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Festa della liberazione o festa della schiavitù?

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Vi siete goduti la festa della liberazione?

Era buona la grigliata?

Avete festeggiato la vostra finta libertà?

Avete esibito la vostra bella mascherina sorridente su Instagram, Facebook, Twitter, TikTok e cazzate varie?

Avete esposto con orgoglio la bandiera? L’avete fatta vedere bene ai vicini di casa?

I miei vicini hanno esposto la bandiera, e mi hanno chiesto perché io non esponessi mai la bandiera italiana.

Gli ho risposto:

“Intanto non sono italiano (per fortuna)…. In secondo luogo non capisco che cazzo state festeggiando?”

Il vicino mi ha guardato di sbieco, e conoscendomi, si è semplicemente allontanato senza rispondere.

Ovviamente la mia era una domanda retorica, eppure, in un certo senso, quella domanda è dannatamente seria.

Cosa diamine festeggiate, se vivete in totale schiavitù per 365 giorni all’anno. E anche se foste davvero liberi (o meglio pseudo-liberi come lo intendete voi, cioè liberi di vivere di rendita alle Hawaii), credete davvero che quella liberazione esteriore (dal lavoro, dalle tasse, dalla suocera), vi porti all’autorealizzazione?

Rispondo io per voi (visto che per anni ho sperimentato quella libertà esteriore, indipendente da lavoro, tasse, suocera).

Ebbene, vi posso garantire che quella libertà non mi ha dato nulla in termini di autentica realizzazione. Per fortuna non mi sono accontentato della libertà economica, sociale, esteriore, e ho puntato oltre i miraggi di questo mondo.

In un modo o nell’altro, ho raggiunto una condizione che mi sembrava privilegiata (ma che poi ho capito essere alla portata di tutti). Ho realizzato sulla mia pelle che la vera liberazione è l’autoliberazione, l’autorealizzazione.

Ho realizzato che l’autoliberazione è liberazione dal mondo, liberazione dalle apparenze esterne, liberazione dalla mente, liberazione dall’io.

Vi sto dicendo che potete esseri liberi nel bel mezzo delle opprimenti apparenze esterne.

Vi sto dicendo che  potete essere liberi anche durante le insopportabili ondate emotive e nervose del corpo fisico.

Sto dicendo che si può essere liberi dalla mente, nonostante le sue proiezioni quotidiane. E come me, ve lo possono garantire tutti gli altri esseri autorealizzati.

Ora, mentre vi scrivo queste parole, dimoro in quella condizione di autoliberazione e di conseguenza avrei la possibilità di festeggiare davvero quello che gran parte dell’umanità finge o sogna di festeggiare.

Potrei farlo, potrei sbandierare l’autoliberazione in faccia ai vicini di casa e cucinare costine di maiale tutti i giorni, ma non lo faccio per una semplice ragione: l’autoliberazione non è un trofeo da festeggiare; è una condizione innata, non riproducibile con sforzi di nessun tipo.

Questo è il primo paradosso: al momento dell’autoliberazione realizzi che è sempre stata a disposizione di chiunque. Questo non vuol dire che tutti la sperimentano, ma solo che potenzialmente sarebbe usufruibile da chiunque.

E come mai la maggioranza di quelli che festeggiano queste festicciole patriottiche non sperimentano davvero tale condizione?

Non la sperimentano, perché la vogliono!

Non sperimentano l’autoliberazione, perché vogliono l’autoliberazione!

E questo è il secondo paradosso.

L’io – o il famigerato ego – che vuole la liberazione non potrà mai ottenere nessuna liberazione.

Perché?

Perché l’autoliberazione non è liberazione per se stessi, ma liberazione da se stessi, liberazione a dispetto di sé, a dispetto dell’io.

L’autoliberazione non è liberazione dell’io (con l’io, per l’io), bensì è liberazione dal senso dell’io, liberazione da ciò che credete di essere, liberazione da tutto ciò che percepite abitualmente.

Questa liberazione è l’ultima cosa che può volere l’uomo comune.

Non è assolutamente desiderabile. Non è un’esperienza che gonfia il vostro amor proprio. Non è un premio al vostro lavoro (mondano o spirituale). Non è un trofeo che potete sbandierare in faccia agli altri. Non è un omaggio, un bonus, un merito che potete accumulare con i vostri sforzi. Anzi, i vostri sforzi, gli sforzi del vostro io, sono proprio ciò che ostacola il godimento dell’autoliberazione.

Come può la tensione nevrotica con cui trascorrete le vostre giornate, favorire una condizione di autoliberazione?

Insomma, ora come ora siete fottuti.

E questa potrebbe essere una buona notizia, se non foste così affezionati a voi stessi, alla vostra storia personale, ai vostri pensieri, alle vostre relazioni fittizie.

La notizia di essere fottuti sarebbe un’ottima notizia, se non foste così maledettamente orgogliosi, presuntuosi, vanitosi, arroganti, permalosi, saccenti.

E vista la vostra situazione, se fossi in voi abbasserei la cresta.

Se fossi nei vostri panni ammetterei la condizione di oppressione, afflizione, impotenza, debolezza, insicurezza, fragilità.

Lo ammetterei una volta per tutte.

Fossi in voi mi arrenderei sul serio.

Fossi in voi mi lascerei azzerare una volta per tutte.

So che il vostro orgoglio non cederà, (… così è fatto l’essere umano), ma so anche che una parte di voi comprende la necessità di un autentico abbandono, di una resa definitiva.

E io, ovviamente, sono qui esclusivamente per darvi il colpo di grazia.

