Le migliori frasi di Georges Ivanovic GURDJIEFF + INCONTRI A PARIGI ( verbali di venti incontri inediti trascritti su richiesta del maestro Gurdjieff stesso)

venerdì 22 luglio 2011







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Solo colui che comprende appieno la difficoltà del risveglio, può capire che per destarsi occorre un lungo e faticoso lavoro

 "Ricordati che sei venuto qui perchè hai capito la necessità di lottare contro te stesso e soltanto contro te stesso. Sii Grato dunque a tutti coloro che te ne forniscano l'occasione"

Avere un'anima è il lusso supremo.

io sono te,
tu sei me,
egli è nostro, tutti e due siamo suoi.
Che tutto sia
per il nostro prossimo



"La vita ci è data per uno scopo elevato e tutti insieme siamo tenuti a servirlo: in ciò consiste la nostra ragion d'essere. Tutti gli uomini (e le donne) senza eccezione sono schiavi di questa grandezza".

"L'anima è come un seme che deve germogliare e svilupparsi... può essere acquisita soltanto nel corso della vita; non solo, ma è un gran lusso, riservato a pochissimi uomini. La maggior parte della gente trascorre tutta la vita senz'anima, senza padrone interiore. Per la vita ordinaria, l'anima non è affatto necessaria."

Colui che non si crea un'anima vive come un porco e muore come un cane.

L'uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire, e per morire deve prima svegliarsi.

Uno dei mezzi migliori per risvegliare il desiderio di lavorare su di sé è quello di rendersi conto che si può morire da un momento all'altro. Ma bisogna imparare a non dimenticarselo.

Sostanzialmente la Magia è la tendenza ad usare le persone per alcuni scopi (buoni o cattivi è relativo), sia producendo in loro la "fede" o l'infatuazione sia agendo su di essi attraverso la paura.
In ogni caso si opera senza che tali persone comprendano appieno o siano a conoscenza di tali azioni e scopi.

E' riduttivo parlare di magia nera, bianca, rossa, etc...
Non vi è, infatti, né magia rossa, né verde né gialla.
Vi è "fare".
Solo "il fare" è magico ".
... E Solo colui che può "Essere" può anche "Fare "
... Tuttavia l'illusione suprema dell'uomo è la sua convinzione di poter fare. tutti  pensano di poter fare, ... , ma nessuno fa niente. Tutto gli accade.


"La magia nera non significa, in nessun modo, una magia del male. Vi ho già detto che nessuno fa mai del male per amore del male o nell'interesse del male. Ognuno fa sempre tutto nell'interesse del bene COSI' COME EGLI LO COMPRENDE.  (...)  Vi è ben peggio della 'magia nera'. Per esempio, tutte le specie di società 'spiritistiche', 'teosofiche' e altri gruppi 'occultistici'.  (...)  Il loro lavoro non è che scimmiottatura."


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"C'era una volta un Mago/Pastore  che possedeva un gregge di pecorelle. A lui piaceva la carne d'agnello e ogni tanto ne macellava una. Per impedire le fughe, decise di ipnotizzare il gregge e immergendole nel sonno ipnotico inculcò tre convinzioni:
1- che quelle pecore erano immortali, sicché non dovevano temere la macellazione, che è anzi un modo di andare di filato nell'eternità;
2- che egli era un buon pastore , che sopra ogni cosa amava le sue pecorelle;
3- che inoltre esse non erano pecore, ma leoni, aquile, uomini, maghi, MAESTRI, DiscePolli nella via del Risveglio.
Da allora in avanti il gregge aspettò tranquillo la macellazione da parte del Pastore "
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Ispirato come sono dalla profonda convinzione, sorta da una lunga serie di delucidazioni e deduzioni sperimentali, che se un uomo desidera sinceramente e seriamente, e non per mera curiosità, ottenere la conoscenza della via che porta all'Essere Reale, e se esegue a questo fine tutto ciò che gli è richiesto e comincia di fatto, tra le altre cose, ad aiutare gli altri indirettamente, e sin dal primo passo, a ottenere lo stesso risultato, grazie a questa semplice azione diventerà, per così dire, il terreno adatto per la formazione dei dati reali che contribuiscono alla manifestazione del Bene oggettivo e reale; e animato come sono dall'intenzione generale di giungere infine, attraverso i miei argomenti letterari e le mie dimostrazioni pubbliche, che mi propongo per un prossimo futuro di delucidazioni sperimentali, a inculcare nella coscienza dei miei contemporanei quei fattori di "iniziativa psichica" che, secondo l'opinione mia e di ogni uomo capace di una semplice e imparziale meditazione, dovrebbero inevitabilmente agire come principi guida nella coscienza di tutte le creature che hanno la presunzione di definirsi "a immagine e somiglianza di Dio", quei fattori di "iniziativa", cioè, che dovrebbero di certo includere il fattore che induce l'uomo sia ad agire istintivamente sia a comprendere chiaramente, riflettendo, l'obbligo morale di aiutare il prossimo, mi sono ora deciso a vendere e diffondere [...]


Solo la sofferenza cosciente ha significato.

Tale è la natura dell'uomo che al primo regalo che gli fate – si prosterna. Al secondo – vi bacia la mano. Al terzo – si inchina. Al quarto – si contenta di un cenno del capo. Al quinto – diventa confidenziale. Al sesto – vi insulta. Al settimo – vi porta in tribunale perché non gli avete dato abbastanza.

"Vi lascio in un bel casino!” (ultime parole di Gurdjieff in punto di morte)


L'illusione suprema dell'uomo è la sua convinzione di poter fare. tutti pensano di poter fare, ... , ma nessuno fa niente. Tutto accade.

«Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per via è vuota dentro, cioè, in realtà è già morta. È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall'orrore»

l'uomo, come tutte le altre creature viventi, è sostanzialmente un trasformatore di energia che verrà riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato dell'ecologia cosmica.... tuttavia, a differenza di altre creature, egli può scegliere se partecipare a tutto ciò in maniera attiva oppure passiva


... il sesso è la nostra principale fonte di schiavitù ma anche la nostra principale possibilità di liberazione ... 

Nessuno vi crederà se gli dite che non può fare nulla. Questa è la cosa più offensiva e spiacevole che si possa dire alla gente. Ed è particolarmente spiacevole e offensiva perché è la verità e nessuno vuol conoscere la verità.

Gli esseri umani credono a tutto quel che sentono dire invece di credere soltanto a quello che hanno potuto riconoscere direttamente attraverso una giudiziosa riflessione, maturata da un ‘dibattito comparativo’ fra tutti i dati già immagazzinati in loro...
Ti chiedo di non credere a nulla che non puoi verificare in prima persona.”
Beato colui che ha un'anima. Beato chi non l'ha. Ma sventura e dolore per chi ne ha solo l'embrione.
La Volontà vera esiste soltanto quando un solo IO governa, quando c'é un "padrone" nella casa. Un uomo comune non ha "Padrone". Egli é governato ora dalla mente, ora dai sentimenti e ora dal corpo. Spesso l'ordine arriva dall'apparato formatorio e ancora più spesso quest'uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La libera VOLONTÀ é la funzione del PADRONE in noi. La nostra VOLONTÀ é la SUPREMAZIA di un DESIDERIO su un ALTRO.

"Tratto caratteristico dell'uomo raffinato è la sua capacità di recitare alla perfezione qualsiasi parte voglia nella sua vita esteriore, mentre interiormente si mantiene libero".

Sii cosciente in ogni istante di ció che pensi, senti, desideri e fai.

Non parlare mai di te senza concederti la possibilitá di cambiare.

Renditi conto che niente é tuo.

il maestro serve soltanto ad aprire la strada, ma poi dev'essere abbandonato


SE TUTTI GLI UOMINI AVESSERO UN’ANIMA DA GRANDE TEMPO NON VI SAREBBE SULLA TERRA POSTO NE’ PER LE PIANTE VELENOSE, NE’ PER GLI ANIMALI FEROCI E LO STESSO MALE AVREBBE CESSATO DI ESISTERE. Per l’ozioso l’anima è un miraggio Essa è un lusso per colui che si compiace nella sofferenza Essa è il sigillo della personalità Essa è la Via, Essa è il legame con l’Autore ed il Creatore. RESIDUO DELL’EDUCAZIONE SORGENTE PRIMA DELLA PAZIENZA ESSA E’ ANCHE IL TESTIMONE DEL MERITO DELL’ESSENZA DELL’ESSERE ETERNO. Guida della Volontà La sua presenza è IO SONO Essa è una particella dell’Essere-Totale Così essa è stata e così sarà sempre



La morale soggettiva e' una concezione relativa; se sei imbevuto di concezioni relative, quando sarai grande tu agirai e giudicherai gli altri sempre e dovunque secondo i modi di vedere e le nozioni convenzionali che avrai acquisiti. Devi imparare a non conformarti a cio' che le persone che ti stanno intorno considerano buono o cattivo, ma ad agire nella vita secondo cio' che ti detta la tua coscienza. Una coscienza liberamente sviluppatasi ne sapra' sempre di piu' di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme.


il punto di partenza della ricerca è la conoscenza di noi stessi o “ Lo studio di noi stessi ”, “ il ricordarsi di noi stessi ”. 
Questa è la prima importantissima fase. In ogni momento della giornata   dobbiamo volgere l'attenzione a quello che facciamo pensiamo, diciamo, immaginiamo, proviamo, ecc; dobbiamo riuscire a vederci per quello che siamo, come se ci guardassimo dall'esterno .

Ama quello che non ti piace

Non rendere conto a nessuno; sii il tuo proprio giudice.

Ricorda sempre e ovunque te stesso 

“… se ci concentriamo troppo esclusivamente ... sulla nostra Ombra ne veniamo contagiati e diventiamo inconsciamente simili a essa"

Non guardare con la coda dell'occhio, guarda fisso.


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Ogni momento, preso da solo, rappresenta una particella dell’eterna creazione.

CONSIDERATE ogni ora come un’UNITA' di VITA a SE STANTE

in ogni momento noi possiamo estrarre le sostanze più sottili che possiamo chiamare ”l’essenza della vita”

i momenti che costituiscono il tempo sono delle sostanze.

Per estrarre dalla vita ciò che vi è in essa di più prezioso dovete essere capaci di fare un’operazione chirurgica sulle vostre emozioni.

Ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso.
Non è semplicemente addormentato: è completamente morto.


Guardate i risultati di tutti i vostri sforzi del passato e pensate a quale significato ora hanno, nell’ultima ora della vostra vita.

Lavoro su di sé… una cosa strana, impercettibile, ma per molti impossibile vivere senza.

vivere ogni ora con sempre più maggiore profitto... Fate un piano dettagliato dell’ultima ora della vostra vita.

Cercate di immaginare in modo abbastanza chiaro voi stessi nell’ultima ora della vostra vita sulla terra...
Scrivete una specie di sceneggiatura di quest’ultima ora

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Se vuoi imparare ad amare, comincia con gli animali, perche' sono piu' sensibili

L'UNICO NOSTRO LIMITE è CHE NON ANDIAMO MAI FINO IN FONDO A CIò CHE VOGLIAMO FARE, NELLE GRANDI COME NELLE PICCOLE COSE

« Alla gente sembra sempre che gli altri non facciano nulla come si dovrebbe, che gli altri facciano tutto sbagliato. Invariabilmente ognuno pensa che lui potrebbe fare meglio. Nessuno comprende né vuol comprendere che ciò che viene fatto attualmente in un certo modo — e soprattutto ciò che è stato già fatto — non poteva essere fatto altrimenti. 

....  tutto dipende da tutto, tutte le cose sono collegate, non vi è niente di separato. Tutti gli avvenimenti seguono dunque il solo cammino che possono prendere. Se le persone potessero cambiare, tutto potrebbe cambiare. Ma esse sono quelle che sono, e di conseguenza le cose, anche esse sono quelle che sono.  »

Prima di qualunque cambiamento poniti queste semplici domande:
1) Perché sono qui ?
2) Vale la pena di restare ?

Noi consumiamo in permanenza più energia del necessario, usando muscoli di cui non abbiamo bisogno, lasciando correre i pensieri a ruota libera e reagendo troppo emotivamente

A un uomo che non abbia ottenuto determinati risultati, non si può chiedere nulla. Non ci si può aspettare più di quel che ha. 
Da un punto di vista molto pratico, un uomo non può essere ritenuto responsabile della propria situazione. Non è colpa sua se è diventato così. Quindi occorre tenerne conto, sapendo che non è possibile aspettarsi da un uomo debole delle cose che richiedono molta forza. Ciò che gli si chiede dev'essere in rapporto alla forza con cui può rispondere.

L'uomo è una macchina. tutto ciò che fa, tutte le sue azioni, tutte le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze e impressioni esterne. Per "fare" bisogna essere ...
(...  Per questo la piu' grande conquista per un uomo e' quella di essere capace di fare )

Non decorarti con idee altrui.

La gente finge di sapere qualsiasi cosa su Dio, sulla vita futura, l’universo, le origini dell’uomo, l’evoluzione; ma, in realtà, non sa nulla, neppure su se stessa. E ogni volta che uno parla di qualcosa che non sa come se la sapesse, mente. 

Dividi te stesso in due parti. Interiormente non identificarti, esteriormente devi recitare una parte. Prendi tutte le cose come una guida. Il tuo compito ora è di acquisire libertà interiore. Questo è il punto di partenza per andare oltre. 




... Rilassate i  muscoli, utilizzando solo quelli necessari, tenete in serbo i pensieri, ed esprimete i vostri sentimenti solo se lo volete

Non lasciatevi toccare dalle apparenze: in quanto tali, sono inoffensive. Siamo noi a permettere che ci feriscano

Il tempo è soggettivo, dipende dalle associazioni. Quando sedete inattivi senza concentrazione, il tempo non passa mai. Esternamente, il tempo non esiste; esiste soltanto al nostro interno

I nostri cosiddetti pensieri non sono altro pensieri che formazioni fisse estratte da classificatori o schedari soggettivi. Quelli che chiamiamo pensieri non sono pensieri. Noi non abbiamo pensieri: abbiamo varie etichette, alcune brevi, altre concise, altre lunghe, ma nient'altro che etichette. Queste etichette vengono trasferite da un posto all'altro. Le richieste provenienti dall'esterno sono ciò che noi riceviamo sotto forma di impressioni. Ma le richieste non vengono solo dall'esterno, provengono anche da diversi punti interni. E tutto dev'essere messo in codice.
Questo caos è ciò che chiamiamo pensieri e associazioni. 

Purtroppo noi ci scordiamo sempre di tutto. Ci ricordiamo le cose solo quando è troppo tardi. Al momento opportuno, la nostra attenzione è occupata, per es., dal fatto che quell'uomo non vi garba, e non potete impedirvi di provare antipatia. Questa sensazione non va dimenticata, dev'essere registrata nella memoria. Il gusto di un'esperienza non dura a lungo. Senza attenzione, le manifestazioni vanno perdute. Dovremmo annotare tutto in memoria, altrimenti finiamo per dimenticare...
Ci sono cose che non si ripetono spesso. Se casualmente osservate una cosa, e non la affidate alla memoria, la perdete per sempre.

Noi possiamo soltanto dare una direzione e creare alcune condizioni, ma non aiutare






Dio è uno per tutti, 
Ma è trino. 
Gli uomini sbagliano, poiché è settuplo. 
Nella sua totalità è unisono. 
Nella sua divisione è contraddittorio. 
Egli è ovunque in tutte le forme. 
Quando gli uomini lo vedono dipende dalle loro qulità 
Quale parte essi toccano. 
Ma chi tocca, se è ignorante, 
Vede nella parte che tocca, tutto di sé





L'anima è come un seme che deve germogliare e  svilupparsi... può essere acquisita soltanto nel corso della vita; non solo, ma è un gran lusso, riservato a pochissimi uomini. La maggior parte della gente trascorre tutta la vita senz'anima, senza padrone interiore. Per la vita ordinaria, l'anima non è affatto necessaria. 

Il sistema migliore per essere felici in questa vita consiste nella capacita' di riflettere sempre esteriormente, e mai interiormente

Quando ti ammali, invece di odiare quel male, consideralo tuo maestro.

Uno dei mezzi migliori per risvegliare il desiderio di lavorare su di se' e' quello di rendersi conto che si puo' morire da un momento all'altro... Ma bisogna imparare a non dimenticarselo

Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.

L'amore cosciente risveglia l'amore cosciente.  L'amore emozionale evoca l'opposto. L'amore fisico dipende dal tipo e dalla polarità.
La fede cosciente e' liberta'. La fede emozionale e' schiavitu'. La fede meccanica e' stupidita'
La speranza incrollabile e' forza. La speranza piena di dubbi e' vigliaccheria. La speranza piena di paura e' debolezza

Ricordati che sei venuto qui perche' hai capito la necessita' di lottare contro te stesso, soltanto contro te stesso... Sii grato dunque e tutti coloro che te ne forniscono l'occasione

Diventare consapevoli di noi stessi, anche solo per pochi momenti, è la tecnica che può aiutarci ad uscire dallo stato di alienazione in cui ci troviamo abitualmente...  deve essere accompagnato da uno sforzo di riduzione del troppo parlare, del mentire a noi stessi e del dare espressione alle emozioni negative.

Non t'incatenare a niente che alla lunga ti distrugga.

Smetti di auto-definirti...

Non contraddire mai, solo taci.

Quando ti chiedono la tua opinione su qualcuno o qualcosa, di solamente le sue qualitá.

Sappi che questa casa puo' essere utile solo a coloro che hanno riconosciuto la propria nullita' e credono nella possibilità di cambiare

In genere l'uomo ha soltanto desideri, e ciò che chiamiamo una volontà forte o debole non è altro che la permanenza più o meno forte dei nostri desideri. La volontà autentica è un potere derivato non tanto dai vari desideri, di regola contraddittori, appartenenti ai diversi "io", ma derivato dalla coscienza e governato da un io unico e permanente. Soltanto questa volontà agisce e trasforma ... può essere definita libera, perché è indipendente dal caso e non può essere modoficata o diretta dall'esterno.

L'uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire, e per morire deve prima svegliarsi.

Non conoscendo le leggi cui è soggetta la sua opera, l'uomo s'illude di essere lui ad agire, a fare, a costruire, a decidere; non si rende conto di essere dominato, nelle sue scelte, da forze superiori; non vede che cosa lo induce a muoversi in un modo piuttosto che in un altro, a ripetere ciclicamente le stesse operazioni; non riconosce il suo grado di meccanicità, il suo stato di letargia, di autoipnosi, di automistificazione

Non giudicare un uomo dalle parole altrui

Se non sei dotato di uno spirito critico, la tua presenza qui e' inutile

L'energia spesa nel lavoro interiore attivo si trasforma immediatamente in una nuova riserva, ma quella spesa nel lavoro passivo e' perduta per sempre

Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili.

Non lamentarti.

Nessuno capisce che il grado del sapere d'un uomo è una funzione del grado del suo essere. Quando il sapere surclassa eccessivamente l'essere, diviene teorico, astratto... può diventare addirittura nocivo, perché, invece di servire la vita e di aiutare la gente nella lotta contro le difficoltà, un sapere di questo tipo comincia a spiegare tutto: perciò può arrecare soltanto difficoltà nuove, nuovi guai e calamità d'ogni genere che prima non esistevano.

Chi si e' liberato dalla malattia del "domani ", ha qualche speranza di trovare cio' che e' venuto a cercare qui

Non lasciarti impressionare da personalitá forti.

Il riposo non dipende dalla quantita' ma dalla qualita' del sonno

Insegnando agli altri, imparerai su te stesso

Impara a ricevere, ringrazia per ogni dono.

Non ti lodare né ti insultare.


Tieni presente che qui il lavoro non e' fine a se stesso, ma e' solo un mezzo

Non cercare di distinguerti per la tua apparenza.

Qui non ci sono ne' russi, ne' ebrei, ne' cristiani, ma soltanto uomini che perseguono un solo scopo: diventare capaci di essere

Non definirti mai per quello che possiedi.

Non giudicare né discriminare quando non conosci la maggior parte dei fatti.

Lo sviluppo dell'uomo avviene secondo due linee: sapere ed essere. Perché l'evoluzione si compia correttamente, le due linee devono procedere insieme, parallelamente l'una all'altra, sostenendosi a vicenda ...

Soltanto chi puo' vegliare sul bene degli altri meritera' il proprio bene

Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente...  Aiuta all'altro ad aiutare sé stesso.

« Tutte le persone che voi vedete, che conoscete, che vi può capitare di conoscere, sono macchine, vere e proprie macchine che lavorano soltanto sotto la pressione di influenze esterne, come voi stesso avete detto. Macchine sono nate e macchine moriranno. Che c'entrano i selvaggi e gli intellettuali? Anche ora, in questo preciso istante, mentre parliamo, parecchi milioni di macchine cercano di annientarsi a vicenda. In che cosa differiscono, quindi? Dove sono i selvaggi e dove gli intellettuali? Sono tutti uguali...  »

Non parlare dei tuoi problemi personali...  Parla solo di ció che é necessario.

Tieni conto di cio' che la gente pensa di te e non di cio' che dice

Non conservare oggetti inutili.


In una disputa, mettiti nei panni dell'altro.

Se sai gia' che e' male e lo fai ugualmente, commetti un peccato a cui e' difficile rimediare

Non stabilire amicizie inutili.

Non seguire mode.

Non venderti.

Non pensare nei benefici che ti procurerá la tua opera.

Solo la sofferenza cosciente ha significato

Vinci le tue paure.

Trasforma la tua collera in creativitá.... Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza... Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori dell'altro... Trasforma il tuo odio in caritá.

Non difendere le idee antiche, solo perché fosti tu chi le enunció.

Se offendi qualcuno, chiedigli scusa... Se l'hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.
(Se ti rendi conto di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere in quell'errore per orgoglio e desisti immediatamente dai tuoi propositi.)



Ho dell'ottimo cuoio da vendere a chi vuole farsi le scarpe.


“La vita ci è data per uno scopo elevato e tutti insieme siamo tenuti a servirlo; in ciò consiste la nostra ragion d’essere. Tutti gli uomini senza esclusione sono schiavi di questa grandezza.” 

L'uomo si identifica con il ruolo che è costretto a vivere: padre, figlio, padrone, operaio, impiegato, dirigente, professionista, intellettuale, guru, furbo, tonto, forte, debole, disoccupato, manager, ministro, ecc. 
...  Per ognuno di questi ruoli, esistono comportamenti sociali, status symbol, abbigliamenti, modi di pensare e di esprimersi cui ciascuno si adegua inconsapevolmente. E quindi non siamo mai individui autentici, ma veri e propri imitatori: imitiamo modelli e stereotipi, prodotti dalla società in cui viviamo.
....  Persino nei comportamenti più intimi recitiamo in realtà dei ruoli precostituiti, che non si limitano soltanto a comportamenti e ad atteggiamenti convenzionali, ma che penetrano anche all'interno delle nostre convinzioni, dei nostri giudizi, della nostra coscienza.
... Insomma continuiamo a recitare: l'inquinamento della nostra mente è troppo esteso.

Bisogna imparare a dire la verità. Per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos'è la verità e che cos'è la menzogna ... soprattutto in se stessi ...

Tratta ció che non ti appartiene, come se ti appartenesse.

Il più grande errore, egli diceva, è credere che l'uomo abbia un'unità permanente. Un uomo non è mai uno. Continuamente egli cambia. Raramente rimane identico, anche per una sola mezz'ora .

L'uomo non ha un Io individuale...  Al suo posto vi sono centinaia e migliaia di piccoli io separati che il più delle volte si ignorano, non hanno alcuna relazione, o, al contrario, sono ostili gli uni agli altri, esclusivi ed incompatibili .  

L'uomo è una pluralità. Il nome dell'uomo è legione...  L'alternarsi di questi io, le loro lotte manifeste, di ogni istante, per la supremazia, sono comandate dalle influenze esteriori accidentali...
Un piccolo io accidentale può, a un certo momento, fare una promessa, non a se stesso, ma a qualcun altro, semplicemente per vanità o per divertimento ...  Vite intere trascorrono così, per regolare dei debiti contratti da piccoli io accidentali.  


l'uomo è paragonato a una casa senza Padrone né sovrintendente, occupata da una moltitudine di servitori che hanno interamente dimenticato i loro doveri : nessuno vuole fare ciò che deve; ognuno cerca di essere il padrone, non fosse che per un momento, e, in questa specie di anarchia, la casa è minacciata dai più gravi pericoli

Ma anche se l’uomo comprendesse nel modo più chiaro le sue possibilità, questo non lo farebbe progredire di un solo passo verso la loro realizzazione. Per essere in grado di realizzare queste possibilità, deve avere un desiderio di liberazione molto forte, deve essere pronto a sacrificare tutto, a rischiare tutto per la propria liberazione ".  
Non dobbiamo illuderci di poterci liberare con le nostre sole forze: ogni nostro tentativo, ogni sforzo, ogni pensiero o atto, sono già fortemente condizionati; non sappiamo neppure da che parte stia la libertà, che cosa significhi essere svegli....  Il primo passo perciò consiste nella presa di coscienza che siamo come in una prigione e che non sappiamo come uscirne. Per quanti sforzi facciamo, non possiamo evadere da soli; gli ostacoli sono troppi. Sarà più saggio trovare un gruppo di persone che come noi hanno il desiderio di risvegliarsi e che si avvalgono dell'esperienza di qualcuno che lo ha già fatto

L'Assoluto, vale a dire quello stato di cose in cui l'Insieme costituisce un Tutto, è lo stato primordiale, fuori dal quale, per divisione e differenziazione, sorse la diversità dei fenomeni che noi osserviamo...  L'uomo vive in tutti i mondi, ma in modi differenti. Ciò significa che egli è prima di tutto influenzato dal mondo più vicino, con il quale vive in contatto immediato, giacché ne fa parte. ..  I mondi più lontani, anch'essi influiscono sull'uomo, sia direttamente, sia attraverso i mondi intermedi, ma la loro azione diminuisce in ragione diretta della loro lontananza o dall'aumento della differenza tra essi e gli uomini .  

L'umanità, come il resto della vita organica, esiste sulla terra per le necessità e gli scopi propri alla terra. Ed essa è esattamente ciò che deve essere per rispondere ai bisogni della terra al momento attuale. ..  Solo un pensiero così teorico e così separato dai fatti quale il pensiero europeo moderno, poteva concepire che un'evoluzione dell'uomo fosse possibile indipendentemente dalla natura che lo circonda, oppure considerare l'evoluzione dell'uomo come una graduale conquista della natura

Che egli viva, muoia, evolva o degeneri, l'uomo serve egualmente le finalità della natura o, piuttosto, la natura si serve allo stesso modo, sebbene forse per differenti scopi, dei prodotti sia dell'evoluzione che della degenerazione .
L'umanità, considerata come un tutto, non può mai sfuggire alla natura, poiché l'uomo agisce in conformità agli scopi della natura, anche quando lotta contro di essa

Come vedremo più tardi, l'influenza diretta dell'Assoluto non raggiunge l'uomo. Ma l'influenza del mondo immediatamente consecutivo, quella del mondo delle stelle, è già del tutto evidente nella vita dell'uomo, benché la scienza' certamente non ne sappia nulla...


Piu' sono difficili le condizioni di vita, piu' sono buoni i risultati del lavoro, sempre ammesso che ti ricordi il lavoro

Sviluppa la tua immaginazione.

Non dare ordini solo per il piacere di essere obbedito.


Se stai meditando e arriva un diavolo, fai andare quel diavolo a meditare.

Puo' essere giusto solo colui che sa mettersi al posto degli altri

Prendi la comprensione dell'Oriente e la scienza dell'Occidente e poi cerca

Non visitare mai nessuno solo per riempire il tuo tempo.

Se dubiti tra fare e non fare, rischia e fa'.


Ciò che è possibile per il singolo è impossibile per le masse


Colui che desidera la conoscenza deve fare egli stesso gli sforzi iniziali per trovarne la sorgente, per avvicinarla, servendosi delle indicazioni date a tutti, ma che generalmente la gente non desidera vedere, né riconoscere. La conoscenza non può venire agli uomini senza che essi facciano degli sforzi.

Voi siete in prigione e tutto ciò che potete desiderare, se avete del buon senso, è di evadere...
nessuno può fuggire dalla prigione senza l'aiuto di coloro che sono già fuggiti. Solo essi possono dire in qual modo l’evasione è possibile e far giungere ai prigionieri gli utensili e tutto ciò che può essere necessario. Ma un prigioniero isolato non può trovare questi uomini liberi o venire in contatto con loro. È necessaria una organizzazione. Nulla può essere portato a compimento senza una organizzazione.

L'evoluzione può essere necessaria soltanto a colui che si renda conto della sua situazione e della possibilità di cambiarla, e si renda conto che ha dei poteri che non usa e delle ricchezze che non vede . Ed è nel senso della presa di possesso di questi poteri e di queste ricchezze che l'evoluzione è possibile


Una cosa l'uomo deve ben comprendere: la sua evoluzione non è necessaria che a lui .
Nessun altro vi è interessato, ed egli non deve contare sull'aiuto di nessuno ; infatti, nessuno è tenuto ad aiutarlo e neppure ne ha l'intenzione . Al contrario, le forze che si oppongono all'evoluzione di grandi masse umane, si oppongono anche all'evoluzione del singolo . Spetta a ciascuno di NOI eluderle. E se un uomo può sottrarsi ad esse, l'umanità non lo può. Comprenderete più tardi come questi ostacoli siano utili; se non esistessero bisognerebbe crearli intenzionalmente, poiché soltanto vincendo degli ostacoli l'uomo può sviluppare in sé le qualità di cui ha bisogno ... Queste sono le basi per una visione corretta dell'evoluzione umana. Non esiste evoluzione obbligatoria, meccanica .

L'evoluzione è il risultato di una lotta cosciente

L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione della sua coscienza , e la coscienza non può evolvere inconsciamente .  
L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione della sua volontà , e la Volontà non può evolversi involontariamente.
L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione del suo potere di fare , e fare non può essere il risultato di ciò che accade.  


immaginiamo il rapporto esistente tra una cellula microscopica e il nostro corpo intero. La presenza o l'assenza di una cellula non cambia niente nella vita del corpo. Noi non possiamo esserne coscienti e questo non può avere influenza sulla vita e le funzioni dell'organismo . Esattamente nello stesso modo un individuo distinto è troppo piccolo per influenzare la vita dell'organismo cosmico, con il quale egli si trova (per quanto riguarda le dimensioni) nello stesso rapporto che una cellula ha con il nostro intero organismo



Perché si possa parlare di vita futura, di qualsiasi genere, ci deve essere una certa cristallizzazione, una certa fusione delle qualità interiori dell'uomo: una certa indipendenza dalle influenze esteriori. S e in un uomo vi è qualcosa capace di resistere alle influenze esteriori, allora proprio questo qualcosa potrà resistere anche alla morte del corpo fisico


Gli uomini sono macchine. Le macchine sono obbligatoriamente cieche, incoscienti, non possono essere altrimenti, e tutte le loro azioni devono corrispondere alla loro natura.
... INVECE, Progresso e civiltà nel senso reale di queste parole, possono apparire soltanto al termine di sforzi coscienti. Non possono apparire come risultato di azioni incoscienti e meccaniche.

Quali sforzi coscienti potrebbe fare una macchina?
...
l'attività incosciente di milioni di macchine deve necessariamente concludersi in sterminio e rovina. È precisamente nelle manifestazioni incoscienti e involontarie che sta tutto il male. Voi non capite ancora e non potete immaginare tutte le conseguenze di questo flagello. Ma verrà il giorno in cui comprenderete
....
ESISTEVA UN MAGO RICCHISSIMO ED AVARO CHE POSSEDEVA 
NUMEROSI GREGGI. EGLI NON SI SERVIVA DI PASTORI E NEMMENO VOLEVA RECINTARE I LUOGHI DOVE PASCOLAVANO LE SUE PECORE. COSI’ ACCADEVA CHE ESSE SI SMARRISSERO MA SOPRATTUTTO FUGGISSERO PERCHE’ SAPEVANO CHE IL MAGO VOLEVA LA LORO CARNE. IL MAGO TROVO’ UN RIMEDIO: 

IPNOTIZZO’ LE PECORE. LE CONVINSE CHE LUI ERA UN BUON 
PASTORE, CHE LE AMAVA COME DEI FIGLI E CHE LORO ERANO IMMORTALI PER CUI NON DOVEVANO TEMERE CHE QUALCUNO LE SCUOIASSE. INOLTRE LE CONVINSE CHE ESSE NON FOSSERO PECORE MA LEONI, AQUILE ED ALTRE ADDIRITTURA UOMINI. 

COSI’ ANZICHE’ FUGGIRE VERSO LA LIBERTA’ RESTARONO 
DOCILMENTE IN ATTESA CHE IL MAGO LE SCANNASSE !  





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“Prendi la comprensione dell’Oriente e la scienza dell’Occidente, poi cerca.”

(G.I. Gurdjieff)

La Quarta Via è il sistema introdotto in occidente all’inizio del secolo scorso da George Gurdjieff attraverso il quale si può raggiungere un reale e completo sviluppo dell’uomo. Il nome “Quarta Via” è usato per differenziare il sistema da altri che Gurdjieff ha descritto in relazione al loro specifico lavoro sull’essere:

  • La via del Fachiro, si esprime attraverso l’uso del corpo per raggiungere un livello di consapevolezza superiore.
  • La via del Monaco, si esprime attraverso l’uso della componente emozionale, come la fede e il “rapimento” mistico.
  • La via dello Yogi, utilizza la parte intellettuale attraverso la conoscenza.

La Quarta Via si fonda sull’uso equilibrato di tutte le funzioni attraverso il loro sviluppo simultaneo.


“L’Insegnamento di Gurdjieff parte dall’idea che l’uomo, quale noi lo conosciamo, è un essere incompleto; che lo stato in cui egli vive, agisce e crede di essere sveglio, è una specie di sonno ipnotico mantenuto da una rete d’influenze e da un insieme di forze parzialmente prodotte dall’immagine che egli ha di se stesso e che gli impedisce di vedersi com’è. Quest’Insegnamento ha senso solo per l’uomo che nutre almeno qualche sospetto di sognare a occhi aperti e che prova talvolta la penosa impressione di non essere ciò che crede di essere. L’Insegnamento di Gurdjieff realizza le condizioni propizie allo studio di sé, consentendo all’uomo di sottrarsi al potere dell’immaginazione e di prendere coscienza di ciò che egli è realmente. L’uomo, per avere almeno qualche possibilità di comprendere la realtà in maniera corretta, dovrebbe anzitutto prendere coscienza di quanto sia pienamente appagato dai luoghi comuni che costituiscono il suo “sapere” su tutte le cose, un sapere cui egli s’aggrappa con tutta la forza dell’abitudine e dell’idea che ha di se stesso. Egli allora metterebbe subito in discussione l’Immagine della propria persona e, continuando con un’osservazione semplice e imparziale, non mancherebbe di giungere a un riesame più preciso dei propri valori; in tal caso sarebbe costretto a lasciar cadere un gran numero di certezze, e si troverebbe cosi vicino al punto centrale di sé, alla sua vera essenza.”

(Henri Thomasson, L’Essenza dell’Essere)

“La condizione fondamentale dell’uomo è il sonno; l’uomo è addormentato, la sua coscienza è ipnotizzata, confusa; egli non sa chi è, non sa perché agisce, è una specie di macchina, un automa, cui tutto “succede”; non ha il minimo controllo sui propri pensieri, sulle proprie emozioni, sulla propria immaginazione, sulla propria attenzione; crede di amare, di desiderare, di odiare, di volere, ma non conosce mai le vere motivazioni di questi impulsi che compaiono e scompaiono come meteore; dice “io sono, “io faccio”, “io voglio”, credendo di avere davvero un ego unitario, mentre è frammentario in una moltitudine di centri che di volta in volta lo dominano; si illude di avere coscienza di sé, ma non può svegliarsi da sé, può soltanto sognare di svegliarsi; pensa di poter governare la propria vita, ma è una marionetta diretta da forze che ignora; trascorre l’intera esistenza nel sonno e muore nel sonno; passa tutto il tempo in un mondo soggettivo cui non può sfuggire; non è in grado di distinguere il reale dall’immaginario; spreca le proprie energie a inseguire cose superflue; e solo qualche volta si rende conto che non è soddisfatto, che la vita gli sfugge, che sta sciupando l’occasione che gli è stata offerta.”

(L’uomo secondo Gurdjieff)

“Vorrei suggerire a ciascuno di voi di porsi la domanda: “Che cosa sono?”. Sono certo che il 95% di voi si troverà in imbarazzo, e che finirete per rispondervi con un’altra domanda: “Che cosa significa?”. Questa è la prova che un uomo ha vissuto tutta la vita senza porsi tale domanda, e che ritiene scontato di essere “qualcosa”, addirittura qualcosa di molto prezioso che non è mai stato messo in dubbio. Nello stesso tempo egli è incapace di spiegare che cos’è questo qualcosa, incapace persino di darne una minima idea, dal momento ch’egli stesso l’ignora. E se l’ignora, non è forse perché questo “qualcosa” molto semplicemente non esiste, ma solamente si suppone che esista? Se un uomo sa essere sincero verso se stesso, non sincero come s’intende abitualmente, ma spietatamente sincero, allora, di fronte alla domanda: “Che cosa sei?” non conterà su una risposta rassicurante. Non è strano che le persone dedichino così poca attenzione a se stesse, alla conoscenza di se stesse? Non è strano che chiudano gli occhi con tanto sciocco compiacimento su ciò che sono realmente, e che passino la vita nella piacevole convinzione di rappresentare qualcosa di prezioso? Esse si dimenticano di guardare il vuoto insopportabile che si cela dietro la superba facciata creata dal loro autoinganno, e non si rendono conto che questa facciata ha un valore puramente convenzionale. Le parole di Socrate: “Conosci te stesso” restano il motto di tutti coloro che cercano la vera conoscenza e l’essere.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il nostro punto di partenza è che l’uomo non conosce se stesso, che egli non è, ossia non è ciò che potrebbe e dovrebbe essere.”

(P.D. Ouspensky)

“Il Lavoro non si fonda nella fede, né nella speranza, né nell’amore, ma sulla crescita della coscienza.”

(Maurice Nicoll)

“Viviamo in una realtà ristretta, in parte condizionata dalla nostra forma di percezione e in parte fatta da opinioni che abbiamo preso in prestito, a cui è fissata la nostra autostima. Combattiamo per le nostre opinioni, non perchè ci crediamo, ma perchè coinvolgono il sentimento ordinario di noi stessi. Anche se veniamo continuamente feriti a causa della ristrettezza della realtà in cui viviamo, diamo la colpa alla vita, e non vediamo la necessità di trovare punti di vista assolutamente nuovi. La nostra immagine del mondo esterno, che consideriamo come il nostro criterio del reale, è relativa alle forme dei nostri sensi esterni. Non esiste necessariamente, anzi non può esistere come la vediamo noi. Qualunque cosa sia veramente, la vediamo semplicemente in un certo modo. Il suo aspetto è condizionato dai nostri organi di percezione. L’universo può essere concepito da altri. È evidente che viviamo in un mondo pieno di energie diverse e siamo consapevoli solo di alcune. Siamo immersi nelle apparenze. Questo è uno dei significati dell’idea di Maya, nel pensiero filosofico indiano. Il nostro pensiero è modellato sui nostri sensi, ma i nostri sensi ci mostrano solo una parte della realtà. Il mondo visto è reale ma non abbraccia la realtà. I nostri corpi stanno nel mondo visibile, nello spazio di tre dimensioni, accessibili al senso della vista e del tatto. I nostri corpi sono essi stessi tridimensionali. Hanno lunghezza, altezza e larghezza. Sono “solidi” nello spazio. Ma noi stessi non siamo in questo mondo a tre dimensioni. I nostri pensieri, per esempio, non sono solidi tridimensionali. Un pensiero non è alla destra o alla sinistra di un altro pensiero. Eppure non sono del tutto reali per noi? Se diciamo che la realtà è confinata a ciò che esiste nel mondo tridimensionale all’esterno, dobbiamo considerare tutti i nostri pensieri e sentimenti all’interno, come irreali. La nostra vita interiore, noi stessi, non ha alcuna posizione in quello spazio che è percepibile ai sensi. Ma mentre il pensiero, il sentimento e l’immaginazione non hanno una posizione nello spazio, è possibile pensare che abbiano una posizione in qualche altro tipo di spazio. L’universo non è solo esperienza sensoriale, ma anche esperienza interiore, cioè c’è la verità interiore così come la verità esteriore. L’universo è sia visibile che invisibile. Sul lato visibile sta il mondo dei fatti, sul lato invisibile sta il mondo delle idee. L’uomo stesso si trova tra i lati visibili e invisibili dell’universo, collegati all’uno attraverso i suoi sensi e all’altro attraverso la sua natura interiore. In altre parole, l’uomo è un certo rapporto tra visibile e invisibile. Per questo motivo, la scena esterna non lo completa e nessun miglioramento esterno delle condizioni della vita lo soddisferà mai veramente. L’uomo ha necessità interiori. La sua vita emotiva non è soddisfatta dalle cose esteriori. ha bisogno di idee per dare un significato alla sua esistenza. Una prospettiva sensoriale o materialistica ci limita psicologicamente, nel senso più pieno di questa parola, così che se ci sono gradi più alti di coscienza saremo incapaci di raggiungerli se crediamo solo nella “prova delle cose viste”, o cerchiamo solo prova dal lato visibile, tangibile e pratico delle cose, o consideriamo il mondo semplicemente come lo vediamo. Se ci sono potenziali gradi di “realtà” più elevata dentro di noi, niente che proviene dal lato dei sensi li aprirà da soli. Il nostro solito senso del’esistenza, deriva da cose esterne. Cerchiamo di entrare nel mondo visibile, di sentirci in qualcosa al di fuori di noi, nel denaro, nei beni, nei vestiti, nella posizione; così usciamo da noi stessi. Sentiamo che i nostri organi di senso ci delineano. Questo è naturale perchè il mondo dei sensi è ovvio. Pernsiamo, per così dire, in termini di esso, e verso di esso. La soluzione delle nostre difficoltà sembra risolversi nell’ottenere qualcosa, nell’essere onorati. Tutto ciò che è esterno a noi influisce su di noi. Siamo continuamente distratti, proprio come un cane è distratto da tutto ciò che vede, sente o odora. Oggi c’è una straordinaria svolta verso l’esterno del mondo, connessa con gli sviluppi scientifici e un’aspettativa sempre più diffusa che le nuove scoperte e le invenzioni risolveranno i probelmi dell’uomo. L’atteggiamento del materialismo scientifico ha così raggiunto le masse. L’umanità ora vede la soluzione delle sue difficoltà trovarsi in qualcosa al di fuori di se stessa e con questo atteggiamento inevitabilmente va la credenza nelle organizzazioni di massa dei popoli, e una corrispondente perdita del senso interiore dell’esistenza, l’eliminazione delle differenze individuali e una progressiva obliterazione dui tutta la ricca diversità di consuetudini e distinzioni locali che appartnegono alla vita normale. Il mondo diventa sempre più piccolo man mano che diventa sempre più uniforme. Le persone perdono il potere di ogni saggezza separata. Al posto di ciò, si imitano sempre di più. Ed è proprio questo che rende possibile l’organizzazione di massa. Da questo punto di vista, l’attitudine del materialismo scientifico aumenta davvero la debolezza interiore dell’uomo. E con questa crescente debolezza interiore egli cerca sempre di più di mettersi sotto una personalità dominante, di abbandonare, di abbandonare il suo pensiero, di cessare di essere un uomo.”

(Maurice Nicoll, Vivere il Tempo e L’integrazione della Vita)

“Se cerchiamo di spiegare l’uomo con lo studio dei suoi organi, dalle cellule che lo compongono, gli atomi e gli elettroni, perdiamo di vista l’uomo nel suo complesso. Al microscopio l’uomo stesso scompare completamente. É ovvio che possiamo spiegare una sedia dalle sue parti, ma questo è solo un modo di pensarci, una forma di verità. La sedia deve anche essere spiegata dall’idea nella mente che l’ha concepita. Nessuna indagine quantitativa, nessuna analisi chimica o esame microscopico può rilevare questa idea o darci il pieno significato dell’esistenza della sedia. Se ci chiediamo quale sia la causa della sedia, come possiamo rispondere a questa domanda? La sedia esiste davanti a noi come oggetto visibile. La sua causa ha due lati. Dal lato visibile, è causato dalle parti di legno d cui è fatto. Nell’invisibile, è causato da un’idea nella mente di qualcuno. Vi sono quindi tre termini: idea, sedia, legno. Il materialismo scientifico pone l’accento sul terzo termine. Questo punto di vista trasforma l’uomo verso l’esterno. Gli fa vedere il suo campo di attività come solo fuori di sè. Gli fa pensare che scoprendo alcuni fatti sull’universo materiale sarà in grado di conoscere tutto e placare il suo dolore. Poichè le verità e le realtà ultime sono state ricercate in qualcosa al di fuori dell’uomo, l’indagine è passata naturalmente nel mondo degli atomi. Ma l’atomo si è rivelato non costituire una base semplice, facile e non etica per “spiegare” l’universo. L’atomo si rivelò un sistema di straordinaria complessità, un piccolo universo in se stesso. La scienza ha raggiunto ulteriori misteri. L’aspetto più positivo di una cosa è la cosa nel suo complesso. Non abbiamo mai veramente spiegato o capito una cosa con la semplice riduzione di essa alle sue parti elementari. Un tale modo superficiale di “spiegare” una cosa ci dà un senso errato di potere, di presunzione. Questo primo contatto con la scienza produce in alcune persone uno straordinario disprezzo e intolleranza per qualcosa di simile all'”idealismo”, cioè di un mondo dietro questo mondo visibile. Non riescono a vedere che non possiamo davvero sapere, capire o persino spiegare qualsiasi cosa, semplicemente attraverso il metodo della scienza, e che tutte le nostre spiegazioni non sono altro che descrizioni di processi che rimangono un mistero. Ricordo il mio primo contatto con la chimica a scuola. Tutto sembrava diventare incredibilmente semplice. Tutto era semplicemente chimica, solo quantità diverse e combinazioni di particelle elementari. Un essere vivente era semplicemente una combinazione di diverse quantità di atomi, di mattoni infinitamente piccoli, di carbonio, ossigeno, idrogeno, zolfo, azoto e fosforo. Perfino una persona che si amava non era altro che “una quantità di atomi”. Le spiegazioni sembravano essere straordinariamente facili su questa base di quantità. Sembrava che il segreto dell’universo mi fosse stato consegnato, soprattutto perchè in quel momento la gente in generale sembrava ignorare completamente la chimica. Fu solo quando cominciai a riflettere sul significato della legge periodica degli elementi (la “legge dell’ottava” come il chimico inglese Newlands la chiamò) per cui lo stesso tipo di elementi si ripetono a intervalli regolari, che mi resi conto che qualcosa stava dietro tutti questi atomi e dietro ogni chimica. C’è legge, c’è “ordine”, che determina la loro azione. Dietro queste particelle elementari c’è un altro “mondo”, il mondo della legge, del’ordine, della forma e del principio, che collegava tutte queste particelle insieme e rendeva possibili tutti i cambiamenti e le relazioni chimiche.”

(Maurice Nicoll, Vivere il Tempo e L’integrazione della Vita)

“Il Lavoro c’insegna, in maniera implicita, quello che noi stessi abbiamo dimenticato. Tutto l’esoterismo inizia con l’idea che esiste qualcosa di superiore. I sistemi esoterici, come le religioni dicono che questo qualcosa di superiore è Dio, che le persone di comprensione sensoria identificano come qualcosa fuori di loro, nel cielo, per così dire. I sistemi esoterici dicono che “Questo qualcosa di superiore” è in voi – non fuori di voi, nel mondo visibile – bensì dentro di voi, in un possibile ed esistente livello superiore di voi stesso, ancora non ancora raggiunto, ma che sta già li. Per questo Cristo disse: “ Il Regno dei Cieli è dentro di voi”. “

(Maurice Nicoll)

“La civiltà moderna ha creato un universo artificiale che ricopre interamente il mondo reale, ed è soprattutto al primo che s’interessa. Si é cosi formato un “mondo parallelo” fatto di relazioni umane automatiche, un mondo in cui tutto è ormai stato previsto per la soddisfazione sempre più completa d’ogni sorta di falsi bisogni. L’uomo moderno scivola verso una cieca sottomissione ai fini elaborati da una collettività cui egli si affida senza il minimo ritegno. Anche quando incontra gli elementi del mondo reale, li distingue appena da quelli che il suo psichismo vi ha costruito sopra. Il mondo reale si è man mano coperto di un velo d’illusioni. Forse per questo motivo l’umanità, soccombendo di generazione in generazione sotto il peso di miliardi d’uomini addormentati, è caduta a poco a poco sotto l’influenza di forze meccaniche. Succede però che l’uomo s’interroghi sul posto che occupa e sul significato della sua presenza in un mondo dove non sta interamente a suo agio, ma purtroppo la domanda resta in superficie. Si è perso qualcosa d’essenziale che va ritrovato. L’uomo, strada facendo, ha dimenticato se stesso; ecco inquadrato il problema che riguarda la sopravvivenza della civiltà contemporanea. Per risolverlo, l’uomo deve certamente ritrovare il senso della propria esistenza e il sentiero della coscienza.”

(Henri Thomasson, L’Essenza dell’Essere)

“Oggi la civiltà, non conoscendo limiti d’estensione nel suo ambito di influenza, ha strappato l’uomo dalle condizioni normali in cui dovrebbe vivere. In quanto persone del nostro tempo, siamo diventati, a causa di un ambiente anormale, quasi dei semplici animali che vivono automaticamente in uno stato vegetativo. L’uomo moderno non agisce mai di propria volontà, ma manifesta solo azioni stimolate da perturbazioni provenienti dall’esterno. L’uomo moderno non pensa, ma qualcosa pensa per lui, egli non agisce, ma qualcosa agisce tramite lui, egli non crea, ma qualcosa viene creato per mezzo suo.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo è un essere che può “fare”, e “fare” significa: agire coscientemente e di propria iniziativa. Ma nell’uomo contemporaneo tutto si fa da sè, e non c’è una sola di queste “vittime della civiltà contemporanea” che possa “fare” qualcosa. Negli uomini ordinari, ciò che essi chiamano “volontà” non è nient’altro che la risultante dei loro desideri contraddittori; la vera volontà è il segno di un elevatissimo grado di essere, in confronto all’essere degli uomini ordinari. E solo coloro che possiedono un tale essere possono “fare”. Tutti gli altri non sono nient’altro che degli automi, delle macchine o dei giocattoli meccanici messi in moto da forze esterne, che agiscono soltanto nella misura in cui agisce la “molla” collocata in loro; e questa molla non possono nè allungarla, nè accorciarla, nè modificarla di propria iniziativa. Dunque pur riconscendo all’uomo le più grandi possibilità, noi gli neghiamo ogni valore in quanto unità indipendente, fino a che rimarrà ciò che è oggi. Ancora prima di intraprendere lo studio di questa meccanicità e di tutti i pincipi richiesti per una corretta osservazione di sè, l’uomo deve decidere una volta per tutte che sarà sincero verso se stesso senza alcuna riserva, che non chiuderà gli occhi su nulla, che non si tirerà indietro di fronte ad alcun risultato ovunque possa condurlo, che non avrà mai paura di trarre delle conclusioni e non si fisserà in anticipo alcun limite; dovrà avere un grande coraggio per accettare sinceramente i risultati ottenuti e non lasciarsi scoraggiare, ma sottomettervisi e perseverare con la tenacia crescente che questo studio esige. Le conclusioni a cui arriverà saranno di natura tale da mettere “a soqquadro” tutte le convinzioni e le credenze già profondamente radicate in lui, nonchè l’intero ordine del suo ordinario modo di vedere; in casi del genere un uomo può benissimo trovarsi spogliato, forse per sempre, di tutte le sue piacevoli illusioni, di tutti i “valori cari al suo cuore” che gli avevano assicurato fino ad allora una vita tranquilla e confortevole. Mediante una corretta osservazione di sè, si convincerà con tutto il suo essere che ogni cosa lo dirige, che ogni cosa lo governa. Lui non governa nè dirige proprio nulla. Vedrà chiaramente come si sono formate le sue presunte concezioni del mondo, le sue opinioni, i suoi gusti, il suo carattere… insomma come si è formata la sua individualità e sotto quali influenze può essere cambiata.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ve ne state seduti in attesa di perle, quando in realtà quello che dovreste fare è non essere dei porci.”

(Madame Ouspensky) 

“L’uomo è una macchina. Tutto ciò che fa, tutte le sue azioni, tutte le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze e impressioni esterne. Per “fare” bisogna essere. Nessuno vi crederà se gli dite che non può fare nulla. Questa è la cosa più offensiva e spiacevole che si possa dire alla gente. Ed è particolarmente spiacevole e offensiva perché è la verità e nessuno vuol conoscere la verità. Ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso. Non è semplicemente addormentato: è completamente morto.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo nasce come meccanismo concepito per ricevereimpressioni d’ogni genere. La percezione di alcune impressioni ha inizio ancor prima della nascita. In seguito, durante la crescita si formano e si perfezionano altri apparati riceventi, in numero sempre maggiore. La struttura di questi apparati riceventi è la stessa in tutte le parti del meccanismo. Essa ricorda quella di rulli di cera vergine di un fonografo. Su tali rulli o bobine, vengono incise tutte le impressioni ricevute fin dal giorno della nascita, e prima ancora. Inoltre, il meccanismo possiede un dispositivo automatico, mediante il quale tutte le nuove impressioni ricevute vengono collegate alle impressioni dello stesso tipo registrate in precedenza. Contemporaneamente, viene tenuta una classificazione cronologica. In questo modo, ogni impressione ricevuta viene trascritta in più posti su più rulli, e su questi rulli si conserva intatta. Ciò che noi chiamiamo memoria è un dispositivo assai imperfetto tramite il quale possiamo disporre solo di una minima parte della nostra riserva di impressioni. Ma le impressioni, una volta sperimentate, non si cancellano più, e si conservano sui rulli dove sono state trascritte. Numerose esperienze ipnotiche hanno permesso di stabilire che l’uomo ricorda tutto ciò che ha vissuto, fin nei minimi particolari. Infatti, egli ricorda i minimi particolari del suo ambiente, persino il viso e la voce della gente che aveva intorno nella sua prima infanzia, quando ancora sembrava un essere incosciente. Mediante l’ipnosi è quindi possibile far girare tutti questi rulli, anche quelli sperduti nei recessi più profondi dell’inconscio. Ma ogni tanto, in seguito a qualche trauma più o meno evidente, succede che i rulli si mettono a girare da soli, e scene, immagini o volti apparentemente dimenticati da molto tempo risalgono di colpo alla superficie. Tutta la vita psichica dell’uomo non è altro che lo scorrere delle impressioni registrate sui rulli davanti allo sguardo della mente. Tutte le particolarità della sua concezione del mondo, tutti gli aspetti caratteristici della sua individualità dipendono dall’ordine in cui sono avvenute quelle registrazioni, e dalla qualità dei rulli che si porta dentro. Supponiamo che un’impressione qualsiasi venga recepita e registrata contemporaneamente a un’altra con cui non ha nulla in comune; per esempio, un uomo sente una musica molto allegra in un momento di intenso trauma psicologico come angoscia o tristezza. Quella musica susciterà sempre in lui la stessa emozione negativa e, viceversa, il sentimento d’angoscia gli ricorderà sempre quel motivo allegro. Dalla psicologia questo fatto è chiamato associazione di pensieri e sentimenti; ma la psicologia non si rende conto di quanto l’uomo sia impastoiato in queste associazioni, senza potersene mai liberare.”

