BUDDHISMO -> Le quattro nobili verità + ottuplice sentiero:

domenica 25 marzo 2012





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il Buddha ha esplicitamente detto ed affermato con estrema chiarezza che NON devi CREDERE a nulla che non sia stato verificato dalla esperienza diretta della tua pratica 






L'insegnamento del Buddha non si riduce né a una filosofia né a una religione né a un sistema etico. Più che una filosofia è una pratica; a differenza di una religione, non fa appello a una fede o a un atto di adorazione, ma invita a un lavoro su se stessi; oltre che un sistema etico è uno strumento di liberazione.
(Va però ricordato che molti paesi di tradizione buddhista non dimostrano tanta apertura di spirito.. Ma questo è un altro discorso)

L'originalità di questa filosofia consiste nel ritenere che ogni "essere", ogni "ego" sia una combinazione di forze fisiche e mentali transitorie, inconsistenti, effimere, in perpetuo cambiamento.
Inoltre, per i buddhisti, non esiste uno spirito permanente che possa essere chiamato "Sé" o "Anima".
Come un fiume di montagna che scorre senza mai fermarsi, come tanti fotogrammi uniti gli uni agli altri danno l'illusione di un film, così è per il nostro "essere". L'  "IO" al quale uomini e donne dedicano la maggior parte delle proprie energie, per arricchirlo e gratificarlo con la maggior quantità possibile di piaceri, ebbene, questo "IO" , fonte di tutti gli affetti e di tutte le avversioni, non ha una vera e propria identità.  Ma questo lo sa soltanto chi pratica la via della consapevolezza.

La retta conoscenza consiste nel comprendere che né il "Sé" né i "fenomeni" sono autonomi ed eterni. Tutto sussiste in interdipendenza, dunque tutto è "Transitorio", TUTTO SI FA  E SI  DISFA,  nulla contiene in sé un'esistenza indipendente o definitiva.
"La natura di ogni fenomeno, di ogni apparenza, è simile al riflesso della luna sull'acqua"... Legarsi agli elementi del mondo è altrettanto vano che identificare la luna con il suo riflesso.

Nel buddhismo mahayana - Grande Veicolo - non ci si accontenta di una liberazione individuale (come accade nel Theravada- l'insegnamento degli Anziani, ovvero il buddhismo delle origini)... Nel mahayana si mira fondamentalmente al benessere Universale - ed essendo molto sviluppata la Compassione per tutti gli "esseri" che ignorano il VUOTO della loro vera natura , sono schiavi delle pulsioni , soffrono per la loro non conoscenza del Vuoto, della transitorietà dei fenomeni e del loro io -  uno dei voti di questa scuola è quello di non entrare nel Nirvana prima che tutti gli esseri non abbiano realizzato l'illuminazione (piena consapevolezza), ovvero si prefigge -tra i tanti- l'obiettivo di salvare l'umanità dall''oscurità e dall'ignoranza.



Alcuni conosceranno la parola Nirvana e si aspettano probabilmente una definizione...
Volete sapere come può essere descritto il Nirvana?
Ebbene, NON LO SI PUO'  DEFINIRE tramite dei concetti...
In un versetto tibetano recita: "gli ignoranti si lasciano sommergere dalle parole come un elefante nel fango"
... Per cui concettualizzare il termine Nirvana con termini del tipo Libertà, Felicità, Fine dei condizionamenti ecc... è fuorviante.

Prima di passare elle 4 nobili Verità, vediamo altri spunti di riflessione:

- "Se volete comprendere la natura delle cose, così come sono, non lasciatevi ingannare dalle concezioni errate degli altri. In qualunque cosa vi imbattiate, che sia interiore o esteriore, uccidetela subito; quando incontrate un Buddha, uccidetelo (metaforicamente ;)... Così riuscirete a emanciparvi dalle oscure menzogne. Se non vi legate alle cose transitorie le attraverserete liberamente "

- "Non c'è nulla che manchi in voi. e voi non siete diversi dal Buddha....
Chi cerca la Verità deve rendersi conto che non c'è NULLA da cercare. Chi cerca la via non deve cercare NULLA... BISOGNA CERCARE SENZA CERCARE"


- "Lo spirito è simile al cielo,
e per mostrarlo ci si rivolge al cielo,
perché, quando capiamo che cos'è il cielo,
nulla più è vero e nulla più è falso...

