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ADYASHANTI (Aforismi, riflessioni)









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Cercate di capire una cosa: la traiettoria della nostra vita spirituale, qualunque sia il nostro cammino, progressivo o diretto, devozionale o no, passa per la resa.
Infine questo è il nome di tutto il gioco spirituale: resa.
Qualsiasi cosa facciate spiritualmente ci conduce a uno spontaneo stato di resa, un lasciar andare.
È qui che tutte le strade convergono, non importa quali siano.
Una volta che sapete questo, siete informati che ogni passo lungo la strada è sempre la vostra prossima opportunità di resa.
- Adyashanti, La vita dopo il risveglio

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La mente ha paura di lasciar andare le proprie pretese, perché pensa che se molla la presa non otterrà ciò che vuole […]. Smettila di cercare d’essere una persona migliore, e sarai una persona migliore. Smettila di cercare di perdonare, e il perdono accadrà. Fermati e fa silenzio.
(Adyashanti)


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Il compito della Guida non è quello di fornire risposte alle tue questioni ma METTERE IN QUESTIONE TUTTE LE TUE RISPOSTE.


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Quando il vuoto danza:

Per esser completa, la realizzazione deve coinvolgere tre livelli – testa, cuore e pancia – perché potresti avere una mente molto luminosa e illuminata, e conoscerla in modo molto approfondito, senza però che il tuo essere danzi. È quando il cuore comincia ad aprirsi, proprio come la mente, che il tuo essere inizia a danzare. Allora tutto diventa vivo. Poi, quando anche la tua pancia si apre, appare quella profonda, profondissima e insondabile stabilità, nella quale l’apertura, che sei tu, muore per diventare trasparenza. Tu danzi, il vuoto danza.





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Onde della Mente:

Le onde della mente
Pretendono così tanto dal Silenzio.
Ma Lei (1) non replica,
non dà risposte, non fa discorsi.
Lei è l’artefice nascosta di ogni pensiero
Di ogni emozione
In ogni momento.

Silenzio.

Lei pronuncia una sola parola.
E questa parola è questa esistenza.
Nessun nome che puoi darLe
La sfiora
La cattura.
Nessuna comprensione
Può abbracciarLa.

La mente si getta tra le braccia del Silenzio
E pretende di essere accolta.
Ma nessuna mente può entrare
Nella Sua radiosa oscurità
Nel Suo puro e sorridente
Nulla.

La mente si lancia
In sacre interrogazioni.
Ma il Silenzio rimane
Imperturbato dinanzi ai capricci:
Chiede solo il niente.

Niente.

Ma tu non glielo darai
Perché è l’ultimo spicciolo
Che hai in tasca
E preferisci darLe
Le tue pretese
Piuttosto che le tue sacre mani vuote.

(1) L’autore ha scelto di rendere il sostantivo silence, silenzio, al femminile.

Adyashanti







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Che cos’è l’illuminazione?

«L’illuminazione è il risveglio dal sogno di essere un io separato dalla realtà universale. Non è un’esperienza o una percezione che accade a una persona per effetto di una pratica spirituale o di una consapevolezza coltivata. Non va e viene, né devi fare alcunché per mantenerla.

Non riguarda l’essere centrati, estatici, sereni o qualsiasi altra esperienza. In realtà, l’illuminazione è una nonesperienza permanente che non accade a nessuno. Il singolo individuo viene visto attraverso la realtà suprema e universale, e allora comprendi che esiste solo essa, e che tu sei quella.

La cosa divertente è che sei, e sei sempre stato, ciò che stai cercando. Tutti sono già la natura suprema, la natura del Buddha o la consapevolezza di Cristo, ma la maggior parte di noi non lo sa.»

(Adyashanti – che in sanscrito vuol dire “pace primordiale” – intervistato da Stephan Bodian)






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Quando sei aperto…



“Non è tanto il pensiero, ma sono i cinque sensi che ti danno l’accesso più veloce a quest’apertura verso la tua vera natura. Ad esempio, se ascolti questo istante per intero, in ogni suo aspetto, e non solo i suoni che giungono alle orecchie, se senti tutto l’attimo presente, con tutto te stesso, ti apri ben oltre i confini del tuo piccolo io. Appare una sensazione particolare nel tuo corpo, e la senti – si estende, si allarga. Senti la quiete assoluta. Senti gli uccellini. Senti com’è sentire un suono.

I cinque sensi ti danno accesso immediato, al di là della realtà virtuale mentale, a qualcosa che non è cercato dalla mente. È sbalorditivo ciò che accade, quando consenti ai tuoi cinque sensi di spalancarsi. Ti rendi conto che il novantanove per cento del tuo problema è dovuto al fatto di relegare, concentrare tutto in una sola direzione, mentre quando ti apri alla totalità tutto diventa chiarissimo. E se ricominci a soffrire, è perché i tuoi cinque sensi hanno rinunciato a rivolgersi alla totalità per concentrarsi su una cosa sola, che causa sofferenza.

[…] Hai focalizzato tutta la tua attenzione su un frammento dell’esperienza e hai così impedito al Non-nato di prendersi cura di sé. Non appena l’attenzione si espande, si percepisce chiaramente come il Non-nato si prende cura di sé e ogni cosa segue il suo giusto corso […]. In seguito, riesci a spingerti oltre al tuo punto di vista limitato e a vedere che non è esatto affermare che tu percepisci tutte queste esperienze, ma che invece è la totalità che percepisce se stessa” .

“Quando sei aperto, fai la tua esperienza senza filtri […]. Non cerchi di proteggerti […].
Quando doni a te stesso la meravigliosa possibilità di non affannarti a trovar te stesso in qualche concetto o emozione particolare, allora l’apertura si dilata a tal punto che la tua identità si trasforma sempre più in uno spazio aperto, cessando di essere solo un punto di riferimento mentale, sotto forma di convinzione o di sensazione fisica. Il punto principale non è sbarazzarsi dei pensieri o delle emozioni, ma non sentirsi confinati al loro interno. […]
Niente può disturbare l’apertura. Niente può disturbare la nostra vera natura. Restiamo turbati soltanto quando ci chiudiamo, identificandoci con un dato punto di vista, un concetto riguardo a chi siamo o a chi crediamo di essere; allora ci troviamo in conflitto con quello che accade. […]
Basta essere, rimanendo in questo luogo privo di parole“.

(Da: La danza del vuoto: Piena realizzazione del Sé – Adyashanti)


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Per la maggior parte l’investigazione di sè si arresta alla realizzazione che “Io sono la coscienza senza forma”. Ma quando parlo di incarnazione riporto l’investigazione di sé nel mondo, il mondo che ancora rimane, sia che lo percepisca come un sogno o no. E’ un indagine di ciò che è il mondo.

La realizzazione “Io sono la coscienza senza forma” è solo l’opposto di “Io sono un qualche individuo”. Anche con quella realizzazione rimarrà ancora l’apparenza di un qualcuno. Così l’incarnazione è semplicemente il riflesso della realizzazione che ogni cosa manifesta è il corpo unico della coscienza unica.

Questo è un ritorno all’interezza, alla completezza che include sia il manifesto che il non-manifesto. E’ percepire che la coscienza senza forma e il mondo delle forme sono entrambi solo due aspetti di un intero misterioso, innominabile.

Adyashanti






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La vita si muove, si propaga per onde, respira dentro e fuori, contraendosi ed espandendosi. La natura è questo, la natura è quello che è. Qualunque cosa sia, è in movimento. Nulla rimane mai lo stesso molto a lungo. La mente vuole che tutto si fermi così da poter trovare il suo appiglio, trovare la sua posizione, così da poter capire come controllare la vita. Con il perseguimento di cose materiali, di conoscenze, idee, credenze, opinioni, stati emotivi, stati spirituali e rapporti, la mente cerca di trovare una posizione sicura da cui operare.

La mente cerca di imbalsamare la vita e farla smettere di muoversi e cambiare. Quando questo non funziona la mente cerca il senza cambiamento, l’eterno, qualcosa che non si muova. Ma la mente del pensiero è essa stessa un’espressione del movimento della vita e quindi è in sé sempre in movimento. Quando c’è un pensiero quel pensiero sta sempre muovendosi e cambiando. In realtà non c’è una cosa come il pensiero. C’è solo il pensare, così il pensiero che si muove sempre (come pensare) non può comprendere l’immutabile.

Quando il pensiero entra nell’immutabile diventa silenzioso. Quando il pensiero diventa silenzioso il pensatore, il “me” psicologico, il sé immagine, scompare. Improvvisamente se n’è andato. Tu, come idea, sei scomparso. Rimane la coscienza, da sola. Non c’è nessuno che sia cosciente. La coscienza stessa è se stessa. Non sei più il pensiero, né il pensatore, né qualcuno che è consapevole. Rimane solo la coscienza in sé. Allora, dentro la coscienza si muove il pensiero. Dentro all’immutabile avviene il cambiamento.

Ora la coscienza esprime se stessa. La coscienza si sta sempre esprimendo: come vita, come cambiamento, come pensiero, sentimenti, corpi, umani, piante, alberi, macchine, etc… La coscienza cede a se stessa, alla sua inerente creatività, alla sua espressione nella forma, per fare esperienza di sé. L’immutabile sta cambiando. L’eterno sta vivendo e morendo. Il senza forma è forma. La forma è senza forma. Questo non è quello che la mente avrebbe mai immaginato.

Adyashanti











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Nessuno da proteggere:

“Mente aperta, cuore aperto. Renditi conto del fatto che non vi è nessuno da proteggere. Non c’è alcun bisogno di barriere emotive, né del senso di separazione e isolamento che deriva da queste barriere. L’unico motivo che ti ha spinto a credere di aver bisogno di protezione è frutto di un innocente malinteso. È accaduto perché insieme al concetto di un te separato, da bambino, hai anche ricevuto una scatola degli attrezzi per costruire le mura a protezione di questo concetto. In seguito, hai imparato ad ampliare il contenuto della scatola, all’occorrenza. Quando ti è sembrato utile aggiungere una bella dose di rabbia, l’hai messa dentro; forse hai anche aggiunto risentimento, vergogna, riprovazione o vittimismo. Poco importa che l’immagine alla quale ti aggrappi sia quella della persona brava o inadeguata, la scatola degli attrezzi dell’identità serve a proteggerla.