(G.I. Gurdjieff)

“La musica oggettiva si basa sulle ottave interiori. Essa può dare risultati precisi, non solo d’ordine psicologico, ma d’ordine fisico. La leggenda della distruzione delle mura di Gerico con la musica è proprio una leggenda di musica oggettiva. La musica ordinaria, di qualunque tipo, non farà mai crollare muri, ma la musica oggettiva invece lo può. E non soltanto può distruggere, ma può anche edificare.”

(P.D. Ouspensky, Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

“Ogni uomo viene al mondo simile a un foglio di carta bianca; ma le circostanze e le persone che gli stanno intorno fanno a gara per imbrattare questo foglio e per ricoprirlo di ogni genere di scritte. Ed ecco intervenire l’educazione, le lezioni di morale, il sapere che chiamiamo conoscenza, tutti i sentimenti di dovere, onore, coscienza ecc. A poco a poco il foglio si macchia, e più è macchiato di pretese “conoscenze”, più l’uomo è considerato intelligente. Più sono numerose le scritte nel posto chiamato “dovere”, più il possessore è considerato onesto; e così via per ogni cosa. Il foglio così sporcato, accorgendosi che le macchie vengono scambiate per meriti, le considera preziose. La nostra macchina mentale ha la proprietà di poter essere convinta di qualunque cosa, purché venga sottilmente influenzata nella direzione voluta in modo ripetuto e persistente. Una cosa che all’inizio può apparire assurda, finirà per sembrare razionale, purché la si ripeta con insistenza e convinzione sufficienti. E mentre un particolare tipo di uomo si limiterà a ripetere le frasi fatte che gli sono rimaste impresse nella mente, un altro cercherà prove e paradossi sofisticati per giustificare le proprie asserzioni. Ma entrambi sono da compiangere nello stesso modo. Tutte queste teorie fanno delle affermazioni che, come i dogmi, non possono essere verificate: in ogni caso, non coi mezzi che abbiamo a disposizione. L’uomo è una personalità piena di pregiudizi; non sa nulla, vive sotto comando, accetta tutte le influenze e vi crede. Noi non abbiamo delle conoscenze che ci appartengano, cioè forniteci dalla vita stessa in modo tale che non ci possano essere sottratte. Tutte le nostre conoscenze non sono altro che semplici informazioni, e possono essere tanto utili quanto inutili. Assorbendole come spugne, noi possiamo facilmente restituirle parlandone con logica e convinzione, pur senza capirci nulla. E con la stessa facilità possiamo perderle, perché non sono nostre, ma sono state riversate dentro di noi come un liquido in un recipiente. Noi non sappiamo nulla. Non facciamo alcuna distinzione tra chi sa veramente ciò che dice e chi dice solo delle stupidaggini: crediamo a qualunque cosa, senza discernimento. Non abbiamo nulla di nostro: tutto ciò che ci infiliamo in tasca non ci appartiene, e dentro di noi non c’è niente. Voi aspirate alla conoscenza, ma ciò che avete avuto finora non è conoscenza: è solo una raccolta meccanica di informazioni. È una conoscenza che non è entrata a far parte di voi, ma è fuori di voi. Non ha nessun valore. Che importanza possono avere per voi le cose che sapete, se un bel giorno vi sono piovute addosso da qualcun altro? È un sapere non creato da voi, e quindi ha scarsissimo valore. Se ci si accontenta di osservare che l’uomo non è altro che una macchina, si diventerà dei cinici. Ma se si persevera nel lavoro, si smetterà di esserlo. Si dovrà fare una scelta, si dovrà decidere cosa si vuole diventare: o completamente meccanici, o completamente coscienti. L’uomo meccanico serve l’involuzione, l’uomo cosciente l’evoluzione. Bisogna scegliere. Ma c’è un principio: servendo l’una, potete sperare di far carriera; servendo l’altra, riceverete molto, ma senza prospettive per il futuro. Questo è il bivio di cui parlano tutti gli insegnamenti tradizionali. Soltanto voi potete decidere ciò che volete fare. Domandatevi nel profondo del cuore ciò che desiderate di più: se ne siete capaci, saprete cosa fare. Rifletetteci bene, e poi procedete.”

(G.I. Gurdjieff – Vedute sul Mondo Reale)

“Il Lavoro c’insegna, in maniera implicita quello che noi stessi, abbiamo dimenticato. È per questo che il Lavoro s’inizia con l’idea che un uomo può ricordare se stesso.”

(Maurice Nicoll)

“Insegnare e suggerire ai propri figli la scienza di ingannare gli altri e di essere bugiardi in tutto, assume persino, negli esseri del pianeta Terra del giorno d’oggi, la valenza di un dovere; ed è proprio questo che essi designano col famoso nome di “educazione”. Essi “educano” i propri figli a non potere e nemmeno osare mai manifestarsi secondo la manifestazione istintiva della loro “coscienza morale”, e a fare soltanto ciò che è indicato nei manuali detti di “galateo” inventati da loro stessi. E beninteso, quando questi figli crescono e diventano esseri responsabili, agiscono e si manifestano in maniera automatica, esattamente come è stato loro insegnato nel periodo della loro formazione, cioè secondo il modo in cui sono stati “suggestionati”, “programmati”, in poche parole, in cui sono stati “educati”. Non appena i loro discendenti vengono alla luce, essi si sforzano intenzionalmente, per adattarli alle condizioni anormali dell’ambiente, di fissare con ogni mezzo in loro il maggior numero possibile di impressioni provenienti esclusivamente da percezioni artificiali dovute ai risultati della loro anormale esistenza, ed è proprio questo insieme di percezioni artificiali che ora, con ingenuità, essi scambiano per il loro vero “conscio”. Essi saturano ed infarciscono di idee effimere e fantasiose di ogni genere i “cervelli” dei nuovi nati, e proprio a causa di questa azione che essi esercitano sui propri discendenti – funesta dal punto di vista oggettivo, ma “benefica” secondo la loro ingenua comprensione soggettiva – tutti i sacri dati depositati in loro dalla Grande Natura per costituire il vero conscio esserico si isolano fin dal principio e restano per tutta la loro esistenza in uno stato quasi primitivo. Da lì in poi quel “conscio” artificiale si forma gradualmente in loro e finisce per diventare predominante nella loro presenza generale. A causa di tutto ciò, la “coscienza morale oggettiva”, che potrebbe apparire fin dalla più tenera infanzia nel conscio degli esseri di quel pianeta, viene a trovarsi in quello che essi chiamano il loro “subconscio”. E ai nostri giorni, anche se in alcuni di loro i dati divini cristallizzati nella loro presenza per questo impulso esserico si mettono a manifestarsi, per una ragione o per l’altra, fuori dal subconscio e si sforzano di partecipare al funzionamento del loro “conscio” ordinario, anormalmente costituito, appena essi se ne rendono conto prendono subito tutte le misure necessarie per evitare che ciò accada, poichè nessun essere nella cui presenza funzioni questo impulso divino di vera coscienza morale oggettiva potrebbe più ormai proseguire la propria esistenza nelle condizioni che regnano attualmente laggiù.”

(G.I. Gurdjieff – I racconti di Belzebù a suo nipote)

“Devi imparare a non conformarti a ciò che le persone che ti stanno intorno considerano buono o cattivo, impara ad agire secondo ciò che ti detta la tua coscienza. Una coscienza liberamente sviluppatasi ne saprà sempre di più di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme.”

(G.I. Gurdjieff)

“Siamo così preoccupati da ciò che idealmente vorremmo essere che non vediamo cosa siamo realmente adesso, nel momento attuale. Non siamo quel che crediamo di essere. Accecati dall’immaginazione, ci sopravvalutiamo e mentiamo a noi stessi. Mentiamo continuamente a noi stessi, in ogni momento, tutto il giorno, per tutta la vita. Le cose che facciamo non le scegliamo perchè ci piace farle, ma per l’esigenza di affermare e assicurare attraverso di esse il nostro io immaginario. Non esiste pensiero o sentimento che non sia motivato da questa esigenza: è tuttavia un meccanismo così sottile che non ce ne accorgiamo. Se potessimo fermarci interiormente e osservare senza preconcetti, accettando per un momento quest’idea della menzogna, allora forse ci accorgeremmo che non siamo ciò che crediamo di essere. Per sapere “cio che è” devo liberarmi di tutte le mie proiezioni immaginarie. Cerco di emergere da questo mondo di illusioni che mi nasconde la realtà, di non farmene influenzare. Sono consapevole di una realtà che non riesco a possedere. Si tratta di me stessa, di ciò che sono nel profondo dell’essere. C’è in me un’energia essenziale che è la base di tutto ciò che esiste. Non la sento, perchè la mia attenzione è occupata da tutto ciò che è contenuto nella memoria: pensieri, immagini, desideri, delusioni, impressioni fisiche. “Io” non sono qui. Per desiderare di essere presente, devo vedere che sono addormentata. Sono rinchiusa in un cerchio di interessi meschini e avidità in cui il mio “io” si perde. E rimarrà perso finchè non si relazionerà con qualcosa di più alto. È tutto in relazione a questo. Toccare la mia essenza. Il contenitore dell’energia è temporaneo, l’energia è permanente. Dietro tutte le vicissitudini della vita, dietro le preoccupazioni, le tristezze e le gioie, c’è qualcosa di più grande, qualcosa che riesco a sentire e che mi dà significato. Sento di esistere in relazione a questa grandezza. è fuori di me, ma anche dentro di me. La realtà è qui, solo che non le presto attenzione. Vivo voltando le spalle a me stessa. Devo capire che se non sono presente, servo solo il mio sè ordinario e vado verso la distruzione di ciò che realmente sono. Perciò l’unica realtà per me, oggi, è il mio sforzo di essere presente a me stessa. Nient’altro è reale. Tutto è distorto dal velo della mente che mi impedisce di essere in contatto con la natura delle cose. Devo prima di tutto andare verso la mia propria natura, risvegliarmi alla coscienza dell’io e prestare attenzione solo a questo. Quando mi apro completamente alla mia Presenza, quando “io sono”, entro in un mondo diverso, in cui tempo e spazio non esistono. Sono uno, un tutto. I pensieri cessano e la ragione scompare. Sento l’io. Comincio a capire che il mondo in cui vivo è un mondo di finzioni. Non è reale. La visione che ho di me non è la visione della mia vera realtà. Vedo me stessa attraverso il pensiero, persa nell’immaginazione di me. Nel vedere l’ego e l’io reale mi libero. La fede è la certezza vissuta di aver oltrepassato i limiti dell’io ordinario.”

(Jeanne de Salzmann, La Realtà dell’Essere)

“Un antico insegnamento dell’esoterismo s’impartiva con il nome di “Ermetismo” (da Ermete Trismegisto o Hermes). Da questo insegnamento nacque l’espressione “ermeticamente chiuso” che si usava nell’alchimia esoterica. L’alchimia esoterica si fondava nell’idea che l’uomo, considerato come metallo vile poteva essere trasformato in oro. Proprio così, l’uomo considerato come metallo, diciamo il piombo, come è nel suo stato presente, attraverso la conoscenza e la pratica poteva trasformarsi in oro. Questa era l’alchimia esoterica. Un “eremita” era una persona che seguiva l’insegnamento ermetico e cercava di appartarsi dagli effetti della vita chiudendosi in una caverna o andando nel deserto. Questa non è l’idea del Lavoro. Equivarrebbe liberarsi dalla vita artificialmente. Dobbiamo isolarci dagli effetti della vita esterna nel momento stesso in cui li sperimentiamo. Qui interviene l’idea della pratica della non identificazione. In genere, con cosa siete identificati in questo momento? Naturalmente, senza osservazione di sé, non si avrà nessuna idea su questo particolare. Senza osservazione di sé si è semplicemente identificati. In generale, se è questo caso, quasi sempre uno non si sforza d’isolarsi dagli effetti della vita esterna, ed allora non vi è nulla di chiuso. Tale persona non vive coscientemente. Detto stato rimane nell’oscurità. Non è portato alla coscienza. Però non ammetterà che si sta comportando in questo modo a meno che non lasci penetrare la luce nella sua oscurità interiore, cioè che osservi il suo stato. Quando non si conosce in che modo ci si comporta, tutto è oscurità. Questa è la cosa strana. Non siete coscienti, ma “addormentati”. In questo caso è corretto dire che una persona è una “macchina”. Bene, in una macchina non c’è nulla di chiuso, niente è ermetico agli impatti delle cose esterne. La vita vi fa girare così come una pista fa girare una macchina.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Il Lavoro si propone di accrescere la nostra coscienza. “Le tenebre dell’ignoranza e dell’incoscienza sono dissipate dalla luce della coscienza”. Sì, questa frase suona bene. Un tale linguaggio richiama le persone romantiche, pseudo spiritualiste. “Luce!”, esclamano, guardando verso l’alto. “Che meraviglia!”. Sfortunatamente questa luce è molto dolorosa nel suo modo di operare. Scopriamo che lasciar penetrare la luce dentro di sé non è per niente gradevole. Dobbiamo vedere veramente quanto siamo imbecilli. Questo é giustamente quello che significa accrescimento di coscienza. Ma, in tutti i casi, qualunque sia questo incrementare la coscienza in se stessi è una realtà molto dura e che non produce nessun piacere. Assolutamente. L’incremento di coscienza in se stessi si fa sempre a spese della propria immaginazione di sé, della propria vanità, a spese dell’“Io” Immaginario, a spese di tutti i ritratti custoditi dalla Falsa Personalità. Perché la luce della coscienza, che illumina le cose in noi, cerca di produrre la caduta di tutto il fittizio e l’irreale affinché possa svilupparsi una nuova persona. Bene, vedere la propria insensatezza è un incremento di coscienza se uno prima si considerava saggio. L’accrescimento di coscienza amplia la conoscenza di se stessi. Perché una volta che una cosa della quale non ci rendevamo conto diventa cosciente ed è vista in relazione con altre cose di cui siamo già coscienti, fa il suo esatto lavoro, e si pone nel suo posto appropriato o si apprezza come ridicola e sprovvista di potere. Questo è l’equilibrio mediante la coscienza.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Distruggere la falsa personalità è la metà dell’intera opera. Man mano che la coscienza cresce, l’importanza personale muore. Tutto il lavoro per lo sviluppo ha due lati: qualcosa di vecchio nell’uomo deve essere ucciso e qualcosa di completamente nuovo deve nascere. La preparazione per l’una e l’altra deve andare di pari passo e richiede un lavoro molto diverso. L’equilibrio è molto difficile. Può accadere (anche se molto raramente) che il vecchio possa essere ucciso in un uomo senza che il nuovo nasca; in questo caso egli è “perso in mare”, in balia di ogni influenza esterna, aperto a “sette diavoli peggiori del primo”. Può anche accadere che il nuovo possa nascere senza che il vecchio venga ucciso; allora tutte le sue nuove percezioni, intese e poteri, saranno conditi con una prospettiva personale, e serviranno la sua principale debolezza.”

(Rodney Collin, L’Armonia Cosciente)

“L’Essenza, con cui nasciamo, può svilupparsi da sola solo fino ad un certo punto e poi viene circondata dalla Personalità, che è qualcosa acquisita dalla vita e necessario per essa. Da ciò risulta che l’Essenza rimane senza svilupparsi. Questa situazione interna che deve essere stabilita prima che qualcosa possa avvenire, si esprime dicendo che la Personalità è allora attiva, l’Essenza passiva, e la Vita neutralizzante. Questa è la prima Triade. La seconda Triade è determinata dall’influenza del Lavoro e risulta in ché l’Essenza diventa attiva, la Personalità passiva, e il Lavoro neutralizzante. Quando gli uomini o le donne lavorano su di sé – interiormente (non per essere visti dagli altri) e intelligentemente, che significa vedere quello che si era prima o quello che si è ora in relazione con quello che insegna il Lavoro – allora viene registrato. Sta facendo qualcosa di speciale. Non sta lavorando per una ragione-Vita ma per una ragione-Lavoro. Momentaneamente sta usando la Forza Neutralizzante del Lavoro e non quella di Vita. Sta diminuendo la Personalità fino a farla diventare un’ombra. È per questo che è speciale e per cui viene registrato.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“C’è una terza cosa fra gli opposti che è chiamata in modi diversi: Forza Neutralizzante, Forza Connettente, Forza Armonizzante, Forza Relazionante, Forza Riconciliante, o semplicemente Terza Forza. Diventare cosciente della Terza Forza é misericordia e liberazione.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Il punto del Lavoro non è di ottenere qualcosa che ancora non si ha, ma di liberarsi di qualcosa che si ha.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“A causa dei nostri sensi limitati conosciamo solo un mondo di tre dimensioni che si muove nel Tempo e questo è il mondo che consideriamo come “la realtà”, come tutto quello che è o può essere. Rinchiusi nella prigione dei nostri sensi non crediamo in altre dimensioni che sono oltre lo spazio che i nostri sensi ci mostrano. Crediamo soltanto in ciò che vediamo. Fondiamo i nostri pensieri in questo visibile e tridimensionale mondo che si muove nel Tempo ed il nostro modo di pensare si modella su questa realtà che è evidente ai nostri sensi limitati. Se la nostra meta è lo sviluppo nel livello d’Essere o l’accrescimento di coscienza, è necessario cambiare il nostro modo di pensare. Affinché ciò sia possibile occorrono nuove idee che cambino la mente, per stabilirvi nuove connessioni che fin’ora non furono usate. In questo modo, realtà nuove e più ampie della mente appaiono oltre le strette realtà somministrate dai sensi, con un corrispondente accrescimento di coscienza. In patica si percepisce di più di quello che si percepiva prima, e questo in molte direzioni insolite. Non si accrescono soltanto la capacità e la comprensione della mente, ma anche la percezione di sé. Quando le si applica nella pratica, per mezzo dell’osservazione di sé, queste nuove idee stabiliscono numerose nuove connessioni nella mente, di fatto, fino a tal punto che tutte la concezione e il proprio sentire comincia a cambiare e un nuovo sé si fa percettibile, occulto e a qualche distanza oltre quello che fin’ora credevamo che era la sola forma possibile di essere noi stessi.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)  

“Per chi ha bene o male riconosciuto l’assurdità della propria vita ordinaria, e che si sforza seriamente di scoprire tutti i possibili aspetti della verità oggettiva e di farli penetrare dentro di lui per costruire su questa base la propria individualità reale e per potersi poi più tardi manifestare, in tutte le circostanze, in modo tale da corrispondere ad una creatura fatta “ad immagine di Dio”, e per l’uomo che ha già compreso con la propria ragione ciò che vale – cioè che ha riconosciuto l’esagerata importanza che egli attribuisce alla sua presunta individualità, la quale, secondo il suo stesso imparziale giudizio, non rappresenta che una quasi completa “nullità” – il lavoro essenziale consiste nell’acquisire la capacità di dedicare, per un certo tempo, tutte le sue possibilità e tutte le sue energie a individuare il numero più grande possibile di atti anomali che accadono nel corso dei vari processi fisici e psichici, in altri termini nell’attuare quella che viene definita “l’osservazione di sè”. E ciò si rivela assolutamente indispensabile affinchè la coscienza di questi fatti indesiderabili, che fin’ora solo il mentale ha saputo riconoscere, impregni gradatamente la sua natura e susciti nella sua presenza generale un’energia di grande intensità che sola rende possibile un ulteriore lavoro su se stessi. Questa energia si manifesta per mezzo di uno sforzo costante indirizzato all’acquisizione nel corso della giornata, del potere di “richiamare se stessi” per un tempo determinato. Questo potere è necessario all’uomo che con il suo solo mentale, ha riconosciuto la sua nullità e che ha deciso di lottare coscientemente contro le anomalie che egli stesso ha constatato. Queste anomalie, se sono cristallizzate nella sua individualità a causa delle inadeguate condizioni nelle quali ha trascorso l’età della preparazione, si traducono in tutta una serie di debolezze il cui insieme genera la sua mancanza di volontà, di carattere, la sua inerzia e via di seguito. Questo potere, dico, gli è necessario se vuole apprendere, nella misura del possibile, a non “identificarsi” alle condizioni ambientali e, continuando ad osservare le sue manifestazioni interne ed esterne, a dominare in se stesso i vari sentimenti di parzialità che gli sono divenuti intrinseci. Tutto ciò è indispensabile affinchè possa sorgere in lui ed accumularsi l’energia necessaria per perseverare nel lavoro con quella intensità nello sforzo e con quel potere di azione su se stesso che soli permettono di operare la trasmutazione della propria “nullità” in quel “qualche cosa” che avrebbe dovuto essere, in altri termini, di operare la trasmutazione in quella “corona della creazione” che ciascun uomo è chiamato ad essere, invece di essere, come è diventato soprattutto in questi ultimi tempi, e come si vede egli stesso nei suoi momenti di sincerità, un animale domestico le cui percezioni e manifestazioni sono automatizzate.”

(G.I Gurdjieff – La Vita Reale)

“Lo psichismo generale dell’uomo è il risultato dell’adeguamento a tre mondi indipendenti. Il primo è il mondo esteriore, in altri termini tutto quello che esiste al di fuori di lui, sia ciò che può vedere e sentire sia quello che per lui è invisibile ed intangibile. Il secondo è il mondo interiore, cioè tutti i processi automatici della sua stessa natura e le ripercussioni meccaniche di questi processi. Il terzo mondo è il mondo a lui proprio che non dipende nè dal “mondo esteriore” nè dal suo “mondo interiore” e cioè è indipendente dai capricci dei processi che si svolgono in lui così dalle imperfezioni dei processi che li scatenano. Un uomo che non possiede il mondo che gli è proprio non può fare mai nulla di sua iniziativa: tutte le azioni “si fanno” dentro di lui. Solo l’uomo nella cui presenza generale si è formata in maniera autonoma e intenzionale la totalità dei fattori necessari al funzionamento di questo terzo mondo può disporre di una propria iniziativa per le sue manifestazioni e le sue percezioni.”

(G.I Gurdjieff – La Vita Reale)

“Senza dubbio, per quanto strano appaia, ogni momento presente è eterno. Il momento presente sta a volte nel Tempo e nell’Eternità. È il luogo d’incontro del Tempo e dell’Eternità. L’Eternità penetra in ogni momento presente nel Tempo in movimento, ad angolo retto con esso. È per questo che, a volte, in uno stato di Ricordo di Sé sentiamo l’Eternità. Ciò si deve al fatto che in qualunque momento, in qualsiasi momento ordinario di tranquillità che non ha nulla che lo distingua dagli altri, si penetra nella dimensione di Eternità e per casualità abbiamo coscienza di ciò.

1.pngL’Uomo a volte è nel Tempo a volte nell’Eternità. L’Eternità è perpendicolare al Tempo, e questa è la direzione del Ricordo di Sé, il sentire che ci siamo anche noi ora. Ogni momento è eterno. Per ricordarsi di se stesso deve immettersi il sentimento di ora, “io ora sono qui”. E se la cosa ha successo si conoscerà da se stessi che l’Eternità sta sempre nel momento e può essere sperimentata come un sapore differente dal Tempo. Non si parla più del momento presente registrato dai sensi, ma di ora, di questa esperienza interna che in realtà può dare il Ricordo di Sé. L’“Io” Reale sta nell’Eternità, non nel Tempo. Il Ricordo di Sé sta fuori dal Tempo e dalla Personalità. Solo un’altra forza proveniente da un’altra direzione può far sì che la Personalità diventi passiva ed alimentare l’Essenza, la parte eterna in noi. Allora si comincia a vedere che tutto l’insegnamento esoterico deve avere la qualità dell’Eternità, e essendo così sviluppare l’Essenza, che è eterna. Lungo tutto il Tempo, lungo tutte le epoche, l’insegnamento esoterico continua ad essere sempre lo stesso. Dice sempre le stesse cose. Insegna sempre le stesse cose. Sta al di sopra del Tempo, è l’Eternità nel Tempo.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Se cambio, il mio modo di vedere il mondo cambierà. Se cambia il mio modo di vedere il mondo, io cambierò. Non posso sperimentare un cambiamento in me stesso e rimanere nello stesso mondo. Se inizio ad avere un nuovo sentimento di me stesso comincerò anche ad avere un nuovo sentimento del mondo, ed io e il mondo cambieranno allo stesso tempo.”

(Maurice Nicoll)

“La vita dell’umanità, presa come un tutto, è paragonabile al corso di un grande fiume, che si divide – in un punto che corrisponde al momento nel quale l’uomo raggiunge l’età responsabile – in due correnti, di cui una sfocia nell’oceano senza limiti, per proseguire poi un ulteriore movimento di evoluzione, e l’altra va negli abissi sotterranei per proseguire un movimento di ordine involutivo, questa volta per i soli bisogni della Natura. Per noi uomini di questo tempo, il male maggiore consiste nel fatto che a causa delle varie condizioni della nostra vita ordinaria e soprattutto a causa della nostra “educazione” anormale, possediamo, giunti all’età responsabile, presenze corrispondenti al fiume della vita destinato a perdersi negli abissi sotterranei e finiamo per cadere in questa corrente. Da allora in poi essa ci trascina dove vuole, come vuole, e noi, senza riflettere sulle conseguenze, restiamo passivi e ci lasciamo trascinare alla deriva come relitti. Finchè rimaniamo passivi, non solamente saremo costretti a restare degli strumenti al servizio di “creazioni involutive ed evolutive” della Natura, ma dovremo per il resto della nostra esistenza sottometterci, come schiavi, ai capricci ciechi di ogni specie di eventi.”

(G.I Gurdjieff – La Vita Reale)

“Non è importante quanto a lungo si vive, ma se si sviluppa qualcosa che possa dare significato alla vita. Senza un contatto reale con il vero “io”, la vostra vita non ha significato. Senza quella relazione, non siete nulla.”

(Madame de Salzmann)

“Ecco dunque l’uomo ordinario medio: uno schiavo incosciente interamente asservito a disegni d’ordine universale estranei alla propria individualità. Può restare così come è tutta la vita, poi, come tale, essere distrutto per sempre.Tuttavia la Grande Natura ha dato all’uomo la possibilità di non essere semplicemente uno strumento cieco al servizio dei disegni oggettivi di ordine universale; gli ha dato i mezzi affinché, pur servendola e attuando coscientemente ciò che era stato predestinato per lui, egli possa produrre più di quanto gli è richiesto ed utilizzare questa eccedenza per il proprio “egoismo”, cioè per la determinazione e la manifestazione della propria individualità. Anche questa possibilità gli è stata concessa per servire lo scopo comune, poiché l’equilibrio stesso delle leggi oggettive necessita di tali vite indipendenti. Dunque, la vita non è data agli uomini per loro stessi, ma per servire degli scopi cosmici elevati, ed ecco perchè la Grande Natura, nella sua lungimiranza, fu costretta a introdurre nella presenza generale dei nostri antenati un organo le cui proprietà dovevano proteggerli da qualsiasi possibilità di vedere e percepire la realtà. Essa veglia affinchè la loro vita possa scorrere in una forma più o meno tollerabile, e non finisca prematuramente. Noi uomini, non ingrassiamo forse i nostri montoni ed i nostri maiali, non li curiamo, non cerchiamo di rendere la loro vita confortevole? Ma facciamo forse tutto ciò perchè apprezziamo la loro vita in se stessa? No! Lo facciamo per poterli sgozzare un bel giorno, e ricavarne la buona carne di cui abbiamo bisogno, con la massima quantità di grasso. Nello stesso modo, la Natura prende tutte le misure affinchè noi viviamo senza essere presi da orrore, affinchè non ci impicchiamo, ma viviamo a lungo; poi, quando ne ha bisogno, ci sgozza. Nelle condizioni di vita ordinaria degli uomini, così come sono stabilite, questa è una legge incrollabile della Natura. La vita ci è stata data per uno scopo elevato, e tutti insieme siamo tenuti a servirlo; in ciò consiste la nostra ragion d’essere, e il senso stesso della nostra vita. Tutti gli uomini senza eccezione sono schiavi di questa “grandezza”, tutti devono sottomettersi senza discutere. Il vero uomo, che ha già acquisito il suo “Io”, così come l’uomo-tra-virgolette, che non lo possiede, sono entrambi ugualmente schiavi di questa “grandezza”; tuttavia esiste fra loro questa differenza: il primo, assumendo un atteggiamento cosciente verso la propria schiavitù, acquisisce la possibilità, pur servendo la realizzazione universale, di consacare una parte delle proprie manifestazioni, in conformità alle previsioni della Grande Natura, all’acquisizione di un “essere imperituro”, mentre l’altro, poichè non prende coscienza della propria schiavitù, rimane durante tutto il processo della sua esistenza una semplice cosa che, quando non se ne ha più bisogno, viene distrutta per sempre.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ciò che viene chiamato “ragione” nell’uomo, non è altro che la concentrazione dei risultati di impressioni di qualità diverse percepite anteriormente, e la loro stimolazione e ripetizione provoca nell’essere diversi tipi di associazioni. Le impressioni registrate hanno tre sorgenti originarie e sono soggette a tre diverse influenze. Una categoria di associazioni è formata dalle impressioni percepite involontariamente e che provengono direttamente dal mondo esterno oppure scaturiscono dal mondo interiore dell’uomo in conseguenza di certe associazioni precedenti, costanti e ripetute in modo automatico. La seconda categoria è formata dalle impressioni percepite volontariamente, che provengono dal mondo esterno o che si cristallizzano nel mondo interiore dell’uomo attraverso un atto deliberato di pensiero e di verifica sulla realtà. La terza categoria scaturisce esclusivamente dal processo della cosiddetta “contemplazione-trasformata”, cioè dalla comparazione di impressioni omogenee di varia origine anteriormente già fissate, mantenendo continuamente il contatto con i loro centri interni e separati. Al terzo stato di coscienza umana può essere sicuramente attribuito, senza alcuna difficoltà, il tipo di coscienza che l’uomo moderno, desiderando sottolinearne la grande importanza e senza nutrire alcun dubbio sulla correttezza del termine usato per indicarlo, ha denominato “stato di coscienza-vigile”. Tale stato di coscienza, cui l’uomo moderno assegna il massimo livello, non è altro che il prodotto di impressioni costantemente ripetute, sia percepite accidentalmente e involontariamente sia create artificialmente e imparate meccanicamente. Oggi la maggior parte delle persone, come conseguenza del continuo deterioramento delle normali condizioni di vita, si è abituata a dare importanza solamente a questo livello di coscienza che si raggiunge tramite le impressioni già menzionate, cioè tramite le percezioni involontarie e imparate meccanicamente di impressioni accidentali ricevute dall’ambiente esterno. In altre parole, tutti i processi del mondo interiore dell’uomo moderno sono solo una rassegna automatica, in varie combinazioni, delle esperienze ripetute di impressioni per così dire “antiquate”. E le manifestazioni di quest’uomo nella vita ordinaria, gli impulsi, i pensieri, i sentimenti, le parole, le convinzioni, le credenze e i doveri sono costituiti esclusivamente dal materiale di quelle impressioni nelle loro varie combinazioni, cristallizzate nella sua totalità. Le persone finiscono per perdere persino il bisogno di cogliere nella loro interezza le cose che vedono e sentono per la prima volta. Per loro si tratta soltanto di impulsi che provocano delle associazioni basate su informazioni corrispondenti, introdotte in precedenza nella loro presenza. E così tutto ciò che vedono e sentono per la prima volta viene percepito automaticamente da solo, senza alcuno sforzo di nessun tipo proveniente dall’essenza delle loro funzioni, e non provoca in loro il benchè minimo bisogno esserico di sentire e comprendere nella sua interezza ogni fenomeno che si svolge in loro o fuori di loro. Insomma, si accontentano di ciò che qualcuno un giorno, coscientemente o incoscientemente, ha inculcato in loro”

(G.I Gurdjieff – Il Nunzio del Bene Venturo)

“Nel modo in cui viviamo meccanicamente nella vita, nessuno di noi ha il suo centro di gravità nell’Io Reale. Lo abbiamo nella Falsa Personalità, nell’”Io” Immaginario, che è una finzione di noi stessi che dobbiamo tenere davanti a noi. Così, ciascuno deve fare ogni cosa con lo scopo di mantenere questo sé immaginario, il Falso Sé, che in realtà non si trova nel profondo di noi stessi. Affinché possa nascere l’Io Reale, l’“Io” Immaginario deve essere visto così com’è, immaginario. Questo può prodursi solamente per mezzo della conoscenza di sé. La conoscenza di sé, a sua volta, si ottiene solo mediante l’Auto-osservazione. Per questo il Lavoro inizia con l’osservazione di se stessi. Vedere le illusioni che ci facciamo su noi stessi è l’unico modo per indebolirle. Per cambiare se stessi, bisogna cambiare gli atteggiamenti. Si sa, quanto sia difficile parlare con un uomo che ha dei forti atteggiamenti, sia religiosi che politici. Una volta che sì toccano questi atteggiamenti, le persone smettono di essere intelligenti. Si vede che non hanno mai pensato a queste cose, di cui parlano tanto facilmente secondo i loro atteggiamenti, e, senza dubbio, sentono che se riuscissero ad abbandonare questi atteggiamenti, cesserebbero di esistere. Ma avendo il loro senso di “Io” in questi atteggiamenti, hanno un cattivo centro di gravità; non stanno nel centro di gravità corretto, l’Io Reale, ma lo hanno in ciò che non è realmente loro stessi, in qualcosa di falso, nella Falsa Personalità.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

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“Come riceviamo le impressioni che ci vengono dall’esterno? O meglio, su cosa cadono queste impressioni? Cadono sopra le nostre associazioni meccaniche. Le impressioni non sono sempre le stesse, è il nostro modo di riceverle che è sempre lo stesso. Di conseguenza, la vita tende a produrre lo stesso effetto giorno dopo giorno. Gurdjieff una volta disse: “Cercate di vedere le cose senza associazioni”. Bene, se potessimo vedere le cose senza associazioni, verremo trasportati in un mondo di meraviglie. Le impressioni cadrebbero nell’Essenza. Una volta si fece la seguente domanda a Gurdjieff: “Cosa succede quando le impressioni cadono sull’Essenza?” Rispose: “Diventa tutto più vivido”. Bene, così come siamo, le impressioni cadono in un meccanismo di associazioni che distribuisce le impressioni ai differenti centri, meccanicamente. Proprio così, le impressioni producono un effetto meccanico abituale e non diventano vivide come dovrebbero essere. Le associazioni sono una parte di noi. Ma non le avvertiamo. Agiscono prima di poter vedere la loro azione. Ma con l’esperienza che viene con l’osservazione possiamo vedere sia l’impressione entrante come l’associazione che sta sul punto di intervenire, ed eventualmente si può impedire che questo avvenga. Questa è una tappa che conviene raggiungere nel Lavoro, poiché il suo valore è inestimabile. Tra le altre cose, ci permette di osservare praticamente (e non di pensarlo teoricamente) che il mondo esterno ci si presenta attraverso molte lenti deformanti e che noi non vediamo realmente gli uni e gli altri ma la nostra idea della gente o le nostre associazioni con cui stiamo identificati. A ciò si deve che, quando una persona non si comporta come pensavamo, ci sentiamo sconcertati. Non corrisponde alle associazioni che avevamo di detta persona e di noi stessi. Questa è una delle ragioni per cui le persone si mettono gli uni e gli altri “in carcere”. È necessario abbandonare, rompere queste associazioni.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“In generale, la donna europea, fin dal primo giorno di matrimonio, nel suo intimo considera il marito come un “bene personale”. Dopo la prima notte, credendosi ormai sicura della sua proprietà, essa consacra tutta la propria vita interiore al conseguimento di quel “qualcosa” che costituisce l’ideale incerto di cui s’invaghiscono fin dall’infanzia le fanciulle europee, grazie a quella famosa “educazione” immaginata apposta per loro, con sempre maggior raffinatezza, da certi scrittori disonesti di laggiù.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“Attualmente, sul pianeta Terra, le buone o le cattive relazioni reciproche si stabiliscono unicamente in base a manifestazioni esteriori artefatte, e soprattutto in base a ciò che essi chiamano “cordialità”, cioè parole vuote, che a volte non contengono il più piccolo atomo di ciò che si chiama “risultato di un impulso interiore benevolo”. Ai nostri giorni, per quanto un essere possa provare verso un altro un sentimento benevolo, se, per qualche ragione, egli volge a quest’altro delle parole che il “galateo” considera sconvenienti, tra i due è tutto finito. Sicchè, negli ultimi tempi, è diventato indispensabile laggiù, per farsi degli amici e per evitare di attirarsi dei “nemici feroci” conoscere per prima cosa le numerose “buone maniere per rivolgersi agli altri”.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“Affinchè tu comprenda meglio in che modo delle informazioni possono essere trasmesse agli esseri delle generazioni successive tramite un legamonismo, ti dirò ancora qualche parola sugli esseri del pianeta Terra che erano chiamati e che ancora continuano a chiamarsi “iniziati”. Nei tempi antichi questa parola era sempre impiegata con un solo significato; si chiamavano così gli esseri tricerebrali che avevano acquisito nella loro presenza dei dati oggettivi pressochè identici, percepibili da tutti. Ma dopo i due ultimi secoli, questo stesso termine ammette due significati: il primo indica, proprio come un tempo, gli esseri che con il loro lavoro personale cosciente e le loro sofferenze volontarie sono diventati “iniziati”, e avendo acquisito in tal modo dei meriti oggettivi percepibili dagli altri esseri, risvegliano in loro stima e fiducia. Nella seconda accezione, questa parola è il titolo onorifico che si conferiscono a vicenda gli esseri appartenenti a quelle che si chiamano “bande di briganti”, in forte sviluppo in questo periodo, e che hanno come scopo principale soltanto “spogliare” chi li circonda di valori “essenziali”. Queste “bande di briganti” prendono a pretesto certe scienze “occulte” o “soprannaturali” per portare a buon fine i loro “saccheggi”. E laggiù, ciascuno di questi “banditi” dà a se stesso il titolo di iniziato.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“L’idea di iniziazione che giunge a noi attraverso sistemi pseudo-esoterici, ci è trasmessa in una forma completamente errata. Le legende relative ai riti esteriori dell’iniziazione si sono create su frammenti di informazioni concernenti gli antichi Misteri. I Misteri costituivano una via sulla quale erano date, parallelamente a un lungo e difficile periodo di studi, rappresentazioni “teatrali” di un tipo particolare, che descrivevano, in forma allegorica, l’intero processo dell’evoluzione dell’uomo e dell’universo. I passaggi da un livello di essere ad un altro erano caratterizzati da cerimonie di presentazione di natura speciale le iniziazioni. Ma nessun rito può dar luogo a un cambiamento di essere. I riti possono soltanto indicare un passaggio superato, un compimento. È solamente nei sistemi pseudo-esoterici, in cui non vi è nient’altro che questi riti, che si attribuisce loro un significato indipendente. Si suppone che un rito, trasformandosi in sacramento, trasmetta e comunichi certe forze all’iniziato, e questo si ricollega alla psicologia di una via di imitazione. Non vi è e non vi può essere alcuna iniziazione esteriore. In realtà ognuno deve iniziare sè stesso. I sistemi e le scuole possono indicare i metodi e le vie, ma nessun sistema, nessuna scuola, può fare per l’uomo ciò che lui stesso deve fare. Una crescita interiore, un cambiamento di essere, dipendono interamente dal lavoro che ognuno deve fare su di sè.”

(P.D. Ouspensky, Framenti di un Insegnamento Sconosciuto)

“Nella maggioranza degli abitanti del pianeta Terra è presente lo strano bisogno di ciò che essi chiamano “pavoneggiarsi” e di provocare negli altri l’espressione dell’impulso esserico detto “meraviglia”. Per via di questo strano bisogno, essi provano soddisfazione alla vista della meraviglia provocata negli altri dal loro aspetto esteriore, combinato esattamente secondo le esigenze di ciò che laggiù chiamano “moda”, un’usanza funesta e diventata ai nostri giorni uno dei fattori esserici il cui automatismo non lascia più loro nè il tempo nè la possibilità di vedere e di sentire la realtà. Questa usanza per loro così funesta consiste nel modificare periodicamente la forma esteriore di ciò che si chiama “il velo della loro nullità”. A quegli strani esseri è sempre piaciuto agghindarsi con perle e turchesi, come d’altronde con tante altre “preziose carabattole”, al solo fine, dicono, di “ornare” il loro aspetto esteriore. Ma se vuoi la mia opinione, lo fanno semplicemente per istinto, nella speranza di far rialzare il loro “valore interiore”, di per sè nullo. Un simile fenomeno accade anche per ciò che essi chiamano “sapere”. Quanto più qualcuno immagazzina nozioni che non ha mai verificato, e ancor meno provato personalmente, tanto più è considerato “sapiente” e rispettato dagli altri. Essi non viaggiano per acquisire più sapere e più informazioni, ma ancora una volta, per la loro vanità, per poter dire poi a voce alta, conversando con gli amici e i conoscenti: “Sono stato qui e ho visto questo, questo e quest’altro”. Di quello che hanno visto e che cosa significhi, cosa gliene importa? Essi hanno soltanto bisogno del “fatto” di essere stati in quel tal posto e di aver visto tutto a grandi linee. Tutto ciò è più che sufficiente, dato che più tardi, in qualche conversazione, ciascuno di loro potrà dire spudoratamente e con la coscienza a posto che anche lui è stato lì, lì e lì. E tutti gli altri penseranno che costui non è una “schiappa”, ma che è proprio stato in quel luogo e ha visto tutte le curiosità che qualsiasi persona “colta” deve aver visto. Quest’abitudine di giudicare i meriti degli esseri secondo la loro effimera apparenza esteriore, radicandosi in loro a poco a poco, ha continuato a sviluppare e a rinforzare la loro illusione che l’acquisizione dell'”essere-individualità” si limita precisamente a tale apparenza, e tutti, soggettivamente, si sforzano solo in tal senso. Ecco perchè, ai giorni nostri, fin dal momento della loro venuta al mondo, tutti a poco a poco cominciano a perdere perfino il “gusto”, e anche il “desiderio”, di ciò che si chiama l'”Essere esserico oggettivo”.”

(G.I. Gurdjieff – I racconti di Belzebù a suo nipote)

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“Se le persone potessero sentire di più, parecchie cose sarebbero più facili per loro. Ma esse sono andate creando per lungo tempo inconsciamente tanti di quegli apparati protettivi contro il sentire che attualmente non ce ne può essere nessuno. Mediante certi sforzi per ricordare se stessi, si possono vedere cose che ora non si possono vedere. I nostri occhi non sono così limitati come riteniamo; esistono parecchie cose che essi possono vedere ma che non notano. Il progresso dell’uomo comincia dal momento in cui questi si rende conto che chi è lui è una cosa e il suo quadro immaginario di se stesso un’altra cosa. Quando si accorge di essere più piccolo, più debole di quello che pensava, che è tutto falso, egli è sulla via dello sviluppo. Non ha praticamente nulla, ma quanto basta per svilupparsi. Vedete, noi viviamo in un tempo assai strano; gli individui divengono sempre meno sani di mente. Hanno bisogno di minor verità, sono incapaci di distinguerla e più facilmente soddisfatti delle bugie. Il lavoro è importantissimo per rimanere sani di mente, o divenire sani di mente. Allorchè uno si rende conto di essere addormentato, in quel momento egli è già semidesto, ma ciò non dura a lungo; nel momento successivo qualcosa comincia a cambiare nella sua testa ed egli è trascinato di nuovo nel sonno. Questa è la ragione per cui non ci si può svegliare da soli, perchè sono necessari metodi elaborati: uno deve essere scosso ripetutamente. Un certo numero di persone che vuole destarsi si deve mettere d’accordo che quando una di loro è addormentata, qualcun’altra deve essere sveglia e deve dare gli scossoni. Ma fare un accordo del genere richiede sincerità; quelle persone debbono realmente volersi svegliare e non debbono essere arrabbiate o offese quando ricevono gli scossoni. Il risveglio non è per quelli che temono le cose sgradevoli, è soltanto per quelli che desiderano svegliarsi, rendersi conto di cosa significhi essere addormentati, e che è necessario molto aiuto, una gran quantità di scossoni. Questo è il vero punto: come fornire perpetui scossoni a se stessi e come accettarli. Ogni cosa ha una causa, ma non ogni cosa ha un obiettivo o scopo. Nella vita ordinaria non ci sono scopi; uno scopo si incrocia con un altro scopo e lo distrugge o cambia la sua natura; sicchè alla fine non ci sono scopi. I risultati nella vita sono i risultati di scopi contrastanti, non i risultati di azioni intenzionali. Ci sono tanti valori immaginari che è necessario chiarire un po’; nella vita ordinaria le cose migliori non hanno significato: la gente vede ciò che è piccolo ma le sfugge ciò che è grande, cerca sempre di cambiare le cose che non sono importanti mentre ciò che è importante viene trascurato e rimandato al domani. La gente o non si rende conto di poter cambiare o, se lo fa, lo prende troppo alla leggera. Essa ritiene che sia sufficiente rendersi conto e decidere che cambierà. Ma il rendersi conto, da sè, non produrrà un cambiamento; abbiamo troppo tendenze congenite in noi. Dobbiamo sapere come combatterle. Vedete, le persone che “non sono” non possono essere prese sul serio sotto questo punto di vista. In un momento sono serie, in un altro dimenticano tutto, in un terzo momento cercano di nuovo di trovare qualcosa, in quello successivo sono pienamente soddisfatte di quello che hanno. Ciò significa che esse “non sono”: non esistono. Prima debbono esistere.”

(P.D. Ouspensky)

“Le persone sono macchine, vengono spinte in un determinato modo e rotolano; quando urtano contro un muro si fermano e cominciano a rotolare all’indietro. La Natura ci ha fatti macchine operanti sotto influenze esterne, con una possibilità però di sviluppare il nostro motore. Se non c’è motore interiore, non faremo altro che continuare a girare sullo stesso posto. L’idea di “giustizia” e “ingiustizia” è interessante perchè la gente perde una gran quantità di energie su questo punto. Possiamo arrestare questo spreco, ma non possiamo correggere le cose del mondo. Tutta la vita dal principio alla fine è un’ingiustizia. Per esempio, dobbiamo morire: il che è ingiustissimo. Dividiamo le cose in giuste e ingiuste, ma che diritto ne abbiamo? Tutta la vita organica è basata sull’ingiustizia; essa è una fabbrica autarchica per allevare gatti e topi. I gatti mangiano i topi e i topi mangiano i gatti. Cos’è giustizia tra gatti e topi? Questa è vita. Non è niente di splendido. Il nostro scopo è di uscirne; non è una cosa che ci riguardi provare indignazione: soltanto perdita di energia. Non possiamo far nulla per cambiare questo stato di cose. Siamo sugheri sulle onde che credono di poter controllare le correnti. Non possiamo pretendere che i fatti siano diversi da quelli che sono. Non ci può essere giustizia nel nostro stato presente, non c’è giustizia in prigione. L’unica cosa cui uno può seriamente pensare quando si rende conto di essere in prigione è come evadere, non starsene a recriminare sulla giustizia in prigione. La prima lezione che dobbiamo apprendere, la prima cosa che ci impedisce di evadere, è che non ci rendiamo nemmeno conto della necessità di conoscere la nostra posizione. Chiunque la conosce si trova già in una posizione migliore.”

(P.D. Ouspensky)

“L’uomo non si conosce, non conosce nulla, tuttavia ha teorie su quasi tutto. La maggior parte di queste teorie è menzogna. La gente parla di tutto come se sapesse. Se domandate a un uomo se c’è gente sulla luna, egli avrà un’opinione su ciò. E così su qualsiasi altra cosa. Abbiamo opinioni su tutto, e tutte queste opinioni sono bugie, specialmente riguardo a noi stessi. Non sappiamo nulla, eppure pensiamo di sapere circa noi stessi. Tutto ciò che abbiamo sono opinioni. Dobbiamo renderci conto di quanto siamo governati e controllati non dalle cose stesse, ma dalle nostre idee delle cose, dalle nostre visioni delle cose, dalle nostre immagini delle cose. Noi ci attribuiamo parecchie qualità che non possediamo. Sfortunatamente non siamo ciò che siamo ma ciò che siamo divenuti; non siamo esseri naturali. Non siamo consci. Siamo troppo addormentati, mentiamo troppo, viviamo troppo nell’immaginazione, ci identifichiamo troppo. Quasi tutto ciò che sappiamo di noi stessi è immaginario. Sotto tutto questo agglomerato, l’uomo è completamente diverso. Abbiamo parecchie cose immaginarie che dobbiamo buttar via prima di poter arrivare alle cose reali. Finchè viviamo in cose immaginarie, non possiamo scorgere il valore del reale; e solamente quando arriviamo alle cose reali in noi stessi possiamo vedere cosa sia il reale fuori di noi. Proprio come in noi stessi esistono parecchie cose immaginarie, inventate, così queste ci sono anche nella vita. A causa del fatto che la gente crede in esse, queste producono un effetto. In questo senso quasi tutta la vita non è reale. La gente vive in cose inesistenti e non vede quelle reali; essa non si preoccupa nemmeno di pensarci, essendo completamente soddisfatta di quelle immaginarie. Mediante l’immaginazione creiamo parecchi falsi valori, li conserviamo e li usiamo nel nostro pensare. Ecco perchè l’immaginazione è pericolosa. Non verifichiamo le cose. Immaginiamo le cose o perchè ci piacciono, o qualche volta perchè non ci piacciono e ne abbiamo paura. Viviamo in un mondo immaginario. Tutta la nostra vita, tutte le nostre abituali maniere di pensare, hanno soltanto uno scopo: evitare shock, sensazioni sgradevoli, spiacevoli percezioni riguardanti noi stessi. E questa è la cosa principale che ci mantiene addormentati, perchè al fine di svegliarci non dobbiamo aver paura; dobbiamo essere tanto coraggiosi da vedere le contraddizioni. Quello che bisogna perdere è l’immaginazione. Qualsiasi cosa reale non è un ostacolo al risveglio. Sono le cose immaginarie che ci tengono addormentati, e ad esse dobbiamo rinunciare.”

(P.D. Ouspensky)

“La legge per l’uomo è un’esistenza nel cerchio delle influenze meccaniche, è lo stato di “uomo macchina”. La via dello sviluppo delle possibilità nascoste è una via contro la natura, contro Dio. Ciò spiega le difficoltà e il carattere esclusivo delle vie. Esse sono ardue e strette. Ma al tempo stesso nulla potrebbe esser raggiunto senza di esse. Nell’oceano della vita ordinaria, e specialmente della vita moderna, le vie sono un fenomeno piccolo, appena percettibile, che, dal punto di vista della vita stessa, non ha la minima ragione d’essere. Ma questo piccolo fenomeno contiene in se stesso tutto ciò di cui l’uomo può disporre per lo sviluppo delle sue possibilità nascoste. Le vie si oppongono alla vita di tutti i giorni, basata su altri principi e assoggettata ad altre leggi. In ciò consiste il loro potere e il loro significato. In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l’uomo all’immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient’altro.”

(P.D. Ouspensky)

“Consideriamo qualche avvenimento della vita dell’umanità. Ad esempio la guerra. Cosa significa? Significa che milioni di addormentati si sforzano di distruggere altri milioni di addormentati. Si rifiuterebbero di farlo, naturalmente, se si svegliassero. Tutto quello che accade attualmente è dovuto a questo sonno. Solo cominciando a “ricordarsi di sè” l’uomo può realmente svegliarsi. Intorno a lui tutta la vita assumerebbe allora un aspetto ed un senso differenti. Egli la vedrebbe come una vita di gente addormentata, una vita di sonno. Tutto ciò che la gente dice, tutto quello che fa, lo dice e lo fa nel sonno. Nulla di questo può avere dunque il minimo valore. Solo il risveglio e ciò che conduce al risveglio ha un valore reale.”

(P.D. Ouspensky)

“L’osservazione di sé induce l’uomo a riconoscere la necessità di cambiare. Praticandola, egli si rende conto che il solo fatto di osservare sé stesso produce certi cambiamenti nei suoi processi interiori. Comincia a capire che l’osservazione di sé è per lui un mezzo per cambiare, uno strumento di risveglio. Osservando sé stesso, egli proietta in qualche modo un raggio di luce sui suoi processi interiori, che fino ad allora si erano effettuati in un’oscurità pressoché totale. E, sotto l’influenza di questa luce, tali processi cominciano a cambiare. Vi sono un gran numero di processi chimici che possono aver luogo soltanto in mancanza di luce. Esattamente nello stesso modo, un gran numero di processi psichici possono aver luogo soltanto nell’oscurità. Anche un barlume di coscienza è sufficiente a cambiare completamente il carattere dei processi abituali e rendere impossibile un gran numero di essi. I nostri processi psichici (la nostra alchimia interiore) hanno molti punti in comune con questi processi chimici nei quali la luce cambia il carattere del processo, e sono soggetti a leggi analoghe.”

(P.D. Ouspensky)

“II solo mezzo per salvare gli esseri del pianeta Terra oggi, sarebbe innestare nella loro presenza un nuovo organo dotato di proprietà tali che ognuno di quegli infelici, nel corso della sua esistenza, senta e prenda incessantemente coscienza della inevitabilità della propria morte, nonchè della morte di tutti quelli su cui si posa il suo sguardo o la sua attenzione. Solo questa sensazione e questa conoscenza possono attualmente annientare l’egoismo che si è definitivamente cristallizzato in loro ed assorbe la loro essenza, distruggendo allo stesso tempo la conseguente tendenza ad odiare gli altri, tendenza che genera tutti i rapporti reciproci esistenti tra loro, i quali sono a loro volta la causa d’ogni anomalia, indegna e dannosa per loro quanto per tutto l’universo.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“La gente attribuisce al sapere un grande valore, ma non sa attribuire un valore all’essere, e non si vergogna del livello inferiore del proprio essere. Questa preponderanza del sapere sull’essere è riscontrabile nella cultura attuale. L’idea del valore e dell’importanza del livello dell’essere è stata completamente dimenticata. Nessuno capisce che il grado del sapere d’un uomo é una funzione del grado del proprio essere. In generale, oggi l’educazione si limita a formare la mente. Il bambino viene costretto ad imparare a memoria delle poesie come un pappagallo, senza capirci niente; e quando ci riesce, i genitori sono contenti. A scuola, dopo aver superato gli esami “con lode”, il ragazzo continua a non capire e a non sentire niente. Rispetto allo sviluppo della mente egli è un adulto di quarant’anni, ma nell’essenza resta un bambino di dieci. Con la mente non ha paura di nulla, ma nell’essenza è un pusillanime; la sua vita interiore è abbandonata a se stessa senza alcuna direzione. La sua morale è puramente automatica, esclusivamente esteriore. Proprio come ha imparato a ripetere le poesie a memoria, così si comporta con la morale. Se un uomo è sincero con se stesso deve ammettere che anche gli adulti, come i bambini, sono privi di morale. La nostra morale è del tutto teorica e automatica. Al bambino si insegna così: “Se qualcuno ti porge la mano, devi comportarti in questo modo”. Tutto ciò è puramente meccanico. In “questo” caso devi fare “quello”. E le cose, una volta fissate, non cambiano più. L’adulto non è diverso. Se qualcuno gli pesta un callo, reagisce sempre allo stesso modo. Gli adulti sono come i bambini e i bambini sono come gli adulti: entrambi reagiscono.”

