchè" è la libertà, un grado di libertà dalla mente non osservata, un grado di libertà dai suoi processi condizionanti e soprattutto dalla "paura". La prima di queste pratiche (il lavoro in calma) serve o si propone di collegare la mente con il corpo; in noi la funzione intellettuale è staccata dalle altre funzioni e conduce tutti noi alla deriva, "blanblando", con un dialogo inconcludente, e generando quelle reazioni tanto sgradevoli nel corpo che conosciamo col nome di "emozioni". Si propone anche di dissolvere la "paura" irrandiando in noi la frequenza del colore "verde" e non aggiungerò altro, cercate "Rol" è lui che ne parla, è lui che parla del suo mistero, del mistero della luce verde, del calore e della quinta nota.

Per favore non intellettualizzate, non fatemi domande cretine, osservate le istruzioni e ascoltatene gli effetti, questo post lo sto scrivendo perchè alcuni del gruppo "uscire da matrix?" mi hanno chiesto di entrare un pò più nel dettaglio di una pratica (il lavoro in calma), che cito nei video e che di solito non tratto in questo modo, ... ma solo se uno è presente. Le ragioni? Serve uno che trasmetta un minimo di presenza, ma siccome e forse ci potete arrivare anche da soli, sto scrivendo questo post. Vi invito a non condividerlo e a lasciare che la cosa resti nell'ambito del gruppo e semmai, forse, successivamente del blog.

Perchè? Perchè sputtanate il lavoro vostro e di quegli di altri che stanno lavorando con questa pratica proprio come i metodi di cui parlavo nell'ultimo video "9. l'inganno del cammino". Alla prima rottura di p. o minchiata mentale chiudo tutto e non pubblico più niente. Sto condividendo solo il mio lavoro, quello che faccio per me, se non vi piace, se non lo trovate utile non fatelo, non c'è obbligo, non vi cambia nulla, ma non mettevi a discuterne o a scrivermi inutilmente. Se ci sono suggerimenti ben accetti, ma occhio a scrivermi per cercare la mia "approvazione", non sono nessuno e questo mi permette di mandarvi dove avete già capito, con una certa facilità. Se non ci siamo capiti guardatevi il dialogo il auto scena x di matrix. "Non c'è tempo per giochetti ed indovinelli" ...  non è in discussione il metodo, perchè non c'è nessun metodo, sono suggerimenti, ...

Per il resto è possibile iniziare ad addestrarsi al lavoro in calma di cui parlo nei video lavorando in questo modo. Per porsi in calma bisogna imparare a lasciare andare. Procediamo. Nella calma della nostra stanza o dove sia, chiudiamo gli occhi ci prendiamo qualche respiro per lasciarci, appunto, un pò andare. E' possibile farlo portando l'attenzione da dentro come se indossassi un guanto, prima dalla mano destra, porto l'attenzione al polso della mano destra passando in rassegna tutte le dita (prima il pollice, poi l'indice, poi il medio, l'anulare ed infine il mignolo), poi passo al polso della mano sinistra e faccio la stessa cosa sentendo come la mia attenzione, che è tutto ciò che "io sono", si espende dalle mani alle braccia fino a ricongiungersi nel centro del petto all'altezza della regione cardiaca. Poi passo alla caviglia del piede destro, e mi sposto nella pianta, le dita, il tallone, sentendo ed immaginando di riempirlo da dentro come indossassi un calzino, e passo alla caviglia del piede sinistro e faccio lo stesso. resto in ascolto e percepisco le mie 4 estremità come rami di un fiume più grande che è il tronco e come questa attezione sia come la linfa vitale che riporta unità tra mente e corpo. Il resto che sperimentate è Spirito, è la terza forza.

Provare inoltre a sentire la schiena da dentro, nel midollo spinale, dall'interno... respirare naturalmente, senza sforzi. Sentire l'attenzione espandersi da dentro come un flusso, potere col tempo immaginarvi questa linfa, come qualcosa di luminoso e di colore "verde" correre le correnti del vostro torrente sanguigneo ed indossate così di fatto tutto il vostro corpo che come un contenitore vi ospita.

