Il perseguitato dal mondo: l'INIZIATO

giovedì 18 ottobre 2012

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Fonte degli articoli ->   http://www.erks.it

di RAM

Chi è sulla Via viene sempre perseguitato. Nerone docet: “In bene o in male purché si parli”. Nerone è l’Operatore in Magia, ovvero l’Iniziato che conosce bene nell’Intimo le Leggi Universali. Il mondo lo perseguita, gli altri continuano a parlare male di lui, “sei uno stupido!” gli dicono, ma egli dentro di sé gioisce. Costoro non possono comprendere il motivo della sua gioia poiché sono solo intenti a criticare la sua attività esteriore.
Egli è come NEROne, cioè il Nero, Colui che lavora nel Buio, che si mescola con quel Buio Primordiale da cui tutto ha avuto Origine. Qualcuno lo chiama “essere oscuro” ma Egli sa bene che quel Nero in cui lavora non ha nulla a che vedere con l’oscurità. Pertanto l’Iniziato ai Misteri è realmente imprevedibile, qualcuno getta fango su di lui e lui che conosce i misteri del Fuoco opera un coagula a quel fango cosicché ottiene un mattone che utilizzerà per il suo Tempio. Tutti i suoi sforzi sono volti verso un unico Fine, la Costruzione di quel Tempio che dovrà ospitare il Re.
L’Iniziato non deve dimostrare niente a nessuno, giacché l’unico a cui deve dare conto è l’Intimo che lo ammaestra. Egli non può sprecare tempo né impiegare la sua energia a far cambiare l’opinione che gli altri hanno di sé, giacché questi vedono solo la sua maschera e quella giudicano non conoscendo Colui che ci sta dietro. Se la Forza Eterna permette che la rabbia si manifesti attraverso di lui perché qualcuno dovrebbe giudicare quella rabbia “poco spirituale”? E se quella Forza Inconoscibile permette che venga percepita superbia in lui, perché qualcun altro dovrebbe etichettare il veicolo come “presuntuoso”? Tutto è giusto e perfetto, e nessuna energia è buona o cattiva, ognuno riceve dall’esterno l’esperienza che nel proprio Intimo ha chiesto. Ecco perché l’Iniziato è RESPONSABILE ovvero ha l’ABILITA’ DI RISPONDERE delle proprie AZIONI.
Egli NON si considera un Maestro, non cerca discepoli, il suo Cammino è una questione tra sé e Sé. E poiché per fare un passo verso il Sé egli deve frantumare il sé, si trova sempre all’INIZIO, poiché l’Insegnamento è una Scuola senza fine alcuna. Aperto al NUOVO, ricettivo alla Voce dell’Intimo e disposto a distruggere ogni giorno una parte della sua falsa identità, l’Iniziato si trova nell’Iniziazione. Nessuno lo ha Iniziato, poiché l’Iniziazione non è una Meta ma il Sentiero che si sta percorrendo. INIZIATO non è un titolo onorifico da sfoggiare come fosse un premio, esso è uno STATO DI COSCIENZA, una CONSAPEVOLEZZA SOTTILE, colui che conosce il significato reale di questa parola, dichiarandosi Iniziato è come se dicesse di sé: “Sono un niente, sono solo all’Inizio, poiché nella Mente di Dio, non v’è fine!”.
Qualcuno mi rimprovera che uso la parola Iniziato con troppa facilità, ma io non bado alle voci da corridoio, potrei parlare di albicocche, di nuvole, di case abbandonate, di una canna da pesca, qualsiasi parola può usare colui che è consapevole di ciò che dice, e se colui che parla ha CONSAPEVOLEZZA allora ogni parola diviene una PAROLA DI POTERE!