(G.I. Gurdjieff )

“Lo scopo di questo Lavoro é quello di separarci da ciò che é falso. L’Uomo possiede ogni tipo d’illusioni, ogni tipo d’immagine di sé stesso, ed è identificato con queste illusioni ed immagini. La gente si soddisfa con le sue immagini di se stessa. Una delle ragioni è che la gente non si rende conto di forgiarsi delle immagini di sé e che con esse vivono gran parte della loro vita. Ognuno desidera essere ciò che non è. La forza poderosa dell’immaginazione forgia le immagini che governano tutti e rimpiazzano il reale con l’immaginato. Queste immagini ostacolano ogni esperienza nuova e ogni linea di sviluppo interiore. Allo stesso tempo dobbiamo essere capaci di vivere nella vita ordinaria. Per questa ragione la Personalità è una cosa acquisita, che ci permette di metterci in contatto con la vita esterna ed effettuare il nostro lavoro. Ma questo è soltanto uno sviluppo esterno. Quando un uomo è in potere della Personalità non c’è in lui un uomo vero. Se un uomo è in potere della Personalità e non in potere di qualcosa di più profondo, non è assolutamente un uomo e in lui non ci potrà essere evoluzione individuale. Quando, invece, un uomo è in potere di qualcosa che sta all’interno della Personalità è un uomo e diventa capace d’evoluzione individuale fino a diventare un essere cosciente. Nel Lavoro a volte si paragona lo stato interiore di un uomo alle tenebre. L’Osservazione di Sé lascia penetrare un minuscolo raggio di luce. Bene, molte cose smettono di prodursi alla presenza della luce. Questa semplice penetrazione della luce in una persona presenta le cose in un modo molto diverso da ciò che si credeva. Affinché l’Essenza, o la nostra parte interiore, possa crescere ed arrivare ad essere gradualmente attiva, un uomo deve essere capace di una completa sincerità con se stesso ogni volta che si presenta l’occasione. L’Essenza non può crescere da qualcosa di falso. Quando un uomo è soltanto in potere della Personalità niente di ciò che fa è sincero. È pseudo. Per esempio, da qualcosa ad un povero perché vuole apparire un uomo caritatevole, o forse lo fa segretamente ma con falsità per mantenere viva un’immagine di se o affinché la gente poi lo sappia. Ha paura di perdere la reputazione, di essere emarginato, ecc. Così, come voi vedete, non è realmente un uomo. È coperto di gelatina. Ma questa “gelatina” di vita è ipnotismo. È attraversato dall’illusione di sé. In realtà è una tragedia. Perché è una tragedia? Perché per tutto questo tempo non facciamo nulla che in realtà ci appartiene, non siamo quello che possiamo essere.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“L’uomo si trova tra due mondi, un mondo esterno visibile, che vede con i sensi ed è condiviso da tutti, e un mondo interno che nessuno dei suoi sensi vede, che non è condiviso da nessuno, il cui accesso è singolarmente individuale perché può essere osservato solo da se stessi. Questo mondo interno è la seconda realtà ed è invisibile. Se dubitate dell’esistenza di questa seconda realtà, fatevi questa domanda: “i miei pensieri, sentimenti, sensazioni, timori, speranze, disillusioni, la mia allegria, i miei desideri, i miei dolori, sono reali per me?”. In quale mondo di realtà vivete voi e avete il vostro essere? Nel mondo esterno a voi, rivelato dai vostri sensi, o nel mondo che nessuno vede e che solo voi potete osservare, il mondo interiore? Credo che sarete d’accordo con me che dove realmente si vive sempre, si sente e si soffre è nel mondo interiore. Questi due mondi sono verificabili sperimentalmente, il mondo esteriore è osservabile e il mondo interiore è auto-osservabile. Il mondo esteriore è dimostrabile attraverso l’osservazione, e l’interiore con l’osservazione di sè. Così come è possibile cambiare la nostra posizione nel mondo esterno mediante lo sforzo fisico, così anche possiamo cambiare la nostra posizione nel mondo interiore attraverso lo sforzo psicologico. E nello stesso modo che un uomo può stare in un posto migliore o peggiore nel mondo esterno, così può anche stare in un posto migliore o peggiore nel mondo interiore. Ma siccome è difficile esaminare il mondo interiore e vedere dove si sta in noi, la gente si abbandona, per così dire, a stare in qualsiasi posto dentro di loro, quantunque se gli dovesse capitare, mai vorrebbe stare in qualsiasi posto nel mondo esterno. E quanto più esploro questo mondo interiore chiamato “me stesso”, tanto più comprenderò che vivo in due mondi, in due realtà, in due ambiti, esterno e interno, e nello stesso modo per cui è necessario imparare nel mondo esterno (che è osservabile) a camminare, a non cadere nei precipizi o a non smarrirsi in una palude, a non mettersi insieme a gente malvagia, a non mangiare veleno, e così via; per mezzo di questo lavoro e della sua applicazione, comincio ad imparare a camminare nel mondo interiore, cosa che si può esplorare mediante l’osservazione di sè. In questo mondo è necessario prima di tutto imparare a vedere, e a questo scopo è necessaria la luce. Per mezzo dell’osservazione di se si ottiene questa luce. Viviamo nell’oscurità dovuta alla mancanza di luce; “luce” significa coscienza. Nel Lavoro guadagniamo la luce su di noi. Tutto ciò che in questo sistema si riferisce al lavoro su di sè, al ricordo di sè, alla lotta con le emozioni negative, alla considerazione interiore, alla giustificazione di sè, e così via, ha come meta suprema di far diventare l’uomo più cosciente, permettere che la luce si faccia in lui. E questa luce è una cosa molto strana. Arrivare ad essere più coscienti di se è una strana esperienza. Arrivare ad essere coscienti degli altri è un’esperienza ugualmente strana e anche più strana. La vita, che si caratterizza con le sue passioni e gelosie, le sue meschinità, le sue antipatie e odio, si fa completamente ridicola. In realtà, ci si chiede: “Cosa diavolo ho fatto per tutta la vita?! Ero pazzo?”. Si, esattamente. Nel profondo sonno in cui viviamo siamo tutti completamente pazzi e non sappiamo cosa stiamo facendo. Svegliare è l’oggetto di questo Lavoro. E per un uomo che si sveglia anche ad una sola cosa che il Lavoro gli insegna significa che già non è più lo stesso uomo. Il livello dell’essere di un uomo attrae la sua vita. Questo detto si applica all’umanità in generale; il livello generale dell’umanità in rispetto al suo essere attrae la forma di vita corrispondente. È inutile pensare che la guerra, gli stermini e gli orrori a cui assistiamo, siano eccezionali. Il responsabile di tutto ciò è il livello di essere della gente. La storia si ripete perché l’uomo permane allo stesso livello di essere, attrae una volta e la successiva la stessa circostanza, sente la stessa cosa, dice le stesse cose, spera le medesime cose, crede nella stessa cosa. E allora in realtà non cambia nulla. Tutte le cose si ripetono nella nostra vita: diciamo le stesse cose, facciamo le stesse cose, lamentiamo le stesse cose, commettiamo le stesse cose. La nostra vera vita non consiste di eventi esteriori, ma di stati interiori.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Ognuno di noi fino a un certo punto della propria esistenza, e qualcuno fino alla morte, crede nella solidità del terreno su cui avanza durante la vita. Ma se vi rendeste conto che in voi non c’è nessun equilibrio, che la vostra stabilità morale e psichica è basata sulla cecità spirituale, che nessuno, compreso voi, è in grado di agire; se vi convinceste che state andando tutti, senza saperlo, verso un precipizio dove cadrete sparendo nel nulla, forse sentireste il bisogno di sapere dove porta la strada che state percorrendo. È vero, molti di coloro che affrontano questa Via provano la paura, ma non siete “voi” a provarla, accade al vostro interno; quella paura non appartiene al vostro “sè essenziale”. Appartiene a quegli esseri al vostro interno che vi devono abbandonare per poter continuare il cammino. Questi esseri, questi “io”, vivono nell’uomo e diventano coscienti del pericolo che li attende se l’uomo si renderà conto della realtà; sono loro che provocano in lui la paura, e fanno nascere l’impulso di mandare al diavolo tutto ciò che vi sto dicendo. È comodo stare seduti su una sedia, ma è molto più comodo starsene sprofondati in poltrona. Guai però a chi si è alzato da una sedia ma non ha ancora raggiunto la poltrona su cui voleva rilassarsi. È sopraffatto dalla sofferenza. L’insegnamento di tutti i Maestri permette ai discepoli di percorrere lo stesso processo evolutivo e di raggiungere, nella loro evoluzione, un punto particolare, in cui il contatto con la forza cosmica si presenta come possibile. È per questo che tutti i loro insegnamenti non sono, in fondo, che una sola e unica tecnica per raggiungere quella possibilità.”

(G.I. Gurdjieff, da “Tu l’Amerai” di Tchesslav Tchechovitch)

“L’Osservazione di Sé accresce gradualmente la luce. Nel Lavoro a volte si paragona lo stato interiore di un uomo alle tenebre. L’Osservazione di Sé lascia penetrare un minuscolo raggio di luce. Bene, molte cose smettono di prodursi alla presenza della luce. Questa semplice penetrazione della luce in una persona presenta le cose in un modo molto diverso da ciò che si sperava. L’insegnamento esoterico è la luce, ma solo quando lo si comprende, lo si valorizza e lo si applica.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Da un certo punto di vista bisogna pensare nel Ricordo di Sé come a una forma di elevazione di sé sopra il frastuono delle cose che si hanno dentro noi stessi come aprire una porta e andare in un’altra stanza e chiudersi e gustare la quiete. E preciso ricordare che quando siamo identificati con i nostri pensieri e sentimenti, le nostre emozioni e sensazioni, le nostre offese, i nostri monologhi interiori, le nostre auto-giustifícazioni, il nostro fare i conti con qualcuno, ecc., siamo impossibilitati a ricordarci di noi stessi.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“L’ idea principale di questo Lavoro, e di tutto l’esoterismo del passato, è che esiste un livello superiore di consapevolezza possibile per l’uomo, e che egli lo può raggiungere se pulisce la sua macchina e sì libera di molte cose inutili che complicano la sua vita e lo tengono in uno stato di sonno. Un uomo deve non solo conoscere ed osservare, ma deve soprattutto “ricordare se stesso”. Solo in quello stato di consapevolezza chiamato “Ricordo di Sé”, le influenze superiori possono raggiungerlo e possono agire sul suo Essere. Il problema è che in quest’epoca si prende la conoscenza come una meta e non come un cambiamento nel livello d’essere. Ma la conoscenza non dà la comprensione: sapere non é capire. La Conoscenza e l’Essere devono crescere alla pari per poter produrre la Comprensione. Il Lavoro é lo sforzo di unire la propria Conoscenza con il proprio Essere, é lo sforzo di portare quello che uno “sa” in rapporto con quello che uno “é”.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Il macchinario interno dei nostri centri è paragonabile ad una grande fabbrica illuminata da una o due candele. Proprio così, non vediamo le associazioni e le connessioni meccaniche, né tantomeno che una cosa dipende da un’altra; così come gli atteggiamenti sbagliati, o le cose che hanno un fondo sbagliato e quando si producono perdite di energia, ecc. Se osserviamo, dopo un po’ di tempo otteniamo qualche candela di più ed allora vediamo quando certe cose funzionano male. All’inizio lavoriamo nell’oscurità ma l’osservazione di sé lascia passare un raggio di luce nelle tenebre. Qualsiasi cosa che si accetti imparzialmente, e si accetti interiormente, lascia il posto ad un fattore più nascosto, buono o cattivo, che emerge alla luce. La luce è la coscienza. Un Uomo Cosciente è differente dall’Uomo Meccanico. Non è più grande, più forte, più ricco, ecc. è una classe di uomo completamente differente. È un uomo che non si basa sulla violenza; è un uomo di un’altra classe, a cui non interessa né tocca quello che interessa o tocca l’Uomo Meccanico. Di fatto, tal volta pare un uomo molto comune. Si sa, quanto sia difficile parlare con un uomo che ha dei forti atteggiamenti, sia religiosi che politici. Una volta che sì toccano questi atteggiamenti, l’uomo o la donna, smettono di essere intelligenti. Si vede che non hanno mai pensato a queste cose, di cui parlano tanto facilmente secondo i loro atteggiamenti, e, senza dubbio, sentono che se riuscissero ad abbandonare questi atteggiamenti, cesserebbero di esistere. In altre parole, hanno il loro centro di gravità in qualcosa che non é loro stessi. L’uomo meccanico è chiuso nella propria prigione, imprigionato dai suoi atteggiamenti meccanici acquisiti, e vede solamente le cose da un solo punto di vista. L’uomo cosciente è quello libero da questi atteggiamenti, limitativi e unilaterali, vede le cose da differenti punti di vista. Di fatto può essere cosciente di tutte le oscillazioni degli opposti, di modo che, né un lato né l’altro degli opposti lo governi esclusivamente. L’Io Reale non si trova negli opposti, bensì tra gli opposti.”

(Maurice Nicoll)

“Una volta Gurdjieff disse: “Quasi il 70% delle persone sono malate a causa di ragioni psicologiche – per esempio, a causa delle impressioni sbagliate”. “Un uomo può ammalarsi a causa di un cattivo alimento d’impressioni”. Aggiunse che la maggior parte delle malattie hanno origine da questo – cioè, la maggior parte della gente si ammala innanzitutto psicologicamente. Iniziamo dicendo che ci sono tre fonti precise, di malattia, secondo l’insegnamento del Lavoro. La macchina umana assorbe tre alimenti completamente diversi – tutti necessari per essa. Comprendiamo tutti quantunque vagamente che la mancanza di alimento appropriato, nel senso ordinario di alimento, può portarci a mille ed uno tipi di malattia. Ma non comprendiamo che la macchina umana, per lavorare correttamente, non dipende unicamente da questo tipo di alimento. Dipende da altre due classi di alimento, che non sono conosciute chiaramente. Questi altri due “alimenti” dal Lavoro sono spiegati come “Aria” e “Impressioni”. Gurdjieff insegnò che l’uomo, la donna, non digeriscono l’alimento delle impressioni. L’aria nella sua qualità di alimento è digerita da uno stomaco chiamato polmoni. L’alimento è digerito dallo stomaco ordinario – e basta immaginare se tutto l’alimento che si è mangiato oggi stesse ammucchiato in massa e dentro il nostro capace stomaco senza essere stato digerito. Ma dobbiamo creare uno stomaco interno, nel piano superiore, per digerire le impressioni attraverso il Primo Shock Cosciente.”

(Maurice Nicoll)

“Molta gente pensa che la vita dell’umanità non si svolge come dovrebbe, ed essa inventa ogni sorta di teorie destinate a rinnovarla completamente. Ma non appena vien fuori una teoria, un’altra le si oppone. Ciascun fautore di una teoria pretende raccogliere tutti i suffragi. La vita, ben inteso, non per questo cambia il suo corso, ma la gente continua a credere alle proprie teorie, o a quelle che ha adottato e continua a credere che sia veramente possibile fare qualcosa. E tutte queste teorie sono completamente fantastiche, soprattutto perchè esse non tengono in alcun conto ciò che è più importante, ossia la parte molto secondaria che spetta all’umanità ed alla vita organica, nel processo cosmico. Le teorie intellettuali pongono l’uomo al centro di tutto. Come se tutto non esistesse che per lui: il sole, le stelle, la luna, la terra! Esse arrivano a dimenticare persino la misura dell’uomo, la sua nullità, la sua esistenza effimera. Ed esse asseriscono che un uomo può, se lo vuole, cambiare tutta la sua vita, cioè organizzarla su principi razionali. Vediamo così apparire continuamente nuove teorie che suscitano teorie opposte ed esse tutte assieme, con i loro conflitti incessanti, costituiscono senza alcun dubbio una delle forze che mantengono l’umanità nella condizione in cui si trova attualmente. Nella situazione attuale dell’umanità, nulla denota un’evoluzione. Al contrario, paragonando l’umanità a un uomo, vediamo chiaramente il crescere della personalità a spese dell’essenza, vale a dire la crescita dell’artificiale, dell’irreale, di ciò che non ci appartiene, a spese del naturale, del reale, di ciò che è veramente nostro. D’altronde tutte queste teorie “umanitarie” e di “eguaglianza” non soltanto sono irrealizzabili, ma sarebbero fatali se si realizzassero. Tutto, nella natura, ha il suo scopo e il suo senso, la diseguaglianza tra gli uomini così come la loro sofferenza. Distruggere la diseguaglianza porterebbe a distruggere ogni possibilità di evoluzione. Distruggere la sofferenza equivarrebbe per prima cosa a distruggere tutta una serie di percezioni per le quali l’uomo esiste, e in seguito a distruggere lo “choc”, cioè la sola forza che possa cambiare la situazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“La maggior parte di noi è nata pigra e l’osservazione, al di là delle necessità della vita, è sempre stata uno sforzo volontario troppo grande. Ne risulta che viviamo in un mondo in cui le nostre conoscenze superano di poco quelle di un cane o di un gatto; abbiamo familiarità con alcune cose in virtù di una lunga associazione; ne conosciamo molte in modo superficiale; ma, per quanto concerne la nostra osservazione scientifica di queste cose, non possiamo nemmeno essere definiti curiosi. Proprio come in un sogno, diamo per scontato le cose più stupefacenti della vita. Circondati da miriadi di oggetti misteriosi, a malapena osserviamo il loro involucro esterno, Tra le centinaia di meraviglie che scorgiamo ogni giorno, pochi saprebbero ricordarne chiaramente più di una.”

(A.R. Orage)

“Il Lavoro insegna che siamo discesi da un livello molto alto, fuori dal Sistema Solare e ci lanciarono attraverso i mondi planetari fin sulla Terra e ci ricoprirono di carne e sangue. Poi, ci lasciammo ipnotizzare da questa vita, dalle cose mondane e dall’amore di sé e tutte queste cose ci dominarono. E senza dubbio c’è in noi qualcosa che questa vita non può soddisfare né con gli onori né con le ricchezze né con cose simili. Questa è la prima tappa verso il Ricordo di Sé. Ogni Ricordo di Sé ha a che vedere con il fatto che siamo scesi sulla terra e qui la vita non corrisponde a quello per cui siamo scesi: e in noi qualcosa lo sa, proprio così, non lo ha dimenticato: e questo vuol dire che lo ricorda.”

Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

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“Tutto l’insegnamento esoterico tratta della preparazione dei Centri inferiori e del lavoro su essi per la ricezione dei Centri superiori che provengono da un punto molto più elevato del Raggio di Creazione. L’uomo deve preparare i suoi Centri inferiori in modo che essi possono sentire le voci dei Centri Superiori che ci stanno sempre parlando. A meno che i Centri inferiori non comincino a sentire i Centri Superiori non c’é possibilità di ottenere aiuto per l’evoluzione. Il nostro stato di veglia ordinario, con tutte le sue preoccupazioni ed ansietà, con tutte le sue innumerevoli forme d’identificazione, con i suoi stati negativi, le sue prospettive totalmente erronee, ed il modo sbagliato di prendere la sempre ricorrente serie d’avvenimenti caratteristici ai quali siamo esposti in ogni momento, ci separano completamente dalle influenze che provengono dai livelli superiori del Raggio di Creazione. L’obiettivo che si propone il Lavoro é quello di pulire i nostri Centri inferiori, di liberarli, di aprire le sue finestre, in modo tale da poter trasmetterci le idee e le direttive che provengono dai centri superiori.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Questa è la prima cosa che bisogna capire: tutto accade. L’illusione suprema dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui, semplicemente accade. E questo capita allo stesso modo come la pioggia cade perchè la temperatura si è modificata nelle regioni superiori dell’atmosfera, come la neve fonde sotto i raggi del sole, come la polvere si solleva con il vento. L’uomo è una macchina. Tutto quello che fa, tutte le sue azioni, le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze esteriori, di impressioni esteriori. Di per se un uomo non può produrre un solo pensiero, una sola azione. Tutto quello che dice, fa, pensa, sente… accade. È precisamente nelle manifestazioni incoscienti e involontarie che sta tutto il male. Le macchine sono obbligatoriamente cieche e incoscienti, non possono essere altrimenti. L’attività incosciente di milioni di macchine deve necessariamente concludersi in sterminio e rovina. Occorre capire che il controllo delle cose esteriori comincia con il controllo delle cose dentro di noi, con il controllo di noi stessi. Un uomo che non può controllare se stesso, ossia il corso delle cose dentro di sè, non può controllare niente. Non esiste la possibilità di un’evoluzione meccanica. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza. E la “coscienza” non può evolvere inconsciamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la “volontà” non può evolversi involontariamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare, e “fare” non può essere il risultato di ciò che “accade”.”

(G.I. Gurdjieff)

“Se l’uomo potesse comprendere tutto l’orrore della vita delle persone ordinarie che girano in tondo in un cerchio di interessi e di scopi insignificanti, se potesse comprendere ciò che perdono, comprenderebbe che non vi può essere che una sola cosa seria per lui: sfuggire alla legge generale, essere libero. Per un uomo in prigione e condannato a morte, cosa può esservi di serio? Solo una cosa: come salvarsi, come fuggire. Nient’altro è serio.”

(G.I. Gurdjieff)

“Se le persone indagassero le reali motivazioni delle loro azioni, scoprirebbero che la maggior parte delle cose che fanno o rincorrono sono per lo più inutili.”

(Maurice NIcoll)

“Il risveglio di un uomo ha inizio dall’istante in cui si rende contro che non va da nessuna parte e che non sa dove andare. Svegliarsi significa realizzare la propria nullità, cioè realizzare la propria meccanicità, completa e assoluta, e la propria impotenza, non meno completa, non meno assoluta. E non è sufficiente comprendere queste cose filosoficamente, a parole. Bisogna rendersene conto attraverso fatti semplici, chiari, concreti, fatti che ci concernono. Quando un uomo comincia a conoscersi un po’, vede in se stesso delle cose che lo fanno inorridire. Fintanto che un uomo non si fa orrore, non sa niente di se stesso. Quando comincia a conoscere se stesso, vede che non possiede niente, tutto ciò che ha considerato come suo, le sue idee, i suoi pensieri, le sue convinzioni, le sue tendenze, le sue abitudini, le sue stesse colpe e i suoi vizi, niente di tutto questo gli appartiene: tutto si è formato per imitazione, oppure è stato copiato da qualche parte, tale e quale. L’uomo che sente tutto ciò, sente la sua nullità; sentendo la sua nullità, l’uomo si vedrà come egli è in realtà, non per un secondo, non per un momento, ma costantemente, senza dimenticarlo mai più. Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro reale situazione, se potessero comprenderne tutto l’orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche per un solo secondo. Comincerebbero subito a cercare una via d’uscita, e la troverebbero molto rapidamente, perchè vi è una via d’uscita; ma gli uomini non riescono a vederla, per la semplice ragione che sono ipnotizzati. “Svegliarsi” per l’uomo, significa essere disipnotizzato.”

(P.D. Ouspensky)

“La morale e la coscienza sono cose ben differenti: una coscienza non può mai contraddire un’altra coscienza, mentre una morale può sempre contraddire e negare un’altra morale. Le morali si distruggono reciprocamente. Di solito, ciò è inevitabile. Più un uomo è “morale”, più egli considera “immorali” gli altri uomini che sono “morali” in modo differente. Per conseguenza gli uomini si sbranano e si massacrano fra di loro per “servire il bene”. La ragione è sempre la stessa: la loro ignoranza e il profondo sonno nel quale vivono. Ciò è talmente evidente che sembra strano che le persone non ci pensino. In ogni caso, resta il fatto che non possono arrivare a questa convinzione, e ognuno considera il “suo bene” come il solo bene, e tutto il resto come il male. Sarebbe ingenuo e perfettamente vano nutrire la speranza che gli uomini possano giungere a comprendere e sviluppare in loro un’idea generale e identica del bene.”

(G.I. Gurdjieff)

“È difficile per la gente, soprattutto per la gente che si è cristallizzata nel proprio sentimento del giusto e dello sbagliato, comprendere che non esiste in assoluto né il giusto né lo sbagliato, ma che il giusto e lo sbagliato sono relativi. La gente si offende quando gli si dice questa cosa, specialmente le persone molto superficiali che credono di aver ragione, che niente è sbagliato. Il giusto e lo sbagliato dipendono da un terzo fattore. Così come sono per se stessi, sono semplici opposti, che s’annullano uno con l’altro. Il terzo fattore è l’intenzione. Si ha l’intenzione di andare ad Edimburgo, allora è giusto andare verso nord e lo sbagliato è andare verso sud. Ma se la sua intenzione é di andare a Brighton è giusto andare a sud e sbagliato andare a nord. Ma alla gente piace sentirsi dire che è sempre giusto fare questo o quello – per esempio, andare a nord – e sempre sbagliato andare a sud. Molte idee inflessibili di questo genere predominano nella mente della gente e fanno sì che lo sviluppo sia sterile. La formulazione generale del giusto e dello sbagliato nel Lavoro è che tutto ciò che sveglia é giusto. Ma questa formulazione esige molta comprensione affinché possa essere compresa.”

(Maurice Nicoll)

“All’inizio un uomo deve semplicemente comprendere che è schiavo, senza necessità, di mille piccole leggi fastidiose che altri uomini hanno creato per lui o che si è creato da solo. Ma, non appena cercherà di liberarsene, si accorgerà di non potere. Lunghi e persistenti sforzi in questa direzione lo convinceranno della propria schiavitù. Le leggi alle quali l’uomo è soggetto non possono essere studiate che lottando contro di esse e sforzandosi di liberarsene. Ma occorre una grande conoscenza per liberarsi di una legge, senza crearsene un’altra in sostituzione.”

(P.D. Ouspensky)

“C’è il carcerato che, abbattuto per il suo stato, si inasprisce e si richiude in se stesso pieno di rancore e passa il resto della vita nel compatimento di sè e nel ricordo della sua gioventù in libertà. C’è il carcerato che aspetta con ansia un raggio di sole e prega per la propia libertà. C’è il carcerato che spera nella grazia e che, per essere apprezzato dai suoi carcerieri, si trasforma in leccapiedi. Diventa una spia. Ho conosciuto carcerati che allevavano ragni, topi o dividevano il pane coi passeri. Questi si erano adattati alla loro condizione, e avevano trovato il modo di fuggire non dal carcere, ma da se stessi. Colui che si riconosce imprigionato da se stesso, è fortunato. E solo il prigioniero che prepara l’evasione può sperare di evadere. Preferisce stare dovunque, eccetto che in prigione.”

(G.I. Gurdjieff, da “Tu l’Amerai” di Tchesslav Tchechovitch)

“La natura di tutte le religioni è la stessa: l’evoluzione. L’insegnamento di ogni Maestro permette ai discepoli di percorrere lo stesso processo evolutivo e di raggiungere, nella loro evoluzione, un punto particolare, in cui il contatto con la forza cosmica si presenta come possibile. È per questo che tutti i loro insegnamenti non sono, in fondo, che una sola e unica tecnica per raggiungere quella possibilità.”

(G.I. Gurdjieff, da “Tu l’Amerai” di Tchesslav Tchechovitch)

“Le sostanze psichiche sono subordinate allo stesso ordine di leggi di quelle chimiche, e una volta arrivate a saturazione, si cristallizzano, come si cristallizza il sale nell’acqua quando supera una certa proporzione. Per capire come l’immortalità possa essere acquisita bisogna sapere che l’uomo ha la possibilità di trasformare le energie grossolane in energie sempre più sottili, e può, in certe condizioni, trattenere questa energia allo scopo di saturane il proprio corpo per un’eventuale cristallizzazione. L’esempio del fiume può servire a capire meglio. Se si versa un secchio d’acqua salata in un fiume, si può ammettere che, quindici metri più a valle, esista un punto dove in un preciso momento si può attingere una tazza d’acqua e scoprire la presenza del sale. L’acqua sarà più dolce di com’era nel secchio, ma il sale sarà comunque presente. Per contro, un chilometro più lontano, il sale sarà talmente diluito che sarà impossibile, bevendo, accorgersi della sua presenza. E ora, ponendo che il fiume rappresenti la vita e il sale la sostanza immortale, possiamo concepire come il sale cristallizzato sopravviva più a lungo dell’acqua salata. Se fosse possibile estrarre i cristalli di sale dal corso del fiume e metterli in un posto dove l’acqua non potesse scioglierli, il sale sarebbe teoricamente immortale. La corrente della vita porta via tutte le energie dall’uomo, di questo è facile rendersi conto. Se l’uomo potesse sottrarsi alle influenze disastrose della vita, la sostanza che egli elabora potrebbe cristallizzarsi più in fretta e mantenersi su un piano superiore rispetto a quello della sua esistenza ordinaria. In questo caso, la sostanza della coscienza può esercitare la sua attività nel campo che le è proprio, senza doversi manifestare attraverso le funzioni dell’uomo vivente.”

(G.I. Gurdjieff, da “Tu l’Amerai” di Tchesslav Tchechovitch)

“Le masse non si preoccupano della conoscenza, non vogliono saperne, e i loro capi politici, nel proprio interesse, non lavorano che a rafforzarne l’avversione, la paura del nuovo e dell’ignoto. La schiavitù nella quale vive l’umanità è basata su questa paura. È persino difficile immaginarne tutto l’orrore. La gente non comprende il valore di ciò che perde. Ma per capire la causa di tale schiavitù basta osservare come vivono le persone, ciò che costituisce lo scopo della loro esistenza, l’oggetto dei loro desideri, delle loro passioni e aspirazioni, a che pensano, di cosa parlano, cosa servono e adorano. Se si riflette un momento intorno a questi fatti, diventa chiaro che l’umanità, così com’è ora, con gli interessi di cui vive, non può aspettarsi niente di diverso da ciò che ha. Coloro che possiedono la conoscenza fanno tutto ciò che possono per trasmetterla e comunicarla al più gran numero possibile di uomini, per aiutarli ad avvicinarsi ad essa e renderli capaci di prepararsi a ricevere la verità. Ma la conoscenza non può essere data con la forza a coloro che non la vogliono. Colui che desidera la conoscenza deve fare egli stesso gli sforzi iniziali per trovarne la sorgente, per avvicinarla, servendosi delle indicazioni date a tutti, ma che generalmente la gente non desidera vedere, né riconoscere. La conoscenza non può venire agli uomini senza che essi facciano degli sforzi.”

(P.D. Ouspensky – Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

“Quando gli si domandò che cosa pensasse circa il futuro, Gurdjieff rispose che gli uomini avevano preso la direzione che portava ad una diminuzione di coscienza e che costituivano colonie d’api o colonie di formiche. Oggi esiste la tendenza generale di non tener conto dell’individuo e di mettere la vita umana al riparo di grandi piani collettivi di sicurezza sociale. Questo determina che l’Uomo dipenda sempre di più dallo Stato, che sia una persona ogni volta di più controllata dallo Stato, e certamente lo rende meno libero in nome della libertà. Come tale, si trasforma in un essere cui si dice quello che deve fare e pensare, e che vede la meta dell’Umanità nel futuro del Tempo soltanto in forma di un crescente agglomerato imponente e di un’uniformità generale che si estenderà per tutta la superficie della Terra. Dobbiamo far fronte ad un movimento generale delle idee politiche che si propongono come scopo di fare una società di api o una società di formiche, cioè, un organismo sociale in cui non si permetterà nessuna individualità. Esistono molti ‘lunatici’ nella Scienza e nella Politica – lunatici, nel senso della definizione del Lavoro: Padrone di Casa, Lunatico, Vagabondo e Hasnamous.  Abbiamo già visto che molti uomini Hasnamous salirono al potere in questo secolo – uomini il cui benessere dipende dal maltrattare gli altri. Questa combinazione di Hasnamous e di Lunatici non ci prospetta nulla di buono.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“La civiltà contemporanea vuole degli automi. E le persone sono certamente sul punto di perdere le proprie abitudini di indipendenza, diventando sempre più simili ad automi, a pezzi di macchine. Non è possibile dire come finirà tutto questo né come uscirne, e neppure se ci sarà una fine o un’uscita. Una sola cosa è certa, ed è che la schiavitù dell’uomo non fa che aumentare. L’uomo sta diventando uno schiavo volontario. Non ha più bisogno di catene: incomincia ad amare la sua schiavitù, a esserne fiero. E nulla di più terribile potrebbe accadere ad un uomo.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo non vede il mondo reale. Il mondo reale gli è nascosto dal muro della sua immaginazione. Egli vive nel sonno. Dorme. Tutto ciò che gli uomini dicono, tutto ciò che fanno, lo dicono e lo fanno nel sonno. Niente di ciò può quindi avere il minimo valore. Solo il risveglio e ciò che conduce al risveglio ha un reale valore.”

(P.D. Ouspensky)

“Dovete capire che le persone che conoscete vivono nei loro sogni e non hanno nessun nesso con la realtà. Chiunque abbia un contatto qualsiasi con la realtà viene definito “un idiota”. La parola idiota ha due significati: il significato vero che le fu attribuito dagli antichi saggi era “essere se stessi”. Un uomo che è se stesso sembra e si comporta come un matto per coloro che vivono nel mondo delle illusioni: sicchè quando chiamano idiota un uomo, intendono dire che egli non condivide le loro illusioni. Chiunque decida di lavorare su se stesso è un idiota in entrambi i sensi. I saggi sanno che egli è in cerca della realtà. I pazzi ritengono che abbia perduto il ben dell’intelletto. Si suppone che noi che siamo qui siamo in cerca della realtà, sicche saremmo tutti idioti: ma nessuno ti può far diventare idiota. Devi decidere da te.”

(G.I. Gurdjieff)

“Vi sono più stati di coscienza possibili per l’uomo. Ma l’uomo ordinario non vive che negli stati più bassi. Gli stati di coscienza superiori gli sono inaccessibili e, benchè egli possa averne conoscenza a sprazzi, è incapace di comprenderli e li giudica dal punto di vista degli stati di coscienza inferiori che gli sono abituali. Lo stato di coscienza più elevato è la “coscienza obiettiva”. Le religioni di tutti i popoli contengono testimonianze sulla possibilità di tale stato di coscienza che viene definito “illuminazione”, o con altri differenti nomi, ma che non può essere descritto con parole. Ma l’unica strada giusta verso la coscienza obiettiva passa attraverso lo sviluppo della coscienza di sè. Un uomo ordinario, artificialmente portato in uno stato di coscienza obiettiva e poi riportato nel suo stato abituale, non ricorderà nulla e penserà semplicemente di aver perso conoscenza per un certo tempo. Ma nello stato di coscienza di sè l’uomo può avere degli sprazzi di coscienza obiettiva e conservarne il ricordo. Per la maggior parte delle persone anche se colte e ragionevoli, il principale ostacolo sulla via dell’acquisizione della coscienza di sè è che credono già di possederla; in altri termini, sono del tutto convinti di avere già la coscienza di sè stessi e di possedere tutto ciò che accompagna questo stato: l’individualità, nel senso di un “io” permanente e immutabile, la volontà, la capacità di “fare”, e così via. Ora, è evidente che un uomo non avrà interesse ad acquisire con un lungo e difficile lavoro una cosa che, a parer suo, possiede già. Al contrario, se gliene parlate, penserà che siete pazzo, o che tentiate di approfittare della sua credulità per vostro vantaggio personale.”

(P.D. Ouspensky, Framemnti di un Insegnamento Sconosciuto)

“La maggior parte della gente crede che non esista ciò che essa ignora, ed ironizza sulla possibilità che ciò esista. Un uomo è addormentato nei confronti di ciò che non comprende. Nessun uomo può rendersi conto di nulla o percepire l’esistenza di qualcosa che richieda uno stato mentale cosciente superiore. Questi fattori limitativi ordinari confinano il genere umano nel suo stato. Quando un uomo è dominato dal mondo dei sensi, dalla vita apparente, dai fatti, dai doveri e dagli attriti dell’esistenza quotidiana, l’insegnamento riguardante l’evoluzione interiore ad un livello superiore dell’Uomo sbiadisce nella sua mente e appare remoto ed irreale. L’esteriore soffoca l’interiore. L’uomo non vive al livello più elevato di se stesso. Un livello è lì ad attenderlo. L’uomo non è completo e può completarsi. Nulla di esteriore può completarlo, cioè condurlo al suo sviluppo più elevato. Egli deve convincersi che questa è la vera spiegazione del proprio esistere e la sua mente non deve chiudersi a questa possibilità, che è qualcosa di superiore. Ciò che è superiore è in lui; ma lui non lo sa, lo ignora. Quando si convince di questa possibilità allora ecco nascere in lui un senso nuovo. Una nuova nascita è possibile. Sono possibili altri livelli di pensiero, di sensazioni, di comprensione. Un Uomo Nuovo. In ogni uomo si nasconde un Uomo Nuovo. Si può cambiare solo con un consenso interiore che nasce da una percezione interiore, che avviene nel cuore e precede ogni tentativo, aprendo la via ad una nuova comprensione. Nessuno può essere cambiato con la violenza. Nulla di ciò che è realizzato nei nuovi progetti del mondo, nei regolamenti, nei sistemi sociali, nelle normative ed altro può cambiare un uomo dentro. Solo lui, risvegliatosi alla Verità e vedendo la Verità alla luce della Verità e non più alla luce dell’interesse personale e della convenienza, può cominciare a cambiare. L’uomo può cambiare soltanto per ciò che egli ha visto valido per sè e mai per ciò che gli viene detto.”

(Maurice Nicoll)

“Ogni realizzazione di sé, ogni conoscenza di sé, che è reale, distrugge l’immaginazione di se stessi, vale a dire, la Falsa Personalità. Da questo nasce un’immensa amplificazione dei nostri poteri e non la nostra debolezza. È la Falsa Personalità che ci indebolisce tanto e ci prosciuga, ci fa diventare facilmente nervosi, meschini, e così limitati nella nostra comprensione, sia in quella degli altri come in quella di noi stessi.”

(Maurice Nicoll)

“Ciò che ci irrita nelle altre persone in generale è la loro meccanicità. Dimentichiamo che le persone sono macchine e che fanno e dicono costantemente le stesse cose, e si comportano nello stesso modo ed esprimono gli stessi pensieri, ma non ci rendiamo conto soprattutto che noi stessi siamo macchine e che la nostra reazione d’irritazione è tanto meccanica quanto la cosa è evidente nelle altre persone. Vedere un’altra persona come una macchina non è sufficiente. Al contrario, è molto pericoloso, perché allora si vede solo un lato della questione. È necessario rendersi conto della propria meccanicità. Un uomo che si rende conto delle proprie difficoltà nel Lavoro, non giudica più le altre persone come soleva farlo meccanicamente, perché tutto ciò che si comprende in se stesso libera dalle altre persone. Voglio dire che se una persona comprende le proprie difficoltà comprenderà nello stesso modo le difficoltà degli altri. Tanto meglio una persona vede se stessa, meglio vede gli altri. Quando non vi unite ai vostri pensieri e sentimenti sgradevoli riguardo agli altri, ma siete solo consapevoli di essi, voi state realmente lavorando su voi stessi. Questo è il lavoro personale.”

(Maurice Nicoll)

“Supponiamo che voi dovreste presentarvi su uno scenario in cui ci sono centinaia e migliaia di attori abbigliati con ogni tipo di vestiti, che litigano, che fanno l’amore, che si uccidono e così via, ed improvvisamente vi rendete conto con vostro orrore, che sono tutti addormentati e completamente identificati con la loro parte, che prendono se stessi come se fossero coloro che debbono rappresentare nel grande dramma. Cosa fareste? Vi avvicinereste all’attore più vicino probabilmente e lo scuotereste violentemente e cerchereste di svegliarlo. Forse gli gridereste nelle orecchie: “Non essere idiota, non affondare questo coltello in quella persona, sei addormentato, ti sei dimenticato di chi sei veramente”. E cosa risulterebbe da tutto questo? Probabilmente l’attore vi colpirebbe con il coltello!”

(Maurice Nicoll)

“Gli animali non vedono alcun significato nella vita; essi l’accettano. La mente materiale dell’uomo, similmente, non ci vede alcun significato. Ma non l’accetta! Perchè non l’accetta? Perchè è agitata da un’altra visione, quella della mente rivolta verso l’anima, che fornisce una descrizione del mondo in conflitto con quella della mente sensibile. Se non ci fosse quest’altra visione nell’uomo egli non sarebbe più agitato o diviso nello spirito di quanto lo siano gli altri animali. Ma lui non può godere della loro incomparabile disinvoltura irriflessiva. Ha visto qualcosa che essi non vedono. La materia fornisce un solo resoconto, un resoconto triste: il resoconto che l’uomo è un animale mortale. Ma l’anima, d’altra parte, sussurra nell’altro orecchio della mente che l’uomo non è mortale, nè effimero, nè materiale, e non è insignificante, bensì il contrario di tutte queste cose. Così capita che l’uomo sia continuamente preda del dubbio e in sè diviso, distratto dagli opposti giudizi della sua mente duplice e, perlopiù, incapace di credere interamente a nessuno dei due giudizi.”

(Alfred Orage, Studi sull’Anima e sulla Coscienza)

“Nel discorso della montagna Cristo conclude dicendo: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è in Cielo”. Chi è il Padre in Cielo? Dove si trova questo Cielo? Di certo i discepoli comprendevano perfettamente che il Cielo non era un luogo situato da qualche parte; essi capivano alla perfezione che il Cielo si trova in ognuno di noi. Ed esiste un Cielo che noi condividiamo, solo che ce ne autoescludiamo. Il Padre siamo noi stessi; è quella parte di noi che si trova nel mondo incondizionato: da quella siamo venuti. Dobbiamo plasmare le nostre vite secondo il disegno, il dharma, la nostra vera essenza. Dobbiamo accettare il dharma ed obbedire ad esso.”

(John G. Bennett)

“La verità soltanto ha il potere di placare la coscienza. Fino a quando un uomo non scopre se stesso non può vedere. La sincerità è la chiave per l’auto-conoscenza ed essere sinceri con se stessi reca grande sofferenza.”

(G.I. Gurdjieff)

L’Enneagramma poteva essere utilizzato per comprendere la relazione e la trasformazione dei tre nutrimenti (cibo, aria, impressioni) nel corpo umano, per la sua evoluzione e connessione con i corpi superiori.

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“L’Enneagramma ritrae una serie di trasformazioni dall’inferiore al superiore, dal grossolano al raffinato. Ora, perchè l’inferiore possa trasformarsi nel superiore, è necessario che rimanga passivo. Cioè, deve lasciare che una influenza superiore agisca su di esso. Il cibo che mangiamo viene trasformato e ritrasformato infatti in sostanze sempre più elevate, sottomettendosi a sei stadi della digestione. La digestione è trasformazione. Il lavoro è trasformazione. E affinchè le influenze superiori del lavoro possano agire sull’uomo, egli deve, in un certo senso, diventare passivo e lasciare che esse agiscano su di lui. Può rendersi conto di non poter fare, ma deve anche capire che esiste una Mente Maggiore, poichè in caso contrario egli sarebbe preda della confusione. Ma per poter divenire passivo, ovvero capace di ascoltare e quindi di accettare, in primo luogo non deve attendersi di andare oltre quello che è il suo stadio. Egli non può rendersi uguale al lavoro, non può rendersi uguale alle forze che lo stanno trasformando. Se si riflette, si vede che deve esistere sempre qualcosa di superiore a ogni uomo, e perciò deve esistere anche un altissimo che rimane inottenibile.”

(Maurice Nicoll)

“Immaginiamo un vaso o un alambicco riempito di diverse polveri metalliche. Tra queste polveri, che sono in contatto le une con le altre, non esiste alcuna relazione definita. Ogni cambiamento accidentale della posizione dell’alambicco, modifica la posizione relativa delle polveri. Se si scuote l’alambicco o gli si dà un colpo con un dito, allora la polvere che si trovava in alto può apparire in fondo, a metà, o viceversa. Non vi è nulla di permanente nella situazione rispettiva di queste polveri e in tali condizioni, non può esservi nulla di permanente. Un’immagine esatta della nostra vita psichica. Ad ogni momento, nuove influenze possono modificare. La posizione della polvere che si trova in alto e farne venire al suo posto un’altra, di natura assolutamente opposta. Questo stato relativo delle polveri viene chiamato dalla scienza stato di mescolanza meccanica. La caratteristica fondamentale delle relazioni reciproche delle polveri in questo stato di mescolanza è la loro variabilità e la loro instabilità. È impossibile rendere stabili le relazioni reciproche delle polveri che si trovano in uno stato di mescolanza meccanica. Ma esse possono essere fuse; la loro natura metallica rende possibile l’operazione. A tal fine, può essere acceso sotto l’alambicco un fuoco speciale, che, scaldando e mescolando le polveri, alla fine le farà fondere insieme. Così fuse, le polveri si trovano allo stato di composto chimico. Da questo momento, non possono più essere separate tanto facilmente come nel loro stato di mescolanza meccanica, quando bastava una piccola scossa per farle cambiare di posto. Il contenuto dell’alambicco ora è diventato indivisibile, ‘individuale’. È un’immagine della formazione del secondo corpo. Il fuoco, grazie a cui la fusione è avvenuta, è il prodotto di una ’frizione’ che a sua volta è il prodotto della lotta tra il “sì e il no” nell’uomo. Se un uomo non resiste mai ad alcuno dei suoi desideri, o è loro condiscendente, se li lusinga, se arriva persino ad incoraggiarli, allora non vi sarà mai un conflitto interiore in lui, non ”frizione”, non fuoco. Ma se per raggiungere uno scopo definito egli lotta con i desideri che lo ostacolano, giungerà allora a creare un fuoco che trasformerà gradualmente il suo mondo interiore in un Tutto.”

(Maurice Nicoll)

“Solamente attraverso la conoscenza di sè è possibile conoscere gli altri. Solamente vedendo, conoscendo e comprendendo ciò che sta in se stessi si può vedere, conoscere e comprendere ciò che sta nell’altra persona.”

(Maurice Nicoll)

“Per svegliarsi, tutto quello che è contro la meccanicità, ci aiuta. L’Osservazione di Sé è contro la meccanicità e deve venire prima di qualsiasi altra cosa. Ma è nella “non identificazione” che si trova la chiave che impedisce la perdita di forza. Ogni atto di non identificazione risparmia forza. Ci riferiamo alla forza necessaria per svegliarci. Se c’identifichiamo con tutto, interiore ed esteriore, non ci rimarrà forza sufficiente per fare o comprendere il Lavoro. L’obiettivo di questo Lavoro é quello di accrescere la coscienza. Per mezzo dell’identificazione non arriviamo ad essere più coscienti uno dell’altro, ma, al contrario, meno coscienti. Per arrivare ad essere più coscienti si richiede più forza. Per esempio, se si considera che ogni persona è pienamente cosciente si perderà continuamente forza. Non siamo coscienti. Non parliamo né facciamo le cose coscientemente. Se giungessimo ad essere più coscienti delle altre persone tutte le relazioni che manteniamo con loro cambierebbero. Se un uomo potesse mettersi al posto di tutte le persone che sta per uccidere con una bomba, gli sarebbe impossibile fare il minimo gesto. Per lui sarebbe uno shock terribile comprendere ciò che stava per fare. Questo è un aumento di coscienza.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Potete fermare il fracasso in voi stessi anche per un solo istante? Potete uscire fuori dell’ordinario sentimento di voi stessi? Potete giungere ad essere nulla per voi stessi, per un istante? O, al contrario, potete sentire l’intensa realtà di voi stessi? Potete sentire Io in tutto ciò che dovete fare, per un momento? Tutte queste cose sono differenti modi di ricordare se stessi. Qualche volta il solo guardare nel cielo la notte verso le miriadi di stelle può produrre un momentaneo stato di ricordo di sé, facendoci uscire dai nostri sentimenti personali. Se sentite la meraviglia della vostra esistenza, se sentite il miracolo del vostro corpo, della vostra consapevolezza, del mondo che vi circonda, se cominciate a chiedervi chi siete, allora entrerete nello stato necessario per il “Ricordo di sé”. Ma se siete completamente identificati con voi stessi, e prendete ogni cosa per scontata, non vi troverete nello stato necessario per il Ricordo di Sè. A meno che voi non riusciate a guardare la vita in modo diverso, non potrete ricordarvi di voi stessi. È soltanto per mezzo di un sentimento di qualcosa di più alto che potrete separarvi da qualcosa di più basso. Ma un innalzamento di se stessi sopra di se stessi è impossibile se uno non sa per certo che esistono in noi stessi stati migliori o peggiori. Non é questione di credere teoricamente che c’é qualcosa di più alto, ma della vera percezione di questo qualcosa di più alto, in noi stessi. E dopo un certo tempo, quando avrete sperimentato ciò che questo significa, farete tutto ciò che potete per conservare a tutti i costi questo sentimento di qualcosa di più alto, di più vivo dentro di voi e comincerete ad odiare quei periodi nei quali siete completamente identificati con le cose esterne.”

(Maurice Nicoll)

“Il modo in cui prendiamo la vita rappresenta la nostra stessa vita; possiamo tuttavia iniziare a lavorare sul nostro modo di prenderla, questo significa lavorare su se stessi e sulle reazioni meccaniche verso tutto ciò che accade. Perchè le nostre reazioni meccaniche alla vita siamo noi stessi e ciò che fa la nostra sfortuna o la nostra felicità in questa cosa chiamata “noi stessi” è l’apparato per vivere la vita che noi abbiamo creato, generandolo da mille cause dimenticate.”

(Maurice Nicoll)

“La forza gravitazionale della Luna è sufficientemente potente per influenzare il movimento delle maree, ecc., sulla Terra. Bene, il Lavoro insegna che, così come siamo, la “Luna” agisce psicologicamente su di noi. L’Universo esterno, rappresentato fisicamente dal visibile Sole, Luna, stelle, ecc., sono anche dentro di noi – non fisicamente, ma psicologicamente -. Così il Lavoro, parlando psicologicamente, dice: “Dobbiamo creare la Luna in noi stessi”. L’Uomo è un microcosmo – ma non completamente – che vive in un macrocosmo. L’uomo fisico, visibile e l’Universo fisico, visibile sono ambedue rappresentati in scala diversa – proprio così, una scala psicologica – non completa nell’Uomo. La Luna fisica, letteralmente, è situata più in basso della Terra; il Sole sta più in alto, la Galassia ancora più in alto e così via. Ma questo simbolo esterno dell’Universo visibile è secondo quanto dice il Lavoro, psicologicamente in noi. Proprio così, quando si dice che l’Essenza proviene dalle stelle, significa psicologicamente, che l’Essenza proviene da un livello più elevato. Così il Lavoro parla della nostra Luna psicologicamente, come di una poderosa influenza in noi, l’influenza di formare comportamenti difficili da eliminare. “L’azione della Luna”, disse succintamente G. è simile a quello di una bilancia. Controlla la Vita Organica, che copre la superficie della Terra come una pellicola sensibile. È come la bilancia di un pendolo. La sua influenza radica nel mantenere tutto come sta e come é. Utilizza la Vita Organica come alimento. Da questo punto di vista la vita sulla Terra è una fabbrica di dolore”. Agli inizi del Lavoro, il signor Ouspensky ci disse: “È necessario creare la Luna in noi stessi”. Cercate di vedere cosa significa questa cosa”. Cosa significa? Significa che è necessario fare qualcosa in se stesso che possa resistere alle influenze della vita. Se potessimo resistere al solito effetto che la vita giornaliera produce su di noi, creeremo la “Luna in noi”. Dobbiamo, pertanto, come c’insegnarono, isolarci dagli effetti che la vita produce su di noi – non dalla vita -. Se non lo facciamo, se viviamo meccanicamente – e già alcuni di voi dovrebbero conoscere veramente cosa significa questo e comprendere che si può passare il tempo seduti su una sedia senza fare nulla eppure pensare e sentire meccanicamente – se, diciamo, si vive meccanicamente, allora la “Luna ci mangia”.

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“La vita esaurisce la gente. Le idee del Lavoro vi proteggono dalla vita e vi aiutano a creare più forza impedendo che la vita, la Luna vi “divori”. Impediscono che la vita vi trasformi in una macchina guidata dagli eventi esterni.”

(Maurice Nicoll)

“In ogni uomo c’è un aspetto centrale attorno al quale ruota tutto il resto. Si tratta in realtà della sua principale debolezza e spiega molto di quanto accade nella sua personalità. Un uomo parla troppo quando dovrebbe stare zitto, un altro rimane silenzioso pur dovendo parlare, e questo ribadisce che l’insegnamento in questo lavoro non può che essere individuale. La scoperta della propria debolezza principale e la lotta che si ingaggia con essa costituiscono una parte importante del lavoro, senonchè la “caratteristica principale” è così accuratamente protetta da “respingenti” che un uomo raramente riesce a scoprirla da solo. È perciò necessario che qualcuno gliene parli, ma non troppo precocemente, poichè questa può indurlo a rifiutare quanto gli viene detto. Negherebbe l’accusa, e tanto più vigoroso è il suo diniego, tanto più probabile è la correttezza della diagnosi.”

(Kenneth Walker – L’insegnamento di Gurdjieff)

“Se una persona vedesse improvvisamente tutte le sue contraddizioni, diventerebbe pazzo. Per fortuna, non ci è permesso vedere più di quello che potremmo sopportare. Di fatto, è soltanto permesso, in questo Lavoro, vedere un poco di quello che ci aspetta, che, per così dire, siamo capaci di sopportare. Ma se ci levassero tutti i nostri respingenti impazziremmo subito. I respingenti c’impediscono di diventare pazzi e ci producono il sentimento che vada tutto bene, giorno dopo giorno. Il bambino ha la sfortuna di essere nato tra gente addormentata, e all’inizio sente le contraddizioni, ma dopo un po’ di tempo tutto si calma appianato dalla formazione dei respingenti. I respingenti sono, come disse G., cose che ammortizzano la collisione delle contraddizioni. Fino al punto che ci si ripara in essi. Ma il bambino ha coscienza di ciò in un modo oscuro, mentre le persone addormentate non ne hanno coscienza – voglio dire, Coscienza Reale – ma naturalmente hanno acquisito coscienza e coscienza sociale. I respingenti occupano il posto della coscienza. Non importa quanto grandi o piccoli, ricchi o poveri, tutti soffriamo la malattia dei respingenti, e non vogliamo affrontare la verità. Insomma, mentiamo sempre.”

Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Nel mondo esistono due morali: l’una oggettiva, stabilita dalla vita da migliaia di anni, e l’altra soggettiva, propria tanto di singoli individui quanto di intere nazioni, imperi, famiglie, categorie sociali, ecc. La morale oggettiva nell’uomo diventa a poco a poco il principio costitutivo di ciò che è chiamato “coscienza”; e questa coscienza, a sua volta, sostiene la morale oggettiva. La morale oggettiva non cambia mai, può soltanto acquistare maggiore ampiezza col tempo. Quanto alla morale soggettiva, invenzione umana, essa è una concezione relativa, differente per ogni uomo, differente in ogni luogo, e fondata sulla comprensione particolare del bene e del male che prevale in una data epoca. Sono le convenzioni di cui siamo imbottiti che costituiscono la morale soggettiva. Se molti incidenti avvengono tra persone adulte, è perchè durante l’infanzia, nell’età in cui l’uomo futuro è ancora in via di formazione, si è riempita loro la testa di convenzioni diverse, impedendo così alla Natura di sviluppare progressivamente in loro la coscienza morale. Ma una vita vera esige la morale oggettiva, che può venire soltanto dalla coscienza. Se hai una vera coscienza, e se ad essa adegui la tua vita, dovunque tu sia, tutto andrà bene. Se sei imbevuto di concezioni relative, agirai e giudicherai gli altri sempre e dovunque secondo i modi di vedere e le nozioni convenzionali che avrai acquisiti. Devi imparare non a conformarti a ciò che le persone che ti stanno intorno considerano buono o cattivo, ma ad agire nella vita secondo ciò che ti detta la tua coscienza. Una coscienza liberamente sviluppatasi ne saprà sempre più di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo è costituito da due parti: Essenza e Personalità. L’Essenza è ciò che è suo. La Personalità è ciò che gli è venuto dall’esterno, quello che ha appreso, quello che riflette; tutte le tracce di impressioni esteriori rimaste nella memoria e nelle sensazioni, tutte le parole e tutti i movimenti che gli sono stati insegnati, tutti i sentimenti creati dall’inflazione, tutto questo è “ciò che non è suo”, tutto questo è la Personalità. Ciò che è suo, ciò che gli è proprio, ossia la sua Essenza, si manifesta normalmente soltanto nei suoi istinti e nelle sue emozioni più semplici. L’elemento che, nell’uomo, “non è suo”, differisce da ciò che gli è “proprio” per il fatto che può essere perduto, alterato, tolto con dei mezzi artificiali. Gurdjieff aveva descritto vari modi in cui era possibile separare artificialmente l’una dall’altra, Personalità ed Essenza. Disse che nelle scuole esoteriche venivano usate a tale scopo droghe, ipnosi ed esercizi speciali. Vi erano ad esempio certi narcotici che possedevano la proprietà di far addormentare la Personalità per un certo tempo senza influire per nulla sull’Essenza, che poteva così manifestarsi liberamente. Il risultato di questo tipo di esperimenti poteva essere che un uomo solitamente pieno di idee, simpatie, antipatie e forti convinzioni, si rivelava completamente indifferente nella sua Essenza a tutte queste cose. Idee per le quali prima sarebbe stato pronto a morire ora gli apparivano ridicole, e del tutto indegne della sua attenzione. Tutto ciò che egli mostrava dopo aver preso il narcotico erano certe tendenze istintive, come un desiderio di calore, una gioia infantile per i dolci e una forte avversione per qualsiasi forma di esercizio fisico. Il narcotico rivelava quanto era immatura la parte più vera di lui. Essendo l’Essenza la parte più vera di noi, è soltanto dall’Essenza che può nascere qualcosa di vero e di nuovo come un “Io” controllante e permanente. Accade talvolta che l’Essenza di un uomo muoia mentre la sua Personalità ed il suo corpo rimangono vivi. Una considerevole percentuale delle persone che vediamo nelle strade di una grande città sono interiormente vuote; in realtà, esse sono già morte. Per nostra fortuna non vediamo tutto questo e non ne sappiamo nulla. Se sapessimo quanti uomini sono già morti e quanto numerosi sono questi cadaveri che governano la nostra vita, lo spettacolo di questo orrore ci farebbe perdere la ragione. Infatti, molti uomini sono impazziti perché hanno intravisto questa realtà senza una preparazione sufficiente: così hanno visto ciò che non dovevano vedere. Per essere in grado di affrontare senza pericoli questa visione, bisogna essere sulla via.”

(Kenneth Walker – L’insegnamento di Gurdjieff)

“Attraverso l’azione della vita in ognuno di noi si è formata una cosa complessa e composta di varie parti chiamata “personalità”. È stata formata per imitazione, per i costumi, per le influenze del periodo in cui siamo cresciuti, per esempio, per le fantasie che sono state create dai romanzi, dai drammi, dai films, dalle attrazioni e per mille e più influenze che agiscono su di noi dall’esterno ed entrano attraverso i sensi esterni, dalla vita esteriore. Pertanto cresce una nuova persona intorno all’essenza originale. Tutto ciò forma il nostro lato acquisito: questa è la personalità. L’essenza è una cosa con la quale si è nati: la personalità è quella che si acquisisce. La vita mantiene la Personalità attiva e l’Essenza passiva. Tutta il vero sviluppo interiore di sè, dipende dalla crescita dell’essenza, cioè, della parte più reale e profonda di sè. Se una persona è piena di falsi sentimenti di “Io”, d’idee inventate su se stessa, non può far crescere l’essenza. Questa è l’idea principale del lavoro pratico su di sè: la personalità, che è attiva, deve arrivare ad essere passiva in maniera che l’essenza, che è passiva, si trasformi in attiva. Il Lavoro è una seconda educazione. In conseguenza della formazione della personalità il centro di gravità della coscienza è traslocato dall’essenza (nell’infanzia) alla personalità acquisita a causa delle circostanze peculiari in cui si è stati educati e alle cose particolari che da una parte lo hanno interessato, o dall’altra hanno attratto la sua vanità. In questo modo, per dirla così, si perde la base originale e si giunge ad essere qualcosa d’acquisito, qualcosa d’inventato. Il sentimento dell’“Io” passa esteriormente a tutta la classe di sentimenti che derivano dalla vita. Un uomo non conserva ormai una vera stabilità interiore quando il suo sentimento di sè proviene dalla vita. Teme sempre che possa succedergli qualcosa, o alla sua fortuna, o alla sua posizione, o alla sua reputazione. Questo si deve al fatto che s’identifica con tutto ciò che la vita ha formato in lui e significa che sente solamente se stesso attraverso la personalità. Ma c’è la possibilità d’altri sentimenti di se che non provengono dalla vita e dalla personalità, e questi sentimenti procurano ad un uomo un senso di stabilità che nulla che è esterno a lui può fargli lasciare. Ed è da questi sentimenti che un uomo comincia a sentirsi libero, perché non dipende da nessuna cosa che sta fuori di lui, e per questo nulla può essergli levato. Quest’uomo smette di essere uno schiavo delle cose esteriori.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“La gente finge di sapere qualsiasi cosa su Dio, sulla vita futura, l’universo, le origini dell’uomo, l’evoluzione; ma, in realtà, non sa nulla, neppure su se stessa. E ogni volta che uno parla di qualcosa che non sa come se la sapesse, mente. Bisogna imparare a dire la verità. Per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos’è la verità e che cos’è la menzogna, soprattutto in se stessi. Ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo s’illude di essere lui ad agire, a fare, a costruire, a decidere; non si rende conto di essere dominato, nelle sue scelte, da forze superiori; non vede che cosa lo induce a muoversi in un modo piuttosto che in un altro, a ripetere ciclicamente le stesse operazioni; non riconosce il suo grado di meccanicità, il suo stato di letargia, di autoipnosi, di automistificazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“È un’altra la cosa che si deve sacrificare: è la propria sofferenza: e non vi è nulla di più difficile. Un uomo rinuncerà a qualsiasi piacere piuttosto che alla propria sofferenza. L’uomo è fatto in modo tale che vi è attaccato più che a qualsiasi altra cosa. Eppure, è indispensabile essere liberi dalla sofferenza. Chi non ne sia libero, chi non abbia sacrificato la sua sofferenza, non può lavorare. Più tardi avrò ancora molto da dire a questo proposito. Niente può essere raggiunto senza la sofferenza, ma allo stesso tempo, si deve cominciare col sacrificare la sofferenza.”

(P.D. Ouspensky)

“Le possibilità dell’uomo sono immense, ma nel sonno nulla può essere raggiunto. Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi “sogni”, si mescolano alla realtà. L’uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli è impossibile sfuggire. Ecco perché non può mai fare uso di tutti i poteri che possiede e vive sempre soltanto in una piccola parte di sé stesso. Ma anche se l’uomo comprendesse nel modo più chiaro le sue possibilità, questo non lo farebbe progredire di un solo passo verso la loro realizzazione. Per essere in grado di realizzare queste possibilità, deve avere un desiderio di liberazione molto forte, deve essere pronto a sacrificare tutto, a rischiare tutto per la propria liberazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“Prima di tutto bisogna comprendere che il sonno nel quale vive l’uomo non è un sonno normale, ma ipnotico. L’uomo è ipnotizzato e questo stato ipnotico è continuamente mantenuto e rinforzato in lui. Si potrebbe pensare che esistano delle forze per le quali sia utile e vantaggioso mantenere l’uomo in uno stato ipnotico, impedendogli di vedere la verità e di comprendere la sua condizione oggettiva.”

(G.I. Gurdjieff)

“La gente non sospetta nemmeno fino a che punto è dominata dalla paura. Molto spesso è la paura delle situazioni imbarazzanti, la paura di ciò che l’altro può pensare. In certi casi, questa paura diventa un’ossessione quasi maniacale. Bisogna che vi mettiate in testa, facendone una regola inderogabile, che non dovete far caso alle opinioni altrui. Dovete essere liberi dalla gente che vi circonda. Quando vi sarete liberati interiormente, sarete veramente liberi.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo non sa nulla, vive sotto comando, accetta tutte le influenze e vi crede. Crediamo a qualunque cosa senza discernimento. Non abbiamo nulla di nostro: tutto ciò che ci infiliamo in tasca non ci appartiene e dentro di noi non c’è niente. Abbiamo forse venti o trenta idee che abbiamo raccolto qua e là. Ci siamo dimenticati dove le abbiamo prese ma quando ci si presenta qualcosa che vagamente ce le ricorda, crediamo di capire. Ma non è che uno stampo nel cervello. Siamo davvero degli schiavi, e ai nostri pregiudizi facciamo fronte con altri pregiudizi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Guardandoci indietro, ricordiamo sempre e soltanto i periodi difficili della nostra vita e mai quelli tranquilli. Questi ultimi non sono che sonno. I primi sono lotta, e quindi vita. L’uomo passivo serve l’involuzione, l’uomo attivo l’evoluzione. Bisogna scegliere. Ma c’è un principio: servendo l’una, potete sperare di far carriera; servendo l’altra, riceverete molto, ma senza prospettive per il futuro.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ogni razza, ogni nazione, ogni epoca, ogni paese, ogni classe e ogni professione possiedono un numero limitato di pose caratteristiche da cui non si discostano mai e che rappresentano lo stile particolare di quell’epoca, di quella razza o di quella professione. Ogni uomo, secondo il proprio carattere individuale, prende in prestito da quello stile un certo numero di pose che gli corrispondono e, di conseguenza, ogni individuo possiede un repertorio di pose estremamente limitato. Ogni uomo, come ha un determinato numero di pose motorie, ha un determinato numero di pose intellettuali ed emozionali. Che i nostri movimenti siano volontari è un’illusione; in realtà, sono automatici. E i nostri pensieri e sentimenti sono anch’essi automatici. Quelli che chiamiamo pensieri non sono pensieri. Non abbiamo pensieri: abbiamo varie etichette, alcune brevi, altre concise, altre lunghe, ma nient’altro che etichette. Queste etichette vengono trasferite da un posto all’altro. Per osservarsi occorrono molte cose. Prima di tutto, la sincerità verso se stessi. È una cosa molto difficile: l’uomo ha paura di vedere il male. Se per caso guardandosi dentro profondamente, vede il male che ha in sè, allora scopre la propria nullità. Abbiamo l’abitudine di allontanare i pensieri che ci riguardano perchè temiamo i rimorsi di coscienza. La sincerità è una chiave per aprire le porte attraverso cui una parte di noi stessi può osservarne un’altra. Tramite la sincerità, l’uomo può guardare le cose in faccia e vederle. La sincerità verso se stessi è molto difficile, perchè sull’essenza si è formata una crosta molto spessa. Ogni anno l’uomo indossa nuovi vestiti, si mette sul viso un’altra maschera. Poco alla volta bisogna levarsi tutto quanto, liberarsi, mettersi a nudo. Finchè l’uomo non si espone alla luce, non può vedersi.”

(G.I. Gurdjieff)

“In realtà l’uomo non è capace della sia pur minima azione indipendente o spontanea. Tutto è soltanto e unicamente il risultato di influenze esteriori. Dobbiamo lottare per liberarci, se vogliamo lottare per conoscerci. Senza lotta non ci sono progressi nè risultati. Ogni volta che si rompe un’abitudine, nella macchina si verifica un cambiamento. Conoscere e sviluppare se stessi costituiscono un impegno così importante e così serio, cui bisogna dedicare uno sforzo così intenso, che assumerselo nel modo solito, in mezzo a tutte le altre cose, è impossibile. L’uomo che si assume questo impegno deve metterlo al primo posto nella propria vita, perché la vita non è così lunga da poterla sprecare in cose inutili. L’uomo che dorme non può “fare”. In esso tutto si fa nel sonno. Innanzitutto egli deve svegliarsi. Una volta sveglio, si accorgerà che, così com’è, non può “fare”. Dovrà morire volontariamente. Se muore potrà nascere. Ma l’essere appena nato dovrà crescere e imparare. Quando sarà cresciuto e avrà imparato, allora potrà “fare”.”

(G.I. Gurdjieff)

“La legge dell’unità è grande, abbraccia tutto. Nell’universo tutto è uno; ci sono solo differenze di scala. Nell’infinitamente piccolo, troviamo le stesse leggi dell’infinitamente grande. Come in alto, così in basso. Siamo arrivati al ciglio di quell’abisso che l’intelligenza ordinaria dell’uomo non può mai valicare. Senti come le parole diventano inutili e superflue? Senti come la ragione, da sola, è impotente? Ci siamo avvicinati al Principio di tutti i Princìpi. Non basta concepirlo con l’intelletto, ma si deve sentire con tutto l’essere l’esattezza assoluta e l’infallibilità di tale verità; soltanto allora si potrà dire coscientemente e con piena convinzione: io so. È la comprensione ciò che è necessaria, altrimenti si può discutere per anni sul problema più elementare senza mai arrivare a nessuna conclusione. Le speculazioni, le supposizioni, le ipotesi, non esistono per chi possiede tale Conoscenza. La ragione ordinaria non consente all’uomo di appropriarsi della Conoscenza facendone un suo bene inalienabile. Eppure per l’uomo tale possibilità esiste davvero: prima, però, deve scrollarsi la polvere di dosso, prima di avere le ali con cui volare tanto in alto egli deve fare un lavoro gigantesco e compiere immani sforzi. È certamente molto più facile abbandonarsi alla corrente e lasciarsi portare di ottava in ottava, ma è una strada infinitamente più lunga rispetto a quella di volere e di fare da sè. Poichè al mondo tutto è uno, tutto è uguale davanti alle leggi, e di conseguenza, mediante uno studio completo e appropriato, si può acquisire la Conoscenza a partire da un problema qualsiasi, purchè si sappia come “imparare”. Ciò che è più vicino a noi è l’uomo, e tra tutti gli uomini, il più vicino a te sei tu stesso. Comincia a studiare te stesso; ricorda il detto “Conosci te stesso.” Il cammino è difficile e la salita sempre più ardua, ma anche le forze man mano si moltiplicano. L’uomo si tempra, e a ogni passo scopre orizzonti sempre più vasti.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il sapere e la comprensione sono due cose completamente differenti. Soltanto la comprensione può portare all’essere. Il sapere di per sé stesso non ha che una presenza passeggera: un nuovo sapere caccia via il precedente, e, in fin dei conti, non è altro che del nulla versato nel vuoto.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’essere dell’uomo, sia nella vita che dopo la morte, ammesso che esista dopo la morte, può essere di qualità molto differente. L’‘uomo macchina’, per il quale tutto dipende dalle influenze esteriori, per cui tutto accade, che ora è un certo uomo, il momento dopo un altro e più tardi ancora un terzo, non ha avvenire di sorta: viene sepolto e basta. È polvere e ritorna polvere. Questo è detto per lui. Perché si possa parlare di vita futura, di qualsiasi genere, ci deve essere una certa cristallizzazione, una certa fusione delle qualità interiori dell’uomo: una certa indipendenza dalle influenze esteriori. Se in un uomo vi è qualcosa capace di resistere alle influenze esteriori, allora proprio questo qualcosa potrà resistere anche alla morte del corpo fisico. Ma i sistemi che conoscete e che parlano di ‘corpo astrale’ affermano che tutti gli uomini lo possiedono. Ciò è assolutamente falso. Ciò che può essere chiamato ‘corpo astrale’ è ottenuto per fusione, cioè per mezzo di una lotta e di un lavoro interiore terribilmente duro. L’uomo non nasce con un corpo astrale, e soltanto pochissimi uomini arrivano ad averne uno. “Fusione, unità interiore, sono ottenute nell’uomo per ‘frizione’, per mezzo della lotta tra il ‘sì’ e il ‘no’. Se un uomo vive senza lotta interiore, se in lui tutto accade senza opposizione, se va sempre seguendo la corrente, o come il vento lo spinge, allora resterà come è. Ma se una lotta ha inizio in lui e soprattutto se questa lotta ha una linea definita, allora gradualmente certe caratteristiche permanenti cominciano a formarsi in lui; egli comincia a “cristallizzare”.”

(P.D. Ouspensky, Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

“Fintanto che un uomo è in un sonno profondo, interamente sommerso dai suoi sogni, non può neppure pensare di essere addormentato. Se potesse pensare di essere addormentato, si sveglierebbe. E così vanno le cose, senza che gli uomini abbiano la minima idea di tutto quel che perdono a causa del loro sonno. L’uomo, così come la natura lo ha creato, può diventare un essere cosciente di sé. Creato a questo scopo, nasce per questo scopo. Ma egli nasce fra gente addormentata e, naturalmente, cade a sua volta in un sonno profondo, proprio nel momento in cui dovrebbe incominciare a prendere coscienza di sé. Ogni cosa vi ha parte: l’involontaria imitazione degli adulti da parte del bambino, le suggestioni volontarie o involontarie e la cosiddetta “educazione”. Ogni tentativo di risveglio da parte del bambino è stroncato sul nascere. È inevitabile. Quanti sforzi più tardi per svegliarsi! E di quanto aiuto si avrà bisogno allorquando migliaia di abitudini, che spingono al sonno, saranno state accumulate. È rarissimo potersene liberare. Nella maggior parte dei casi, fin dalla prima infanzia, l’uomo ha già perso la possibilità di svegliarsi; egli vive tutta la sua vita nel sonno e muore nel sonno. Inoltre, molta gente muore assai prima della morte fisica.”

(P.D. Ouspensky)

“Al di fuori delle agitazioni della vita esiste qualcos’altro che dovrebbe essere lo scopo e l’ideale di ogni uomo più o meno capace di pensare, e questo “altro” soltanto può rendere l’uomo veramente felice e offrirgli dei valori reali, invece di quei “beni” illusori che, nella vita comune, gli vengono prodigati sempre e dovunque.”

(G.I. Gurdjieff)


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La Lotta dei Maghi: Il copione dello spettacolo di danze sacre

Il sistema di Gurdjieff inizia con l’osservazione scientifica neutrale di se stessi, con l’esame del proprio corpo in modo scientifico: inizialmente, basandosi sul centro fisico; più tardi facendo osservazioni sul centro mentale e sul centro emotivo.

”Il corpo è l’unico strumento col quale lavorare.  Fatene un buono strumento. Non tollerate che sia esso a controllarvi. I nostri corpi sono dei ‘fertilizzanti’ per l’anima.”

Come in ogni tradizione, anche nell’insegnamento di Gurdjieff l’idea di base è quella dell’identità fra il microcosmo ed il macrocosmo: l’uomo è l’immagine dell’universo e segue le stesse leggi. A fondamento della manifestazione vi sono due leggi cosmiche universali: la Legge del Tre (Triade) e la Legge del Sette (Ottava). La prima legge postula come ogni fenomeno risulti dall’incontro di tre differenti forze: il pensiero scientifico osserva invece solo la presenza di due forze (positivo e negativo magnetici; cellula maschio e femmina, ecc.), ma è ignaro della terza.
Gurdjieff chiama queste forze:

  • Santa-Affermazione
  • Santa-Negazione
  • Santa-Riconciliazione,
  • oppure
  • Forza attiva o positiva
  • Forza passiva o negativa
  • Forza neutralizzante.

Le tre forze sono osservabili all’esterno ed all’interno di noi, ma non è affatto facile riconoscerle, specialmente la terza forza. In termini più ordinari si potrebbe parlare anche d’impulso, resistenza e conciliazione. Le triadi si succedono in catene in cui “il maggiore si fonde con il minore per realizzare il medio e così diviene o maggiore per il precedente minore o minore per il successivo maggiore”.

La Legge del Sette, invece, fornisce la sistematizzazione del corso dei movimenti di una forza nello svolgere il processo di completamento di un qualsiasi fenomeno: lo sviluppo della frequenza delle vibrazioni, ascendente o discendente, della forza passa attraverso sette gradi, fasi o “note” disposte lungo una scala armonica, con due prevedibili punti di stallo (proprio dove mancano i semitoni tra mi-fa-si-do nella scala maggiore mi, re, do, si, la, sol, fa, mi). Questa legge si può chiamare “legge della discontinuità delle vibrazioni”.
Nell’universo tutto è vibrazione, ma in ogni scala di trasmissione di queste, ci sono sempre due punti dove le vibrazioni rallentano e richiedono uno shock esterno per continuare nella stessa direzione.

Senza shock esterno il percorso deraglia e cambia traiettoria: questo accade all’inizio (mi-fa) ed alla fine (si-do) dell’ottava. In tal modo si spiegano, per esempio, il rilassamento dello sforzo e le deviazioni dallo scopo originale in ogni impresa umana: una stessa perversa transizione porta dal Sermone della Montagna all’Inquisizione – dalla ‘libertà, fratellanza ed uguaglianza’ rivoluzionarie, a Napoleone e a Stalin ed ancora dallo sbarco degli alleati anglo-americani e francesi (marocchini) del 1944 ad Anzio, agli stupri efferati perpetrati da quest’ultimi ai danni della popolazione della Ciociaria.

Se “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, anche questa legge si applica sia all’esterno che all’interno di noi: sul piano cosmico l’ottava discendente del cosiddetto “Raggio di Creazione”, che dall’Assoluto porta allo sviluppo progressivo dei mondi, colma il primo intervallo do-si con il’Fiat’ divino ed il secondo, fa-mi con la funzione della vita organica sulla Terra, vero e proprio organo di percezione del pianeta; analogamente sul piano della realizzazione umana, l’ottava ascendente che conduce l’uomo dal sonno meccanico all’essere reale, colma i due intervalli con lo sforzo consapevole e la sofferenza volontaria proposti dal Lavoro.

Nello spazio compreso fra queste due ottave è racchiuso il destino dell’uomo: essere una pedina nell’ottava discendente, svolgere passivamente il proprio ruolo di trasformatore d’energia, con tutte le creature viventi ed essere riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato come parte dell’ecologia cosmica; oppure entrare di forza nell’ottava ascendente, partecipare ad un compito più alto, essere attivo.

“Nell’universo tutto è materiale e per questo motivo la Grande conoscenza è più materialista del materialismo.”

In questo modo il cerchio si chiude, niente è casuale in questo sistema in cui ognuno può scegliere se seguire la corrente generale, manifestando un’esistenza semiconscia e generando un grado d’energie rudimentali che sono usate dal cosmo ad un solo livello; o invece, cercare di “essere”, di evolversi consapevolmente e, applicando il principio “alchemico” della separazione dello ‘spesso dal sottile’, muoversi verso la capacità di ricevere e generare energie più raffinate, svolgendo un servizio più alto per le forze della creazione. In entrambi i casi niente è sprecato: tutto in natura è “cibo” per qualcosa; tutto è utilizzato.”


“Ogni volta che c’è un elemento attivo, c’è un elemento passivo. Se lei crede in Dio, crede anche al Diavolo. Che siate buoni o cattivi, non ha alcun valore. Ciò che ha valore è il conflitto tra i due opposti. Soltanto quando comincerete a lavorare, il vostro bene e il vostro male cominceranno ad esistere. Diventate voi stessi, poi Dio e il Diavolo non avranno più alcuna importanza.”

(G.I. Gurdjieff)

“Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per via è vuota dentro, cioè, in realtà è già morta. È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall’orrore.”

(G.I. Gurdjieff)

“Raramente vediamo ciò che guardiamo. Se lei ha sentito parlare di qualcuno prima di conoscerlo, se ne fa un’immagine, e se questa immagine ha qualche somiglianza con l’originale, è l’immagine che viene fotografata, non la realtà. L’uomo è una personalità piena di pregiudizi.”

(G.I. Gurdjieff)

“In genere l’uomo ha soltanto desideri, e ciò che chiamiamo una volontà forte o debole non è altro che la permanenza più o meno forte dei nostri desideri. La volontà autentica è un potere derivato non tanto dai vari desideri, di regola contraddittori, appartenenti ai diversi “io”, ma derivato dalla coscienza e governato da un io unico e permanente. Soltanto questa volontà agisce e trasforma; può essere definita libera, perché è indipendente dal caso e non può essere modificata o diretta dall’esterno.”

(G.I. Gurdjieff)

“Le persone sono divise in tre categorie: le persone morte, quelle addormentate, e quelle che iniziano a svegliarsi. I morti sono morti, non possono svegliarsi. Quelli che dormono hanno almeno una possibilità teorica di svegliarsi se le circostanze sono favorevoli. Ma nell’esistenza, le persone che dormono cadono facilmente sotto l’influenza delle persone morte; paragonate alle persone che dormono, esse sono molto forti, perchè non hanno alcuna coscienza nè vergogna. E cosa rende deboli le persone ordinarie? La coscienza e la vergogna. Le persone morte esercitano un’influenza straordinaria sulle persone addormentate. Queste non possono resistere. Le ammirano così tanto che vorrebbero essere come loro.”

(P.D. Ouspensky)

“In un’occasione Ouspensky disse a Gurdjieff queste parole: “Le persone si stanno trasformando in macchine. La gente non pensa più. Diventano macchine quasi perfette, in scala minore, come in una fabbrica piena di macchine, e sono contente di essere così. Di fatto, se cominciano a pensare, smetteranno di essere piccole macchine così perfette”. In risposta a questa osservazione di Ouspensky, Gurdjieff disse, con poche parole: “Sì, questo è verissimo. Ma deve ricordare che l’Uomo ha più di una mente. In realtà ha, per iniziare, cinque menti, che corrispondono ai cinque centri, che lavorano in una maniera molto differente. Tutto dipende innanzitutto da quale mente, quale centro, usano per il particolare lavoro in cui sono impegnati. Se usano la mente appropriata, saranno capaci di pensare ancora meglio in mezzo a tutto il lavoro con le macchine. Ma solo se usano la mente appropriata per questo scopo.” Disse: “Lo comprenderà più tardi”.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Quasi il 70% delle persone sono malate a causa di ragioni psicologiche – per esempio, a causa delle impressioni sbagliate.”

(G.I. Gurdjieff)

“Viviamo in un mondo completamente irreale, fittizio, discutiamo idee inesistenti, inseguiamo scopi inesistenti, inventiamo ogni cosa, persino noi stessi. È impossibile anche soltanto immaginare un uomo libero dalle suggestioni, che realmente pensi, senta e si comporti come egli stesso può pensare sentire e comportarsi. L’educazione ricevuta a casa, la famiglia, le sorelle e i fratelli più anziani, i genitori, i parenti, i domestici, gli amici, la scuola, i giochi, le letture, il teatro, i giornali, le conversazioni, l’educazione più avanzata, il lavoro, le donne (o gli uomini), la moda, l’arte, la musica, il cinema, lo sport, il gergo di un determinato circolo, il tipo di umorismo, i divertimenti obbligatori, i gusti e i tabù obbligatori – tutte queste e molte altre cose rappresentano una sorgente di suggestioni sempre nuove. Tutte queste suggestioni sono invariabilmente duali, cioè creano simultaneamente ciò che deve essere mostrato e ciò che deve essere nascosto. Nei suoi credo, nel suo modo di vedere le cose, nelle sue convinzioni, nelle sue idee, nei suoi sentimenti, nei suoi gusti, in ciò che gli piace o non gli piace, in ogni movimento e in ogni pensiero, un uomo è costretto da migliaia di suggestioni, alle quali si sottomette, anche senza notarle, autosuggestionandosi per convincersi di sentire e pensare a modo suo. Questa sottomissione a influenze esterne permea sin a tal punto l’intera esistenza di un uomo, e la sua suggestionabilità è così grande, che il suo stato ordinario può essere definito semi-ipnotico; in certe situazioni la suggestionabilità può aumentare fino a portare un uomo alla completa perdita di qualsiasi decisione o scelta indipendente.”

(P.D. Ouspensky)

“La vita interiore della società moderna, i suoi gusti e i suoi interessi, sono pieni di tratti barbari. L’uomo vive nella soddisfazione dei propri appetiti, nelle paure, nella lotta, nella vanità, nelle distrazioni e nei divertimenti, in stupidi sport, in giochi d’abilità e di fortuna, nell’avidità del guadagno, nella sensualità, nel monotono lavoro quotidiano, nelle preoccupazioni e nelle ansietà del giorno, e più di ogni altra cosa nell’obbedienza e nell’apprezzamento dell’obbedienza, poichè non vi è nulla che piaccia all’uomo medio più dell’obbedire; se egli cessa di obbedire ad una forza, immediatamente inizia ad obbedire ad un’altra. Egli è infinitamente lontano da qualunque cosa che non sia connessa direttamente con gli interessi o le preoccupazioni del giorno, da ogni cosa che stia un po’ al di sopra del livello materiale della sua vita. Se non chiudiamo gli occhi a tutto questo, capiremo che non possiamo, al meglio, chiamarci altro che barbari civilizzati, cioè barbari che posseggono un certo grado di cultura. Il selvaggio uccideva il proprio nemico con una clava. L’uomo colto ha a sua disposizione ogni sorta di apparato tecnico, esplosivi di terribile potenza, elettricità, aeroplani, sottomarini, gas venefici e così via. Tutti questi mezzi e congegni di distruzione e di sterminio non sono altro che forme evolute della clava.”

(P.D. Ouspensky – Un Nuovo Modello dell’Universo)

“In verità che cos’è l’infinito, in che modo la mente normale se lo rappresenta? È l’unica realtà e nello stesso tempo è l’abisso, è il pozzo senza fondo dentro il quale precipita la mente dopo essersi sollevata fino ad altezze a cui non è avvezza. Supponiamo per un momento che una persona cominci ad avvertire l’infinito in tutto, ogni pensiero, ogni idea lo portano a rendersi conto dell’infinito. Questo accadrà inevitabilmente a una persona che è sul punto di capire un ordine superiore della realtà. Ma in circostanze del genere che cosa avvertirà questa persona? Percepirà un precipizio, un abisso, dovunque guardi; e proverà davvero un orrore incredibile, paura e tristezza, finchè questa paura e questa tristezza non si trasformeranno nella gioia della percezione di una nuova realtà. Prima di tutto percepirà che il suo vecchio mondo, il suo comodo e consueto mondo, quello in cui nacque, quello a cui si è assuefatto e che esso immagina l’unico vero, sta andando in rovina e cade tutto a pezzi. Ogni cosa che prima sembrava vera, diventa falsa, ingannevole, fantastica, irreale. L’impressione dell’irrealtà di tutto il suo ambiente sarà fortissima. Questo senso dell’infinito è la prima e più terribile prova prima dell’iniziazione. Non esiste niente! Una piccola miserabile anima si sente sospesa in un vuoto infinito. Poi anche questo vuoto sparisce. Non esiste niente, c’è solo l’infinito.”

(P.D. Ouspensky – Tertium Organum)

“Immaginiamo una persona seduta in una normale sala cinematografica. Immaginiamo che essa non sappia niente di come è costruita la sala, niente dell’esistenza del proiettore che sta alle sue spalle, nè della piccola figura trasparente sulla pellicola in movimento. Immaginiamo che voglia studiare il funzionamento del cinema e cominci a esaminare quello che passa sullo schermo, a prendere appunti, a fare fotografie, a osservare l’ordine, a calcolare, a fare ipotesi e così via. Fin dove arriverà? Evidentemente a niente del tutto, a meno che non giri le spalle allo schermo e incominci a indagare sul motivo per cui appaiono le figure su di esso. La causa sta tutta nel proiettore (ciò nella coscienza) e nelle pellicole di immagini in movimento (nella psiche), queste bisogna studiare se si vuole capire il “cinema”.”

(P.D. Ouspensky – Tertium Organum)

“Nella nostra epoca il matrimonio, così come noi lo conosciamo, è solo un rapporto sessuale legalizzato; e poichè la maggioranza delle persone – uomini e donne – è motivata sessualmente e quindi ha bisogno di varietà, rapporti di siffatta natura raramente durano e di solito finiscono con un divorzio. Perlopiù i rapporti – legali o meno – sono semplicemente quelli tra un uomo e il suo “fazzoletto”. Questo è molto comodo; se l’uomo sente il bisogno o il desiderio improvviso di soffiarsi il naso, ha sempre il suo fazzoletto a portata di mano. E dopo essersi soffiato il naso, non deve portarsi in tasca l’escrezione; questa “donna-fazzoletto” sa camminare da sola! Molto, molto conveniente per l’uomo moderno, che ha bisogno di soffiarsi il naso molto spesso; è il suo passatempo preferito!”

(G.I. Gurdjieff)

“Gli uomini ripetono sempre gli stessi errori. All’inizio non si rendono conto di muoversi in circolo e se vengono a conoscenza di una simile idea, si rifiutano di crederci. Poi, se cominciano a intuirne la verità e ad accettarla, pensano che questo solo sia sufficiente: sono assolutamente convinti di sapere ormai tutto quel che c’è da sapere, e di poter cambiare ogni cosa. E allora trovano subito qualche ciarlatano che li assicura che tutto è facile e semplicissimo. Questa è la peggiore delle illusioni. In questo modo gli uomini perdono le possibilità acquisite sopportando molte sofferenze e a volte grandi sforzi.

Tu non puoi cambiare niente, e niente cambierà da sè. Per cambiare qualcosa devi prima cambiare te stesso. E questo è molto più difficile di quanto tu non creda. Richiede sforzi costanti per un tempo molto lungo, e anche molta conoscenza. Un uomo comune può continuare a girare sulla ruota senza che gli accada nulla fino al giorno in cui finalmente scompare. Per cambiare bisogna sapere, e per sapere bisogna imparare; e, per imparare, bisogna fare sacrifici. Non si ottiene niente senza sacrificio. Devi comprendere che da solo non puoi cambiare nulla e che devi cercare aiuto. E devi capirlo a fondo, perchè comprenderlo oggi e dimenticarlo domani non è sufficiente; bisogna vivere con questa comprensione.”

(P.D. Ouspensky – La Strana Vita di Ivan Osokin)

“La caratteristica principale della nostra esistenza è che noi siamo molti, e non uno solo. Poichè l’uomo non è del tutto cosciente di sè, non è nemmeno consapevole dei molti desideri contraddittori, credenze, sentimenti e pregiudizi che lo fanno oscillare da un istante all’altro; egli non ha un “centro di gravità” e in mancanza di questo è incapace di tenersi fermo ad una meta stabilita per un tempo di qualsivoglia durata. Sebbene possa credere di esser lui a dare una direzione alla propria vita, l’uomo è in realtà sballottato da un desiderio all’altro da un insieme di influssi esterni. L’uomo può superare questo stato solo divenendo consapevole dei suoi molteplici “io” e cercando di sviluppare il suo vero “sè” arrestando la manifestazione dei sentimenti negativi, l’identificazione, la menzogna, e gli altri elementi della falsa personalità.”

(P.D. Ouspensky)

“L’uomo qual è, non è un soggetto autentico; è un’imitazione di qualcosa e per giunta una pessima imitazione. Per diventare un essere differente, l’uomo deve desiderarlo moltissimo e per lungo tempo. Un desiderio passeggero o vago, nato da una insoddisfazione riguardo alle condizioni esteriori, non potrà generare un impulso sufficiente. Lo sviluppo non può fondarsi su una menzogna o su un inganno. L’uomo deve acquisire delle qualità che crede già di possedere, ma sulle quali si fa delle illusioni. Egli deve sapere ciò che gli è proprio e ciò che non lo è, poichè fino a quando s’immaginerà di possedere queste qualità, non farà gli sforzi necessari per acquisirle, così come un uomo non acquisterà mai degli oggetti preziosi, nè sarà disposto a pagarli a prezzo elevato, se crede già di possederli. […] Noi non possiamo sapere se quest’opera è possibile. Non vi dobbiamo rinunciare, sebbene nulla provi che essa ci affrancherà dalle tenebre. Non esiste nient’altro e quindi dobbiamo aggrapparci tutti a quest’unico appiglio.”

(P.D. Ouspensky – L’Evoluzione Interiore dell’Uomo)

“Tratto caratteristico dell’uomo raffinato è la sua capacità di recitare alla perfezione qualsiasi parte voglia nella sua vita esteriore, mentre interiormente si mantiene libero.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo, quale noi lo conosciamo, non è un essere compiuto. La natura lo sviluppa fino a un certo punto, quindi lo abbandona a se stesso e lascia che egli continui a svilupparsi con i suoi propri sforzi e di sua propria iniziativa, oppure che viva e muoia così come è nato, o che degeneri e perda la sua capacità di sviluppo. È molto difficile persuadere un uomo del fatto che egli non è cosciente e non lo può divenire quando gli pare. Ed è particolarmente difficile, in quanto la natura gli gioca in questo caso “un brutto tiro”. La crescita dell’essenza può in pratica fermarsi a un’età molto tenera, con il risultato che noi vediamo uomini e donne dall’apparenza adulta, la cui essenza si è fermata all’età di dieci o dodici anni.”

(P.D. Ouspensky – L’Evoluzione Interiore dell’Uomo)

“L’uomo vive immerso nei sogni. Tutte le assurdità e le contraddizioni degli uomini e della vita umana in generale trovano spiegazione se comprendiamo che gli uomini vivono nel sonno, agiscono nel sonno e non sanno di dormire. Se conoscessimo quante osservazioni false, quante false teorie, false deduzioni e conclusioni si fanno in tale stato, cesseremmo del tutto di credere in noi stessi. Ma gli uomini non si rendono conto di quanto le loro osservazioni e le loro teorie possano essere ingannevoli, e continuano a credervi. La menzogna è inevitabile nella vita meccanica. Nessuno può sfuggirvi, e più crediamo di essere liberi dalla menzogna, maggiormente ne siamo presi. La vita, così com’è oggi, non potrebbe esistere senza la menzogna.”

(P.D. Ouspensky – L’Evoluzione Interiore dell’Uomo)

“L’uomo si identifica con il ruolo che è costretto a vivere: padre, figlio, padrone, operaio, dirigente, impiegato, intellettuale, guru, furbo, tonto, forte, debole, ecc. Per ognuno di questi ruoli esistono comportamenti sociali, abbigliamenti, modi di pensare e di esprimersi cui ciascuno si adegua inconsapevolmente. E quindi non siamo mai individui autentici, ma veri e propri imitatori: imitiamo modelli e stereotipi prodotti dalla società in cui viviamo. Persino nei comportamenti più intimi recitiamo in realtà dei ruoli precostituiti. L’inquinamento della nostra mente è troppo esteso. Bisogna imparare a dire la verità, ma per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos’è la verità e che cos’è la menzogna, soprattutto in se stessi.”

(G.I. Gurdjieff)

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“La principale anomalia o follia degli uomini sta nella divergenza tra essenza e personalità. Meglio un uomo si conosce per quello che è, più si avvicina alla saggezza. Più la sua immaginazione su se stesso diverge da quello che veramente egli è, più diventa pazzo. […] Questa è la potenzialità dell’uomo: diventare consapevole della sua esistenza e del suo rapporto con l’universo che lo circonda. Nel momento in cui è consapevole della sua esistenza, egli sa che cosa è, e che cosa non è, cioè egli conosce la differenza tra la sua essenza e la sua personalità. Nello stesso momento egli sa anche che cosa è in lui e che cosa è fuori di lui, cioè egli conosce se stesso ed il suo rapporto con il mondo. Solo il ricordo di sè rende capace un uomo di perdere la pelle esterna della personalità e di sentire e di agire liberamente dalla sua essenza, cioè di essere se stesso. In questo modo egli si può separare dalle finzioni e dalle imitazioni che lo hanno schiavizzato fin dall’infanzia, e ritornare a quello che veramente è, ritornare alla sua natura essenziale. Perchè, se un uomo non trova prima se stesso, non trova il suo destino e la sua natura essenziali, e se non comincia da questi, tutti i suoi sforzi ed i suoi successi saranno costruiti solo sulla sabbia della personalità, ed al primo shock serio l’intera struttura crollerà, forse distruggendolo nella sua caduta.”

(Rodney Collin)

“È impossibile studiare un sistema dell’universo senza studiare l’uomo. Allo stesso tempo è impossibile studiare l’uomo senza studiare l’universo. L’uomo è un’immagine del mondo. Egli è stato creato dalle medesime leggi che crearono l’insieme del mondo. Se un uomo cono­scesse e comprendesse se stesso, conoscerebbe e comprenderebbe il mondo intero, tutte le leggi che creano e che governano il mondo. E inversamente, con lo studio del mondo e delle leggi che lo gover­nano, apprenderebbe e comprenderebbe le leggi che governano anche lui. A questo riguardo, certe leggi sono comprese e assimilate più facilmente con lo studio del mondo oggettivo, e certe altre non pos­sono essere comprese che attraverso lo studio di sé. Lo studio del mondo e lo studio dell’uomo devono quindi essere condotti parallela­mente, l’uno aiutando l’altro.”

(P.D. Ouspensky, Frammenti)

“Anche dentro di noi c’è una Luna, un Sole, e così via. Noi costituiamo un intero sistema. Se voi scoprite in che cosa consiste la vostra Luna e qual è la sua azione, potete comprendere il Cosmo.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo deve rendersi conto che egli non esiste; che non può perdere nulla, perché non ha niente da perdere; deve realizzare la sua nullità nel senso più forte di questo termine.”

(P.D. Ouspensky)

“Guardandoci indietro, ricordiamo sempre e soltanto i periodi difficili della nostra vita, e mai quelli tranquilli. Questi ultimi non sono che sonno. I primi sono lotta, e quindi vita.”

(Gurdjieff)

“La sofferenza può distruggere o costruire un uomo, a seconda se egli permette alla sua attenzione di attaccarsi all’infelice carne mortale o se invece, con grande sforzo, riesce a trasformarla in quel principio di coscienza che è in grado di guardare l’organismo fisico e le sue sofferenze da un punto di vista oggettivo e distaccato. Per coloro le cui vite sono piene di sofferenza involontaria è quasi impossibile poter concepire la sofferenza come una cosa positiva. L’uso intenzionale della sofferenza diventa pratico solamente in connessione con il lavoro di una scuola di rigenerazione.”

(Rodney Collin)

“Il sapere non è che la memoria automatizzata di una somma di parole imparate in un certo ordine. La comprensione è l’essenza di ciò che si ottiene partendo da informazioni intenzionalmente acquisite e da esperienze personalmente vissute. […] Pretendere di inoculare la fede con delle parole è come pretendere che uno si sazi di pane solo a guardarlo.”

(G.I. Gurdjieff)

“La parola “idiota” ha due significati: il vero significato, che le fu dato dagli antichi saggi, era “essere sè stessi”. Un uomo che è sè stesso sembra e si comporta come un folle per coloro che vivono nel mondo delle illusioni, così quando essi chiamano idiota un uomo intendono dire che non condivide le loro illusioni. Chiunque decida di lavorare su sè stesso è un idiota in entrambi i significati. Il saggio sa che sta cercando la realtà. Lo stupido pensa che sia impazzito. Noi qui presumiamo di cercare la realtà, quindi dovremmo tutti essere idioti: ma nessuno può rendervi un idiota. Dovete sceglierlo voi stessi.”

(John G. Bennet, Elizabeth Bennet – Idioti a Parigi)

“Soltanto un egoista cosciente può aiutare gli altri. Quando un uomo si vede realmente quale è, non gli viene in mente di aiutare gli altri, si vergognerebbe di questo pensiero. Per essere capaci di aiutare gli altri, occorre innanzi tutto imparare ad aiutare se stessi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Si deve imparare dalla Natura. L’uomo è anche un organismo. La quercia fa molte ghiande, ma la possibilità di diventare alberi esiste solo per poche di loro. La stessa cosa accade all’uomo; molti nascono, ma solo pochi crescono. La gente pensa che questo sia uno spreco, che la Natura sprechi. Non è così. Il resto diventa fertilizzante, ritorna nella terra e crea possibilità per un maggior numero di ghiande, di uomini, di alberi… per un maggior numero di uomini autentici. La Natura dà sempre, ma dà solo possibilità. Per diventare una vera quercia o un vero uomo, si deve fare sforzo.”

(Fritz Peters – La Mia Fanciullezza Con Gurdjieff)

“Colui che desidera la conoscenza, deve compiere da solo lo sforzo iniziale per trovare la sorgente di essa ed avvicinarsi usando aiuti e direzioni che sono a disposizione di tutti, ma che gli uomini regolarmente non desiderano vedere né riconoscere. La conoscenza non arriva da sola agli uomini, se loro da soli non si sforzano.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il primo modo per accrescere la nostra comprensione sta nell’osservare e nello studiare noi stessi. Quando ti rendi conto di non essere uno, di essere molti, di poter magari essere sicuro di qualcosa al mattino e non saperne più nulla nel pomeriggio, proprio tale constatazione costituisce l’inizio.”

(P.D. Ouspesnky)

“Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro situazione, se potessero comprenderne tutto l’orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche per un solo secondo. Comincerebbero subito a cercare una via d’uscita, e la troverebbero molto rapidamente, perchè vi è una via d’uscita; ma gli uomini non riescono a vederla, per la semplice ragione che sono ipnotizzati.”

(P.D. Ouspensky)

“L’uomo è un essere multiplo. Solitamente, parlando di noi stessi, diciamo “io”. Diciamo: io faccio questo, io penso quello, io voglio fare quell’altro. Ma è un errore. Questo io non esiste o, meglio, in ciascuno di noi ci sono centinaia, migliaia di piccoli io. Interiormente siamo divisi, ma soltanto con l’osservazione e lo studio possiamo riconoscere la pluralità del nostro essere. In un certo momento, agisce un “io”, il momento dopo un altro “io”. I nostri “io” sono contraddittori: ecco il motivo del nostro funzionamento disarmonico. Noi siamo delle macchine. Siamo totalmente condizionati dalle circostanze esteriori. Voi non controllate le vostre azioni. Siete macchine, e le circostanze esterne dirigono le vostre azioni senza tener conto dei vostri desideri. La macchina, in ogni uomo, è divisa in tre parti fondamentali, in tre centri. La causa principale della nostra debolezza è l’incapacità di applicare la nostra volontà ai tre centri simultaneamente. Dobbiamo acquisire la “conoscenza di sé”.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ognuno di voi non è che un banale esemplare di automa animato. Probabilmente pensate che, per fare ciò che fate e per vivere come vivete, siano necessari un’«anima» e persino uno «spirito». Ma forse basta una chiavetta per ricaricare la molla del vostro meccanismo. La vostra razione quotidiana di cibo contribuisce a ricaricare questa molla e a rinnovare continuamente l’inutile sarabanda delle vostre associazioni. Da questo sfondo emergono dei pensieri slegati, che voi cercate di connettere insieme presentandoli come preziosi e personali. E, altrettanto, coi sentimenti e le sensazioni passeggere, con gli umori e le esperienze vissute, ci creiamo il miraggio di una vita interiore. L’uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire, e per morire deve prima svegliarsi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ogni uomo ha un repertorio definito di ruoli che recita nelle circostanze ordinarie. Lo studio delle parti che ciascuno recita è un aspetto indispensabile della conoscenza di sè. Conoscere e sviluppare se stessi costituiscono un impegno così importante e così serio, cui bisogna dedicare uno sforzo così intenso, che assumerselo nel modo solito, in mezzo a tutte le altre cose, è impossibile. L’uomo che si assume questo impegno deve metterlo al primo posto nella propria vita, perché la vita non è così lunga da poterla sprecare in cose inutili.”

(G.I. Gurdjieff)

“Voi non volete abbastanza bene a voi stessi, al vostro Sè che ha bisogno e desidera emergere. Cosa servite? C’è qualcosa in voi, un’energia superiore, che merita rispetto. Senza questo servite solo i vostri piaceri. Se non rispettate e servite l’energia più fine che è in voi, e che non siete voi, il lavoro qui non ha senso. L’importante è essere. Se non c’è un vero “Io”, allora l’ego prende il sopravvento. L’energia non può essere senza relazione. Se non serve l’Io intenzionalmente, allora serve l’ego automaticamente.”

(Madame de Salzmann)

“La gente crede nel progresso e nella cultura, ma non vi è nessun progresso di nessun genere. Ogni cosa è esattamente com’era migliaia e decine di migliaia di anni fa. La forma esteriore cambia, l’essenza non cambia. L’uomo resta esattamente lo stesso. Le persone colte e civilizzate vivono con gli stessi interessi dei selvaggi più ignoranti. La civiltà moderna è basata sulla violenza, la schiavitù e le belle frasi. Ma tutte le belle frasi sulla civiltà e il progresso non sono che parole. Progresso e civiltà nel senso reale di queste parole, possono apparire soltanto al termine di sforzi coscienti. Non possono apparire come risultato di azioni incoscienti e meccaniche. Quali sforzi coscienti potrebbe fare una macchina? E se una macchina è incosciente, cento macchine lo sono pure, e mille e diecimila e milioni di macchine. L’evoluzione dell’uomo può essere considerata come l’evolversi in lui di quelle facoltà e di quei poteri che non si sviluppano mai da soli, ossia meccanicamente. Solo questo tipo di sviluppo, solo questo tipo di crescita caratterizza la vera evoluzione dell’uomo. Non c’è e non può esserci alcun altro tipo di evoluzione.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il sesso gioca un ruolo enorme nel mantenimento della meccanicità della vita. Il 75% dei nostri pensieri proviene dal centro sessuale, e colora tutto il resto. Ecco il centro di gravità di tutte le riunioni. Che cos’è che conduce la gente nei caffè, nei ristoranti, alle feste di ogni sorta? Una cosa sola: Il sesso. Ecco la principale sorgente di energia di tutta la meccanicità. Tutto il sonno, tutta l’ipnosi, derivano dal sesso. La meccanicità è particolarmente pericolosa quando le persone non vogliono prenderla per quello che essa è e tentano di spiegarla con qualcosa d’altro. Quando il sesso è interamente conscio di se stesso, e non si nasconde dietro pretesti, non si tratta della meccanicità di cui sto parlando. Al contrario, il sesso che esiste per se stesso e che non dipende da niente è già un gran risultato. Ma il male consiste in questa continua menzogna a se stessi. Il potere del sesso sulle persone è la principale ragione della nostra schiavitù, ma offrendo molte differenti possibilità è anche la nostra principale possibilità di liberazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“Tutta la nostra vita, tutte le nostre abituali maniere di pensare, hanno soltanto uno scopo: evitare shock, sensazioni sgradevoli, spiacevoli percezioni riguardanti noi stessi. E questa è la cosa principale che ci mantiene addormentati, perchè al fine di svegliarci non dobbiamo avere paura; dobbiamo essere tanto coraggiosi da vedere le contraddizioni.”

(P.D. Ouspensky)

“Se vuoi imparare ad amare, comincia con gli animali, perchè sono più sensibili.”

(G.I. Gurdjieff)

“Non so se vedete fino a che punto il mondo atroce in cui viviamo soffre della limitatezza e dell’assenza della coscienza, fino a che punto tutto va secondo la corrente e in senso contrario al bene reale dell’uomo. Malgrado tutto ciò che gli è stato messo a disposizione per un’esistenza orientata verso una crescita interiore, l’uomo è in caduta sempre più rapida, vertiginosa. Per il momento, nessuno può dire quale raccolto per l’avvenire rappresentano i pochi semi di verità gettati in una terra ben lavorata. Occorre da parte di ciascuno di noi molta vigilanza per non addormentarsi ad ogni istante, e questa è la cosa più difficile da chiedere ad un essere umano. Lavorate e rimanete vicini gli uni agli altri. Soltanto la presenza di una vita inteiore reale può dare qualche valore alla vita esteriore, in qualsiasi circostanza. Solo l’uomo che è interiormente attivo cessa di essere un fuscello nelle acque vorticose della vita. Volontariamente, si chiude a qualsiasi influenza inutile. Cerca di distinguere tra ciò che è realmente un nutrimento per il suo essere e ciò che è un veleno o semplicemente un ingombro senza valore.”

(Henriette Lannes – allieva di G.I. Gurdjieff)

Gurdjieff

“Tutte le solite conversazioni della vita ordinaria consistono semplicemente nel versare il vuoto nel nulla. Interrogatevi, guardate bene dentro di voi: tutte quelle discussioni vi hanno mai portato da qualche parte?”

(G.I. Gurdjieff)

“A mio parere, il vostro guaio è che fin dall’infanzia vi è stato inculcato, ed è oramai perfettamente armonizzato con il vostro psichismo generale, un modo automatico di percepire qualsiasi impressione di tipo nuovo, e funziona così bene che vi permette di sottrarvi alla necessità di fare il benché minimo sforzo individuale durante tutta la vostra vita responsabile.”

(G.I Gurdjieff)

“Se in un uomo vi è qualcosa capace di resistere alle influenze esteriori, allora proprio questo qualcosa potrà resistere anche alla morte del corpo fisico. Se in un uomo vi è qualche cosa, questo qualcosa può sopravvivere; ma se non vi è niente, allora niente può sopravvivere.”

(G.I. Gurdjieff)

“La maggior parte della gente trascorre tutta la vita senz’anima, senza padrone interiore. Per la vita ordinaria, l’anima non è affatto necessaria.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il libero arbitrio è una funzione dell’Io reale, di colui che chiamiamo il Padrone. Chi ha un padrone ha una volontà, chi non l’ha non ha volontà. L’uomo ordinario non ha padrone: la vettura cambia continuamente passeggero, e ogni passeggero si autonomina “io”.”

(G.I. Gurdjieff)

“Esci una sera sotto il vasto cielo stellato, alza gli occhi a quei milioni di mondi sopra la tua testa. Forse su ognuno di essi formicolano miliardi di esseri simili a te, persino superiori a te per costituzione. Guarda la Via Lattea. In quell’infinità, la Terra non può nemmeno essere considerata un granello di sabbia. La Terra vi si dissolve, sparisce, e con essa sparisci anche tu. Dove sei? Chi sei? Cosa vuoi? Dove vuoi andare? L’impresa cui ti stai accingendo non potrebbe essere pura follia?”

(G.I. Gurdjieff)

“Diventa te stesso, poi Dio e il Diavolo non avranno più alcuna importanza.”

(G.I. Gurdjieff)

“Non è l’abbondanza di cibo a saziare l’uomo, ma la mancanza di avidità.”

(G.I. Gurdjieff)

“La prima ragione della schiavitù interiore dell’uomo è la sua ignoranza, soprattutto l’ignoranza di sé stesso. Senza la conoscenza di sé, senza la comprensione del moto e delle funzioni della sua macchina, l’uomo non può essere libero, non può governarsi e resterà sempre uno schiavo, in balia delle forze che agiscono su di lui.”

