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sabato 18 gennaio 2020

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I DIECI SUGGERIMENTI di Jed McKenna

mercoledì 15 gennaio 2020

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Pensa con la tua mente
Non Credere a Niente 
Dubita di Tutto 
Vola sopra la Paura 
Torna Coi Piedi Per Terra 
Odia il Tuo Ego 
Ama la Tua Morte 
Uccidi tutti i Buddha 
Brucia Tutto ciò che è falso
Non fermarti… spingiti sempre oltre!


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Le trilogie di ZeRo


3° TRILOGIA

2° TRILOGIA

1° TRILOGIA

UN CORSO IN MIRACOLI
























FORSE QUEL CHE CERCHI NEANCHE C'È

domenica 12 gennaio 2020






Ho sostituito alcune parole (MAIUSCOLE) per mostrarti che in fondo molte canzoni parlano di te, caro ricercatore.










Sarà il vento o sarà l’IO
La voce che risponde ai miei perché?

Dai RICERCA E PRATICA più che puoi
Corri vai non ti fermare
Che di strada ce n'è ancora tanta sai

Vedo una COMUNITÀ SPIRITUALE che
Mi potrà toglier DUBBI e QUESTIONI

Lancio qualche EURO al GURU
Che non parla mai
Accanto a me c'è un DEVOTO, UNO STRANIERO
Mi chiede "Man, dove vai?"


Nord sud ovest est
E forse quel che cerco neanche c'è

Nord sud ovest est
Starò cercando lei (LA VERITÀ) o forse me (il mio ego)?

Tra deserto e prateria
Ma perché ti sei fermato?
Ero stanco ed affamato, amica mia
Sì lo so
GLI ASHRAM, UNA GUIDA SPIRITUALE
Dal basso IL SANTONE guarda in su

"RICERCATORE SPIRITUALE, vieni qui"
Stai attento non ci andare
"Posso leggerti il futuro se lo vuoi"
Di' di no!
Gli sorrido dico, "Okay"
NEI FONDI DI CAFFÈ osserva i fatti miei

INGENUO RICERCATORE, ti sta ingannando
Non la troverai
Sono mesi che stai PRATICANDO
Dimmi
QUANDO TI ILLUMINERAI


Nord sud ovest est
E forse quel che cerchi neanche c'è 





(Testo originale degli 883, parafrasi di ZeRo)

VADIM ZELAND - TAFTI LA SACERDOTESSA - Camminando dal vivo in un film (Cap. 1)

giovedì 9 gennaio 2020
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Primo incontro

