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Chat con ZeRo – teratoma

 Risposta a un lettore (per privacy ho alterato il nome):

 

Ciao xxx,
Tutto fa brodo.

Se per te funzia, perché no? Se ti fa stare bene, perché non continuare?
Se apporta leggerezza, o anche tepore interiore va bene.
Proprio nel vol. pratico di mente vuota, nei primi capitoli, suggerisco la regoletta: prima rilassa, poi correggi, oppure prima si rilassa, poi si rilascia.
Il guardarsi da fuori mi ricorda il cap. di risveglio pratico relativo all’esperienza fuori dal mondo, oppure alla Somma Visione (vedere tutto dal punto di vista dello spazio sconfinato).
Per poter darti una risposta più precisa occorre ovviamente avere più informazioni.
Alcuni dei lettori con cui ho interagito in passato non avevano raggiunto la tappa del disincanto, la tappa fondamentale che segna la transizione a coscienza in via di risveglio. Non sapendo se in te c’è stato il disincanto, occorre fare le dovute premesse.
Per non essere troppo prolisso ti sintetizzo le tre trilogie.
La prima trilogia è incentrata sul disincanto. Il disincanto è un processo di autoliberazione, è un processo naturale. Non devi farlo avvenire con degli sforzi, avviene spontaneamente in tutti noi. Si tratta solo di riconoscerlo. In tal senso non occorre fare nulla, ma solo accorgersi se è avvenuto o meno il disincanto. Visto che molti non riconoscono il disincanto, suggerisco stratagemmi come contemplare l’Oltre. Sempre nella prima trilogia, suggerisco altri mezzi rapidi come la distruzione del falso, inserire tutto nel contenitore del sogno, invertire lo spin interiore, schiodare l’attenzione non fissando mai lo sguardo e spostando velocemente gli occhi, etc.

Nella seconda trilogia, consiglio l’accumulo del silenzio interiore, il contemplare lo spazio vuoto (per la cronaca, la vacuità corrisponde al concetto dell’oltre), ascoltare il fischio del silenzio, dare zero importanza a tutto e tutti (soprattutto a te stesso), etc.

Nella terza trilogia (senz’io si vive da Dio), la tecnica principale consiste nel vedere ciò che non sei. Quello del riconoscere ciò che non sei è forse la cosa più difficile che ci sia perché è talmente sottile da sembrare impercettibile e quindi inattuabile.
La terza trilogia è finalizzata a sciogliere il senso dell’io, il senso di essere chi credi o chi senti di essere, il senso di essere Piero.
Per fare un es. banale ti copio un immagine dalla terza trilogia.
Quello nella prima foto è Pasqual Penon, con un rara patologia.

La seconda foto mostra un gigantesco teratoma.

 

 

 

La seconda testa di Pasqual raffigura il parassita che si annida dentro ciascuno di noi. L’autoliberato ha metaforicamente tagliato quella testa, ha ucciso il piccolo sé.
Quell’entità rappresenta il senso dell’io, l’agente, l’ego. Quello è Piero. In tal senso Piero è ciò che non sei. Ora io so che sto interagendo con il parassita, con il teratoma, ma affinché la comunicazione avvenga nel migliore dei modi lo devi riconoscere anche
tu. Affinché ci sia una comprensione profonda devi riconoscere il tuo teratoma, l’ectoplasma con cui sei identificato.
Quell’entità è invisibile non perché non esista ma perché non si mostra là fuori, ma si nasconde dentro di noi.
Se riconosci che tu non sei Piero, ti accorgi che non devi fare assolutamente niente. Non devi fare niente per lenire il malessere di Piero perché tu non sei mai stato Piero.
Non devi guardarti neppure dall’esterno perché ciò che guardi non sei tu.
So che può suonare paradossale e per questo è un messaggio che va trasmesso e comunicato nel migliore dei modi.
Ti ho sintetizzato i punti essenziali del mio approccio.
La non dualità spiccia dice che ti basta vedere che l’io non esiste per essere libero. In un certo senso è vero che non devi fare nulla, ma se vogliamo parlare di tempistiche, giusto per darti un’idea concreta dell’autorealizzazione, ti posso dire che la fase del disincanto, di solito, sembra durare un paio di anni. Questa fase è susseguita da un lento e profondo processo di riconfigurazione energetica. Durante questo processo la falsa identità muore
lentamente, muore nel senso che il corpo di impressioni si dissolve, per lasciar spazio alla pura consapevolezza, alla somma e diretta visione del sogno universale.
I libri, i Guru, le Guide, gli insegnamenti, non servono a ciò che sei davvero. Servono solo alla parte di te che si intrattiene nel sogno.
Sono mezzi che ti danno l’opportunità per goderti il sogno, mezzi per passare da sogni samsarici/egoistici a sogni di chiara luce, sogni tranquilli.
Non aver fretta di capire, di arrivare o di liberarti. Coltiva una pazienza infinita e lascia che il sogno ti mostri la sua vera natura.
Non aspettarti che sia un processo piacevole, e neppure spiacevole. E’ quel che è. Anzi, è quel che sembra nel mondo delle apparenze esterne.

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