(G.I. Gurdjieff )

“Non credere a nulla che non puoi verificare in prima persona.”

(G.I. Gurdjieff)

“Briciole di verità sono sparse dappertutto, e per coloro che sanno e comprendono, è impressionante constatare come la gente viva a contatto con la verità, e tuttavia sia cieca e incapace di penetrarla.”

(G.I. Gurdjieff)

“Un cambiamento interiore si verifica solo a patto di cambiare atteggiamento verso il mondo esteriore.”

(G.I. Gurdjieff)

“Una cosa l’uomo deve ben comprendere: la sua evoluzione non è necessaria che a lui. Nessun altro vi è interessato, ed egli non deve contare sull’aiuto di nessuno; infatti, nessuno è tenuto ad aiutarlo e neppure ne ha l’intenzione. Al contrario, le forze che si oppongono all’evoluzione di grandi masse umane, si oppongono anche all’evoluzione del singolo. Spetta a ciascuno di noi eluderle. E se un uomo può sottrarsi ad esse, l’umanità non lo può. Comprenderete più tardi come questi ostacoli siano utili; se non esistessero bisognerebbe crearli intenzionalmente, poiché soltanto vincendo degli ostacoli l’uomo può sviluppare in sé le qualità di cui ha bisogno. Queste sono le basi per una visione corretta dell’evoluzione umana. Non esiste evoluzione obbligatoria, meccanica. L’evoluzione è il risultato di una lotta cosciente.”

(G.I. Gurdjieff)

“Di nulla l’uomo è tanto certo come di essere sveglio; in realtà, è catturato da una rete di sonno e sogni che lui stesso ha tessuto. Più fitta è la rete, più potente domina il sonno; quelli che vi restano imprigionati sono i dormienti, che attraversano la vita come un branco di animali diretti al macello: ottusi, indifferenti e spensierati.”

(G.I. Gurdjieff)

“Una certa leggenda orientale narra di un mago ricchissimo che possedeva numerosi greggi. Quel mago era molto avaro. Egli non voleva servirsi di pastori, e neppure voleva recingere i luoghi dove le sue pecore pascolavano. Naturalmente esse si smarrivano nella foresta, cadevano nei burroni, si perdevano, ma soprattutto fuggivano, perché sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle. E a loro questo non piaceva. Infine il mago trovò un rimedio: ipnotizzò le sue pecore e cominciò a suggerire loro che erano immortali e che l’essere scuoiate non poteva fare loro alcun male, che tale trattamento, al contrario, era per esse buono e persino piacevole; poi aggiunse che egli era un buon pastore, che amava talmente il suo gregge da essere disposto a qualsiasi sacrificio nei loro riguardi; infine suggerì loro che se doveva capitare qualcosa, non poteva in ogni caso capitare in quel momento e nemmeno in quel giorno, e per conseguenza non avevano di che preoccuparsi. Dopo di che il mago introdusse nella testa delle pecore l’idea che esse non erano affatto pecore; ad alcune disse che erano leoni, ad altre che erano aquile, ad altre ancora che erano uomini o che erano maghi. Ciò fatto, le pecore non gli procurarono più né noie né fastidi. Esse non lo fuggivano più, ma attendevano serenamente l’istante il cui il mago avrebbe preso la loro carne e la loro pelle.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ti darò un sacro segreto. Ci sono due correnti, due fiumi. Tu devi attraversare da uno all’altro; sei come il pesce il cui elemento naturale è l’acqua e che è costretto a vivere nell’aria. C’è la corrente abituale che è la vita ordinaria nella quale vivi, e poi in te deve esistere l’altra corrente, che è la tua vita interiore. Devi imparare a vivere in entrambe le correnti contemporaneamente. Finora hai avuto contatto con te stesso solo quando eri da solo, va bene, ora devi imparare con gli altri. Quando sei con una persona, rimani nella tua propria corrente, la tua corrente interiore.”

(G.I. Gurdjieff)

“Gli ostacoli alla crescita dell’Essenza sono contenuti nella personalità.”

(G.I. Gurdjieff)

“Coloro che vivono come porci moriranno come cani.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il più grande errore è credere che l’uomo abbia un’unità permanente. Un uomo non è mai uno. Continuamente egli cambia. Raramente rimane identico, anche per una sola mezz’ora.”

(G.I. Gurdjieff)

“È riduttivo parlare di magia nera, bianca, rossa, etc… non vi è, infatti, né magia rossa, né verde, né gialla. Vi è “fare”. Solo “il fare” è magico. E solo colui che può “Essere” può anche “Fare”. Tuttavia l’illusione suprema dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, ma nessuno fa niente. Tutto accade.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo non ha un Io individuale, al suo posto vi sono centinaia e migliaia di piccoli io separati che il più delle volte si ignorano, non hanno alcuna relazione, o, al contrario, sono ostili gli uni agli altri, esclusivi ed incompatibili. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione. L’alternarsi di questi io, le loro lotte manifeste, di ogni istante, per la supremazia, sono comandate dalle influenze esteriori accidentali. Un piccolo io accidentale può, a un certo momento, fare una promessa, non a se stesso, ma a qualcun altro, semplicemente per vanità o per divertimento. Vite intere trascorrono così, per regolare dei debiti contratti da piccoli io accidentali. La Volontà vera esiste soltanto quando un solo Io governa, quando c’é un “padrone” nella casa. Un uomo comune non ha “Padrone”. Egli é governato ora dalla mente, ora dai sentimenti e ora dal corpo. Spesso l’ordine arriva dall’apparato formatorio e ancora più spesso quest’uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La nostra volontà é la supremazia di un desiderio su un altro. La libera volontà é la funzione del padrone in noi.”

( G.I. Gurdjieff)

“Gli esseri umani credono a tutto quel che sentono dire invece di credere soltanto a quello che hanno potuto riconoscere direttamente attraverso una giudiziosa riflessione, maturata da un “dibattito comparativo” fra tutti i dati già immagazzinati in loro.”

( G.I. Gurdjieff)

“L’uomo, come tutte le altre creature viventi, è sostanzialmente un trasformatore di energia che verrà riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato dell’ecologia cosmica. Tuttavia, a differenza di altre creature, egli può scegliere se partecipare a tutto ciò in maniera attiva oppure passiva. La vita ci è data per uno scopo elevato e tutti insieme siamo tenuti a servirlo; in ciò consiste la nostra ragion d’essere. Tutti gli uomini senza esclusione sono schiavi di questa grandezza. Immaginiamo il rapporto esistente tra una cellula microscopica e il nostro corpo intero. La presenza o l’assenza di una cellula non cambia niente nella vita del corpo. Noi non possiamo esserne coscienti e questo non può avere influenza sulla vita e le funzioni dell’organismo. Esattamente nello stesso modo un individuo distinto è troppo piccolo per influenzare la vita dell’organismo cosmico, con il quale egli si trova (per quanto riguarda le dimensioni) nello stesso rapporto che una cellula ha con il nostro intero organismo.”

(G.I. Gurdjieff)

“Possiamo dire, senza alcuna esagerazione, che tutte le differenze che si notano tra gli uomini si possono riportare a differenze nei livelli di coscienza dei loro atti. Tutta la nostra visione del mondo cambia in relazione al nostro livello di consapevolezza. Più alto esso è, più la comprensione del mondo è vasta; più è basso, più essa scende fino al punto dell’identificazione, che vuol dire essere completamente focalizzati solo su una cosa; il massimo della limitazione percettiva.”

(G.I. Gurdjieff)

“Dobbiamo sempre partire da noi stessi, prendere noi stessi come esempio perchè noi non possiamo vedere l’altro attraverso al maschera che porta possiamo vedere l’altro soltanto se conosciamo noi stessi perchè interiormente gli uomini sono tutti uguali, gli altri sono come noi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Non dimenticate mai che un bastone ha sempre due capi. Che il diavolo può condurvi in paradiso e Dio direttamente all’inferno. Le rose più belle hanno le spine, ed è questo il loro valore.”

(G.I. Gurdjieff)

“Non conoscendo le leggi cui è soggetta la sua opera, l’uomo s’illude di essere lui ad agire, a fare, a costruire, a decidere; non si rende conto di essere dominato, nelle sue scelte, da forze superiori; non vede che cosa lo induce a muoversi in un modo piuttosto che in un altro, a ripetere ciclicamente le stesse operazioni; non riconosce il suo grado di meccanicità, il suo stato di letargia, di autoipnosi, di automistificazione.
In genere l’uomo ha soltanto desideri, e ciò che chiamiamo una volontà forte o debole non è altro che la permanenza più o meno forte dei nostri desideri. La volontà autentica è un potere derivato non tanto dai vari desideri, di regola contraddittori, appartenenti ai diversi “io”, ma derivato dalla coscienza e governato da un io unico e permanente. Soltanto questa volontà agisce e trasforma; può essere definita libera, perché è indipendente dal caso e non può essere modificata o diretta dall’esterno.”

(G.I. Gurdjieff)

“In generale, oggi l’educazione si limita a formare la mente. Il bambino viene costretto ad imparare a memoria delle poesie come un pappagallo, senza capirci niente; e quando ci riesce, i genitori sono contenti. A scuola, dopo aver superato gli esami “con lode”, il ragazzo continua a non capire e a non sentire niente. Rispetto allo sviluppo della mente egli è un adulto di quarant’anni, ma nell’essenza resta un bambino di dieci. Con la mente non ha paura di nulla, ma nell’essenza è un pusillanime; la sua vita interiore è abbandonata a se stessa senza alcuna direzione. La sua morale è puramente automatica, esclusivamente esteriore. Proprio come ha imparato a ripetere le poesie a memoria, così si comporta con la morale. Se un uomo è sincero con se stesso deve ammettere che anche gli adulti, come i bambini, sono privi di morale. La nostra morale è del tutto teorica e automatica. Al bambino si insegna così: “Se qualcuno ti porge la mano, devi comportarti in questo modo”. Tutto ciò è puramente meccanico. In “questo” caso devi fare “quello”. E le cose, una volta fissate, non cambiano più. L’adulto non è diverso. Se qualcuno gli pesta un callo, reagisce sempre allo stesso modo. Gli adulti sono come i bambini e i bambini sono come gli adulti: entrambi reagiscono. La legge esige che i vostri bambini vadano a scuola. Ci vadano pure! Ma voi che siete i genitori, non dovete accontentarvi della scuola. Per esperienza sapete che la scuola fornisce solo nozioni, informazioni, ch’essa sviluppa un solo centro. Dovete quindi sforzarvi di rendere vive quelle nozioni, di colmare le lacune. È un compromesso, ma ogni tanto un compromesso è meglio di niente.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ciò che un uomo pensa di se stesso corrisponde a ciò che egli è in realtà? Qui ci sono un medico, un ingegnere, un artista. Essi sono realmente ciò che noi pensiamo che siano? Possiamo ritenere che la personalità di ciascuno di essi sia assimilabile alla professione, all’esperienza che tramite la professione, o per la sua preparazione, essi hanno acquisito?”

(G.I. Gurdjieff)

“Più sono difficili le condizioni di vita, più sono buoni i risultati del lavoro, sempre ammesso che ti ricordi il lavoro.”

(G.I. Gurdjieff)

“In questo momento della mia vita, al declinare degli anni, dopo aver avuto a sazietà tutto ciò che l’esistenza poteva offrire ad un essere umano e dopo essermi in tal modo completamente disilluso e divenuto imparziale riguardo a tutto, proclamo ora alle orecchie di tutti che: la causa fondamentale di tutte le incomprensioni che sorgono sia nel mondo interiore dell’uomo, sia nei processi di vita in comune tra le persone, è principalmente quel fattore psichico che si forma nell’essere dell’uomo durante il periodo dell’età preparatoria esclusivamente a causa di una cattiva educazione, e la cui stimolazione nel periodo dell’età responsabile fa nascere in lui gli impulsi di Vanità e Presunzione. Affermo categoricamente che la felicità e la coscienza di sè, che dovrebbero esistere sia nell’uomo reale sia in una comune esistenza pacifica tra le persone dipendono dall’assenza in noi del sentimento della Vanità e Presunzione. Il mio più sincero desiderio a questo proposito è che ogni uomo che si sforza di giustificare di fronte alla Grande Natura il suo destino in quanto uomo, e non solo in quanto animale, quel destino assegnato tra tutti gli Esseri della Terra proprio a lui che si comporta come dovrebbe, possa in seguito vedere, tramite i miei scritti, i mezzi che lo aiutino a sradicare dalla sua totalità l’insieme di quei dati in lui cristallizzati che generano ogni tipo di sentimenti di Vanità e di Presunzione.”

(G.I. Gurdjieff – Il Nunzio del Bene Venturo)

“Il corpo vive nello spazio e nel tempo, soggetto alla materia, all’illusione e ai sensi. Lo spirito vive nell’eternità e nella verità. L’anima deve unirli insieme. Il momento presente è il punto di fuga dalla prigione tridimensionale dello spazio e del tempo. Perchè in questo momento presente, “ricordando se stessi”, ci si può mettere in contatto con un luogo fuori dal tempo, eterno. È lì ma bisogna prenderne coscienza, bisogna sentirlo, viverlo. La coscienza è la voce dello spirito che penetra attraverso l’anima verso il corpo, quando i tre stanno “vibrando” insieme. Il “ricordo di sè” fa si che corpo, anima e spirito siano momentaneamente allineati. Ecco perchè nei momenti di “ricordo di sè” non c’è tempo, nè paura, nè dubbio ma solo pura coscienza, silenzio e voce della coscienza. Quando si perde il “ricordo di sè”, il tempo, la paura e il dubbio tornano immediatamente. Il corpo è connesso attraverso l’anima allo spirito, che è fuori dal tempo, immortale. Così tutto ciò che è certezza appartiene allo spirito, tutto ciò che è lotta appartiene all’anima. L’anima è il ponte tra corpo e spirito, tra terra e cielo. Coloro che vivono interamente nei corpi, negli impulsi e nella vanità, si può dire che non hanno un’anima, o che la loro anima è addormentata.”

(Rodney Collin, L’Armonia Cosciente)

“Penso che il divieto di usare alcol, tabacco e altre sostanze non appartenga al vero esoterismo, ma piuttosto allo pseudo esoterismo. Perchè nel vero esoterismo tutto dipende non tanto da ciò che viene fatto esternamente, ma da come viene fatto, per quale motivo, e così via. Quindi molte cose apparentemente molto innocenti possono essere in realtà più pericolose e illegali in un dato momento e per certi tipi di persone, perchè sono meccaniche. Mentre altre cose e azioni che molte persone disapprovano potrebbero al contrario essere utili e persino essenziali, se c’è un significato e una consapevolezza dietro il loro uso. Nell’esoterismo le cose non sono come sembrano.”

(Rodney Collin, L’Armonia Cosciente)

“Nella Parabola del Lavoro del Cavallo, la Carrozza e il Cocchiere, ci paragonano con il Cocchiere che seduto in una taverna, sperpera tutto il suo denaro nel bere. Proprio così, è profondamente addormentato nelle illusioni, nei piaceri, negli odi e nelle fantasie, nel cui livello tutte le sue energie si disperdono senza nessun freno. Dimentica che fu creato come Cocchiere e che realmente ha una vera Carrozza e un Cavallo che lo aspetta, ma oltre o sopra il livello dello stato in cui si è abbandonato, fuori dalla taverna. Le sue energie finiscono nella taverna, mentre invece dovrebbe avere un piano per farle fluire nel Cavallo e nella Carrozza innanzitutto, e spostare tutto l’eccedente non usato ad uno scopo inferiore. Ma affinché questo succeda, il Cocchiere deve svegliarsi leggermente ed andare alla finestra con passi vacillanti e guardare fuori, per così dire, la visione esterna ed avrà bisogno di molti anni per comprenderla, e tuttavia saranno necessari molti anni per ottenere la forza della comprensione che gli permetta di lasciare la taverna e cominciare ad andare, pensare ed agire fuori da essa. Considerate che in questa Parabola sono rappresentati due livelli, l’inferiore nella Taverna, il superiore da ciò che sta fuori da essa. Il Cocchiere deve traslocare da una all’altra, ma, come evidenziato, è una questione di tempo. Dipende dall’azione graduale del lavoro su una persona, in modo tale che quello che sta più in basso, che è più facile, e così più meccanico in lui, inizi ad essere sgradevole. Perché se il sapore continua ad essere lo stesso, l’uomo continua ad essere lo stesso.”

Maurice Nicoll, Commentari Psicologici)

“Bene, perché esiste una parabola? Perché l’insegnamento dei Vangeli s’impartisce in forma di parabole? Sono immagini visive. Il cavallo capisce le immagini visive, il cocchiere comprende le parole, e la parabola mette in relazione ambedue. Le immagini visive sono un linguaggio universale. È il linguaggio dei segni. Il cavallo capisce soltanto il linguaggio universale delle immagini visive. Per questo, se sì vuole controllare il cavallo con la mente , è necessario visualizzare e non semplicemente pensare.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologci)

“L’essere umano è simile ad una carrozza in cui:
il carro rappresenta il corpo fisico
i cavalli rappresentano le emozioni
il cocchiere rappresenta la mente
il padrone che sta all’interno della carrozza rappresenta l’ESSENZA (anima)

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LE CONDIZIONI DEL CORPO FISICO (il carro) dipendono dall’opera di manutenzione che vi presta un cocchiere intelligente, ma anche dal modo in cui esso è trainato dai cavalli. Giacché le condizioni del nostro corpo fisico sono facilmente osservabili e misurabili, esso potrà fornire preziose indicazioni sul grado di padronanza posseduta dal cocchiere sull’insieme del suo tiro.

LE EMOZIONI (i cavalli) Nel termine “emozione” è contenuta la parola “mozione”, cioè moto, movimento. Sono le emozioni che permettono la messa in movimento e questo attraverso il fenomeno del desiderio. Anche se i desideri possono essere molto diversi, ciò non toglie che le emozioni costituiscano essenzialmente un vasto serbatoio d’energia accessibile ad ogniparte di noi. E’ proprio per questo che, in questa analogia, il cavallo rappresenta le emozioni: è lui che possiede l’energia necessaria per tirare il carro, il che lo rende essenziale per la realizzazione del viaggio.

IL COCCHIERE rappresenta la mente. Le funzioni del cocchiere sono in linea di massima queste: trasmettere al padrone del carro le informazioni che provengono dall’esterno; ascoltare gli ordini del padrone in risposta alle informazioni trasmesse. Dominare fermamente i cavalli per guidarli nella direzione indicata dal padrone del carro e prendersi cura con intelligenza del carro.

L’ESSENZA (l’anima, il sé superiore) è il padrone del carro. Comprendiamo quindi quanto sia importante il ruolo della mente, visto che è destinata a fungere da legame fra l’Essenza(anima) e la personalità, (ego), affinché quest’ultima possa esprimere concretamente la volontà del Padrone (cioè dell’Essenza) in questo mondo. Il collegamento tra l’anima e il cocchiere è quello più sottile in assoluto, cioè solo la voce. Il sentire la voce dell’anima si riferisce proprio a questo: l’anima fatica a comunicare con il cocchiere, cioè con il centro intellettuale, proprio perché il collegamento è molto sottile.

Questa analogia evidenzia un elemento molto importante delle emozioni: il comportamento del cavallo dipende essenzialmente dal modo in cui esso è condotto dal cocchiere, il che significa che i nostri stati emozionali sono in gran parte dovuti ai nostri pensieri e non a ciò che succede fuori di noi, come invece siamo abituati a credere.”

“Quando l’individuo incomincia a diventare cosciente di non essere padrone di se stesso, di vivere come uno zombi con il cervello annebbiato, ecco che si mette a considerare le varie strade che può percorrere per tentare di svegliarsi. Solitamente un uomo che cerchi il risveglio, anche se è colto e intelligente, si trova in una situazione quasi senza speranza. Il punto di partenza è la presa di coscienza della condizione disastrosa nella quale ci troviamo, primo perché non riconosciamo neppure il nostro stato di sonno; secondo, perché, anche quando ne siamo consapevoli, non sappiamo che cosa fare per uscirne. La via è data dallo sforzo cosciente e dalla sofferenza volontaria. Lo sforzo cosciente è attenzione, presenza, ricordo di sé; la sofferenza volontaria è invece l’abbandono delle proprie certezze, delle proprie opinioni, della propria affermazione meccanica di se stessi, del desiderio di rassicurazione, del conforto intellettuale del proprio senso di sé con le sue pretese di importanza e di onniscienza. L’importante in questo lavoro è la lotta interiore. Senza di essa passerà il tempo e non vi sarà alcun cambiamento. Dobbiamo imparare a non identificarci dentro, e recitare un ruolo all’esterno. Senza essere forti all’esterno, è impossibile essere forti dentro, e viceversa. Un ruolo è una sorta di croce a cui bisogna essere inchiodati per imparare ad essere attenti senza tregua; è come essere fissati in una cornice che rappresenta il proprio limite. Devo essere cosciente di questo limite, riconoscerlo. Posso allora essere ciò che sono all’interno di questa cornice. Senza il limite del ruolo non è possibile alcuna forza o concentrazione. In questo modo la mia vita esterna diventa come un rito, un servizio per quella interna. L’essenza è la nostra parte più autentica e originale, mentre la personalità è qualcosa di costruito e di posticcio, ossia tutto ciò che viene dalla cultura, dall’educazione, dall’imitazione, dalla tradizione. Come direbbe lo zen, si tratta di scoprire il nostro volto prima della nascita. Tuttavia tale scoperta non dipende soltanto da ciò che possiamo sapere, ma soprattutto da come riusciremo a utilizzare queste conoscenze per sviluppare il nostro essere, la nostra essenza.”

(Maurice Nicoll, Commentari Psicologci)

“Esistono menti che si interrogano, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”

(G.I. Gurdjieff)