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DESERTO E SENTIERO INIZIATICO

di Eleazar

Ogni giorno siamo chiamati a mettere in gioco le nostre scelte, rivalutandole ed eventualmente modificandole a seconda delle nostre aspirazioni e bisogni.
L’uomo profano è senza dubbio condizionato da ogni tipo di impulso esterno che quotidianamente  bombarda la sua psiche e personalità.
Lo vediamo ogni giorno attraverso i Media.
L’iniziato è anch’esso soggetto ad ogni tipo di “tentazione”, ma, a differenza  del primo, che agisce secondo gli impulsi e gli umori del momento, esercita la propria volontà nell’intento di rendersi ”libero” da ogni condizionamento subliminale e reale rifiutando compromessi con il “mondo”, aspirando ad essere nel mondo, ma non del mondo.
Ma non si fraintenda, non si tratta di agire contro corrente per finalità edonistiche ed elitarie; si tratta di violentare la propria anima, esercitando la volontà, per sfuggire alla morsa delle “leggi” metalliche planetarie” che governano i nostri istinti.
Ma perché distinguersi e violentarsi?
Perché un iniziato è essenzialmente un “trasmutatore”, colui, cioè, che esce dal giogo degli elementi e ne diventa padrone. Trasmutatore e non manipolatore.
L’alchimista predispone gli elementi in modo che essi possano accogliere la Luce dello Spirito, perché la materia si spiritualizzi nella materializzazione dello Spirito.
Scrive S.Giovanni nel prologo al Vangelo: “La luce entrò nelle tenebre, ma le tenebre non l’accolsero….”. Per questo, trasmutando questi elementi è possibile compartecipare alla realizzazione della creazione permettendo alla Luce di essere accolta e di diffondersi nella manifestazione.
Gesù nel Deserto
Ma come realizzare tutto ciò, qual è il luogo dove l’uomo profano diventa un iniziato?
E’ il luogo dove la terra e il cielo sono “nudi”, uno davanti all’altra, e dove unendosi all’orizzonte compiono l’atto creativo: 
NEL DESERTO.
E’ nel deserto che l’uomo si guarda e ascolta le proprie forze.
E la forza più potente che custodisce è senza dubbio quella del Fuoco sessuale.
In questo luogo dell’anima ognuno di noi è chiamato ad un cambiamento nel rapporto con la propria sessualità.
Non si tratta di castrazione, ma di castità, che non significa astinenza, ma sacralizzazione dell’impiego di quella stessa Forza.
Ma cosa significa sacralizzare?
Riconoscere la vera natura delle cose e rispettarne lo spirito che le incarna.
Il mondo, ogni giorno, ci indica l’”USO” caotico e irrispettoso di questa Forza Sacra. Esempi di degenerazione e ignoranza sono continuamente davanti ai nostri occhi. Il messaggio è di un uso arbitrario del proprio corpo fino al  massimo godimento fine a se stesso.
L’iniziato non è un moralista , un “bacchettone”, è soltanto, come già detto prima, un ricercatore e un operatore di Verità.
Sacralizzare il proprio corpo e quindi la propria sessualità è il centro dell’esperienza nel Deserto di trasformazione.
Si tratta di ascoltare, di regolare il ritmo biologico ed energetico del proprio Eros e gestirlo nell’armonia e nell’operatività creatrice di se stessi.
Questo lavoro, non è nient’altro che un lavoro di distillazione di questa Forza creatrice che non può che portare ad un’accellerazione vibrazionale e di espansione di coscienza finalizzata alla realizzazione del Regno secondo lo Spirito.
Quello che nella Cabala è il ristabilimento della linea diretta tra la corona (Kether) e il regno (Malkuth), tra il Padre e il Figlio, tra la testa (Philòs) ed il sesso (Eros). La quadratura del cerchio.
Sia ben chiaro quindi che operare per mezzo della sessualità è un mezzo e non un fine.
La stessa frase è ribaltata per la maggior parte dei profani.
Eros alato
Per questo il Deserto è una dura prova. E’ una morte a tutti quei condizionamenti che la società e il vivere comune ci propinano ogni giorno. 
E’ una lotta eroica in cui l’Ercole che vive in noi (la Forza e la Volontà) vince le dodici prove legate alle forze dello zodiaco e, quindi, alla materia cosmica, liberando l’Anima, Prometeo, da quella stessa condizione di schiavitù  della materia a cui è incatenato.
E’ difficile unire il vivere quotidiano, carico di impegni e di problemi a questa visione altamente ambiziosa.
