STATO NATURALE - UG Krishnamurti

venerdì 26 maggio 2017
Un personaggio molto interessante è UG Krishnamurti (non Jiddu K.).
Lui parlava dello "stato naturale" come la condizione di defualt di ogni organismo, condizione in cui la coscienza (vita?) si esprime liberamente e nel migliore dei modi, cioè sotto forma di ineccepibile intelligenza.
Ciò che altri chiamano illuminazione (concetto da lui aspramente rifiutato) per lui era una "calamità". Una trasformazione biologica imprevedibile ed estremamente sgradevole, ma soprattutto un'esperienza assolutamente involontaria, un colpo di scena che ti colpisce all'improvviso - non perché hai accumulato meriti in seguito ad opere straordinarie. E' come una folgorazione, vieni fulminato senza un perché, il sistema nervoso si resetta e tutta la vecchia conoscenza (identità costruita negli anni) si dissipa in un nanosecondo, lasciandoti per alcuni istanti (anche giorni) in stato catatonico. Nulla a che fare con aggrazianti visioni luminose o incontri angelici. In seguito a questa calamità il suo cervello ha semplicemente smesso di porsi qualsiasi forma di domanda esistenziale. La mente formulava solo richieste basilari (dove sono le chiavi?) e per il resto della giornata era quieta/silenziosa. Si era spento la necessità di diventare qualcuno di speciale, non andava in cerca di esperienze intense, anzi non sapeva neppure chi era. Non gli interessava più "sapere" alcunché, cioè accumulare nozioni.
Non voleva più aiutare nessuno perché lo riteneva impossibile, anzi presuntuoso. Era totalmente indifferente alle pseudo-sofferenze psicologiche degli altri, cioè alle loro afflizioni immaginarie, agli atteggiamenti autocommiseranti. Se uno gli diceva di sentirsi trsite, deluso o disperato per la tal questione, lui gli voltava semplicemente le spalle, non voleva ascoltare i loro interminabili piagnistei.
In conclusione, dal suo punto di vista non ci sono livelli, nuovi/alterati/espansi stati di coscienza, niente da trascendere o trasalire. Per lui la maggioranza di questi concetti (soprattutto karma) sono frutto di un meccanismo di autosabotaggio mentale, propugnato da millenni non solo in ambito spirituale.
Ad es. se faccio credere alla tua mente che sei in "Debito" con me ti sentirai in bisogno di "riparare, rimediare, ripagare" tale debito. In tal senso debito karmico o finanziario sono la stessa cosa; concetti per manipolare la psiche altrui.
Oltre a ciò asseriva che non possiamo conoscere l'esperienza e neppure esserne testimoni. Al massimo possiamo tradurre (concettualizzare) qualche nuova sensazione in qualcosa di "familiare" ma questo qualcosa di concettualizzato non corrisponderà mai alla pura esperienza, in tal senso è inutile continuare a voler "comunicare" l'esperienza personale a qualcun altro. Non si possono comunicare esperienze banali come il sapore del pepe figuriamoci le epserienze più profonde. Lo strumento che utilizziamo - il pensiero o alfabeto - è inappropriato per ovvie ragioni. Questo strumento va bene per raggiungere un obiettivo terra a terra, come andare da A a B, ma per il resto (indagare "Chi sono io?" o trasmettere il sapore del pepe) non potrà mai tornare utile.
Al contrario di altri personaggio che sembra volessero convincere gli altri - o loro stessi - che quella fosse la verità, per lui non c'è bisogno di comunicare la verità (quale verità?) e nemmeno di aiutare altri a trovarla. E' arrogante il solo tentativo di metterti in testa il concetto di verità. Per lui Buddha, Cristo, Osho hanno fallito miseramente o forse hanno peggiorato le cose creando ultetiori illusioni, una su tutte l'idea di una pace perfetta, eterna (a cui inevitabilmente l'umano di turno tenderà).
Insomma UG butta nel WC ogni conoscenza, senza distinzioni tra mistico e profano. La coscienza/vita non non ne ha mai avuto bisogno.

