L'UOMO-PUNTO E LA DONNA-MATEMATICA

martedì 31 maggio 2016

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ESERCIZI PER CASA (caldamente consigliati... da ripetere con frequenza)


L'uomo punto aveva passato buona parte della sua esistenza credendo a tutte le figure, forme, misure che costituivano il suo corpo e il mondo esterno.
Un giorno l'uomo punto, conversando con la donna-matematica, venne a conoscenza della sua reale natura e da quel momento non fu più lo stesso.
La donna-matematica dichiarò una cosa sconcertante: tu sei privo di alcuna dimensione quindi non esisti.
Questa dichiarazione mise fine a tutte le certezze dell'uomo-punto e allo stesso tempo gli fece aprire gli occhi su qualcosa di meraviglioso.
Vediamo come si svolse il loro dialogo:

Uomo Punto: "Perché mi hai detto che non esisto?"

Donna-Matematica: "Perché i punti non esistono, sono per l'appunto privi di dimensione"

U-P: " Spiegati meglio"

D-M: "Lo spazio in cui ti trovi è costituito da un piano tridimensionale (lunghezza-altezza-larghezza) che a sua volta è un'estensione del piano bidimensionale (lunghezza-larghezza). Fin qui ci sei? "

U-P: " Sì"

D-M: "il piano bidimensionale è formato da un ente monodimensionale chiamato linea. L'intersezione di una linea con un'altra genera quello che chiamiamo punto geometrico"

U-P: " Allora vedi che esisto!"

D-M: " Aspetta!
        Il punto geometrico di cui stiamo parlando è una rappresentazione del punto propriamente detto."

U-P: " Sarebbe a dire?"

D-M: " Significa che il punto - nella sua essenza - è privo di dimensioni, tuttavia viene rappresentato come l'interazione di due linee. Questa rappresentazione non è il punto in sé, bensì una sua raffigurazione convenzionale.
La notizia sorprendente è che la linea è formata da punti."

U-P: "In altre parole il punto è qualcosa che non esiste tuttavia esso è l'elemento fondamentale di ogni linea?!"

D-M: " E non solo... è il fondamento di ogni figura geometrica, di ogni solido, di ciascuna cosa che si trova nello spazio"

U-P: " Ma quindi io esisto o non esisto?"

D-M: " E' questione di punti di vista. In un certo senso - quello più profondo - non esisti, però dall'altro lato - quello relativo e superficiale - tu sei qui e quindi in qualche misterioso modo esisti.
Proviamo con una metafora più semplice: il tempo.
Il concetto di punto corrisponde al concetto di "adesso" inteso come attimo presente.
Il famoso qui ed ora è un punto tra il passato e il futuro.
Questo istante non è ovviamente misurabile però esiste, giusto?"

U-P: "Sai che è un bel dilemma. Effettivamente uno strumento che possa rilevare qualcosa di infinitamente piccolo come il qui ed ora non è nemmeno concepibile, vorrebbe dire utilizzare qualcosa di finito per cattura l'infinito. Il presente è inafferrabile eppure non posso negare la presenza del tempo, anzi è la sua essenza... Questo è un gran paradosso!"

D-M: "Esatto, è qualcosa di insolvibile per la mente razionale, a maggior ragione avvalendosi di strumenti convenzionali ed estremamente limitati.
La stessa cosa vale per il punto. Non lo puoi afferrare eppure è la tua essenza, è il fulcro di ogni cosa."

U.P: "Mi hai fatto venir in mente il concetto di anatta (non-sé), l'idea secondo la quale non esiste alcun io, nessuna anima o entità individuale in possesso di una volontà personale con cui poter pilotare la vita "

D.M: "Bravo, l'analogia è azzeccata. Ma non solo il buddhismo ha colto questo intimo aspetto della realtà, anche molte tradizioni sapienziali sono giunte a questa profonda comprensione"

U.P: "Ed ora? ... Adesso che ho compreso tutto questo, come posso mettere a frutto questa incredibile conoscenza?"

D.M: "Ora devi viverla, devi sperimentarla come verità. Speculare in termini filosofici è inutile e controproducente se non fai esperienza della conoscenza stessa."

U.P: "Ma come? ... Come posso fare esperienza fisica di qualcosa che in un certo senso è metafisico?"

D.M: "Tu non devi fare un'esperienza fisica del meta-fisico, perché ragionando così presupponi che tu sia esclusivamente un ente fisico e quindi limitato a quel corpicino, esiliato in questo minuscolo Pianeta.
Devi innanzitutto renderti conto che tu sei ben altro.
Questo non toglie valore alla tua fisicità, anzi la rende speciale.
Non devi rinunciare al mondo materiale.

Il primo passo è non identificarti nel modo in cui hai sempre fatto, tutto parte da lì.
Comincia a non vederti come ti sei sempre visto, a non giudicarti come ti sei giudicato finora, a non percepirti come ti sei percepito - cioè soltanto con l'ausilio dei 5 sensi - come se non esistesse null'altro oltre ad essi.
So che all'inizio non è facile, il condizionamento è stato pesante, serve un po' di tempo per accorgersi della maniera aberrante con cui sei stato educato fin dalla nascita.
Tuttavia ora non puoi mollare. Sei costretto ad approfondire le informazioni che ti ho appena accennato. E sai perché sei costretto?"