È del tutto innocente. Accade a tua insaputa. Continua ad accadere finché non ti rendi conto che il tuo aggrapparti a un «io», a un’immagine di te stesso nella mente e nel corpo, è inseparabile dalla tua convinzione di aver bisogno di protezione. L’uno non può essere senza l’altra. […]

Quando si rinuncia alla protezione, la verità affiora ed elimina l’immagine di sé. L’immagine di sé è fornita con un muro di difesa; senza il muro, il ricordo della tua vera natura può emergere velocemente e rimuovere l’immagine, buona o cattiva che sia. Non esiste nessuna immagine di sé senza muro, nessuna immagine di sé che non comporti sofferenza. Inoltre, non hai soltanto le tue mura, ma anche quelle che proietti sugli altri, le immagini che hai degli altri e che ti impediscono di vedere la loro vera natura. […]

Più capisci di essere l’apertura, più il tuo corpo fisico […] diventa un’estensione dell’apertura stessa. Il movimento della tua mano, o del tuo piede, diventa un’espressione dell’apertura; hai la sensazione che il contatto con gli oggetti sia un prolungamento dell’apertura. […]

Un altro aspetto dell’apertura è l’intimità. L’accesso più rapido alla Verità, e anche alla bellezza, avviene quando provi un senso di profonda intimità con l’esperienza nella sua interezza, interiormente ed esteriormente […], la consapevolezza non è relegata tra i confini del tuo corpo emotivo o fisico, non si limita a ciò che accade a livello percettivo o intellettivo. C’è soltanto un unico essere indiviso che percepisce, sente o pensa se stesso […]. Quando la totalità percepisce se stessa, è un’esperienza molto diversa da quella vissuta dall’io”.

(Da: La danza del vuoto: Piena realizzazione del Sé – Adyashanti)










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Il tuo vero corpo – Solo nell’adesso



L’incarnazione della verità comincia con la realizzazione che ogni cosa e non-cosa manifesta costituisce il tuo vero corpo. La tua umanità è semplicemente un riflesso della profondità della tua realizzazione. Così non è che devi fare qualcosa al corpo umano per renderlo un contenitore più grande, più vasto o più largo affinché la verità dell’essere possa manifestarsi.

Quello che più è importante è percepire il tuo intero corpo, che è ogni cosa.
Allora la tua umanità rifletterà la profondità di quella realizzazione. L’incarnazione non è qualcosa che tu fai; è il risultato di quanto lontano porti l’illuminazione e quanto di te le dai. L’intero cosmo è il tuo corpo. Lascia che la tua umanità rifletti e manifesti il tutto.

Prima ti risvegli dalla vita, poi ti risvegli come Vita stessa. Dopo il Risveglio improvviso al Sé, comincia un processo di graduale incarnazione del trascendente nella personalità umana. Per graduale intendo l’approfondimento della realizzazione dopo l’esperienza dell’illuminazione.

Più il Sé trascendente diventa incarnato nel nostro essere umani, più vasta diventa la nostra visione, e più esprimiamo e manifestiamo la realizzazione trascendente nel modo in cui viviamo la vita.


Tutta la ricerca è intesa a uno solo scopo: portarti esperienzialmente nell’Ignoto nel modo più efficiente possibile. Una volta che sei là rimani immobile perché hai raggiunto la tua destinazione. Il resto dipende solo dalla Grazia. Non attaccarti a nessuna conoscenza che tu possa incontrare sul cammino. Non devi aggrapparti neanche alle più grandi rivelazioni o finirai con una testa piena di memorie e un cuore vuoto di sostanza.

Adyashanti



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Nessun copione:

“Hai già vissuto dei momenti nella tua vita, che tu ne sia consapevole o meno, in cui hai momentaneamente dimenticato l’«io» col quale ti identifichi abitualmente. Può accadere in modo del tutto spontaneo davanti a un bel panorama, o in un attimo di dimenticanza di sé, di superamento del proprio ego. […] Dopo aver vissuto un «bel momento» come questo ricostruisci subito il tuo solito senso d’identità. In realtà, queste opportunità sono come dei piccoli spioncini attraverso i quali puoi sperimentare la realtà. […] Improvvisamente, la mente smette di pensare alla propria storia. Potresti accorgerti che la tua identità separata o il tuo senso dell’io si è preso una pausa, senza che scompaia ciò che sei veramente. […]

Quindi si può aprire un varco silenzioso tra un pensiero e l’altro: se sei molto presente in quello spiraglio, smetti di agire partendo dalla tua solita identità. […] Vivi questo varco, fai esperienza di quest’apertura, lasciala sbocciare dentro di te. […]
È l’unica cosa che la tua mente non crea. […]
C’è solo una cosa che può passare attraverso la cruna dell’ago più sottile: lo spazio. […]
Il paradiso è sperimentare, entrare a far parte della nostra nullità. […]

Andare in cerca del sé illuminato è un altro ruolo, un altro copione. Fa parte del copione del ricercatore spirituale. Se rinunci anche a questa sceneggiatura – cosa sei adesso? […]
Ecco perché è già stato affermato tante volte che soltanto chi non sa chi è, è risvegliato. Tutti gli altri sanno chi sono. Sono ognuno il proprio copione […]. Essere risvegliati significa non aver nessun copione, sapere che un copione è in definitiva solo un copione, che una storia è soltanto una storia. […]

Se vuoi vedere la Verità, non mettere niente sul tuo altare. Il migliore altare di tutti è quello senza nulla. […]
Maggiore è la sincerità con cui ti addentri nell’ignoto, tramite l’esperienza, maggiore sarà il disarmo. Ti sei accorto che la mente non sa cosa fare? Dà il benvenuto a questa sensazione di non sapere, e non farti turbare dal fatto di essere indifeso. Nota che proprio nel cuore di questa sensazione si schiude un’intensa e radiosa consapevolezza. Misteriosamente, se consenti a questa consapevolezza di entrare, se ne riconosci la presenza, ti puoi risvegliare […]

La mente potrebbe preoccuparsi all’idea di rimanere indifesa e dover rinunciare a tutti i propri concetti e copioni. Potrebbe dire: «Può darsi che non otterrò quello che voglio». […]
Lascia perdere! Non è che non ottieni quello che desideri, ma non t’importa più nulla di ottenerlo”.

(Da: La danza del vuoto: Piena realizzazione del Sé – Adyashanti)






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La vita, il vero Maestro



“Mi piacerebbe raccontare che il dissolversi del senso del sé è stato definitivo ed era tutto quello di cui avevo bisogno, ma (…) mi rendevo conto che stavo esercitandomi per rimettere insieme la mia personalità egoica. Ne ero molto consapevole. Ma, in qualche modo, non ero ancora pronto per lasciarla andare.

[ … ] E dopo un anno mi ritrovai ad ammalarmi di nuovo con un’altra malattia di sei mesi. E di nuovo il senso di essere fisicamente dominante, forte, venne spremuto fuori dal sistema, e dopo sei mesi ero debole come un bambino e sentivo un gran sollievo di non dover essere qualcuno. E questa secondo volta non sentii più il desiderio di resuscitare la vecchia persona. Conservavo la gioia e il piacere di usare il corpo,andare per una bella pedalata, ma quella seconda malattia eliminò proprio dal sistema il desiderio egoico di trovare un’identità centrata nel corpo.

Fu un gran sollievo e una gran gioia sentire questo. Sarebbe bello dire che raggiunsi quel risultato per mezzo di una pratica spirituale o l’investigazione del sé, ma come accade per molti fu invece la natura stessa dell’esistenza, della vita a portarmi attraverso questo.

Questo è un fatto che viene spesso ignorato negli insegnamenti spirituali, anzi molti di noi usano la pratica spirituale come un mezzo per evitare la vita. Come un mezzo per evitare di vedere cose che dobbiamo veramente vedere e di venire messi a confronto con certi aspetti della vita e di certi modi in cui ci comportiamo, il modo in cui ci relazioniamo alla vita stessa, che spesso sono basati su certe incomprensioni e illusioni.

E’ importante sapere che la vita stessa è, in molti modi, il più grande Maestro.

La vita stessa è piena di Grazia. Qualche volta bellissima, dolce, momenti di beatitudine, e talvolta è feroce: una malattia, la perdita di un lavoro, la perdita di qualcuno che amiamo, un’assuefazione a qualche sostanza… La vita stessa ha una capacità incredibile di mostrarci la Verità, di risvegliarci, ed è buffo come molti di noi cerchino di evitare la vita, come lottiamo intensamente contro le forze della vita che cercano di risvegliarci .

Il Divino stesso è la vita in movimento e usa la vita per arrivare a un completo risveglio di sé, usa le situazioni delle nostre vite e molte volte le situazioni più difficili. E’ ironico che la maggior parte degli essere umani evitino le situazioni dolorose, non che abbiano successo, ma ci provano.

Abbiamo questa credenza di riuscire a crescere spiritualmente di più attraverso i momenti belli ma in realtà la maggior parte delle persone fanno il salto più grande attraverso i momenti più difficili.

E questo è qualcosa che la maggior degli esseri umani non vuole riconoscere. Invece i momenti di grande sofferenza e difficoltà sono una forma feroce (fierce) di Grazia e sono una componente essenziale del nostro risveglio. Se siamo pronti per questo, se siamo pronti a volgerci verso questo ‘invito’ e vedere i doni che ci reca, anche se il dono talvolta ci viene imposto forzatamente, possiamo facilitare il nostro risveglio.