Non sono qui a motivarvi alla Tony Robbins, Roberto Re, Jordan Peterson. Non sono qui per promettervi un nuovo mondo alla Tolle o alla Sadhguru.

Non sono qui per mentirvi (deliberatamente) o illudervi (ingenuamente) come quei ciarlatani.

Sono qui soltanto per spingervi al disincanto.

Sono qui per dirvi che se non vi arrendete, sarete più fottuti di prima.

Vi sto dicendo che se avanzate di testa vostra, i livelli di afflizione verso cui potreste finire sono incalcolabili.

Vi sto dicendo che il vostro organismo è inconsciamente condizionato a perpetuare un lungo ciclo di pene, sventure, tribolazioni.

In poche parole, vi sto dicendo che la vostra vittoria è la resa. Quella è la salvezza.

Non affidatevi a voi stessi, alla vostra testa (di cazzo), al vostro orgoglio, alle vostre intenzioni, alle vostre strampalate idee, al vostro presunto sapere.

Non fidatevi di voi stessi. Voi siete il tiranno che ostacola la vostra autoliberazione.

Siete stati (nuovamente) avvisati… poi saranno solo cazzi vostri.

(ZeRo)

 

Libri dell’autore: https://www.animalibera.net/p/il-mio-libro.html

Commenti

Anonimo ha detto…
«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.»
Il 25 aprile di ogni anno si celebra in Italia la Festa della Liberazione, un anniversario molto significativo nella storia italiana perché commemora la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, con la fine dell’occupazione nazista e la caduta del fascismo. È una festa nazionale, simbolo della Resistenza, della lotta partigiana condotta dall'8 settembre 1943 (il giorno in cui gli italiani seppero della firma dell'armistizio a Cassibile). La guerra non finì il 25 aprile 1945. Questo è un giorno simbolico, scelto perché in questa data cominciò la ritirata dei tedeschi e dei soldati della Repubblica di Salò da Milano e Torino, in seguito allo sfondamento della Linea Gotica da parte degli alleati e all’azione della Resistenza. Il 25 aprile 1945 è quindi un giorno definito “fatidico” ancor oggi, nel suo discorso, dal presidente Mattarella, perché “segnò la fine del nazifascismo e la riconquista della libertà in Italia”. "La Resistenza contro il nazifascismo – ha proseguito oggi Mattarella - contribuì a risollevare l'immagine e a recuperare il prestigio del nostro Paese. Fu a nome di questa Italia che Alcide De Gasperi poté presentarsi a testa alta alla Conferenza di pace di Parigi. Questo riscatto, il sangue versato, questo ritrovato onore nazionale lo celebriamo oggi", ha detto il presidente. Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il 22 aprile 1946 il Re Umberto II emanò un decreto: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. La ricorrenza venne celebrata anche negli anni successivi, ma solo nel 1949 è stata istituzionalizzata come festa nazionale, insieme al 2 giugno, festa della Repubblica. Da allora ogni anno, in varie città d’Italia da Nord a Sud, il 25 aprile vengono organizzate manifestazioni pubbliche in memoria della Liberazione. Tra gli eventi c'è il solenne omaggio, da parte del presidente della Repubblica italiana e delle alte cariche dello Stato, al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria a Roma, con la deposizione di una corona di alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre.
Anonimo ha detto…
Il 25 aprile fu istituito come festa della Liberazione il 27 maggio 1949 per commemorare la liberazione dell'Italia dall’occupazione nazista e la definitiva caduta del regime fascista: questa data è particolarmente sentita dalla Comunità ebraica perché ha significato la fine delle discriminazioni e delle leggi razziali dopo il ventennio fascista. Proprio in questo periodo cade Yom ‘Azmaùt, la festa dell’Indipendenza di Israele, stabilita dal Governo provvisorio alla fine del Mandato britannico nel maggio 1948, dopo quasi duemila anni di diaspora. Ogni paese ha una sua festa nazionale. Ciò che caratterizza Yom Azmaùt è che viene festeggiato tanto in Israele quanto nelle comunità ebraiche della Diaspora. Questa può sembrare un’anomalia: infatti è come se gli americani di origine italiana, oltre a festeggiare il 4 luglio, celebrassero anche il 25 aprile. Questa dicotomia dell’ebreo che afferma di essere interamente italiano, ma anche completamente ebreo, ha dato adito in passato all’accusa degli Stati nazionali della doppia lealtà ebraica. Ma, Yom Azmaùt è una festa “laica” o “religiosa”? La speranza degli ebrei di vivere in un paese in cui la cultura e la lingua della Bibbia tornasse a vivere in maniera indipendente, espressione della millenaria identità ebraica, è cosa che riguarda tutti gli ebrei del Mondo, quale che sia il loro pensiero. Questo evento contiene qualcosa che lo lega intimamente a tutta la storia ebraica: cosa ha reso possibile l’avverarsi della rinascita ebraica in Terra d’Israele? La lotta per l’affermazione della propria identità, lotta che è spesso stata accompagnata dalla volontà di cancellare l’identità altrui, atteggiamento, assai lontano dalla sensibilità ebraica, per la quale la diversità è un valore. Nonostante i tentativi di “rianimazione”, con il passare del