TAFTI LA SACERDOTESSA - CAPITOLO 8, 9, 10

venerdì 4 dicembre 2020

 

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Cap. 8 - COME GESTIRE LA TRECCINA   


Già ci siamo, su, forza, veloci, miei piccoli infelici, eccoci giunti  alla nuova lezione. Prima, però, ripetiamo quello che abbiamo  già studiato.   

◊ L’intenzione ha due centri: uno interno e l’altro esterno. 

 ◊ L’interno si trova nella fronte, l’esterno è sulla punta della  treccina. 

◊ L’intenzione interna risponde delle normali azioni nel  fotogramma in corso.  

◊ L’intenzione esterna è in grado di muovere il fotogramma  futuro, di impostare la realtà.    


Insomma, volete o non volete imparare ad impostare la realtà?  Certo che lo volete. E allora abbiate la pazienza di ascoltare.  

 Supponiamo cha abbiate un sogno nel cassetto. Nel nostro  repertorio folcloristico per questi casi si ha un detto: “sognare  non fa male a nessuno”, frase che allude inoltre al fatto che  sognare è assolutamente inutile. Quest’affermazione sta forse a  significare che lo stupido proverbio è giusto, e i miei mocciosetti  non abbiano nulla in cui sperare?    

Dunque, perché i sogni non si avverino ve lo spiegherò nella  prossima lezione, mentre ora passeremo direttamente alla  tecnica. Prima fate, poi capirete. Per voi così è meglio. Allora  ascoltatemi attentamente.    

Primo: svegliatevi e entrate nel punto di consapevolezza

Come al  solito, dite a voi stessi: vedo me stesso e vedo la realtà.   

Secondo: attivate la treccina

La sentite… eccola. 

Non appena le  si presta attenzione, eccola che si alza immediatamente  inclinandosi verso la schiena e che si attiva.    Terzo: senza distogliere l’attenzione dalla treccina, immaginate  una scena del futuro. Con pensieri, parole, sullo schermo, come  vi viene meglio. Impostate la realtà.    

Potete notare che quando attivate la treccina i vostri occhi  entrano in una modalità diversa. Provate a sentirli: ecco, avete  alzato la treccina…. cosa succede agli occhi? 

Si aprono  leggermente ed è come se iniziassero a irradiare. Ecco, questa è  la vostra nuova modalità di funzionamento, insolita per voi.  Prima guardavate solo il film esterno e ne eravate assoggettati.  Adesso invece siete in grado di girare le vostre pellicole.   

Ancora una volta ripeto come bisogna fare: dovete svegliarvi,  prestare attenzione alla vostra treccina, e poi, senza perdere il  contatto con essa, dovete rappresentare sul vostro schermo la  realizzazione di un evento desiderato. Così facendo illuminerete  il fotogramma futuro ed esso finirà per incarnarsi nella realtà. In  seguito imparerete a compiere ciò in un istante, in un solo  movimento.   

La treccina funziona alla stregua di un proiettore  cinematografico. Potete far girare quanto volete sullo schermo  interno i vostri desideri e i vostri sogni ma scarsa sarà l’efficacia,  sarà come girare a vuoto.

Il proiettore funziona a pieno regime  nel momento in cui i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre  immagini provengono dal centro esterno dell’intenzione.  Pertanto, se non vi accontentate di sguazzare solo nei pensieri ma volete lavorare sulla realtà, attivate la treccina. 

 

Non è obbligatorio mantenere l’attenzione sulla punta della 

treccia. Sarà sufficiente percepirla tutta intera, come una parte 

fantasma del corpo. Comunque potete attivarla come meglio vi 

pare, le sensazioni sono individuali. Non è nemmeno 

obbligatorio prestare attenzione agli occhi, che possono essere 

chiusi o anche non vedenti, non importa. L’importante è che i 

pensieri, le parole e le immagini vortichino e, nel loro 

movimento, si intersechino con la treccina. 

