ABRAXA - LA CONOSCENZA DELLE ACQUE

giovedì 12 dicembre 2013

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a vita degli esseri tutti, senza eccezione, è retta, dal profondo, da una Forza primordiale. La natura di questa Forza è brama: un appetito che non ha mai soddisfazione, un abbattersi che non conosce termine, irresistibile necessità e cieco, selvaggio volere.
Divenire, trasformazione disordinata caotica, incoercibile flusso – generazione-distruzione, attrazione-repulsione, terrore-desiderio, formazione-dissolvimento composte in una mescolanza ignea senza riposo solo l’essenza di questa primordiale cosmica natura.
Come una meraviglia e come uno spavento ne parlarono i Saggi. Così la chiamarono: Fuoco universale e vivente, Drago verde, Quintessenza, Sostanza prima, Grande Agente magico. Principio dell’opera universa, è anche il principio della loro « Grande Opera »; perché uno stesso è il Magistero della Creazione e il Magistero con cui, secondo l’Arte, l’uomo costruisce sé stesso.
Questa nostra Materia non è una astrazione della filosofia né idea di mito né favola, ma invece una realtà vivente e possente, spirito e vitalità della Terra e della Vita.
La razza degli uomini non la conosce. Una legge naturale di provvidenza la cela alla coscienza loro con lo spettacolo-illusione dei fenomeni materiali, della realtà solida senza la quale nessuna requie, nessuna tranquillità per la loro vita. E vuole, la stessa legge, che questo velo di ignoranza sia rimosso, l’occhio del Sapere dischiuso solamente nel punto della crescenza e della presenza di una forza forte abbastanza per sopportare la visione.

Sappi dunque che la Vita della tua vita – è in Lei.
Spiala.
Essa si palesa, ad esempio, in tutti i momenti di subito pericolo.

Sia la velocità di un’auto su di te, distratto nella vita. Sia il venir meno del terreno sotto di te per l’aprirsi di un crepaccio. Sia un carbone ardente senza fiamma o una cosa elettrizzata che hai toccato inavvertitamente. Ecco: in reazione subita si afferma una cosa pronta, violenta, rapidissima. E’ la tua « volontà », la tua « coscienza », il tuo « io »? No. Non è la tua volontà, la tua coscienza, il tuo io – che giungono solamente dopo, a gesto compiuto. Là, erano assenti, scavalcati. Qualcosa di più profondo, di più veloce, di più assoluto di tutto che sei si è fatto palese, si è imposto, ha agito.
Portati alla fame, portati al terrore, portati alla brama sensuale, al panico ed allo spasimo – e indomita, violenta, tenebrosa, di nuovo la vedrai. E se tali suoi denudamenti te ne danno la sensazione tu potrai conoscerla gradatamente anche come il fondo invisibile dell’intera tua vita di veglia.
Le radici sotterranee delle inclinazioni, delle fedi, degli atavismi, delle convinzioni invincibili ed irrazionali; le abitudini, il carattere, tutto che vive in te come animalità, come razza biologica, tutta la volontà del corpo, cieca ebbra di volontà di vivere, covante generazione conservazione prosecuzione; tutto questo si ricongiunge e si confonde con lo stesso principio. Di fronte ad esso, di solito non ti è data che la libertà di un cane attaccato ad una catena. Tu non l’avverti – e ti credi libero – finché non passi un certo limite. Ma se vai oltre, essa ti tende e ti arresta. Oppure ti giuoca: ti muovi in circolo e non te ne accorgi.
Non ti illudere: anche le « cose supreme » obbediscono a questo dio. Diffida: tanto più intensamente ed aderentemente per quanto più sembrano indipendenti e liberate, secondo la magia dell’ebbrezza, esse gli obbediscono. Che importa a Lei l’una o l’altra forma, l’una o l’altra « ragione » con cui credi di giustificarti, pur che si affermi il suo conato profondo! Travestita, essa ribadisce il suo vincolo.
Spia anche questa forza, e conoscila, nella selvaggia possanza dell’immaginazione e della suggestione. E’ di nuovo una rapidità che fissa e catena – e nulla tu puoi, quando essa sia; più « vuoi » contro di essa, e più la alimenterai a tuo danno.
E’ lo spavento che si moltiplica, più tu lo scacci. E’ il sonno che fugge finché ti « sforzi »di dormire. Una tavola sull’abisso: e’ la suggestione del cadere, e tu certo, sicuramente, cadrai se ti imponi di passare, « volendo » contro di essa.
E la fiamma della passione, che più acre si innalza per quanto più la tua « coscienza » si sforza di soffocarla, e non scompare che per passare da dentro, ad avvelenarti tutto!
Qui, di nuovo, è Lei, erompe Lei. Sii consapevole che questo Ente che si amalgama con quello delle potenze emotive ed irrazionali, scende poi giù, ad identificarsi con la stessa forza che regge le funzioni profonde della vita fisica. « Volontà », « pensiero », « io », che possono, su codeste funzioni? Ad esse sono esterni. Simili a parassiti ne vivono, traendone le linfe essenziali pur senza poter scendere dentro fino al tronco profondo.
Con arma tagliente, senza paura, scava. Dì, dunque: « Di questo mio corpo, che posso giustificare con la mia volontà? Voglio io il mio respiro? Il fuoco delle mescolanze in cui arde il cibo? Voglio io la mia forma, la mia carne, questo uomo determinato così, vivente così, felice od infelice, nobile o volgare? Ma se domando ciò, non debbo anche andare più oltre ancora? La « mia » volontà, la « mia » coscienza, il « mio » io, li voglio, - o li sono soltanto? Perché tutto che posso dire di volere, dovrei anche poterlo non volere, e quindi anche essere, senza di esso. E l’io, già, il « mio » io: lo posseggo, o è lui che possiede me? ».
Tu che ti sei appressato alla « Scienza dei Maghi », sii forte abbastanza per questa conoscenza: tu non sei vita in te. Tu non esisti. « Mio », non puoi dirlo di nulla. La Vita, non la possiedi – è essa che ti possiede. La soffri. Ed è un miraggio, che questo fantasma di « io » possa sussistere immortale al disfarsi del corpo, quasi che tutto non ti dicesse che la correlazione con questo corpo gli è essenziale, che un malessere, un trauma, un accidente qualsiasi hanno un’influenza precisa sulle facoltà sue tutte, per « spirituali » e « superiori » che esse siano!
Ed ora distogli da te, discendi oltre la soglia, in ritmi di analogia-sensazione, sempre più giù nelle oscure profondità della forza che regge il corpo tuo.
Qui essa perde nome ed individuazione. Allora sarà la sensazione di tale forza che si allarga e riprende « me » e « non-me », a pervadere tutta la natura, a sostanziare il tempo, a trasportare miriadi di esseri come se fossero ebbri o ipnotizzati, riaffermandosi in mille forme, irresistibile, selvaggia, priva di limiti, arsa da una eterna insufficienza e privazione.
« Ciò è » - così pensa. Se questo sapere a te ti riconduce, e, ghiacciato dal gelo mortale, senti l’abisso aperto: « In ciò io sono » - tu qui hai conseguito la CONOSCENZA DELLE « ACQUE ».