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"Qualsiasi preghiera può essere sentita dalle forze superiori e venir esaudita, a condizione che sia ripetuta tre volte: "la prima per il bene o il riposo dell'anima dei nostri genitori; "la seconda per il bene del nostro prossimo; "e la terza soltanto per il nostro bene". "Ritengo quindi necessario, sin dalla prima pagina di questo primo libro pronto per le stampe, di dare il seguente consiglio: "Leggete tre volte ciascuna delle mie opere: "la prima volta, almeno nel modo meccanico in cui vi siete abituati a leggere i vostri libri e giornali; "la seconda volta , come se la leggeste ad un ascoltatore straniero; "e la terza volta cercando di penetrare l'essenza stessa di ciò che dico" "Soltanto allora sarete in grado di formarvi un giudizio imparziale, vostro e soltanto vostro, sui miei scritti. E soltanto allora si realizzerà la mia speranza: che riceviate, secondo la vostra comprensione, lo specifico beneficio che ho previsto per voi e che vi auguro con tutto il mio essere". ("Raccomandazione benevola" per i "Racconti..." di Gurdjieff) Il presente elaborato ha come obiettivo l'introduzione in Italia di George Ivanovich Gurdjieff come filosofo. Infatti, mentre nei paesi anglosassoni egli incomincia ad essere apprezzato come filosofo a tutti gli effetti, in Italia, purtroppo, è ancora quasi sconosciuto, se non fosse per i velati tentativi di esposizione al grande pubblico dei suoi insegnamenti, da parte di artisti quali Franco Battiato, Max Gazzè e i Bluvertigo. Tuttavia, come sempre accade quando qualche perla cade innanzi ai porci, Gurdjieff è spesso menzionato, e il suo messaggio travisato, da libri e siti web cosiddetti "New Age", scritti, creati e gestiti da gente che, non riuscendo a percepire con il proprio essere la sua portata, continua ad auto-ingannarsi cercandosi "al di fuori". Così, tutto ciò che scriverò in questo fascicolo sarà esclusivamente il frutto di una sperimentazione sulla mia persona dell'insegnamento del pensatore armeno. Egli agiva come specchio della verità, uno specchio particolare dalla "forma" strana, che, in quanto tale, la rifletteva a suo modo. Guai quindi a considerare Gurdjieff un detentore di chissà quali verità. Ognuno di noi, rapportando l'essenza del suo lavoro alla propria persona, potrà verificarne il peso. Tutto ciò, tramite la nostra personale esperienza. Così, attraverso i miei risultati, esporrò lo studio di tre libri, uno dei quali scritto da Gurdjieff stesso: "I Racconti di Belzebù a suo nipote", George Ivanovich Gurdjieff, 1999 Neri Pozza Editore, 1024 pg. "L’insegnamento di Gurdjieff", Kenneth Walker, 1976 Casa Editrice L'Astrolabio, 164 pg. "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", P.D. Ouspensky, 1976 Casa Editrice L'Astrolabio, 429 pg. L'esposizione non potrà necessariamente essere lineare, in quanto, essendo il suo insegnamento "un organismo vivente", ogni cosa rimanda ad un'altra in maniera continua, quasi come un gioco di scatole cinesi, e non potrà seguire un sistema vero e proprio, poiché, per loro natura, i concetti sono da ritrovare pian piano in sè e quindi, allo stato attuale del lavoro, ho a disposizione solo pochi frammenti. Così, se mai il sistema esiste e verrà carpito, di certo non è alla mia portata di mano. Tuttavia, si rispetterà la massima scientificità (logica e provvisoria coerenza) attraverso l'utilizzo di un linguaggio che, se pur discostandosi da quello prettamente filosofico, saprà avvicinare Gurdjieff, con l'aiuto di profondi contenuti, ai pensieri dei più grandi filosofi occidentali, provando il suo essere riuscito a penetrare ed analizzare più di tutti il "mondo della vita"... Dopotutto, chi più di uno specchio è amico della Verità? Il lavoro di ricerca e sperimentazione è iniziato circa 14/15 mesi fa. Come ci sono arrivato, lo si capirà più in là, così come la preghiera suddetta. Nella lettura del libro di Gurdjieff, ho seguito le indicazioni della "Raccomandazione": dapprima, ho letto meccanicamente il testo con molteplici lacune di comprensione, in seguito l'ho riletto (frazionandolo nell'intervallo di circa 7/8 mesi) cercando di trasformare i contenuti sotto forma di piccoli disegni, simboli e didascalie collegate (come se lo spiegassi ad un ascoltatore straniero... quale forma più unificante di quella dei disegni e dei grafici?), infine ho descritto quelle idee rivedendo i suddetti fogli, cercando di non perdere nulla dell'originale messaggio, sempre rapportandomi per opportuni approfondimenti al testo originale, riformulandolo (terzo stadio). In seguito ho collegato i vari punti con i contenuti più diretti ed esplicativi di altri due libri, studiati e catalogati quasi alla stessa maniera. Il tutto è stato rivisto e adattato per l'esposizione in sede d'esame, attraverso opportuni riferimenti a tutte le discipline studiate: in particolare, per quanto riguarda la filosofia, sono stati citati quasi tutti i filosofi analizzati quest'anno, cercando di sottolinearne più le analogie col pensiero del filosofo armeno, che le differenze. Infine, occorre ricordare che i riferimenti sono stati limitati (uno per ogni autore): ovviamente si tratta solo di input che non escludono altre significative analogie che, per rispettare lo scopo del lavoro, e cioè quello di presentare i cardini principali del filosofo Gurdjieff, sono stati volutamente omessi. Non verrà effettuata una dettagliata descrizione dei "Racconti" in quanto esso è un testo pensato e scritto per "estirpare dal pensiero e dal sentimento del lettore, spietatamente e senza il minimo compromesso, le credenze e le opinioni, radicate da secoli nello psichismo degli uomini, riguardanti tutto ciò che esiste al mondo" in maniera tale che il lettore risulti all'oscuro di tutto ciò che inconsapevolmente accade nei suoi quadri di pensiero. Così il testo è talmente complesso sia nella sua trama che nella sua articolazione, così come molto dispersivo e rigoroso, che una sua iniziale ed esaustiva descrizione risulterebbe a dir poco fuorviante. Inoltre esso, muovendo le mosse da basi di "fantastoria" e "fantageografia", potrebbe essere frainteso o meglio non ben considerato per quanto riguarda il suo messaggio intrinseco aspaziale e atemporale. Così, nella descrizione dei capisaldi fondamentali del suo pensiero attraverso i due restanti libri, porrò, quando opportuno, significativi riferimenti al testo di Gurdjieff. Cenni di vita Nato nel Caucaso intorno al 1866 (nell’odierna Gumri russa, ma a quei tempi Alexandropolis armena) da un’antica famiglia greca emigrata più di cento anni fa dalle colonie greche dell’Asia Minore, Gurdjieff ebbe l’opportunità di incontrare uomini straordinari dai quali acquisì la convinzione che qualcosa di vitale importanza mancava nella considerazione dell’uomo e del mondo nella letteratura e nella scienza europee. Era stato indirizzato agli studi di medicina e di teologia, ma l’insoddisfazione che provava per i limiti di quel tipo di educazione lo condusse a cercare altrove e per proprio conto. Viaggiò per molti anni attraverso l’Africa, l’Asia e l’Estremo Oriente, raggiungendo luoghi la cui esistenza è insospettabile anche per i più accurati esploratori. Dove realmente riuscì a spingersi non è possibile dirlo, e anche quel che lui stesso rivela nel volume "Incontri con Uomini Straordinari" è velato a tal punto da metafore che le vaghe coordinate geografiche risultano impenetrabili. Nel 1922 fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonioso dell’Uomo al Castello del Prieuré di Fontaineblau, nei pressi di Parigi. Qui il "lavoro su se stessi" da lui proposto prese una pianta stabile attirando, tra gli altri, diversi intellettuali e artisti europei. Nel 1924 organizzò in America un’altra branca dell’Istituto, dando per l’occasione una dimostrazione delle "danze sacre", da egli apprese e riformulate, accompagnate al pianoforte dalle musiche elaborate assieme al musicista russo Thomas De Hartmann. Qui divennero suoi seguaci scrittori come Margareth Anderson, filosofi come Alfred Orage, architetti come Frank LloydWright. In particolare, il famoso regista Robert Lepage ha allestito, nel 1998, uno spettacolo teatrale intitolato "La Geometrie des Miracles" che tratta del rapporto tra il già citato architetto americano e Gurdjieff. Al ritorno dall'America, Gurdjieff rimase gravemente ferito (ma miracolosamente vivo) in un terribile incidente d’auto che lo costrinse ad interrompere il lavoro pratico al Prieuré per intraprendere la trasmissione scritta delle sue idee, che avrebbe preso poi la forma di opere come "I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote", il già citato "Incontri con Uomini Straordinari" e "La Vita Reale". Nel 1948 decise di riprendere l’attività più estesa: purtroppo un anno dopo sarebbe stato fermato dalla morte. Il libro del più importante discepolo di Gurdjieff, P.D. Ouspensky, ha come cornice temporale lo scoppio delle rivoluzioni russe del 1917. Quest'ultimo racconta dei suoi incontri in gruppi con il maestro armeno George Gurdjieff, svolti a San Pietroburgo e in altre vicine località. Dapprima egli manifestava le sue perplessità riguardo l'efficacia di scuole alla maniera orientale, in cui si chiedeva, sotto l'aura del miracoloso e dell'esotico, tutto e subito, in quanto, a lungo andare, portavano a mentire a sè stessi o alla più semplice seduzione. Tuttavia, Gurdjieff ebbe un'impressione sorprendente nei suoi confronti: Ouspensky, fortemente interessato al problema delle relazioni fra l'uomo e l'universo, trovò, per la prima volta, delle risposte più vicine al suo tempo, o meglio lo sprone per domande le cui risposte non potevano essergli offerte dall'esterno solo dopo aver abbandonato la propria condizione ordinaria in maniera definitiva. "Egli dava quell'impressione inattesa, strana e quasi allarmante di un uomo mal travestito, la cui vista ci imbarazza, perchè vediamo che non è ciò che pretende di essere e dobbiamo tuttavia parlare e comportarci come se non ce ne accorgessimo", questa l'impressione del suo primo incontro. In una simile condizione di disagio l'ascoltatore avvertiva la fragilità dei comuni ruoli definiti (fra cui anche il proprio) con la consapevolezza della presenza di un qualcosa di diverso (contrasto), che si serviva della propria immagine per comunicare con il suo "diverso", che proprio nelle condizioni di disagio interpersonale subordinava il fittizio ruolo suddetto. Infatti se l'ascoltatore se ne fosse accorto e si fosse comportato di conseguenza, avrebbe creato o adattato uno dei suoi ruoli alla situazione. "Mi piace la recitazione, è tanto più reale della vita" Oscar Wilde " I love acting. It is so much more real than life" (The picture of Dorian Gray) Anche se durante il lavoro egli avesse trovato delle affinità di metodi o idee di altre scuole o correnti filosofiche orientali, e, perchè no, anche occidentali, ciò non avrebbe implicato il carattere imitativo delle teorie dell'armeno, in quanto il livello di comprensione delle stesse è necessariamente diverso. Ad esempio, l'uso delle droghe può assumere vari significati tra una scuola e l'altra. Secondo Gurdjieff, potenti narcotici o droghe quali l'haschich e l'oppio, potevano far conoscere all'interessato, attraverso la percezione di uno stato superiore di coscienza, fin dove egli poteva arrivare dopo un lavoro prolungato e senza mezze misure sulla propria coscienza ordinaria. Il panismo, come annullamento nell'assoluto, raggiunto dai poeti tardo-romantici e decadenti, attraverso l'utilizzo di droghe come, ad esempio, l'assenzio, come stato di coscienza abnorme in cui l'io che percepisce si fonde con l'oggetto, molto si avvicina al concetto suddetto, per il quale la droga assume una collocazione più precisa rispetto alla tendenza al mistero della critica contemporanea. Gurdjieff ammetteva chiunque ai suoi gruppi, a condizione, però, che ognuno di loro versasse una cifra adeguata, e per quei tempi di crisi quasi esorbitante, pari a circa mille rubli l'anno, somma necessaria per un futuro lavoro scientifico. In realtà di questo lavoro scientifico, non si seppe più nulla, se non il fatto che tutti quei soldi furono utilizzati, secondo Gurdjieff, per comprare case e terreni in Armenia e in Turkestan riservati effettivamente per le successive fasi del lavoro. A prescindere dall'effettiva utilità per il lavoro di tali somme di denaro, è importante riflettere sul perchè dei mille rubli l'anno. E per far ciò, accennerò a quel breve racconto contenuto nell'atipica introduzione ai "Racconti", in cui un Curdo della Transcaucasia, fuori paese per lavoro, sulla strada del ritorno, attirato dal colore rosso vivo di un frutto particolare di una bancarella, ne acquistò fin quanto potè spendendo tutto il denaro rimastogli. Al tramonto, si fermò per mangiare i suoi frutti, ma "cominciò a sentirsi bruciare tutto all'interno". Noncurante di ciò, continuò a mangiare finchè un viandante lo incontrò e gli suggerì di guardarsi bene dal continuare a mangiare del cibo "insolito e non adatto alla sua natura". Tuttavia il Curdo rispose: "Ah no! Non sia mai! L'ho pagato coi miei ultimi sei soldi. Anche se l'anima dovesse schizzarmi dal corpo, lo mangerò fino all'ultimo pezzo!". Gurdjieff, mentre utilizza il suddetto racconto come deterrente alla lettura dell'intero libro, gioca sulla caratteristica peculiare dell'uomo per cui egli si sente in dovere di dover utilizzare fino all'ultima goccia i benefici del suo denaro, e più in particolare, sul fatto che un uomo apprezza la qualità del suo prodotto solo se il prezzo da pagare è elevato. In questo modo, il futuro allievo potrà capire che non si può avere niente per niente, che la conoscenza non può essere donata, perchè anche la strada dell'insegnamento richiede fondi, e, da parte dell'allievo, richiede immensi sforzi. Così i deboli nella vita, incapaci di fare sforzi all'esterno per racimolare quella somma in quanto non motivati a sufficienza, sarebbero risultati altrettanto deboli nel Lavoro. Se i poveri avessero personalità non ci sarebbero difficoltà a risolvere il problema della povertà" O.W "If the poor only had profiles there would be no difficulty in solving the problem of poverty" (Phrases and philosophies for the use of the young) Alla base dell'idea di gruppo, prerequisito fondamentale per chi avesse voluto entrarvi, era la consapevolezza della meccanicizzazione della vita, tuttavia non intesa comunemente come progressiva tendenza da parte dell'uomo moderno a lavorare, con la macchina, come una macchina, e quindi senza il pensiero appropriato, ma come condizione di fatto, di ieri e di oggi, secondo la quale gli uomini non sono altro che macchine che reagiscono a influenze esteriori. Così lo studio degli uomini dovrebbe divenire invece "meccanica", quindi studio delle macchine umane, piuttosto che psicologia, la quale studia gli "uomini". Per la differenza fra uomini e macchine umane, cui si rimanda in seguito, basta ricordare che la condizione dell'uomo ordinario è quella di macchina, e che si diventa "uomini" solo dopo un'adeguata evoluzione interiore. Così la psicologia applicata all'uomo comune diventa del tutto fuori luogo. Ora, il lungo cammino di liberazione dalla meccanicizzazione della vita è quello di "fare meccanica" e quindi studiare se stessi. Di conseguenza, la meccanicità implica un assenza di controllo, l'impossibilità di sapere Fare, in quanto in noi, niente è indipendente, "tutto accade". "Quando avremo scoperto tutte le leggi scientifiche che governano la vita, ci accorgeremo che il solo a nutrire più illusioni del sognatore è l'uomo d'azione" Oscar Wilde "When we have fully discovered the scientific laws that govern life, we shall realize that one person who has more illusions than the dreamer is the man of action" (The Critic as Artist) Era fondamentale che un gruppo fosse consapevole di essere un gruppo. In effetti, Gurdjieff non poteva creare alcunchè; era il gruppo che doveva crearsi da sè, era il gruppo che doveva prendere coscienza dell'essere tutti quanti prigionieri della prigione senza sbarre della vita. Ognuno doveva esserne consapevole, tutti insieme dovevano essere uniti da un unico fine, evadere dal carcere. Come riuscirci? Il primo passo era quello della collaborazione fra tutte le parti: così come in un carcere, ognuno doveva provvedere ad un qualcosa che aiutasse loro nella fuga, e ognuno dipendeva necessariamente dagli esiti dell'altro, così nel gruppo nessuno poteva agire indipendentemente dall'altro. Era quindi necessaria un'organizzazione che culminasse nell'aiuto esterno da parte di un evaso, un uomo già "libero" che poteva rendere il tutto finalizzabile. Affinchè Gurdjieff verificasse il grado di consapevolezza dell'intero gruppo prima, e di ogni singolo componente dopo, egli era solito rendere estremamente difficili gli incontri, creare degli ostacoli coscientemente... e soprattutto affinchè Gurdjieff non sprecasse il suo tempo... il tutto per sperimentare il loro effettivo interesse. Non si conoscono ancora le tappe compiute da Gurdjieff nel suo cammino verso la Conoscenza, e quindi come egli sia riuscito a diventare da semplice prigioniero un prodigo evaso. Certo è che egli, vivendo in un'atmosfera fiabesca (vedi "La Vita"), fatta di leggende e di tradizione, fu molto affascinato dalla ricerca del 'miracoloso', del 'misterioso', più in generale della Conoscenza. Si potrebbe obiettare che se la Conoscenza implica il mistero, allora essa è tenuta segreta, isolata. Tuttavia essa è stata coperta da un alone di mistero dall'esterno, è stata definita dalle macchine all'esterno come un qualcosa di segreto e misterioso, in quanto l'acquisizione della stessa non è certo una sciocchezza, comporta fatica, dedizione al Lavoro. Essa non si può forzatamente insegnare. Non può diventare proprietà comune. Infatti la Conoscenza sta all'umanità intera, come le sabbie del deserto stanno alle acque degli oceano, "sono in quantità invariabile e strettamente misurata". Così la Conoscenza ha tutte le caratteristiche della materialità, è concentrata a pochi, in quanto se tutti avessero poco e niente, allora avremmo sprecato la Conoscenza. Il problema della società Occidentale odierna è che, se pur la Conoscenza, a causa delle continue guerre, è da recuperare esclusivamente in frammenti (processo alquanto arduo), la gente ignora il desiderio di Conoscere. "Il pubblico ha un'insaziabile curiosità di conoscere tutto, tranne ciò che vale la pena di conoscere"Oscar Wilde "The public have an insaziabile curiosity to know everything, except what is worth knowing" (The soul of man under socialism) Il desiderio implica la volontà di emanciparsi dalla propria condizione di macchina per diventare "uomini". Ciò significa che le "somme qualità possono" appartenere all'uomo, abbiamo qualità latenti che hanno bisogno di essere sviluppate. Così diviene necessario rappresentarsele e quindi comprenderle per poi raggiungerle: al massimo dello sviluppo interno, l'uomo sarà provvisto di quattro corpi compenetrati, via via sempre più sottili che possono lavorare in modo indipendente e quindi, oltre che resistenti alle influenze esteriori, resistenti anche alla morte di uno dei quattro corpi, il corpo fisico. Immortalità? Non nell'accezione moderna. La creazione di ulteriori corpi è un processo graduale chiamato "cristallizzazione" che può avvenire su qualsiasi base. Esso inizia attraverso una lotta incessante, un frizionamento continuo fra il Sì e il No... se un uomo vive senza lotte interne, se in lui tutto accade senza opposizione, semplicemente seguendo il vento, svanisce per lui ogni possibilità di cambiamento. Il contrasto può e deve essere superato, e finisce là dove ha fine la completa cristallizzazione del "corpo astrale". Esso avrà la possibilità di penetrare in un nuovo corpo fisico (reincarnazione) o continuare a vivere anche molto tempo dopo la morte del corpo fisico fino ad una morte definitiva. A prescindere da ciò, è importante notare come la fine dei sacrifici interni, delle rinunce, delle privazioni, coincida con la fine del rispetto delle passate leggi esterne, in quanto da questo momento in poi "egli è per se stesso la propria legge". La terza formula kantiana per la ragione pratica "pura", per quale bisogna agire in modo che la volontà, in base alla massima, possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice, assieme alle prime due formule, descrive proprio le tappe da seguire affinchè un uomo possa diventare legislatore di se stesso, e quindi diventare la propria legge. Gurdjieff parlava ai suoi discepoli dell'uomo e della sua possibile evoluzione in quattro corpi attraverso il simbolo di una carrozza: la carrozza stessa rappresentava il "corpo fisico" o "carnale", il cavallo rappresentava i sentimenti, i desideri e quindi il "corpo naturale" o "astrale"; il cocchiere rappresentava il pensiero e quindi il "corpo spirituale"o "mentale"; infine il padrone della carrozza rappresentava la completa volontà e quindi il "corpo divino" o "corpo causale", cioè quel corpo che porta in sè le cause delle sue azioni, quel corpo che è indipendente da cause esteriori. Al contrario del corpo fisico che, sia ben chiaro, può vivere (così come l'uomo comune vive) benissimo da solo, senza necessariamente sviluppare i restanti tre corpi. Tuttavia può capitare, a volte, che l'interessato "creda" di possedere altri corpi e lo faccia conseguentemente credere agli altri. Questo accade in quanto il corpo carnale lavora con le stesse sostanze degli altri corpi anche se in esso quest'ultime non hanno la possibilità di cristallizzarsi, e quindi non gli appartengono. Inoltre le funzioni del corpo fisico sono analoghe alle funzioni degli altri: esse sono parallele. Tuttavia mentre per l'interessato è il corpo fisico che comanda le funzioni, nell'uomo interamente sviluppato tutto fa capo al corpo superiore o divino. Accade infatti che nell'uomo che inganna se stesso, le nuove impressioni vadano subito direzionate al corpo fisico, invece di venir distinte e catalogate nei corpi corrispondenti. Ed è per questo che, se una nuova determinata impressione viene assimilata, grezza, dal corpo fisico che per sua natura è "imitatore", la stessa rimarrà per sempre tale (e quindi non potrà essere modificata, ampliata o addirittura cestinata) se, per una seconda volta, la stessa sarà stata ricevuta alla stessa maniera da un'altra fonte. Ecco che Gurdjieff parla di macchine per le quali l'immaginario può essere percepito come reale, e ognuno rimane prigioniero nel proprio film. Tuttavia una forte o debole "volontà" dell'uomo macchina, che può darsi si illuda della sua evoluzione, può di certo esistere ma è esclusivamente dovuta dalla maggior o minore permanenza dei desideri e delle impressioni corrispondenti, che fungono da auto-tranquillanti per celare il vuoto, l'abisso non ancora esplorato. Purtroppo, per questo tipo di uomo (molto comune, direi) niente è duraturo, niente è veramente proprio o cristallizzato, tutto è in balia dell'accidente. Non ha niente, ma sembra tutto. Cosa si può desiderare di più? Oscar Wilde He has nothing, but looks everything. What more can one desire? (The Importance of Being Earnest) Il processo di sviluppo dei corpi superiori fu paragonato, da Gurdjieff, ad un alambicco (apparecchio per la distillazione). In esso vi sono tante polveri metalliche, più o meno stabili, che però si muovono a seconda degli impulsi, e che quindi corrispondono ai diversi tipi di impressioni, influenze esterne. Una lotta interna di frizione Sì/No agisce da fuoco che condensa le diverse polveri in differenti composti chimici, di certo molto più stabili ("corpo astrale"). Essi hanno delle proprie caratteristiche: peso specifico, conducibilità... è necessario magnetizzarle o renderle radioattive affinchè influenzino l'esterno ("corpo mentale"). Tuttavia tutte le suddette proprietà potranno anche essergli sottratte per diverse cause, se non fosse per la formazione del quarto corpo o "corpo causale" che reca in sè l'immortalità. Tutto ciò poteva essere raggiunto attraverso delle vie strette e anguste, non comuni. Esse erano tre: la via del fachiro, la via del monaco, la via dello jogi. La via del fachiro, alquanto mis-compresa dagli occidentali, consiste nella lotta contro il corpo fisico, trascurando tutte le emozioni e l'intelletto. Lo stare giorni e giorni ritti su di un piede su di una colonna era esclusivamente mirato ad afferrare la volontà, il pieno controllo sul corpo fisico. La via del monaco, invece, tendeva a lottare contro i sentimenti, attraverso la sottomissione al sentimento più ampio, la fede. La via dello jogi, infine, era la via dell'intelletto, la via dell'elaborazione dei concetti fondamentali. Tuttavia, tutte le suddette vie svolgevano un lavoro incompleto in quanto, se pur ognuna giungeva al pieno controllo su uno dei tre corpi, rimanevano comunque incapaci di trarre profitto da tutti i benefici che potevano invece essere raggiunti attraverso un duro Lavoro simultaneo su tutti i tre corpi. Un fachiro che avesse portato a termine il suo fine, avrebbe certo potuto intraprendere la via dello jogi... ma purtroppo sarebbe stato ormai troppo vecchio, e quindi il suo Lavoro degno ma incompleto. Il fachiro imitava il maestro in tutto, in quanto, come accennato sopra, il "corpo" di competenza lavorava in modo naturale sul principio dell'imitazione. Il monaco era completamente sottomesso al maestro, obbediente senza riserve, in quanto il suo unico fine e la sua unica speranza erano quelle di servire Dio, anche se la sua idea di Dio o di servizio celavano molte contraddizioni. Quest'ultime erano infine risolte dallo jogi, il quale doveva sia imitare che credere nel proprio maestro, per poi divenire maestro di sè stesso. Le vie possono unicamente presentarsi dinanzi a coloro che abbiano già rinunciato a tutto ciò che li circonda, il loro è un morire al mondo. Le vie, infine, non potranno mai essere comprese se si ammette la possibilità di evoluzione interna senza aiuto, in quanto ciò implicherebbe uno sviluppo inevitabile che però è (vedi sopra) illusorio e dannoso. "Ci sono molte cose che getteremmo via, se non temessimo che altri le potessero raccattare" O.Wilde There are many things that we would throw away, if we were not afraid that others might pick them up. (The picture of Dorian Gray) La "Quarta Via" non esige invece il rifiuto della vita comune. Le condizioni normali di vita, infatti, sono senza dubbio le migliori, perchè nelle loro difficoltà e nelle loro pause, rivelano ciò che effettivamente l'uomo è. Così all'isolamento suddetto si preferisce talvolta la solitudine. In effetti, la quarta via deve essere trovata da sè in quanto non ha una forma definita: diventa possibile lavorare sulle condizioni di vita che gli sono naturali, in quanto da lui stesso create a sua misura, ed ogni altro stato esterno d'essere si rivelerebbe artificiale, e quindi non finalizzabile al Lavoro su tutti i lati del suo essere. Altro requisito è la comprensione del Lavoro in quanto, oltre al lavorare sull'esterno (azione), dovrà assicurarsi da sè della verità che gli sarà stata riferita. Un altro dei possibili benefici della quarta via è quello di potere agire contemporaneamente (vedi sopra) su tutte le sfaccettature del proprio essere, riuscendo a carpire la volontà sulle tre funzioni. Essa è la via dell'uomo "astuto" perchè conosce il "segreto" dell'Evoluzione, sostanze esterne che se somministrate in un istante, possono far raggiungere in un solo attimo gli stessi identici risultati dei lavori del monaco, dello jogi o del fachiro. L'Evoluzione, quindi, vista come sviluppo di poteri latenti preesistenti, è unicamente possibile per il singolo ed è impossibile per le masse... in un corpo la morte di una cellula qualsiasi non è avvertita, non influisce minimamente su resto dell'organismo. Allo stesso modo, la morte al mondo, anche attraverso la quarta via, non influisce ai fini del "reciproco sostegno". "Dentro di me vivono la mia identica vita dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo... io a quale corpo appartengo?" (da "Beta" dell'album "Pollution",1972, Franco Battiato) Tale Evoluzione non ha niente a che fare con il concetto tanto bistrattato di evoluzione moderna. Certo, è molto difficile pensare all'evoluzione e non pensare di rimando all'idea di progresso. Tuttavia, questo tipo di evoluzione dipende esclusivamente dalla Natura. Solo un pensiero così teorico e così separato dai fatti quale il pensiero moderno, poteva concepire un'evoluzione "meccanica" indipendentemente dalla Natura, o addirittura, una graduale conquista della stessa. L'umanità non progredisce e non evolve... ciò che ci sembra essere progresso non è che una parziale incosciente modificazione che in seguito viene immediatamente controbilanciata da tendenze di modificazione opposta (vedi bipolarismo umano). La vera Evoluzione è personale e cosciente. "L'umanità non ha mai saputo dove stesse andando, ecco perchè non è mai riuscita a trovare la sua strada" Oscar Wilde "It is because Humanity has never known where it was going that it has never been able to find its way" (The Critic as Artist) Lo sviluppo dell'uomo, la sua Evoluzione, avviene attraverso due linee: la linea del sapere e la linea dell'essere. L'uomo moderno, sebbene consideri la possibilità di un sapere maggiore in una persona rispetto ad un'altra, postula ancora una differenza netta e senza misure fra essere e non essere, senza quindi lasciar spazio ad un possibile maggior grado d'essere di una persona rispetto ad un'altra. Ciò è facilmente comprensibile, in quanto, mentre siamo più o meno capaci di stabilire, di misurare il grado di sapere attraverso tests e simili, l'essere rimane una dimensione inafferrabile, non misurabile, quindi non sperimentabile e così inesistente. Questa dicotomia fra essere e sapere è ancora molto lacerante all'interno del tessuto sociale, e non meno sentita. Proprio nel momento in cui l'uomo occidentale tenta di avvicinarsi all'essere, trova in sè un'assenza di volontà libera, la mancanza di un ego permanente, incapacità di Fare e di manovrare la propria vita, una non lucidità di coscienza. Al contrario, l'unica conquista dell'essere occidentale consiste nel sonno, nè più nè meno. Ora, lo sviluppo delle due suddette linee deve necessariamente avvenire di pari passo, in modo simultaneo, affinchè non si occorra in casi di preponderanza assoluta del sapere rispetto all'essere o viceversa. La Comprensione è quindi la giunzione tra sapere ed essere, è lo stadio attraverso il quale, a qualsiasi livello, è possibile risvegliarsi, anche se purtroppo molti sono ormai irrecuperabili... e tra questi i casi di "deboli jogi" e "stupidi santi". Più il dislivello fra le due linee è accentuato, meno usufruiamo di Comprensione. In effetti, mentre il sapere interessa esclusivamente "un centro" e cioè quello intellettivo, la Comprensione richiede un'armoniosa partecipazione e coinvolgimento di "tre centri", e cioè il "centro motore", "il centro emozionale" e il centro sopra menzionato. Si ritornerà più in la per l'approfondimento riguardo il significato dei centri e il loro rapporto con i "corpi" già descritti. Quando il Lavoro non è simultaneo, ecco che l'uomo tende a "nominare" l'oggetto o gli oggetti della sfumata Comprensione. Tuttavia trovare un nome non significa "Comprendere". Appare chiaro che per ognuno di noi, o più in generale per diversi gruppi, ogni nome si caratterizza per un diverso significato. Due uomini possono, con profonda convinzione, dire la stessa cosa, ma con parole diverse, e discutere senza sosta senza sospettare che il loro pensiero è identico. "A me piace sostenere da solo tutta la conversazione. Si risparmia tempo e si evitano discussioni"O.W. "I like to do all the talking myself. It saves time and prevents arguments." (The Remarkable Rocket) Ecco che nasce l'esigenza di definire il "centro di gravità" delle parole, cioè garantire la stabilità delle "posizioni" di ogni singolo concetto in modo univoco. Così se ammettiamo l'Idea Evoluzione (naturalmente opposta all'involuzione meccanica) come punto di partenza, come definitivo punto di vista attraverso il quale ogni parola all'interno è collegata in modo stabile, come quindi "centro di gravità permanente", il successivo passo da compiere è la conoscenza del posto dell'oggetto in questione nella "scala evolutiva cosciente". Su questa base si fonda il "principio di relatività". Si potrebbe incominciare dall'oggetto a noi più vicino e quindi l'uomo stesso. Così possiamo facilmente catalogare sette differenti tipologie di uomini: "l'uomo uno" ha il proprio centro di gravità nel centro motore e il sapere è basato sull'imitazione; "l'uomo due" ha il centro di gravità nei sentimenti e il suo sapere si fonda su ciò che piace o addirittura non piace; "l'uomo tre" ha il centro di gravità nel centro intellettuale e il suo è un sapere letterale. Ebbene ognuno di noi nasce in una di queste tre tipologie, condizioni da cui noi tutti partiamo vincolati dalla Soggettività. "L'uomo quattro" è già un uomo che possiede un "centro di gravità permanente", ormai non più invischiato nella confusione della Soggettività. Gli uomini 5,6 fino ad arrivare alla completa realizzazione nell'uomo 7, costituiscono le restanti tipologie il cui raggiungimento comporta necessariamente un Lavoro. Allo stesso modo, vi sono sette concezioni del mondo, sette cristianesimi e così via. In questo modo, è necessariamente impossibile e inimmaginabile che uno stesso concetto sia compreso allo stesso modo fra i "sette uomini". Diventa chiaro che, allo scopo di preservare certi insegnamenti da manipolazioni incoscienti e da fraintendimenti (legittimi), è quantomeno utile non comunicare "verità" a livelli inferiori. "Le edizioni a buon mercato di grandi libri saranno forse dilettevoli, ma le edizioni a buon mercato di grandi uomini sono assolutamente detestabili" Oscar Wilde "Cheap editions of great books may be delightful, but cheap editions of great men are absolutely detestable" (The Critic as Artist) Se l'Evoluzione si fonda "sull'Ottava", la seconda legge fondante di Tutto Ciò Che Esiste si basa sulla "legge del tre". "L'okinadokh", insieme delle vibrazioni del "Sole Assoluto" che pervade "l'eternokrilno" o sostanza primordiale, è costituito dai "tre principi sacri del Theomartmalogos sacro", o meglio i tre principi del Verbo, quelli della "Santa Affermazione", della "Santa Negazione" e della "Santa Conciliazione". All'origine era il Verbo, costituito dalle tre suddette forze che, assieme, formavano un sol tutto nell'Assoluto. Esse crearono ai loro punti di congiunzione dei mondi o "fenomeni". Così le tre volontà, prima plasmate e unite, diventarono separate, tre coscienze, tre unità. Ciascuna forza conteneva in sè le possibilità delle tre, e al tempo stesso manifestava un Principio. Da qui in poi, l'Assoluto non più governa il loro lavoro creativo e il punto di incontro delle successive giunzioni divien via via sempre più accidentale e meccanico, rasentando il caos. Dalla formazione dei mondi suddetti, si passa alla formazione dei "mondi di second'ordine" e così via. Le "vibrazioni attive" del sole (energia solare e quindi principio attivo) per mezzo dello spazio "vuoto" o meglio sostanza primordiale ("vuoto" interstellare e quindi principio passivo....anche se tanto vuoto non è) contribuiscono all'aggregazione della materia dei pianeti (nascita pianeti e quindi principio neutralizzante... non percepibile sensorialmente). E' importante notare come la formazione di nuovi mondi sia sempre regolata dalla "legge del tre", secondo la quale ogni "livello di materia" è sottoposto a tante leggi quante sono la somma delle leggi dei "livelli superiori di materia" con le proprie e necessarie tre leggi caratteristiche dimensionali. La catena di mondi, i cui anelli sono l'Assoluto, rappresentano il "raggio di creazione". Ovviamente non esiste un solo raggio (cui appartiene la Terra) ma ve ne sono tanti quanti i raggi dell'Assoluto. La catena suddetta comprende,sempre e comunque, otto differenti "livelli di materia". Le tre forze continuano ad agire nei diversi livelli ricoprendo, a seconda della relazione, ruoli attivi, passivi o neutralizzanti. Esse diventano tali solo nel momento della loro interazione, con effetti che diventano cause di altri effetti e ogni effetto possiede a sua volta tre manifestazioni indipendenti (attivo, neutralizzante, passivo) presenti in uno stato di proprietà latenti ed invisibili. Tutto ciò può meglio essere afferrato ricorrendo ad una delle perle di saggezza popolare (proverbi, spesso usati nei "Racconti", e sempre pregnanti alla situazione in analisi e significativi.... siamo nulla confrontati con millenni d'esperienza ) tramandata "da tempi antichissimi": "un bastone ha sempre due capi". Ciò significa che ogni fenomeno è dovuto a due cause di carattere opposto e provoca due effetti totalmente opposti che, a loro volta, sono cause di nuovi fenomeni. Ho omesso volutamente la fondamentale terza forza in quanto, nei vincoli della realtà soggettiva in cui ci ritroviamo invischiati, essa non è percepita. Essa può essere riconosciuta,a volte, nell'ambiente di relazione o nel risultato (madre-padre-figlio=risultato), anche se la dimensione dell'osservazione fenomenica, relativamente reale, è incompleta e mutevole. Il primo passo da compiere è quello di ritrovare attorno a sè, esempi di questa legge. Oltre al riecheggio della dimensione fenomenica kantiana, troviamo un precisa analogia alla dialettica hegeliana, la quale rappresentava, allo stesso tempo, la legge ontologica, di sviluppo della realtà (descrizione evoluzione legge del tre), e la legge gnoseologica, di comprensione della realtà (esempi da ritrovare nel mondo circostante ma anche in sè). A SSOLUTO T UTTI I MONDI T UTTI I SOLI SOLE T UTTI I PIANETI T ERRA L UNA Il "raggio della creazione" è in continuo movimento, la cui dinamicità è regolata da leggi finalizzate a determinati obiettivi, i quali diverranno più comprensibili in medias res. Per adesso, è utile soffermarci sui rapporti di leggi fra un piano e l'altro, fra una dimensione e quella immediatamente successiva. Innanzitutto occorre osservare gli ordini di leggi in sè stessi per poi liberarsene: il miracolo non è altro che la manifestazione di ordini di leggi di altri mondi, di altre dimensioni. Una delle forze che maggiormente si ripercuote negli uomini è quella riguardante la "forza motrice" della Luna sulla Terra: in effetti, l'energia "askoninn" liberata dalla morte di qualsiasi essere alimenta la Luna, passando così in un altro piano. Diventa quindi necessario, al fine di una evoluzione spirituale, il liberarsi dal cosiddetto "giogo della Luna". Il tutto potrebbe essere visto e trattato, è ovvio, con molto scetticismo: tuttavia è bene ricordare che ciò che è materia per un piano superiore diviene non "materiale" per i piani inferiori, sebbene rimanga pur sempre "materia". "L'uomo può anche credere nell'impossibile, ma non crederà mai nell'improbabile." Oscar Wilde "Man can believe the impossible, but man can never believe the improbable" (The decay of lying) Infatti, Gurdjieff parla di "monismo materialistico": tutto è Uno, e questo lo si è gia inteso, che tutto è materiale è un concetto nuovo ma sempre "relativo". Pur essendoci un'unica materia allo stato vibratorio, vi sono comunque sette differenti livelli di materialità che via via si compenetrano. Basta porre come esempio un pezzo che è saturato con acqua, la quale acqua, contenendo gas, fà sì che il legno, una volta bruciato, emetta del fumo. Alle suddette materialità corrisponderanno sette "densità"di atomi: ad esempio, un atomo della Terra conterrà in sè 48 atomi dell'Assoluto e via di seguito, con atomi sempre più grezzi. L'atomo è la più piccola quantità di sostanza che mantenga intatte le proprietà chimico-psico-cosmiche. Così un atomo può anche essere visibile ad occhio nudo, vedi una piccola goccia di acqua, la quale è di per sè un atomo. Se la definizione di atomo si discosta non poco dalla fisica moderna, ancora più netto è il distacco con la definizione dei quattro differenti tipi di materia, i cui nomi, vista l'attribuzione di questo sistema, da parte di Gurdjieff, a diversi millenni fa, sono stati ereditati dalla chimica moderna: infatti, a seconda della forza che agiva sulla materia, essa si distingueva in N(azoto) se attraversata da una forza neutralizzante, O(ossigeno) se attraversata da una forza negativa, C(carbonio) attraversata da forza positiva e infine H(idrogeno puro) se su di essa non agiva nessuna forza. E' bene puntualizzare che, sebbene ci sia un 'affinità di nomi, non c'è assolutamente un'affinità di contenuti con la scienza moderna: ciò che Gurdjieff chiama Carbonio non ha niente a che fare o quasi con il "nostro" carbonio. Ecco che il successivo passo da compiere, è quello di studiare le proprietà cosmiche della materia, dopo aver compreso il posto che una sostanza occupa nell'ordine cosmico, in quanto ciò contribuirà ad una maggiore comprensione dello sviluppo esterno e dei nostri personali processi chimico-psichici. Di fatto, tutta la materialità, dai processi mentali, a quelli fisici, a quelli fisiologici, sono regolati dalla suddetta particolare chimica. Così anche l'assunzione delle sostanze determina rispettivi stati d'essere. Non è questo un concetto molto vicino al "materialismo volgare" cui l'Abbagnano-Fornero fa riferimento per la descrizione della "tesi paradossale" (?!) di Feuerbach secondo la quale "L'uomo è ciò che mangia?". E la materialità si manifesta anche dopo la morte: alla luce delle tre forze descritte, infatti, se è il corpo fisico ad essere il "centro di gravità" di un uomo, esso ricoprirà un ruolo o forza attivo rispetto ai restanti corpi (-), visti sotto forma di poteri latenti. L'evoluzione non è altro che l'assunzione progressiva della forza attiva da corpi sempre più elevati. Ecco che il corpo che comanda vive più degli altri, e gode di una "relativa" immortalità, intesa semplicemente come esistenza dopo la morte. La materia vibratoria, di certo, non svanisce nel nulla anche dopo la morte del "corpo fisico". Se sarà il corpo fisico a detenere il ruolo attivo (uomo non sviluppato) la sua energia irradierà la Luna; un corpo astrale come ruolo attivo morrà tempo dopo, dopo esser stato riciclato come sostanza cosmica dai pianeti (energia più vivificante); un corpo spirituale come ruolo attivo andrà ad unirsi al sole (energia ancora più raffinata); l'immortalità di cui ho fatto cenno sopra è tale solo per il quarto corpo con ruolo attivo, che sarà composto di elementi delle stelle. Non vi sarà nulla, infatti, nell'ambito del sistema solare, che lo possa distruggere... esso sarà quindi "immortale" nei limiti del sistema solare. "Le religioni muoiono quando è dimostrato che sono vere. La scienza è l'inventario delle religioni morte" Oscar Wilde Religions die when they are proved to be true. Science is the record of dead religions. (Phrases and Philosophies for the use of the Young) L'evoluzione interiore ci permette quindi di Fare, di svincolarci dalle influenze meccaniche esterne. Alla base dello sviluppo, in ogni caso, dovrà essere ben radicato uno scopo ben preciso, che guiderà l'interessato nel suo faticoso cammino. Uno degli scopi più frequenti, riscontrati da Gurdjieff, era quello della conoscenza del proprio futuro. Gurdjieff amava rispondere che sono il passato e il presente che determinano l'avvenire. Anche se, per gli uomini macchina, l'avvenire è completamente accidentale in quanto, in fin dei conti, non sappiamo mai verso dove ci dirigiamo; esso potrà anche dipendere dal destino, che è al tempo stesso il nostro presente e il nostro passato, che è direttamente collegato con il "tipo" che ci caratterizza; se in invece, saremo capaci di crearci al "nostra volontà" ecco che tutto non sarà più imprevedibile, e sarà quindi possibile costruirci il nostro avvenire. E' quindi necessario superare questa antica paura umana con la "conoscenza di sè stessi". Per incominciare, è bene che, nel lavoro su di sè, si diventi "buoni commercianti": così come essi conoscono l'avvenire (nel caso contrario i loro affari fallirebbero), ognuno di noi, giudicando dai risultati del proprio lavoro, potrà iniziare a farsi un'idea della sua posizione, cercando di cambiarla. Diventati padroni di sè stessi, ecco che anche la continua preoccupazione per il futuro degli altri cade da sola: incapaci di dirigere coscientemente le nostre vite, come si potrebbe pretendere di portare su corretti binari la vita degli altri? E comunque, la causa recondita dell'immediato altruismo che, negli ultimi tempi, ci pervade in ogni ambito è più che altro la nostra innata pigrizia per il Lavoro su di sè, che ci porta a lusingarci all'idea di pensare agli altri, di poter agire sulle altre vite. Nondimeno, se l'uomo macchina alterna l'egoismo (volere che gli altri facciano le cose come le vogliamo noi) a momenti di spensierato altruismo (vedi sopra) bè quale potrebbe essere il suo valore? Perchè incominciare dalle cose più difficili (Amore, Altruismo) invece di fare ciò che, per le nostre condizioni ordinarie, è più facile? L'egoismo cosciente, cioè la massima attenzione rivolta verso il nostro essere, è il primo passo. "Trovo che la filantropia sia divenuta semplicemente il rifugio delle persone che vogliono dar fastidio ai propri simili" Oscar Wilde "Philantropy seems to me have become simply the refuge of people who wish to annoy their follow creatures" (An ideal husband) Così la conoscenza di sè stessi viaggia a piccoli passi, attraverso diverse tappe che conducono alla libertà interiore e quindi a quella esteriore. Si inizia dalla conoscenza della macchina umana, dalla comprensione precisa delle funzioni e delle caratteristiche della stessa, tuttavia non in maniera verbale, ma attraverso Esperienze interiori sensoriali: ci si deve chiedere il come e il perchè di ciò che ci accade. Il secondo passo è quello "dell'osservazione di sè" attraverso delle "constatazioni" che consistono nel registrare in maniera opportuna tutto ciò che avviene nel momento presente, anche se bisogna già saper prima in quali "centri" catalogare i diversi fenomeni. Comunque, l'osservazione deve necessariamente partire da zero, eliminando tutte le precedenti esperienze non catalogate. Il sapere dove catalogare è di vitale importanza, in quanto si potrebbe incorrere in confusioni e auto-inganni. Da ricordare che tutte le distinzioni, anche se prima spiegate oralmente, devono essere verificate e appurate coll'Esperienza interna, quindi in sè stessi. Così il fatto che il pensiero lavori per associazioni, che le sensazioni siano, a seconda dei casi, piacevoli, spiacevoli o indifferenti, e che infine le emozioni si dividano unicamente in piacevoli o non piacevoli, è un qualcosa che è facilmente sperimentabile in tutti noi, senza dimenticare che il prerequisito fondamentale di questi insegnamenti è la comprensione cosciente di tutto il percorso evolutivo... niente è imposto come dogma. A norma della legge del Tre, anche la macchina umana è divisa in tre centri o cervelli. "Centro intellettivo", "centro emozionale" e "centro motore" sono tre parti cerebrali che rispettivamente corrispondono fisicamente nella testa, nel plesso solare e nei gangli disseminati, e nella colonna vertebrale. La formazione dei corpi (vedi sopra) non è altro che il pieno sviluppo graduale dei diversi centri, e un loro controllo cosciente. "Il centro motore", a sua volta, è il risultato, o "la conciliazione" del "centro istintivo" e del "centro sessuale". Ogni centro è strumento di conoscenza, ogni centro ha la sua memoria, ogni centro lavora con la propria velocità. Ad esempio, il pensiero non può comprendere le diverse sfumature dei sentimenti in quanto esso è lento e lavora per associazioni... diventa quindi altrettanto difficile comprendere gli altri che, dinanzi ad una stessa situazione, percepiscono e reagiscono a seconda delle diverse subordinazioni dei centri. Ciò che è importante evitare, quindi, è che un centro faccia il lavoro dell'altro, in quanto ciò porterebbe ad una situazione di precarietà e di squilibrio. L'interferenza fra i centri, infatti, è uno dei principali ostacoli al Lavoro. Diventa quindi fondamentale sperimentare le funzioni da attribuire ai diversi centri, catalogando esclusivamente i fenomeni indiscutibili, cercando quindi di non modificare alcunchè, in quanto ogni cosa cambiata implica, a questi livelli di osservazione (non quindi un'introspezione), una modifica in un'altra corrispondente. "Abbiamo sempre frainteso noi stessi e raramente comprendiamo gli altri. L'esperienza non ha mai avuto alcun valore etico. E' sempre stata soltanto il nome dato dagli uomini ai loro errori." O.Wilde "We always misunderstood ourselves and rarely understood others. Experience was of no ethical value. It was merely the name men gave to their mistakes." (The picture of Dorian Gray) Tutto ciò rientra nella categoria "Sforzi coscienti"che, è importante sottolinearlo adesso, devono tradursi in Super-Sforzi: lo sforzo come tale rimane ancora vincolato nella meccanicità e solo un piccolo passo al di là della soglia può avere effetti benefici... insomma raggiungere lo stremo delle forze, come ad esempio attraverso il Digiuno, fa sì che, in questo caso, il Centro Motore non sia più subordinato al Centro Intellettivo che valuta quando è il momento di finire gli Sforzi, e continui a fare il suo Lavoro, subordinato dalla Volontà che sta pian piano crescendo: ciò è anche un' importante tappa per eliminare l'interferenza dannosa fra i Centri. Tuttavia uno dei più importanti "sforzi coscienti" non è menzionato sopra: esso è "il ricordo di sè" il quale avviene attraverso la sensazione dell'io che percepisce, e quindi attraverso la "coscienza". Lo sforzo consiste nel suddividere l'attenzione fra l'atto del percepire l'oggetto e la "sensazione di sè": solo in queste occasioni noi saremo capaci di "ricordare" tenendo quindi presente che questi momenti non sono molto frequenti nell'uomo macchina, nella cui realtà nulla è compiuto con "coscienza del proprio io" anche perchè in lui c'è una moltitudine di "io". La "coscienza",stato in cui l'uomo sente "in modo immediato e totale" tutto ciò che sente in generale o può sentire, può essere sperimentata solo al singolare in quanto vincolata ad un solo corpo: tuttavia non possiamo definirla così come non possiamo definire il "sè" o "io" in quanto non possiamo conoscerla attraverso il "non-sè" e cioè attraverso il linguaggio. Sebbene uno stesso corpo ed uno stesso nome che ci contraddistinguono per tutta la vita, ci facciano indurre alla conclusione della presenza di un solo "io", notiamo al tempo stesso l'incapacità di sentirlo e quindi di carpirlo, in quanto riusciamo a distinguere in noi solo diverse percezioni in movimento.Ciò spiega il perchè la condizione sine-qua-non del "ricordo di sè" fosse l'interruzione del flusso dei pensieri, e quindi il non pensar a nulla. Nelle condizioni in cui viviamo, riusciamo a distinguere l'esistenza del petalo, dello stelo, del polline ma mai del fiore intero che rappresenterebbe, secondo Gurdjieff, "l'io autonomo, indipendente e auto-prodotto" visto sia sotto la dimensione ontologica che secondo la dimensione teoretica. Ecco che il passo fondamentale da compiere è quello della percezione del proprio fiore interno, che unifichi sia le percezioni interne che quelle esterne. Che cos'è , in Kant, il "sè" o "io penso" se non il cosiddetto centro mentale unificatore non oggetto di conoscenza, visto nel suo complesso attraverso un'analisi teoretica, e quindi riguardante la filosofia della conoscenza? E' utile ora soffermarci sulla seconda legge alla base dell'universo intero, e di conseguenza anche base del nostro essere: la "legge dell'ottava". Secondo questa legge, l'universo è composto di materia allo stato vibratorio, le cui vibrazioni, appunto, hanno origini e direzioni diverse. Gurdjieff parla di "discontinuità delle vibrazioni", ammettendo una forza d'impulso originale che si rafforza e si indebolisce alternativamente, i cui periodi di rallentamento non sono del tutto simmetrici. Ciò è dopotutto verificabile sperimentalmente osservando il comportamento di una vibrazione nel periodo del raddoppio di frequenza da 1000 Hz. a 2000Hz. Così Gurdjieff estende queste caratteristiche della progressione a tutti i fenomeni di ogni ordine: la scala musicale non è altro che uno strumento creato in tempi antichi per riprodurre quest'armonia che permea l'universo intero. Naturalmente ogni intervallo della progressione corrisponde ad una determinata vibrazione musicale. Non ci si deve stupire allora se i colori, le note musicali, gli stessi elementi chimici (ottetto) seguano la legge dell'ottava. Dopotutto l'attuale ricerca scientifica d'avanguardia non sta facendo altro che analizzare la cosiddetta "sinestesia delle percezioni" per arrivare a stabilire una struttura di base che costituisce la loro ragion d'essere. Basta riferirsi alle scariche elettriche a bagliore o a scintilla, le quali si manifestano con fenomeni luminosi accompagnati da un "rumore", caratteristici per ogni sostanza che viene introdotto in un tubo di scarica. Inoltre, per rendere ancora più evidente la correlazione suono-luce-caratteristiche chimiche, occorre riferirsi alle attuali ricerche sulla "sonoluminescenza", secondo le quali, un fascio di ultrasuoni che attraversa un contenitore pieno d'acqua riesce a formare delle piccole bolle "colorate" all'interno, il cui colore cambia con la frequenza degli ultrasuoni stessi, e che si pensa si comportino come delle stelle in formato microscopico: si ritiene infatti che in ogni bolla ci siano altissime temperature (pari a quelle stellari, a seconda del colore). Il legame con Gurdjieff è evidente: gli ultrasuoni sono il Verbo, l'acqua la sostanza primordiale che si comporta come principio passivo (non a caso la donna è sempre stata rappresentata dal "Simbolo" dell'acqua), la formazione di "micro-stelle" il principio neutralizzante. Frammenti di queste conoscenze si ritrovano anche in alcuni testi latini, se pur nella maggior parte dei casi, il tutto sia stato interpretato superficialmente... insomma, stando al nostro "linguaggio", non Compreso. Quae cum intuerer stupens, ut me recepi: 'Quid hic?' inquam, 'quis est, qui complet aures, tantus et tam dulcis sonus?' 'Hic est,' inquit, 'ille, qui intervallis disiunctus imparibus, sed tamen pro rata parte distinctis, impulsu et motu ipsorum orbium efficitur et acuta cum gravibus temperans varios aequabiliter concentus efficit; nec enim silentio tanti motus incitari possunt, et natura fert, ut extrema ex altera parte graviter, ex altera autem acute sonent. Quam ob causam summus ille caeli stellifer cursus, cuius conversio est concitatior, acuto et excitato movetur sono, gravissimo autem hic lunaris atque infimus; nam terra nona immobilis manens una sede semper haeret complexa medium mundi locum. Illi autem octo cursus, in quibus eadem vis est duorum, septem efficiunt distinctos intervallis sonos, qui numerus rerum omnium fere nodus est; quod docti homines nervis imitati atque cantibus aperuerunt sibi reditum in hunc locum, sicut alii, qui praestantibus ingeniis in vita humana divina studia coluerunt. Hoc sonitu oppletae aures hominum obsurduerunt; nec est ullus hebetior sensus in vobis, sicut, ubi Nilus ad illa, quae Catadupa nominantur, praecipitat ex altissimis montibus, ea gens, quae illum locum accolit, propter magnitudinem sonitus sensu audiendi caret. Hic vero tantus est totius mundi incitatissima conversione sonitus, ut eum aures hominum capere non possint, sicut intueri solem adversum nequitis, eiusque radiis acies vestra sensusque vincitur.' Haec ego admirans referebam tamen oculos ad terram identidem. ("Somnium Scipionis", Cicerone, "L'africano espone la dottrina dell'armonia delle sfere celesti") Difatti i due periodi di rallentamento si riferirebbero agli intervalli mi-fa e si-do, intervalli più lunghi in cui la progressione subisce un netto rallentamento (vedi fig.1). Fig.1 Ogni nota, inoltre, può essere allo stesso tempo una qualsiasi nota di ogni altra "ottava laterale" che l'attraversa: così, la struttura dell'universo potrebbe essere paragonata ad un grande albero i cui rami non sono altro che ottave "subordinate" o "laterali" che nascono dal tronco. Per l'uomo, la linea delle ottava descrive in maniera sorprendente molti fenomeni che ci riguardano da vicino: naturalmente lo sviluppo delle vibrazioni può avvenire in linea retta solo se l'impulso originario (volontà) rimane costante. Così nell'uomo macchina, mancante di volontà, lo sviluppo della linea delle vibrazioni non può che procedere a formare una curva che simboleggia il ritorno alla situazione iniziale, e quindi un nulla di fatto (fig.2). Fig.2 Accade sovente che l'uomo incominci una cosa con tanto slancio e che poi segua gli intenti in modo opposto, o che interi movimenti di qualsiasi genere devìino il loro cammino conservando il "nome" originario. Ebbene, tutto in natura sale o scende seguendo ottave ascendenti o discendenti: ovviamente se non c'è la salita (l'evoluzione, l'ascesi) subentra la discesa, mostrandoci come sia illogica la frequente illusione che le cose possano rimanere sempre allo stesso livello. Tuttavia, l'evoluzione è possibile mantenendo retta l'ottava attraverso degli "shok addizionali" che possono, a caso, intervenire negli intervalli critici, mi-fa e si-do, in cui avvengono le deviazioni. Diventa quindi fondamentale, allo scopo di una corretta evoluzione interiore, il ricevere shoks al momento giusto da una "scuola iniziatica" che funzioni come universo in scala rispettando in sè le leggi del tre e dell'ottava. Perchè, in fin dei conti, le alternative sono due: o nuotare rassegnato con la corrente delle vibrazioni (essa è fondamentalmante l'ottava del caso o dell'accidente che ritorna sempre su se stessa e che accomuna tutti gli uomini macchina, subordinati all'imprevisto in quanto privi di volontà autonoma) oppure crearsi gli shoks da soli, o da chi per noi. "Ritengo che, per un qualsiasi uomo colto, accettare il metro della propria epoca sia una forma di immoralità delle più volgari" Oscar Wilde "I consider that for any man of culture to accept the standard of his age is a form of the grossest immorality" (The picture of Dorian Gray) Allo sforzo cosciente del "ricordo di sè" si lega necessariamente "l'osservazione di sè": quest'ultima rende noi tutti consapevoli della possibilità di svegliarci e quindi di raggiungere stati superiori di coscienza; rende tutti consapevoli della meccanicità, della presenza di molti differenti "io" che si susseguono senza un punto d'equilibrio definitivo. La luce della coscienza, sperimentata attraverso il "ricordo di sè", cambia il carattere abituale di buio della psiche così come la luce del giorno spezza tutti quei processi chimici che possono avvenire solo al buio. Per raggiungere ciò, è bene incominciare a vedere in modo integrale la nostra presenza e non più solo i dettagli isolati: a tal fine, è utile scattare delle vere e proprie istantanee di sè stessi, senza nessuna omissione. Così si incomincerà a percepire il soggetto della foto come "un'altra persona": in essa il soggetto è come gli altri lo conoscono, come egli stesso si immagina o come appare nelle sue parole o nelle sue azioni. Si incomincerà a percepire che c'è un qualcos'altro che dall'interno reclama a gran voce la propria autenticità e di contro la totale apparenza e falsità del personaggio fotografato: ciò permetterà all'individuo di sperimentare la separazione fra reale ed immaginario, fra "l'io" vero passivo che registra e il "falso io" attivo. Tuttavia questa netta distinzione potrebbe rivelarsi molto pericolosa: infatti potrebbe capitare che il soggetto falsi le sue istantanee facendo rientrare tutto nei suoi quadri immaginari. Così è fondamentale non avere "nessuna pietà" verso se stessi al momento delle "registrazioni", senza cercare di farsi meno male separando ad esempio il "Paolo" che si suppone sia la parte "positiva" con il "Bianchi" che si suppone rappresenti la parte "negativa" perchè ciò significherebbe che il "Paolo" si possa salvare dall'analisi e quindi sovrapporsi al vero "io" passivo, con il nefasto risultato di un auto-inganno o auto-fraintendimento. Ciò accade perchè ogni individuo è incapace di spiegarsi ciò che egli è in realtà e finisce molto spesso con l'identificarsi in ciò che gli altri dicono o pensano di lui, con "l'io" falso. Quando si saranno comprese le dissoluzioni di tutte le costruzioni (insieme di falsi io) si potrà finalmente comprendere "ciò che non è costruito", il nulla, l'assenza. Ecco perchè la consapevolezza della propria nullità, stato in cui l'uomo "conosce in modo immediato e totale" tutto ciò che sa in generale, è un requisito fondamentale per lo sviluppo interiore. Essa ci conduce verso uno stato di coscienza in cui la personalità e tutte le sue pretese cessano di esistere e l'individuo è, per così dire, nessuno, ma la pienezza di questo stato lo rende per la prima volta "qualcuno". Lo stesso Shopenhauer riteneva il Nulla non un niente ma un nulla relativo al mondo, e quindi una negazione del mondo stesso, in cui la volontà (ben diversa da quella gurdjieffiana... meglio immaginabile come l'impulso vitale di movimento del Corpo Carnale) si distoglie da sè stessa, raggiungendo il Nirvana. Deve così essere condotta una lotta serrata contro l'intero "Paolo Bianchi" per trovarne la base esatta ed infallibile ancora tutta da costruire. Diventa quindi chiaro che, in queste prime fasi del Lavoro, non ci si può fidare del proprio giudizio in quanto l'uomo "in modo sincero" (perchè inconsapevole del suo mentire identificandosi con la presunta parte positiva) non vede ciò che dovrebbe effettivamente vedere in sè stesso. Ciò spiega il perchè l'uomo non è mai sincero verso se stesso, e al tempo stesso, si comprende che per essere "sinceri" non basta solo desiderarlo, ma al contrario è un attributo, una qualità che deve essere "imparata". "Quando si dice la verità si è sicuri di essere scoperti, prima o poi" Oscar Wilde "If one tells the truth, one is sure, sooner or later, to be found out" (Phrases and Philosophies for the use of the young) Tuttavia i primi tentativi di "ricordo di sè" e soprattutto di "osservazione di sè" vengono puntualmente contrastati dal pericolo della "Identificazione": l'uomo non riesce a vedere più il bosco solo perchè ostacolato da un paio di alberi che gli bloccano il cammino. Egli finisce per dimenticare tutto il resto per lasciarsi prendere dal turbinio degli eventi e dei propri stimoli: si finisce per finalizzare la propria vita o parte di essa ad un obiettivo o questione, che Gurdjieff definisce ironicamente "questione del giorno". L'identificazione è forse il nemico più terribile perchè ci inganna proprio quando crediamo di lottarla: perchè la consideriamo una qualità eccellente sotto le mentite spoglie della passione, dello zelo, della spontaneità, dell'irreprensibilità, dell'onestà, senza le quali non potremmo fare nulla. Anzi, tutto ciò viene immancabilmente portato avanti nelle discussioni attraverso un'ulteriore identificazione con le parole stesse, tentando di dimostrare qualcosa che, nella maggior parte dei casi, non conoscono. Accade così che il suono delle stesse vinca sul significato. "L'ambizione è l'ultimo rifugio del fallito" Oscar Wilde "Ambition is the last refuge of the failure" (Phrases and Philosophies for the use of the young) Allo stesso modo, l'identificazione alle persone o meglio la "considerazione" è un'altra nefasta "qualità" che ci accomuna: spesso l'uomo si identifica con ciò che gli altri pensano di lui, con il modo in cui lo trattano, con il loro atteggiamento nei loro confronti. In altre parole egli finisce per identificarsi con ciò che gli altri fanno di lui, con la suddetta istantanea che però si rivela nella sua fragilità. Nondimeno, egli si identifica nella società e nelle immediate condizioni storiche: accade sovente che l'uomo di indigni facilmente riguardo tutto ciò che gli pare personalmente ingiusto, illegittimo o illogico. Ciò ben si collega all'episodio iniziale dei "Racconti" in cui Belzebù viene esiliato in quanto accusato di aver tentato una sommossa contro il Divino Creatore, con la convinzione di una "amministrazione del mondo illogica". E ben si potrebbero paragonare "I Racconti" all'eventuale processo di evoluzione interiore di un individuo. Dopotutto chiunque, agli inizi della sua "vita responsabile", finisce per interessarsi con vigore di politica o comunque di problemi che, secondo il nostro parere, devono essere assolutamente risolti. Questo costituisce il primo indizio di una identificazione dell'uomo-macchina che, poco alla volta, lo porta a divenire "cosa fra le cose". Dopotutto, anche il filosofo tedesco Heidegger parlava di "deiezione", cioè la caduta dell'essere dell'uomo al livello delle cose del mondo, come attributo caratterizzante dell'esistenza inautentica o anonima che fa pur sempre parte della struttura esistenziale dell'uomo. Se i suddetti meccanismi sono parte integrante dell'uomo che cerca di riempire il vuoto della propria vita, di dare un nome e soprattutto un senso alle proprie "debolezze naturali" causate dalla caduta allo stato di sonno o di dormiveglia, in cui ci troviamo a sguazzare sin dai primi anni di vita, vi sono ancora altre funzioni del nostro rapportarci all'esterno molto più sottili e quasi raffinate. Fra questi annoveriamo i vari processi di "apprezzamento interno": un uomo che adotti questi sistemi continua a presentare il suo essere identificato nel suo quadro immaginario nella speranza che il mondo ne verifichi l'autenticità. L'uomo, infatti, è come un commesso viaggiatore che vende i suoi prodotti con indiscrezione ed abilità: egli dimostra un grado abbastanza cospicuo di falsa modestia davanti agli ascoltatori per non dare l'impressione agli altri di volersi affibbiare determinate qualità... è così che nascono le amicizie. Ciò accade in quanto l'uomo ha una paura vertiginosa degli altri, è terrorizzato dai propri compagni, motivo per cui dovrà pur adottare delle strategie di difesa-attacco che lo facciano divenire normale nell'anormalità. "E magari, se lo conoscessi, non saremmo nemmeno amici. E' molto pericoloso conoscere i propri amici" Oscar Wilde "I dare say that if I knew him I should not be his friend at all. It is a very dangerous thing to know one's friends" (The Remarkable Rocket) Un'altra peculiare caratteristica dell'uomo è quella dell'identificazione con le emozioni negative. Il centro emotivo, al contrario del centro intellettuale, non ha una parte "negativa" in contrasto con una "positiva". Esso è un centro che ricerca sempre sentimenti positivi