U. P.: "No"

D.M: "Perché questo messaggio ti ha toccato nel tuo intimo.
Se fossi superficiale non avresti mai indagato la questione della tua esistenza, l'avresti data per scontato. Avresti negato in partenza ogni mia parola e poi avresti continuato a conformarti allo status quo, perché "così fan tutti".
Invece no, in te si è acceso subito qualcosa: il sentimento del vero.
Grazie a questo sentimento hai riconosciuto qualcosa di indefinibile. Non hai represso questa sensazione come fanno i più, bensì hai continuato a scavare, ad andare oltre e ancora oltre con spirito critico ma anche piena apertura.
Non hai accettato acriticamente le mie parole, anzi tu stesso hai concluso la discussione sul punto con una richiesta potentissima: come posso fare esperienza dell'ineffabile?
In verità la tua non era una domanda, tu volevi indirettamente esprimere un'intenzione. Hai avvertito questo impulso e adesso senti che non puoi tornare indietro, nemmeno volendo.
Sicuramente ci sono altri elementi in gioco: dubbio, incertezza, timore dell'ignoto o di perdere i precedenti benefici legati all'identificazione esclusiva con il corpo...
Non preoccuparti di questa titubanza iniziale, è naturale provare queste sensazioni. L'importante è che non scordarsi quel sentimento essenziale che hai avvertito appena hai riflettuto sulla tua vera esistenza, sull'autentica natura di questo mondo.
Come vedi non è difficile richiamare quel sentimento, è sufficiente rivolgere l'attenzione alla realtà o alla verità. E' sufficiente guardare un po' più a fondo, penetrare con occhi vigile ciò che una volta accettavi passivamente come dato di fatto.
Quando sei in balia dei vecchi condizionamenti e vorresti concentrarti sul tuo vero io intangibile, poniti questa domanda "è questa la realtà oppure questa è una convinzione di comodo, una realtà convenzionale, una recita collettiva?"
Ogni ricercatore è mosso da un puro sentimento che lo accompagnerà ovunque e in qualunque momento.
Non verrai mai abbandonato da questo sentimento, quindi stai tranquillo.
Lasciati guidare da esso e l'intera natura ti verrà mostrata nella sua nudità, nella sua purezza originale.
Ecco, questo è il secondo passo.
Prima hai percepito quel sentimento - grazie al quale ti sei sbarazzato delle storielle che ti sei raccontato o ti hanno raccontato su di te e sul mondo - poi  (come secondo passo) hai esplorato ogni cosa lasciandoti condurre da questo sentimento.
Come vedi avevi già fatto "da solo" i primi due passi, serviva solo qualcuno che te lo facesse notare.
Allo stesso modo percorrerai spontaneamente gli altri passi.
Magari a volte ti scorderai dei tuoi enormi progressi, crederai di essere più indietro di dove effettivamente ti trovi. E' normale perdere la bussola, capita a tutti. In tal caso apparirà sempre (sempre!) qualcuno o qualcosa che ti ricorderà la tua effettiva posizione.
Il bello è che tu , ora come ora, senti molto bene che c'è qualcosa di insondabile che ti ha guidato fin qui, un navigatore che ti guida verso l'insondabile.
Dovresti essere davvero contento di aver compreso questa dinamica, perché adesso non c'è davvero niente che tu debba fare "contro-voglia" al servizio di qualcosa in cui non credi e in fondo non hai mai creduto.
Ora sai - e senti - che c'è un'intelligenza sottilissima  (a-dimensionale) che si prende carico di ogni cosa.
Puoi chiamare tale intelligenza (priva di dimensioni) "punto",  "quiddità", "attimo", "qui ed ora"... La nomenclatura è un optional.
Mira sempre a quella dimensione irraggiungibile che si trova oltre le ordinarie dimensioni.
Punta all'ignoto, non accontentarti del "noto".
Spingiti sempre oltre!"

U.P.: "Eureka!!
Visto che è senza dimensioni non devo far niente per raggiungerla, sperimentarla, afferrarla... lei è ovunque e da nessuna parte"

D.M: "Eccelso!.
Ora amico mio applica questa conoscenza e vivi questa tua comprensione nella vita di tutti i giorni."

Satsang 27-05-2016

lunedì 30 maggio 2016




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ALGEBRA SPIRITUALE

venerdì 27 maggio 2016






Immagina la condizione della tua mente originale come uno spazio vuoto in cui tutti i fenomeni appaiono al suo interno come il proprio potenziale creativo.
Possiamo etichettare questa pura consapevolezza vuota come una " A ".
Adesso immagina una sfera di coscienza limitata che viene proiettata da questa pura coscienza. Possiamo chiamare questa coscienza limitata "B". Essa appare come una prima proiezione della pura consapevolezza creativa ("A").

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"A"---------> Proietta -------- > "B"

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Quando di notte sogniamo appare l'identità "B". Essa sorge dalla consapevolezza pura ( "A") ma non identificandosi con "A" si sente separata dall'origine. Si crede un'entità indipendente e inizia a comportarsi come tale. Questa coscienza limitata non si rende conto di trovarsi in una proiezione della pura consapevolezza.

"B" si auto-convince di essere l'unica e vera creatrice di quel mondo onirico.

Nel momento in cui "B" comincia a pensare e ad agire "come se" il sogno fosse realtà si attiva un nuovo meccanismo proiettivo: prima era "A" a proiettare/sognare "B" attraverso gli ordinari sogni notturni, mentre ora è "B" che inizia a proiettare (e sognare) un'altra entità che per convenzione chiameremo "C".

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B ------------------ > C

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Ecco quindi che la "prima" coscienza limitata proietta una "seconda" coscienza limitata che si trova immersa nella vita diurna.

La vita di tutti i giorni non è altro che una forma di sogni ad occhi aperti.

Questa seconda coscienza (C) è ancora più limitata della precedente (B) poiché l'identificazione con il corpo e la materia è più intensa.

Volendo potremmo soprannominare l'entità "C" come "B1"... ma il concetto non cambia, si tratta sempre di una proiezione o falsa identificazione.

Mentre "B" si identificava parzialmente solo con la dimensione mentale, adesso "C" (oppure "B1") si identifica totalmente con i prodotti di tale dimensione.

In realtà sia "B" che "C" sono delle proiezioni di "A".