Siete stati messi al mondo ma non vi hanno corredato “delle istruzioni  per l’uso di voi stessi”.
Oh sì, sicuramente vi hanno insegnato che  dovete lavarvi per bene le manine, cambiare il pannolino per tenere il  culetto pulito… Ma di più non sapete, né su voi stessi, né su questo  mondo.    Vi sembra, ad esempio, di avere una vostra propria opinione. Ma in  realtà quest’opinione vi è stata impiantata. Credete di essere in grado di  controllare le vostre azioni. Ma di fatto è molto più importante  controllare i propri pensieri.
Riuscite a farlo? No. Siete solo dei piccoli  idioti senza cervello. Per questo mi viene voglia di prendervi a  sculacciate!   
So che siete soli e infelici, e nessuno vi vuole bene. Ma Io ve ne voglio. E  adesso vi racconterò una storia.   
Vi parlerò di come funziona il mondo e di cosa succede in esso. Vi dirò  perché siete qui e cosa dovrete fare della vostra vita.
Perché infatti è vero  che non sapete cosa fare della vostra vita? Vedete che ho ragione? 
Ebbene, sistematevi comodamente sui vostri vasini e ascoltatemi con  attenzione.    Per cominciare, sappiate che la realtà non è esattamente quella che voi vi immaginate che sia. È a più strati, è come una cipolla. Voi conoscete  solo due strati: la realtà materiale, quella in cui vivete, e lo spazio dei  sogni, quello che sognate ogni notte.   
Lo spazio dei sogni non è una vostra fantasia: esso esiste realmente  sotto forma di archivio di pellicole, un archivio in cui è conservato tutto  ciò che è stato, sarà e potrebbe essere.   
Quando fate un sogno significa che state guardando uno di questi film.  In questo senso il vostro sogno è un’illusione e una realtà allo stesso  tempo. Il film che guardate è virtuale, mentre la pellicola cinematografica  è materiale.   
La realtà effettiva è qualcosa che non è mai stato e mai sarà, ma solo è,  una volta e ora. La realtà effettiva esiste solo un istante, come un  fotogramma su una pellicola cinematografica che si sposta dal passato  al futuro.   
Anche la vostra vita, o, per meglio dire, la vostra essenza, l’anima, si  muove, spostandosi da un’incarnazione all’altra. Un tempo eravate tutti  pesci, dinosauri e rettili striscianti di ogni genere. Ma anche adesso non  crediate di essere avanzati di molto! Ne avete ancora tanta di strada da  fare prima di arrivare alla perfezione, al mio livello, per esempio!   
Non ricordate le vostre incarnazioni passate perché ogni incarnazione è  come una vita separata della vostra anima, o un sogno separato, se  preferite. Per l’anima la presenza di un corpo è facoltativa. L’anima nel  corpo è solo una delle forme della sua esistenza. In questo caso il corpo  figura come una sorta di bioscafandro.    Potreste chiedervi: perché sono necessarie tutte queste trasformazioni?   
Perché questa è la proprietà originaria della realtà e della vita: movimento  e trasformazione. Il fotogramma si muove sulla pellicola. Il bruco si  trasforma in farfalla. La farfalla depone le larve, esse si trasformano in bruchi e poi di nuovo in farfalle.    In questa fase della vostra evoluzione siete come dei bruchi. Piccoli,  schifosetti, ma così è, così siete, che vi posso dire? Certo, con voi avrò il  mio bel da fare!    Ebbene, ascoltatemi. Il sogno e la realtà che vedete ad occhi aperti sono  quasi la stessa cosa. Nei primi anni di vita voi non facevate distinzione  tra sogno e realtà. Adesso non ve lo ricordate, ma allora vi sembrava che  non vi fossero confini e differenze tra quel mondo e questo. Poi però gli  adulti vi hanno spiegato che il mondo dei sogni è solo una vostra  fantasia, che non è vero.    È così che vi hanno instillato una falsa credenza. Perché invece quel  mondo è reale quanto questo: esso esiste, ma in un altro spazio.  Quando ci addormentiamo e ci risvegliamo, ci spostiamo da uno spazio  all’altro. La cosa non vi sorprende? Non vi spaventa?   
Ormai ci siete abituati, ma sappiate che il sogno, e il risveglio che lo  segue, sono cose dello stesso piano della vita e della morte. La vita è un  sogno, la morte è un risveglio. È proprio così e non il contrario, capite?   
Va bene, miei cari, non tutto in una volta, andiamo per ordine. Ci sono  tre somiglianze e una differenza tra il sogno e la realtà che si vede ad  occhi aperti. Della differenza vi parlerò un po’ più tardi, mentre le  somiglianze sono le seguenti:   
Prima. Sia nel sonno, sia nella realtà delle cose che succedono intorno a  voi, voi dormite. E per questo sia lì che qui siete impotenti. Entrambe  queste realtà esistono indipendentemente dalla vostra volontà. Vi  insegnerò a risvegliarvi, sia nel sogno, sia nella realtà delle cose che  succedono intorno a voi. 
Seconda. Sia lì che qui la realtà si muove come un fotogramma su una  pellicola cinematografica. Ma voi non ve ne rendete conto perché sapete  guardare solo per terra. La capacità di guardare avanti l’avete persa nel 
momento in cui avete creduto agli adulti, quando vi dicevano che il  sogno era irreale.   
Terza. Sia lì che qui il movimento del fotogramma si può gestire. Voi di  solito non lo fate perché la vostra attenzione è bloccata nel fotogramma  in corso. Cosa significhi ciò, lo scoprirete presto. Anche se scoprire  ancora non equivale a capire. Ma quando capirete, potrete muovere la  realtà.



INTERVISTA A CARLOS CASTANEDA (Trascrizione in ita)

martedì 7 gennaio 2020

Castaneda intervistato da Sam Keen per Psycology Today nel 1972.

(Traduzione di Giano Bellona dal libro - Carlos Castaneda Ricapitolazione vol. 1 Fenomenologia di una “follia controllata”)



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KEEN: Quindi uno stregone, come un ipnotista, crea un mondo alternativo costruendo differenti aspettative e manipolando i segnali per produrre un consenso sociale.



CASTANEDA: Esattamente. Sono riuscito a comprendere la stregoneria nei termini dell’idea di “gloss” di Talcott Parsons. Un “gloss” è un sistema totale di percezione e di linguaggio. Ad esempio questa stanza è un “gloss”. Abbiamo raggruppato assieme una serie di percezioni isolate come il pavimento, il soffitto, la finestra, le luci e il tappeto per farne una totalità. Ma ci deve essere stato insegnato a mettere insieme il mondo in questo modo. A un bambino viene insegnato a vedere le cose in un modo che corrisponde alla descrizione su cui tutti sono d’accordo. Il mondo come lo vediamo è il frutto di un tacito un accordo. Il sistema del “glossing” sembra essere un po’ come camminare. Dobbiamo imparare a camminare, ma una volta che impariamo siamo soggetti alla sintassi del linguaggio e al modo di percepire che vi sono contenuti.