Spesso ci si domanda se tutto ciò non possa isolarci dai semplici rapporti di tutti i giorni, se mai sarà possibile trovare ed incontrare una possibile compagna con cui condividere questo cammino parallelamente ad una vita”normale”.
Per esperienza, alcuni affermano che, se non subito, presto la persona con cui condividiamo amore  e progetti di vita, anche se ancora esterna all’esperienza iniziatica, verrà poi attratta da questa se la coppia vibra sulla stessa frequenza e lunghezza d’onda.
Ma come?
Tutto dipende dal lavoro che uno dei due compagni avrà fatto su se stesso.
Ma soprattutto da quanto Amore vi sia e scaturisca per e dall’esperienza del percorso iniziatico.
Perché ciò accada, quindi, vi dovrà essere stretta corrispondenza tra il vivere e il dimostrare e ciò che verbalmente si comunica.
Vi è poi, altresì, una trasmissione indiretta su piani diversi della propria esperienza di percorso.
L’altro si accorgerà, comunque, di un cambiamento sostanziale della natura intima del compagno o della compagna anche soltanto attraverso un’interazione del campo aurico, proprio perché la trasmutazione è la naturale conseguenza di un’alchimia energetica e fisica tra Amore, Pensiero, Volontà, Forza, Emozione, Azione e Verbo.
E’ importante, quindi, non aver paura dell’ignoto, ma procedere nella Via ascoltando il cuore e la Forza che lo spinge oltre il buio.
Il Deserto amplifica, quindi, tutto ciò, azzerando il frastuono ed il caos del mondo esterno e profano ed  evidenziando ed esaltando i ritmi sacri di quello interno.
Si arriverà a ricevere le risposte alle domande del mondo esterno dal nostro stesso Io interiore e superiore.
L’Eremita
Si raggiungerà il ritmo giusto di ogni cosa realizzando il dischiudimento del nostro occhio interiore sul mondo esterno fino alla centratura dell’Essere, alla realizzazione del nucleo aureo e alla sua naturale manifestazione nel mondo esterno.
Tale manifestazione porterà al riconoscimento di una reale Maestria nello Spirito e nel Corpo.
Il mondo ti riconoscerà Maestro. Ma tu non dimenticare di continuare ad essere discepolo.
Essere maestri non significa portare al Bene il proprio discepolo con la propria Forza, ma stimolare emozionalmente, mentalmente e spiritualmente la sua persona perché lui stesso liberi la propria Forza e ne faccia buon uso.
Riconoscere un Maestro significa anche riconoscerne la propria tradizione iniziatica, riconoscerne la Scuola. Per questo è anche necessario adeguarsi alla Scuola e non viceversa.
Entrare in una Scuola iniziatica non è come entrare in una scuola profana.
Non si entra soltanto per ricevere, ma anche per ridare.
Ognuno deve dare il suo generoso apporto, per non “rubare” energia e forza dall’egregoro e dal Maestro che lo rappresenta.
Il Maestro non lavora per se stesso, ma per il bene universale. 
Anche lui ha ricevuto e quindi deve ridare.
La forza e il potere se non si immettono nuovamente nel Bene Comune logorano e corrompono chi li detiene. Stesso discorso vale per il discepolo.
Non sempre, però, è giusto elargire la conoscenza allo stesso modo per tutti.
La Verità è qualcosa di molto prezioso e, quindi, ha bisogno di un “luogo” adeguato per essere accolta e compresa.
E’ chiaro che chi non avrà preparato il suo luogo interiore in accordo con tale trasmissione riceverà in maniera adeguata al proprio livello. 
Spesso il Maestro scandalizza l’allievo con atteggiamenti rigidi e inaspettati, ma è anche compito del discepolo non giudicare, poiché spesso è solo attraverso un shock che può arrivare un’illuminazione.
Il Maestro è un’entità mercuriale fecondante. 
L’abito bianco indica, oltre allo stato e la disposizione di purezza, anche la missione mercuriale fecondante di cui l’iniziato è portatore.
E’ forse per questo che gli adepti di primo grado portano spesso l’abito nero, simbolo della nera terra, materia vergine da fecondare.
Chi attraversa il Deserto, attraversa la Vita, morendo come uomo profano e rinascendo a Uomo nuovo, pronto a procedere sicuro sul cammino della Verità.
L’iniziato diventa così partecipe della creazione in comunione con la divinità che regna ormai in sé.
Fecondatore nel buio, del buio, con la luce dello Spirito.