Se il cielo è come un VUOTO INFINITO, lo stesso vale per OGNI REALTA'"

- Buddha non ha voluto dare risposte alle questioni speculative della metafisica del tipo:
" L'universo è eterno o no? "  " E' infinito o finito ? " "E' stato generato tot  anni fa ? "
"L'anima è separata dal corpo ? ... E' distinta dallo spirito ? "  " Cosa c'è dopo la morte ? "  " Da dove nasce lo spirito ?"
ecc...
Si rifiutava di rispondere a queste e molte altre domande perché secondo lui ciò che conta è la liberazione dalla sofferenza e per chiarirlo utilizzò un aneddoto molto efficace:
"Così come un uomo ferito da una freccia inizialmente non ha bisogno di sapere chi l'ha mandata, da dove è venuta e in che modo è stata tirata, ma piuttosto di essere liberato da ciò che lo fa soffrire, allo stesso modo gli esseri umani hanno bisogno di una Via che li liberi dal dolore e dall'avvilimento. E non di risposte a questioni insolubili e fuorvianti."

- "Il distacco e la compassione sono due importanti qualità poiché noi soffriamo per ignoranza e per avidità, perché ci leghiamo a cose prive di consistenza. Quando comprendiamo la vacuità del mondo, sia esteriore che interiore, allora ce ne distacchiamo. Lungi dal divenire insensibili alle sofferenze altrui, ne vediamo le cause con "Maggior CHIAREZZA"... La compassione , come il rispetto e la comprensione, ci aiuta ad condividere importanti insegnamenti di vita. "
 



- " Una volta un acrobata salì sulla sua asta di bambù e disse al suo allievo : – Ragazzo, sali sull’asta e monta sulle mie spalle -. Quando l’allievo si fu arrampicato disse : – Ora, ragazzo, proteggimi e io proteggerò te ; se ci prendiamo cura l’uno dell’altro, eseguiremo le nostre acrobazie, guadagneremo denaro e scenderemo sani e salvi dall’asta -. Ma l’allievo rispose : – No, maestro, così non funzionerebbe. Tu proteggi te stesso e io proteggerò me stesso. Se ognuno protegge se stesso e sta attento a se stesso, eseguiremo le nostre acrobazie, guadagneremo denaro e scenderemo sani e salvi dall’asta.
Questo è il metodo corretto...


Ciascun acrobata, stando attento al proprio equilibrio, garantisce quello degli altri; nel momento in cui uno degli acrobati "protegge " se stesso sembra egoista ma nel contempo è anche altruista; in realtà si è trasceso il dualismo o il puro interesse personale
"

 Le quattro nobili verità :


In questa predicazione il Buddha agisce come un buon medico. Prende le mosse dalla constatazione della malattia - prima Verità - , poi fa una diagnosi:  è la seconda Verità. 
Quindi propone un rimedio - terza Verità - e infine precisa la somministrazione di questo rimedio: è la quarta Verità.


- La verità della sofferenza (dukkha);
- La verità dell'origine della sofferenza;
- La verità della cessazione della sofferenza (dukkha nirodha);
- La verità della via che conduce (gamini patipada) alla cessazione della sofferenza
---> un modo di vita purificato da una ragionevole disciplina morale (sila), e dedicato al raggiungimento della sapienza (pañña) mediante il metodico esercizio della concentrazione mentale (samadhi)" applicata all'osservazione attenta, ossia alla pratica della meditazione



 

Soffrire è volere, cioè avere bisogni e quindi desiderare qualcosa che non si ha...  (--> “La nascita è sofferenza, la vecchiaia è sofferenza, la morte è sofferenza; tristezza, lamenti, dolore fisico e mentale, angoscia sono sofferenza; la separazione da ciò che piace )è sofferenza; non poter avere ciò che si desidera è sofferenza.”
... 