 

Dunque, miei cari coniglietti, miei pesciolini, siete prossimi a 

diventare i Governanti dell’Universo. Sono così in estasi che non 

so se svenire o se farvi una riverenza. Su, forza, sorprendetemi 

con le vostre capacità! Prima però dovrete sorprendere voi stessi. 

E per far questo dovrete acquisire le abilità pratiche di gestione 

del movimento del fotogramma. 

 

Cominciamo con le cose più elementari, con la realizzazione dei 

desideri a breve termine. Supponiamo che sulla pellicola del 

giorno si stia avvicinando un evento che può avere esiti positivi 

o negativi. All’inizio prendete la cosa più semplice, quella che 

può stare dentro un singolo fotogramma: far le compere in un 

negozio, per esempio, oppure trovare un posto per parcheggiare 

la macchina, o una qualsiasi altra azione del vostro quotidiano al 

lavoro, nello studio, per strada, a casa. 

 

In vostro potere è far muovere il fotogramma sul film positivo, 

dove tutto è riuscito. Cosa fare, lo sapete già. Dovete svegliarvi, 

attivare la vostra treccina, e, mantenendovi in contatto con essa, 

immaginarvi la realizzazione dell’evento impostato. Poi potete 

distogliere l’attenzione dalla treccina e agire come al solito. 

Oppure potete ripetere l’operazione di illuminazione del 

fotogramma più volte, per sicurezza. 

 

Ciò che seguirà lo vedrete di persona. Non fatevela addosso, 

tenetevi i pannolini asciutti! Si provano sentimenti molto 

contrastanti quando ci si rende conto che è successo qualcosa 

che non poteva essere. Vi sarà difficile credere che la realtà 

esterna si sia sottomessa alla vostra volontà. Di solito accade il 

contrario, voi vi assoggettate alla realtà esterna. 

 

Una statistica di successo dei vostri esperimenti dipenderà - e 

qui attenzione! – dal vostro senso della realtà di quanto sta 

avvenendo. Il criterio di realtà per voi è la normalità, l’abitudine. 

Reale è ciò che è successo molte volte, mentre ciò che non è mai 

successo, non può essere, giusto? 

 

In altre parole, per voi è possibile solo ciò che rientra nel 

modello della vostra visione del mondo. Se voi non sapeste che 

si può andare in bicicletta, non ci andreste. La stessa cosa 

succede con il movimento del fotogramma: non siete in grado di  

controllarlo fintantoché per voi è irreale. Ma cosa fare perché 

diventi reale? Lo saprete presto-presto, miei meravigliosi amici!

 

 

 

CAP. 9 - L’ILLUSIONE DELL’AZIONE SCENICA    


Ricordiamo  cosa bisogna fare:    

◊ Svegliarsi, attivare la treccina e, mantenendosi in contatto con  essa, impostare la realtà.  ◊ Che in ciò si riesca o meno, dipende dalla vostra accettazione o  non accettazione di ciò che sta accadendo. 

 ◊ Per voi è possibile solo ciò che si inscrive nel modello della  vostra visione del mondo.    

Siete strutturati in modo piuttosto primitivo. A voi non potrebbe  succedere nulla che non sia incluso nelle vostre rappresentazioni  del mondo e di voi stessi. In un sogno succede l’incredibile solo  perché la criticità della valutazione è ridotta. Nella realtà ad occhi  aperti, al contrario, tutto è rigorosamente sottoposto a verifica  rispetto a un modello accettato. Pertanto la vostra capacità di  muovere il fotogramma dipende da quanto permettete  incondizionatamente l’esistenza di questa possibilità o da  quanto ne dubitate.   