QUAL E' IL MIGLIOR INSEGNAMENTO?

martedì 23 maggio 2017
QUAL E' IL MIGLIOR METODO?
IL TUO ! (Forse)
Supponi che i metodi e i modelli siano come delle scarpe.
Il Buddha indossava un paio di scarpe che gli consentivano di camminare bene. Queste scarpe sono state chiamate "Buddhismo" e miliardi di persone stanno tuttora cercando di indossare le scarpe del Buddha sperando di sentirsi bene (raggiungere la pace dei sensi). Ovviamente i tuoi piedi non sono come quelli del Buddha, il tuo metodo - il tuo stile di vita, la tua pratica - cioè le scarpe appropriate a te sono diverse. Sembra banale eppure molti indossano le scarpe degli altri e sperano così di sentirsi meglio. E poi magari danno la colpa ad altri.
Cristo aveva un altro paio di scarpe (un altro tipo di insegnamento) e ad oggi miliardi di altri fenomeni ambulanti provano ad indossare le sue scarpe sperando nel "miracolo".
Gurdjieff, Don Juan, Krishna  o un famoso pinco pallino qualsiasi indossava altre scarpe  - le aveva create da(l) Sé - ma poi sembrerebbe che le abbia vendute ad altri o meglio altri hanno voluto replicare quelle scarpe e camminare come i loro idoli.
Pensa a tutti i libri di auto-aiuto che hai letto e a come anche tu sei caduto in questo trabocchetto.
In una parte è colpa degli autori stessi che promettono risultati strabilianti con titoli del tipo "come vivere felici e contenti in tre semplici mosse...", ma per il resto la responsabilità è di chi compra e si beve quel che legge/ascolta da questi personaggi.
In tale ottica Buddha o Cristo stessi -sempre che siano esistiti - hanno errato nella loro missione fin dall'inizio, cioè nel momento stesso in cui si sono messi a raccattare discepoli che diffondessero la loro parola o la parola di Dio. Col senno di poi - osservando imparzialmente la storia - questi "personaggi" hanno contribuito più in peggio che in meglio. Basti pensare ai conflitti  (non ancora terminati) che si portano avanti per difendere una marca di scarpe (cristianesimo) contro un altra marca (islam).
Un vero saggio si sarebbe subito accorto della condizione dell'umano medio e sicuramente avrebbe evitato di "farsi un nome" allo scopo di insegnare come vivere in pace. Già l'idea che l'amore, la consapevolezza, la compassione vadano insegnante con un "metodo preciso" la dice lunga su quanto siamo superficiali.
L'unico che forse poteva salvarsi la faccia, cioè che sembrerebbe essere stato coerente con se stesso- era (in teoria) Lao tzu. Il libro a lui attribuito era cominciato bene - "Il Tao che puoi nominare non è l'eterno Tao".  Peccato che poi si sia dilungato con 80 capitoli nel descrivere l'indescrivibile Tao. E comunque già nominare "l'innominabile" come "Tao" è un controsenso. Al di là di questo lui sembra essere l'unico che non è andato in giro a fare miracoli e soprattutto a "suggerire" le sue scarpe agli altri. Anzi la prima cosa che ha fatto è stato licenziarsi, uscire dall'ufficio e isolarsi. Sembra che abbia scritto soltanto per accontentare le richieste di un tizio. Ma sopra ogni cosa non voleva discepoli. Si era solo divertito nello scrivere qualche strofa e fine. Tra l'altro non professava sentieri, poteri taumaturgici, non imponeva regole monastiche. Era troppo consapevole del fatto che ognuno deve indossare le "proprie" scarpe per suggerire agli altri le tecniche "giuste", visualizzazioni, preghiere o mantra speciali.
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Che scarpe stai indossando?
Quelle con la marca "Steiner, Krishnamurti, Tony Robbins, Castaneda, Roberto Re, Katie Byron?"
Se sono strette, se ti danno troppo fastidio (come è ovvio e naturale che sia) sappi che stai indossando quelle sbagliate. Fossi in te non aspetterei altri 10 anni prima di togliermele. Levatele subito di dosso e sentirai un sollievo incredibile.

CHIAREZZA SULLo STATO NATURALE, IL SENSO DI ESISTERE, il non-io, falsa identità, etc.

