IL BRINDISI AGLI IDIOTI (Gurdjieff)

lunedì 2 dicembre 2013



"Ho dell'ottimo cuoio da vendere
a chi vuole farsi le scarpe."

G. I. Gurdjieff




 Prima fonte:  http://viverealtrimenti.blogspot.it/2011/02/newsletter-cura-della-comunita-di.html



La «scienza degli idioti»

G. I. Gurdjieff è un autore essenziale per afferrare determinati princìpi del Lavoro psicosintetico. In queste newsletter verranno offerti alcuni passi che illustrano il suo pensiero in proposito.
Il seguente elenco è tratto da un'interessante rivista portoghese, Tentaculo, che riporta questa formulazione della «scienza degli idioti», sulla quale si fondavano i famosi «brindisi agli idioti» di Gurdjieff. L'elenco, non è una semplice trovata umoristica, ma qualcosa su cui riflettere seriamente. La traduzione ci è stata gentilmente offerta da una traduttrice cubana, Alatiel, che ha visitato la nostra comunità e che ringraziamo di cuore.

L’idiota ordinario

Tutto psichismo, niente essenza. Cerca conforto, evita pressioni a tutti costi. Ordinario in tutti i sensi.

Il super idiota

Pieno di emozioni. Si sente superiore agli altri. Ha molti bisogni e tutti sono più importanti di quelli altrui. Non è capace di parlare di sé, ponderare, esaminare, pensare in modo razionale. Passa sopra tutti e tutto. Ha dei frequenti squilibri emozionali e la sua volontà è l’unica ad essere ubbidita.

L’arci-idiota

Segue la routine come un orologio. Totalmente prevedibile ma non fidato, a meno che si prendano delle precauzioni contro le sue debolezze e abitudini. Non riesce mai a finire qualcosa.

L’idiota senza speranza (disilluso)

Si prende pena solo di sé stesso, è incapace di vedere la sofferenza altrui.

L’idiota compassionevole

Si prende compassione degli altri, vede la sofferenza degli altri più grande della propria e non riesce ad aiutare se stesso. Tende a negarsi personalmente o nulla.

L’idiota strisciante

Non ha pietà di sé né degli altri. Non accetta aiuto e quando questo gli è dato, si sente a disagio e colloca una maggiore distanza fra lui e la fonte di aiuto.

L’idiota scatolato

Coglie lampi di verità, ma non cambia nulla dentro di sé. Incomincia a vedere, ma non ha volontà, è restio o incapace di avere un obiettivo reale.

L’idiota totale

Vede il proprio “io” reale e lo riconosce come un semplice cumulo di abitudini inconsce. Si vede vorticare nel ciclo della vita e dell’esistenza e può avvertire i risultati di un lavoro incessante e ripetuto. Tuttavia, nonostante sia totalmente cosciente di sé in quanto essere essenziale, non può agire veramente.

L’idiota a zig-zag

Inizia una lotta disperata per liberarsi dalla oppressione della mente. Costui è dominato dai bisogni sociali e culturali, ma la lotta ha avuto inizio. Si muove da un lato all’altro a zig-zag perché non riesce ad andare in linea retta per via del suo psichismo. Solo la battaglia attira la sua attenzione. Dimentica tutto il resto

L’idiota illuminato

Conquistata la libertà, si è liberi dalle sofferenze e dalle esigenze della psiche. È in uno stato di essenza attiva, ma è alla ricerca della scelta di una via.

L’idiota che dubita

Anche se è libero dalle esigenze della psiche, l’universo è infinito e inconoscibile. “Quella formichina sono io! La libertà stessa ha i suoi limiti!”

L’idiota imbecille

Rifiuta la fuga e la liberazione personale, e si rivolge al mondo per ottenere potere e riconoscimento, condividendo con altre persone, ma alla sua maniera e nei suoi termini. Desidera essere il signore del mondo.

L’idiota capace

Talentuoso e dotato di una mente fortemente sviluppata, è capace di fare e agire senza dover pensare o dare troppe spiegazioni. È un artigiano o un artista.

L’idiota benevolo

È capace di aiutare gli altri in modo concreto e allo stesso modo è capace di una vera misericordia, e non di una compassione immaginaria e inefficace.

L’idiota immobile

Non cerca di fuggire né di avvicinarsi alla fonte di aiuto. È capace di ricevere e canalizzare gli aiuti dalle fonti e dai poteri superiori.

L’idiota al quadrato

Deliberatamente crea ostacoli e pressioni insormontabili.

L’idiota al cubo

Sviluppa la coscienza di sé, creando deliberatamente ostacoli e pressioni per le altre persone, malgrado il suo desiderio di pace e di quiete.

L’idiota logaritmico

Deliberatamente crea il paradosso di tentare di trasmettere la conoscenza agli altri. Tenta di guidarli attraverso il Corridoio della Follia, sapendo che è impossibile aiutare là nelle profondità dei loro ‘io’.



Fonte 2 -> http://www.danze-di-gurdjieff.it/Templates/Italiano/TopicsOTI1.htm

"Questa donna, di cui stiamo parlando, ci ha raccontato qualcosa della sua vita con Gurdjieff e delle sue abitudini, anche apparentemente strane, tipo il 'brindisi degli idioti'.
Ad esempio la prima volta in cui venne introdotta nella stanza dove Gurdjieff teneva i suoi banchetti, andò istintivamente a mettersi di fianco a lui, inginocchiata per terra. Gurdjieff le donò un pezzo di dolce e lei si sentì immediatamente accettata dal maestro. Era durante questi grandi pranzi che Gurdjieff faceva il 'brindisi degli idioti' - ma su questo non ha fornito particolari - so solo che c'era l'Idiota Quadrato, l'Idiota Normale, l'Idiota Circolare e tanti altri tipi di Idioti. Questa cosa degli Idioti, per quanto a prima vista possa sembrare strana e incomprensibile - o anche un atteggiamento molto duro, persino offensivo - ha un suo senso preciso: credo che Gurdjieff in questo modo volesse indicare la caratteristica principale della persona, il carattere distintivo della personalità, la sua maschera, l'ostacolo maggiore - e in questo sta l'idiozia - per una crescita oltre la personalità, verso la vera essenza, ciò che egli chiamava l'anima… e così prima faceva la 'foto' alla persona e poi la prendeva in giro!
Ci ha raccontato anche di altri atteggiamenti di Gurdjieff con i discepoli: strani, ironici ma in qualche modo affettuosi, sicuramente utili per aiutarli a trascendere convenzioni sociali e condizionamenti, e prepararli per il Lavoro: durante questi pranzi lui aveva alla sua destra una donna che chiamava poubelle (spazzatura), alla quale dava le cose che non aveva più voglia di mangiare e, se lei non le voleva, accanto c'era un'altra persona - soprannominata egout (fogna) - a cui lei poteva riversare questo surplus. Mi raccontò, come a volte Gurdjieff caricasse in auto lei e le altre danzatrici della prima fila, che venivano chiamate dagli altri discepoli 'le vacche sacre' - e le portasse in giro guidando a una velocità spaventosa. Da queste storie del suo maestro mi arrivava certo un'immagine di serietà, ma ancora più di determinazione - una specie di spirito zen: totale, ma con una vena di follia, serio, ma mai serioso. Non doveva per niente essere rigido come tendono a farlo apparire alcuni gurdjieffiani."

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