Adyashanti




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Innocenza:

“L’amore per l’esistenza, semplicemente […], l’amore per ciò che è – per tutto l’esistente. Il semplice fatto che qualcosa possa esistere sembra miracoloso, perché quando la coscienza risvegliata va in profondità, si rende conto di quanto l’esistenza sia fragile. […] Stiamo assistendo a un incredibile miracolo: potrebbe anche non esistere proprio niente, senza alcuna difficoltà. […] Che qualcosa possa esistere è percepito come un miracolo assoluto, e da questa percezione nasce un immenso amore, semplicemente, per tutto l’esistente. […] L’amore di cui sto parlando nasce semplicemente perché abbiamo i lacci alle scarpe o perché esistono le dita dei piedi. […]

Quando vediamo con chiarezza la nostra vera natura, sorge un paradosso: più realizziamo che non esiste un io, più siamo intimamente presenti. […]
Quando stabiliamo dei rapporti partendo dallo stato di coscienza egoico, ci muoviamo essenzialmente da un’idea, da un punto di vista, vale a dire da un conglomerato di convinzioni o ricordi. Quando invece ci muoviamo dall’innocenza, non partiamo da un’idea, un punto di vista o una convinzione. Procediamo partendo dall’innocenza stessa, che non è un concetto specifico. Non possiede un’ideologia, né una teologia, né una serie di credenze o idee. È l’unica cosa al mondo a esser sicura di non sapere cosa stia accadendo. Voglio dire che non si pone in relazione con l’esperienza attraverso il pensiero. Scavalca del tutto quest’ultimo, per rapportarsi direttamente all’esperienza, senza nessun filtro. Ed è per questo che è innocente. […]

L’innocenza […] si accosta alla percezione, guardandola molto da vicino. E scopre cos’è attraverso l’esperienza, non attraverso l’idea. È molto diverso vivere una sensazione di paura direttamente attraverso l’esperienza, invece che attraverso l’idea di paura. «Paura» è una parola che è stata tramandata per generazioni – c’è stata una trasmissione mentale da una generazione all’altra; di conseguenza, non appena sorge nella tua testa il pensiero «paura», non ha soltanto a che fare con il momento presente, ma con innumerevoli discendenze di paura.

L’innocenza non guarda attraverso il pensiero, e di conseguenza scavalca la storia. […] Non è una scelta della mente egoica. […]

È ovvio che possediamo sempre un cervello e che continuiamo a pensare, e, di conseguenza, a imparare e accumulare nuove esperienze. […] L’unica differenza è che non percepiamo attraverso questo accumulo, anche se possiamo attingervi, all’occorrenza. […]

Affinché il corpo si arrenda pienamente alla propria vera natura, dovrebbe vedere di essere il mistero in modo così profondo e totale, da spazzar via ogni immagine di sé. Se rimanesse anche soltanto un briciolo d’immagine di sé, si irrigidirebbe all’istante. Pertanto, affinché il corpo viva pienamente e consapevolmente il mistero, i suoi programmi personali devono esser cancellati. […]

La tendenza naturale di ogni cosa è giungere all’autoliberazione. […] Ma basta aggrapparsi a qualcosa, per impedire alla presa di coscienza di attuarsi. Quindi, se ti sembra di non liberarti, è perché ti stai aggrappando a qualcosa di statico, a concetti o ricordi. […] Se trattieni un’identità, un’idea, un’opinione, un giudizio, qualche riprovazione, autocommiserazione, senso di colpa, ecc., ti sarà d’intralcio”.





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Vera Meditazione:

Lascia che ogni cosa sia ciò che è. Ogni metodo di meditazione affronta necessariamente il rapporto tra l’ego e l’universo. Dal confronto tra noi stessi e gli oggetti e le persone che ci circondano nascono tutte le domande che muovono la nostra personale ricerca della consapevolezza.

Se ci fermiamo ad osservare il mondo senza farci domande su chi siamo noi osservatori, possiamo senz’altro approfondire la conoscenza di moltissimi aspetti che riguardano le realtà a noi esterne. Ma questo non significa ancora meditare veramente.

Cos’è quindi la Vera Meditazione? Per Adyashanti semplicemente non esiste. Esiste l’esperienza personale attraverso la quale ciascuno di noi può abbandonare il povero punto di vista dell’ego e prendere il largo, come una goccia d’acqua, nel mare dell’esistente.

Quel mare è la consapevolezza universale, altrimenti detta amore, spirito, intelligenza; un tutto che si riversa nel nostro ego e nel quale, al tempo stesso, siamo immersi.

Se avete intuito che vivere e meditare sono la stessa cosa, la Vera Meditazione è un raggio di luce che permetterà alla vostra serenità di sbocciare pienamente. Adyashanti, con la sobrietà e solarità che lo contraddistinguono, vi aiuterà a rimuovere i sassi che ostacolano il vostro cammino e a trovare la vostra piena, personale libertà.

Scopri la libertà della perfetta consapevolezza. Adyashanti, letteralmente” Pace Perfetta”, è un maestro spirituale atipico. La vera meditazione, uno dei suoi best seller, non impone un metodo per raggiungere la consapevolezza, e non propone uno sforzo per raggiungere l’equilibrio desiderato.

Il semplice e potentissimo stimolo che deriva da queste pagine è quello di abbandonare le manipolazioni e prendere il largo nel mare dell’esistente per come ci si presenta. Un tuffo nella nostra interiorità che ci rende capaci di una serena e gratificante introspezione.

La vera meditazione propone una via del tutto personale al raggiungimento della consapevolezza, e media tra la rigidità della riflessione e l’eccessiva leggerezza di pensiero che a volte sfuma nelle nebbie del sogno.

La proposta di Adyashanti è di non estraniarci da quel che viviamo, perché la sicurezza, il silenzio e la consapevolezza non sono stati dell’essere, e non riguardano la percezione. La vera meditazione e la condizione di libertà che ne derivano è una conseguenza del saper vivere come pensiamo, e di pensare nello stesso modo in cui viviamo perché, come ci rivela Adyashanti, vivere e meditare sono la stessa cosa.

Una splendida introduzione alla meditazione per coloro che pensano di non averne il tempo o le capacità, un illuminante approccio personale alla meditazione per coloro che non hanno trovato nei vari metodi una risposta valida alle proprie domande.

Adyashanti ha scelto di diventare maestro Zen nel 1996, dopo quattordici anni di studi approfonditi . Da allora ha aiutato tantissime persone nel loro cammino spirituale. Per il suo stile non formale e per la capacità di instaurare rapporti di crescita non duali, è stato paragonato ai primi maestri Zen e ai maestri di scuola Advaita Vedanta.

Adyashanti (il cui nome significa “pace primordiale”), ebbe la sua prima realizzazione all’età di venticinque anni, a cui seguirono altre profonde comprensioni e realizzazioni. Nel 1996 ha iniziato ad insegnare su richiesta della sua insegnante Zen con la quale ha studiato per quattordici anni.

I suoi insegnamenti sono condivisioni spontanee, paragonabili agli insegnamenti dei primi maestri Zen e a quelli dell’Advaita Vedanta. È originario della California del Nord, dove vive con la moglie Annie. Tiene seminari, satsangs, e ritiri silenti. Autore di molti libri di successo.

(Da: La Vera Meditazione – Adyashanti)


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Risvegliarsi alla realtà è una realizzazione profonda [ … ] Non è venire fuori con il nome giusto, quindi per ora non nominarlo. Semplicemente notalo, sperimentalo. Sentilo. Percepiscilo. Accoglilo.

Il risveglio spirituale è realizzare ciò che occupa lo spazio chiamato “me”. Quando ascolti con innocenza vedrai che in realtà c’è qualcosa di più di un me. Il tuo me sta sempre sperimentando questo momento in relazione a qualche altro momento. Questo momento è buono come quello di due settimane fa? Oggi sarà lo stesso di ieri?



Quando sei aperto e rilassato, ad un tratto puoi essere consapevole che c’è qualcos’altro che occupa il tuo corpo-mente. Qualcos’altro sta guardando dai tuoi occhi, ascoltando dalle tue orecchie, provando i tuoi sentimenti.

Quel qualcosa non ha nessuna qualità. Realizzare la tua natura vera è realizzare quello che è presente senza qualità. Possiamo chiamarlo la vacuità della coscienza, il Sé, o il Non-Sé. Fare esperienza diretta di questa vacuità, della sua vitalità vibrante, è il risveglio spirituale. E’ realizzare te stesso come un bellissimo nulla, o più accuratamente, una non-cosa.

Quando la tua immagine del me fa una pausa scopri che tutto quello che stai facendo in questo momento è essere semplicemente aperto. Ti senti del tutto sollevato di non stare cercando un altro momento o un’esperienza migliore. Ti senti molto rilassato e a tuo agio, in pace. Non hai guadagnato nulla, non sei più intelligente, non sai necessariamente più di chiunque altro e non sei improvvisamente diventato santo. Se stai dimorando nella tua vera natura senti che non c’è dove altro andare.

In quel momento senti che il tuo cammino è terminato. Può essere dura terminarlo quando ci hai investito così tanto, ma se vuoi veramente essere libero devi volere la verità più di qualunque altra cosa. E quando lo fai trovi che la verità è così dannatamente vuota. C’è così tanto… nulla in essa. C’è così tanto nessuno in essa, solo una presenza risvegliata molto vivida.

Quando sta operando il tuo me è come un toro. Tende a fare un sacco di rumore perché è sempre un po’ in relazione avversa con questo momento. Produce pensieri, sentimenti, credenze, o opinioni rumorose. Gli piace anche cercare, muovere in giro la testa, cercando l’emozione giusta nel corpo, il concetto giusto nella mente. E’ sempre in movimento come un radar, cercando la cosa giusta che deve accadere.

Non appena muovi via l’attenzione dal radar cominci a notare qualcos’altro. Dentro c’è qualcosa che non crea così tanto rumore come il me. Puoi sentirlo adesso. Che cosa si prova ad essere semplicemente risvegliato? Come si percepisce questa apertura? Portando lì la tua attenzione, semplicemente notando senza sforzo, questo senso di essere senza forma o vuoto si accentua come per dire: “qualcuno finalmente sta prestando attenzione”.

Quando è presente questa apertura puoi riconoscere come fa esperienza del tuo corpo. Questa apertura come sente un sentimento, un’emozione o un pensiero? Che esperienza fa del movimento chiamato “me”? Lasciati sentire un vero assaggio di questo. Questa apertura sta in una relazione completamente diversa con tutto quello che esiste, a cominciare da te. E’ in un rapporto diverso con il momento; non va da nessuna parte. Non sta cercando di acquisire qualcos’altro. Non ti ha innalzato o diminuito. Comincia a sentire il profondo senso di innocenza di questa apertura. Non percepisce partendo dal passato, né dall’ultimo momento, ancora meno dall’accumulazione di un’intera vita. Percepisce solo in questo momento.

L’apertura non ha accumulato nulla, così è libera. Ha un rapporto profondamente innocente ma saggio con ogni cosa. E’ un qualcosa di primario, sveglio e vivo. Puoi sentire come sia incredibilmente preziosa. Permettiti di sperimentare questa apertura, questo nulla. Permettiti di vedere come fa esperienza del tuo corpo e della tua mente proprio adesso, in questo momento. E’ così diverso dall’esperienza del me. Questo nulla è la pace che supera ogni comprensione, ed è proprio qui sulla punta delle tue dita.