C'è poi tutta una parte di lavoro nel mondo che si sintetizza nei seguenti punti che vanno svolti senza aspettativa, accettando ogni genere di risultato, dobbiamo poter restare difronte alla nostra inadeguatezza e se ne soffriamo impariamo ad accettare quello che stiamo scoprendo e procediamo avanti; non dobbiamo aspettarci nulla, dobbiamo solo operare, non costruite idee, osservare è l'unica legge in questo caso. Ecco quindo come operare, quando ce lo ricordiamo e quando possiamo. La parola d'ordine è tentare, ... noi tentiamo, ed ogni tentativo per il fatto che è stato fatto ci regala momenti di conoscenza. Solo così sviluppiamo potere personale, stando difronte alla nostra inadeguatezza, crolla l'importanza personale che ci portiamo con ardita pomposità. Quindi:

1) Essere presenti almeno ad un pasto al giorno, che sia la colazione, il pranzo, la merenda o cena. Essere presenti al sapore del cibo, alla sua composizione, all'aspetto che ha, al profumo, alla relazione con quello che mangiamo, al contesto in cui consumiamo il pasto.

2) Essere presenti al movimento delle proprie mani. Quando si ricorda fare lo sforzo di osservare il movimento delle mani, sia in relazione alla situazione, tipo di cosa stiamo parlando e come lo sottolineiamo con la gestualità, sia in relaziona alle azioni che compiamo con le mani come scrivere al computer o disegnare, mangiare, tagliare ecc. Osservare la parte bassa del corpo: gambe, piedi, glutei, bacino, il più possibile e per tutto il giorno.

2bis) Cerchiamo di osservare come camminiamo per la strada, se abbiamo la tendenza ad abbassare gli occhi. Questo è un sintomo che ci nascondiamo, ... di cosa abbiamo "paura" (se ne abbiamo)? Che ci sentano? Che altri percepiscano quello che proviamo? Se osserviamo questa tendenza potremmo cercare di sforzarci di alzare lo sguardo quando camminiamo di guardarci intorno e renderci conto del luogo in cui siamo.

3) Essere presenti alle proprie tensioni muscolari, dove si trovano e in che collegamento sono con le posture che teniamo e i pensieri o le emozioni che attraversano il corpo.

Successivamente e dopo qualche tempo possiamo iniziare a "tentare" quanto segue:

1) Essere presenti al proprio pensiero, come associa e come genera emozioni e modifica il nostro stato emotivo; che quindi dovrei percepire; portare l'attenzione il più possibile e quando mi ricordo alla regione del corpo chiamata plesso solare dove si condensano o concentrano il più delle nostre reazioni fisiche note con nome di emozioni.

2) Quando entriamo in un nuovo ambiente cerchiamo di essere presenti all'impressione dell'ambiente stesso. Cerchiamo di prenderci un momento per osservare dove siamo entrati (anche se si tratta di un ambiente aperto come quando usciamo di casa) i colori e le sensazioni che ci trasmette. Non giudicate in nessun modo il luogo; siatene solo coscienti, e mi riferisco in particolare alle persone che iniziano, quando entrano in un luogo, con la storia dell'energia densa e cazzate di questo tipo, questo è giudizio ed è determinato dalla paura, viviamo il luogo come qualcosa di ostile, quindi: sveglia! ... anche se lo è non è un problema della nostra anima, la presenza è come un vento che spazza via e rinfresca l'aria ovunque noi andiamo.

2bis.) In particolare prestiamo attenzione quando siamo nel bagno o sotto la doccia, cerchiamo di essere presenti alle azioni che facciamo, con particolare importanza al flusso dei pensieri che arrivano. Cerchiamo di osservare i pensieri e vedere dove ci portano e come ci portano fuori. Il bagno, soprattutto quando ci si lava è un momento di ristoro e di pulilzia in cui è molto utile essere presenti per aiutare l'acqua a purificarci profondamente, fisicamente ed internamente. Se invece di "blanblanare" con i pensieri su cazzate della quotidianità immaginiamo di entrare in contatto con l'acqua e di assercodarne il flusso ed il potere sottile di pulirci (soprattutto da pensieri distruttivi ed emozioni negative) lo farà.