tempo, tutte le feste nazionali perdono il loro significato e si trasformano in una semplice giornata di vacanza. . Il 25 aprile corre il rischio di perdere il suo significato: il problema è come viverlo non solo come un evento legato alla vittoria sulla dittatura nazifascista, ma come una giornata portatrice ed espressione di valori universali, che possano contribuire a unificare gli italiani. Il problema è oggi – e ancor più domani - come rendere vivo non solo il ricordo, ma il senso e il valore di questa giornata, portandola nella propria vita quotidiana. La libertà si esprime attraverso la valorizzazione della democrazia, il diritto all’eguaglianza e alla diversità, l’accoglienza dello straniero (“perché foste stranieri in terra d’Egitto”), sulle quali ognuno deve vigilare ogni giorno. La libertà – come ogni altra grande idea – non può quindi rimanere un’affermazione astratta, ma deve essere accompagnata da atti concreti che devono compiere l’individuo e la società. Per il popolo ebraico, grandi occasioni di libertà sono il sabato settimanale, quando tutti diventano uguali, l’anno sabbatico, il giubileo ogni 50 anni, quando tutte le terre tornavano ai proprietari originari, l’aiuto ai bisognosi, ecc. La libertà si esprime attraverso la liberazione dalla schiavitù anche nelle sue forme moderne (Pasqua), ma anche con il possesso dei beni che consentono all’uomo di vivere come popolo indipendente, padrone dei mezzi di produzione, che assicurano la vera indipendenza. Per capire appieno perché si è arrivati solo nel 1948 a fissare questa giornata dobbiamo fare ancora un passo. La storia del popolo ebraico si è sviluppata tra due poli: quello della Diaspora e quello del Ritorno alla Terra dei padri.
Anonimo ha detto…
Gli eventi che hanno caratterizzato la storia ebraica dalla Shoà in poi, vanno visti come un processo che non può terminare con il Giorno dell’Indipendenza. Secondo la definizione che noi troviamo nella preghiera per “la pace dello Stato”, questa giornata rappresenta solo l’inizio della fioritura della nostra liberazione, inizio che dovrà portare al cambiamento vero e proprio e che è tuttora in corso. Questa idea dovrebbe essere applicata anche al 25 Aprile: non solo giornata di ricordo nazionale, ma occasione per ognuno di contribuire allo sviluppo culturale e sociale dell’identità nazionale, in cui coinvolgere anche gli italiani residenti all’estero. L’Italia ha molto da insegnare agli altri: vi sono popoli che ancora oggi combattono per affermare la propria identità, e non a caso usano i canti della Resistenza e della tradizione musicale italiana per affermarla. Il 25 Aprile rappresenta un momento di svolta della storia italiana: preservare il suo significato culturale accanto a quello storico permetterà alla società italiana di progredire, mentre dimenticare il suo valore finirebbe per creare una regressione a tempi bui. Le dichiarazioni di antifascismo, come ha fatto in varie occasioni l’ANPI, non raggiunge alcun obiettivo. Bisogna fare proposte concrete per combatterlo. Ad esempio, se come dichiarato dai russi lo scopo dell’invasione dell’Ucraina era rendere inoffensiva l’armata Azov, dichiarata movimento terrorista, composto da fascisti e nazisti, sarebbe stato più efficace operare anche in prima persona coinvolgendo i sistemi di sicurezza russi, capaci di dare lezioni a tutti…. Diversa fu la situazione in Italia e in Germania in cui il potere centrale era fascista o nazista. Yom Azmaùt ha assunto un significato in cui è difficile distinguere il momento laico da quello religioso. La partecipazione degli ebrei della Diaspora e di molti amici non ebrei non può essere ridotta all’espressione nazionalista di mera identificazione con lo Stato d’Israele; essa rappresenta piuttosto un momento di sintesi religiosa e spirituale, che, come tale, viene intesa, magari solo sul piano dell’inconscio, anche dai “laici”. Questo giorno rappresenta un punto di incontro del destino del popolo ebraico, dove la storia incrocia lo spirito, l’immanente il trascendente, e il tempo delle lacrime (le millenarie persecuzioni) il tempo delle risa (il ritorno). I WebDoc di Rai Cultura HOME CONTENUTI FOTOGALLERY LASCIA IL TUO RICORDO 25 APRILE: IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE CONTINUA facebook twitter IL CLN ORDINA L`INSURREZIONE GENERALE Il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia ordina l’insurrezione generale di tutti i gruppi combattenti. A Milano arrivano, in una città in sciopero, i partigiani di tutte le zone circostanti. Il 30 aprile le truppe alleate entrano in una città ormai liberata. In Germania, nel frattempo, l’esercito russo e quello americano si congiungono sulle rive dell’Elba. play GUARDA IL VIDEO In occasione dell’anniversario della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, avvenuta il 25 aprile 1945, il portale web di Rai Storia ha realizzato un esclusivo WebDoc per ripercorrere quello storico evento nazionale con preziosi video dall’archivio delle teche Rai, infografiche, numeri, fotogallery, etc. Un’attenzione particolare sarà dedicata da un lato alla prospettiva dei testimoni, di coloro cioè che hanno vissuto quel momento storico sia tra i principali protagonisti della Resistenza che tra i comuni cittadini italiani, dall’altro alle celebrazioni della ricorrenza del 25 aprile nel corso dei decenni della nostra storia repubblicana. GLI EVENTI 25 APRILE: STORIA DI UNA GIORNATA MEMORABILE Una puntata dedicata alla Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. Una Liberazione che è stata sì una grande festa di popolo, ma che ha coinciso anche con una pagina drammatica della nostra storia: la resa dei conti con il fascismo e con i fascisti, chiamati a rispondere di vent’anni di regime.