Quando ci rendiamo conto di questa verità - della nostra origine - ci svegliamo da entrambi i sogni, quello di B e di C, e ci ritroviamo nella realtà di "A".
Le proiezioni collassano, si ritirano automaticamente e ritornano alla sorgente.
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"L' illuminazione" non è altro che il ritorno della pseudo-identità " B "  alla sua autentica origine: "A".

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"A"  <-------- ritorno (illuminazione) <-------- "B" (sogni propriamente detti) < ------ collasso (primo riveglio) <------  "C" (sogni ad occhi aperti)

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Quando "B" è attiva la mente si agita in continuazione proiettando un incubo ("C") dopo l'altro. Questa mente agitata non ha alcuna consapevolezza di essere "A".
Durante il tempo di "B" (mente irrequieta) tutte le azioni diventano il suo karma. Quando "B" si disattiva, la mente si calma, non percepisce più allo stesso modo da quella dimensione spazio-temporale e di conseguenza smette di proiettare e identificarsi con le sue esperienze oniriche. In assenza di proiezioni e identificazioni anche il karma scompare.

Questo è simile a ciò che succede quando ci svegliamo al mattino. Le eventuali ripercussioni (karma) di ciò che abbiamo sognato non si manifestano al nostro risveglio, per cui quel karma immaginario si dissolve da solo.

La pseudo-identità "B" non è altro che il nostro quotidiano senso di individualità. Questo "io" non esiste se non come proiezione mentale , assieme a tutti i suoi problemi e convinzioni immaginarie ("C").
Ecco perché qualsiasi pratica tesa a modificare o migliorare la situazione di una pseudo-identità immersa in un mondo virtuale è completamente deludente.

Come può qualcosa di irreale produrre qualcosa di reale?

Come può un'azione immaginaria produrre un risultato "concreto"?

 --->   E quando agisci partendo da "B" (anziché "A") le tue azioni saranno sempre infruttuose, inefficaci, fittizie.

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La pseudo-identità personale (B) è semplicemente un fascio di fantasiose forme-pensieri.

E' il sogno di "A".

Tu non sei il sogno, bensì sei la fonte di questo mondo immaginario.
Tu sei sempre stato la pura consapevolezza "A", soltanto che ti sei identificato con gli elementi dei tuoi stessi sogni dimenticandoti la tua tua vera identità.


VAGINA COSMICA RICOLMA DI SEME SAPIENZIALE

giovedì 26 maggio 2016





la Vacuità traboccante di Chiara Luce è una metafora esoterica per dire che la Vagina Cosmica è sempre ricolma di Seme Sapienziale.

L'Universo è un gigantesco organismo ermafrodito che si masturba in continuazione provocando interminabili orgasmi multipli: il suo unico scopo è la raggiungere una libidine infinita attraverso di noi, creature finite.
Quando un essere vivente è in stato di estasi sembra che egli stia godendo per i fatti suoi mentre in realtà è l'intero universo che sta esprimendo la sua incontenibile vitalità attraverso l'estasi di quell'essere.

L'universo vuole utilizzare il tuo corpo per appagare la sua beatitudine: lasciati pervadere dall'orgasmo cosmico!!

Il tuo dolore è principalmente una forma di resistenza a quel godimento: è come se ogni giorno rifiutassi quel piacere perché involontariamente credi sia impossibile provare un tipo di piacere così intenso. Invece l'universo ti dice non solo che è possibile sperimentare tale libidine ma che puoi provarlo ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo della tua vita.

Come sarebbe se in ogni istante - in qualunque luogo e qualsiasi circostanza -  ti sentissi ricolmo di quella straordinaria sensazione?

Il punto è questo:  nel profondo di te stesso senti che è possibile sperimentare quell'estasi ?

Se credi sia impossibile significa che hai subito un condizionamento tale da rendere inaccessibile quella sensazione. Ti sei reso inaccessibile alla beatitudine.
Le ragioni della tua inaccessibilità possono essere innumerevoli (la vita è sacrificio, chi non lavora non fa l'amore, e altre frignacce di questo tipo). Comunque, indipendentemente dalle tua idee bislacche sul dolore-piacere, sei sempre in tempo per lasciarti pervadere da quella incredibile sensazione. Facci un pensierino.


CONCERTO COSMICO

martedì 24 maggio 2016

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C’è una sola esperienza indivisa
le parole perdono di significato,
senti dei suoni uscire dalle bocche
ma non capisci cosa stiano blaterando le persone
percepisci solo le vibrazioni delle corde vocali,
distingui il tono, il volume ma non fai più distinzione tra un vocabolo e l'altro: io, lei, noi, loro, ti amo, ti, odio, pace, guerra, casa, lavoro, violenza, generosità, altruismo, morte, dolore, piacere, salute, malattia, mamma, cane, gatto, etc...
Tutti i termini del tuo vocabolario perdono la loro valenza socio-culturale, il loro appeal emotivo-sentimentale sbiadisce fino a ridursi a una semplice sequenza di suoni elementari.
A volte non riesci proprio a comprendere ciò che gli altri vorrebbero esprimete, il loro "bla bla bla" è diventato un linguaggio alieno. Non si tratta di indifferenza, è solo che non comprendi cosa ti vogliano dire e quindi non sai come rispondere a quel mormorio.
Alle tue orecchie le loro parole equivalgono al grugnire dei porci, al ragliare degli asini, allo schiamazzare delle oche, al belare delle pecore, al gracchiare dei corvi, allo squittire dei roditori.
Ti domandi in quale zoo sei finito.
Ti senti come San Francesco, con l'unica differenza che per te non è una questione spirituale: per te gli uomini sono alla stessa stregua di cinghiali, scarafaggi, rospi, cimici, puzzole.
Li guardi con stupore, divertimento e anche un po' di imbarazzo... sai che vorrebbero il tuo parere, vorrebbero strapparti dei versi ma tu rimani un attimo in silenzio e osservi le loro reazioni spazientite.
Alla fine li accontenti, ti unisci alla zoo pronunciando il solito "bla bla", emetti dei suoni casuali e nel frattempo te la ridi sotto i baffi: loro sono felici della tua condivisione ma tu non hai la più pallida idea di cosa sia uscito dalla tua bocca o cosa essi abbiano capito.
Per te, il linguaggio è morto:
ogni concettualizzazione svanita, ogni forma di valutazione/giudizio/analisi ha perso importanza.
Tutto è diventato un unico suono, un solo mantra universale: il gorgheggio cosmico.