3) Cerchiamo di essere presenti ai nostri intercalari, come il "no" pronunciato alla fine di una frase o "cioè", "si, ma però", ... questa roba è un universo di cazzate, di ipocrisia e di conoscenza, allo stesso tempo. L'esercizio non è quello di non dirli, ma di accorgerci che lo facciamo. Cose tipo "ma come si fa ad essere" . così o cosà ... si fa perchè si sonnecchia.

In assoluto cerchiamo di essere presenti, di accorgerci quando granelli di inferno entrano nel campo della nostra presenza, come certe cose che ci vengono dette, fatte, o sentiamo, in una parola stiamo attenti il più possibile a quali impressioni che riceviamo influenzano il nostro stato d'animo. Non preoccupatevi di catalogarle accorgetevene, accettatele per poi poterle rimuovere, sono la causa della nostra lenta decomposizione e morte. Allo stesso modo proviamo ad osservare cosa succede se facciamo dei cambiamenti in alcune impressioni, qualcuno suggerisce ad esempio sul posto di lavoro mettere a posto la scrivania o avere dei fiori in casa. Possiamo arrivare fino ai profumi, all'uso di olii essenziali (che siano puri, qui ci vorrebbe un post solo per questo) o bruciare incenso, o cose varie, senza diventarne fanatici o ascoltando un certo tipo di musica (classica ad esempio o meglio ancora con l'uso di frequenze tipo sta cosa del 432Hz o 8Hz, tutto sempre con equilibrio, sono strumenti, non sono il fine). Osservate come cambia la nostra ricezione quando cambiamo queste cose.

Per il resto, buona fortuna e buona vita.

VOGLIO SENTIRE IL TUO RUGGITO:

domenica 5 ottobre 2014



Siamo simili a quel leoncino che era stato allevato in un gruppo di pecore. Si credeva una pecora e aveva imparato a belare. Ma si sentiva insoddisfatto, incompleto, infelice. Finché un giorno incontrò presso uno stagno un leone, che lo prese per la collottola e gli disse: “Guarda il tuo riflesso nell’acqua. Non sei una pecora, sei un leone!” Il leoncino in un attimo capì… e si mise a ruggire.

SCEGLI DA CHE PARTE INCLINARTI E LANCIATI!!!!!!





Scegli da che parte pendere e buttati!!!
Da entrambe le parti c'è comunque un baratro, e sai che morirai.
In un caso ti lascerai cadere come un manichino inanimato e deluso perché hai seguito la direzione imposta da qualcun altro, nell'altro caso ti tufferai gioiosamente poiché hai seguito il tuo impulso interiore.
In entrambi i casi creperai... quindi tanto vale chiudere il tuo spettacolo in bellezza.

ESPERIENZA FUORI DAL CORPO

sabato 4 ottobre 2014

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Tratto di   Parsifal A. Drake, dal suo blog http://spadanellaroccia.blogspot.it/


Spesso mi è stato chiesto di riportare pubblicamente le mie personali esperienze fuori dal corpo. Credo che sia un vissuto esclusivo, di cui ogni ricercatore debba farne tesoro a livello personale, e non sto parlando delle mie esperienze, ma delle tue; ho spesso incrociato il problema della trascrizione di tali esperienze, ed è sempre stato un fardello -per me- la probabilità di introdurre in questo blog degli elementi personali.
L'esperienza accumulata in questo campo mi ha fatto comprendere quanto il raccontare degli avvenimenti analoghi sia d'ispirazione a quelle persone che ricercano da tempo di aggiungere alla propria vita quel tassello che, apparentemente, sembra impossibile da conseguire per una presunta difficoltà nel cercare di “proiettarsi”. Difficoltà, queste, dovute a un semplicemente erroneo sistema di credenze che, da una decina di anni a questa parte, si è andato generando e fossilizzando nella coscienza collettiva della specie.
La possibilità delle esplorazioni fuori dal corpo è certamente entusiasmante, ma resta de facto un elemento personale e altamente soggettivo che si trasforma immancabilmente in un'arma a doppio taglio quando la stessa viene divulgata sotto un punto di vista prospettico avente come partecipante un'entelechia singolare.