Semplici “miracoli” vi riusciranno facilmente. Avrete successo  con tutto ciò che è coerente con la vostra esperienza quotidiana,  di tutti i giorni. La vostra esperienza è proprio quello stesso  modello di cui si diceva. Ma per movimenti più complessi del  fotogramma, vi sarà necessario una nuova configurazione. Uffa,  mi tocca ripetervi sempre le stesse cose, molte volte, di nuovo,  ancora e ancora, finché non arriverete a capire. E se alla fine  comunque non capirete, ordinerò che vi taglino la testa. Non ho bisogno di gente come voi!    Va bene, su, forza, non piangete, miei poveri miserelli, ascoltate  ancora. Una volta ho pronunciato questa frase: la sceneggiatura  vi trascina lungo un film che non avete scelto voi. Il film è, in  parole povere, la vostra linea della vita, mentre la sceneggiatura è  il destino. E voi non solo non scegliete il vostro destino, ma  addirittura non provate nemmeno a cambiarlo, anche se  potreste.    Invano vi lasciate consolare dalla speranza che il destino, per  quanto sia predeterminato, sia comunque nelle vostre mani.  Nella realtà dei fatti le cose stanno molto peggio. Siete trascinati  da una sceneggiatura tutt’altro che flessibile. Vi sembra solo di  agire a vostro piacimento ma in realtà si tratta di un’illusione,  verosimile ma pur sempre illusione. Illusorio può essere non  solo ciò che vedete, ma anche ciò che fate. È un’illusione che  non siete in grado di riconoscere perché ci siete dentro  costantemente.    

Vi ricordate che abbiamo parlato dei manichini dei sogni?

 I  manichini vivono nelle immagini dei vostri sogni proprio come i  personaggi di un film, impressi una volta per sempre sulla  pellicola. Quando guardate un sogno, i manichini si muovono.  Quando guardate un film, i personaggi prendono vita. Ma una  volta che il sogno o il film finiscono, tutti i personaggi si  fermano, diventano immobili, fino a un’eventuale prossima  visione o per sempre.    Cosa pensate, secondo voi i personaggi di un film o di un  videogioco capiscono di essere in un film e che voi li state guardando?

 No. I manichini dei vostri sogni si rendono conto che voi li state vedendo in sogno? 

Certo che no. 

E allora chiedo a voi: voi stessi, chi siete voi, lo sapete? 

 

Non si può porre questa domanda agli eroi di un film. La si può 

fare ai manichini, ma sarebbe inutile. Voi vi differenziate dai 

primi e dai secondi perché siete in grado di cogliere, quanto 

meno vagamente, il significato della domanda. E anche per il 

fatto che sapete rendervi conto di voi stessi. Ma quando vi 

rendete conto di voi stessi? Solo nel momento in cui vi ponete 

questa domanda. Per tutto il resto del tempo dove siete, chi 

siete? 

 

Ebbene, voi siete i personaggi del film, di quella vita che vi 

accade e subite. Non siete voi a vivere la vostra vita, ma è la vita 

che vi accade. Né il manichino del sogno né l’eroe del film sono 

in grado di riconoscere l’illusione delle loro azioni, o più 

precisamente l’illusione dell’azione scenica. E perché voi pensate 

di esserne capaci? 

 

No, voi ne siete certamente capaci, miei bravi amici, ma non lo 

fate. Finché non vi ponete la domanda dove siete e chi siete, non  

siete più lucidi e responsabili dei personaggi di un film o di un 

sogno. La vostra attenzione è costantemente immersa in uno 

degli schermi mentre l’intenzione è invischiata nel fotogramma 

corrente. Per questo le vostre motivazioni e le vostre azioni non 

sono affatto vostre, lo capite? 

 

Succede letteralmente questo: a un certo punto avete voglia di 

fare qualcosa e vi precipitate a farlo. Credete che i motivi e le 

azioni siano vostri personali, dettati da voi stessi. In realtà, così è 

scritto nella sceneggiatura. Vi potrebbe sembrare di aver 

concepito qualcosa. E invece questo è il colpo di scena del 

vostro ruolo. La realtà in corso riesce a catturarvi al punto tale 

che voi non ve ne rendete conto e non notate l’illusione. 