Anonimo ha detto…
Pietro Nenni LUIGI LONGO Luigi Longo è stato tra i grandi protagonisti della Resistenza italiana. Da sempre antifascista e membro del Partito Comunista Italiano, ha svolto un’intensa attività rivoluzionaria, sia in Italia che all’estero, soprattutto in Spagna come Ispettore Generale delle Brigate Internazionali. Ha conosciuto il carcere e il confino a cui il regime lo ha condannato. Nell’aprile del 1945 ha partecipato attivamente all’insurrezione dell’Italia settentrionale. Nel secondo dopoguerra ha rivestito importanti incarichi politici ed è stato Segretario generale del PCI dal 1964 al 1972. Luigi Longo GRUPPI DI DIFESA DELLA DONNA Le riflessioni della storica Anna Bravo e la testimonianza di Marisa Rodano ricostruiscono l’esperienza dei Gruppi di Difesa della Donna, l’organizzazione femminile che dal novembre del 1943 fino alla Liberazione si dedica a creare una vasta rete di assistenza alle famiglie dei detenuti, dei deportati, alle lavoratrici. Un’esperienza unitaria e ampiamente diffusa in tutta Italia, che costituisce una delle pagine più ricche e intense dell’ impegno femminile durante la Resistenza. Gruppi di difesa della donna GIUSEPPE SPATARO Giuseppe Spataro è stato impegnato in politica fin da giovane, legando il suo nome a quello di Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, di cui è stato vicesegretario nazionale. Durante il fascismo ha svolto un’importante opera di opposizione al regime, organizzando riunioni clandestine nella sua abitazione romana e partecipando al Comitato di Liberazione Nazionale. Al termine della guerra ha contribuito in maniera significativa alla nascita della Democrazia Cristiana. Giuseppe Spataro GIORGIO AMENDOLA Nel 1926 l’assassinio, per mano di squadre fasciste, del padre Giovanni, intellettuale liberale, intensifica la militanza antifascista del giovane Giorgio Amendola, che nel 1929 decide di aderire al Partito Comunista d’Italia, in polemica con l’ ”attesismo” della maggior parte dei gruppi d’opposizione liberal-democratici. La sua attività per il partito lo porta, nel 1932, a Milano, dove viene arrestato e poi mandato al confino fino al 1937. A Parigi, nel 1942, è il principale artefice di un patto d’unità d’azione tra PCd’I, PSI e GL. Si trova già in Italia il 25 luglio, quando cade il fascismo. La sua precedente collaborazione con la resistenza francese lo rende l’uomo ideale per guidare, dopo l’8 settembre, i Gruppi d’Azione Patriottica (i cosiddetti GAP), di cui autorizza le azioni militari, compreso l’attentato di Via Rasella a Roma. Dopo la guerra diventa uno dei principali dirigenti del PCI, partecipa alla Consulta e all’Assemblea Costituente. Giorgio Amendola FRANCO ANTONICELLI Da giovane editore a capo del CLN piemontese, la vita di Franco Antonicelli è sempre stata ispirata ai valori liberali. L’amore per la libertà ha sempre costituito l’anima del percorso di Antonicelli, sia quando, da intellettuale, si è opposto alla cultura del fascismo dominante, sia quando, da partigiano, ha scelto di prendere parte in prima persona alla battaglia resistenziale. Franco Antonicelli FERRUCCIO PARRI Da eroe della Prima guerra mondiale a oppositore di Mussolini e nemico dello Stato: questo il paradossale cammino percorso da Ferruccio Parri in poco più di un decennio, dal 1915 al 1926, anno in cui viene arrestato dalla polizia fascista per aver organizzato la fuga all’estero del leader socialista Filippo Turati. Interventista anti-giolittiano e anti-socialista nel 1915, in nome di una rivoluzione nazionale tradita dopo l’unificazione del paese, Parri è sospinto dalla logica stessa del regime fascista a diventare un convinto sostenitore della democrazia e dei valori della giustizia e della libertà. Dopo anni di confino, nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione e, fin dal settembre del 1943, uno dei maggiori protagonisti della Resistenza, con un ruolo chiave nell’organizzazione e nella direzione militare della lotta partigiana.
Anonimo ha detto…