KEEN: Quindi la stregoneria, come l’arte, insegna un nuovo sistema di “glossing”. Quando ad esempio van Gogh ruppe con la tradizione artistica e dipinse “La notte stellata” stava di fatto dicendo: ecco un nuovo modo di guardare alle cose. Le stelle sono vive e roteano attorno al proprio campo di energia.



CASTANEDA: In parte. Tuttavia c’è una differenza. Un artista solitamente risistema le lenti degli occhiali sociali in un modo più appropriato per lui. L’appartenenza sociale consiste nell’essere un esperto delle allusioni di significato contenute all’interno di una cultura. Ad esempio, la mia principale appartenenza, come quella della maggior parte degli uomini occidentali istruiti è verso il mondo intellettuale europeo. Non puoi rompere un’appartenenza senza essere introdotto in un’altra. Puoi solo risistemare gli occhiali.



KEEN: Don Juan ti stava risocializzando o desocializzando? Ti stava insegnando un nuovo sistema di significati o solo un metodo di spogliarti del vecchio sistema in modo che tu potessi vedere il mondo come un bambino curioso?



CASTANEDA: Io e don Juan non siamo d’accordo su questo punto. Io dico che lui mi stava “reglossing” e lui dice che mi stava “deglossing”. Insegnandomi la stregoneria mi ha dato un nuovo sistema di glossing, una nuova lingua e un nuovo modo di vedere il mondo. Una volta ho letto a don Juan un po’ della filosofia linguistica di Ludwig Wittgenstein, lui rise e disse: “Il tuo amico Wittgenstein si è legato il cappio troppo stretto attorno al collo, così che non può andare da nessuna parte.”



KEEN: Wittgenstein è uno dei pochi filosofi che avrebbe capito don Juan. La sua idea che ci sono molti giochi di linguaggio diversi – scienza, politica, poesia, religione, metafisica, ciascuno con la propria sintassi e le proprie regole – gli avrebbe permesso di comprendere la stregoneria come un sistema di percezione e di significato alternativo.



CASTANEDA: Ma don Juan pensa che ciò che chiama vedere consiste nel comprendere/fermare il mondo senza alcuna interpretazione; è pura percezione che si stupisce. La stregoneria è un mezzo per raggiungere questo fine. Per rompere la certezza che il mondo è ciò che ti è sempre stato insegnato devi imparare una nuova descrizione del mondo – la stregoneria – e poi tenere uniti il nuovo e il vecchio. Poi ti renderai conto che nessuna descrizione è la descrizione ultima. Nel momento in cui scivoli tra le due descrizioni, fermi il mondo e vedi. Rimani con lo stupore; il vero stupore di vedere il mondo senza interpretazioni.



KEEN: Pensi sia possibile andare oltre le interpretazioni usando droghe psichedeliche?



CASTANEDA: Non penso. Su questo sono in disaccordo con persone come Timothy Leary. Penso stava improvvisando restando all’interno della sua appartenenza europea e stava semplicemente risistemando i vecchi occhiali. Non ho mai preso l’LSD ma ciò che ho dedotto dagli insegnamenti di don Juan è che le droghe psicotrope vengono usare per fermare il flusso dell’interpretazione ordinaria, per accrescere le contraddizioni all’interno degli occhiali e per mandare in frantumi le certezze. Ma le droghe da sole non ti permettono di fermare il mondo. Per far ciò hai bisogno di una descrizione del mondo alternativa. Questo è il motivo per cui don Juan mi ha dovuto insegnare la stregoneria.



KEEN: C’è una realtà ordinaria che noi occidentali siamo certi sia l’unico mondo, e poi la realtà separata della stregoneria. Qual sono le differenze essenziali tra le due?



CASTANEDA: L’appartenenza al mondo occidentale determina il fatto che il mondo perlopiù deriva da ciò che gli occhi riferiscono alla mente. Nella stregoneria il corpo intero è usato come un percettore. Come europei vediamo un mondo là fuori di cui ne parliamo a noi stessi. Noi siamo qui e il mondo è lì. I nostri occhi nutrono la nostra ragione e non abbiamo una conoscenza diretta delle cose. Secondo la stregoneria questo ruolo per gli occhi non è necessario. Conosciamo con il corpo intero.