OGNI PENSIERO E' UN IMPOSTORE

lunedì 23 maggio 2016

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Ogni pensiero è un impostore.
* Non fa differenza se il tuo pensiero è buono o cattivo. Non rimpiazzare uno con l'altro.

* Abbandonali alla loro inesistenza, non fare niente con loro.
* Se li ignori se ne vanno per conto loro. E' la fine della vostra amicizia (relazione immaginaria).
* I tuoi ex-amici immaginari andranno avanti e indietro ma non otterrano più nulla da te, non ti priveranno più di energia vitale.

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(Robert Adams)

ESERCIZIO DI DECOSTRUZIONE DEL FALSO E SPERIMENTAZIONE DEL VERO

sabato 21 maggio 2016

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PRIMA DI POTER SPERIMENTARE IL VERO (LA REALTA')  devi sbarazzarti del falso (fantasie)


La nostra testa è piena zeppa di costrutti mentali convenzionali, idee prive di fondamento e spesso prive di alcuna utilità.
Cosa accadrebbe se questi concetti venissero tolti dal tuo sistema cognitivo?
Per saperlo non devi far altro che abituarti a ragionare senza questi concetti o considerarli semplicemente falsi o immaginari.
Di seguito un elenco di convinzioni inconsce che puoi abbandonare o riconoscere come pura fantasia:


* il concetto "io esisto" o "io non esisto"
* il concetto "loro esistono"
* il concetto "io <----> altri"
* il concetto "io sono coscienza-luce-Spirito-Dio"
* il concetto "esiste un io reale che può fare esperienza reale"
* il concetto "io sto soffrendo/godendo"
* il concetto "lui o lei ha il potere di farmi del bene/male"
* il concetto di "Tempo e Spazio"
* il concetto di oggetti separati
* il concetto secondo cui le apparenze hanno una qualche durata
* il concetto per cui i fenomeni hanno caratteristiche intrinseche, qualità peculiari
* il concetto che le costruzioni concettuali esistano
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Una volta che la fase di decostruzione ha ripulito il tuo sistema cognitivo, le costruzioni concettuali cesseranno automaticamente di replicarsi. In altre parola smetterai di identificarti con i pensieri, i giudizi, le fantasie, i sogni ad occhi aperti.
Noterai immediatamente la fiction di questi meccanismi mentali.
Di tanto in tanto avvertirai dei momenti di irragionevole serenità, come se sprofondassi in un lago di tranquillità. Questo accade perché stai realizzando la finzione (la natura irreale) dei tuoi concetti mentali. Stai imparando a riconscere il falso e soprattutto lo stai sperimentarlo come tale.
Ti stai risvegliando dal sogno... Stai smascherando il mondo onirico di tutti i giorni che hai sempre considerato come "vero" e "reale" per la sola ragione che tutti gli altri "dormienti" lo considerano vero e reale...
Persisti in questa decostruzione del falso




UN SEMPLICE STARNUTO DEL CIELO (Spirito) E' SUFFICIENTE A POLVERIZZARE LA TERRA (Materia)


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Raramente riflettiamo sulla portata di una buona riflessione: già il riflettere è un atto che molti non riescono a compiere nemmeno sforzandosi, figuriamoci il riflettere su una propria riflessione.

Ebbene oggi riflettevo sugli effetti che alcune riflessioni hanno avuto su di me e per esperienza posso affermare con decisione che alcune riflessioni possono letteralmente salvarti la vita.

Ovviamente non mi riferisco a riflessioni da parrucchiera o  bar dello sport - più che riflessioni quelle sono aria fritta.

Mi riferivo ad alcune considerazioni che alcuni di noi si fanno nei momenti salienti - spesso critici - della propria vita.  Quelle domande che mai rivolgeresti a qualcuno perché  sai già in partenza che ti prenderebbe per pazzo.

Paradossalmente sono proprio quelle folli considerazioni  che ti consentono di trovare una certa lucidità.

Sono quelle antiche riflessioni astratte che ti portano a comprendere meglio la realtà concreta di tutti i giorni.

Chi bazzica un po' questo blog sa a cosa mi riferisco..

La riflessione di oggi era partita da alcune esperienze che ho avuto in questi giorni. Queste recenti esperienza avevano consolidato il valore di alcune semplici indicazioni che ho ricevuto ultimamente.

Senza scendere nei dettagli, l'indicazione che mi sento di dare io è quella di riflettere sul significato del titolo di questo articolo.

A differenza di altri post, questa volta non mi metterò a dare spiegazioni ma lascerò che siate voi stessi a riflettere su come e perché "un semplice starnuto del Cielo può polverizzare tutta la Terra".

Al di là del senso letterale (o metereologico), Cielo e Terra rappresentano per ognuno di noi qualcosa di molto importante.

Il fatto che basti un soffio di pura Coscienza per far crollare ogni nostra certezza materiale dovrebbe ogni tanto indurci verso qualche domanda profonda sul come "conviene" vivere la propria realtà.

Sapendo che tutto (la tua vita comprensa) non dipende dai  nevrotici cambiamenti d'umore del mondo materiale ma dalla vigorosa volontà di questo misterioso Cielo (mondo immateriale), non credi sia opportuno stabilire e consolidare una connessione con tale dimensione?