 

Nei film che giacciono nell’archivio dell’Eternità, avete i vostri 

manichini personali. Quando guardate una di queste pellicole nel 

sonno, la vostra coscienza trova il suo manichino, esso prende 

vita e inizia a muoversi. Finché dura il sogno, vivete nel corpo 

del manichino del sogno, come in una delle innumerevoli 

varianti. Provate a guardarvi in uno specchio nel sogno, non vi 

riconoscerete. 

 

Nel film su cui si muove la vostra vita succede la stessa cosa. La 

vostra coscienza entra nell’ennesima versione del manichino, 

esso prende vita e diventa voi, nel fotogramma corrente. Ma 

ecco la domanda: in cosa vi differenziate dai manichini del 

sogno, se anche nella realtà che accade intorno a voi vivete come  

in un sogno? 

 

Più in generale, in cosa voi siete migliori delle chiocciole, delle 

chiocciole disgustose e viscide che a tutti gli irritanti esterni 

reagiscono in modo ugualmente primitivo, ritraendo le antenne e 

nascondendosi nel loro guscio? Allo stesso modo anche il 

vostro destino è predeterminato, tanto, quanto voi stessi siete 

prevedibili. 

 

Già quel poco che avete imparato, miei cari, per voi è 

inconcepibile, non rientrando nel vostro modello. E fintantoché 

questo è per voi incomprensibile sarete liberi nei vostri sogni ma 

non liberi nel vostro destino. Però, quando finalmente maturerete e vi libererete dall’illusione, sarete in grado di  camminare nella realtà, come esseri viventi all’interno di un film.  E potrete scegliere per voi stessi una nuova realtà, come una  nuova pellicola dall’archivio.    E adesso è ora dell’intervallo! Esco dal mio film e mi dirigo nel  libro. Ci vediamo lì. Ciao ciao, chioccioline!

 

 

 

CAP. 10 - COME USCIRE DALLA TRAPPOLA  



 

◊ C’è l’illusione dell’immagine e c’è l’illusione dell’azione 

scenica. 

◊ L’azione scenica non è ciò che fate ma ciò che vi accade. 

◊ Non siete voi a vivere la vostra vita, ma è la vita che vi accade.  

◊ Vi trascina una rigida sceneggiatura

◊ Siete liberi nei vostri sogni e nelle vostre fantasie, ma non siete liberi nella scelta del destino. 

 

Che altro posso dirvi per offendervi ancora un po’? Vi ricordo la 

tesi chiave dell’ultima lezione: potreste avere l’impressione di 

essere i padroni di voi stessi e di agire in modo consapevole. In 

realtà vi rendete conto di voi solo nel momento in cui vi ponete la 

domanda su chi siete. Nel resto del tempo la vostra coscienza è 

addormentata ed è sottomessa a una sceneggiatura esterna. 

 

Di conseguenza la capacità di rendervi conto di voi stessi per il 

tempo di un istante non vi libera dalla sceneggiatura. Siete 

personaggi all’interno di un film, e ciò è al contempo la vostra 

illusione e la vostra trappola. Indipendentemente da ciò che 

pensate di voi stessi, voi siete là e la trappola vi tiene nelle sue 

maglie. 

 

Cosa vi impedisce di uscirne? Principalmente tre cose: 

 

1. L’ignoranza del fatto che siete personaggi. 

2. Riflessi psichici istintivi del genere “le antenne di chiocciola”. 

3. Il vostro modello, limitato dai confini del possibile e 

dell’impossibile. 

 

Su, forza, un po’ di vita, rallegratevi, miei teneri anfibi! A tutto c’è 

un rimedio. Innanzitutto quello che vi serve per liberarvi ce 

l’avete già. Questo è molto importante, perché chi non vede 

l’illusione, in essa permane in eterno. Nessuno vi ha mai parlato 

dell’illusione dell’azione scenica e voi non ne avevate sospetto 

perché una cosa così, secondo voi, “non può essere”. 