CAPITOLO OMAGGIO (Da Mente Vuota in Corpo Pieno - Vol. Pratico - di ZeRo)

lunedì 6 gennaio 2020

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Testo tratto dalla mia seconda trilogia - Mente Vuota in Corpo Pieno - Vol. Pratico

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C. D. (CICLO DEL DESIDERIO)






“Solo una cosa è meglio di ottenere quello che desideri: realizzare che puoi essere felice anche senza.”

(ZeRo)







Questo capitolo potrebbe sembrare una contraddizione di quello precedente, ma non è così. La differenza rispetto al precedente capitolo sta nel fatto che ora prendiamo in considerazione il sollievo (il piacere, la soddisfazione) da un’angolazione diversa, dall’angolazione del Ciclo del Desiderio (C. D.).

Questo piccolo sollievo non corrisponde al Supremo Sollievo del capitolo precedente.



Il piccolo sollievo sperimentato all’interno del Ciclo del Desiderio è brevissimo, lieve, non duraturo, superficiale e richiede una costante ri-sollecitazione del C. D. (Ciclo del Desiderio).

Il Sommo Sollievo è duraturo, stabile, profondo e non richiede una ri-sollecitazione del C.D.



Chiarito ciò vediamo meglio in cosa consiste il C.D.












IMPULSO INIZIALE = Desiderio, fantasia

SOLLIEVO FINALE = Breve sensazione piacevole, appagamento estemporaneo, lieve godimento





La caratteristica del C.D. è che una volta giunti alla fine del Ciclo, cioè una volta soddisfatto il desiderio e sperimentato un senso di sollievo, il Ciclo si ripete.

La fantasia iniziale diventa automaticamente una fissazione, un chiodo fisso, un pensiero ricorrente. Il Ciclo quindi tende a ripetersi da solo.

Il Ciclo del Desiderio è impostato apposta per ritornare al punto di partenza e quando il Ciclo viene vissuto in assenza di Pura Consapevolezza sembra non finire mai. Appena crediamo di aver soddisfatto l’ennesimo desiderio, veniamo sopraffatti da un nuovo impulso, da una nuova fantasia, da un nuovo sogno nel cassetto. Questo, ripeto, si verifica nella mente ordinaria, priva di Pura Consapevolezza.



L’uomo comune è in balia del Ciclo del Desiderio e vive continuamente in questa ricerca ossessiva del sollievo finale.

Il ricercatore spirituale, sebbene a volte sia consapevole del Ciclo, vive anch’egli nell’ossessiva ricerca di un sollievo finale; il sollievo dalla pesante mente ordinaria, il sollievo dall’ego, il sollievo dal senso dell’io, il sollievo dalla pratica o dalla ricerca stessa.



Come mai questa ricerca risulta sempre infruttuosa?

Perché all’interno del Ciclo potete soltanto sperimentare un sollievo apparente, un sollievo ingannevole, un sollievo che riconduce ad un nuovo desiderio.

Le iniziative proposte della società sono degli esempi perfetti di Ciclo del Desiderio: svolgi questo compito, così verrai ripagato, ti sentirai meglio e poi ti verrà voglia di svolgere anche meglio quello stesso compito; oppure compra questo farmaco, così anche se non guarirai ti sentirai un pochino meglio e avrai voglia di ricomprare lo stesso prodotto.

Le iniziative della mente ordinaria sono altri esempi calzanti di Ciclo del Desiderio: fai quell’esperienza, così ti senti un po’ meglio e dopo potrai rifare di nuovo quella bella esperienza.

Le iniziative spirituali sono altri esempi eccellenti di C.D.: pratica bene, così ti offrirò un nuovo rituale e tu potrai imparare una pratica più potente che ti darà accesso a un’iniziazione superiore con la quale potrai imparare nuove pratiche e così via, all’infinito.

Abitudini sociali, abitudini mentali, abitudini spirituali… siamo sempre lì al punto di partenza dello stesso Ciclo.





E allora come bisogna comportarsi?

Occorre fare un balzo al di fuori dell’intera struttura, fuori dal Ciclo stesso.

Ma non un balzo qualunque, bensì un puro e profondo balzo interiore.



Un balzo dove?

Non verso un nuovo desiderio e neppure verso il sollievo dal desiderio.

Mi verrebbe da dire un balzo nell’ignoto ma questo complicherebbe il discorso per cui possiamo dire un balzo cieco ma sereno, privo di aspettative.