e gradevoli, non accetta e non elabora emozioni negative. Tuttavia l'uomo continua a farle proprie pur non avendo alcuna predisposizione naturale per esse: accade quindi che le stesse prosciughino una buona parte delle intere energie dell'individuo, traducendo il tutto in un inutile spreco. La manifestazione delle emozioni negative è una delle prime funzioni da eliminare. L'ultima cosa che l'uomo sia disposto ad abbandonare, infatti, è la sua sofferenza: spesso un uomo ritiene giusto provare collera od indignazione verso qualcuno o verso qualcosa oppure tende sovente ad incolpare altre persone per le nostre stesse sofferenze. Eppure consideriamo la rappresentazione della violenza, dell'autocommiserazione, della frustrazione, della malinconia come le più alte forme d'arte da cui traiamo immenso godimento in quanto riempie le nostre vite di finta e dannosa sofferenza. Tutto ciò si traduce in tensioni inutili riscontrabili in varie parti del corpo: dal movimento delle dita, dal nervosismo dei gesti, dai muscoli facciali contratti: per questo, uno dei principali rimedi è quello di contrarre coscientemente i muscoli facciali. Il pieno controllo di essi implicherà un pieno controllo del Centro Emozionale (naturalmente il Lavoro richiede molto tempo), e su gli altri centri di conseguenza... d'altronde il Teatro, secondo Gurdjieff, è nato come studio dei movimenti facciali, da parte di Uomini Coscienti, con relativa rappresentazione. "Il piacere è la sola cosa su cui valga la pena avere una teoria. Ma temo di non poter rivendicare la paternità della mia teoria. Essa appartiene alla Natura, non a me." Oscar Wilde "Pleasure is the only thing worth having a theory about. But I am afraid I cannot claim my theory as my own. It belongs to Nature, not to me" (The picture of Dorian Gray) La vera Sofferenza, invece, consiste nel "considerare gli altri" e costituisce inoltre un potente antidoto contro l'apprezzamento interiore. Il "considerare gli altri" consiste nel calarsi al cento per cento nei panni dell'altro: l'uomo dovrà unirsi all'altro in maniera tale che il primo si annulli nell'altro per sperimentare quali siano i bisogni del secondo. Egli dovrà adattarsi agli altri, alla loro comprensione e alla loro situazione. Bisognerà mettersi al posto dell'altro, riconoscere che anche l'altro è una macchina, comprendere e sentire ciò che l'altra persona sente, in altre parole superare la soggettività. Tuttavia esso richiede all'uomo che lo pratica una grande conoscenza e un'uguale quantità di autocontrollo, ragion per cui, nello stato attuale di sonno o dormiveglia in cui l'uomo comune si trova, questo è un processo irrealizzabile. Diventerebbe un altruismo di facciata, ipocrita e facilmente "reversibile".Egli non lo farà per il bene del prossimo o addirittura per metterlo sulla buona strada giacchè l'apprezzamento esterno si pone sempre dalla parte dell'altro. Ecco che la Sofferenza Volontaria dei "Racconti" è il secondo processo da mettere in pratica dopo gli Sforzi Coscienti: nell'insieme essi costituiscono i cosiddetti Doveri Esserici. La Sofferenza Volontaria è la più grande sofferenza che noi possiamo suscitare nelle nostre "Presenze" e consiste nel costringerci a sopportare, nel processo di considerazione esteriore, anche le più sgradevoli manifestazioni altrui nei nostri confronti, seguendo la massima dei "Racconti" "fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te". "Ogni compassione è bella, ma la compassione per chi soffre è la forma meno bella. C'è in essa un certo timore per la propria sicurezza" Oscar Wilde "All sympathy is fine, but sympathy with suffering is the least fine mode. There is in it a certain element of terror for our own safety" (In Conversation) Ora, a tutti è consentito fare delle scelte. E' possibile "fondere con il fuoco della coscienza le polveri metalliche dell'alambicco" ma ciò può essere raggiunto solo dopo un adeguato e conscio adempimento dei Doveri Esserici. L'acquisizione graduale della Coscienza permette di sintetizzare le contraddizioni in un qualcosa di interno, di generale e di permanente. Nel caso in cui, invece, si trascuri la possibilità di una evoluzione interiore, ecco che la percezione di tutte le continue contraddizioni in cui viviamo, tutti i continui attriti potrebbero mandar fuori di senno chiunque. Accade quindi che l'uomo, per non sentire più queste problematiche dell'esistenza, si crei i cosiddetti "Ammortizzatori", dispositivi quasi automatici che fondano la loro base e cercano la loro giustificazione nella moralità: il Bene da una parte e il Male dall'altra. Tuttavia essi non esistono come entità astratte e sono per loro natura camaleontiche, in quanto sempre soggette all'accidente, alla mancanza di Volontà, alla conseguente soggettività. Il Male finisce per comprendere in modo forzato tutto ciò che va contro le proprie egoistiche esigenze, anche se, il Male non è servito da nessun uomo, in quanto ciascuno di noi cerca e considera il proprio Bene. "La moralità altro non è che l'atteggiamento che adottiamo verso le persone che detestiamo" O. Wilde "Morality is simply the attitude we adopt to people whom we personally dislike" (An ideal Husband) Tuttavia Male e Bene diventano permanenti nel momento in cui si ha lo scopo permanente e la comprensione permanente del risveglio. Così Bene sarà tutto ciò che aiuta nel risveglio e Male tutto ciò che impedirà di svegliarsi. Il Peccato esiste solo nella Via e rappresenta ciò che non è necessario. In un certo senso, prima della via, anche la trasgressione è una tappa necessaria dell'essere. Più in generale, qualsiasi azione dell'uomo è buona nel senso "oggettivo" del termine se egli la compie secondo coscienza e qualsiasi cosa è "cattiva" se egli proverà rimorso. A volte l'idea del Bene e del Male è legata all'idea della verità e della menzogna. Tuttavia la verità permanente così come la menzogna permanente non possono esistere che per l'uomo permanente. Se un uomo cambia continuamente, per lui anche la verità e la menzogna cambieranno continuamente. Così nella vita dell'uomo ordinario la verità o la menzogna non possono elevarsi a valore morale perchè un uomo non può mai attenersi ad una sola verità. "Per conoscere la verità occorre immaginarsi una miriade di falsità. Infatti, che cos'è la Verità?" Oscar Wilde "To know the truth one must imagine myriads of falsehoods. For what is Truth?" (The Critic As Artist) Il susseguirsi continuo di verità e menzogna è direttamente collegato con l'avvicendarsi senza sosta dei molteplici "io" che costituiscono la nostra "Personalità". Gurdjieff, infatti, divideva la persona in "Essenza" e in "Personalità". La Personalità è l'insieme di tutto ciò che non è proprio dell'individuo: essa è costituita dalle impressioni, non percepite attraverso tutti i tre centri, che riguardano l'educazione, l'imitazione meccanica di determinati comportamenti, insomma tutto ciò della nostra persona di cui potremmo fare a meno, e che a volte sentiamo come aliene, estranee. Al contrario "l'Essenza" costituisce la parte necessaria e naturale di ogni essere: a volte, a causa delle condizioni anormali stabilitesi, un uomo che è ritenuto maturo e di una certa conoscenza può conservare l'Essenza di un bambino di cinque anni. Ciò vuol dire che mentre la Personalità è portata avanti e sviluppata, l'Essenza (ombra junghiana?) rimane soffocata e messa da parte, e rispecchia la condizione infantile: il bambino, infatti, non ha personalità, egli è ciò che è realmente. Egli è essenza. I suoi desideri, i suoi gusti, ciò che gli piace, che non gli piace, esprimono il suo essere così com'è. Non a caso, notiamo di frequente, la resistenza del bambino all'ambiente e gli immensi sforzi per dissimulare ciò che è suo, ciò che è "reale". A volte, l'Essenza può continuare a svilupparsi, invece di rimanere allo stato quasi larvale, a stretto contatto con la natura, in una condizione di costante lotta e pericolo. Non a caso gli agricoltori o, più in generale, chi vive con la Natura e ai suoi ritmi, è molto più "serio" di un "lunatico cittadino" perchè egli è abituato a maneggiare Valori Reali, valuta la possibilità delle Vie meglio di chi vive nelle proprie tranquillanti illusioni. Non a caso, all'interno dei "Racconti", largo spazio è dato alle massime popolari, in quanto, rispettando le tre formule kantiane, diventano universali e necessarie. Difatti, l'essenza dell'uomo è o molto primitiva, selvaggia; ed infantile, oppure semplicemente stupida. Lo sviluppo dell'essenza è il frutto del Lavoro su di sè. "Noi ci osserviamo, e la semplice meraviglia dello spettacolo ci incanta, e sono l'unica persona al mondo che vorrei conoscere a fondo, ma non ne vedo alcuna possibilità, al momento" O. Wilde "We watch ourselves and the mere wonder of the spectacle enthralls us, and I am the only person in the world I should like to know thorougly, but I don't see any chance of it just at present" (In Conversation) Come abbiamo accennato sopra, il Lavoro su di sè deve necessariamente procedere in modo parallelo rispetto allo studio dell'universo. In effetti un uomo pienamente sviluppato consta di una struttura a tre piani (che corrisponde alla completa manifestazione e completo controllo dei tre centri) che può essere facilmente ritrovata nel raggio di creazione che interessa il pianeta terra: così attraverso un "gioco" di analogie e corrispondenze si potrà riconoscere la presenza di uno stesso fattore, di una stessa caratteristica, sia nell'uomo che null'universo. Non presenterà l'analisi dettagliata ed approfondita del raggio di creazione, in quanto, avvalandosi di complessi calcoli e diagrammi matematici, potrebbe portare fuori strada l'intera mia argomentazione, andando a toccare questioni complesse di chimica e di fisica, che certo, se pur molto interessanti e molto vicini alle moderne indagini scientifiche, hanno poco a che fare con la filosofia, o meglio con il mio obiettivo di rapportare, esplicitamente e a volte in modo sottinteso, il filosofo armeno ai più grandi filosofi della moderna tradizione filosofica occidentale. Comunque, è utile toccare pochi punti dell'analisi: innanzitutto la svolta di Gurdjieff sta nell'aver saputo elevare la materia alla mente e non il contrario, e cioè abbassare la mente al livello della materia che è la prerogativa e il punto d'appoggio della scienza attuale, verso la quale Gurdjieff si esprime in maniera divertente: "La pulce esiste per un solo motivo: perchè il suo starnuto provoca un tale diluvio, che gli scienziati amano passare la vita a descrivere". Sono riassunte in questa frase apparentemente frivola, tutta la perplessità del filosofo rispetto alla scienza, perplessità che collimano con quelle del tedesco Husserl e, più in generale, con tutta (o quasi) la critica epistemologica del Novecento. Procedendo attraverso un diagramma semplificato del raggio di creazione, che rappresentava l'Assoluto, il Sole, la Terra e la Luna separati l'un l'altro da tre intere ottave, Gurdjieff parlava di tre shoks localizzati in corrispondenza dei tre intervalli mi-fa delle tre ottave (gli shoks do-si erano colmati con l'azione delle masse del Sole, della Terra, e dell'Assoluto proprio perchè corrispondevano alle loro localizzazioni) di cui uno era fondamentalmente importante: quello fra la Terra e il Sole. Secondo Gurdjieff la vita organica su questo pianeta non era altro che una sottile membrana che aveva come funzione quella di assorbire l'energia proveniente dall'alto e rifrangerla verso il basso. Dopotutto, cosa sono le piante se non dei dispositivi che trasformano l'energia solare dall'alto in prodotti chimici che vanno ad alimentare la Terra? Infatti, seguendo il principio secondo il quale tutta la materia è in continuo movimento e niente è distrutto, tutta l'energia prodotta per mezzo della vita organica sulla Terra ha come funzione quella di far aumentare pian piano la temperatura terrestre per far sì che, in un prossimo futuro, la Terra diventi un Sole e la Luna una Terra e così via. Questo accade perchè la Somma Volontà dell'Assoluto ha bisogno che l'universo si espanda sempre di più, in quanto, secondo Gurdjieff -e questa costituisce una delle più sorprendenti parti della sua teoria- lo scambio di sostanze, tutta la materia al di fuori dell'Assoluto, hanno come fine quello di contrastare sull'Assoluto stesso l'azione del Tempo, "unico fenomeno idealmente soggettivo", in quanto il Tempo come dimensione assoluta non esiste: non vi è che un insieme risultante dai risultati di tutti i fenomeni cosmici presenti in un dato luogo. Quasi a dire che tutta la materia si sacrifichi per muovere un immensa ruota: l'Assoluto, al centro, proverà sul suo essere l'azione del Tempo in misura notevolmente minore rispetto alla materia sacrificata che, agli occhi dell'Assoluto, parrà morire e rinascere ogni istante in maniera continua; insomma agli occhi dell'Assoluto, tutta la materia parrà come un insieme di goccioline d'acqua o piccoli microbi (per quanto il paragone possa essere offensivo) che muoiono per esso in pochi secondi, anche se quest'ultimi nella loro "dimensione" vivranno un vita che per loro può anche dar la sensazione di non passare mai! Ora, si capisce che i mondi si allontanano e ne nascono degli altri al loro posto, attraverso un'energia creativa che si trova nello spazio, mantenendo comunque stabile la densità media. La teoria dell'universo stazionario, formulata da F.Hoyle nel 1948( !! ), ipotizzava allo stesso modo un Principio cosmologico perfetto per cui cambiamenti ed evoluzione avrebbero significato locale e si compenserebbero statisticamente nel tempo e nello spazio, attraverso un input creatore che, partendo dalla creazione di un singolo atomo di idrogeno per metro cubo per ogni miliardo di anni, manterrebbe costante la densità, venendo quindi a contrastare il naturale allontanamento delle galassie. Il Lavoro su di sè implica la scelta e il cammino attraverso la "Quarta Via". Essa comincia ad un livello più alto della vita ordinaria, in quanto non è sottoposta alle leggi dell'accidente. Essere sottoposti al caso vuol dire subire il corso della trasformazione delle ottave che permeano il Tutto, senza alcuna possibilità di cambiare il corso degli eventi, anche se a volte se ne ha l'illusione. L'accidente porta con sè due differenti tipologie di influenze: il primo tipo consta di quelle influenze che sono create nella vita stessa come la razza e l'educazione; il secondo tipo di influenze, ben più importante, è quello che racchiude tutti gli insegnamenti creati in modo cosciente da uomini coscienti, quali quelli concernenti la religione, la filosofia, anche se, possono facilmente diventare di primo tipo sotto la legge dell'accidente e quindi sotto la noncuranza degli organi predisposti a salvaguardare la portata di determinati messaggi. Il Cristianesimo ne è un esempio lampante. Ecco che diventa fondamentale, per l'uomo ordinario che desideri veramente il percorso di evoluzione interiore, e che quindi desideri imboccare la via, distinguere i due tipi di influenze: bisognerà dunque raccogliere le influenze di secondo tipo, ricordarle, farle proprie e sentirle tutte assieme. Se il lavoro verrà condotto "con sincerità" il benefico risultato dello "sforzo" sarà quello della formazione di un "Centro Magnetico" che attirerà tutte le influenze e crescerà simultaneamente. Immaginiamo un uomo in una canoa , in un fiume montano: il suo compito sarà quello di registrare i diversi mulinelli e le correnti, e sfruttandole l'uomo potrà viaggiare verso la sua decisione, non escludendo, e questo è un punto fondamentale, che la destinazione finale possa anche essere diversa. La formazione del Centro Magnetico risulta quindi indispensabile per raggiungere la Via. Come dire, se Maometto non va dalla Montagna (conoscenza), la Montagna (conoscenza) va da Maometto, guidandolo proprio dall'interno. L'incontro con una Scuola, le cui leggi agiscono coscientemente all'interno (così come avviene nell'uomo Sviluppato in cui le due leggi agiscono in modo indipendente dal resto- la manifestazione delle due leggi viene circoscritta alla lotta contro sè stesso, creando una sorta di "linea retta"- in quanto dotati di completa Volontà, e senza alcuna necessità di impulsi esterni, e quindi totalmente Libero), possono dare all'uomo l'occasione di sperimentare le influenze di terza specie che richiedono esclusivamente la trasmissione orale. Il linguaggio appartiene al non-sè, l'insegnamento riguarda il sè, l'Essenza. Diventa quindi impossibile trasmettere il sè attraverso il non-sè. "I soli scrittori che mi hanno influenzato sono Keats, Flaubert e Walter Pater, ma prima di imbattermi in loro avevo già fatto metà del cammino per andare loro incontro" Oscar Wilde "The only writers who have influenced me are Keats, Flaubert and Walter Pater, but before I came across them I had already gone more than half-way to meet them" (In Conversation) Molto spesso capita che il Centro Magnetico si formi in modo errato: allo stesso modo l'uomo in questione, guidato dal suo centro, incontrerà un cattivo maestro. In questo caso ci sono tre possibilità: Il maestro può ingannare in buona fede ed immaginare di conoscere qualcosa, mentre in realtà non conosce nulla; può dare fiducia ad un altro uomo, il quale a sua volta può ingannarsi; può ingannare in modo intenzionale. E' logico porsi il problema di come distinguere una via falsa da una via vera: bè, di norma è impossibile riconoscere una via falsa se non si "conosce" e quindi "sperimenta" una via vera; tuttavia due sono gli indizi che potrebbero illuminare la questione: le "cattive strade" vanno in cerchio, rispettando il corso casuale degli eventi, senza Volontà e non approdano a nulla in quanto non ci sono effettivi "shoks addizionali" mirati; il secondo indizio, e forse quello meno evidente, consiste nel fatto che nella "Scala" che conduce all'ingresso della Via vera e propria, ogni maestro è a sua volta discepolo. Non bisogna dimenticare ciò che è stato detto sopra riguardo il tentativo di fuga dal carcere dell'esistenza. Ora, se immaginiamo la Scala formata da diversi gradini, ognuno dovrà essere legato all'uomo presente al gradino immediatamente più alto e contemporaneamente legato all'uomo del gradino immediatamente più alto. Ecco che, nel raggiungere la Quarta Via, ogni maestro è discepolo e si sacrifica agli altri (vedi "apprezzamento esterno"). Non potrà mai salire di un gradino se non sarà riuscito a metterne un altro al suo posto." Ciò che un uomo ha ricevuto lo deve immediatamente ridare; soltanto allora potrà ricevere di più. Altrimenti gli sarà tolto anche quello che gli era stato dato". "Chiunque può condividere le sofferenze di un amico, ma occorre una natura molto raffinata per condividere il successo di un amico" Oscar Wilde "Anybody can sympathize with the sufferings of a friend, but it requires a very fine nature to sympathize with a friend's success" (The soul of man under socialism) La linea del sapere, nel corso della preparazione, deve incominciare con l'insegnamento dei Cosmi, già delineati in precedenza. Questo perchè si deve necessariamente comprendere la "Relatività" sia nel macro, e quindi nell'universo intero, sia nel micro, cioè nell'uomo. Anche l'uomo è costituito da una struttura a tre piani, i quali potrebbero senza dubbio essere paragonati ai Cosmi. Ciò che rende ancora più verosimile il rapporto, e quindi va a fondare il discorso secondo il quale un uomo completamente Sviluppato rappresenti un piccolo "microcosmo", è il fatto che ogni cosmo possa essere considerato solo assieme a quello superiore e a quello inferiore, coerentemente con la struttura del'ottava, per cui i cosmi non sono uguali fra di loro, ma gruppi di tre mondi sono simili ad altri gruppi di tre, o meglio possono essere considerati come un'unità indipendente. Così un allargamento di coscienza da un solo cosmo (che potrebbe esser rappresentato dal centro intellettuale, dal centro motore o da quello emotivo) ai due altri cosmi contigui è la base fondamentale per la comprensione del proprio essere e dell'intero universo. "La via che sale è anche la via che discende" in quanto un allargamento di coscienza verso un cosmo presuppone uno stesso allargamento verso l'altro contiguo. Ogni cosmo, in virtù del Monismo Materialistico, è un "essere che respira, che vive, pensa, sente, nasce e muore". Tra un cosmo e l'altro, al contrario del rapporto fra un sistema di mondi e l'altro nel "raggio di creazione" che non è quantitativamente fisso, vige un rapporto permanente "da Zero all'Infinito". Questo rapporto sussiste fra un'unità di un certo numero di dimensioni e un'altra unità d'un più grande numero di dimensioni: esiste il rapporto zero-infinito fra un punto e la linea, fra la linea e una superficie, fra una superficie e un solido e così via. Rispettando la legge dell'ottava, gli ordini di dimensioni sono sette, e la loro comprensione è un passo essenziale per la comprensione del Principio di Relatività attraverso lo studio delle vita di un cosmo dal livello inferiore, per sperimentare effettivamente cosa cambia da un livello d'essere all'altro. Sarà interessante soffermarci su di un aspetto, il quale pur privato della sua cornice teorica ("A new model of the universe" Ouspensky) potrà rivelarsi di estremo rilievo per quanto riguarda la problematica della possibilità: se una cosa esiste, vuol dire che essa esiste nel tempo (quarta dimensione). L'eternità è l'esistenza infinita di ogni momento del tempo. Se paragoniamo il tempo ad una linea , questa sarà attraversata in ogni suo punto dalle linee parallele dell'eternità. Le possibilità create continuano ad essere realizzate senza fine nell'eternità, come le possibilità non realizzate continuano a rimanere non realizzate e non realizzabili. Tuttavia, possiamo immaginare infinite linee che si diradano verso l'alto o verso il basso dalla linea del tempo del piano dell'eternità, e che costituiscono la realizzazione di tutte le possibilità create o manifestate. Ciò costituisce l'essere del mondo. Così la quarta dimensione è la sequenza dei momenti di realizzazione di una possibilità; la quinta dimensione è la linea dell'esistenza eterna della ripetizione delle possibilità realizzate; la sesta dimensione è la linea di realizzazione di tutte le possibilità. Anche lo stesso filosofo danese Kierkegaard parlava di angoscia come sentimento del possibile, come vertigine dinanzi alle immense possibilità di scelta, che può essere unicamente saltata con la fede religiosa (che sopra è quasi "scientificamente" dimostrata) in Colui al quale "tutto è possibile", angoscia avvertita come tale da chi sperimenta la propria nullità e dipendenza da qualcos'altro (vedi dissoluzione delle personalità). Tutto ciò ha come obiettivo il definitivo risveglio dell'allievo. Tuttavia al risveglio, cui si approda attraverso la realizzazione della propria nullità, dell'incapacità di cambiare, della completa meccanicità, deve seguire la "Morte": essa non è da intendere come morte del corpo fisico, ma come "morire al mondo". Morire significa quindi liberarsi in modo assoluto da ogni forma di identificazione con l'esterno, dalle sofferenze alla sua congenita immaginazione, per poi "Nascere" e finalmente "Vivere". Ciò implica che il passo fondamentale da compiere è quello della realizzazione della vita ordinaria come stato ipnotico, determinato dagli impulsi del "sonno" e, appunto, dell'immaginazione che usurpa la funzione vitale reale. Gurdjieff paragonava l'umanità ad un branco di pecore che ha la possibilità di vivere senza barriere, senza ostacoli, totalmente "libero" (??) in cui ognuna è quasi schiava delle proprie identificazioni, e crede di vivere una vita rosea, felice, in un certo senso, senza problemi. Tuttavia il vero problema è che non riescono a percepire il loro vero stato, non riescono nemmeno ad immaginarsi quale sia veramente il perchè della loro esistenza. Anzi, a questo punto, conviene all'economia generale del Tutto che miliardi di pecore rimangano chiuse nella soggettività, chiuse nel loro presunto "io auto-tranquillante", in quanto una loro completa presa di coscienza potrebbe senza dubbio determinare il caos più totale... tutte le loro convinzioni finirebbero per avere l'effetto contrario, demotivarli alla vita e farli cadere nella pazzia e nell'irrazionalità, sconvolgendo quindi tutto il sistema di "reciproco scambio di sostanze" cui noi tutti siamo predisposti e che costituisce la nostra ragion d'essere. "La vita è una cosa troppo importante per parlarne seriamente" Oscar Wilde "Life is much too important a thing ever to talk seriously about it" (Vera, or the Nichilists) Ora, per svegliarsi occorrono diversi shoks ripetuti attraverso delle sveglie continuamente diverse. Se il lavoro vien fatto da solo, ecco che scegliere e ricaricare sveglie diverse diventa un compito quasi impossibile. In effetti l'uomo in questione potrebbe anche sognare di svegliarsi e dormire ancora meglio. A tal proposito, una breve storia potrebbe meglio rappresentare il tutto: immaginiamo un uomo che sogna di essere una farfalla; ebbene l'uomo rappresenta il sè, il sogno rappresenta il non-sè. L'uomo è totalmente identificato con il suo essere farfalla, percepisce l'esterno come una farfalla, insomma è convinto di essere una farfalla. Ora, diventano due le possibilità di risveglio: la prima è quella del vero risveglio, in cui il non-sè finisce per essere subordinato al sè, la Personalità subordinata all'Essenza; la seconda è quella più pericolosa in cui l'uomo, nel suo essere farfalla, sogna di risvegliarsi come uomo.... egli si domanda: "Ero un uomo che sognava di essere una farfalla o io sono ora una farfalla che sogna di essere un uomo?". Diventa quindi necessario un lavoro d'insieme in cui ci si svegli l'un l'altro, e in cui le possibilità di auto-inganno sono molto limitate. Tuttavia l'elemento fondamentale del lavoro di gruppo è "l'evaso", il Maestro a cui bisogna sottomettersi ed obbedire. Questo potrebbe apparire, per l'uomo occidentale moderno, una delle forme più basse di arroganza o persino di servilismo... eppure dinanzi a queste vaghe accuse si cela, il più delle volte, una persona che è totalmente invischiata nella sua soggettività e che non vede il motivo di sottomettersi ad un altro, una persona che nasconde le sue convinzioni di onnipotenza, di poter gestire autonomamente la propria vita, di essere "superiore"... come un commesso viaggiatore che vende la propria superiorità come "inferiorità" e "presenza di notevoli difetti" di cui si burla, ma sotto i quali vi sono profonde ed antiche lacerazioni non risolte. Insomma come un uomo che mostra i bicipiti, mascherandoli come tricipiti e vendendoli come sporche unghie del piede. Così appare chiaro che tutto ciò deve necessariamente essere superato, l'onnipotenza messa da parte per la consapevolezza della propria nullità e la totale dipendenza da un Maestro a cui obbedire sempre e comunque. Si lavora tutti assieme e, ricordando la "Scala" in cui ognuno è direttamente collegato a tutti gli altri, l'errore di uno è l'errore di tutti. D'altronde la stessa disciplina militare porta all'estremo questa organizzazione, ed è quindi un esempio, se pur distorto, sotto gli occhi di tutti. D'altronde il servizio incondizionato finisce per divenire "piena libertà": infatti se si cambia un ordine inferiore di leggi per uno superiore (crescita sotto la guida di un Maestro) un uomo sente che in confronto con la sua schiavitù precedente (meccanicità della vita), la sua servitù a queste nuove leggi è perfetta libertà. Lo scopo del Maestro è quello di infondere il "principio equilibrante necessario al Lavoro" negli allievi che, se riusciranno a comprendere l'essenza del Lavoro, e quindi con un Lavoro Cosciente, potranno avere risultati migliori. "Ma era bello Narciso?" disse lo stagno." Chi potrebbe saperlo meglio di te?" risposero le Oreadi." Nelle specchio delle tue acque rispecchiava la sua bellezza". E lo stagno rispose:" Io amavo Narciso, perchè nello specchio dei suoi occhi vedevo rispecchiata la mia bellezza". Oscar Wilde "But was Narcissus beautiful?" said the pool. "Who should know better than you?" answered the Oreads. "In the mirror of your waters he would mirror his own beauty". And the pool answered: "But I loved Narcissus because, in the mirror of his eyes I saw evere my own beauty mirrored". (The Disciple) All'interno della scuola, tre sono le regole generali da seguire: occorre innanzitutto ricordarsi in ogni momento la ragione, il perchè del proprio ingresso nella scuola di modo che ci si convinca del proprio ruolo che non è quello di insegnare (ciò dovrebbe diventare un deterrente al bisogno di onnipotenza che riempie il vuoto) ma quello di imparare; bisogna inoltre dire sempre la verità al Maestro. Essa è una conquista così come lo è il pronunciarsi con menzogne, il che è diverso dal dire "verità" o "falsità" in modo inconsapevole. Si tratta di saper essere sinceri in modo intelligente così come è importante saper dissimulare con quelli che non ti "possono capire" dal di fuori. Difatti diventa fondamentale tenere sempre il segreto di tutto ciò che si svolge all'interno della scuola: questo per frenare il desiderio di chiacchierare delle cose che ci stanno più a cuore (il parlare superfluo è un altro dei principali ostacoli sul cammino) affinchè col silenzio, la persona riesca a sviluppare la sua Volontà; in secondo luogo e non meno importante, c'è da considerare l'incapacità di poter trasmettere il messaggio. Dopotutto uno degli obiettivi della scuola è quello della dissoluzione delle personalità... nel momento in cui ciò accade, niente è più chiaro, i contorni di definizione svaniscono... si è consapevoli di ignorare certe cose, che non riusciamo a comprendere tutto, e che non si comprende più nulla proprio perchè stiamo incominciando a "Comprendere", come allora si potrebbe comunicare l'esperienza del sè attraverso le astrazioni fisse del linguaggio? Due sono i pericoli cui si va incontro non rispettando questa regola: nel dare idee "false", o finiamo per precludere ai nostri "auditori" la possibilità di imboccare anche loro quella strada o addirittura lo stesso atto di voler risvegliare i nostri vicini si ritorce necessariamente contro di noi. Nei "Racconti" Gurdjieff si maschera dietro la figura di Belzebù, il Diavolo. Perchè? E' possibile trovare una risposta nel capitolo introduttivo, "il risveglio del pensiero": vi è raccontata la storia di un uomo il quale, dovendo suonare le campane (che segnavano l'inizio del turno di lavoro... e quindi quasi al sorgere del sole) di un'industria localizzata proprio sulla collina che dava al villaggio, doveva sorbirsi le imprecazioni dell'intero paese perchè, volente o nolente, esso finiva sempre per essere svegliato dal suono assordante delle campane. L'uomo non viveva più bene, in quanto sentiva che quelle imprecazioni lo facevano star male: decise quindi di imprecare anche lui (nel momento in cui egli incominciava a suonare le campane) per difendersi dagli "attacchi" del paese. Da quel momento in poi, ripetendo l'atto della "difesa-attacco" puntuale ogni mattina, sentì di non stare più male. Il senso? Bè, l'unico modo per difendersi dalle accuse di "figura diabolica" ( in quanto dispensatrice di frasi che mettevano a nudo tutte le ipocrisie e le contraddizioni umane, rivelandone le debolezze) era quello di fare "la parte del Diavolo": ricollegandoci alla massima "un bastone ha sempre due capi", se il capo positivo fosse stato tenuto da Gurdjieff, quello negativo sarebbe ricaduto sulla gente che, al tempo stesso, avrebbe avuto tutto l'ardore per capovolgere il bastone stesso, una tale forza da far ricadere il "polo" negativo sul filosofo armeno... ora, se invece il polo negativo fosse stato tenuto da Gurdjieff (così come è stato fatto, dichiarandosi apertamente Diavolo) il polo positivo del messaggio sarebbe ricaduto sulla gente, che avrebbe mandato giù, con più o meno fatica, la sua medicina amara. Ecco che quindi diviene quasi necessario affibbiarsi l'appellativo di Diavolo, o più in generale, trasmettere alla gente dei concetti mettendosi in cattiva luce come forma di auto-difesa, quasi a voler stimolare nel lettore questo stupido pensiero: "Ma tanto, non vedi il titolo! Queste sono cretinaggini!". "La popolarità è la corona di alloro che il mondo mette sulla cattiva arte. Qualunque cosa sia popolare è sbagliata" Oscar Wilde "Popularity is the crown of laurel which the world puts on bad art. Whatever is popular is wrong". (Lecture to art students) Le regole generali servono affinchè l'uomo si comporti come se "egli fosse", e quindi gli ricordino il Lavoro in ogni situazione. Può capitare che, a sprazzi, l'uomo conosca dei momenti passeggeri di risveglio e che quindi incominci a pensare che le regole non gli siano più d'aiuto ma gli siano imposte dal Maestro: egli incomincerà a nutrire dei dubbi circa l'utilità della scuola anche quando, svaniti i momenti di "coscienza", continuerà a ritenere il tutto una perdita di tempo... insomma il "dio autotranquillante" è sempre lì alle porte in ogni momento! Comunque non bisogna dimenticare che le regole, in quanto generali, possono andar bene per uno ma andar male per l'altro: ogni uomo, infatti, si contraddistingue per un "aspetto negativo principale" del suo carattere, un asse su cui girano tutti i nefandi "io" secondari, e che è riconoscibile solo dal Maestro. E' quindi necessario stabilire delle "regole particolari" per ognuno. Il lavoro personale di ognuno deve consistere proprio nella lotta contro quest'asse distorto. Ciò spiega perchè, in tutti i sistemi in cui siano state elaborate regole generali, ci siano state esclusivamente conseguenze negative. "Ovunque ci sia un uomo che esercita l'autorità, c'è un uomo che oppone resistenza all'autorità". "Whatever there is a man who exercises authority, there is a man who resists authority!" (The soul of man under Socialism) Alla luce di quanto è stato detto finora, per rispondere alle domande eterne e fondamentali, non c'è verso, è ormai chiaro che è necessario imparare in prima persona per conoscere, è necessario sentire profondamente certe problematiche e impegnarsi per risolverle. Tuttavia una solida preparazione "di base", un certa conoscenza dei mezzi ordinari, delle metodologie di qualche campo specialistico, è pur sempre utile perchè, oltre a dimostrare un buon livello di sapere anche senza un adeguato livello d'essere, esso ha rappresentato, per chi inizia un Lavoro sul proprio essere, una marcata e profonda delusione rispetto alle solite vie e metodi di indagine: insomma, è necessario che l'uomo perda la fiducia nello scientismo moderno, e che diventi consapevole della presenza di un qualcos'altro che, o per paura, o per "artificiale" incapacità, è stato da sempre messo da parte, o almeno discreditato. "L'istruzione è cosa ammirevole, ma è bene ricordare, di tanto in tanto, che nulla che valga la pena di scoprire può essere insegnato" Oscar Wilde "Education is an admirable thing, but is well to remember from time to time that nothing that is worth knowing can be taught" (The critic as Artist) In questo modo, la differenza fra Conoscenza soggettiva e Conoscenza Oggettiva diventa netta: negli stati soggettivi di coscienza l'uomo è un dormiente coperto dalla sua calda coperta: ogni minima pressione della stessa su di una parte determinata del suo corpo, stimolerà in lui una sensazione che non avrà nulla a che fare con ciò che è effettivamente accaduto; sognerà, ad esempio, di essere intrappolato in una foresta paludosa e non poterne più uscire... Nondimeno anche lo studio del mondo fenomenico, attraverso tutti i punti di vista possibili e immaginabili non è ancora uno strumento valido: si avverte sempre quella distanza fra "l'io che osserva" e l'oggetto, la quale è impossibile colmare rimanendo vincolati alla soggettività, e quindi senza essersi uniti e interamente accorpati al "mondo della vita", o alla "realtà noumenica". Al contrario la Conoscenza Oggettiva è una conoscenza immediata(può essere sporadica, oppure può essere continua ma solo dopo un Lavoro interiore), non è quindi mediata da nessun processo di elaborazione dati del Centro Intellettivo (peraltro molto lento, in quanto agisce con "idrogeni" molto più grezzi, ad esempio, del Centro Sessuale) o di nessun altro centro, poichè Essa è possibile solo per chi abbia già sviluppato una Volontà Indipendente che subordina tutto il resto, a sua volta formata da "idrogeni fini" e quindi molto più vicini alle realtà dei Cosmi superiori. "Talvolta si può vivere per anni senza vivere affatto, e poi tutta la vita si affolla in un'ora soltanto" Oscar Wilde "One can live for years sometimes without living at all, and then all life comes crowding into one single hour" (Vera or the Nichilists) Nel tratteggiare il processo di sviluppo della Volontà, è di fondamentale importanza menzionare altri due Centri, fino ad ora omessi, i quali, aggiungendosi ai cinque restanti già citati, vanno a formare quell'unità insita nella sacralità del numero sette, su cui sono basate le due leggi dell'universo. Ogni uomo possiede due centri Superiori, che lavorano quindi con "idrogeni raffinati": essi sono il "Centro Intellettuale Superiore" e il "Centro Emozionale Superiore". Questi centri sono già completamente sviluppati e lavorano ininterrottamente. Essi, inoltre, possono essere paragonati alla moderna concezione di "inconscio", sebbene lo stesso Gurdjieff abbia sempre avuto le sue riserve riguardo le ultime teorie psicoanalitiche tanto amate e bistrattate. Per una più corretta visualizzazione dei due centri, sarà utile paragonarli ad un seme divino presente in noi come qualità latente di sviluppo ma anche come "angoscia", e cioè sensazione di aver perso una condizione iniziale di equilibrio e che ci spinge a ricercare, a ritrovare la strada perduta: nondimeno Gurdjieff, riguardo gli uomini che sentono questo bisogno del divino, questa sete di trascendenza, parla di "rimorso di coscienza" come impulso generato dalla fonte divina che attira a sè i tanti piccoli frammenti sparsi in ogni fenomeno; così Gurdjieff, basandosi sulla legge del tre, ricorda come la seconda particolarità della legge fosse quella secondo la quale il "rimorso di coscienza" non è altro che il processo di avvicinamento della scintilla presente nell'uomo con la sorgente originaria (legame fra sostanze affini) dalla vibrazioni più pure. In questo processo l'uomo si rivolta contro le sue percezioni improprie del passato e, spinto dalla consapevolezza dei due Centri Superiori, cerca la trascendenza o, nei migliori dei casi, il Vero Lavoro su di sè, il che "dovrebbe" essere il più alto desiderio dell'uomo, e cioè quello di ritornare a far parte della Sorgente. "Le religioni... possono essere assimilate, mai confutate" Oscar Wilde "Religions... may be absorbed, but they are never disaproved" (The rise of historicale criticism) Queste conoscenze sono state messe in pratica, secondo Gurdjieff, da "scuole iniziatiche" antiche che, per trasmettere determinate conoscenze dell'essere, hanno cercato di trasformare l'Oggettività attraverso delle forme del non sè: ecco che la trasmissione ebbe atto nel campo filosofico con la forma logica del'archetipo da cui tutto inizia; nel campo religioso attraverso la creazione dell'elemento della fede che, ricondotta alla teoria dell'armeno, assume il profondo significato di consapevolezza della presenza e del continuo lavoro delle due leggi fondamentali, anche se non percepibile attraverso i sensi (in quanto percepiscono la realtà nel limite, e quindi astraggono da essa solo un "momento"). Inoltre, poichè l'ottava, superati gli intervalli in cui è possibile attuare gli shoks, agisce poi in maniera meccanica passa dal Sol al La e poi al Si senza che ci si possa opporre... non ci possiamo opporre alla nostra stessa natura in quanto quella legge agisce in noi e nel Tutto), appare chiaro che la nostra Volontà può agire, ma fino ad un certo punto... così esser consci della continua forza vivificatrice e della sua meccanicità significa aver Fede. "Se piove non aprire l'ombrello, aspetta il tuo giorno di sole, non puoi fare di meglio" (da "Se Piove" da l'album "Poeta Minore" di Max Gazzè) Così mentre la filosofia andava a "bombardare" e quindi a "stimolare" il Centro Intellettuale Superiore, la religione mirava al Centro Emozionale Superiore. Tuttavia i principali mezzi di conoscenza creati furono: i Miti, gli Aforismi e i Simboli. Gli Aforismi, da considerarsi quasi come "riassunti" dei simboli, avevano l'obiettivo di far "scontrare" le due linee parallele dell'uomo, in cui tutto è costruito su coppie di contrari, affinchè dallo scontro, da una fulminea frizione "Sì"-"No" si creasse un vertice (figura triangolo) che subordinasse la meccanicità e risolvesse le antiche nette dicotomie e dualità irrisolte. Le due restanti forme riuscivano a filtrare attraverso il pensiero nei centri d'appartenenza: i Miti nel Centro Emozionale Superiore, i Simboli nel Centro Intellettivo Superiore. I Simboli, in particolare, indicavano le leggi fondamentali dell'universo con indicazioni per raggiungere la "via": così occorreva studiarli sia come principi o rami di conoscenza, con riscontri nel mondo fenomenico o in rapporto all'Unità. Anche il filosofo tedesco Jaspers ammetteva un modo in cui la trascendenza potesse essere sperimentata nella sua presenza all'esistenza umana, e quindi la "cifra" o simbolo che si rivela nelle cosiddette situazioni-limite, cioè in situazioni incomprensibili, definitive e immutabili. "La Fede della Coscienza è Libertà" "La Fede del sentimento è debolezza" "La Fede del corpo è stupidità" "L'Amore della Coscienza evoca l'Uguale" "La Speranza della Coscienza è Forza" "L'Amore del sentimento evoca il contrario" "La Speranza del sentimento è schiavitù" "L'Amore del corpo dipende dal tipo" "La Speranza del corpo è malattia" Essi sono nove Aforismi di Gurdjieff che riguardano gli impulsi di Fede-Amore-Speranza che nascono durante il percorso di Evoluzione interiore. La manifestazione dei dati suscettibili di generare gli impulsi deve partecipare integralmente al funzionamento dello stato "conscio" in quanto lo stato "inconscio" o "l'essenza" devono incominciare a far parte del funzionamento delle nostre macchine anche nella vita quotidiana. Ora, tutto questo meriterebbe uno studio ed una riflessione particolare, ma in quanto tale, non può essere trattato in questa sede. Tuttavia credo che un breve riferimento basti a risvegliare l'interesse per queste antiche forme che conducevano alla trascendenza, il tutto recitando parecchi "mea culpa" per averle catalogate, mossi da una disumana onnipotenza dei grattacieli dello scientismo moderno, come appartenti allo stadio teologico-fittizio (?!), stando a ciò che il filosofo francese Comte delineò come punto di partenza necessario all'intelligenza umana, in cui i fenomeni sono ritenuti prodotti da cause soprannaturali, il cui intervento arbitrario spiega tutte le anomalie, e che ha finito per avere strascichi persino nella società attuale. Alle stesse scuole iniziatiche si deve, secondo Gurdjieff, la nascita dell'Arte. Certo, questa tematica meriterebbe un approfondimento molto ampio, quasi un'altra "piccola Tesi". Un breve cenno soltanto quindi: l'Arte non deve essere imitazione della Natura (qui un famoso aforisma di Wilde sarebbe d'obbligo!), perchè la Natura è meccanicità e quindi l'Arte, che ha il compito di aiutare l'uomo nell'Evoluzione, deve trarre le sue forme, i suoi soggetti dalla Volontà indipendente e incondizionata (l'Arte ha quasi la stessa funzione della Preghiera, la cui esposizione verrà di seguito). L'arte che imita la natura è un'arte in cui tutto è soggettivo, in cui una certa emozione attraverso determinate forme viene intesa dal pubblico in un'altra ottica. L'Arte Oggettiva, invece, è da intendere così come si studia un libro di chimica, non con l'Intelletto ma con il Sentimento. "Ci sono due modi di non amare l'Arte...Uno è di non amarla. L'altro è di amarla razionalmente"O.W. "There are two ways of dsliking Art... One is to dislike it. The other is to like it rationally" (The Critic as Artist) Simboli, Aforismi e Miti rientravano negli antichi insegnamenti Religiosi. C'è da considerare, infatti, che, secondo Gurdjieff, le differenze reciproche dei fondatori delle religioni (Buddismo dal Buddha, Giudaismo da Mosè, Cristianesimo da Gesù, Islamismo da Maometto e Lamaismo), relative soltanto alle norme per l'osservazione di qualche aspetto particolare e per l'esecuzione dei cosiddetti Rituali, derivano dal fatto che i Grandi Fondatori hanno deliberatamente adottato le norme più consone al loro tempo e al luogo. Così i Grandi Maestri non sono altro che Uomini sviluppati in Ragione Oggettiva e, per questo, rappresentanti del divino, avendo rivestito i loro corpi superiori con le sostanze più raffinate (ho omesso la spiegazione "scientifica", data da Gurdjieff, dello sviluppo degli "atomi" del cibo, dell'aria e delle impressioni -anche le impressioni e le percezioni sono un cibo, anzi il più importante per l'uomo- per la cristallizzazione in corpi con sostanze superiori......basta ricordare che le sostanze superiori sono il risultato del processo di Evoluzione che non fa altro che fissare quegli atomi fini latenti-l'uomo è un microcosmo che contiene tutte ,o quasi, le sostanze dell'universo- rappresentati, non a caso, dalle sostanze seminali )che appartengono ad ordini di leggi di Cosmi Superiori, il cui scambio di sostanze avviene, appunto, con atomi via via meno grezzi. Così le Religioni e l'insegnamento proposto da Gurdjieff si compenetrano: ciò che cambia sono le forme di trasmissione (non si poteva parlare di idrogeni nel 300 a.C, così come oggi non si può parlare di Angeli se si vuole avere una certa credibilità) ma la portata essenziale dell'insegnamento rimane la stessa, perchè l'Uomo è sempre lo stesso, al contrario dell'uomo macchina che cambia come cambia il vento, cambia come cambia la Storia. Una Religione consiste quindi nel Fare, e si può dunque mostrare con i propri atti. La Preghiera ne è una parte fondamentale, e assume un significato diverso alla luce di tutto ciò che è stato detto finora: la Preghiera non è una domanda senza senso che esige una risposta, poichè nel caso contrario non si avrebbe più religione ma "alienazione". La Preghiera, invece, è una ricapitolazione del suo contenuto nel Pensiero e nel Sentimento: è un momento in cui l'uomo riflette su ogni singola parola: sul "ricordarsi", sull'Essere, sull'Io, per farli programmi di vita. Ad esempio, "Dio abbi Pietà!" stimola nell'uomo le domande "Chi sono Io?", "Chi è Dio?"; il secondo passo sarà quello del "prendersi in considerazione": "cosa sto facendo per l'Evoluzione?", "Dove sono arrivato?", "Che cosa Comprendo?"; tutto ciò porta alla seguente considerazione: "C'è qualcosa in me che può essere oggetto di pensiero?", "Mi sto applicando affinchè Dio mi prenda in considerazione?". E sono questi pensieri che potrebbero fare per lui ciò che egli chiede a Dio di fare. Il ripetere proprio dei pappagalli non serve a nulla! "Alla preghiera non ci deve mai essere risposta, altrimenti non si tratta più di preghiera ma di corrispondenza" Oscar Wilde "Prayer must never be answered: if it is, it ceases to be prayer and becomes corrispondence" (In Conversation) Poichè l'Evoluzione richiede un'Iniziazione, e poichè determinati concetti possono essere Compresi da alcuni Uomini(poche cellule), le masse (tutte le altre cellule del corpo) devono essere condotte su binari corretti e consoni alla Natura e allo scopo della loro esistenza, verso la quale tutti abbiamo dei Doveri da compiere e che costituiscono la nostra Ragion d'Essere, come delle cellule che sono subordinate alle altre che costituiscono (o meglio dovrebbero costituire) un Nucleo Cosciente, un Centro di Gravità Permanente, che una volta creato nel sè, deve essere portato all'esterno, ai fini di una Evoluzione generale che tiene conto anche delle prerogative della creazione, e cioè il far diventare la Terra un Sole, la Luna una Terra, affinchè tutto si espanda come una realtà frattalica, e la Sorgente da cui Tutto ha avuto Inizio riesca a contrastare il cammino inesorabile del Tempo (le masse dovranno quindi rispettare in maniera inconsapevole i Doveri Principali). Se la Terra non dovesse più mettere in atto i Doveri Divini, essa non avrebbe più ragione d'esistere e "scomparirà": si badi bene che questa non è una fantomatica punizione divina che vede un vecchio signore barbuto che mette a fuoco e fiamme la vita organica, ma quasi un processo di Auto-Regolazione della Natura ,essendo infatti anch'essa "un organismo intelligente" (niente è morto, tutto ha una sua funzione, e tutta la Natura è a suo modo intelligente: si parlava di atomi via via sempre più grossolani e "pesanti"... il livello di intelligenza di qualsiasi formazione dipende dal grado della scala cui si appartiene; secondo il criterio proprio di Gurdjieff, l'intelligenza della materia dipende dal livello d'essere della creatura che riesce a "mangiarlo"... e se la Natura intera riesce a "mangiarci", ci è certamente superiore in forza, bè ecco tutto diventa più logico e chiaro): questo non è un concetto poi così "strano"... le moderne ricerche scientifiche sono arrivate proprio a queste conclusioni! Tutto ciò fonda l'idea di base dell'Esoterismo (quello vero si intende! tutto ciò che c'è oggi di esoterismo dichiarato, non è altro che una paccottiglia di nozioni inutili che, per chi le possiede, fanno anche molto male... il vero Esoterismo non si dichiara mai!), che non è un qualcosa che si nasconde, ma è una struttura che non è possibile vedere perchè, ricordando la Relatività, le masse non riescono a vedere i livelli superiori d'essere. L'umanità, quindi, si delinea come un'insieme di "cerchi concentrici": al centro abbiamo appunto il Centro Esoterico, in seguito il Centro Mesoterico (Comprensione teorica), il Centro Essoterico (che ha carattere filosofico e contempla) e infine il Cerchio della Meccanicità: le quattro vie fra cui la "Quarta Via" sono Porte che conducono dalla Meccanicità alle "sfere" più alte. "Se un uomo è un gentiluomo, ne sa abbastanza, e se non è un gentiluomo, qualunque cosa sappia, gli fa male" Oscar Wilde "If a man is a gentleman, he knows quite enough, and if he is not a gentleman, whatever he knows is bad for him" (The Picture of Dorian Gray) "Un uomo che si lasci convincere da un'argomentazione è una persona totalmente irragionevole"O.W. "A man who allows himself to be convinced by an argument is a thouroughly unreasonable person" (An Ideal Husband) Chiedere il Senso è cosa antica, ma ormai siamo già troppo coinvolti. (da "Dissoluzione" di Morgan, Bluvertigo) Bibliografia "I racconti di Belzebù a suo nipote", G.I. Gurdjieff, Neri Pozza Editore, 1999 "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", P.D. Ouspensky, Casa Editrice Astrolabio, 1976 "L'insegnamento di Gurdjieff", Kenneth Walker, Casa Editrice Astrolabio, 1976 "Detti e Aforismi", Oscar Wilde, Classici Bur, 1999 "Franco Battiato.Tecnica mista su tappeto:Conversazioni autobiografiche con Franco Pulcini"EDT,1992 "Dissoluzione", Morgan (leader dei Bluvertigo), Bompiani, 1999 Introduzione al Sistema Da sempre l'uomo si è posto domande su se stesso e sull'Universo che lo circonda. Attraverso la filosofia e la religione egli ha avuto due punti di vista contrapposti. La prima elogiava il dubbio ed il ragionamento, la seconda l'accettazione di un dogma. Con il passar del tempo, però, la filosofia divenne sempre più una semplice astrazione dialettica e la religione una struttura politicizzata e stereotipata. Eppure, ogni tanto nella storia umana, sono emersi degli individui che hanno ravvivato la Via di Mezzo, quella che sta fra la filosofia e la religione. Costoro hanno fatto riemergere il profilo di un insegnamento unitario e sempre valido nel tempo e hanno scosso le coscienze del loro tempo. Grazie ad essi la Ricerca alle risposte fondamentali ha avuto un impulso in avanti. Nel nostro secolo G. I: Gurdjieff, ed anche altri maestri contemporanei fra cui l'italiano G., ha fatto riemergere questo insegnamento traendolo dal Medioriente (culla della spiritualità occidentale) che, purtroppo, dopo solo 50 anni dalla sua morte è stato dai più mal interpretato e utilizzato come "schema erroneo" per la crescita di se stessi. Questo "schema" altro non è che l'interpretazione di un uomo su un insegnamento assai più grande e vasto, ed oggi si è trasformato in materiale "new age". E' chiaro come la succitata new age o l'occultismo siano a volte un modo per fuggire la realtà. Si va alla ricerca di "poteri sconosciuti" o di "entità" di un mondo parallelo creando così individui alienati, schiavi della loro immaginazione. Ad esempio, la signora P. vede gli angeli e i fantasmi; parla con queste figure invisibili. Agisce davanti agli altri come se fossero presenti e si arrabbia o gioisce in base a quello che queste "entità" le comunicano. La signora L. vede gli extraterrestri e, quando incontra chicchessia, lo avverte che la sua aurea è blu o rosa. Entrambe hanno iniziato ad avere queste visioni dopo un evento spiacevole, ad esempio la morte di un figlio o di un amato. Questi due casi mostrano che, quando non si tratta di imbroglioni, un evento insopportabile può spingere verso sentieri di Ricerca alienante. Se tutto ciò va giudicato con la massima moderazione, nel rispetto della sofferenza altrui, questi sistemi pseudospirituali devono essere considerati un pericolo per la salute psichica dell'individuo. Per questo che la nostra ricerca deve partire dallo studio di noi stessi, attraverso una nuova psicologia. Possiamo trovare un metodo per evolverci senza incappare in questi errori? Stabiliamo alcuni punti: 1) Dobbiamo partire da uno studio serio di come siamo fatti. 2) Crescita interiore non vuol dire fuggire dal mondo, ma imparare ad essere nel mondo. 3) L'ambiente circostante non va ignorato; è necessario riconciliarsi con esso. 3) Per riconciliarsi con esso dobbiamo prima riconciliarci con noi stessi e riempire le nostre lacune psicologiche COME CONOSCERSI Quando vogliamo conoscere noi stessi dobbiamo usare un metodo di indagine coerente, frutto di un'osservazione sperimentale. Vediamo punto per punto un atteggiamento giusto di osservazione: 1) Innanzi tutto dovremmo decidere di osservare. 2) Dovremmo mettere i nostri risultati alla prova per verificare se essi sono reali o frutto di una nostra interpretazione. 3) Dovremmo essere sinceri con noi stessi. 4) Dovremmo imparare a non rifiutare tali dati ed accettarli per quello che sono. Il primo dato che incontreremo, se inizieremo ad osservarci, è che siamo incapaci di farlo. Siamo incapaci, cioè, di essere presenti a noi stessi, di rimanere attaccati al presente, di rimanere con l'attenzione puntata sulle nostre azioni e reazioni. Questo possiamo definirlo "sonno inconscio". Anche se svegli fisicamente è come se dormissimo in preda di sogni ad occhi aperti, totalmente schiavi di una "immaginazione involontaria". Facciamo un piccolo test che possa aiutarci nella comprensione: TEST SPERIMENTALE: Per la prova sperimentale è sufficiente porsi queste domande: 1) sono consapevole di come sono seduto ora? 2) ero consapevole della postura del mio corpo delle mie braccia prima che me lo chiedessi? 3) sono qui e ora? Oppure fino a poco fa ero collegato in modo automatico con altri pensieri? 4) posso riuscire a vivere in uno stato di consapevolezza del presente e di me stesso per prossimi 10 minuti? Se ci applicheremo a queste sperimentazione e saremo sinceri con noi stessi, ci renderemo conto che non riusciamo ad essere presenti che per pochi attimi. Infatti la nostra volontà è realmente impotente e non possiamo prendere che piccole decisioni di "presenza" e di ricordo di sè. Questo è il punto di partenza: come possiamo dare una risposta alle domande fondamentali se colui che domanda non si conosce? Come posso trovare una risposta reale se io stesso sono in un mondo di sogno? Sapere ed Essere Nel sistema di Gurdjieff la comprensione del principio che differenzia il "sapere" dall' "essere" è fondamentale. Cerchiamo di comprenderlo insieme: SAPERE : per "sapere" si intende un'esperienza intellettuale. Io "so" la lezione oppure "ho imparato" questa materia oppure "ho appreso" il senso di una discussione. ESSERE : per "essere" si intende quello che siamo, la nostra ricchezza o povertà interiore, la nostra ricchezza di reazioni, il nostro essere in un dato modo nel senso più profondo Un professore di filosofia che conosce la sua materia in modo pieno, ma che è un rissoso, un avaro, un egoista, un insensibile alle cose altrui è il classico esempio di un uomo che ha sviluppato il sapere e poco l'essere. Al contrario un brav'uomo, dolce, gentile e generoso, ma completamente ignorante di molti processi della vita, dei meccanismi che regolano il pensiero e che non si è mai posto domande sul mondo circostante è un uomo che ha sviluppato molto l'essere, ma poco il sapere. Gurdjieff affermava che entrambi questi tipi sono "parziali" e che il loro sviluppo non è stato armonico. Egli si poneva come scopo la crescita dell'individuo sia da un punto di vista di "sapere" sia da un punto di vista di "essere". Quando incontriamo qualcuno che afferma di aver compiuto un percorso conoscitivo, fregiato di diplomi e lauree, ci dimentichiamo che la sua interiorità potrebbe non essere altrettanto sviluppata. Nei circoli new age o nei salotti esoterici, ad esempio, non è difficile incontrare individui culturalmente preparati su quell'argomento psicologico o spirituale; di gran lunga più raro è trovare persone con un essere in sintonia con quella cultura. Ciò dipende dal fatto che lo sviluppo, quando non è ben diretto, produce sempre risultati incompleti ed incoerenti. Quando sapere ed essere crescono armoniosamente insieme si ha la Conoscenza. Il lavoro su sé stessi La crescita armonica di un individuo si ha quando il suo "sapere" cresce proporzionalmente al suo "essere". Per far crescere "l'essere", il "sapere" teorico da solo non è sufficiente. Il lavoro sulla linea dell' essere è un'esperienza pratica e vissuta; assai diversa dallo studio e dalla ricerca proprie della linea del "sapere". Si tratta di due crescite distinte e separate. L'evoluzione di queste due linee formano quello che viene definito " LAVORO SU DI SE' ". LAVORO SULLA LINEA DEL SAPERE La crescita del sapere è correlata all'idee che Gurdjieff ha esposto e alla conoscenza teorica di certi meccanismi che si trovano in molte antichissime scuole di pensiero. Più comprendiamo queste idee, più facilmente avremo un modello teorico a cui accostare la nostra sperimentazione pratica. Maggiore sarà la comprensione di quel che dobbiamo fare per la crescita della coscienza, corretta risulterà l'applicazione pratica. La mancanza di giusta comprensione è spesso causa di un lavoro sbagliato e parassitario. Quando la nostra preparazione teorica sarà limpida, potremo inziare il lavoro sulla linea dell'essere. LAVORO SULLA LINEA DELL'ESSERE E' impossibile cambiare il nostro essere, se prima non comprendiamo come sia strutturato. Più conosceremo noi stessi, più comprenderemo il nostro essere. Per conoscerci dobbiamo osservarci e questo è l'inizio del lavoro su questa linea. Ma cosa vuol dire "sviluppare l'essere"? Sviluppo dell'essere significa risveglio, in quanto la nostra caratteristica fondamentale è che siamo addormentati. Cercando di svegliarci cambieremo il nostro essere. Sviluppo dell'essere vuol anche dire: creare unità, non esprimere emozioni negative, osservare, studiare le emozioni negative, cercare di non identificarsi, evitare discorsi inutili. L'obiettivo del lavoro sull'essere è l'acquisizione della capacità di essere diversi. Le Ottave All’interno di una scuola della Quarta Via si comprende che il Lavoro si svolge su diversi piani. Il primo è quello individuale: il lavoro su di sè, per gli altri e per la scuola. Il secondo è quello della comprensione e dell’apprendi- mento delle Leggi Cosmiche. In realtà questi due piani non sono distinti. La comprensione di certe leggi cosmiche permette di comprendere le Leggi che regolano la macchina umana e viceversa. Analizziamo una legge cosmica che si postula sul principio che tutto l’Universo consiste di vibrazioni. Queste vibrazioni agiscono in ogni tipo di materia (in quanto tutto è energia) e ammantano tutto l’Universo. In realtà dobbiamo immaginare tutto il creato continuamente pervaso di queste energie vibrazionali, che hanno un aspetto più o meno grossolano, più o meno materico. Eppure queste vibrazioni non sono costanti, ma mutano, si alzano e si abbassano e le vibrazioni all’interno di un moto crescente prestabilito non crescono in modo uniforme. Mettiamo il caso che agiamo una certa forza vibrazionale e produciamo un moto di tale vibrazione, ad esempio spingiamo un palla da biliardo su un terreno liscio. Quando diamo l’impulso il moto che la palla assume è crescente. Arrivato al punto massimo, il suo moto decresce fino a fermarsi. La legge delle ottave ci spiega che nella fase, ad esempio, della crescita della vibrazione (ma questo è vero anche nella decrescita) questa non è uniforme, bensì vi sono dei periodi in cui rallenta per poi riprendere in modo normale sino ad arrivare al punto massimo. Immaginiamo che nella fase della crescita della vibrazione noi prendiamo due punti a cui attribuiamo un valore numerico da 1000 a 2000. Cioè in quella fase della crescita della vibrazione la vibrazione si è raddoppiata. Se avessimo preso la fase discendente della vibrazione avremmo usato un valore inverso, cioè, ad esempio, da 2000 a 1000. E’ stato accertato che in questo intervallo di mutamento delle vibrazioni si produce un rallentamento nella loro progressione. L’uno è a breve distanza dal punto di partenza l’altro quasi alla fine. Nel passato molte scuole esoteriche sapevano di questo moto non uniforme ed hanno trasferito questa conoscenza in modo simbolico, con glifi e diagrammi. In essi il moto non uniforme della vibrazione era rappresentato con uno schema ottagonale composto da otto gradini. Questi otto gradini rappresentano la consistenza del moto delle vibrazioni fra due punti. Come vediamo il moto in un certo punto decade per poi riprendere il suo decorso naturale. Questa Legge la possiamo trovare applicata in moltissimi ambiti: nella luce, nel calore,nelle vibrazioni chimiche ed anche nella tavola periodica degli elementi. In chimica la Legge dell'Ottetto accenna alla Legge delle Ottave. Possiamo trovarne applicazione anche nella musica. Nella scala musicale dei sette toni (DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI, DO) tra il MI ed il FA e il SI ed il DO (quasi all'inizio e quasi alla fine della scala dei toni) non esiste un semitono, che invece esiste fra le altre note. Questa Legge ci spiega perchè in tutte le forme vibrazionali (e quindi in tutto l'universo) vi sono fasi in cui la vibrazione ha bisogno di una spinta maggiore per mantenersi lineare. Quando una vibrazione inizia il suo percorso ha, a causa della decelerazione momentanea e del semitono mancante, una impercettibile deviazione Per questo tutto muta in natura ed è anche ciclico. Infatti se andassimo avanti nel diagramma avremmo un una figura chiusa e la direzione primitiva tornerebbe su se stessa. Questa Legge spiega perché nulla, in natura, va in linea retta e che spesso le nostre azioni, le nostre decisioni, il nostro “fare” muti e si distanzi dal proposito iniziale che è stato creato dall’impulso primario. Se è vero per tutto quello che ci circonda, la Legge delle Ottave investe anche gli esseri umani e le loro azioni. Se immaginiamo qualsiasi iniziativa intrapresa come l'inizio di una scala vibrazionale (un'ottava) troviamo in questa Legge uno spunto di riflessione utile e pratico allo studio di sè. Dopo un giusto impulso, una giusta comprensione, un giusto proposito, una giusta attenzione, una giusta comprensione emozionale ecc. quello che ci proponiamo diventa invece noioso, perdiamo l’entusiasmo, diventiamo pigri e tralasciamo le cose più difficili. Le stesse cose che ieri potevano essere fonte di stimolo e di sfida oggi diventano ostacoli insormontabili che rallentano e deviano leggermente il nostro “fare”. L’impulso continua ad agire e la retta continua a svilupparsi fino al successivo semitono mancante e lì il lavoro si arresta in modo definitivo, subentrano emozioni negative, cambiamenti di programma, aggiustamenti o correzioni che, in realtà, sono un vera e propria modificazione dell’iniziale proposito. Nei casi peggiori la linea retta continua a fare il suo percorso ormai schiava delle resistenze esterne ed interne e modifica ancora il suo tragitto in concomitanza con i semitoni mancanti. Questa "distorsione" diventa talmente radicale da invertirsi e il risultato è esattamente inverso dal proposito. Questa realtà la possiamo notare facilmente nella storia. Gli esempi storici che confermano la veridicità di questa Legge sono numerosi. Prendiamo ad esempio il Cristianesimo. Immaginiamoci quanto la linea evolutiva dell’amore per tutte le creature che Cristo ha ordinato sia dovuta mutare (sino a raggiungere il suo opposto) quando il cristianesimo si è trasformato nell’Inquisizione. Anche nella storia politica abbiamo molte dimostrazioni di ideali giusti che si sono trasformati (nelle loro ottave) in scuse per perpetuare massacri. Questa Legge cosmica regola il nostro agire e ci rende incapaci di “fare” qualcosa ESATTAMENTE come ci eravamo proposti nell’impulso iniziale. Ciò è invisibile all’uomo ordinario che crede, invece, che le linee di lavoro si sviluppino sempre in modo uniforme e costante. Questo dà l’illusione di poter fare e di essere noi stessi a scegliere il cambiamento di programma o una variazione dell’impulso primario, quando in realtà non potevamo fare altro in quanto sono le influenze esterne e i semitoni mancanti che hanno deviato la linea propositiva iniziale. Soltanto le ottave cosmiche, ascendenti o discendenti, seguono le vibrazioni in modo ordinato e terminano le ottave mantenendo la direzione presa all’inizio. Ma di questo parleremo successivamente. Gli Shock Addizionali Se ci basiamo sull’osservazione ci possiamo rendere conto che in talune ottave è possibile che l'azione intrapresa si mantenga retta e raggiunga lo scopo. Questo però è dato, tranne che in casi particolari di Lavoro su di sé, da ottave parallele che, casualmente, entrano in sintonia con l’ottava principale andando a colmare i semitoni mancanti. Naturalmente i punti in cui gli shock addizionali devono essere dati dipende dalla ascendenza o discendenza delle ottave. Nell’ottava ascendente i punti in cui i semitoni vanno colmati sono fra il MI-Fa e SI-DO: Gli