Riflettici!

Ps.

Tenete a mente la parola "perseveranza"... Essa sarà  la chiave magica per aprire le porte del Cielo




Ogni esperienza che non è ripetibile e frequente è senza valore.

giovedì 19 maggio 2016

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Ogni esperienza che non è ripetibile e frequente è senza valore.
 
A scanso di equivoci spiego...
Di solito sprechiamo tantissimo tempo nel discutere i l significato di una particolare esperienza (mondana o spirituale, normale o para-normale, fisica o metafisica, profana o sacra).
Sprechiamo letteralmente anni nel tentativo di riviverla o di analizzarla intellettualmente.
Vada pure per le esperienze che ci riguardano direttamente, ma non ha alcun senso farsi coinvolgere (e poi travolgere) da esperienze che non ci riguardano affatto: eventi del tutto insignificanti rappresentano d'un tratto il centro dell'attenzione. 
Questo atteggiamento oltre ad essere un modo sciocco ed inutile di trascorrere il proprio tempo è anche altamente controproducente .
Per di più non si tratta quasi mai di autentiche esperienze bensì di impressioni infarcite di pregiudizi e aspettative: ciò che riteniamo essere un nostro vissuto (un ricordo emozionante, una storia sentimentale, una relazione fugace) non è altro che una serie di percezioni immaginarie o di impressioni contaminate da pregiudizi e aspettative. Crediamo di considerare l'esperienza "reale" mentre in verità stiamo considerando l'esperienza "immaginaria", modificata dai nostri condizionamenti (parametri mentali come "giusto-sbagliato", "stupido-intelligente", "migliore-peggiore"). Raramente sperimentiamo l'esperienza per quello che è, così com'è. 
Probabilmente non facciamo quasi mai esperienza della realtà. Siamo troppo intrappolati in una matrice di mondi immaginari.
Comunque il punto non è la realtà o meno dell'esperienza quanto la mania di soffermarsi ossessivamente su tale esperienza (soprattutto su presunte esperienze spirituali).
Questa pessima abitudine di trascorrere il tempo ad investigare un avvenimento - per esempio un’esperienza mistica avuta dieci anni fa (cosa a cui così tante persone sembrano interessate) - è un vero consumo energetico.
Molti persistono in questo atteggiamento come se il recuperare quell’esperienza portasse fine alla loro ricerca e alla pace.  In realtà stanno solo fomentando un pericoloso processo di indebolimento.
Visto che la quantità e qualità di esperienze che potete vivere è incalcolabile, perché dissipare o bloccare l'energia psichica focalizzandovi su un'unica esperienza (spirituale o non)?

Sbloccate l'attenzione da quel singolo ricordo (dimenticatevi per un attimo della vostra storia personale) e ridirigete l'attenzione verso l'infinito (le altre innumerevoli esperienze)!

NON-COSA


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quella "non-cosa" che ha cognizione di ogni cosa è l'indefinibile mistero che viene "convenzionalmente" definito come " Sé, Consapevolezza, Testimone, io reale, Spirito, Energia Vitale, etc."
--> Non puoi conoscerla nel senso che non puoi darle nessun nome o inserirla in nessuna categoria , tuttavia puoi vagamente intuirne la presenza. Limitati a questa vaga percezione.
Ogni altro sforzo o atto intenzionale (fisico o intellettuale) sarà d'impedimento a questa sottilissima connessione.
Se proprio vuoi sforzarti, sforzati a non-sforzarti.
Lasciati avvolgere da quella magica "non-cosa" .
Non cercare di co ntrollarla !
Altrimenti la perderai o peggio ancora ti farai molto male.
Tratta questa non-cosa con dolcezza, come fosse la cosa più delicata al mondo pur sapendo che è la cosa più potente al mondo.

La Legge di Risonanza





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COMPITI PER CASA

mercoledì 18 maggio 2016

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leggere, sottolineare e riuscire a riassumere il contenuto di questi articoli.
La prossima volta vi interrogo 





SCIOGLI IL NODO DELL'EGO


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il nodo dell’ego collega (e vincola in modo coatto) il corpo alla coscienza.
Questo nodo non siete voi, ma questo lo dovete scoprire da soli attraverso l’esperienza diretta e non soltanto come una nozione appresa da altri.
Una volta che questo nodo è stato tagliato, tutto il resto diventa semplice e chiaro, e il nodo viene tagliato attraverso la continua osservazione, scoprendo che quel nodo viene osservato dall’imperituro Me.
Poi un giorno vi svegliate, e quel giorno trovate che il nodo non c’è! Che scoperta! E a quel punto vi identificate con la TOTALITA'!
Questo comunque è soltanto il primo passo, il primo risveglio, ma certamente non l'unico...

GIOISCI DEL TUO ESSERE


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Fai un passo indietro, prima dell' "io agente".
Osserva il tuo corpo mentre agisce o la tua mente mentre produce pensieri.
Guarda con distacco i "loro" movimenti.
Tu sei il testimone di quelle azioni... azioni -quindi karma- che si ripercuotono sulla materia-corpo-mente e non su di te, in quanto tu sei un' intangibile consapevolezza, letteralmente intoccabile e quindi incontaminabile.
Gioisci di questa consapevolezza.