Perché questa piccola premessa? Perché, personalmente, trovo sia da rimarcare la responsabilità che ciascuna cellula in evoluzione  abbia a che fare con delle dinamiche del tutto diverse da quelle di ogni altro, giostrando su una vita che diventa così teatro di un'opera singola eppure universale.

Ho deciso di pubblicare in tale sede una di queste mie esperienze non per soddisfare la curiosità di quegli individui che si ostinano a domandarmene l'apparizione in stile miracolo sul blog, ma perché nella stessa vi è un messaggio che mi è stato riferito di trasmettere quanto meglio possibile a chi andrà a leggere quanto segue. Vi è, in essa, un profondo senso di speranza e comprensione per le piccole sfide che tutti noi andiamo affrontando ogni giorno con noi stessi per prendere finalmente in considerazione il fatto che determinati meccanismi siano possibili.
Non si tratta, ad ogni modo, di un dialogo vero e proprio, inteso come verbale, ma di una comunicazione non verbale molto comune e familiare a chi ha già avuto precedenti esperienze e potrà quindi capire le modalità di comunicazione accessibili nelle diverse frequenze. Riporto, ad ogni modo, la trascrizione verbale della conversazione: in tal modo sarà molto più comodo e facile capirne il contenuto.
Ricapitolando, quindi, non si tratta di un volo spensierato fra le nuvole, come a qualcuno piacerebbe leggere, ma di una comunicazione rivoltami da chi di dovere con lo scopo di rigirarla a quanti sentiranno la necessità di leggere per comprendere, trasformarsi e crescere.

*

Ore 19:00 circa;
Giovedì 07 Agosto 2014;

Il mio corpo è entrato immediatamente in una profondissima fase di rilassamento. Qualche tempo dopo subentrano le vibrazioni, non particolarmente forti, accompagnate dalla paralisi.
Il secondo corpo oscilla insieme alla frequenza di passaggio, quindi decido di rotolare sul mio lato sinistro. Immediatamente sono fuori. Le vibrazioni si attenuano allontanandomi dal corpo, così come pure le percezioni auditive di disturbo che vengono trasmesse alla mente tramite segnali non fisici -pensieri, emozioni, illusioni distorte di una lontana percezione auditiva prepotente e caotica-.
Oscillo fino a una distanza di circa due metri dal corpo, sfiorando il soffitto. Li sopra, alla mia sinistra, compare [omissis]. Probabilmente era già li, ma non me ne sono accorto prima per il cambiamento di frequenza ancora leggermente fuori fase, e che stavo cercando di aggiustare con chiarezza e lucidità man mano che mi allontanavo dal corpo.
Il suo corpo è lucente come sempre, di un bluastro evanescente con appena una sfumata forma umanoide.
Non ci sono convenevoli, sia in senso generale per quanto riguarda gli incontri con altre entità, sia con [omissis] in particolare.

Mi trasmette subito un pensiero:
“Ci sei arrivato già, ma ogni tanto è bene ricordarsi quanto sia indispensabile quello che stai provando adesso” era abbastanza soddisfatto. Anche io, sinceramente.
“Se anche uno solo di voi arriva a capire l'importanza di certi sentimenti, la reazione a catena che ne deriva contiene un potenziale collettivo di utilità che può trasmettersi ad altri come un virus”
E' stato grazie a un certo stato interiore che ho potuto abbandonare il corpo così facilmente, facilitando e velocizzando il processo. Un sentimento scaturito da una profonda meditazione con me stesso riguardo la natura dell'esperienza stessa e la libertà che essa trasmette.