E questo balzo, per andare a buon fine, richiede due fattori principali:

1.      Una resa autentica, consapevole, fiduciosa.

2.      L’autentico affidamento a qualcosa di assolutamente indescrivibile. Per alcuni il secondo fattore corrisponde all’intervento della Grazia, per altri si tratta del supporto di una forza invisibile e impersonale, per il sottoscritto si tratta semplicemente (si fa per dire) di dimorare, cioè trovarsi stabilmente, in una Mente Vuota.



Ad ogni modo il balzo interiore non è una mera questione di volontà personale.

Interiormente occorre trovarsi nelle condizioni favorevoli al balzo.

Se ci sono aspettative, supposizioni, timori, pregiudizi, non si farà altro che ricadere dentro il Ciclo del Desiderio.



Questo balzo interiore vi porta a vedere il Ciclo con occhi nuovi e a percepire i desideri in maniera diversa. Osserverete il Ciclo senza più avvertire il bisogno di arrivare alla fine del ciclo, senza la necessità di sperimentare quel piccolo sollievo finale, senza il bisogno di soddisfare l’ennesimo desiderio, qualunque sia tale desiderio.

Se prima del balzo eravate in fermento per qualsiasi desiderio ora (dopo il balzo) non fremerete più e vi sentirete sempre a vostro agio.









ESPERIMENTO







L’uomo comune si sente appagato e risollevato soltanto dopo aver soddisfatto un desiderio dopo l’altro. Nell’uomo comune, cioè nella mente ordinaria, il fare viene prima del sentire, la retta azione prima del retto sentire.

In termini scherzosi, nella mente ordinaria il dire-fare-baciare viene prima del godere, prima dell’amore.

La mente ordinaria pone il sollievo alla fine del Ciclo del Desiderio; pone la soddisfazione alla fine delle infinite attività del Ciclo; pone lo stato distensivo al termine del processo realizzativo.



Una mente matura è in grado di porre il sollievo durante l’attività stessa.

Una mente realizzata è addirittura in grado di porre il sollievo (lo stato distensivo) prima dell’attività stessa, prima dello stato realizzativo, prima del Ciclo del Desiderio.

Questo è il vostro addestramento di oggi.

Date la precedenza al sollievo e non al Ciclo del Desiderio, cioè all’attività, alla relazione, alla persona o all’evento che dovrebbe portarvi sollievo.



Grazie a questa consapevolezza e a questo nuovo atteggiamento, quel sollievo che prima credevate si trovasse soltanto alla fine del Ciclo adesso si troverà sempre all’inizio.

Quando il sollievo si trova all’inizio non sorge l’esigenza di concludere e neppure di iniziare il Ciclo; non sorge l’impellenza di portare avanti un’attività che prima sembrava indispensabile; l’attività verrà percepita come opzionale, secondaria, superflua.

Percependo un profondo e duraturo senso di sollievo, il senso di obbligo svanirà spontaneamente e l’attività verrà interiormente catalogata come conclusa o almeno in via di risoluzione, in via di guarigione, in via di miglioramento.



Ricordatevi che la mente tenderà a posticipare il sollievo, a porlo alla fine del C.D., alla fine dell’attività, della pratica, della meditazione, della relazione, dell’incontro, della vacanza e così via. Per non farvi sviare dalla mente ordinaria dovete continuamente giocare d’anticipo.

Imparate a invertire subito questa tendenza a posticipare il sollievo.

Per invertire la tendenza convincetevi che il sollievo viene prima e non dopo. Fate in modo che questo nuovo paradigma non sia soltanto un’informazione astratta ma anche un dato di fatto.

Prendete la consapevolezza del vantaggio di partire sempre da uno stato distensivo, di sollievo, fiducia, agio, pace interiore.

Quando l’intelletto posticipa il sollievo voi non credetegli; quando la società o le persone che conoscete posticipano il sollievo voi non assecondatele.







Se i consigli precedenti non fossero sufficienti potete affidarvi ai seguenti promemoria:

Il sollievo e la soddisfazione, non si trovano là in fondo, alla fine del Ciclo del Desiderio, ma qui vicino, all’inizio.

Il sollievo è già dentro me, non ho bisogno di soddisfare, fare, realizzare chissà che cosa per sentirmi soddisfatto, amato, felice.



Questo senso di sollievo non dipende dall’esterno, dagli altri, da una relazione speciale.

Antepongo il senso di sollievo a qualsiasi desiderio, richiesta esterna o capriccio mentale.



Possa il sollievo essere la sensazione di fondo che accompagna tutte le altre sensazioni, emozioni, sentimenti, azioni, pensieri.

Possa il sollievo essere la sensazione di fondo che mi accompagna per l’intera giornata.





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