Ferruccio Parri PAOLO EMILIO TAVIANI Di solida formazione cattolica, Paolo Emilio Taviani diventa un deciso oppositore del fascismo all’età di 26 anni, quando il regime di Mussolini consolida la propria alleanza con la Germania nazista promulgando le leggi razziali. Subito dopo la caduta del fascismo, nel luglio del 1943, fonda la sezione ligure di quel partito cattolico che assumerà di lì a poco il nome di Democrazia Cristiana. Partecipa da subito alla resistenza in Liguria, entrando nel locale CLN, occupandosi di reperire fondi, di mantenere i collegamenti con il CLNAI e con gli alleati, e pubblicando il periodico clandestino “La Voce d’Italia”. Nella notte del 23 aprile 1945 si mette alla testa dell’insurrezione di Genova che dà il via a quella del resto dell’Italia settentrionale. Dopo la guerra partecipa all’Assemblea Costituente e diventa uno dei massimi esponenti della Democrazia Cristiana. Paolo Emilio Taviani GIUSEPPE SARAGAT Socialista, antifascista, padre costituente, uomo politico e delle Istituzioni, quinto Presidente della Repubblica Italiana: Giuseppe Saragat. Nato a Torino nel 1898 e laureato in economia e commercio, nel 1922 Saragat entra nel Partito Socialista Unitario, guidato da Giacomo Matteotti, e diventa uno degli esponenti di spicco dell’antifascismo. Costretto a trasferirsi all’estero, rientra in Italia dopo la caduta del fascismo, diventa ministro senza portafogli nell’esecutivo Bonomi del 1944 e con l’Italia liberata è ambasciatore italiano a Parigi tra il ’45 e il ’46. È anche presidente dell’Assemblea Costituente che dal 25 giugno del 1946 redige la Carta Costituzionale. Nel 1947, contrario all’alleanza tra socialisti e comunisti, entra in conflitto con Nenni e dà vita alla “scissione di palazzo Barberini”. Il 18 aprile 1948, nelle prime elezioni del Parlamento Italiano, il suo nuovo PSDI ottiene solo il 7 per cento dei voti e si assesta nell’orbita del centrismo DC, criticato da destra e da sinistra. Nelle elezioni del giugno 1953, Saragat è di nuovo sconfitto ed è sua la celebre battuta di quei giorni: “un destino cinico e baro”. Giuseppe Saragat SANDRO PERTINI Combattente della Grande Guerra, medaglia d'argento al valor militare, partigiano, parlamentare socialista e membro della Costituente, presidente della Camera e figura capace di reinterpretare il ruolo del Capo dello Stato, Sandro Pertini è stato tutto questo, ma anche tanto altro. Ripercorriamo gli avvenimenti della vita di Pertini soprattutto attraverso le sue parole tratte da lettere, interviste, documenti ufficiali e le immagini di un luogo emblematico come il carcere di Santo Stefano. “Pertini è stato soprattutto l’uomo che ha riavvicinato il paese alle istituzioni in un momento di grande crisi istituzionale”, sottolinea il Professor Stefano Caretti, il maggior studioso dei suoi scritti, “un uomo coraggioso che dimostrò il suo coraggio in tante occasione”, dice il giornalista Claudio Angelini che lo ha seguito nei suoi viaggi durante il “settennato”. Sandro Pertini IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE Le attività e la formazione del Comitato di Liberazione Nazionale, grande protagonista politico del movimento della Resistenza italiana. Con il professore Giovanni Sabbatucci la puntata ripercorre in particolare l’azione in quei mesi drammatici per l’Italia per meglio capire quale contributo diede il Comitato alla liberazione del territorio e al rinnovamento politico del Paese. Il 9 settembre del 1943 all’indomani dell’annuncio dell’armistizio, in una situazione di totale confusione, si forma a Roma il CLN. Un altro momento chiave è la cosiddetta “svolta di Salerno”, operata da Palmiro Togliatti ai primi di aprile del '44. Nell’aprile del ‘45 cadono una dopo l’altra le principali città del Nord Italia ancora occupate da forze nemiche; il 25 aprile il CLN ordina l’insurrezione generale e intima la resa ai nazifascisti.
Anonimo ha detto…
I Comitati di Liberazione Nazionale: i testimoni SANDRO PERTINI E GIUSEPPE SARAGAT A REGINA COELI Negli anni della Seconda guerra mondiale, Sandro Pertini (Stella, 25 settembre 1896 - Roma, 24 febbraio 1990) si distinse per la propria attività antifascista subendo numerosi arresti, carcerazioni e confini all'estero. Catturato a Roma dalle SS il 15 ottobre 1943 e condannato a morte senza processo insieme a Giuseppe Saragat, riuscì a evadere insieme al compagno dal carcere di Regina Coeli il 24 settembre 1944, grazie all'intervento dei partigiani. Nel video Sandro Pertini e Giuseppe Saragat - presidenti della Repubblica rispettivamente dal 1978 al 1985 e dal 1964 al 1971 - tornano a Regina Coeli trentaquattro anni dopo la loro carcerazione, per ricordare i giorni drammatici dell`arresto e della permanenza in cella prima della fuga. Sandro Pertini e Giuseppe Saragat a Regina Coeli SANDRO PERTINI E GIUSEPPE SARAGAT DOPO LA FUGA DA REGINA COELI Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, presidenti della repubblica rispettivamente dal 1978 al 1985 e dal 1964 al 1971, tornano a Regina Coeli trentaquattro anni dopo la loro carcerazione, per ricordare i giorni drammatici dell`arresto e della permanenza in cella prima della fuga. Catturati nell’agosto del 1944 dalle SS, Pertini e Saragat furono condannati a morte senza processo, in via amministrativa. Trascorso il loro periodo di detenzione nel braccio tedesco del carcere, di cui il filmato mostra alcune celle, riuscirono ad evadere grazie ad un piano preparato dai partigiani il 24 gennaio 1944. SANDRO PERTINI E GIUSEPPE SARAGAT DOPO LA FUGA DA REGINA