*Percezione di sé
* io = somma di sensazioni
* insime di impressioni vaghe

esempio pratico:

Immagina qualcuno che ti dica
  1. "hai un naso bruttissimo",
  2. "mi fai schifo"
  3. "hai degli occhi bellissimi"
  4. "ti amo, sei un'anima speciale".
Cosa accadrà?
Tu - il tuo presunto io  proverà particolari sensazioni (sempre diverse) e quindi continuerà a cambiare.
Emergerà un "io" irritato dalle prime due frasi e un "io" allegro grazie alle ultime lusinghe. Ma quali di questi "io" sei tu? Anzi, cosa sono questi io?
E' ovvio che si tratta di semplici impressioni, sensazioni estemporanee. Ebbene se ci fai caso la tua vita è costellata di queste impressioni. La somma di queste impressioni costituisce ciò che in questa società chiamiamo stupidamente "io sono".
L'io è una sensazione vaghissima che varia di momento in momento, in un certo senso non esiste un "io reale" cioè "stabile, immutabile", esistono solo interminabili sensazioni con cui  "qualcosa di misterioso/indefinibile - il vero io" si identifica. In seguito all'identificazione (al credere/fidarci di quelle parole) finiamo puntualmente per rimanerci male appena vediamo che esse scompaiono oppure vengono rimpiazzate in un batter d'occhio da altre imprevedibili o indesiderabili sensazioni.
Quindi tu chi sei?
Quell'anima con gli occhi bellissimi o quella schifezza con il naso bruttissimo?
Ovviamente nessuno dei due... quelle sono solo impressioni - spesso appiccicate dal mondo - con cui abbiamo ingenuamente costruito la nostra identità.

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* le percezioni sono illimate , quindi l'io non può essere una "precisa, unica" percezione, in inglese si dice che il sé è  no-thing (non una cosa "unica" e distinta)

* storia personale = luogo/periodo (spazio/tempo)
* ma qual è la 1° PERCEZIONE INIZIALE?
* come distingui una "vera, attendibile" Percezione (la mia percezione) dalla falsa (non mia, prodotta dall'immaginaz., da altri/esterno)?
* chiunque può indurre/stimolare percezione a chiunque altro
---> la mente stimola se stessa
* l'immaginazione produce impressioni
* vita è fatta di impressioni
* vita è frutto dell'immaginazione
* La Percezione è sempre impersonale (senza io -  cioè senza un costrutto secondario, es. linguistico o anche energetico)
* Falsa Personalità = identificazione con le percezioni = il famoso non-io, l'ego, cioè uno stato di coscienza sempre deludente perché si identifica con le percezioni che sorgono all'infinito e vi si aggrappa sperando che non scompaiano. Chi non comprende il meccanismo del sistema percettivo è destinato a soffrire inutilmente.

La spiritualità utilizza da sempre un presupposto ingannevole --> l'io allo stato naturale "è sat-cit-ananda, gioia/vitalità/entusiasmo incessante, pace eterna" (percez. naturale = percez. positive)
Questa affermazione - promossa da innumerevoli maestri - implica che le percez. semi-positive (imprecisabile contentezza, fioca serenità instabile, poca pazienza) oppure negative (torpore, vergogna, non beatitudine, emoticon)  siano (io) innaturali o non pienamente naturali.
In realtà un insegnante maturo dovrebbe semplicemente far notare che  lo stato naturale (che di preciso nessuno sa cosa sia) precede qualunque percezione e qualsiasi "io".
* Allo stato naturale non c'è io, non percepisci né sat-cit-ananda né irritazione.

La mente ordinaria non può cogliere questo insegnamento e per questo continua ad osannare pseudo-maestri che promuovono le percezioni spirituali/sublimi rispetto a quelle carnali/inferiori. Involontariamente, come se chi non percepisse gioia non fosse degno di entrare nel regno. Così facendo alimentano ignoranza e confusione, il che porta ai soliti conflitti interiori/esteriori.
La vera liberazione è liberazione da queste distinzioni puerili ed astratte (tra la "mia" superiore percezione e la "sua" immatura percezione), su cui però si fondano non solo le religioni ma l'intera società e forse l'intero Magico Universo di Maya.
Diffida da chi ti vuol convincere a suon di "stimolazioni sensoriali", costui non è un saggio ma un drogato di "percezioni".
Ah già, se non hai colto il punto ti riassumo il discorso:
tu non esisti - l'io a cui hai sempre creduto non c'è, è puramente immaginario... esistono solo vaghe percezioni che emergono caoticamente in un mare di possibilità.
Rilassati, non c'è niente da fare e tu non hai mai fatto nulla, il tuo passato non esiste, si sono solamente susseguite delle impressioni.
Tu sei una semplice espressione vitale - che non ha niente a che fare con le cavolate addizionali (culturali o spirituali). Le teorie, speculazioni sui sentieri metafisici, la via di mezzo, la vacuità, le iniziazioni, lo sciamanesimo etc. sono solo parole vuote sognate da un incontrollato meccanismo di pensiero frustrante.