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Colui che percorre il Sentiero Iniziatico 


di RAM

Verrà il giorno in cui il tuo Uomo interiore rivendicherà se stesso e ti chiederà: “Perché ancora devi morire?”. E solo allora ti accorgerai che hai già perso tanto tempo e che avresti dovuto tagliare molte cose dalla tua vita ma rimandavi sempre a farlo perché non volevi morire a te stesso. Ti ritrovi così a non aver tempo, né scelta, dopo aver già rallentato troppo e che ormai le sfide in cui il mondo desidera trattenerti non ti servono più.
Lo sai e lo senti che servire Lui è l’unico desiderio reale verso cui l’anima tua anela, e non c’è modo migliore di servirlo che realizzarlo anzitutto in se stessi. Tuttavia a volte neanche messi alle strette riusciamo a tagliare, a rompere, a distruggere, ad andare avanti lasciando indietro colui che eravamo, e se non lo facciamo personalmente allora la Vita se ne incaricherà al posto nostro.
Così ti ritrovi immerso in quel vuoto, in quel nulla, costretto a camminare da solo, perché l’Iniziato è anzitutto l’Eremita. Tuttavia in quella solitudine non c’è affatto sofferenza perché l’Iniziato è anche il Matto, nulla può turbarlo né portarlo lontano dal suo percorso.
La Libertà è il dono che puoi avere solo nella SOLITUDINE, non ci sono altre vie, non ci sono vie più brevi, esiste una Porta molto stretta attraverso la quale devi passare, e come disse Lui: “Pochi sono quelli che vi entrano“. Anche il “Paradiso” è poco affollato, è come un DESERTO che si può raggiungere solo passando per un altro deserto. Ti amo Padre perché nella solitudine del Cammino non mi lasci mai solo.
Un Iniziato gioisce sempre quando la Vita gli apre una Porta, ma mai, nemmeno per un istante, prova attaccamento per la stanza in cui è entrato, che si tratti di una persona, di una situazione o di un oggetto. Così è il mio cammino, non conosce tregua, e chi entra deve sapere che presto mi dovrà salutare, NON ho risposte posso solo offrire la sete, con cui cominciai a ricercare. Buon Cammino