Essere risvegliato è inerente a ogni cosa e ogni essere dappertutto e in tutti i tempi. Solo in questo stato ti rendi conto di non aver mai veramente voluto quello che pensavi di volere. Realizzi che dietro a tutti i tuoi desideri c’è solo un singolo desiderio: sperimentare ogni momento dalla tua natura vera. Trovi che il solo camminare fuori e vedere una foglia nella brezza o vedere un mendicante all’angolo è un’esperienza squisita. Non hai bisogno di niente di grande; ogni momento ha una sua bellezza. Anche i momenti brutti hanno una bellezza quando vengono vissuti da questa innocenza, questo bellissimo e disarmante stato di risvegliatezza.

In qualunque momento puoi chiederti: “Com’è per questa vacuità vivere questo momento? Com’è per questa risvegliatezza?” Ascolta veramente, perché l’apertura è quieta e dolce. Non puoi insisterci su. Non puoi afferrarla. Semplicemente apriti. Cerca l’apertura, senti dall’apertura, relazionati dall’apertura. Può sconvolgerti se non sei abituato. Se ti trovi in un posto che non ti piace chiediti come l’apertura sta vivendo questo momento. Avviene uno spostamento (di prospettiva ) e ti ritrovi a dire: “Accidenti!, in realtà se la sta godendo!”

Questo relazionarti dal tuo cuore, dalla verità del tuo essere, dall’apertura, è qualcosa che non può venire insegnato. Ricordo com’era quando sono andato a prendere dei precetti buddisti. Li leggi, li studi e li prendi dentro. Fai con loro tutto quello che fa il piccolo me, tipo decidere di fare veramente un buon lavoro fino a che scopri diversamente. Pensi di sapere che cosa sono i precetti, poi ti risvegli veramente alla tua natura vera e realizzi che questo è come la tua vera natura vede naturalmente le cose. E’ molto semplice. E’ tutto. Ora non hai bisogno di nessun precetto perché la tua vera natura vede in quel modo tutto il tempo.

Così se vuoi trovare come l’apertura si relaziona ad ogni momento vai semplicemente dentro. Sii quell’apertura. Sii quella vacuità. Tutto quello che devi fare è interrogarti, investigare per conto tuo. Come si relaziona a questo pensiero nella mia mente? A questa persona? A questo momento? Lo puoi vedere. Vai direttamente alla sorgente, alla sola autorità che è definitivamente liberatoria: la tua risvegliatezza, il tuo vuoto che percepisce in questo momento. Ti insegnerà come vivere.

(Adyashanti, Berkeley, California, March 17, 2002)

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Può darsi che io possa indicarti la grande Realtà dentro di te. Può darsi che tu ti risvegli all’esperienza diretta della realizzazione di Sé. Può darsi che catturerai il fuoco della trasmissione… Ma c’è una cosa che nessuno può darti: l’onestà e l’integrità che soltanto ti porteranno completamente sull’altra sponda. Nessuno può darti la forza di carattere necessaria affinché la profonda esperienza spirituale diventi un catalizzatore per la trasformazione evolutiva chiamata “illuminazione”. Solo tu puoi trovare dentro la passione che brucia con un’integrità che non accetterà niente di meno che la Verità. 

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L’illuminazione non ha nulla a che fare con stati di coscienza. Il punto non è che tu sia in una coscienza egoica o in una coscienza unitiva.  Ho incontrato molte persone che hanno accesso facilmente a stati avanzati di coscienza. Anche se per alcune persone questo accade molto facilmente, ho anche notato che molte di queste non sono più libere degli altri. Se non credi che l’ego possa esistere anche in stati molto avanzati di coscienza pensaci ancora. Il punto non è lo stato di coscienza, anche uno molto avanzato, ma il mistero risvegliato che è la Sorgente di tutti gli stati di coscienza. E’ persino la Sorgente della presenza e dell’essere (beingness, ecceità). E’ al di là di ogni percezione o esperienza. La chiamo “risvegliatezza” (awakeness). Scoprire che sei vuoto di vacuità è morire nel mistero consapevole, che è la Sorgente di tutta l’esistenza. E accade anche che quel mistero è in amore con tutta la sua manifestazione e non-manifestazione. Trovi il tuo Sé facendo un passo fuori da te stesso. 

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 Se cominci a giocare il gioco di essere “qualcuno illuminato” il vero insegnante verrà a vedere il tuo bluff. Ti metterà allo scoperto e questo ti farà male perché l’ego sarà lì, alla luce della Verità, esposto e umiliato. Naturalmente l’ego griderà “pazzo!”. Sosterrà che l’insegnante si è sbagliato e comincerà a giustificarsi con incredibili sottigliezze e inganni. E’ qui che inizia il vero sadhana (percorso) spirituale. E’ qui dove tutto diventa molto “reale” e lo studente scopre se vuole davvero essere libero o semplicemente rimanere come un ego falso, separato, auto-giustificante. Il bivio arriva inevitabilmente ed è sempre una sfida. Separa il vero ricercatore dal falso. Il vero ricercatore sarà disponibile a sopportare la Grazia dell’umiltà, mentre il falso ne scapperà via. Inizia così il vero cammino verso l’illuminazione garantito solo a quelli che sono disponibili ad essere nessuno. Scoprire il tuo essere nessuno apre la porta a risvegliarsi come essere e, oltre a quello, alla Sorgente stessa dell’essere. 

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Le persone spirituali possono essere le più violente che puoi incontrare. Principalmente sono violente con se stesse. Cercano violentemente di controllare la loro mente, le loro emozioni, il loro corpo. Si arrabbiano con se stessi e si pestano per non essere all’altezza dell’idea condizionata della mente, di cosa crede che sia l’illuminazione. Nessuno è mai diventato libero attraverso tanta violenza. Perché così poche persone sono veramente libere? Perché cercano di conformarsi a idee, concetti, e credenze nelle loro teste. Cercano di imporre la loro via al cielo. Ma la Libertà è lo stato naturale, l’espressione spontanea e non auto cosciente dell’essere. Se vuoi trovarla renditi conto che l’idea stessa di “qualcuno che è in controllo” è un concetto creato dalla mente. Fai un passo nell’ignoto. 

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Non c’è nulla di più insidiosamente distruttivo, per il conseguimento della liberazione, che il dubbio di sé e il cinismo. Il dubbio è un movimento della mente condizionata che sostiene sempre che “non è possibile…” che la libertà non è possibile per me. Il dubbio sa sempre; “sa” che nulla è possibile. E in questo sapere il dubbio ti deruba della possibilità di qualcosa veramente nuovo o trasformativo. Inoltre il dubbio è sempre accompagnato  da un cinismo pervasivo che inconsciamente mette una spinta negativa a  tutto quello che tocca. Il cinismo è una visione del mondo che protegge l’ego dall’essere investigato mantenendo una posizione negativa per quello che non sa, che non vuole sapere o che non può sapere. Molti ricercatori spirituali non hanno idea di quanto siano cinici e pieni di dubbio. E’ questa cecità e negazione della presenza del dubbio e del cinismo che rende impossibile la nascita di una fiducia profonda. Una fiducia senza cui la liberazione finale rimarrà sempre un sogno. 

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Ogni paura viene dal pensiero nella forma di memoria (passato) o proiezione (futuro). Il pensiero crea il tempo: passato, presente, futuro. Così esiste la paura e deriva dalla percezione dell’esistenza del tempo. Essere liberi dalla paura è essere liberi dal tempo. Poiché il tempo è una creazione del pensiero, per essere libero dalla paura devi essere libero dal pensiero. Quindi è importante risvegliarsi e sperimentare il tuo Sé fuori dal pensiero, e che esiste come eternità. Così metti in discussione qualunque idea di te che sia una creazione del pensiero e del tempo, di passato, presente, futuro. Fai esperienza della tua eternità, della tua santità, del tuo essere risvegliato, fino  a che non sei convinto che non sei ma soggetto al movimento del pensiero, della paura, o del tempo. Esseri liberi dalla paura è essere pieni di Amore.


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Quando ti risvegli, e incontri il Sé, incontri quello spazio di vuoto-silenzio-pace-abbondanza-eternità-sicurezza-energia-assolutezza-verità, non puoi fare altro che innamorartene.
D’improvviso scopri che il mondo è bellissimo, che sei tutt’uno con la vita, che non hai paura, che è tutto facile….e inizia la tua “luna di miele del risveglio”, come dice Adyashanti. Ma poi, come succede in tutte le storie d’Amore, c’è sempre qualcosa che ti distrae: cose da fare, obiettivi da raggiungere, problemi da “risolvere”…e finisce che ti dimentichi di com’era bello quell’amore. O peggio, finisce che lo tradisci.
Magari ritrovi dei momenti belli, una meditazione, uno spazio di presenza, una comprensione importante in un momento di condivisione, uno stato di connessione in mezzo alla natura….ma poi torni nella quotidianità, e di nuovo quella bellezza sparisce. Allora ti ricordi che qualcuno ti ha detto che devi essere presente. E ti sforzi di esserlo. Inizi la giornata, fai colazione con calma, lentamente, magari mediti, senti che il cuore si apre, ti senti amorevole e compassionevole, poi arrivi al lavoro, dove la coscienza egoica è densa, e cadi. Non ce la fai, è troppo: “Come faccio a essere presente a tutto quello che accade in me quando mi devo relazionare con più persone contemporaneamente e arrendermi a tante re-azioni contemporaneamente? Come faccio a essere presente e ad avere uno stato di coscienza alto quando intorno a me c’è uno stato di coscienza egoico fortissimo? Come faccio a fare questo e poi lo stesso in tutte le altre relazioni della giornata e insieme a essere produttivo, efficiente, ad agire? Come faccio a essere totalmente presente e attento in continuazione e ad arrendermi in ogni situazione a quello che c’è in me in modo tale da non andare in reazione e non inquinare emotivamente il mondo?” C’è da impazzire.
È come innamorarsi di una persona e poi cercare di essere una moglie, amante, madre, compagna perfetta sempre e in ogni situazione, in grado di affrontare tutto e risolvere tutto. Prima o poi arriva il momento di rottura, prima o poi arrivi al punto in cui non puoi più farcela, e ti arrabbi con l’altro per aver preteso troppo da te, e ti arrabbi con te per non avercela fatta, ti arrabbi con la vita e con la società perché ti chiede troppo. Fondamentalmente ti arrabbi con Dio perché non ti ama.
Spesso praticare la presenza diventa una trappola, un altro modo per controllare la vita, le emozioni, la sofferenza. Il punto non è tornare presenti ma chiedersi “Perché sono tornato di nuovo in uno stato di separazione?” Quando ti ritrovi a “vedere il nemico fuori di te, a vivere in uno stato di dualità, a puntare il dito fuori di te”, accorgiti semplicemente del fatto che sei di nuovo nella separazione. Guarda dove sei, cosa stai facendo e perché fondamentalmente lo stai facendo. Se vai molto in profondità, ti accorgerai che, in sostanza, quello che stai facendo lo stai facendo perché non ti senti amato. Chiediti perché hai tradito il Sé, perché hai tradito quell’innamoramento, quel senso di completezza e di totalità. Chiediti perché hai tradito la Verità.
Hai ricominciato a “funzionare” dalla paura invece che dall’Amore. Allora può accadere che quello spazio di Presenza, di pace, di silenzio, diventi per te un rifugio sicuro, può accadere che tu senta una struggente nostalgia per quello spazio, per la tua Casa. Eppure….è sempre disponibile, no? Così ti hanno detto.
Certo che è sempre disponibile, perché sei tu! Quell’amore che cerchi fuori di te, che cerchi nell’altro, nelle soddisfazioni, nelle realizzazioni e poi nella spiritualità, in Dio, nel Sé, nella Fonte, nell’Unica Coscienza….sei Tu. Non a caso si parla di IO SONO. Tu sei quella Presenza immutabile, tu sei l’Essere, tu sei la Consapevolezza. Ecco perché te ne innamori, ecco perché lo riconosci, ecco perché intuitivamente sai com’è. Come dice un caro amico, “lo sai perché lo sei”. Ecco perché non puoi perderlo. Non puoi perdere l’Amore, non puoi sentirti separato.
Ma fintanto che la vita ti mostrerà questa separazione, sii compassionevole con te stesso, sii gentile e semplicemente osserva. A un certo punto guarderai la scenetta da fuori e ti dirai: “Ma cosa sto facendo? È follia!”
Può darsi che questo accadrà molte volte, e sarà sempre più tosto perché più profondo, ma te ne accorgerai più velocemente, e la trasformazione sarà più veloce. E ogni tanto prova a chiederti: “Come sarebbe se funzionassi dall’Amore invece che dalla paura? Come sarebbe se fossi sempre innamorato?”