COELI GALLERIA FOTOGRAFICA 25 aprile 10 settembre 1943. La Resistenza dei Granatieri a Porta san Paolo a Roma 25 aprile 6 giugno 1944 Gli Alleati sbarcano in Normandia. E' l'inizio della liberazione d'Europa 25 aprile 4 giugno 1944. I carri armati Alleati entrano a Roma 25 aprile Il generale statunitense Clark a Piazza San Pietro 25 aprile Partigiani in Azione 25 aprile 6 maggio 1945. liberazione di Torino 25 aprile il 25 aprile a Brescia 25 aprile il 25 aprile a Venezia 25 aprile Camion con partigiani 25 aprile Liberazione di Bologna 21 aprile 1945 25 aprile Sfilata del 25 aprile 1945, Bologna 25 aprile Corteo 6 maggio a Milano IL MIO 25 APRILE Una serie di 'pillole' di 5 minuti nella quale un italiano comune racconta il suo personale 25 aprile.Volti di nostri concittadini segnati dal tempo, che coi loro vividi ricordi ci faranno rivivere un evento chiave della loro generazione. Garibaldo e Osmana Benifei: Il mio 25 aprile a Livorno Lula Tonini: Il mio 25 aprile a Forte dei Marmi Ibes Pioli: Il mio 25 aprile a Modena Luigi Pedrazzi: Il mio 25 aprile a Bologna Luciano Foglietta: Il mio 25 aprile in Cecoslovacchia e in Italia Alessandro Cortese De Bosis: il mio 25 aprile a Ferrara Max Giacomini: Il mio 25 aprile in Germania e a Roma Giuseppe Cinquepalmi: Il mio 25 aprile a Brescia e La Spezia Marcello Masini: Il mio 25 aprile a Certaldo e nel Senese Leonina Rondoni: Il mio 25 aprile a Roma Liliana Manenti: Il mio 25 aprile a Roma Giorgio Pacini: Il mIo 25 aprile a Firenze Silvano Sarti: Il mio 25 aprile a Siena Antonio Secondo: Il mio 25 aprile a Roma Vittorio Meone: Il mio 25 aprile a Siena Renzo Zaccaro: Il mio 25 aprile a Milano Liliana Benvenuti: il mio 25 aprile a Firenze Pietro Parisi: Il mio 25 aprile in Val d’Aosta Gilberto Malvestuto: Il mio 25 aprile a Bologna Mons. Luciano Giovannetti: il mio 25 aprile a Civitella di Val di Chiana Fiorenza Ferrini: Il mio 25 aprile a Milano Dino Sanlorenzo: Il mio 25 aprile a Torino Anna Maria Vietti: Il mio 25 aprile a Lanzo Torinese Adriano Vanzetti: Il mio 25 aprile a Genova Liliana Pellegrino: Il mio 25 aprile a Boves Suor Serafina Perusi: Il mio 25 aprile a Verona Renato Gherardini: Il mio 25 aprile a Modena Matilde Porcile: Il mio 25 aprile a Genova I NUMERI 0 il numero di Italiani cui fu riconosciuto il titolo di partigiano. I numeri reali furono però minori (circa la metà)
ANIM ALIB ha detto…
PER SAPERNE DI PIU’ BIBLIOGRAFIA: -Pietro Scoppola, 25 aprile. Liberazione (Einaudi, 1995) -Raffaello Uboldi, 25 aprile 1945. I giorni dell’odio e della libertà (Mondadori, 2004) -Carlo Greppi, 25 aprile 1945 (Laterza, 2018) -Sergio Luzzatto, 25 aprile 1945. La liberazione. I giorni di Milano (Laterza, 2012, ebook) -Il 25 aprile dopo il 25 aprile. Istituzioni, politica, cultura, a cura di Paolo Carusi, Marco De Niccolò (Viella, 2017) -Roberto Chiarini, 25 aprile. La competizione politica sulla memoria, (Marsilio, 2005) -Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Einaudi 2002; prima ed. 1952) -Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945 (Einaudi, 2006) -Muoio innocente. Lettere di caduti della Resistenza a Roma (Mursia, 1999) -Piero Calamandrei, Uomini e città della Resistenza. Discorsi, scritti, epigrafi (Laterza 2011, prima ed.: 1955) -Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza (Bollati Boringhieri 2006, prima ed. 1991) -Santo Peli, Storie di GAP. Terrorismo urbano e resistenza (Einaudi, 2017) -Anna Maria Bruzzone, Rachele Farina, La resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi (Bollati Boringhieri, 2016) -Santo Peli, La resistenza in Italia. Storia e critica (Einaudi, 2004) -Ada Gobetti, Diario partigiano (Einaudi, 2004, prima ed. 1956) -Marina Addis Saba, Partigiane. Le donne nella Resistenza (Mursia 2007, prima ed. 1998) -Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti. 1943-1945 (Einaudi, 2009) -Aldo Cazzullo, Possa il mio sangue servire (Rizzoli, 2015) -Max Salvadori, Breve storia della resistenza in Italia (Neri Pozza 2016, prima ed. 1955) -Lutz Klikhammer, L’occupazione tedesca in Italia. 1943-1945 (Bollati Boringhieri, 2007) -Frederick William Deakin, Storia della Repubblica di Salò (Einaudi 1962, ripubblicato nel 1990 col tit.originale: La brutale amicizia) -Luigi Ganapini, La Repubblica delle camicie nere (Garzanti, 1999) -La storia della Repubblica di Mussolini di Aurelio Lepre (Mondadori, 1999) -Mario Avigliano, Marco Palmieri, L’Italia di Salò. 1943-1945 (Il Mulino, 2017) -Cecilia Nubola, Fasciste di Salò. Una storia giudiziaria (Laterza, 2016) FILMOGRAFIA: -Roma città aperta (Rossellini, 1945) -Paisà (Rossellini, 1946) -Il generale Della Rovere (Rossellini, 1959) -Un giorno da leoni (Loy, 1961) -Le quattro giornate di Napoli (Loy, 1962) -Achtung! Banditi! (Lizzani, 1951) -Mussolini ultimo atto (Lizzani, 1974) -La notte di San Lorenzo (Tavani, 1982) -La ragazza di Bube (Comencini, 1963) -Tutti a casa (Comencini, 1960) -L’Agnese va a morire (Montaldo, 1976) -Il partigiano Johnny (Chiesa, 2000) -L’uomo che verrà (Diritti, 2009) -Libere (Schillaci, 2017) facebook twitter instagram Rai Cultura To Top