[Omissis] sente i miei pensieri, e si intromette.
“C'è una cosa di cui tu puoi beneficiare per crescere, e che ancora ti manca. So che ci stai lavorando su, e che al contempo la pressione esercitata dallo scorrere della vita umana nella dualità pretende maggiore attenzione. Però è proprio grazie a questo essere immersi nell'illusione della solidità che permette di sviluppare l'alta vibrazione. Un periodo di difficoltà non necessariamente è negativo, quanto invece una misura di quanto Amore ti occorre sviluppare per poter procedere al livello successivo. Voi lo chiamate così, ma ha mille altri nomi tutti validi. Vi confinate all'uso del linguaggio come fosse la vostra ancora di salvezza, ma non è così: i fraintendimenti che nascono fra di voi sono maggiori a quello che in realtà cercare di comunicare.

Sei riuscito nell'intento perché la tua vibrazione ha assunto una velocità tale da poter straripare.
Per compiere quello che tu hai compiuto non è necessario alcun utilizzo di pratiche e tecniche, quanto invece si tratta di una metamorfosi del tuo processo di pensiero, che si rivolge verso un ritmo ascendente di lucidità e sentimento, scatenando un'attenzione spontanea verso ciò che vive al di la della materia. Questo, solo questo, basta a concedere un possibile viaggio.
Ricorda e fai ricordare che navigare in questo mare di energia è molto più semplice di quanto appare nella confusione delle vostre fonti d'informazione.
Non esiste discontinuità fra una fascia di energia/esperienza e un'altra: tutto dipende dalla vostra locazione mentale e dalla vibrazione interna alla quale il vostro organismo intero vibra come singolo.
L'aprirsi alla vita, totalmente e senza remore, concede di sviluppare in maniera permanente uno stato di fiducia consapevole che trasmette a voi stessi speranza e pace, mostrando una via di luce semplicissima che prima era invisibile solo perché oscurata dalla bassezza dei vostri pensieri.
Ricorda e fai ricordare che vivete sempre immersi in questo oceano di lucentezza, ma ne siete appena consapevoli, e non tutti. Il tuo grado di libertà sarà la porta di accesso a nuovi reami di esperienza: tanto più la tua accettazione alla vita stimola uno spirito di libertà, tanto più sarà facile sperimentare una nuova gamma di esperienze in qualsiasi concezione voi vogliate farne parte...”

Mia moglie mi chiama, sento un forte stimolo a ritornare. [Omissis] coglie il pensiero e mi saluta, mentre lentamente scivolo nel corpo e ringrazio il mio amico.

*

La durata dell'esperienza è stata di circa tre/cinque minuti. E' per me fonte di gioia riuscire a condividere un messaggio che intende alla sostanza e non all'apparenza, e che in poche parole sprona a lasciarsi andare senza essere arrendevoli o sconfitti, ma alleati di quel corso che sceglie la direzione delle cose. Aprirsi alla vita è accettazione con risoluzione delle negatività, incursione in mondi percettivi straordinari.
Spero che anche una sola persona possa aver capito quanto scritto.

P.S.: Ho dovuto -e preferito- omettere il nome dell'entità con cui ero in comunicazione per motivi che si intrometterebbero nel messaggio stesso, impostando l'attenzione sul messaggero e non sul messaggio.
Quel che posso dire di lui è che si tratta di una monade (cioè un essere energetico consapevole di se stesso costituito da Anima, Mente e Spirito), che ha vissuto sulla Terra moltissimi anni fa, circa verso l'età del bronzo, dove è riuscito a passare il ciclo di esistenza in brevissimo tempo. La sua saggezza è sconfinata, così come anche l'energia che irradia un'estensione vibrazionale, come fosse un'onda d'urto, capace di aprire chi gli sta vicino verso uno stato di coscienza ancor più vasto.

Probabilmente pubblicherò qualche altra esperienza in futuro, sperando che questa sia stata d'aiuto a quanti l'avranno letta.

                                                                                                      Parsifal A. Drake
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