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Opere di ZeRo: https://risvegliodalsognoplanetario.wordpress.com/about/




Crediamo davvero di poterci risvegliare? Oggi, uno dei più famosi insegnanti buddisti di San Francisco non è un lama tibetano o un maestro zen tradizionale, ma un americano laico e anticonformista chiamato Adyashanti, intervistato da Stephan Bodian. I suoi discorsi pubblici (che egli chiama “satsang”, secondo la tradizione advaita o nonduale dell’India) attirano centinaia di ricercatori, buddisti e non buddisti. In un satsang cui ho recentemente partecipato, in una chiesa vicino Lake Merrit, al centro di Oakland, Adyashanti sedeva su una grande poltrona a un’estremità della sala, circondato dai seguaci. Dopo un periodo di silenzio e un discorso sul dharma in cui ha parlato della “futilità di cercare ciò che già siamo”, ha invitato il pubblico a porgli degli domande. Qualcuno ha chiesto di parlare del valore di una pratica regolare di meditazione, e Adyashanti ha risposto: “Ogni volta che non manipoli la tua esperienza, stai meditando. Non appena mediti perché pensi di doverlo fare, stai di nuovo controllando l’esperienza, e privi la tua meditazione di ogni valore”. Più di una volta egli ha invitato gli studenti a entrare in contatto diretto, nel momento, con la verità manifesta della loro natura intrinseca; per usare le sue parole, con colui che “in ogni momento sta guardando attraverso i tuoi occhi”. L’intensità e l’intimità di questi incontri mi hanno fatto pensare a una sorta di pubblico “dokusan”, il dialogo personale tra maestro e discepolo nello zen tradizionale. Anche se in questi giorni Adyashanti parla raramente dello zen o del buddismo, egli ha studiato e meditato per più di dodici anni sotto la guida di Arvis Justi, un’insegnante laica della scuola del maestro zen Taizan Maezumi, il fondatore dello Zen Center di Los Angeles. All’età di diciannove anni, Steve Gray (come allora si chiamava Adyashanti) abbandonò la passione giovanile per il ciclismo e il sacco a pelo per mettersi alla ricerca dell’illuminazione. Cominciò a frequentare gli incontri settimanali nella casa di Justi, i ritiri di sette giorni con Jakusho Kwong Roshi (un discepolo di Shunryi Suzuki Roshi) e a passare tre o quattro ore al giorno in una capanna per la meditazione che aveva costruito nel cortile della casa dei genitori. All’età di venticinque anni, mentre sedeva da solo sul cuscino, Gray ebbe un classico “kensho”, o esperienza di risveglio, che oggi descrive così: “Penetrai il vuoto di tutte le cose e compresi che il Buddha da me cercato era ciò che ero”. Ma per quanto questa esperienza fosse stata intensa, Gray sapeva di aver visto soltanto la punta dell’iceberg. “Ora che avevo scoperto di essere ciò che stavo cercando”, spiega egli, “il koan successivo sorse spontaneamente: cos’è questo che io sono?”. Anche se Gray continuò a meditare, assorto in questa nuova domanda, dice che ogni sensazione di sforzo o ansia era scomparsa. Durante tale periodo, si sposò e andò a lavorare nel negozio di macchinari del padre. “Ero felice”, ricorda, “ma sapevo che non era abbastanza”. Man mano la sua ricerca si faceva più profonda, egli perdeva interesse nella pratica tradizionale, con i suoi ritiri e insegnanti. Piuttosto, le sue energie si volsero verso l’interno ed egli divenne, per usare le sue parole, “concentrato esclusivamente sul realizzare la verità del mio essere”. Oltre a meditare, passava molte ore nei caffè a scrivere le risposte alle domande o ai koan esistenziali che gli arrivavano spontaneamente. Infine, all’età di trentuno anni, Gray ebbe un’esperienza di risveglio che immediatamente dissolse tutti i dubbi e gli interrogativi. Due anni dopo, Arvis Justi gli chiese di cominciare a insegnare, ed egli cambiò il nome in Adyashanti, che in sanscrito vuol dire pace primordiale. Ho intervistato Adyashanti (che è stato mio insegnante per molti anni) in un caldo pomeriggio dell’estate di S. Martino. Egli è un uomo basso, dall’aspetto gracile e con i capelli biondi tagliati quasi come un monaco. La nostra conversazione ha avuto un tono familiare (oltre che insegnante e studente, siamo amici), e spesso le risate hanno interrotto l’intervista. Stephan Bodian Stephan Bodian: Mi pare che negli ultimi anni della tua pratica, prima di quello che hai definito il tuo risveglio finale, hai perso interesse nelle forme tradizionali dello zen. Adyashanti: Sì. Stavo ancora praticando e frequentando la mia insegnante, ma l’intensa ricerca della verità mi aveva liberato da ogni illusione verso la tradizione, il buddismo e la cultura asiatica. Osservando la tradizione buddista, mi rendevo conto che le percentuali di successo erano bassissime. La gente vi entrava alla ricerca dell’illuminazione, ma di fatto pochissimi si illuminavano. Mi sembrava una situazione fallimentare. Non ho respinto nulla. Semplicemente, ho cessato di seguire ciecamente la tradizione, e l’energia che prima investivo nel seguire quest’ultima si è trasferita nella ricerca di ciò che è autentico. A quel punto, ho sentito che mi stavo reggendo sulle mie gambe. Stephan Bodian: In che modo questa ricerca solitaria alla fine ha portato frutti? Adyashanti: In realtà è stato abbastanza semplice. Una mattina, mentre stavo seduto in meditazione, ho udito il richiamo di un uccello fuori dalla finestra. Dentro di me ho sentito nascere una nuova domanda: chi sente questo suono? Immediatamente il mondo si è rovesciato: io ero l’uccello, il suono, l’ascolto di quest’ultimo, il cuscino, la stanza, tutto. Non che mi sia fuso con il tutto in quanto io separato; semplicemente, vedevo che tutto era uno, e che io ero quello. A differenza degli altri kensho, questo non è stato accompagnato da alcuna emozione. Poi, nel mezzo dell’esperienza, qualcosa (o meglio, nulla) è sorto da questa sensazione di unità. Sapevo di essere tutte le manifestazioni, dense o sottili, ma ero anche il vuoto totale, vuoto persino dell’esperienza del vuoto, e improvvisamente tutto è sembrato un sogno. C’era una profonda sensazione cinestetica di essere ogni cosa e allo stesso tempo nessuna di esse. Sapevo con tutto il mio essere che ciò che ero davvero non era nemmeno tale sensazione di unità, ma il vuoto antecedente a quest’ultima, per sempre risvegliato a se stesso. Tale consapevolezza non è mai mutata né diminuita. Stephan Bodian: Questa consapevolezza di cui parli viene tradizionalmente chiamata illuminazione. Come sai, in occidente quest’ultima è stata allo stesso tempo idealizzata e banalizzata. Tu come la definiresti? Adyashanti: L’illuminazione è il risveglio dal sogno di essere un io separato alla realtà universale. Non è un’esperienza o una percezione che accade a una persona per effetto di una pratica spirituale o di una consapevolezza coltivata. Non va e viene, né devi fare alcunché per mantenerla. Non riguarda l’essere centrati, estatici, sereni o qualsiasi altra esperienza. In realtà, l’illuminazione è una nonesperienza permanente che non accade a nessuno. Il singolo individuo viene visto attraverso la realtà suprema e universale, e allora comprendi che esiste solo essa, e che tu sei quella. La cosa divertente è che sei, e sei sempre stato, ciò che stai cercando. Tutti sono già la natura suprema, la natura del Buddha o la consapevolezza di Cristo, ma la maggior parte di noi non lo sa. Stephan Bodian: Qual è il rapporto, secondo te, tra tutti i tuoi anni di zazen e questa esperienza di kensho? Essi hanno innescato il risveglio? Sono stati gradini verso quest’ultimo? Oggi sembri non credere al concetto di “stadi lungo il cammino”, eppure tra la pratica di meditazione zen e il tuo risveglio pare esserci una relazione causale. Adyashanti: Sono profondamente grato alla mia pratica zen. Essa mi ha portato al fallimento completo. Ho fallito come buddista, ho fallito nel seguire i dieci precetti e certamente ho fallito nella meditazione. Tutti i miei sforzi per abbattere la “porta senza porta” verso il risveglio, di cui parla lo zen, sono falliti. Ma arrivare al fallimento totale e completo si è rivelato proficuo. Lo zen mi ha dato l’opportunità di fallire, e ne avevo bisogno. In realtà, direi che il mio processo non è consistito tanto nel lasciarmi andare, quanto nel fallire completamente. Lo zen è stato ottimo per farmi cadere a faccia in giù. Stephan Bodian: E un successo quale sarebbe stato… L’illuminazione? Adyashanti: Il fallimento è stato il successo. Il risveglio è avvenuto tramite il fallimento. In questo senso, ho un grande rispetto per la scuola. Ciò che è stato trasmesso va molto al di là delle persone, della scuola, dello zen e del buddismo stesso. Stephan Bodian: Di che si trattava? Adyashanti: Direi di una sorta di scintilla, di vitalità. Stephan Bodian: In che modo l’illuminazione ha cambiato il tuo rapporto con il mondo? In particolare, le tue relazioni, la tua vita familiare, il tuo comportamento quotidiano? Essere illuminato vuol dire che non ti arrabbi, non reagisci e non fai mai errori gravi? Adyashanti: Non è affatto vero che non ci si arrabbia mai. L’illuminazione usa tutte le emozioni disponibili. Altrimenti, dovremmo criticare Gesù per essersi adirato nel tempio e aver preso a calci i tavoli. L’idea che l’illuminazione consista nello stare seduti con un sorriso beato è solo un’illusione. A livello umano, l’illuminazione vuol dire che non sei più diviso dentro di te, e che non sperimenti più divisioni tra te stesso e gli altri. Senza divisioni interiori, la maggior parte delle forme usuali di reattività non fanno più parte di te. Stephan Bodian: Puoi dire qualcosa di più su ciò che intendi con assenza di “divisioni interiori”? Adyashanti: La maggior parte degli esseri umani passa la vita in una lotta tra opposte forze interiori: cosa pensa che dovrebbe fare e cosa fa davvero; cosa pensa di sé e cosa è realmente; cosa ritiene bello e giusto, e cosa brutto e sbagliato. L’io separato è solo l’insieme di queste forze contrastanti. Quando l’io sparisce, anche la divisione interiore si dissolve. Ebbene, non posso dire di non fare mai errori, perché in questo mondo umano illuminarsi non vuol dire diventare esperti di tutto. Quello che accade davvero, tuttavia, è che le motivazioni personali spariscono. Solo quando accade l’illuminazione, comprendiamo che praticamente tutto ciò che abbiamo fatto (alzarci dal letto, andare al lavoro, avere una relazione per il nostro piacere ecc.) era dominato dall’interesse personale. In assenza di un io separato, non esiste motivazione personale a fare alcunché. È la vita a muoverci. Quando non sono più le motivazione personali a guidarci, ciò che resta è la nostra natura autentica, che spontaneamente si esprime nella dimensione umana come amore o compassione. Non una compassione che pratichiamo o coltiviamo perché dobbiamo seguire una regola, ma una compassione che sorge spontaneamente dal nostro stato indiviso. Se ci impegniamo ad assumere l’identità di una persona buona e compassionevole, questo si trasforma in un ostacolo al risveglio. Stephan Bodian: Nel buddismo tradizionale (almeno per come l’ho praticato io), parlare apertamente di illuminazione, come stiamo facendo adesso, è un tabù. Alla base di ciò sembra esserci la paura che l’ego si appropri dell’esperienza, ingrandendosi. Nei tuoi discorsi sul dharma parli molto del risveglio, incluso il tuo, e nei tuoi dialoghi pubblici incoraggi gli altri a fare altrettanto. Perché? Adyashanti: Quando sedevo con la mia insegnante, Arvis, dopo la meditazione e il discorso sul dharma andavamo tutti in cucina a prendere tè e frutta. Lì parlavamo apertamente della nostra vita. In genere i discorsi non riguardavano le nostre esperienze spirituali, anche se queste facevano parte dell’insieme. Poi queste stesse persone facevano ritiri allo Zen Center di Los Angeles e avevano grandi esperienze di risveglio, e la gente di L. A. ha cominciato a chiedersi cosa stesse accadendo nel