shock dell’ottava ascendente devono essere di una forza tale che permetta al tono di rimanere in linea retta. Quindi nel primo intervallo tale tono deve avere una certa forza, nel secondo intervallo, invece, deve essere applicata una forza maggiore della prima in quanto il secondo DO è di una vibrazione più alta del FA e necessita di una vibrazione di tono più alto. Nell’ottava discendente i punti, invece, sono fra il DO-SI ed il FA-MI: Il primo shock dell’ottava discendente deve essere di un tono alto e di una forza maggiore del secondo. In realtà il DO possiede già in sé la vibrazione più bassa ed è per questo che le ottave discendenti sono più semplici. Nell’uomo ordinario questi shock possono essere frutto del caso. Ottave diverse e parallele che si intersecano nella principale possono permettere uno svolgimento in linea retta che dà una fortissima sensazione di poter “fare”. Il problema è che se queste ottave parallele non ci fossero (ottave che possono essere di diverso tipo sia interiore che esteriore) la linea retta non si verificherebbe. In effetti l’uomo ordinario è soggetto al caso che sorregge o meno i semitoni mancanti delle ottave determinando così il successo o l’insuccesso di una azione. Se, però, si costruiscono COSCIENTEMENTE degli shock (senza attenderseli dal caso) e se questi vengono costruiti secondo il modello indicato è possibile permettere all’ottava di proseguire in linea retta. Per fare questo, naturalmente, è necessario riconoscere le ottave ascendenti e discendenti della vita ordinaria e porvi rimedio con degli shock o sforzi sufficienti al riempimento del tono mancante. Il compito non è facile in quanto dovremmo conoscere meglio noi stessi ed essere abbastanza svegli per riconoscere quando una iniziativa riceve una deformazione nel tono, modificandosi. Per imparare a fare questo è necessario essere all’interno di una scuola dove questi shock vengono azionati nei giusti momenti in cui l’ottava (asc. o disc.) sta mutando il suo percorso. La scuola stessa a sua volta deve essere costruita secondo il modello dell’ottava e riconoscerne le Leggi che la regolano. Possiamo comunque dire che il primo passo da fare è quello di imparare a riconoscere le ottave che continuamente incontriamo nella vita ordinaria, imparando a vederne i semitoni mancanti: i momenti in cui l’impulso di origine cambia. In quel preciso momento sarà necessario fare uno sforzo maggiore e ingegnarsi a fare in modo che l’attenzione possa essere mantenuta costante e che l’azione trovi nuovo vigore e possa evolversi sino al successivo ostacolo. Ad esempio se lavorerete per osservarvi, vi renderete conto che anche tale osservazione si postula sul principio di ottava. (Tutto in natura si postula su questo principio, anche la crescita interiore) Vi renderete conto che nel tentativo di ricordare voi stessi potrete abbastanza facilmente passare dal DO al RE. Solo con grandi sforzi riuscirete a passare dal RE al MI, ma comunque questo vi sarà certamente possibile. Appena arriverete, però, al MI immediatamente vi dimenticherete di voi e tornerete al DO di partenza. Non ci sarà scampo, immediatamente vi dimenticherete di voi. Se, però, la vostra attenzione e coscienza di voi stessi diventerà uno sforzo corretto riuscirete a capire quando siete vicini al MI e, quindi, vicini alla dimenticanza. A quel punto sarà necessario applicare uno shock preciso per il superamento di quella fase. Individualmente parlando non esistono shock identici per tutti, anche se possono esistere delle tecniche speciali che possono servire da ausilio agli shock addizionali individuali. Imparare a vedere nella vita ordinaria questi fenomeni e a sviluppare l’attenzione sulle ottave in cui siamo immersi fa parte del Lavoro che viene svolto dentro una Scuola. Il Lavoro oggi La società contemporanea è diversa da quella in cui Gurdjieff passeggiava fra noi. Sono passati 50 anni da quando è morto e più di 70 da quando era all'apice del suo insegnamento. Sono morti tutti coloro che erano in diretto contatto con lui e che potevano trasferire correttamente il suo pensiero, ma, ancora di più, l'energia che lui stesso creava all'interno dei suoi gruppi è una realtà che non potremo mai conoscere, né sperimentare. Questo è realmente insufficiente. Il Lavoro su di sé rimane sempre una sperimentazione pratica che deve essere svolta all'interno di un "ambiente" utile alla creazione delle esperienze di crescita. Oggi, nel 2000, la qualità del nostro automatismo è decisamente maggiore. Mentre da una parte la nostra evoluzione tecnologica ci conduce a nuovi tepori, offrendoci (con sforzi quasi nulli) tutto quello che ci serve in tempi rapidissimi, la nostra evoluzione coscienziale dorme sonni tranquilli in un letto ancora più caldo e morbido. Eppure, per coloro che riescono a percepirlo in qualche barlume di semi-presenza, l'Energia di Risveglio continua a scorrere ed è a disposizione di coloro che riescono (anche solo per un attimo e con grandi sforzi) ad alzarsi dal giaciglio del meccanismo inconsapevole. Ma per alzarsi vi è la necessità di capire che si è sdraiati.... non esiste sonno più profondo di quello che induce a credere di esser desti..... e vi è la necessità di una sveglia ancora più forte ed insistente che non ci permetta di ritornare a dormire troppo facilmente, che non sia schiava del "metodo" gurdjieffiano, ma che ne conosca i suoi principi fondamentali e su essi possa costruire metodi nuovi e più adatti all'uomo del terzo millennio. Ma una sveglia di questo tipo non possiamo trovarla in noi stessi. Dobbiamo avvalerci di un ausilio esterno e dobbiamo essere consapevoli che non è poi così gradevole doversi svegliare. Ma che, dopo, ci dimenticheremo di tutti gli sforzi fatti e potremo godere di una vita "reale". Il problema si pone nella ricerca di questa sveglia. Dormendo forse potremo incappare nell'errore di trovare sveglie sbagliate. Ma se il nostro desiderio di svegliarci sarà veramente forte, verremo scelti prima o poi da qualcuno che vede la nostra lotta. Sono pochi i risvegliati, ma ci sono.... La necessità di un Maestro vivente è una condizione indispensabile. Un Maestro può anche non usare i metodi di Gurdjieff o può modellare questi metodi per la necessità dell'uomo moderno. Senza di lui niente è possibile, per nessuno. L'alba della nostra esistenza è iniziata il giorno della nostra nascita. Il tramonto arriverà alla nostra morte. Ci saremo alzati da quel letto? Avremo vissuto questa lunga giornata? L’Insegnamento Da quando il genere umano è apparso sul pianeta Terra, con lui è emerso anche il “Mistero”: da dove proviene l’uomo? Qual è lo scopo della sua esistenza? Perché è così diverso dagli altri esseri viventi? Per darsi una risposta l’uomo interpreta una sua percezione ed una logica: se il creato è un meccanismo così perfetto, ancora più perfetto del meccanismo di un orologio, deve pur esserci un creatore, un orologiaio dalle potenzialità vastissime. Ogni nuovo tentativo di dare delle soluzioni al “Mistero” impone nuove domande: chi è questo Creatore? Da dove proviene? Esiste realmente? È solo frutto di una fantasia? Perché non si fa conoscere?Anche dando per scontata l’esistenza del divino, nuove questioni ancora più complesse si fanno strada: come stringere un rapporto con questa divinità? Cosa vuole dall’uomo? Come può l’uomo sviluppare le capacità per conoscerla? Dalla filosofia, alla religione, dal pensiero superstizioso popolare a quello tecnico-scientifico l’uomo ha versato fiumi di inchiostro per tentare di dare risposta a tutto questo. Da una parte la religione che dogmaticamente afferma l’esistenza della divinità. Dio esiste, secondo le sue tesi, e l’uomo deve sottostare alle sue leggi. Chiunque non adempie a tali prescrizioni, conoscerà il castigo a lui riservato. La religione diventa un mezzo per non incorrere in un tremendo giudizio finale. Molte sette cristiane usano questa tecnica di marketing per accaparrarsi adepti: alimentando la paura delle conseguenze, esalti le qualità del rimedio. Sfogliando le loro riviste è facile trovare dei dipinti simili a quelli del Dorè: uomini e donne ardono nel fuoco infernale, fra dolori e pene indicibili. Alla fine dell’articolo, invece, un dipinto completamente diverso: un giardino meraviglioso con un monte innevato in lontananza e dei bambini sorridenti che giocano. Sotto, una didascalia: vuoi vivere anche tu per mille anni in un paradiso terrestre? Sotto ancora l’indirizzo della setta. La filosofia, a sua volta, ha prodotto così tante ipotesi da perdersi nel labirinto del teorismo. Spesso i discorsi filosofici, invece di avere come obiettivo l’indagine del Vero, diventano degli show di oratoria. La scienza, a sua volta, dimenticandosi l’importanza del postulato teorico, sempre più somiglia alla religione nel dogmatizzare e nel divulgare certezze. La determinazione di alcuni “no” scientifici sembra animata dalla stessa forza del sacerdote che caccia il demonio con l’acqua santa. Eppure, talvolta, tra queste grandi “scuole” di pensiero emergono individui che riescono a gettare le fondamenta per considerazioni più vaste. Persone che non rimangono fra le maglie della difesa estrema delle loro idee, solo perché loro. Servitori della conoscenza più che del proprio merito. Tra essi possiamo individuare Religiosi che, pur rimanendo esteriormente fedeli al proprio clero, ne vedono i difetti e portano avanti, forse nascostamente, idee più estese. Troviamo anche Filosofi del vivere, più che del puro pensare, che hanno compreso il limite di un pensiero che pensa se stesso. Vi troveremo anche molti Scienziati che sentono il limite di ciò che conoscono, senza gonfiarsi di orgogliose certezze. Non per forma o vezzo intellettuale affermano ciò che Nietzsche diceva nel XIX secolo: “…E’ un giusto giudizio dei dotti che gli uomini di tutti i tempi abbiano creduto di sapere che cosa sia giusto e cosa non lo sia, degno di lode e di biasimo. Ma è un pregiudizio dei dotti che noi adesso lo sappiamo meglio di qualsiasi altro tempo…” Per entrare nello specifico, fra questi Grandi, possiamo annoverarvi anche George Ivanovich Gurdjieff. Egli nasce nel 1869 ad Alexandropol (Armenia russa) da una famiglia di origini umili. In quell’ambiente difficile si pone, sin da giovanissimo, quelle domande che attanagliano l’uomo da sempre. Quando raggiunge un’età sufficientemente matura abbandona la sua famiglia e inizia una ricerca che lo porterà in molte città del Medioriente, negli stessi luoghi dove Gesù e Maometto hanno camminato, spingendosi ancora più a Est, nei luoghi del Buddha. Entra in contatto con piccoli gruppi, scuole di pensiero fra il filosofico ed il religioso, e individua dietro esse un corpus fondamentale di conoscenze. Comprende che le religioni, nel loro aspetto originario e non corrotto dalle interpretazioni successive, oltre a darsi spiegazioni teologicocosmogoniche avevano obiettivi pratici per lo sviluppo dell’uomo. Una sorta di conoscenza concreta, applicabile da chiunque ne avesse padronanza e che avrebbe permesso di sviluppare nuovi livelli di coscienza. Gurdjieff, liberandosi dal solo teorismo, si getta nella sperimentazione di questi sistemi, passando da Maestro a Maestro e raccogliendo esperienze. Dopo anni di questo “apprendimento” egli affermerà: “Che cos’è la Coscienza Divina? È un livello troppo alto e teorico per l’uomo che non riesce ad avere coscienza di se stesso e del presente! È necessario, innanzitutto, imparare ad essere più vivi qui, nell’unico mondo che conosciamo (quello materiale). Come può l’uomo del terzo millennio, sempre più simile ad una macchina che ad un individuo, porsi la questione del Trascendente?” L’uomo che non riesce a cogliere la bellezza di un sole che sorge, di una rosa che sboccia, dell’attimo che passa come potrà mai conoscere l’eterno? L’uomo che non conosce se stesso potrà mai essere consapevole? Se non sei conscio della brevità della tua vita, come sarai mai cosciente dell’eternità dell’Universo? Il Lavoro gurdjieffiano sull’uomo racchiude le sfere della personalità, sia a livello emotivo che psicomotorio. È un iter, destrutturate e ristrutturante insieme, avente come obiettivo l’acquisizione di un’attenzione di tono più alto. Questa “attenzione” G. la definisce meravigliosamente “Ricordo di Sé”: un lirismo poetico che invita ad un’esistenza dove il Sé è posto al centro, dove le dinamiche del vivere quotidiano tornano al loro giusto posto. Ricordo di Sé prima di tutto, ancora prima dell’altro, prima del panorama esterno, prima della morale e dell’etica imposta. Ricordo di sé per riconoscere quanto viviamo nella totale mancanza di percezioni del corpo e dei processi logico- emotivi. Per percepirsi nello spazio circostante, sentirsi prima ancora di sentire. Su Gurdjieff sono stati scritti numerosi articoli, testi, tesi universitarie. Eppure tutte queste parole non potranno mai farci conoscere la sua capacità di creare un’innovazione nell’anima di coloro che a lui si rivolgevano. Vedeva le menzogne dietro le quali spesso ci si rifugia. Possedeva l’abilità di far cadere il castello di carta delle finte sicurezze e indicare dove lavorare per rafforzare l’essenza. Oggi non possiamo conoscere più la grandezza di questo personaggio, i suoi libri ne solo un pallido riflesso. L’Arte di comprendere i cuori è una capacità, non una dottrina scientifica stampata in un volume. Il suo esempio nell’essersi messo in viaggio dovrebbe servire a noi tutti. Perché anche se Gurdjieff è morto esistono ancora gli eredi della Tradizione a cui faceva riferimento. Avremo modo di riporre i depliant dello spirito e metterci noi stessi in viaggio? Avremo il coraggio di credere di poter trovare delle risposte? Saranno sufficienti, a ristorarci, gli esempi dei Grandi che questo viaggio hanno intrapreso prima di noi? La qualità delle nostre domande è cambiata Rimarranno anch’esse eternamente insolute? Ad ognuno la sua risposta Il primo passo Un proverbio orientale afferma: "L'uomo dorme, solo la morte potrà svegliarlo". Quando uno è vicino alla morte può accorgersi come sta costruendo la propria vita. Esiste una meditazione tibetana che è meravigliosa ed è chiamata "meditazione della morte". Ti siedi in solitudine e, dopo aver sentito il tuo corpo, immagini che la tua vita si sta spegnendo. Sono gli ultimi istanti della tua esistenza. Ti sei mai chiesto come saranno gli ultimi minuti della tua vita? Cosa penserai?Come ti sentirai?Forse avrai una lista di cose che avresti voluto fare e che invece non hai fatto. I tibetani insegnano a fare questa lista adesso e a lottare con tutte le forze per realizzare quello che vi sarà scritto. Solo così la vita sarà piena e tu potrai accettare la morte perché sazio dei tuoi giorni.La vita per te non sarà un colpo mancato, qualcosa che ti sarà sfuggito di mano, ma l'avrai afferrata, te ne sarai saziato e sarai più capace di abbandonarla. Imparare a vivere oggi è l'unico modo per imparare a morire domani. Noi non sappiamo vivere ed è per questo che abbiamo paura di morire. Non sappiamo vivere perché nessuno ce lo ha mai insegnato. A scuola ti hanno insegnato la vita di Mazzini e di Garibaldi, personaggi storici morti anni fa, senza spiegarti i loro drammi interiori ed i loro vissuti, non te li hanno mostrati nella loro umanità. In tal modo non hai compreso che anche tu puoi diventare un eroe, un individuo speciale e hanno aumentato il tuo isolamento. Non ti hanno insegnato perché nessuno ha insegnato loro. Non ti hanno insegnato, ad esempio, che sei meccanico e che tendi alla meccanicità. Che ripeti dei modelli di comportamento, che non sei nel presente, ma sempre proiettato nel domani e nelle sue preoccupazioni oppure nello ieri e nei suoi rimpianti. Non ti hanno mai insegnato che l'ansia, la tensione, il nervosismo sono la causa di numerose malattie. La medicina e l’immunologia confermano questa teoria sino al punto da aprire nuovi orizzonti di cura e prevenzione. Non ti hanno insegnato ad amare il tuo corpo, semmai ti hanno insegnato ad odiarlo. Ti hanno vietato di toccarlo, di osservarlo, di amare anche le zone più segrete e così hanno creato la perversione, il senso del peccato e la colpa. Non ti hanno mai insegnato a diventare individuo e, così, hanno creato degli esseri frazionati, in conflitto con se stessi, con mille Io e diecimila maschere. Ti hanno insegnato a rafforzare la personalità piuttosto che ciò che vi è oltre. Ti hanno insegnato a difenderti sempre e continuamente e a fidarti a volte del cuore e a volte della testa. Hanno creato individui non unitari, a volte troppo cerebrali, a volte troppo emotivi. La religione ti ha insegnato a vedere Dio come la fonte delle emozioni negative peggiori. Dio che chiede di non peccare e che prepara il forno nel quale ficcarci se pecchiamo. Dio che chiede sempre troppo e che condanna in ogni momento. La nuova generazione che comprende l'inganno che si cela dietro questo dominio psicologico, ha smesso di avere degli ideali ed una sua spiritualità. La televisione è diventata il suo Dio, e i Vip i suoi idoli e tutto il meccanismo è andato a vantaggio della spersonalizzazione. Sei spersonalizzato e non te ne rendi conto. Non sei il padrone di te stesso, anche se credi di esserlo. Basta osservarsi per capirlo. Ti hanno sempre insegnato a considerare il mondo, ad invidiare coloro che hanno, a mostrare per farti vedere migliore… mai ti hanno insegnato che non c'è spettacolo più interessante di se stessi. Se te lo avessero insegnato avresti potuto rendere più vasto il tuo cielo interiore. Ed invece hai imparato ad abbellire solo la tua immagine, fraintendendo il modo per diventare migliore. Cosa vuol dire essere migliori? Vuol dire avere la capacità di capire se stessi e superare le proprie paure, i propri conflitti, sviluppare una forza nuova, una nuova energia, uno stimolo alla vita. Tu hai un potenziale vastissimo eppure ti riduci ad utilizzarne solo un'infinitesima parte. Questo perché per usare le tue risorse non solo devi sapere come fare, ma soprattutto devi metterti a scavare per attingervi. Devi procurarti delle nuove attrezzature ed utilizzarle. Studiare nuovi progetti e cambiare il modo di pensare, mettere in discussione i tuoi schemi mentali e acquisire il coraggio di camminare verso nuovi orizzonti. Ti invito a costruire un nuovo te stesso, ancora prima di una buona immagine nel mondo. Ti invito a fare un lavoro pratico, a non rimandare a domani, ma ad iniziare da subito e così sviluppare quell'essere dal meraviglioso potenziale che è in te; quella forza che credi di non avere, ma che invece hai e non usi. Ti invito a provare e a fare qualche sforzo in questa direzione in quanto, in questo campo, anche il più piccolo sforzo porta risultati imperituri, che nessun ladro potrà mai rubare. Da dove cominciare? Puoi cominciare sin da adesso se farai le cose che ti dirò. Innanzi tutto devi decidere di iniziare oggi con me una vita nuova, una nuova relazione con te stesso. La radice della parola relazione è dal latino relatio, da referre cioè “riferire”. Vorrei che tu avessi un nuovo modo di riferire a te stesso, che tu comunicassi con te stesso in modo assolutamente diverso. Talvolta decidiamo di ricominciare con gli altri da un nuovo punto di vista, di mettere da parte tutti i rancori e di iniziare sotto una luce nuova di rispetto, amore ed ascolto. Vorrei chiederti di far pace con te stesso, di iniziare ad amarti e rispettarti di più, di ascoltarti, di osservarti, di ricordarti di te. Più imparerai a farlo più circonderai te stesso di una nuova energia, di un alone benefico che avvolgerà la tua famiglia, i tuoi amici, la tua vita. Più amerai te stesso, più aumenterà la capacità di amare gli altri. Puoi iniziare subito se vuoi. Basta chiudere gli occhi adesso, insieme a me, ed iniziare ad ascoltare il tuo corpo. Sapevi che il primo passo dell'amore è l'ascolto? Inizia a sentire il tuo corpo ed inizia a parlarti. Dì a te stesso: "Hai ragione ti ho trascurato in tutti questi anni di vita insieme. Ti ho maltrattato, sia nel fisico che nel cibarmi di cattivi pensieri ed emozioni distruttive. Spesso ho permesso all'ambiente circostante di entrarmi dentro e mi sono spento, invece di rifulgere nel buio. Questo perché ho affinato il mio orecchio fisico piuttosto del mio orecchio interiore. Ora ti ascolto e desidero iniziare sinceramente un nuovo rapporto con te. Ho deciso di amarti." Questa proiezione che tu fai di te stesso ti aiuterà; è solo un artificio utile, un mezzo, non devi diventare schizofrenico. Devi solo iniziare a rispettarti, così come rispetteresti il tuo più grande amico. Ora che hai fatto questa promessa devi mantenerla. Non sono le promesse che si fanno a se stessi, quelle più importanti? Eppure sono proprio quelle che con più facilità tradiamo. Siamo fatti così, preferiamo tradire noi stessi. Ti rendi conto di quanto è radicale il cambiamento a cui ti chiamo? Ti chiedi di acquisire una lealtà con te stesso che è contraria a tutto quello che la società ti ha abituato da quando eri piccolo. La lealtà verso se stessi è stata negata, perché è stata negata la tua essenza affinché potessi meglio integrarti nel "sistema". Si sono concentrati a farti sviluppare non le tue reali capacità, ma le tue maschere affinché la tua integrazione potesse risultare più prestigiosa e consequenziale. Hanno negato la tua unicità, hanno rifiutato la tua diversità, come potevano insegnarti la lealtà verso te stesso? Per questo il lavoro è difficile. Devi combattere con anni di condizionamento radicati. Ti sembrerà di lottare contro te, mentre lavorerai per te. Ormai alcuni atteggiamenti dannosi, veleno che il mondo ha iniettato su noi tutti, sono diventati parti di te. Li difendi come se difendessi te stesso. Difendi la tua immagine senza renderti conto che non sei tu. Ti riterrai comunista invece di vederti come un individuo che condivide alcune idee del comunismo. Oppure ti riterrai anticomunista, diventerai tu stesso identificato con quelle idee fino al punto che se incontrerai un comunista ti sentirai a disagio. Eppure quando eri un bambino non eri un comunista, non eri un fascista, sono vestiti che hai indossato più tardi, quando nessuno ti ha insegnato ad essere te stesso. Tu sarai le tue idee, tu sarai la tua squadra di calcio e la tua vera Essenza non ci sarà più…. Intorno alla tua radice si è formata una gramigna velenosa, nata da anni di condizionamento. Estirparla sarà difficile perché si è unita ad essa perniciosamente. Solo tu puoi farlo e nessun altro. Chiudi gli occhi insieme a me e senti la brevità della tua vita. Avvicinati a te stesso, stai con te e inizia a sentire il tuo corpo. Queste mani, queste braccia che fanno sempre quello che gli chiedi, serve ubbidienti. Sei mai stato consapevole del tuo corpo come in questo momento? Lo hai vestito in mille modi, ma tu sentine la nudità. Vai verso ciò che i tuoi abiti non abbelliscono, ma nascondono. Ora passa ad osservare i tuoi pensieri. Quanti pensieri hai pensato! In quanti ti sei identificato! Lasciali tutti ed osservali sentendo te stesso. Essi sono il tuo prodotto, non i tuoi padroni. Osserva adesso le tue emozioni… terrore ed estasi si sono avvicendati, dolore e gioia come una ruota ti hanno fatto conoscere istanti sublimi e eternità di sofferenza. Vai Oltre. Cerca di vederti aldilà delle tue emozioni, anch’esse sono un tuo prodotto, non sei tu. Questa è la cosa più difficile. E’ possibile abbandonare un’idea, ma non è possibile abbandonare un’emozione che ti è nata dentro. Ne sei troppo identificato. Eppure se tu avessi la capacità di vederle, prima ancora di esprimerle capiresti che è possibile vivere un’esistenza da liberi e non da schiavi. Le emozioni sono il sale della nostra vita, noi le abbiamo trasformate nella sabbia dei nostri pantani interiori. Invece di godere della tenerezza e di calarci nella profondità del dolore, comprendendone il messaggio, rifiutiamo le emozioni dolorose e diventiamo sordi a noi stessi. Oppure ci ripariamo sotto le malandate grondaie di emozioni negative solo perché la preoccupazione e l’ansia sono l’unica prassi conosciuta per affrontare i problemi. Nemmeno ci chiediamo se possano esistere nuove modalità emotive, talmente siamo radicati in quelle abituali. Cambiarle significherebbe una trasformazione troppo grossa nemmeno da prendere in considerazione. Le emozioni positive poi non le sappiamo trattenere. Anche una buona notizia non riesce a rallegrarci così come una cattiva riesce invece a spegnerci. Rimani seduto con gli occhi chiusi e vedi tutto questo: mezzi, strumenti, capacità spesso non usate perché troppo identificati nel film della vita. Cerca di alzarti da quel ruolo di spettatore passivo, entra nella scena e vai oltre, dietro le quinte. Cerca di diventare tu il regista. Il regista del tuo corpo, delle tue emozioni, dei tuoi pensieri. Torna a te stesso definitivamente e per sempre. Questa è la nuova nascita: un rapporto nuovo con se stessi. Eppure esiste il rischio che queste rimangono solo parole stampate. È più di un rischio, è una certezza. Appena alzerai lo sguardo da questo foglio dimenticherai la tua intenzione, stanne certo. Questo accade perché nella vita di un uomo dovrebbero avvenire nuove nascite ogni giorno, ogni giorno l’intento dovrebbe essere riaffermato. Perché ogni giorno bisogna lottare contro la degenerazione meccanica in cui il mondo e noi stessi stiamo precipitando. Ed il lavoro, se da soli, è dalle titaniche dimensioni. Per questo è utile che i cercatori si uniscano in gruppi di Lavoro dove possano essere applicati quegli ausili che possono alleggerire un po’ questa Grande Opera. Da soli è quasi impossibile. La psicologia del senso comune e le neuroscienze Albert Einstein definiva con il termine “Psicologia del Senso Comune” (PSC) tutto quell’insieme di nozioni, schemi e convinzioni su se stessi, gli altri e il mondo che ci circonda che vengono inculcate in un essere umano nei suoi primi diciotto anni di vita. Esattamente quel fardello di nozioni, schemi e convinzioni che è indispensabile abbandonare, secondo G.I.Gurdjieff, per liberare la ‘farfalla’ che è in noi dalla crisalide in cui si trova imprigionata e che ostacola la ‘trasformazione alchemica’ del ‘vile metallo’ della nostra frammentazione interiore nell’Oro di un ‘Io permanente’. Ma procediamo con ordine. Ognuno di noi nasce all’interno di una certa cultura, all’interno di un gruppo di persone che condividono un certo sistema di valori e che sono accomunate da un fondamentale consenso su come sono le cose e su come dovrebbero essere. Lo scopo primario dell’educazione consiste nel plasmare e modellare la ‘creta psicologica’ del fanciullo al fine di renderla quanto più possibile conforme a quei modelli comportamentali che la società ha stabilito e definito come ‘normali’. Possiamo immaginare che al momento della nascita la nostra mente sia come una immensa pianura, senza valli né colline, dove il flusso delle percezioni inizia a scorrere liberamente come un fiume che scavi da solo il proprio letto. In realtà dobbiamo immaginare non uno ma decine, centinaia, migliaia di fiumi che cominciano a scavare profondi solchi in quella pianura, trasformandola lentamente ed inesorabilmente in un paesaggio completamente diverso, fatto di valli e colline, di gole e pareti invalicabili, e soprattutto di un certo numero di ‘bacini psichici’ di diversa dimensione in cui i flussi confluiscono. All’interno di questo paesaggio i nuovi flussi percettivi non possono più procedere liberamente ma si trovano costretti a seguire i percorsi già tracciati, contribuendo a loro volta ad aumentare la profondità dei bacini esistenti e accrescere, di conseguenza, la loro capacità di attrarre altri flussi psichici (per questo li chiameremo ‘bacini di attrazione psichici’, in sintonia con il moderno linguaggio della fisica dei Sistemi Complessi). La cultura e l’istruzione interferiscono prontamente con questo processo naturale, iniziando a costruire dighe, barriere, chiuse e canali allo scopo di controllare la turbolenza di quei flussi, dirigerli lungo vie preferenziali e soprattutto di confinare i ‘bacini di attrazione psichici’ (BaP) di ogni individuo all’interno di porzioni circoscritte del suo territorio mentale. E sono proprio questi confini artificiali imposti al territorio mentale a definire i limiti di quello che è il ‘Senso Comune’ (lo chiameremo la ‘Regione SC’) relativo ad una data cultura: chiunque travalichi questi limiti non potrà più rapportarsi efficacemente con il proprio gruppo sociale e darà luogo a comportamenti ‘devianti’, non ‘normali’ e verrà immediatamente catalogato, nel migliore dei casi, come un disadattato, un tipo eccentrico o trasgressivo, nel peggiore come un pazzo o un criminale. Verrà espulso, imprigionato, combattuto o ridotto al silenzio. In casi estremi addirittura torturato e messo sul rogo (un tempo fisicamente, oggi per lo più solo psicologicamente ma con effetti analoghi). Dunque solo apparentemente noi siamo liberi di pensare, desiderare e immaginare ciò che vogliamo. In realtà tutta la nostra vita mentale è strettamente confinata all’interno della regione SC definita dalla nostra cultura: ed è questa una prigione psicologica ben più potente di qualsiasi prigione fatta di sbarre metalliche e mattoni, per la semplice ragione che di essa non siamo per niente consapevoli. Come un pesce non percepisce l’acqua in cui è immerso, noi questa prigione non la vediamo neppure e tanto meno, quindi, sentiamo la necessità di evaderne. Anzi, il nostro condizionamento è tale che se talvolta ci capita, casualmente, di mettere il naso appena fuori da essa veniamo subito presi da una spiacevole sensazione di vertigine, da sensi di colpa o di vergogna di cui non sappiamo definire l’origine ma che classifichiamo come sensazioni negative cercando immediatamente di sopprimerle. Senza accorgerci che, con esse, sopprimiamo parimenti quel fondamentale stimolo all’esplorazione di nuovi territori mentali che da sempre è stato alla base della spinta creativa umana, di quel mutamento di prospettiva interiore che in definitiva è il vero motore dell’evoluzione e del progresso. Non è difficile rendersi conto, a posteriori, dei gravissimi errori di valutazione nei quali il Senso Comune ha tenuto intrappolata la civiltà occidentale per centinaia di anni: la Terra su cui viviamo ci appare a prima vista piatta, sconfinata e immobile, posta da Dio – assieme all’Uomo, fatto a Sua immagine e somiglianza – al centro della Creazione; vediamo il Sole e l’intera volta celeste sorgere e tramontare sullo sfondo di un universo statico; osserviamo che i corpi in movimento tendono spontaneamente a fermarsi quando non sono soggetti a nessuna forza e siamo intuitivamente convinti del fatto che i corpi più pesanti cadano al suolo più velocemente di quelli più leggeri. Dunque non è affatto strano che solo in tempi relativamente recenti, con il travagliato avvento della scienza e con immensi sforzi epistemologici, l’uomo occidentale abbia preso coscienza della reale struttura dell’universo che lo circonda. Niccolò Copernico, Galileo Galilei e Isaac Newton ci hanno rivelato che la Terra è solo una piccola palla di materia in rotazione attorno al Sole il quale, assieme a tutti i suoi pianeti, è a sua volta in rotazione attorno al centro di gravità della nostra galassia, solo una delle tante del vasto spazio cosmico in cui ci troviamo ad esistere e i cui confini ci sono ignoti. Charles Darwin ha spodestato l’uomo dal suo trono e lo ha posto, assieme alle altre forme di vita della Biosfera, sulla stessa ‘Arca di Noè’ in viaggio attraverso il mare del tempo, sospinta dalle onde del Caso e della Necessità, all’interno di un Universo non più immutabile ma in perenne evoluzione. Sigmund Freud, infine, ha strappato all’uomo anche la sua ultima grande convinzione, quella di conoscere integralmente se stesso, scoperchiando il Vaso di Pandora dell’ Inconscio e mettendoci di fronte all’origine nascosta delle nostre più profonde paure e debolezze. Oggi nessuno nega più queste nuove acquisizioni che l’impresa scientifica ci ha regalato negli ultimi trecento anni e che sono state lentamente assorbite dalla nostra cultura entrando anch’esse a far parte del Senso Comune: la Regione SC del nostro paesaggio mentale si è allargata fino ad inglobare questi nuovi ‘bacini di attrazione’ e le nostre strutture percettive si sono adeguate ed assestate allo scopo di trasformare in ‘normalità’ l’apparente contraddizione tra quanto i nostri sensi ci comunicano (l’immobilità della Terra, la fissità delle specie, la trasparenza della coscienza) e quanto invece si è rivelato alla nostra comprensione intellettuale. Ma questo processo non si è consolidato alla perfezione. In barba al ‘Principio di Inerzia’ galileiano con cui ci annoiava l’odiato professore di Fisica delle scuole superiori, poiché sappiamo che senza la spinta del motore un’automobile finisce per fermarsi, siamo ancora convinti che tutti i corpi tendano spontaneamente alla quiete e allo stesso modo crediamo che, poiché una piuma cade al suolo più lentamente di una palla di cannone, i corpi più pesanti cadano più velocemente di quelli più leggeri. Ed è un’esperienza sconcertante, per chi l’ha provata in qualche ‘città della scienza’, osservare una leggerissima piuma e una pesante sfera di piombo raggiungere il suolo contemporaneamente all’interno di un tubo di vetro dal quale è stata pompata fuori tutta l’aria, eliminando così quell’attrito con l’atmosfera terrestre che è la reale causa delle differenti velocità di caduta di corpi di forma diversa. Inoltre, ammettiamolo pure, in barba a Darwin siamo ancora convinti, in qualità di esseri umani, di possedere un rapporto privilegiato con Dio, e in barba anche a Freud siamo ancora persuasi di conoscerci benissimo, di essere sempre coscienti e consapevoli, almeno nello stato di veglia, di possedere un libero arbitrio, una discreta forza di volontà e un pieno controllo di noi stessi – è per questo che affrontiamo con sorpresa ed imbarazzo quelle (numerosissime) situazioni in cui questo controllo finiamo per perderlo! Quello che voglio sottolineare è che, nonostante tutto, è molto, ma molto difficile riorganizzare le nostre categorie cognitive per accogliere nuove acquisizioni, soprattutto quando contrastano con la nostra esperienza diretta o con quanto ci è stato inculcato dalla nostra cultura, dalla nostra educazione, dalla nostra famiglia o dalla nostra religione. In altre parole, è molto difficile, a volte quasi impossibile, uscire dai grossi bacini di attrazione psichici della Regione SC, ai quali è legato tutto ciò che costituisce la nostra ‘normalità’, la nostra identità personale, la nostra fede, i nostri affetti, la nostra stabilità psichica. Il più delle volte solo dei forti traumi fisici o ‘shock’ emotivi riescono a sbalzarci fuori da questi bacini, scaraventandoci in remote ed inesplorate regioni della nostra psiche dalle quali non sempre è facile tornare indietro incolumi. Chi fortunatamente riesce a farlo, il più delle volte non guarderà più il mondo con gli stessi occhi di prima: ormai ha aperto un varco nella barriera che circondava la sua Regione SC, ha scavato nuovi bacini di attrazione e la sua concezione della ‘normalità’ è irrimediabilmente compromessa. E’ utile, a questo punto, soffermarsi ad esaminare meglio questa famigerata Regione SC del nostro spazio mentale all’interno della quale la società e la cultura ci tengono prigionieri. Immaginiamo, da principio, di osservarla da una discreta altezza. Notiamo subito che essa si presenta suddivisa in un certo numero di ‘provincie’, caratterizzate da ampie vallate separate le une dalle altre da lunghe catene montuose. Osservandole più da vicino, queste province risultano composte ciascuna da numerosi ‘comuni’, costituiti da valli più piccole separate solo da basse colline. Ma anche i comuni sono, a loro volta, formati da numerose ‘frazioni’ formate da piccole gole o depressioni del terreno mentale. Insomma, ci troviamo di fronte ad una struttura molto complessa (un fisico la definirebbe ‘frattale’), fatta di valli che contengono altre valli, che contengono altre valli, che contengono altre valli, e così via a scale di grandezza sempre più piccole. Inoltre, tutto il territorio risulta ricoperto da una intricata rete di vie di comunicazione: autostrade, strade, ponti e canali, e talvolta anche lunghe gallerie che, attraversando le catene montuose, mettono in comunicazione le diverse province. Possiamo infine immaginare che ciascuna delle ‘frazioni’ in cui si suddividono i ‘comuni’ del territorio mentale sia adibita a svolgere un certo compito specifico, appartenente ad una delle tre seguenti categorie principali: intellettuale, emozionale o motoria. Ecco dunque delinearsi il seguente quadro dinamico. Ad ogni istante della nostra vita, il ‘punto’ immaginario che rappresenta il nostro ‘stato mentale attuale’ si sposta all’interno della Regione SC e si troverà in una certa provincia, costituita da certi comuni a loro volta costituiti da frazioni adibite a svolgere compiti specifici, di tipo motorio, emozionale o intellettuale (anche simultaneamente, ma sempre secondo certe regole di priorità). Da lì il punto potrà muoversi lungo le vie di comunicazione, rimanendo all’interno della stessa provincia oppure spostandosi in un’altra provincia attraverso una galleria, e così via di seguito. La cosa veramente interessante in questo scenario, che continueremo ad approfondire fra un momento, è che costituisce il quadro di riferimento ottimale per mostrare la profonda connessione tra il sistema psicologico di Gurdjieff e le più recenti acquisizioni delle moderne ‘Neuroscienze cognitive’, evidenziando nel contempo i limiti di quella Psicologia del Senso Comune (PSC) – il cui corpo è, appunto, il ‘senso comune’ e il cui abito è la psicologia classica – che ancora oggi condiziona fortemente le nostre relazioni interpersonali e i nostri comportamenti sociali, conducendoci molto spesso a grossolani errori di valutazione. Vediamo dunque di ridefinire il paesaggio mentale sopra descritto.Innanzitutto facciamo notare che, sposando questa peculiare concezione del nostro spazio psicologico, tanto G che N considerano la nostra personalità (intesa nel senso della PSC, ossia il nostro ‘Sé’, il nostro ‘Io’ o il nostro ‘Ego’) non più unitaria (come siamo abituati a pensarla e a percepirla) ma come frammentata in una molteplicità di elementi, quelli che G chiama ‘piccoli io momentanei’ e che invece, seguendo le N, possiamo definire ‘domini cognitivi’. In realtà, nel variegato contesto delle N, le definizioni sono anch’esse molteplici – Francisco Varela li chiama ‘micromondi’, Michael Arbib li chiama ‘schemi’, Marvin Minsky ‘agenti’, Gerald Edelman ‘gruppi neuronali’, Paul Churchland ‘prototipi nello spazio delle unità nascoste’ e Charles Tart ‘stati di coscienza’ – ma ai fini della nostra trattazione possiamo considerarle tutte praticamente equivalenti e dunque utilizzare il singolo termine ‘domini cognitivi’ (anticipiamo inoltre che, sempre nel contesto delle N, la nostra metafora paesaggistica del territorio mentale cessa di essere solo una metafora per trasformarsi in un preciso modello matematico-computazionale che sembra avviato a descrivere in maniera sempre più realistica e soddisfacente i processi biologici e cognitivi). Ebbene: all’interno della Regione SC questi ‘io momentanei’, o ‘domini cognitivi’ che dir si voglia, corrispondono alle nostre ‘frazioni’ di territorio, ciascuna – come abbiamo visto – associata ad una specifica categoria di funzioni, ossia a quelli che G chiama ‘centri’: al centro ‘motorio’ corrisponderanno ‘domini cognitivi motori’, al centro ‘emozionale’ corrisponderanno ‘domini cognitivi emozionali’ e al centro ‘intellettuale’ corrisponderanno ‘domini cognitivi intellettuali’ o ‘logico-simbolici’ . Presi nel loro complesso questi tre tipi di Dc fanno parte dei cosiddetti ‘domini cognitivi ontogenetici’, cioè quei Dc che – come lo stesso G aveva acutamente notato – vengono appresi dal singolo individuo nel corso della sua esistenza attraverso l’interazione con l’ambiente circostante e con gli altri individui. A questi si contrappone un altro gruppo di Dc, i ‘domini cognitivi filogenetici’ , appresi non più al livello del singolo individuo ma – attraverso il processo evolutivo – al livello della ‘specie’ cui esso appartiene, e che nell’individuo si manifestano come ‘istinti’ o come funzioni di autoregolazione corporea: nel nostro paesaggio mentale essi corrispondono a delle valli preesistenti in quella che originariamente abbiamo definito come una pianura, ma che in realtà, già al momento della nascita, presenta una ‘orografia’ caratteristica della nostra specie. Si tratta di bacini di attrazione e barriere di confine dalla forma peculiare, che tutti gli individui di una data specie condividono in quanto hanno origine dalle modifiche al loro DNA imposte dalla selezione naturale. Ad essi G si riferisce con il termine ‘centro istintivo’. La scienza (senza ovviamente accorgersene) ha solo di recente trovato il corrispettivo anatomicofunzionale della suddivisione in centri postulata da Gurdjieff: si è infatti scoperto che il nostro cervello ha una ‘struttura a cipolla’ costituita da tre strati, o se vogliamo da tre veri e propri cervelli inscatolati l’uno dentro l’altro (qualcuno parla infatti di ‘cervello uno e trino’!). Come scrive l’americano Paul MacLean, che ha diretto il Laboratory of Brain Evolution and Behavior del Maryland, “il cervello dell’homo sapiens è una documentazione ripiegata del nostro passato evolutivo. Come in un sito archeologico, come nella Troia pluristratificata di Heinrich Schliemann, le ‘civiltà’ più antiche del cervello sono sepolte sotto le nuove, cosicché in strati profondi del cervello si scoprono vestigia dell’epoca dei dinosauri!” Secondo Maclean, gli esseri umani posseggono sotto le pieghe della neocorteccia civilizzata un cervello atavico rettiliano e un cervello paleomammaliano. Questi tre cervelli in uno operano come “tre computer biologici interconnessi’, ciascuno con la sua propria speciale intelligenza, la sua propria soggettività, il suo proprio senso del tempo e dello spazio e la sua propria memoria”. La porzione specificamente umana è ovviamente la neocorteccia, “la madre dell’invenzione e il padre del pensiero astratto”, come sottolinea Maclean. Essa è la sede del linguaggio simbolico: ragiona, pianifica, si preoccupa, scrive libri e sonetti, crea, inventa e compone. Ma è anche attraverso i suoi centri per la visione, per l’udito, per il gusto e l’olfatto e per le sensazioni corporee che noi abbiamo rapporti col mondo esterno e interagiamo con esso per mezzo di schemi senso-motori. Le reti neuronali della neocorteccia costituirebbero quindi da un lato l’equivalente neurofisiologico del ‘centro intellettuale’ di Gurdjieff, mentre dall’altro, controllando le nostre risposte motorie agli stimoli sensoriali, rappresenterebbero anche buona parte del ‘centro motorio’. La relazione con il ‘centro emozionale’ va invece cercata nel ‘cervello paleomammaliano’, che risiede nel sistema limbico, il quartier generale delle emozioni. Fermo al livello dei topi, dei conigli e dei gatti, il sistema limbico è ancorato alla sopravivenza, alla preservazione del sé e della specie e il suo comportamento ruota attorno alle ‘quattro f’: feeling, fighting, fleeing and fucking (cibo, lotta, fuga e sesso). “Una delle caratteristiche peculiari delle emozioni”, osserva MacLean facendo praticamente eco a Gurdjieff, “è che esse non sono mai neutre: le emozioni sono o gradevoli o sgradevoli”, positive o negative. Non solo. Ma, come sostiene con forza lo psicologo Daniel Goleman (anche lui rievocando Gurdjieff), sono anche molto più veloci della razionalità: attraverso l’amigdala, una sorta di centralina di emergenza del sistema limbico, le vie neurali emozionali riescono spesso ad aggirare la neocorteccia compiendo dei veri e propri ‘sequestri emozionali’ ai danni della mente razionale. Questi sequestri vengono poi modulati o talvolta inibiti, nei mammiferi superiori, dai lobi prefrontali della neocorteccia che, su scale temporali più lente, finiscono per riprendere il controllo della situazione. Gran parte della vita mentale di uccelli, pesci e rettili ruota invece attorno ad essi, in quanto la loro sopravvivenza dipende dall’analisi costante dell’ambiente per la localizzazione di predatori o potenziali prede. Ed è proprio dai rettili che noi esseri umani abbiamo ereditato la terza componente del cervello uno e trino: il cosiddetto ‘cervello rettiliano’, localizzato nel tronco encefalico e nelle strutture circostanti, sede di quegli stessi ‘programmi comportamentali arcaici’ e di quelle reazioni sensomotorie automatiche che motivano serpenti e lucertole. “Rigido, ossessivo, coatto, ritualistico e paranoide’, così lo definisce MacLean, “è colmo di esperienze e ricordi ancestrali’ . Essendo rappresentato in modo così persistente negli schemi circuitali del cervello, è condannato a ripetere di continuo il passato. L’antico cervello rettiliano non trae molto profitto dall’esperienza. E’ dunque un ottimo candidato per rappresentare il ‘centro istintivo’ di Gurdjieff (e in parte anche quello ‘sessuale’, che nel sistema gurdjieffiano riveste un’importanza particolare). A questa suddivisione ‘verticale’ del cervello uno e trino va però affiancata, per completare il quadro neuroscientifico, la suddivisione ‘orizzontale’ del cervello nei due emisferi destro e sinistro, interconnessi per mezzo del corpo calloso. Come è noto, l’emisfero sinistro è attivo, costruttivo, algoritmico, graduale e logico. Esso trae beneficio da un’esemplificazione limitata e da procedimenti per tentativi ed errori. E’ in grado di imparare applicando delle regole. Ancora, l’emisfero sinistro è solitamente sede del linguaggio e dunque del pensiero razionale: è lineare, concentrato e analitico. Discrimina, misura e categorizza: è quindi, per sua stessa natura, frammentario. Ma anche espansivo, competitivo e aggressivo. L’emisfero destro, all’opposto, tende alla sintesi: è olistico e non-lineare, contrattivo e sintetico, passivo e cooperativo. E’ sede del pensiero intuitivo, non sembra imparare per esposizione a regole ed a esempi ma ha bisogno di essere esposto a strutture ricche e associative, che tende ad afferrare come totalità. La conoscenza intuitiva sembra infatti fondarsi su un’esperienza diretta, non intellettuale, della realtà, che sorge in uno stato di coscienza dilatata. Per riassumere, utilizzando una nota terminologia orientale, potremmo dire che l’emisfero sinistro è yang, dunque attivo, positivo e maschile (alla base della conoscenza razionale e dunque di un’attività egocentrica), mentre l’emisfero destro è yin, dunque passivo, negativo e femminile (alla base della sapienza intuitiva e dunque di un’attività ecologica). Anche Gurdjieff parla di una suddivisione ‘orizzontale’ dei centri in due metà: una ‘positiva’ e una ‘negativa’. Questa bi-partizione si manifesta, ad esempio, nel centro intellettuale sotto forma della contrapposizione sì-no, ossia del bipolarismo ‘affermazione-negazione’, mentre nel centro istintivo sotto forma del binomio ‘piacere-dolore’. E anche il centro emozionale sembra consistere nelle due metà rappresentate rispettivamente dalle emozioni piacevoli o spiacevoli, anche se nella ‘Quarta Via’ Ouspensky avverte che le ‘emozioni negative’ funzionano con l’aiuto di un ‘centro artificiale’ a parte, che le alimenta soprattutto per ‘imitazione’. Lo stesso Ouspensky sottolinea poi che ciascuna metà di ogni centro è a sua volta divisa in tre parti, in una sorta di struttura complessiva ‘frattale’ o ‘olografica’ dove il tutto si ritrova nella parte e la parte nel tutto. Ecco quindi che, rivisitando il sistema psicologico di Gurdjieff alla luce delle moderne neuroscienze cognitive, emerge un nuovo quadro della mente umana che la vede scissa in molti subsistemi neurali (o ‘domini cognitivi’) con funzioni, scopi e caratteristiche differenti (di tipo motorio, emozionale, intellettuale, attivo o passivo, yin o yang). Questi Dc si trovano a loro volta raggruppati e interconnessi in una struttura gerarchica di tipo ‘frattale’, che non è altro che il nostro paesaggio mentale fatti di valli e colline all’interno di altre valli e colline, di frazioni all’interno di comuni, a loro volta all’interno di province, tutte contenute nella nostra regione SC, la ‘regione del senso comune’. Come scrive il neurologo Michael Gazzaniga, “la mente non è un’entità psicologica ma un’entità sociologica, essendo composta da molti sistemi submentali”. Ed è per questo che Marvin Minsky, uno dei padri dell’intelligenza artificiale, parla di ‘Società della Mente’. Come già anticipato, nel linguaggio delle moderne neuroscienze cognitive la nostra metafora del paesaggio mentale assume una veste molto più concreta: i modelli computazionali delle reti neurali artificiali (ad esempio le reti di Hopfield, piccole simulazioni semplificate delle reti neuronali biologiche) considerano un ‘paesaggio energetico’, fatto appunto di valli e colline, all’interno del quale lo ‘stato mentale’ della rete rotola come se fosse una pallina, soggetta da un lato all’effetto della gravità che tende a tenerla intrappolata sul fondo delle valli, dall’altro all’azione di una specie di ‘rumore termico’, che tende invece a sballottarla fuori dalle valli. E pare proprio che, fuor di metafora, anche il nostro cervello funzioni in questo modo: in ogni momento della nostra vita noi ci troviamo immersi in una determinata sovrapposizione di domini cognitivi, ossia come ‘intrappolati’ all’interno di una certa provincia del nostro territorio mentale. Le province corrisponderebbero a quelle che potremmo definire opportunamente “SubPersonalità”, ossia aggregazioni di molti domini cognitivi di vario tipo (gli ‘io momentanei’ di Gurdjieff, cioè le frazioni e i comuni della regione SC). Ogni situazione, ogni incontro, ogni circostanza in cui ci troviamo coinvolti ‘attiva’ in noi una certa sub-personalità: la pallina rotola meccanicamente in un’altra valle e noi ci troviamo catapultati bruscamente in un’altra porzione del nostro spazio mentale, nella quale rimarremo confinati finchè un nuovo stimolo, o anche il ‘rumore di fondo’ qui rappresentato dalla chimica delle emozioni, non ci sbalzerà fuori. Ecco dunque delinearsi oggi anche in un contesto strettamente scientifico (per quanto nonortodosso) il medesimo quadro psicologico che l’antico sistema svelato da Gurdjieff aveva intuito molto tempo fa: la nostra coscienza è simile ad un palcoscenico su cui si avvicendano numerosi attori, le nostre sub-personalità, le quali lottano per prendere possesso della scena. Solo un attore alla volta può infatti recitare la sua parte: il suo ingresso in scena è però quasi sempre accidentale o altrimenti meccanicamente provocato dal contesto (il pubblico, la ‘lotta’ dietro le quinte). Soprattutto, il che è la cosa principale, in condizioni ordinarie non c’è alcun regista che sovrintenda alla commedia (o, meglio, alla tragedia) che viene rappresentata. Le sub-personalità succedono automaticamente l’una all’altra sul palcoscenico della coscienza, attivate da quello che le neuroscienze definiscono ‘accoppiamento strutturale’ con l’ambiente esterno: un processo apparentemente stocastico, ma in realtà deterministico, che determina il prevalere di volta in volta dell’uno o dell’altro gruppo di domini cognitivi in risonanza con gli stimoli esterni (le influenze A, B e C di Gurdjieff). Come afferma Ouspensky: “Potete dire che le personalità consistono in differenti ‘io’. Chiunque può trovare in se stesso varie personalità, e il vero studio di sé inizia con lo studio di queste personalità, perché non possiamo studiare gli ‘io’: ce ne sono troppi. Con le personalità invece è più facile, in quanto ogni personalità o gruppo di ‘io’ significa qualche speciale inclinazione o speciale tendenza, oppure qualche volta avversione”. Se sostituiamo il termine ‘personalità’ con ‘sub-personalità’ e ‘io’ con ‘dominio cognitivo’ ecco che il pensiero di Gurdjieff (o di Ouspensky) si sposa con le neuroscienze cognitive: ogni nostra sub-personalità risulterà dunque caratterizzata dal prevalere in essa di certe categorie di domini cognitivi, intellettuali, senso-motori, emozionali o istintivi, i quali di volta in volta saranno attivi o passivi, dominati dall’emisfero sinistro o da quello destro. A sua volta, la predominanza in un certo individuo di sub-personalità di un certo tipo, ci permetterà di catalogarlo – secondo Gurdjieff – come uomo di tipo 1, di tipo 2 o di tipo 3. Se osserviamo la stragrande maggioranza dei nostri contemporanei ci rendiamo conto che non sono sfiorati per nulla dal dubbio di vivere una vita automatica basata su modelli imposti dall’esterno e senza quasi nessun contatto con il proprio vero sè. Perchè nasca l’interesse a conoscersi deve verificarsi nella vita di una persona un evento, un’esperienza che metta in crisi le proprie certezze e che apra una frattura nella percezione di se stessi e del mondo. Inoltre è fondamentale l’incontro con persone appartenenti ad un altro ordine di idee, ad una diversa visione del mondo rispetto a quella dominante e che possano dare un giusto orientamento, altrimenti un essere umano in questa situazione rischia di perdere la bussola. Ma qual è il percorso per conoscere sè stessi ? Per conoscere bisogna iniziare ad osservare. Osservare dentro di noi attentamente ed accettare tutto ciò che si vede, come se aprissimo il cofano di un’automobile e guardassimo dentro il motore annotando ogni cosa. Quest’impresa, riferita a sè stessi, è assai più ardua di quanto sembrerebbe: infatti osservare deve andare di pari passo con accettare ciò che si vede. Dentro di noi abbiamo cose positive e negative, ma quando vediamo cose che non ci piacciono come rabbia, avidità, impotenza ecc. una parte di noi si ribella perchè non vuole abbandonare la bella immagine di sè che si era creata. Eppure non possiamo arrivare a conoscerci se non accettiamo quello che siamo nella realtà (e non come ci si immaginava di essere). E’ più facile vedere gli altri che noi stessi ed è per questo che lavorare su di sè in un gruppo è fondamentale: gli altri ci fanno da specchio mettendoci di fronte continuamente agli aspetti di noi stessi che non vediamo. Inoltre è fondamentale la presenza di una guida che conosca le varie fasi di questo processo e che in ogni situazione possa dare le indicazioni giuste. E’ un lavoro faticoso e anche doloroso, ma andando avanti gradualmente si afferma in noi un diverso modo di essere: cioè ricordandoci di quello che abbiamo scoperto su di noi e che abbiamo imparato ad accettare, a volte dolorosamente, nella vita cominciamo a comportarci in modo diverso quasi senza accorgercene. Questo cambiamento non può essere ottenuto con un’azione diretta come si vorrebbe fare all’inizio, ma avviene in modo impercettibile e sempre più profondo continuando nel lavoro di osservazione-accettazione. Successivamente conoscere ed essere portano ad agire. Prima di avere lavorato su noi stessi crediamo di poter fare secondo la nostra volontà, ma in realtà è qualcosa in noi che agisce, c’è una moltitudine di forze che ci muove a nostra insaputa ed è fondamentale realizzare che in verità noi non possiamo fare niente. Ma durante il percorso di conoscenza, se abbiamo la fortuna di avere una guida, ci può essere chiesto di agire in un certo modo, per esempio di lottare contro aspetti di sè o abitudini che dobbiamo vincere. Può sembrare strano ma per arrivare a fare in modo autonomo e consapevole bisogna imparare a fare sotto la direzione di una persona che ha già seguito questo percorso e che conosce la via della giusta azione. Questo modo di operare, all’inizio ostico e a volte incomprensibile, porta a sviluppare una forza che già si avvicina alla volontà vera, la quale si manifesterà quando nell’essere umano tutte le tendenze ed i desideri secondari si saranno sottomessi ad uno scopo principale. Chi ha percorso queste tappe, Conoscersi-Essere-Agire ha seguito un processo di evoluzione e forse è a questo punto che si può parlare di un VERO UOMO. Sapere chi siamo, essere sè stessi, conoscere il proprio posto nel mondo ed agire in armonia con tutto questo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti gli esseri umani ed anticamente in tutte le civiltà ogni aspetto della vita, dall’educazione, all’arte, alla religione, era finalizzato ad aiutare l’uomo su questo percorso evolutivo. Nella civiltà contemporanea tutto sembra essere orientato a rendere gli esseri umani sempre meno consapevoli e sempre più meccanici. Eppure anche in quest’epoca chi ha veramente un’aspirazione autentica e cerca con sincerità la via per ritrovare se stesso e per diventare “vero”, sicuramente incontrerà chi potrà dargli l’aiuto necessario a trovare la giusta direzione. L’Enneagramma L’Enneagramma è stato, secondo alcuni, importato in Occidente da Gurdjieff dopo averlo conosciuto negli ambienti dell’esoterismo islamico e della tradizione sufi. Vedremo, nel corso di questo articolo, come tale considerazione sia erronea dando prova del fatto che l’Enneagramma era conosciuto in occidente già dal XVIII secolo e forse anche da molto prima. Con questo non vorremo affatto sminuire il valore dell’opera di Gurdjieff, bensì esaltarlo inserendolo nella cornice dell’eredità spirituale dell’intero occidente dal quale proviene. Il termine enneagramma proviene dal greco ennea, nove, e gramma, segno. Il più grande problema che lo studioso dell’iconografia esoterica incontra nel tentativo di dare una spiegazione all’enneagramma è l’assoluta inesistenza di libri o documenti scritti su di esso. Il sistema interpretativo, infatti, è stato sempre dato alla trasmissione diretta, da “bocca ad orecchio”. Quello che è possibile scoprire attraverso fonti che direttamente si rifanno alla cultura islamica, e non solo, è l’assoluta vastità di simbologie correlate ad esso. L’Enneagramma è stato utilizzato per descrivere i processi della natura, per lo studio dei testi sacri, come sistema crittografico, ma anche come sunto dei meccanismi psicologici. Proprio questo aspetto è quello maggiormente conosciuto ai giorni nostri, dopo aver subito l’influenza di successivi interpreti contemporanei che, però, ben poco erano a conoscenza delle radici storico culturali da cui questo simbolo proviene. Senza una conoscenza di tali fondamenti non potrà mai essere del tutto chiara la valenza e la portata del suo simbolismo, che rivela a chi con cuore puro vi si accosta, una vastità di corrispondenze fra concetti, leggi e simboli. L’aspetto che maggiormente viene oggi divulgato è, come dicevamo, quello legato allo spunto che l’enneagramma offre di analisi dei molteplici aspetti della personalità. Abbiamo in altri articoli sottolineato come sia evidente, nella psicologia umana, l’inganno dell “Io stabile e definitivo” che è invece il composto di parti spesso avverse le une alle altre, spesso in conflitto fra loro. Ebbene l’enneagramma veniva utilizzato da Gurdjieff proprio con questa finalità pratica: l’analisi e lo studio dei diversi aspetti meccanici della personalità umana, individuando, così, la forma di lavoro più adatta per ciascun allievo. Ma anche di questo approccio non abbiamo alcun tipo di eredità scritta da parte dello stesso Gurdjieff; possiamo, invece, entrare in contatto con ciò che egli ha lasciato in successione ai suoi allievi, attraverso la trasmissione orale e diretta. Si parte dal presupposto che l’individuo ha una specifica personalità che è il frutto di una serie di influenze sociali subite e di proprie elaborazioni. Tale personalità è, però, in netto contrasto con quella parte che è definita “essenziale”. Tale “Essenza” altro non è che l’obiettivo della psicologia sacra in genere, che si prefigge di ricondurla in uno stato di equilibrio e fioritura. L’enneagramma indica nove aspetti della personalità che, liberandosi dalle proprie identificazioni, cerca di ritrovare la propria originalità perduta. L’eccessiva fissazione di un individuo su un punto indica le zone di intervento dove sarà necessario frapporsi per riequilibrare le proprie durezze ed intemperanze. In tal modo ci si auto-condurrà verso un’ esperienza liberatoria dalle fissità: causa primaria delle sofferenze interiori. Tale utilizzo dell’enneagramma, che è facilmente accessibile anche a coloro che non hanno il desiderio di ulteriori approfondimenti sugli altri aspetti ed utilizzi, si contrappone all’approccio di coloro che, invece, hanno una conoscenza più ampia delle sue vastità speculative. L’enneagramma, infatti, si rifà anche all’Otz Chiim (Albero della vita) che è il glifo-sunto di tutta la spiritualità occidentale. Consci di tale vastità e del suo grandioso valore, molti mistici e alchimisti arabi hanno “esportato” il simbolo dell’enneagramma affidandolo alle mani di alcuni cabalisti. Abbiamo infatti tracce del simbolo dell’enneagramma anche in alcuni documenti alchemici del XVIII sec. Se analizziamo il simbolo notiamo che esso è costituito da 6 punti continui fra di loro e 3 appartenenti ad un triangolo che non ha alcun collegamento con gli altri elementi. Se disponiamo i simboli dei 7 pianeti intorno a questi 6 punti primari e 1 (il Sole) al centro, esattamente come facevano gli alchimisti arabi, faremo delle scoperte interessanti. Notate come nell’immagine qui riportata la distribuzione dei pianeti sull’enneagramma giunta fino a noi sia perfettamente combaciabile (anche se vista “allo specchio”) con quella di questa immagine tratta dal testo alchemico “La Sapesse des Anciens” (Europa -1730 circa). La stessa storia dell’alchimia nasce nel VII secolo dell’era cristiana con le invasioni arabe e furono proprio le popolazioni arabe a dare un fortissimo impulso alla ricerca che si sviluppò in tal senso in Europa alcuni secoli dopo. Grazie all’opera di Costantino l’Africano (1020-1087) nel XI sec. un gran numero di studiosi occidentali si rese conto dei grandi tesori culturali disponibili in lingua araba e fra il XII ed il XIII sec. apparve in tutta Europa una vasta quantità di manoscritti di alchimia in latino, traduzioni integrali del testo arabo. Verso la fine del XIII sec. la maggior parte delle traduzioni venne portata a termine e gli studiosi europei potevano proseguire il loro lavoro in modo indipendente. Gli scrittori del XIV e XV sec., però, si rivelarono meno originali di quanto ci si poteva aspettare in confronto ai grandi progressi realizzati durante il XII e XIII sec. e questo perché la nuova indipendenza non portò subito ad un rapido sviluppo degli studi alchemici ma sembrava che gli studiosi dovessero ponderare a lungo sul materiale arabo che era giunto nelle loro mani. L’enneagramma, quindi, si poneva anche come strumento simbolico per quegli alchimisti che ne avevano la chiave di lettura. Purtroppo, però, tale chiave è sepolta nelle menti e nei cuori di coloro che hanno potuto conoscerla in quanto “… tale scienza dell’Enneagramma è stata tenuta segreta molto a lungo e se ora è, in un certo modo, resa accessibile a tutti, lo è solo in forma incompleta e teorica, inutilizzabile in pratica da chiunque non sia stato istruito in questa scienza da un uomo che la possiede”. (P.D. Ouspensky – Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto). Giovanni Quinti George Ivanovitch Gurdjieff nasce nel 1869 ad Alexandropol (Armenia russa) ed è uno dei pochi riconosciuti grandi maestri occidentali vissuti nel secolo scorso. Dopo una giovinezza passata viaggiando e studiando culture diverse allora sconosciute, si dedicò interamente al lavoro sulla consapevolezza, intesa come mezzo per svegliare l'uomo dagli automatismi quotidiani per fargli riemergere potenzialità latenti. Le sue conoscenze spaziavano dalla musica (compose numerosi brani) alla matematica, ed utilizzava la danza come strumento di armonizzazione: scrisse anche numerosi testi che ancora oggi sono testi importanti per chiunque voglia intraprendere un cammino verso il risveglio interiore. Gurdjieff ebbe l’opportunità di incontrare uomini straordinari dai quali acquisì la convinzione che qualcosa di vitale importanza mancava nella considerazione dell’uomo e del mondo nella letteratura e nella scienza europee. Era stato indirizzato agli studi di medicina e di teologia, ma l’insoddisfazione che provava per i limiti di quel tipo di educazione lo condusse a cercare altrove e per proprio conto. Con un gruppo di "cercatori della verità" viaggiò per molti anni attraverso l’Africa, l’Asia e l’Estremo Oriente, raggiungendo luoghi la cui esistenza è insospettabile anche per i più accurati esploratori. Dove realmente riuscì a spingersi non è possibile dirlo, e anche quel che lui stesso rivela nel volume "Incontri con Uomini Straordinari" è velato a tal punto da metafore che le vaghe coordinate geografiche risultano impenetrabili. Nel 1922 fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonioso dell’Uomo al Castello del Prieuré di Fontaineblau, nei pressi di Parigi. Qui il "lavoro su se stessi" da lui proposto prese una pianta stabile attirando, tra gli altri, diversi intellettuali e artisti europei. Organizzò una vera e propria comunità indipendente con coltivazioni, animali, svariate attività lavorative e speciali classi di esercizi per la "trasformazione delle energie" che consistevano nei famosi "movimenti" tratti da danze sacre e in conferenze sugli aspetti teorici del "lavoro". Nel 1924 organizzò in America un’altra branca dell’Istituto, dando per l’occasione una dimostrazione dei suoi "movimenti" accompagnati al pianoforte dalle musiche sacre elaborate assieme al musicista russo Thomas De Hartmann. Qui divennero suoi seguaci scrittori come Margareth Anderson, filosofi come Alfred Orage, che in quegli anni aveva fondato la rivista letteraria "The New Age", architetti come Frank LloydWright. Al ritorno rimase gravemente ferito (ma miracolosamente vivo) in un terribile incidente d’auto che lo costrinse ad interrompere il lavoro pratico al Prieuré per intraprendere la trasmissione scritta delle sue idee, che avrebbe preso poi la forma di opere come "I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote", il già citato "Incontri con Uomini Straordinari" e "La Vita Reale". Durante la seconda guerra mondiale continuò ad insegnare con gravi difficoltà ricevendo gruppi di allievi nel suo appartamento di Rue des Colonels Rénard; poi improvvisamente nel 1948 decise di riprendere l’attività più estesa: purtroppo un anno dopo sarebbe stato fermato dalla morte.


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1 commenti:

cesare ha detto...

Non è un saggio cretino: se incontri nella via un maestro uccidolo..... Ovviamente si riferisce dentro di te. È quello che dice Pure Gurdjieff e non solo.....

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