 

Ora però lo sapete. Ma questo non è abbastanza. Supponiamo 

che siate delle chiocciole e che voi questo l’abbiate scoperto. 

Forse che dopo questo fatto smettereste di essere chiocciole? Se 

urlaste: “Oh, che disgrazia, non voglio essere una chiocciola!” – 

cambierebbe forse qualcosa? 

 

No. Non potete prendere semplicemente vita in un film e iniziare 

a fare quello che vi passa per la testa, senza obbedire alla 

sceneggiatura. Bisogna fare le cose diversamente. È necessario 

superare altre due barriere: le abitudini e le rappresentazioni. Di fatto, non siete voi a possedere loro, ma loro a possedere voi. 

Comunque niente paura, pian pianino vi tireremo fuori dal coma. 

 

Vi rende chiocciole l’abitudine di non impostare la realtà, ma di  

aspettare sempre qualcosa e sperare sempre in qualcosa. 

Funzionerà o no? Riuscirà o no?

 Questo è un atteggiamento passivo. 

Da questa posizione, tutto ciò di cui potete essere capaci è sondare la realtà e, appena succede qualcosa, ritrarre immediatamente le antenne. 

 

Per smettere di essere viscidi e bavosi come lumache e diventare invece belli e felici bisogna passare a una modalità attiva. Non 

aspettare e sperare ma impostare la realtà. In questo è 

d’impedimento il modello mentale, secondo cui la realtà non 

può essere impostata. Questo è il vostro guscio, la vostra 

casetta, ma io da esso vi tirerò fuori, brutti e bavosi che non siete 

altro! 

 

Le nuove abitudini e le nuove rappresentazioni si formano allo 

stesso modo in cui si sono radicate le vecchie, per il tramite di 

continue ripetizioni. Dunque da ora in poi, invece di fissare la 

realtà e seguirla, dovrete controllare attivamente il movimento 

del fotogrammaDi quale fotogramma parlo, lo indovinate? 

 

Non di quello in cui vi trovate in questo momento, ma di quello 

in arrivo. Come sapete bene, non potete cambiare la realtà del 

fotogramma in corso, perché essa si è già realizzata. Potete 

impostare solo la realtà imminente. Pertanto l’attenzione dovrà 

essere indirizzata verso alcuni fotogrammi venturi. 

 

Così come avete organizzato la sorveglianza dell’attenzione, ora 

dovrete organizzare la vigilanza sul fotogramma imminente. Per 

questo caso ci sono tre attivatori: 

 

L’attesa: qualcosa dovrebbe accadere, state aspettando o 

sperando in qualcosa. 

L’intenzione: avete intenzione di andare da qualche parte, di fare 

qualcosa. 

Il problema: è successo qualcosa che richiede delle soluzioni. 

 

Ogni volta che vi aspettate qualcosa, non aspettate e non sperate 

ma impostate la realtà. Ogni volta che avete intenzione di fare 

qualcosa, non abbiate fretta di farlo, prima impostate la realtà. 

Ogni volta che sorge un problema, di nuovo, non aspettate, non 

sperate e non agitatevi ma impostate la realtà. Ecco l’algoritmo di 

illuminazione del fotogramma: 

 

1. Cogliere se stessi in uno degli attivatori. 

2. Svegliarsi: vedo me stesso e vedo la realtà. 

3. Attivare la treccina e, senza perdere il contatto con essa, 

impostare la realtà. 

4. Staccare il contatto con la treccina. 

5. Se l’evento è importante, ripetere l’illuminazione alcune volte. 

 

Cercate di ricordarvi costantemente del fotogramma in arrivo. 

Non riuscirete a farlo ogni volta, all’inizio ve ne dimenticherete 

sempre. Non sarà facile staccarsi dalla vecchia abitudine, 

bisognerà eliminarla sostituendola con quella nuova. Non siate 

pigri, siate bravi, fatelo, sennò vi elimino io. A chi servite così 

come siete? E poi, a parte me, nessuno vi vuole bene.

 

 

 

 


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