L'origine di tutta la sofferenza, del disagio e del malessere è infatti "il desiderio, che porta alla rinascita, ed è accompagnato da piacere e bramosia, poiché rende piacere a questo e a quello... E il desiderio di godere causa attaccamento...

le tre caratteristiche di base dell'esistenza sono l'impermanenza (anicca), il non-sé o assenza di un'entità, o sé permanente (anatta), e la sofferenza (dukkha). L'ultima è il corollario delle altre due; finché, nella nostra ignoranza (avijjá) della natura effimera delle cose, persistiamo nell'attaccarci a esse, la frustrazione sarà inevitabile..


La percezione non corretta, che considera permanente ciò che è transitorio, è la radice dell'attaccamento; ci attacchiamo perché lo vogliamo -> Letteralmente, soffriamo perché vogliamo.
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ottuplice sentiero:

Retta visione (comprensione) – formarsi una giusta opinione sulle cose e acquisire una comprensione corretta;
Retto pensiero (intenzione, proposito, risoluzione) – basato su una corretta rappresentazione della situazione. 

[Questi due costituiscono la saggezza.]

Retta parola – astenersi dalla menzogna, dai pettegolezzi maliziosi, dalle ingiurie ecc.;
Retta azione – astenersi dal fare cose che sono dannose per gli altri o per sé;
Retta vita (sussistenza, sostentamento, modo di vita) – non procurarsi da vivere con mezzi immorali o illegali. 

[Queste tre formano la virtù o moralità.]

Retto sforzo – perseveranza e applicazione di energia nel coltivare la presenza mentale e la concentrazione;
Retta consapevolezza (sapere, presenza mentale, o presenza di spirito) – l'osservazione attenta e imparziale di tutti i fenomeni per percepirli e sperimentarli come sono in realtà, senza distorsioni emotive o intelletuali;
Retta concentrazione (raccoglimento, meditazione) – la atteggiamento mentale essenziale per calmare la mente e affinare la percezione. 

[Queste tre costituiscono la concentrazione meditativa.]
 

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Dharma , letteralmente, indica "ciò che sostiene", ed ha come significati canonici:
1) Legge Cosmica, es. quella del karma 

2) Disciplina formulata dal Buddha; 
3) Norma di comportmaneto; 
4) Contenuti mentali; 
5) Realtà in genere, comprese quelle supreme (atman, nirvana, tathagata)
 

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Sette fattori dell'illuminazione:
-  l'essere è presente a se stesso in tutta la sua totalità (consapevolezza, o Sati,  primo fattore), riuscendo a capire meglio la realtà (investigazione, secondo f.);
- a sviluppare una saggezza che dona energia (terzo fattore), ad acquisire gioia (quarto fatt.), concentrazione (sesto f.) ed equanimità [uppekkà] (settimo)
Sviluppando equanimità si diventa distaccati, e sviluppando il distacco  si diventa liberi (Buddha)
Cinque poteri spirituali:
Consapevolezza + fede + saggezza + calma concentrata + energia


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Cinque  (gruppi di) ostacoli 
(alla meditazione-concentrazione):


1 - Stati di Agitazione psico-fisica (irrequietezza, ansia, distrazioni, preoccupazioni, fantasie...)
2 - Stati d'animo di torpore, pigrizia, apatia, indolenza, stanchezza fisica, sonnolenza (non si aspira che a dormire) ->qui la mente è così offuscata che non sente il bisogno di concentrarsi)
3 - Desideri
4 - Avversioni
5 - il DUBBIO ( mentre gli altri ostacoli possono rendere difficile la meditazione, ma non impedirla, il dubbio la incrina dall'interno. Si supera con la convinzione nei propri mezzi, nelle proprie possibilità... Per cui non si deve credere sulla parola o per "fede" , ma si deve cogliere l'invito a verificare, sperimentare di persona)

.......