GODI !!!

martedì 17 maggio 2016

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Si può arrivare alla libertà del non-attaccamento in modo assai più pratico e meno tormentoso (delle rinunce o dell'auto-controllo): con un apprezzamento sempre più pieno, anziché negare l'esistenza di quell'attrazione dovremmo lasciare che ne nascano altre al suo fianco. Imparando ad espandere la capacità di apprezzare attenuiamo gli attaccamenti fino al punto di indebolirli e perfino farli sparire.
L'errore moralista sta nel confondere il godimento con l'attaccamento: il godimento di qualsiasi genere è un evento psichico di per sé benefico, ma a complicare le cose interviene il desiderio di riprodurre la stessa situazione e così nasce l'attaccamento. Il godimento è puro e gratuito, l'attaccamento è avido e pieno di aspettative; il godimento vive nel presente, l'attaccamento si rifà al passato o si proietta nel futuro; il godimento è aperto alla vita, l'attaccamento la vuole programmare.
Gli attaccamenti sono inversamente proporzionali alla capacità di godere.
L'approccio radicale consiste nel godere di più. Se si gusta fino in fondo un frutto, si può imparare a gustare tutti i tipi di frutta. Se si può imparare a godere di tutto non ci si attacca a nulla, perché si passa da un godimento all'altro. Passi dal godimento di un frutto a quello di un libro fino al cielo stellato.
Se si apprezza tutto, si rimane liberi.
E se si sente un desiderio che non possiamo soddisfare, ci si può rivolgere immediatamente ad un altro godimento.
C'è sempre qualcos'altro di cui si può godere

Se vedi la bellezza solo in una persona o un oggetto, escludendo tutto il resto, ne rimani stregato. Cadi nella convinzione implicita e illusoria che quella sia l'unica persona o esperienza che possa farti bene.

(R. Assagioli)

TU SEI IL CIELO


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Niente può contenere o nascondere il (tuo) Cielo.
Il mondo esterno prova ad oscurare la Chiara Visione dello Spazio , ma esso non può nulla, è insignificante rispetto alla vastità del Cielo .
Il mondo interno, i tuoi condizionamenti e i tuoi vizi sembrano anch'essi dei tentativi di oscurare il Cielo, ma anch'essi sono insignificanti rispetto alla vastità del tuo Spazio interiore.
Lo Spazio (interiore o esteriore) è completamente libero, privo di limiti e immune da qualsiasi condizionamento: quando vieni distratto da qualche costrizione (voce-pensiero-emozione restrittiva) riporta con gentilezza l'attenzione al Cielo, al tuo sconfinato Spazio interiore o all'etere che ti circonda.
L'immagine del Cielo o dello Spazio richiamano inconsciamente l'idea o la sensazione di libertà.
Sono dei veri disinibitori: disinnescano i tuoi blocchi, sciolgono le tue resistenze, alleggeriscono i tuoi timori.
Si tratta di potenti simboli iniziatici utilizzati in tutte le tradizioni.
Il vantaggio primario di questi simboli è la loro accessibilità immediata : sono sempre a nostra portata, sono antidoti naturali e soprattutto funzionano!!
Non sono delle figure che richiedono complesse manovre di visualizzazione creativa. Non sono mandala astratti infarciti di interminabili dettagli. Al contrario, sono due elementi "comunissimi" con cui abbiamo a che fare quotidianamente: non bisogna e ssere iniziati per usufruire di questi mandala naturali, anzi chiunque può essere iniziato attraverso la semplice percezione e il riconoscimento.
Quanto tempo ti serve per dare un'occhiata al Cielo?
Che sforzi devi fare per renderti conto dell'etere che pervade l'ambiente in cui ti trovi?
Quanti anni di meditazione e quali rituali occorrono per accorgersi che appena chiudi gli occhi entri in uno Spazio privo di limiti?
Quanti Guru devono ripeterti che quello Spazio sconfinato è ciò che tu già sei, che quell'etere onnipresente e privo di limiti è la tua vera natura?
Ti rendi conto che questa realizzazione è assolutamente immediata?
Hai capito che sei già realizzato dalla nascita perché sei fatto della stessa sostanza di quello Spazio e di quell'etere (o energia vitale) che non può essere imprigionato né contaminato da niente e nessuno?
Smettila di crederti separato, inferiore, colpevole e corrotto da chissà quali cattive abitudini.
Se non ti fidi di queste parole, almeno fidati della sensazione che la vista del Cielo e la percezione dello Spazio ti fanno provare.
Non puoi essere così ottuso e insensibile da non riconoscere questa energia libera e sconfinata .
Fregatene di quello che dicono gli altri o di ciò che pensa il tuo "vecchio io": tu sei questa incontenibile libertà.
E' un dato di fatto!


ZONA COMFORT


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Via via che ti allontani da una zona comfort ti stai espandendo e rafforzando.

Il disagio che provi inizialmente (all'inizio di ogni cambiamento) non è un sintomo di debolezza ma la conseguenza del disinnesco di una vecchia abitudine.



Non farti intimorire da queste difficoltà iniziali, continua ad andare oltre le zone di comfort che si creano di volta in volta.



Questo non vuol dire rinunciare a ogni comfort ma solo spingersi di tanto in tanto al di là, allungare un piede oltre il confine allo scopo di sperimentare nuove esperienze. Si tratta semplicemente di non arroccarsi in qualche convinzione e coltivare sempre un briciolo di curiosità.


Che si tratti di una condizione fisica, emotiva o psicologica non fa differenza. L'importante è non considerare quella situazione (la condizione in cui ci troviamo al momento) come una condizione immutabile, statica... Per quanto sia idilliaca, stupenda, piacevole non va idealizzata.


Quando ci troviamo in una condizione di auto-realizzazione, in cui cioè crediamo di stare "troppo bene" (e forse siamo dipendenti da ciò che ci circonda) occorre ricordare che niente è permanente e soprattutto che il vero arricchimento non viene dall'adagiarsi sugli allori ma dal gestire sapientemente le proprie risorse, anche a costo di sacrificare dei beni o delle sicurezze a cui eravamo affezionati. Si tratta di fare qualche escursione qua e là, interiore o esteriore.

Buona escursione!


