“NON RIESCO A RESPIRARE!” : così viene ucciso un uomo dalla polizia.

giovedì 28 maggio 2020







  Tragedia a Minneapolis : ucciso dalla polizia


  Non riesco a respirare : le sue ultime parole


Vogliamo iniziare dicendo che la polizia negli Stati Uniti è diversa?
No, perchè si poggia sulle stesse basi : gerarchia e potere.
Cucchi, Aldrovandi, Mollicone : alcuni nomi noti per ricordarvi che le cose non cambiano in base al luogo.

Già analizzato a sufficienza il rapporto che lega l’autorità al potere, ed alla delega e deresponsabilizzazione della nostra società : soltanto la punta dell’iceberg


Più di 5 minuti : questo il tempo in cui un rappresentante delle forze dell’ordine ha tenuto con forza il ginocchio sul collo del malcapitato. George Floyd, questo il suo nome. Nonostante fosse legato, e la situazione fosse sotto controllo, probabilmente non era abbastanza.
Quattro minuti col ginocchio quando era cosciente, altri 4 quando ha perso conoscenza.
Volete dirmi che stava semplicemente facendo il suo lavoro e stava rispettando il protocollo?
Bene, allora abbiamo a che fare con degli automi e non con delle persone in grado di analizzare la situazione circostante.

Capisco anche le persone che guardavano e non sono intervenute, perchè avevano semplicemente paura di finire allo stesso modo. Se avessero provato ad opporsi ad una chiara e palese violenza, sarebbero stati arrestati.
La violenza come monopolio. Se lo facciamo noi, va bene. Se lo fai tu, finisci in galera. Altro paradosso della nostra società.

Questo il commento di una senatrice del Minnesota, Amy Klobuchar

“Abbiamo sentito le sue numerose richieste d’aiuto. Lo abbiamo sentito più e più volte dire che non riusciva a respirare. Ed ora vediamo ancora una volta una fotografia orribile e torcibudella di un afroamericano che muore. Tutti in questa comunità meritano di sentirsi al sicuro. Ci sarà una analisi approfondita di quello che è accaduto, ed i coinvolti saranno ritenuti direttamente responsabili”

Direi che è stato ucciso, non è che lo abbiamo visto mentre moriva. E poi si, bello che vengano ritenuti responsabili i coinvolti (e ci mancherebbe) però in questo modo continueremo a tenere fede al mantra delle poche mele marce, e ci tengo a sottolineare che sì, esiste anche se vogliamo il poliziotto buono, ma è proprio la natura intrinseca della cosa che impedisce un miglioramento della situazione. Poi, altra piccola domanda se vogliamo marginale : George, fosse stato bianco, avrebbe ricevuto lo stesso trattamento? Forse no, forse sì. Ma la tendenza ad accanirsi contro persone di un colore diverso è ben nota.

A proposito di margine


Alcune riflessioni di amici che incorporo nell’articolo :

Il fatto che i poliziotti colpiscano soprattutto neri, nativi e latinos è sintomo non solo di razzismo, ma della caratteristica principale del sistema. Cioè la concentrazione della violenza su target precisi, “marginali”. Loro sarebbero violenti con tutti, ma siccome il potere per sua natura è pavido, cerca degli obiettivi la cui repressione comporta meno conseguenze. È la discrepanza, il problema. Il razzismo è teoricamente non tollerato nella società civile. Ci sono almeno, e sottolineo almeno, delle regole sia morali che legali, che seguono un principio sancito qualche decennio fa. Le istituzioni in genere e le fdo in particolare non sono tenute a rispettarle, né in teoria né in pratica. Quindi siamo di fronte a un modello sociale che autorizza di fatto le istituzioni a comportarsi come strumenti di monarchia assoluta e sanguinaria. Cosa diversamente tollerata in altri ambienti. E se la società continua a razzializzare lo si deve anche grazie a questa gente in divisa che, al pari di un Salvini qui da noi, legittima ancora di più una mentalità incancrenita e inaccettabile. Soprattutto perché nero=delinquente è un’associazione dura a morire, che si tratti di cittadini afroamericani o di migranti.

Nella serata di ieri, il sindaco di Minneapolis ha ufficializzato il licenziamento dei poliziotti coinvolti. Sicuramente il primo passo da compiere, ma sono altrettanto sicuro che la pressione pubblica grazie al video virale abbia velocizzato questo processo per tentare di calmare le acque.

Nel video potete ascoltare direttamente la sofferenza di George, è straziante. Chiama la madre, dice chiaramente di non poter respirare ed avere dolore allo stomaco, e che è arreso e pronto a collaborare e salire in auto. Ma anche queste, parole al vento.

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