Chi si sia liberato dei cinque ostacoli prova un senso di soddisfazione: dalla soddisfazione nasce la gioia; dalla gioia nasce la calma;  quando il corpo si calma nasce il benessere; e quando nasce il benessere il pensiero di assorbe 

( Buddha)


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LE QUATTRO NOBILI VERITA’

“Fratelli, vi sono quattro verità: l’esistenza della sofferenza, la causa della sofferenza, l’estinzione della sofferenza e il sentiero che conduce all’estinzione della sofferenza. Le chiamo le quattro nobili verità.
Fratelli, la prima nobile verità è l’esistenza della sofferenza. Nascita, vecchiaia, malattia e morte, sono sofferenza. Tristezza, ira, invidia, timore, ansia, paura e disperazione, sono sofferenza.
L’assenza di ciò che si ama, è sofferenza. La presenza di ciò che si odia, è sofferenza.
Il desiderio è sofferenza. L’avversione è sofferenza. Questa è la prima nobile verità.

Fratelli, la seconda nobile verità è la causa della sofferenza. La causa della sofferenza è l’attaccamento. L’attaccamento, a sua volta, è causato dall’ignoranza. L’ignoranza che causa l’attaccamento è l’ignoranza della realtà, è l’ignoranza che la realtà è impermanente . L’ignoranza della realtà produce l’attaccamento perché si crede permanente ciò che è impermanente . L’attaccamento produce la tristezza, l’ira, l’invidia, il timore, l’ansia, la paura e la disperazione.
Questa è la seconda nobile verità.

Fratelli, la terza nobile verità è l’estinzione della sofferenza. La sofferenza può estinguersi con l’estinzione della sua causa, cioè dell’ignoranza, e quindi dell’attaccamento. Questa è la terza nobile verità.

Fratelli, la quarta nobile verità è la via che conduce all’estinzione della sofferenza: sono gli otto nobili sentieri.
Questa è la quarta nobile verità.” (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Saccavibhanga Sutta).


GLI OTTO NOBILI SENTIERI (termini usati in “Vita di Siddhartha il Buddha” di Thich Nhat Hanh)

“Fratelli, chiamo retti sentieri gli otto nobili sentieri della Retta Comprensione, del Retto Pensiero, della Retta Parola, della Retta Azione, dei Retti Mezzi di Sussistenza, del Retto Sforzo, della Retta Presenza Mentale, della Retta Concentrazione. Seguendo gli otto nobili sentieri ho raggiunto la comprensione, la liberazione e la pace.
Fratelli, perché chiamo questi sentieri i retti sentieri? Li chiamo retti perché non negano la sofferenza, ma indicano nell’esperienza diretta della sofferenza il mezzo per superarla.
Gli otto nobili sentieri sono la via della consapevolezza, fondata sulla Retta Presenza Mentale.
Con la pratica della Retta Presenza Mentale si sviluppa la Retta Concentrazione, che consente di ottenere la Retta Comprensione, il Retto Pensiero, la Retta Parola, la Retta Azione, i Retti Mezzi di sussistenza, il Retto Sforzo.





La consapevolezza che se ne sviluppa libera dai ceppi della sofferenza e dà nascita alla vera pace e alla vera gioia.”
(Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Pasarasi Sutta).



IL PRIMO NOBILE SENTIERO
LA RETTA COMPRENSIONE

“Sorrise e levò lo sguardo a una foglia di pippala stagliata contro il cielo azzurro, la cui punta ondeggiava verso di lui come se.... " (Buddhacarita, III, 22 – poema di Ashvaghosa del I sec. d.C.)







IL SECONDO NOBILE SENTIERO
IL RETTO PENSIERO

“Fratelli, praticate il Retto Pensiero. Il Retto Pensiero consiste nel pensiero in cui non c’è né confusione né distrazione, né ira né odio, né desiderio né libidine.” (Vinayapitaka, Vibhanga Sutta).

“Fratelli, il Retto Pensiero consiste nel pensiero in cui c’è l’amore universale.”
(Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Piyajatika Sutta).

Il Retto Pensiero è un pensiero in cui non c’è sofferenza. La sofferenza è causata da confusione, distrazione, ira, odio, desiderio, libidine.
Come eliminarli?

“Fratelli, la confusione e la distrazione, l’ira e l’odio, il desiderio e la libidine si superano praticando le Quattro Contemplazioni.
Per superare la confusione e la distrazione, pratica la contemplazione del respiro: con essa la tua mente si schiarirà e la tua concentrazione diventerà potente.
Per superare l’ira e l’odio, pratica la contemplazione della compassione: essa fa luce sulle cause dell’ira e dell’odio presenti nella tua mente e in quella di coloro che li hanno suscitati in te.
Per superare il desiderio, pratica la contemplazione dell’impermanenza: essa fa luce sull’inizio e la fine di tutte le cose. Per superare la libidine, pratica la contemplazione della morte: essa fa luce sul disfacimento di tutte le cose.”
(Vinayapitaka, Vibhanga Sutta).