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IL TEMPIO VIVENTE

di Eleazar

«Distruggete questo Tempio e in tre giorni lo farò risorgere»
Gv 2,19
Ricostruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme
L’essere umano, nel corso della sua storia, ha sempre cercato di rendere manifesto e materiale tutto ciò che, al di là dei sensi, del visibile e del razionale, ha percepito come soprannaturale.
Per dare forma a tutto ciò, ha circoscritto, all’interno di spazi deputati e in manufatti scultorei o pittorici, la dimensione divina, eterna e incorruttibile verso cui l’anima tendeva.
Tali creazioni si fondano sui principi della geometria sacra che replicano, nelle forme, gli equilibri, le armonie e le leggi che sono alla base della manifestazione divina nell’Universo e nell’uomo, macrocosmo e microcosmo.
Le forze occulte, evocate nella materia attraverso la forma, agiscono, quindi, per “simpatia”, sull’uomo e sull’ambiente che lo circonda, dall’interno e dall’esterno, trasformandolo.
Circoscritto nella forma, in uno spazio “sacro”, quel luogo diventa, perciò, inevitabilmente, un magnete geometrico, atto ad accogliere, per le adatte condizioni ambientali, le vibrazioni più sottili delle alte dimensioni, diventando a tutti gli effetti un ponte tra la sfera divina e quella umana.
Il Partenone, tempio dedicato ad Atena, e le sue proporzioni auree
Per questo, tale luogo è chiamato Tempio, che significa, etimologicamente, luogo recintato e, quindi, circoscritto, separato dal resto.
Con il tempo, però, come spesso è accaduto, tutto ciò è andato perduto.
Mentre, infatti, in origine, tali spazi furono realmente luoghi magici, di iniziazione e di trasformazione, dove il sacerdote, separato dalla profanità, nella cella più interna del Tempio, sacralizzava l’ambiente e con coscienza operativa creava i presupposti per la discesa e l’incontro col soprannaturale, oggi tutto questo è venuto meno in quanto l’accesso al “sancta sanctorum” è consentito a tutti.
In origine tutti coloro che non avevano ricevuto un’iniziazione reale, e non avevano quindi avuto accesso ai Misteri, rimanevano fuori dal Tempio e per questo erano chiamati profani, dal latino “pro-fanum”.
Oggi gli spazi sacri sono diventati “luoghi di culto”, dove la qualità dell’energia catalizzata, piuttosto che avere una direzione verticale è di natura orizzontale.
L’esigenza delle religioni di fare proseliti e di radunare le masse intorno al proprio “credo”, rafforzandolo tramite l’apporto psico-energetico-emozionale dei fedeli, ha fatto sì che i sacramenti fossero ufficiati pubblicamente, riservando, però, l’esclusiva dell’operatività ai soli sacerdoti, e rilegando la massa a pura e semplice fonte di energia.
Infatti, oggi, i “luoghi di culto” non sono altro che simulacri magnetici, catalizzanti psichismi di massa di natura emozionale, in quanto le intenzioni della gente e le preghiere che vi si recitano producono, in massima parte, energie di natura proiettiva, di qualità passiva, generate dall’aspettativa della soluzione “divina” ai problemi della vita profana o di una “salvezza” dalla condanna eterna, generata dai peccati, con l’adesione ai dogmi stessi della religione.
Lourdes, uno dei più importanti luoghi di culto del cristianesimo.
I luoghi di culto diventano, in sostanza, enormi antenne, raccoglitori di energia psichica, che servono ad aumentare la forza e il volume dell’egregora della propria religione.
Tutto ciò non fa altro che bloccare l’evoluzione dell’uomo, in quanto non permette di prendere direttamente contatto con ciò che realmente agisce sul piano verticale, identificando, al contrario, la sfera divina su un piano orizzontale, umanizzandone i contenuti. 
La “democratizzazione” del Tempio a fatto sì che esso perdesse, in sostanza, la sua reale funzione.
La presenza profana durante un “sacro ufficio” compromette alla radice l’esito di tale operazione.
Il rito deve compiersi, invece, in maniera “sigillata”, allo stesso modo di un processo alchemico in cui l’ampolla di lavoro deve essere ermeticamente chiusa per permettere il buon esito dell’operazione.
Per questo la cella interna del Tempio era esclusivamente accessibile al sacerdote e alle vestali, che vi mantenevano acceso il fuoco.
Vestali che dovevano esser “pure”, proprio poiché diventavano parte integrante del sacro ufficio.
Lo stesso accade per l’ovulo fecondato, quando riceve il seme.