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Allego qualche immagine che renda il concetto di zona di comfort

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LA SUA PRESENZA E' SEMPRE CON TE

lunedì 16 maggio 2016





L'espressione ajapa-japa significa --> Rivolgersi a "Quello" senza pensare (concettualizzare/formalizzare) quello.
Rivolgersi alla nostra essenza senza compiere lo sforzo-tensione mentale della ripetizione convenzionale.
L'ajapa-japa indica una costante consapevolezza della nostra spontanea e universale natura.

All'inizio  tale riconoscimento richiede l'ausilio di uno strumento, un mezzo, una  pratica formale (mantra o japa):  l'impegno (la pratica, il canto) è  necessario soprattutto per coloro che hanno ancora attaccamenti/bisogni  materiali.
Quando il praticante prende dimestichezza con il "Cuore" della pratica, si accorge che la "sensazione" prodotta dal mantra rimane la stessa mentre il rituale (la parola, il suono o il simbolo) diventa  secondario, superfluo.
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La  maggior parte di noi all'inizio ha bisogno di un supporto esterno (Guru, meditazione, mantra o iniziazioni formali composte da specifici gesti, metodi e tecniche) in modo tale da venire introdotti in quella sottile dimensione. 

Altri invece, molto pochi,  sono in grado di connettersi direttamente e fondersi con quello Spazio Sacro senza necessità di alcun rituale ridondante. Semplicemente percepiscono quelle Vibrazioni in maniera naturale: meditano senza meditare.
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Facciamo  un esempio: alcune persone cantando "Om Shanti, Shanti" sostengono di  avvertire un senso di serenità. La parola Shanti significa proprio pace e tranquillità. 
Durante la ripetizione del mantra avvengono due processi: 
1.prima di tutto la ripetizione induce automaticamente alcune sensazioni (es. serenità); 
2. in secondo luogo, quando la sensazione di serenità è penetrata  profondamente e si è  radicata in ogni fibra del nostro organismo, la  parola scritta o la vocalizzazione di quel suono diverrà sempre più marginale.

 
Sarà sufficiente il ricordo di quella sensazione  per richiamarla a noi e riviverla. A un certo punto non servirà  nemmeno ripensare a quella sensazione, essa emergerà spontaneamente e ci pervaderà come fosse la nostra seconda natura. Ci ricoprirà come fosse la nostra seconda pelle. Farà parte di noi. Noi saremo quella serenità.  Quella vibrazione si espanderà e ci accompagnerà ovunque e in qualunque momento, dall'alba al tramonto. Ogni istante sarà un suo tripudio, ogni secondo verrà impregnato della sua Presenza.

 
Anche ora  quella Prasenza sta vibrando in te, la senti?


... se la riconosci non nominarla, non definirla, non sminurla con lettere o simboli: semplicemente sii grato.
Lei è immortale e onnipresente, non servono simboli per richiamarla a te... E' sempre stata con te e sempre lo sarà!



DIO STA CANTANDO IL TUO MANTRA: LIMITATI SOLO AD ASCOLTARLO, SENZA SFORZI...QUESTO ABBANDONO FIDUCIOSO ALLA SINFONIA DIVINA E' GIA' ILLUMINAZIONE


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Non sto ripetendo il Mantra Dvino con la mia mente e nemmeno con la mia lingua,
è Dio stesso che sta cantando il mio Mantra,
mentre io rimango pacificamente seduto ad ascoltarlo .
- Kabir


SCHIZOFRENICI NATI




nel grembo materno la sensazione di separazione è inesistente: madri e figli si sentono completamente uniti.
E' un legame affettivo incondizionato: né la madre né il figlio si conoscono formalmente eppure tra loro scorre un amore totalmente informale
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Suona paradossale ma il loro legame è assolutamente indissolubile proprio perché non è stato ancora concettualizzato
Non sorge alcun bisogno di "definire" ciò che li unisce. L'ossessione di selezionare, classificare, sezionare e suddividere in categorie sorgerà in seguito. Per il momento nessuna concettualizzazione li contamina o per lo meno il nascituro non è stato ancora contaminato da alcun deviazione linguistica.
 
Nessun concetto (pregiudizio, aspettativa) è presente. 

In un certo senso è come se non si conoscessero - o meglio non si conoscono nella maniera convenzionale del chiamarsi per nome o identificarsi con particolari caratteristiche fisiche.
Non c'è alcuna distinzione tra loro: il due è uno e l'uno è due. 
Anzi la Molteplicità si fonde biologicamente con l'Uno.
E' uno degli esempi biologici - quindi più pratici e lampanti - della nostra intriseca inseparabilità.

 
Eppure quanto è facile dimenticarsi della nostra inseparabile natura?
Dopo quanto tempo diventiamo schizofrenici (cioè iniziamo a pensare in modo separativo, a dividerci, a sentirci distanti e sezionare o escludere dalla totalità ogni aspetto della vita)?

 
Il senso di una Coscienza Unitaria che ci lega a tutti gli altri esseri perdura per un paio di anni (al massimo). Dopo il 2° o 3° anno di vita subiamo un condizionamento talmente invasivo da sopprimere il senso di interdipendenza che lega gli uni agli altri. 
Praticamente siamo degli schizofrenici nati.
Come se non bastasse veniamo persuasi dell'esistenza di un "io" che può o addirittura deve distinguersi "a tutti i costi" dagli altri "io". Riceviamo il perentorio ordine : per sopravvivere devi primeggiare sugli altri.
Mors tua vita mea sarà lo slogan del nascituro.

 
Nell'inconscio di miliardi di neonati vengono seminati ogni giorno velenosi messaggi che porteranno ad una inutile, spietata e interminabile competizione.
Anche nel mio e tuo inconscio sono cresciute erbacce che andrebbero sradicate sul nascere. La peggiore di queste erbacce, quella che provoca più danni di tutti, è sicuramente quella del "credersi" un'entità separata da tutto il resto. In altre parole ciò che (involontariamente) ci fa soffrire è il "sentirci" sconnessi, distanti, soli, disgiunti da qualsiasi altro oggetto desiderato o persona amata.
Estirpa questo senso di divisione e guarirai dalla sofferenza inutile e dalla schizofrenia indotta a partire dai tuoi prima anni di vita.
Buon Ricongiungimento con la tua vera natura!
 