IL 3°, 4°, 5° NOBILE SENTIERO

LA RETTA PAROLA, LA RETTA AZIONE, I RETTI MEZZI DI SUSSISTENZA
“La Retta Parola, la Retta Azione e i Retti Mezzi di Sussistenza consistono nel non fare violenza a nessun essere vivente, né agli altri né a noi stessi, né con il pensiero, né con le parole, né con gli atti.” (Vinayapitaka, Mahavagga Sutta).

Costituiscono più dei precetti morali che procedimenti psicologici. Sono concretizzati nei cinque precetti.

“I miei discepoli si sforzano di vivere semplicemente e in coscienza e si impegnano ad applicare i cinque precetti che sono: non uccidere, non rubare, non fare violenza, parlare secondo verità e astenersi dall’assumere sostanze che oscurano la mente.” (Vinayapitaka, Vibhanga Sutta).



IL 6° NOBILE SENTIERO
IL RETTO SFORZO
“Fratelli, so che la vostra attenzione è imprigionata nel mondo immaginario del vostro pensiero. Fratelli, so che guardare dentro voi stessi richiede uno sforzo di volontà. Fratelli, fate lo sforzo di guardare dentro voi stessi. Concentrate la vostra attenzione sul vostro pensiero, osservate come esso nasce, cresce e muore, come esso è impermanente e come i suoi fantasmi non sono reali. Fratelli, facendo lo sforzo di guardare dentro voi stessi vi libererete dai fantasmi del vostro pensiero. Allora la vostra attenzione potrà rivolgersi alla realtà che vi circonda ed essa si rivelerà in tutta la sua bellezza e la sua gioia. Scoprirete che nella realtà non vi è sofferenza. La sofferenza è soltanto nel vostro pensiero. Fratelli, attuate il Retto Sforzo della concentrazione e dell’attenzione sulle vostre sensazioni, sulle vostre emozioni e sul vostro pensiero e realizzerete la retta concentrazione.”
(Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Satipatthana Sutta).



IL 7° NOBILE SENTIERO
LA RETTA PRESENZA MENTALE
“Siate bambini intelligenti e sono certo che potete comprendere e mettere in pratica quanto vi dirò. Bambini, mangiando un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzare la natura splendida e preziosa del mandarino. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza. Bambini, mangiare un mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con la realtà. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora.” (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Satipatthana Sutta).


l'8° nobile sentiero
LA RETTA CONCENTRAZIONE
“Fratelli, praticate la Retta Concentrazione. E’ il più nobile degli otto nobili sentieri. La Retta Concentrazione consiste nella concentrazione sul pensiero. La concentrazione sul pensiero consiste nell’osservazione distaccata dei propri pensieri. Osservate con distacco i vostri pensieri come osservate con distacco il volo lontano degli uccelli nella pace della sera. Imparate dalla terra: se la si cosparge di fiori fragranti o di feci, la terra riceve ogni cosa con equanimità, senza preferenze o avversioni.
Quando nasce un pensiero, piacevole o spiacevole, non fatevene intrappolare e non diventatene schiavi.
Osservatelo con distacco e lasciatelo andare: esso non crescerà dentro di voi e non produrrà il frutto avvelenato della sofferenza. Se voi fate crescere i vostri pensieri, essi divengono potentissimi e si impadroniscono di voi e vi rendono schiavi.

Osservando con distacco il vostro pensiero, voi scoprirete una grande insospettata verità: che il vostro pensiero non è il prodotto della vostra volontà ma è una pianta autonoma e indipendente da voi, alimentata dal vostro attaccamento, e che le sua radici affondano nella vostra paura.