salotto di questa piccola, anziana signora. L’idea di Arvis era semplice: l’unica cosa che io sto facendo e gli altri no, diceva, è che noi ci sediamo informalmente intorno a un tavolo e chiacchieriamo, e quello che sta succedendo dentro le persone non rimane segreto o nascosto. Così, nessuno può pensare di essere l’unico ad avere questa o quella esperienza. Tutti escono dal guscio, e ciò apre maggiormente la gente al processo spirituale. La tradizione di parlare di certe esperienze solo in privato con l’insegnante fa dell’illuminazione un’attività segreta, riservata a pochi iniziati. Ovviamente, so che esistono degli inconvenienti nell’essere più aperti. Qualcuno può cominciare a sproloquiare di quanto è illuminato, accrescendo il proprio ego. Ma quando tutto resta aperto all’indagine, persino la tendenza dell’ego a fingersi illuminato diventa evidente, alla luce penetrante del discorso pubblico. A lungo andare, entrambi i cammini hanno i loro lati positivi e negativi, ma ho scoperto che se gli studenti pongono in pubblico le domande, si spezza quell’isolamento avvertito da molte persone spirituali. Mi riferisco alla sensazione che nessuno possa capire ciò che ci sta accadendo, che siamo stufi della pratica o che nessuno si stia sforzando come noi. E quando la gente ha delle esperienze e ne parla in pubblico, il risveglio perde la sua aura sacrale. Tutti gli altri possono vedere che il risveglio non è per gente speciale, ma può riguardare anche chi ci sta accanto o il migliore amico. Stephan Bodian: Ti dichiareresti illuminato? Adyashanti: Beh, no. Non con la faccia seria. Direi che l’illuminazione è illuminata e il risveglio è risvegliato. Non è un’esperienza, ma un fatto. Stephan Bodian: Oggi la gente può essere molto scettica su chi si dichiara illuminato, e molti potrebbero avere la sensazione che ti stai esponendo a una spiacevole valanga di critiche. Adyashanti: E questo non è rivelatore? Penso che sia una disgrazia che una persona passi un’ora dopo l’altra, un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro, una vita dopo l’altra, a cercare l’illuminazione, e poi l’idea stessa che qualcuno raggiunga quest’ultima è un tabù. Tutti la stiamo inseguendo, ma Dio ha vietato a chiunque di dire che l’ha conseguita. Non ci crediamo, siamo cinici, abbiamo dubbi, assumiamo subito un atteggiamento apertamente o velatamente aggressivo. Per me, ciò dimostra che le persone stanno cercando un’illuminazione che non credono di poter raggiungere. Questa è una barriera, e la più grande di tutte. Stephan Bodian: Come si può spiegare tale tendenza? Adyashanti: Le persone vogliono la liberazione, ma ne sono anche terrorizzate. Se si lasciano andare completamente, temono di ritrovarsi in uno stato di pericolosa illusione. Il senso del peccato originale è molto vivo in noi. Pensiamo che nella nostra natura ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato, e che se ci lasciamo andare emergerà qualcosa di mostruoso. Camminiamo tutti i giorni in questa realtà virtuale, sperimentando fisicamente ciò che la mente ci sta dicendo. Se ci fermassimo, vedessimo cosa sta succedendo e lasciassimo andare ogni cosa, che diventeremmo? Questo fa paura. In ultima analisi, tutto è una difesa contro il nulla. Stephan Bodian: Sembra che ritieni i satsang in grado di accelerare il risveglio delle persone, e la maggior parte dei tuoi eventi pubblici consiste in tali dialoghi con il pubblico. Tuttavia, tu stesso passi molte ore a meditare davanti a un muro. Perché non includi più sessioni silenziose nei tuoi satsang e intensivi? Adyashanti: In realtà, oggi includo più sessioni silenziose nei miei intensivi, e i miei ritiri comprendono sei sessioni silenziose al giorno. La ragione principale per cui do tanta attenzione al dialogo pubblico è che la maggior parte delle persone che vengono a vedermi medita da anni, ma quello che manca loro è la capacità e la volontà di porre domande in modo inesorabile sulla loro psicologia, la fede, gli insegnamenti tradizionali e anche i presupposti della pratica. Osservare un insegnante lavorare a stretto contatto con gli studenti, mettendo in dubbio le loro convinzioni, può aprire possibilità completamente nuove. Qualsiasi convinzione o fede che riteniamo vera, anche se appartiene a religioni antichissime, non fa che nascondere la verità di ciò che siamo veramente. Stephan Bodian: Apparentemente, ti sei lasciato alle spalle la maggior parte delle forme tradizionali dello zen. Perché ti sei allontanato dalla tradizione buddista? Ti consideri ancora un buddista? Adyashanti: Non ho lasciato il buddismo; ho solo abbandonato la mia identità di buddista, come fa chiunque si risvegli. Avrei potuto insegnare nelle forme canoniche del buddismo, ma la cosa non faceva per me. Ho lasciato che l’insegnamento sorgesse in modo naturale e spontaneo, adattandosi al momento presente. Se l’insegnamento è buddista, bene; se non lo è, bene. Non sto insegnando per tenere in vita una tradizione o portare avanti una scuola, ma per risvegliare chi vuole risvegliarsi. Stephan Bodian: Perché hai smesso di offrire colloqui privati? Questo non è un limite al lavoro con gli studenti? Adyashanti: Sicuramente lo è. Non è stata una mia decisione, ma un’evoluzione naturale dovuta al fatto che oggi ci sono troppi studenti per poterli seguire uno a uno. Però ho chiesto a molte persone di cominciare a insegnare, e questi insegnanti in genere sono più disponibili di me a un colloquio privato. Stephan Bodian: Lavori ancora con un insegnante? La tua comprensione si sta tuttora approfondendo, evolvendo e mutando, o pensi di essere “arrivato alla fine”? Adyashanti: No, non pratico più con nessun insegnante. E per quanto riguarda la comprensione più profonda, una volta che sai di essere l’infinito, la realtà assoluta, non c’è più nulla da conoscere. Dal punto di vista dell’infinito, non esiste alcuna evoluzione o approfondimento, ma solo ulteriori manifestazioni e rivelazioni dell’assoluto in forme diverse. A un livello relativo, naturalmente, continuano ad arrivare nuove intuizioni, ma esse sono applicabili solo al momento e non hanno alcun significato assoluto. Riguardo “l’essere arrivato alla fine”… Questo non vuol dire essere perfetti. In realtà, più comprendiamo di essere “arrivati alla fine” (cioè, più sappiamo chi siamo e che non c’è più nulla da cercare), più ci rendiamo conto che è ridicolo affermare qualcosa su ciò che potrebbe accadere nel futuro. Se mai dovessi dire che non potrei più scivolare nell’illusione, questo sarebbe il primo segno che ho cominciato a riscivolare in essa. Quando comprendiamo totalmente la verità, l’unica cosa che sappiamo è che non possiamo sapere. Stephan Bodian: Il risveglio è un inizio o una fine, allora? Adyashanti: È un inizio, ma è la fine della ricerca. Non è che devi smettere di cercare; semplicemente, l’energia non va più in quella direzione. Da questo punto di vista è una fine; ma allo stesso tempo si spalanca un mondo completamente nuovo. A cosa assomiglia quest’ultimo? Di che si tratta? Cosa lo muove, cosa lo spinge? È l’inizio di qualcosa di completamente nuovo, come essere rinati. Quando usciamo dall’utero di nostra madre, siamo impotenti, non conosciamo molto. E il risveglio è la stessa cosa: nascere alla realtà non vuol dire saper fare tutto. Stephan Bodian: Nello zen esiste un antico dibattuto sulla natura dell’illuminazione. Alcune scuole sostengono che sia istantanea, altre che sia graduale. Tu cosa pensi? Adyashanti: Di solito è una combinazione delle due: una penetrazione improvvisa nella vera natura dell’essere, e poi una personificazione graduale di questa comprensione a livello del corpo, della mente e della personalità. Ci può volere del tempo per vivere completamente ciò che abbiamo compreso, per esprimere pienamente ciò che sappiamo di essere attraverso questa forma umana, nel mondo del tempo e dello spazio, nei modi propri delle emozioni, dell’energia e della mente. Questa gradualità differisce grandemente da individuo a individuo. In casi rari, il risveglio e la personificazione sembrano accadere simultaneamente: l’io inautentico cade in un istante e non ritorna mai più. Più spesso, il processo della personificazione richiede uno sguardo continuo sui restanti falsi livelli dell’io, delle convinzioni e dell’identità, così come un abbandono crescente di tutto ciò che ci mantiene separati. Che il processo sia graduale o improvviso, alla fine si giunge a un assoluto e incondizionato “sì” alla realtà così come è. Stephan Bodian: Quali sono alcuni degli ostacoli o sfide più grandi a questa personificazione completa? Adyashanti: Questa è una buona domanda. Da una parte, dobbiamo abbandonare tutte le idee e le convinzioni accumulate negli anni riguardo l’illuminazione. La mente tende a usare tali convinzioni per mettere in dubbio il risveglio, sostenendo che poiché abbiamo ancora paura, rabbia o problemi con il lavoro o le relazioni, non abbiamo avuto un bagliore autentico della verità. Alcune persone che vengono da me sono già abbastanza risvegliate, ma la mente provoca confusione, perché il risveglio non coincide con quello che pensavano. D’altra parte, la mente può impadronirsi del risveglio e trasformarlo in un possesso dell’ego. Un’altra sfida del processo di personificazione è capire il funzionamento stesso dello stato di illuminazione. Quando ti risvegli, nulla funziona come prima. I drammi in cui gli altri sono coinvolti non hanno più alcuna presa su di te. Stephan Bodian: È possibile avere un risveglio genuino e non esserne consapevoli? Adyashanti: Accade spesso che la gente abbia un profondo bagliore della verità, ma che lo rifiuti perché non corrisponde ai suoi pregiudizi. Nella cultura spirituale sviluppatasi qui in occidente, tendiamo a confondere l’illuminazione con le esperienze mistiche. Stephan Bodian: Puoi dire qualcos’altro sulla differenza tra le esperienze mistiche e il risveglio autentico? Adyashanti: Quando l’«io» personale si dissolve diventando una cosa sola con il tutto, è un’esperienza mistica. Oppure è la nostra consapevolezza che si espande all’infinito, la tua “kundalini” [l’energia spirituale innata] che si risveglia, una visione del Buddha o della Madonna, o una sensazione di estasi e serenità. Anche un’esperienza prolungata di unione con Dio o il Buddha è solo un’altra esperienza mistica. Tuttavia, benché siano gli stati più elevati e splendidi che un essere umano possa avere, le esperienze mistiche accadono a quella figura irreale che scambiamo per “io”, e questo “io” è quello dal quale ci risvegliamo. Il risveglio è comprendere di essere la coscienza o la lucidità che sta sperimentando tutti i momenti del sogno, inclusi quelli cosiddetti mistici o spirituali, senza farsene catturare. Come ho detto prima, il risveglio non è un’esperienza, ma un fatto, mentre un’esperienza mistica deve accadere a qualcuno in un particolare luogo e momento. Un’altra definizione che uso è questa: non sei la personalità o la maschera, ma colui che sta scrutando attraverso la maschera, senza mai identificarsi con essa. Allo stesso tempo, avverti un rapporto molto stretto con il sogno, perché quest’ultimo è un’espressione del risveglio stesso. All’inizio, naturalmente, il sogno può sembrare diverso dal risveglio. Ma quando il risveglio è completo, la coscienza vede tutto ciò che è percepibile, inclusi il corpo umano, la mente e la personalità, come un’espressione di sé. La realizzazione è completamente nonduale. Come dice il Sutra del cuore, la forma è il vuoto e il vuoto è la forma. Stephan Bodian è insegnante zen, scrittore e psicoterapeuta professionista. Ordinato monaco zen nel 1974, ha studiato con molti insegnanti, tra cui Shunryu Suzuki Roshi e Taizan Maezumi Roshi, prima di ricevere la trasmissione del dharma da Adyashanti. Originalmente pubblicato su Tricycle magazine, www.tricycle.com, per gentile concessione. Traduzione di Gagan Daniele Pietrini