Esso si richiude ermeticamente per permettere il processo di trasformazione del germe, escludendo ogni tipo di interferenza esterna di natura “profana”.
Ma ciò, che è ancora più vero, è che il Tempio, inteso generalmente come architettura di pietra, che circoscrive lo spazio sacro, è solamente l’immagine riprodotta di qualcosa che già esiste in natura.
Il vero Tempio, dove dimora la divinità, è l’uomo stesso, ponte tra cielo e terra, tra Spirito e Materia.
Non a caso i templi antichi avevano, in pianta, i rapporti geometri del corpo umano; non a caso il “santa sanctorum” si trovava realmente al centro del corpo dell’edificio, corrispondente all’altezza del cuore, nel corpo dell’uomo.
E non è un caso che, in greco, la cella del Tempio si chiamava “Naos” e il nucleo divino nell’uomo è chiamato atomo “Nous”!
Il “Naos”, la cella interna del Tempio
Gli antichi riprodussero in terra quello che “il cielo” aveva prodotto nell’uomo, con le stesse proporzioni e gli stessi principi aurei.
Lo stesso sacerdote agiva nella cella interna del tempio, operando sul suo corpo e, di conseguenza, ripercuoteva gli effetti di tale operazione sull’intero edificio sacro, connettendolo alla Terra e a tutto l’Universo, formando, quindi, un tutt’uno con l’intero Cosmo.
Diventava così il fulcro della croce, operante e radiante, sia sul piano verticale che su quello orizzontale.
In lui si risolvevano le distanze dimensionali e da lui, verticalmente, partiva il seme informativo verso l’Universo che, successivamente, avrebbe manifestato, nel quaternario, il programma in esso contenuto.
Il sacerdote diventava, quindi, ente attivo nell’atto creativo, spersonalizzando la sua forma profana e temporale e assumendo un ruolo divino in terra.
Essere sacerdote significa non solo essere pontefice tra cielo e terra, ma essere in possesso di una dote sacra che identifica nello stesso “ente” l’officiante e il tempio stesso.
Non tutti gli uomini, sebbene siano potenzialmente dei “templi”, in realtà, lo manifestano.
Il Tempio dell’uomo, perché passi da potenza ad atto, deve necessariamente passare attraverso varie fasi “costruttive”.
Molti rimangono al progetto, pochi alla posa della prima pietra, pochissimi arrivano alla realizzazione finale.
Il processo realizzativo è arduo e pieno di insidie.
A volte si riesce a concepire il tempio, ma poi lo si riempie di mercanti, di ladri e di falsi profeti.
A riguardo, cito un passo significativo del vangelo:
“ Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse:«Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»…
- E ancora -
«Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. »
Gv 2,13-21
E’ chiaro, quindi, di quale Tempio parlasse Gesù.
Ma, alla luce di questa citazione, a cosa corrispondono i mercanti e i loro prodotti?
Sicuramente a tutto ciò che nel nostro corpo rallenta e contrasta la realizzazione del Tempio: i nostri vizi, rappresentati dalle forze istintive animali, nella figura delle pecore, dei buoi e delle colombe e dai cambiavalute che incarnano tutti i sentimenti di quelli che sono definiti i sette vizi capitali.
Chi sarà all’interno del nostro corpo a compiere la cacciata di questi vizi?
La forza mercuriale, che armata di una frusta, il “flagellum”, flagellerà il corpo dei vizi, preparandolo alla fase di morte dell’Opera al Nero.
Gesù caccia i mercanti dal Tempio (G.Dorè). Da notare la frusta: molto simile ad un serpente, il serpente mercuriale!
Anche Gesù fu flagellato prima di morire e risorgere in Cristo!
Spesso questa forza dissolutrice, solvente e acida, che tutto corrode, è simbolicamente chiamata, in questa fase dell’Opera, “Leone Verde” o “Vitriol”.
Questa operazione è inevitabile per la preparazione del corpo alla realizzazione del Tempio, come luogo che accoglierà il corpo di Luce.
La fase al Nero è solo la prima delle tre parti dell’Opera alchemica.
Questa, sarà seguita dalle fasi al Bianco e al Rosso.
Non è un caso se nella seconda parte della citazione, sopra indicata, Gesù dichiara la distruzione del Tempio e la sua ricostruzione in tre giorni e quindi in tre fasi.
Il Tempio che sarà ricostruito, non sarà più edificato con materiale corruttibile, ma con qualcosa che resisterà anche al Fuoco: la Pietra dei filosofi.
Da quest’unica pietra si realizzerà, per accrescimento, l’intero corpo architettonico.