Praticando l’osservazione distacca del pensiero, i pensieri vani cesseranno e voi dimorerete nella pura coscienza.
La coscienza distaccata del pensiero, se praticata costantemente, conduce alla liberazione.
Fratelli, prima di imparare a osservare con distacco li pensiero, dovete imparare a osservare e a calmare il vostro respiro, il vostro corpo e le vostre emozioni. Quando avrete calmato il vostro respiro, il vostro corpo e le vostre emozioni, praticate con continuità l’osservazione distaccata del pensiero.
La coscienza distaccata del pensiero, insieme con l’osservazione consapevole del respiro, rafforza la concentrazione. Con la concentrazione, potrete vedere in profondità nella natura delle cinque modalità di percezione: le sensazioni, le emozioni, i pensieri, la volontà e la coscienza (si tratta dei cinque skandha).
Le cinque modalità della percezione sono come cinque corsi d’acqua in cui non è dato trovare nulla di separato e di permanente: il cosiddetto “sé”.

Meditando sulle cinque modalità della percezione presenti in voi, vedrete l’intima e stupefacente relazione tra voi stessi e l’universo. In particolare, osservate le vostre emozioni. Le emozioni sono la materia stessa della vostra sofferenza.
Esse hanno origine dal pensiero.
Vedendo le origini delle emozioni nel pensiero, ne comprenderete la natura impermanente.
Vedrete come le emozioni nascono e muoiono, come il pensiero e come tutti i fenomeni mentali e materiali.
Vedendo che le emozioni sono impermanenti, a poco a poco resterete equanimi di fronte al loro nascere e al loro morire.

La maggior parte delle emozioni scaturisce dal pensiero erroneo, il quale considera permanente ciò che è impermanente.

 Sradicando le visioni erronee, la sofferenza cessa.

Quando avrete imparato a praticare la coscienza del respiro e del pensiero, otterrete facilmente il vuoto mentale.
Il vuoto mentale è la condizione naturale della mente, così come il riposo è la condizione naturale del corpo .”
(Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Cularahulovada Sutta).



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 GLI AGGREGATI (Khanda) DELLA PERSONALITà UMANA 



Nel complesso psicofisico (namarupa) costituente l'individualità esistono 5 aggregati (Skanda in sanscrito, khanda o Khanda in pali)...  Associati essi formano la personalità umana e sono elementi dell'attacamento;
 

"Nama" comprende i primi 4 fattori immateriali :

1) Vedana o sensazioni (piacevoli, spiacevoli, neutre; prodotte dal contatto  di ciascun organo con le forme ad esso corrispondenti) -
2) Sanna, Percezioni, Appercezione -> consapevolezza delle sensazioni, da cui genera desiderio, avversione o indifferenza
3)  Samkhara ,  Costruzioni psichiche, Processi attivi relativi a ciò che è intenzionale e che spesso si consolida in abitudini
4)  Vinnana , coscienza



mentre "Rupa" indica l'aggregato formale (forma /rappresentazione), materiale, del corpo e si riferisce ai 4 elementi (fisici, terra, fuoco, aria, acqua), ai cinque organi di senso con le loro relative forme sensibili (visiva, uditiva, ecc.) e l'organo mentale o mente (manas in sanc, mano in pali) che ha per oggetto i pensieri
Con la cooperazione dei 5 khandha ha origine la rappresentazione del multiforme mondo esterno e al contempo dell'io
Nella morte i khandha si sciolgono; nella rinascita, essi si combinano di nuovo per effetto della Tanha e del karma, formando un nuovo "io" e una nuova transuete personalità
... La memoria è compresa nella parte fenomenica del nostro essere, i kandha che nella morte sciolgono la loro composizione.
La somma della nostra esperienza e conoscenza è presente in noi sotto forma di volontà, aumentata capacità di coscienza, e sarà palesata nell'esistenza successiva sotto forma di disposizione innata.
Chi è "Risvegliato" si ricorda non solo dei sogni ma anche dei diversi cicli vitali (in questo unico caso è sempre la stessa individualità a rinascere con figure diverse: ciascuna esistenza è il sogno della volontà individuale alla vita... Mentre noi ci troviamo in uno di questi sogni della vita, non ricordiamo i precedenti sogni vitali. Un Buddha o un arhat ha smesso di sognare; è Risvegliato e rammenta le sue vite precedenti)


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