Il 77esimo anniversario della liberazione del nazifascismo si festeggia con l’Italia di nuovo aperta con la possibilità di fare manifestazioni, commemorazioni e gite. Quest'anno non senza polemiche. L'Anpi, Associazione Nazionale Partigiani, propone una giornata di impegno per la pace con il manifesto L'Italia ripudia la guerra. Il manifesto è stata la prima cosa contestata per le bandiere italiane girate dal lato sbagliato. Alla presentazione delle manifestazioni poi il presidente Gianfranco Pagliarulo ha detto di essere sempre stato dalla parte di chi ha subito l’aggressione, l’Ucraina, ma ha anche ribadito la posizione contro il riarmo. Alla domanda sulla Brigata Ebraica che vuole sfilare con le bandiere della Nato, risponde: «Sono inappropriate. Non mi pare sia un’associazione pacifista». Nei giorni scorsi ha però detto che quella ucraina è resistenza. A Milano la manifestazione con Anpi Nazionale, il Sindaco Sala, una donna ucraina, Tetyana Bandelyuk, Dario Venegoni Presidente dell'ANED, l'associazione nazionale deportati nei campi nazisti, Maurizio Landini, e Roberto Cenati, Presidente dell'Ampi di Milano. Per il 25 aprile l'Anpi nazionale pubblicherà nel Memoriale della Resistenza Italiana podcast con le parole di pace di Sandro Pertini, Nilde Iotti
Anonimo ha detto…
È il giorno della liberazione di Milano e Torino, un giorno segnato sul calendario con il rosso delle giornate festive. In quel giorno la mobilitazione dei gruppi della resistenza partigiana si spostò a Milano, fra le ultime grandi città del Nord Italia rimaste da liberare. Le insurrezioni e il passaggio degli alleati erano già avvenuti nei giorni precedenti nel resto del Nord. «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire». Queste le parole pronunciate da Sandro Pertini per proclamare lo sciopero generale il 25 aprile 1945. Milano Il 25 aprile del 1945 l’esecutivo del CLNAI, Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia di cui facevano parte Pertini e Leo Valiani, annunciò via radio l’insurrezione alle 8 del mattino. Il Comitato prendeva così i poteri nella città di Milano e annunciava la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti. Già dal 10 aprile il Partito Comunista aveva dato indicazioni alle organizzazioni locali che stava per partire l’offensiva definitiva e lo stesso aveva fatto il Comitato. Gli alleati avevano superato il Po il 24 aprile. Il resto del Nord In realtà non tutta l’Italia è stata liberata il 25 aprile. È servita una settimana in più. La liberazione dell’intera penisola è avvenuta entro la fine del mese di aprile del 1945. Mussolini aveva raggiunto Como la sera del 25, era ripartito il 27 in direzione Svizzera. Fu fermato a Musso dai partigiani della 52esima Brigata Garibaldi e portato a Dongo. Il duce venne ucciso il 28 aprile insieme all’amante Claretta Petacci. I cadaveri dei due e degli altri gerarchi fucilati furono esposti in Piazzale Loreto a Milano. Da quando è festa La data del 25 è stata scelta per convenzione. È del 1949 la legge che istituiva definitivamente la festa nazionale della Liberazione. Prima la giornata era stata festiva solo nel 1946 per decreto: «A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale». Gli altri 25 aprile La liberazione di Milano non è l’unico avvenimento del 25 aprile del 1945.Gli eserciti americano e sovietico si ricongiunsero in quel giorno sul fiume Elba in Germania, altro passaggio fondamentale della Seconda guerra mondiale. Contemporaneamente a San Francisco vennero fondate le Nazioni Unite. Anche in Portogallo il 25 aprile è una data fondamentale. È il giorno della rivoluzione dei garofani, il colpo di stato non violento che mise fine al regime dittatoriale di Marcelo Caetano nel 1974. Nel 1961 gli Usa decretarono l’embargo a Cuba. In Australia e Nuova Zelanda si festeggia l’ANZAC Day, la giornata dei caduti in tutte le guerre, per l’Egitto è la Festa della Liberazione del Sinai. La fine ufficiale della seconda guerra mondiale è datata 2 settembre 1945. La sconfitta delle forze nazifasciste presenti in Italia è precedente: avvenne il 3 maggio, quando la cosiddetta resa di Caserta sancì la fine della campagna d'Italia condotta dalle forze alleate e partigiane. Perché dunque la Festa della Liberazione si celebra ancora prima, cioè il 25 aprile? La risposta è che quello fu il giorno nel quale il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l'insurrezione generale della città di Milano, in cui si trovava la sede del comando del CLNAI. Un appello che seguiva analoghi inviti precedenti rivolti ai territori ancora occupati. L'obiettivo era che le forze partigiane imponessero la resa ai presidi fascisti e nazisti prima dell'arrivo delle truppe alleate, che avevano sfondato la Linea Gotica e stavano avanzando attraverso la Pianura Padana. Dunque, la scelta del 25 aprile sottolinea il ruolo essenziale svolto da moltissimi italiani all'interno della Resistenza. Si trattò di un fronte vastissimo che abbracciava le più svariate convinzioni politiche:
Anonimo ha detto…