Dal seme cristico, nascosto al centro del nostro essere, nella grotta della natività, si realizzerà la resurrezione nella Luce.
Ma come trovare questa famosa pietra?
Abbiamo parlato precedentemente del Mercurio sotto forma di “Vitriol”.
Ebbene, è proprio grazie e soltanto a questo “Vitriol” che riusciremo a trovare la pietra nascosta.
Rappresentazione del Vitriol
Non è un caso che proprio dietro questa “arcana” parola si nasconde un famoso acronimo alchemico: V.I.T.R.I.O.L. ossia, Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, che significa: “Visita l’interno della terra e rettificando scoprirai la pietra nascosta”.
La qualità “corrosiva”, che il Mercurio acquista in questa prima fase, serve necessariamente a sciogliere il pesante “piombo” che nasconde al suo interno il seme aureo, attraverso cui, con il lavoro di nutrimento e moltiplicazione, si giungerà alla realizzazione dell’intero corpo adamantino.
Trovata la Pietra, quindi, va comunque lavorata, in un processo di sgrossamento che la trasformerà da Pietra dei filosofi a Pietra filosofale.
L’architettura del Tempio cambierà continuamente a seconda della fase raggiunta, in un’alternarsi di morte e rinascita.
Tutta la struttura sarà continuamente in movimento diventando un Tempio di “pietra” viva.
La figura del sacerdote acquista qui connotati ben diversi rispetto a quelli comuni e profani.
Il sacerdote non è più l’intermediario tra il popolo dei fedeli e la divinità, ma diventa in prima persona l’unico architetto del Tempio dove opera, officiando sull’altare del suo corpo, il vero sacramento eucaristico, dove realmente transustanzia il corpo dell’Uomo nel corpo del Cristo.
Dove, trasmutando i vizi in virtù, realizza lo “spazio sacro”, sede e trono della Tinità Perfetta di Spirito, Anima e Corpo, nella figura del Cristo.
Ogni uomo è un Tempio di carne e, potenzialmente, può diventarne il sacerdote.
Nessuno può officiare in quel Tempio se non colui che lo realizza attraverso il proprio sacrificio.
E’ tempo che l’uomo risvegli la sua vera natura e riscopri la Pietra nascosta nelle sue profondità.
Ogni uomo è chiamato a questo: discendere agli inferi, sconfiggere la morte e realizzare la propria resurrezione.
Nessuno potrà salvarci all’infuori di noi stessi.
Gesù ci ha indicato la strada, ma tocca a noi percorrerla.
Prendendo coscienza del progetto che ognuno di noi incarna e a cosa siamo destinati, non possiamo più aspettarci che qualcuno faccia il lavoro per noi.
L’uomo è realmente il Tempio di Dio sulla Terra.
La pianta del Tempio di Luxor con le proporzioni dell’uomo
(da R.A. Schwaller del Lubicz, Il tempio dell’uomo)
Ogni Pietra Occulta è il seme gettato sulla Terra dall’Agricoltore divino.
Non tutti i semi cadono sul terreno propizio, ma spetta ad ognuno di noi lavorare la propria terra perché questa diventi fertile e adatta alla crescita del proprio albero della Vita.
Il Sacro Fuoco del Tempio va tenuto sempre acceso.
Senza di esso nulla potrà trasformarsi, poiché è attraverso questo Fuoco, uno e trino, che avviene la “cottura”del seme, in un processo del tutto simile alla covata di un uovo.
A temperatura costante, con la pazienza e l’amore di una madre.
Un calore troppo violento, o di insufficiente intensità, comprometterebbe tutta l’Opera.
Come vediamo tutti gli elementi presenti nella struttura macrocosmica del tempio antico li ritroviamo in quella microcosmica dell’uomo.
Alla base di tutto c’è la presa di coscienza della necessaria sacralità dello spazio in cui si agisce, sia esso un’architettura in pietra o un corpo in carne ed ossa.
Nel passato gli antichi templi sono stati distrutti e soppiantati dai “luoghi di culto”di carattere religioso; gli aspetti sacri, magico-operativi, hanno lasciato il posto a mere pratiche devozionali, relegando il ruolo sacerdotale a quello di semplice educatore di masse, ministro di un Dio fatto a immagine e somiglianza dell’uomo.
Alla luce di tutto questo, credo sia importante per ognuno di noi rivoluzionare la propria visione della realtà, distruggendo, come fece Sansone, il tempio corrotto, colmo di vizi e contraddizioni, opera dei dogmi e delle regole profane, in cui siamo immersi dalla nascita, e ricostruirlo nella piena sacralità dalle fondamenta, ritrovando quella Pietra angolare intorno alla quale ricostruire il Vero Tempio Vivente, corpo di quel Cristo che un giorno manifesteremo!


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