CHE SOLLIEVO!

domenica 14 maggio 2017

   * Tentare/sforzarsi di accettare questo momento è come tentare di respirare. La respirazione sta già qui, e questo momento è stato già accettato... L'accettazione (amore, silenzio, connessione) è già avvenuta... avviene da sé.

      * non "devo" imparare, perdonare i difetti, coltivare compassione.
         * Illuminazione (trasmissione/ricezione di luce) c'è già. Tutto è fatto di luce.
         * Connessione (en. sottile, campo) è stabile ovunque, non occorrono saluti, sorrisi, abbracci... per colmare distanza/separazione apparente a livello superficiale/sensoriale.
            * ogg. intessuti dello stesso filamento dorato che li collega.
         * mentire (credere di non poter accettare o ricevere luce) è una resistenza vana che produce sofferenza (non devi giudicare l'applicazione della corretta "forma" di accettazione, convenzionalmente ridotta e rappresentata come gentilezza, buona educazione).
         * il corpo carnale "accetta" in maniera spontanea molte più cose di quanto si creda...
         * il corpo di luce o la coscienza/spazio concede tutto (inclusa violenza, inquinamento)  - da la possibilità a qualsiasi manifestazione. Senza criteri esclusivi.

Tu sei questa coscienza, questa accettazione illimitata... che ti piaccia o meno, che tu pratica o meno.

Il vero amore è semplice accetazione e questa c'è sempre stata indipendentemente dai sentimentalismi con cui l'intelletto ha distorto questa verità. Non riguarda coppie, anime gemelle, etc. Accettare un oggetto insignificate è un atto di puro amore come accettare un gesto da una persona particolare. Si tratta solo e sempre di accettazione. E' facilissimo. Il tuo corpo sta già amando - cioè accettando -  tutti... il tuo intelletto invece si fissa su qualcuno di apparentemente speciale in basa a criteri fittizi... come se potesse "amare - accettare" di più la nonna rispetto all'amante. Non c'è gradazione nell'autentica accettazione. Il privilegiare (che implica l'escludere - il gradualizzare l'accettazione) provoca insensata frustrazione.

La prossima volta che dici o senti la fatidica frase "sei l'unico vero amore... la persona che amo più di tutti, quella con cui sento maggior connessione" rinsavisciti e accorgiti che hai fraintesto un mare di cose, in pratica tutto.

Istruzioni per maghi erranti: Andrea Panatta - BN PODCAST

martedì 9 maggio 2017




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PER VINCERE IL GIOCO (sesso, lavoro, relazione, sport) DEVI DIMENTICARTI IL GIOCO (sesso, lavoro, relazione, sport)

domenica 7 maggio 2017
THE GAME = SAMSARA, problemi immaginari,  menzogne, lato oscuro della Forza, Sistema fallimentare, Matrix, l’identità sociale, vita ordinaria, ego, mente, stato limitato di coscienza
THE OTHER GAME = La Forza, il Regno, essenza, io reale/spontaneo, stato espansivo di coscienza

inizi a giocare quando ti interessi, prendi sul serio THE GAME: in quell’istante perdi.


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DIVENTARE UN AGHORI

aghori = guerriero che attraversa l'inferno rimanendo intimamente immacolato

stato di coscienza di chiunque sia in grado di oltrepassare limiti e paure

facoltà di integrazione del lato terrificante con quello benevolente

superamento definitivo della dualità o distinzioni tra bene e male, lecito/legale e illecito/illegale, gentilezza e violenza

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Salvatore Brizzi - Come la pioggia prima di cadere

martedì 2 maggio 2017




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