Il decreto del 1946 è chiamato luogotenenziale perché l'Italia era ancora una monarchia. Re Vittorio Emanuele III aveva rinunciato all'esercizio effettivo delle sue funzioni e aveva affidato al figlio Umberto II il ruolo di luogotenente, cioè colui che esercita l'autorità reale in caso di assenza o di impedimento del legittimo sovrano. Il decreto voluto da De Gasperi, dunque è luogotenenziale perché adottato dal consiglio dei ministri e promulgato dal luogotenente del regno d'Italia. Oggi, lunedì 25 aprile, in Italia è la festa della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. Lo è dal 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che questa data dovesse essere festa nazionale. Sebbene ovviamente l’occupazione nazista e fascista in Italia non terminò in un solo giorno, si scelse il 25 aprile come data simbolo perché quel giorno, nel 1945, coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della Repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere il controllo delle città. La data del 25 aprile come festa della Liberazione fu fissata in modo definitivo con la legge 269 del maggio 1949, presentata da De Gasperi in Senato nel settembre 1948. Da allora, il 25 aprile è un giorno festivo: come le domeniche, il primo maggio, il giorno di Natale e la festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno. La guerra in Italia non finì il 25 aprile 1945, comunque: continuò ancora per qualche giorno, fino agli inizi di maggio. Leggi anche: Il 25 aprile spiegato da Makkox Anche altri paesi europei ricordano la fine dell’occupazione straniera durante la Seconda guerra mondiale, ma in date diverse: Paesi Bassi e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, la Norvegia l’8 maggio, la Romania il 23 agosto. Anche in Etiopia si festeggia il 5 maggio la festa della Liberazione, ma in quel caso per ricordare la fine dell’occupazione italiana, avvenuta nel 1941. Quello che accadde prima del 25 aprile Nei primi mesi del 1945 c’erano diverse decine di migliaia di persone, per lo più partigiani, che combattevano contro l’occupazione tedesca e la Repubblica di Salò nell’Italia settentrionale, con una discreta organizzazione dal punto di vista militare. A sud della Pianura padana nel marzo del 1945 c’erano molti soldati occupanti che cercavano di resistere all’offensiva finale degli Alleati, che si intensificò a partire dal 9 aprile (in una zona a est di Bologna) lungo un fronte più o meno parallelo alla via Emilia. L’offensiva fu da subito un successo, sia per la superiorità di uomini e mezzi degli attaccanti che per il generale sentimento di sfiducia e inevitabilità nella sconfitta che si era diffuso tra i soldati tedeschi e i repubblichini, nonostante le volontà delle massime autorità tedesche e fasciste di continuare la guerra fino all’ultimo. Il 10 aprile il Partito Comunista diffuse a tutte le organizzazioni locali con cui era in contatto la “Direttiva n. 16”, in cui si diceva che era giunta l’ora di «scatenare l’attacco definitivo»; sei giorni dopo il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti, cioè i membri del Partito d’Azione) emanò simili istruzioni di insurrezione generale. I partigiani organizzarono e avviarono attacchi verso i centri urbani. Bologna, ad esempio, fu attaccata dai partigiani il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli alleati il 21. Il 24 aprile 1945 gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile i soldati tedeschi e della Repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino.
Anonimo ha detto…
Le
pagine dei quotidiani il 25 aprile 1945 I giornali italiani celebrarono il 25 aprile 1945 come un giorno importante nella guerra: non solo l’Unità e Il Popolo, giornali ufficiali del Partito Comunista e della Democrazia Cristiana che si stampavano nelle parti d’Italia già liberate da tempo, ma anche il Corriere della Sera, che durante il ventennio fascista era stato vicino al regime. L’Unità La Stampa Il Popolo Italia Libera L’Avanti Corriere della Sera Il Popolo Nuovo Gazzetta di Parma Il 26 aprile il Corriere uscì con una sorta di “numero unico” con la testata Il Nuovo Corriere: direttore dell’edizione fu Mario Borsa, un giornalista antifascista a cui il CLN affidò temporaneamente la direzione del giornale. Solo i titoli di prima pagina della Stampa del 26 aprile ignorarono completamente i combattimenti nell’Italia settentrionale: parlavano invece della “fanatica resistenza” dei soldati tedeschi in Germania, che ormai controllavano solo qualche quartiere di Berlino. La Festa della Liberazione si festeggia ogni anno il 25 aprile, giornata dall'anno in cui si ricorda la liberazione d'Italia dal governo fascista e dall'occupazione nazista del paese. La Festa del 25 aprile, durante la quale ovviamente non si lavora, è conosciuta anche come anniversario della Resistenza, una festività dedicata anche al valore dei partigiani di ogni fronte che, a partire dal 1943, contribuirono alla liberazione del paese. In Italia le formazioni partigiane si costituirono infatti nel corso della Seconda Guerra Mondiale, dopo l’armistizio dell'8 settembre 1943, per iniziativa di antifascisti e di militari del dissolto regio esercito. Inizialmente composta da poche migliaia di uomini, la Resistenza assunse consistenza grazie alla vasta partecipazione di operai, contadini e dei giovani renitenti alla leva della Repubblica di Salò che portarono nell'esercito partigiano circa 300.000 persone. Le bande partigiane diedero vita alla resistenza armata contro l’occupazione nazista e contro il collaborazionismo fascista ed è per questo che fu nel contempo una guerra di liberazione contro lo straniero e una guerra civile. Un consiglio in più Iscriviti al nostro canale Telegram Help scuola e compiti: ogni giorno news e materiale utile per lo studio e i tuoi compiti! Resistenza e guerra civile in Italia Storia e caratteristiche del movimento popolare che si oppose al nazifascismo durante la seconda guerra mondiale Frasi sul 25 aprile Citazioni e aforismi per ricordare la Resistenza e la lotta partigiana 25 aprile, mappa concettuale mappa concettuale sulla liberazione e il 25 aprile

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