Queste « acque » o « Umido radicale », nella Tradizione nostra hanno il segno di  (direzione discendente, precipitazione); anche puoi trovarle indicate come la « venere terrestre », femmina e matrice cosmica (della tradizione indù è il segno della Cakti e della yoni), come il « serpe originario » (comprendi l’andamento serpentino di , corrispondenza astrologica di  ). E’ la elementare potenza demiurgica, la « Magia » di Dio, l’acqua la sostanza primordiale che si precipitò quando Dio disse: « La Luce sia ».
Come una Luce, difatti, tu, procedendo, imparerai anche a conoscerla: una luce elementare che porta a mo’ di nature-turbini i « Segni » delle cose tutte; indifferenziata, ad un tempo idea sostanza e moto, fisica e psichica; indifferente al bene ed al male ed a qualsiasi forma in capacità plastica di trasformarsi in esse tutte.
Cieco conato, idea e realtà in essa sono una sola cosa, fulmineamente, « magicamente », come in quel riflesso di essa, come in quella « via » ad essa, che è la potenza dell’immaginazione  nell’uomo.
Tutto essendo in balia di questa forza dell’acqua e mediante questa forza sappi: colui che riuscisse a soggiogarla interamente per mezzo di essa potrebbe dominare la natura intera, fuoco terra aria acqua, la vita e la morte, le virtù dei cieli e quelle degli inferni, perché essa in se tutta le raccoglie.
Ed ora a te, che hai voluto avvicinarla, sia palese la Scienza dei Maghi, questo vuole, e che tutto che non è questo essa lo disdegna.
Creare qualcosa di fermo, di impassibile, di immortale, tratto in salvo, vivente e respirante fuori delle « Acque », sussistente fuori dalle « acque », libero: e in esso, a  guisa di un uomo più forte che impugni per le corna un toro furente, resista e lentamente duramente riesca a piegarlo sotto di se, in lui dominare codesta cosmica – tale è il segreto di nostra Arte, Arte del Sole e del Potere, della « Forza forte di ogni forza ». Le alte scienze della Cabale e della Magia promettono all’uomo una natura immortale ed un potere reale; esse si debbono considerare come vane e menzognere se non glielo danno.
Ferma la piccola mente: se qui essa pensa a follia, a superbo sogno di misero orgoglio, sii certo esser paura che pensa in lei. Tu non hai bisogno di credere, anzi: non devi credere. Prova. Osa.
La « Materia dell’Opera » è qui, nella brama tua, nella tua volontà profonda, più vicina di quel che a te tu non sii vicino. Eccitala, dèstala. Creale resistenza.
Sentirai in te allora, nella proporzione di quanto sappia spingersi otre il tuo ardire, tutta la forza sua selvaggia. E se tu sai concepire anche una forza più forte, che cosa puoi ancora concepire che possa a questa resistere, che non possa essere infranto o piegato da essa?
La possibilità dell’Opera, l’avrai conosciuta: sii poi, o non sii, sufficiente ad essa.