Adyashanti (il cui nome significa “pace primordiale”), ebbe la sua prima realizzazione all’età di venticinque anni, a cui seguirono altre profonde comprensioni e realizzazioni. Nel 1996 ha iniziato ad insegnare su richiesta della sua insegnante Zen con la quale ha studiato per quattordici anni. I suoi insegnamenti sono condivisioni spontanee, paragonabili agli insegnamenti dei primi maestri Zen e a quelli dell’Advaita Vedanta. È originario della California del Nord, dove vive con la moglie Annie. Tiene seminari, satsangs, e ritiri silenti. Autore di molti libri di successo. www.adyashanti.org trovati 5 libri   Pagine totali: 1 [1 ] Insegnamenti Spirituali<br />La via della liberazioneAdyashanti Insegnamenti Spirituali La via della liberazione Macro Edizioni pag. 88 - formato: 11 x 17 cm. - anno: 2018 - ISBN. 978-88-9319-442-6 €. 7.90 €. 7.50 (-5%) Una guida pratica che ti conduce, passo dopo passo, alla liberazione spirituale. Gli insegnamenti di Adyashanti sono indispensabili per risvegliare la persona che sei veramente e raggiungere l’illuminazione e l’autorealizzazione. Ma attenzione, applicare questi principi potrà demolire le tue credenze, disorientare la tua mente e affliggere il tuo ego. Sei pronto ad affrontare tutto ciò? La ricompensa sarà il risveglio alla natura assoluta della realtà. Con profonda semplicità Adyashanti spiega i “fondamenti”, le “idee per orientarsi” e le “pratiche centrali”, che sono essenziali nel processo di risveglio ed essenziali per poterlo vivere al massimo. “Che questa guida possa esserti utile, come un compagno rivelatore nel tuo viaggio verso quello spazio sacro, dove fluisce e fiorisce l’esistenza, oltre ad ogni nozione del sé”. Un libro che come effetto collaterale fa sperimentare un profondo stato di pace, di amore e di leggerezza dell’essere. DISPONIBILITÀ IMMEDIATA Novità     clicca per inserire nel carrello il prodotto: Insegnamenti Spirituali<br />La via della liberazione  approfondimento: Insegnamenti Spirituali<br />La via della liberazione Aprirsi alla Grazia<br />Intuizioni profonde sulla fine della sofferenza e il risveglio alla vera essenzaAdyashanti Aprirsi alla Grazia Intuizioni profonde sulla fine della sofferenza e il risveglio alla vera essenza Tecniche Nuove pag. 216 - formato: 13 x 20 - anno: 2014 - ISBN. 978-88-481-2774-5 €. 19.90 €. 18.90 (-5%) Adyashanti ci invita ad abbandonare ogni forma di lotta con la vita e di aprirci alla promessa del risveglio spirituale: la fine dell’illusione e la scoperta della quintessenza del nostro essere. Nel corso della sua attività di insegnante spirituale, a cui si dedica da oltre quindici anni, Adyashanti ha scoperto che maggiore è la semplicità dell’insegnamento, più grande è la sua forza, e quindi la sua capacità di trasformare la nostra vita. In questo libro egli condivide con i lettori quelle che a parer suo sono intuizioni essenziali, fondamentali, vere e proprie scintille in grado di “innescare una rivoluzione nel nostro modo di percepire la vita”. DISPONIBILITÀ IMMEDIATA     clicca per inserire nel carrello il prodotto: Aprirsi alla Grazia<br />Intuizioni profonde sulla fine della sofferenza e il risveglio alla vera essenza  approfondimento: Aprirsi alla Grazia<br />Intuizioni profonde sulla fine della sofferenza e il risveglio alla vera essenza La danza del vuoto<br />Piena realizzazione del SéAdyashanti La danza del vuoto Piena realizzazione del Sé Tecniche Nuove pag. 256 - formato: 13 x 20 cm. - anno: 2011 - ISBN. 978-88-481-2556-7 €. 19.90 €. 18.90 (-5%) La danza del vuoto è un invito a risvegliarti alla tua vera essenza, a ciò che sei, attraverso l’aprirsi spontaneo della mente, del cuore e del corpo, che racchiudono in sé il segreto della felicità e della liberazione. Un detto Zen recita: “Quando la realizzazione è profonda, l’intero tuo essere danza”. Per esser completa, la realizzazione deve coinvolgere tre livelli – testa, cuore e pancia – perché potresti avere una mente molto luminosa e illuminata, e conoscerla in modo molto approfondito, senza però che il tuo essere danzi. È quando il cuore comincia ad aprirsi, proprio come la mente, che il tuo essere inizia a danzare. Allora tutto diventa vivo. Poi, quando anche la tua pancia si apre, appare quella profonda, profondissima e insondabile stabilità, nella quale l’apertura, che sei tu, muore per diventare trasparenza. Tu danzi, il vuoto danza. DISPONIBILITÀ IMMEDIATA     clicca per inserire nel carrello il prodotto: La danza del vuoto<br />Piena realizzazione del Sé  approfondimento: La danza del vuoto<br />Piena realizzazione del Sé ATTUALMENTE NON DISPONIBILE Scopri quando lo sarà: lascia la tua email. Un messaggio ti avviserà quando il libro è nuovamente disponibile. La Vera Meditazione<br />Scopri la libertà della perfetta consapevolezzaAdyashanti La Vera Meditazione Scopri la libertà della perfetta consapevolezza Bis pag. 101 - formato: 15 x 21 cm. - anno: 2010 - ISBN. 978-88-6228-101-0 €. 11.90 €. 11.30 (-5%) Per Adyashanti la Vera Meditazione è l'esperienza personale attraverso la quale ciascuno di noi può abbandonare il povero punto di vista dell'ego e prendere il largo, come una goccia d'acqua, nel mare dell'esistente. Quel mare che è amore, spirito, consapevolezza universale. Se avete intuito che vivere e meditare è la stessa cosa, la Vera Meditazione è un raggio di luce che permetterà alla vostra serenità di sbocciare pienamente. Adyashanti vi aiuterà a trovare la vostra piena libertà. approfondimento: La Vera Meditazione<br />Scopri la libertà della perfetta consapevolezza La Vita Dopo il Risveglio<br />La vera natura dell'illuminazioneAdyashanti La Vita Dopo il Risveglio La vera natura dell'illuminazione Tecniche Nuove pag. 180 - formato: 13 × 20 cm. - anno: 2010 - ISBN. 978-88-481-2454-6 €. 14.90 €. 14.15 (-5%) Il libro di Adyashanti rappresenta un'adeguata e attesa risposta alle domande del gran numero di persone che si stanno risvegliando nel mondo. Dalla visione assolutamente nuova scaturiscono le qualità che fanno grande un maestro: chiarezza e compassione. Il messaggio pacifica diversi fenomeni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni: persone ritenute realizzate, che mostravano a tratti comportamenti egoici; altre che si autodefinivano realizzate e dopo qualche tempo lo negavano; noi stessi, che a volte, incontrando alcune nostre aree ancora conflittuali, indietreggiamo spaventati da un riconoscimento di