PROVE DI NON-TEATRALITA'

domenica 15 maggio 2016

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prova per un istante a interrompere la tua recitazione sociale e prestare attenzione al la reazione degli altri.
Prova, solo per gioco, ad abbandonare la commedia quotidiana.
Cosa accadrebbe se ti togliessi la maschera e smettessi di recitare la parte dell'amico- padre-madre-figlio-fidanzato-etc.?
Per essere più esplicito, cosa accadrebbe se per 5 minuti considerassi le persone con cui passi la maggior parte del tuo tempo come degli estranei? Come dei perfetti sconosciuti?

Nota prima di tutto la tua reazione e poi quella degli altri.

Probabilmente ti accorgerai che la situazione è simile a quella di un attore che smettesse all'improvviso di interpretare la sua parte o si licenziasse senza ragioni dalla compagnia teatrale.
La reazione degli altri attori - pienamente immersi nei loro ruoli - passerà da uno sbigottimento iniziale a una forma di disprezzo e velenosa ostilità nei confronti di colui che ha osato abbandonare la commedia. Tra l'altro, così facendo, rischia di far perdere il lavoro agli altri attori.

(Per lavoro in questo caso si intende quell'insieme di attività quotidiane che tengono legati due o più individui... il lavoro della nonna affettuosa che porta a spasso il nipotino, il lavoro dell'amante che bombarda di sms sdolcinati, il lavoro del bulletto che fa il cretino per compiacere la sua compagnia, il lavoro della figlia che asseconda le aspettative dei genitori - o viceversa).

Quando il legame si spezza, i sentimenti che inizialmente venivano nutriti verso l'attore si ribaltano: la simpatia scema fino a ridursi in antipatia, il rispetto si tramuta in indignazione, l'affetto diviene ostilità.
L'attrito emotivo diverrà via via più intenso producendo una tensione sempre più palpabile.
O forse no, questa era solo una prima ipotesi.

Magari l'atteggiamento di fondo rimarrà quello di sempre... oppure ci sarà un coinvolgimento ancora maggiore con gli altri: qualcuno sosterrà la tua scelta e la difenderà, un altro si avvicinerà per comprendere la tua decisione, qualcun altro rivelerà aspetti nascosti del suo carattere, altri ti prenderanno d'esempio e proveranno anch'essi a togliersi la maschera.
Chi sa quale sarà la reazione degli altri attori.
Se ti incuriosisce prova tu stesso a non-identificarti per 5 minuti con la maschera (anzi le maschere) che indossi ogni giorno.
Più semplicemente limitati a smorzare la teatrilità del tuo comportamento generale: sii più pacato nelle tue reazioni , n on enfatizzare nessun gesto, prova a contenerti almeno un pochino.
Ridurre la tua teatralità non significa reprimere l e emozioni, anzi vuol dire proprio il contrario.
Non-teatralità significa profonda accettazione, libertà di espressione, comunicazione senza copioni prestabiliti .
Significa non esaltare le sensazioni immediate, non contaminare le percezioni con aspettative o pregiudizi.

EMOZIONI E LIBERTA'

venerdì 13 maggio 2016

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Accorgiti dell'inseparabilità tra emozione e libertà...

ogni emozione (anche negativa come la rabbia) porta con sé il seme della libertà, coglilo!

Non lottare con nessuna di esse, non ritenerle la causa della tua prigionia immaginaria ma considerale come dei propulsori interni che ti spingono verso la libertà.

Accogli ogni pensiero/emozione come un invito alla liberazione e all'espressione del tuo essere più profondo.


Molto probabilmente questo consiglio apparirà talmente facile (e lo è!) che la maggioranza non proverà nemmeno a rilassarsi nell'esperienza stessa senza etichettarla come bella-brutta, piacevole-spiacevole, non proverà ad assaporare semplicemente l'energia che percepice senza giudicarla: troppo semplice per dei complicatori cronici; il loro sistema cognitivo cerca solo tecniche con effetti speciali.



TAT TVAM ASI




Tu sei questa sfera di Pura Coscienza.
Dimentica la paccoltiglia con cui ti sei identificato in passato. Quella magnifica sfera di luce è la tua vera e unica natura.


NON RIMANERE DENTRO LE SPIRALI DI DEPONTENZIAMENTO


Non indulgere in quelle forme-pensiero: sono come buchi neri che ti possono risucchiare e trattenere per anni, buttando letteralmente all'aria buona parte della tua esistenza.

Appena riconosci questi vortici cerca di uscirne immediatamente. Hai tutto il potenziale e gli strumenti per farlo, quindi fallo!

Col tempo non verrai più risucchiato da quei buchi neri psico-emotivi, perderanno il loro magnetismo, non avranno più potere su di te.

Devi solo coltivare queste due semplici abitudini:

  1.  notare la spirale di depotenziamento in cui (involontariamente) sei incappato. E' la fase cruciale. Molte volte le spirali operano in sottofondo, sono pessimi programmi virali che ci stanno distruggendo a nostra insaputa. L'atto di riconoscerli rappresenta già l'80% del lavoro.

  2.  Una volta riconosciuto quel limbo, non soffermarti nemmeno per un secondo. Rivolgi subito (subito!!!) l'attenzione ad altro... qualsiasi stratagemma va bene, anche il banale atto di guardare da un'altra parte. L'importante è spostare immediatamente il focus. Non perderti in inutili fantasie, sii tempestivo in questo spostamento. Assecondare anche per un misero minuto certi scenari mentali può diventare molto rischioso, poiché stai alimentando la spirale depotenziante.



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