Guarda.
Qui vi è la sponda sparsa di miseria di tenebra di sozzura. Qui l’indomita corrente. Là l’altra sponda.
Qui vi sono gli uomini ignavi, stranieri alla Conoscenza, pallidi trasportati ebbri, la cui vita è ancora esterna alle Acque, al di qua delle Acque. Là gli uomini virili, di animo eroico, destati al disgusto, destati alla rivolta, destati al Grande Risveglio; lasciata l’una riva, essi affrontano la corrente il turbine il gorgo portando innanzi sempre più sé stessi per sempre più ferrata, incrollabile volontà .Qui, infine, gli Scampati dalle Acque, i Camminanti sulle Acque, la Razza Santa degli Svincolati, dei Trionfatori, i Signori di Vita e di Salute, gli Splendenti. Sono gli Uccisori del Drago e i Domatori del Toro; i Consacrati in Sole, i Trasformati per fora ammònica e Sapienza sono essi.
Da essi, le Acque sono incatenate, ghiacciate; impregnate da esse, sono la forza magica che obbedisce. Il Sole si leva sulle acque e le determina con il suo riflesso. Brama, scatenata forza lunare che non ha centro ( = Luna, segno della Materia prima, dell’Umido radicale) qui ha un centro ( = segno del Sole).
L’ascendenza positiva (  segno di UR, del Fuoco iniziatico) che ha fatto violenza al grembo umido del discendente lo equilibra; e questa congiunzione conoscila come il segno dei Dominatori – il Sigillo di Salomone, composto appunto dall’intreccio dei due triangoli opposti .

Se ora tu vuoi appressarti all’Arte nostra, sappi: è una lotta atroce e un andar su di un filo di rasoio. Si può vincere come si può perdere e due cose portano soprattutto al disastro: aver paura ed interrompere l’operazione. Una volta cominciato, è necessario che tu vada fino in fondo, l’interruzione portando una reazione temibile con l’effetto opposto. Lo puoi facilmente comprendere: ad ogni tuo passo una quantità sempre più alta dell’energia turbinosa e arrestata è spinta contro corrente; momento che tu ceda, ti si scaricherà addosso e ti travolgerà miseramente.
Preparati.
Fissa bene lo scopo e non cambiarlo mai.
Chiudi gli occhi. Crèati una immagine e mirala.  Nel buio abituati così a vedere di una luce che non è quella sensibile. Questa luce etera porta con se il primo segreto dell’Opera.
Fatti insensibile al bene ed al male, giusto assoluto nudo.
Impara a volere senza desiderare, senza paura, senza pentimento.
Crea una potenza di fare senza stancarti. Continua fredda dura e, nel contempo, labile, plastica. Voler bene, volere a lungo, voler sempre senza fermarsi – mai desiderare, ecco il Segreto della Forza.
Potati dalle liane della voluttà, dell’ebbrezza e della passione: riduciti ad una semplicità che vuole.
Infrangi ogni necessità. Usa di tutto ed astienti da tutto a volontà. Fatti padrone assoluto della tua anima.
Crea una resistenza. Il mobile obbedisce all’immobile e le potenze di natura soggiacciono a chi sa resistere loro. – Giunto a nulla desiderare e a nulla temere, ben poche cose vi sono di cui non diverrai signore; ma di nessuna coda godi, se prima non l’hai vinta in te.
La Forza non si dona. Prendila. Osa.
Libero ed equilibrato, forte, calmo e puro, avendo ucciso il desiderio, dì: VOGLIO.
Questo è il primo insegnamento. La soglia ti sia schiusa. LA FORZA E’ IN TE.













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