non-dualità, Raphael Advaita Vedanta, Andreas Muller, shakti caterina maggi, Tony Parsons Lisa Cairns, Naho Owada, Ella May, Richard Sylvester, Jim Newman, bodhi Avasa, Karl Renz, Adyashanti, Brendan Paul Smith, David Carse, Sailor Bob Adamson, Jeff Foster, Rupert Spira, Bernadette Roberts, Alan Watts, D.T. Suzuki, Jean Klein, Nathan Gill, H.W.L. Poonja papaji Satya sai baba, , Ramesh Balsekar, Sri Nisargadatta Maharaj Ranjit, U.G. Krishnamurti, Robert Adams, Ramana Maharshi, shankara, upanishad, Wei Wu Wei, zen, Eric Baret, shivaismo, Abhinavagupta Padmasambhava, Nagarjuna, tilopa, naropa, milarepa, Gaudapada, Adi Da Samraj, Patanjali, Atman Brahman, liberazione, illuminazione, nirvana, samsara, Bhagavad Gita, Maya, Aurobindo Madre Mère, Siddhi, dzogchen (grande perfezione), Chogyal Namkhai Norbu.  Conversazioni con Dio Neale Donald Walsch, Kahlil Gibran, Tagore, Osho Rajneesh, Ram Dass, Adyashanti, Eckhart Meister Tolle, lao tzu tze, confucio, seneca, cicerone, Buddha, buddhismo, dharma, tao te ching taoismo, magia, alchimia, tantra, Mahayana, Jed McKenna, vajrayana, cristo, Gesù, vangeli apocrifi, cinque tibetani, George Gurdjieff, Salvatore Brizzi,  italo Pentimalli, J.L. Marshall, Andrea Magrin Zurlini Panatta. Sogni lucidi, viaggi proiezioni astrali, un corso in miracoli, ucim,  spirito santo, anima, coscienza, fisica quantistica, sciamanesimo, spirituale, Yogananda, chakra, vangeli esseni apocrifi, karma, kundalini, Il potere di adesso, Meditazione Trascendentale, dualismo, dualistica, sutra del cuore, Rumi, bruce lee, carlos castaneda, don juan, Bhakti, corpo causale, turiya, sat-cit-ananda, Gianfranco Bertagni, isabella soragna, sufismo, shambala.Conte di Saint Germain, Patrizia Terreno, Isabelle von Fallois, Thomas Torelli, Igor Sibaldi, Claudia Rainville, Claudio Trupiano, Maria Gabriella Bardelli, Giorgio Mambretti, Andrea Zurlini, Kryon, Angelo Picco Barilari,  Vadim Zeland, Davide Francesco Sada, Enrico Garzotto, Salvatore Brizzi, italo Pentimalli, J.L. Marshall, Ventuno Giorni per Rinascere -Il percorso che ringiovanisce corpo e mente, Il Potere del Cervello Quantico, Come far esplodere il potenziale nascosto del tuo cervello, Metamedicina 2.0, Smettila di incasinarti la vita, Roberto Re, tony robbins, Smettila di Reprimere tuo Figli, Roberta Cavallo. Gratitudine, transurfing, ego, illusione, esercizi, pratica, percezione.


“Lo hai sempre sentito, per tutta la vita; hai sempre saputo che c’è qualcosa, dentro di te, che cerca di venire alla luce, qualcosa di fresco e autentico – qualcosa che va ben oltre ogni tua immaginazione e che cerca da sempre di liberarsi, di manifestarsi e di essere. È qualcosa che sentiamo tutti. Ma per consentire alla vita di esprimersi in questo modo, con un tale abbandono, è necessario arrendersi all’ignoto, in modo sincero e totale…” Adyashanti ci invita ad abbandonare ogni forma di lotta con la vita e di aprirci alla promessa del risveglio spirituale: la fine dell’illusione e la scoperta della quintessenza del nostro essere. Nel corso della sua attività di insegnante spirituale, a cui si dedica da oltre quindici anni, Adyashanti ha scoperto che maggiore è la semplicità dell’insegnamento, più grande è la sua forza, e quindi la sua capacità di trasformare la nostra vita. In questo libro egli condivide con i lettori quelle che a parer suo sono intuizioni essenziali, fondamentali, vere e proprie scintille in grado di “innescare una rivoluzione nel nostro modo di percepire la vita”. Così come ci lasciamo andare tra le braccia della persona amata, o abbandoniamo la testa sul guanciale ogni notte, possiamo arrenderci alla bellezza e all’autenticità di ciò che siamo veramente. Aprirsi alla grazia è un libro che va dritto al bersaglio, analizzando una ad una le ragioni della sofferenza. L’autore ci invita “a farci afferrare da un attimo di grazia per andarci a posare su una percezione della vita non separata da noi stessi, una vita che sia davvero l’espressione di qualcosa di indefinibile, immenso e misterioso”.


Lascia che ogni cosa sia ciò che è Ogni metodo di meditazione affronta necessariamente il rapporto tra l’ego e l’universo. Dal confronto tra noi stessi e gli oggetti e le persone che ci circondano nascono tutte le domande che muovono la nostra personale ricerca della consapevolezza. Se ci fermiamo ad osservare il mondo senza farci domande su chi siamo noi osservatori, possiamo senz’altro approfondire la conoscenza di moltissimi aspetti che riguardano le realtà a noi esterne. Ma questo non significa ancora meditare veramente. Cos’è quindi la Vera Meditazione? Per Adyashanti semplicemente non esiste. Esiste l’esperienza personale attraverso la quale ciascuno di noi può abbandonare il povero punto di vista dell’ego e prendere il largo, come una goccia d’acqua, nel mare dell’esistente. Quel mare è la consapevolezza universale, altrimenti detta amore, spirito, intelligenza; un tutto che si riversa nel nostro ego e nel quale, al tempo stesso, siamo immersi. Se avete intuito che vivere e meditare sono la stessa cosa, la Vera Meditazione è un raggio di luce che permetterà alla vostra serenità di sbocciare pienamente. Adyashanti, con la sobrietà e solarità che lo contraddistinguono, vi aiuterà a rimuovere i sassi che ostacolano il vostro cammino e a trovare la vostra piena, personale libertà Scopri la libertà della perfetta consapevolezza Adyashanti, letteralmente” Pace Perfetta”, è un maestro spirituale atipico. La vera meditazione, uno dei suoi best seller, non impone un metodo per raggiungere la consapevolezza, e non propone uno sforzo per raggiungere l’equilibrio desiderato. Il semplice e potentissimo stimolo che deriva da queste pagine è quello di abbandonare le manipolazioni e prendere il largo nel mare dell’esistente per come ci si presenta. Un tuffo nella nostra interiorità che ci rende capaci di una serena e gratificante introspezione. La vera meditazione propone una via del tutto personale al raggiungimento della consapevolezza, e media tra la rigidità della riflessione e l’eccessiva leggerezza di pensiero che a volte sfuma nelle nebbie del sogno. La proposta di Adyashanti è di non estraniarci da quel che viviamo, perché la sicurezza, il silenzio e la consapevolezza non sono stati dell’essere, e non riguardano la percezione. La vera meditazione e la condizione di libertà che ne derivano è una conseguenza del saper vivere come pensiamo, e di pensare nello stesso modo in cui viviamo perché, come ci rivela Adyashanti, vivere e meditare sono la stessa cosa. Una splendida introduzione alla meditazione per coloro che pensano di non averne il tempo o le capacità, un illuminante approccio personale alla meditazione per coloro che non hanno trovato nei vari metodi una risposta valida alle proprie domande.






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