OSHO: Un Buddha sarà sempre frainteso?

sabato 11 maggio 2013

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Prima parte.


È assolutamente inevitabile che un Buddha venga sempre frainteso?


Prem Mandira,

sì, è assolutamente inevitabile; non può essere altrimenti: è inevitabile che un Buddha sia frainteso. Se un Buddha non fosse frainteso, non sarebbe affatto un Buddha.
Come mai accade? Perché il Buddha vive in uno stato che è oltre la mente, e noi viviamo nella mente: tradurre alla mente qualcosa di trascendente è la cosa più impossibile al mondo. Non può essere fatto, sebbene ogni Buddha ci abbia provato. Anche questo è inevitabile: nessun Buddha lo può evitare.
Il Buddha deve dire l’indicibile, deve esprimere l’inesprimibile, deve definire l’indefinibile. Deve compiere questo atto assurdo, perché nel momento in cui raggiunge ciò che è oltre della mente affiora una compassione immensa.
È in grado di vedere persone che brancolano nel buio, può vedere persone soffrire inutilmente: si creano i propri incubi, si creano il proprio inferno e si affogano negli inferni da loro stessi generati.
Come può non sentirsi compassionevole?
E nel momento in cui nasce la compassione, vuole comunicare loro che questo è il frutto del loro agire, che possono uscirne: esiste una via d’uscita, esiste uno stato che trascende tutto questo; la vita non è ciò che pensi—il tuo pensare la vita è simile a un cieco che pensa la luce.
Il cieco può continuare a pensare la luce, ma non riuscirà mai ad arrivare a una conclusione certa. La sua conclusione può essere estremamente logica, ma comunque gli mancherà l’esperienza. La luce è un’esperienza; non ti serve la logica per comprenderla, ti occorrono gli occhi!
Il Buddha ha gli occhi – e gli occhi saranno conseguiti solo quando sarai andato oltre la mente, quando diventi un testimone della mente, quando avrai raggiunto uno stato superiore alla psicologia; quando sai che tu non sei i tuoi pensieri, non il tuo corpo. Quando sai che sei solo comprensione; energia che riflette, energia in grado di vedere: sei pura percezione.

Una volta fu chiesto al Buddha: “Chi sei?”
Era uno uomo di incredibile bellezza e la buddhità gli conferì una grazia immensa, per cui parecchie volte gli fu chiesto: “Chi sei?” Sembrava un imperatore o un dio sceso dal cielo, ma viveva come un mendicante! Ripetutamente gli fu chiesto: “Chi sei?”
E l’uomo che domandava era un insigne studioso. Chiese: “Appartieni al mondo degli dei? Sei un dio?”
Il Buddha rispose: “No”.
“Allora sei forse un gandharva?” I gandharva sono i musicisti degli dei. Il Buddha era avvolto da una particolare musica – la musica del silenzio, il suono senza suono, il battito di una mano sola –, per cui era naturale chiedergli: “Sei un gandharva, una musicista celeste?”
Il Buddha rispose: “No”.
E l’uomo continuava a porre domande. Nella mitologia hindu vi sono molte tipologie tra gli dei e l’uomo. Alla fine gli chiese: “Sei un imperatore, un chakravartin, qualcuno che governa su tutto il mondo?”
E il Buddha disse: “No”.
Esasperato lo studioso chiese: “Sei umano o neppure quello?”
Il Buddha disse: “Non esasperarti… cosa posso farci? Devo dire la verità com’è: non sono neppure un uomo”.
A quel punto lo studioso andò su tutte le furie, era furibondo. Disse: “Allora sei un animale?”
Il Buddha rispose: “No, non un animale, non un albero, non una roccia”.
“Allora chi sei?” chiese l’uomo.
Il Buddha disse: “Sono consapevolezza, pura e semplice consapevolezza; solo uno specchio che riflette tutto ciò che è”.
Quando questo momento arriva, nasce una compassione immensa, il Buddha ha detto che quanti comprendono, inevitabilmente sentiranno compassione per coloro che non conoscono. Tentano di aiutare; e la prima cosa che deve essere fatta è comunicare alle persone che sono cieche la possibilità di avere la vista: tu non sei davvero cieco, ma continui a tenere gli occhi chiusi. Puoi aprire gli occhi. Non sei nato cieco, ti è solo stato insegnato a restare cieco!
La tua società ti insegna a essere cieco.
- -
Seconda e ultima parte



La vostra società vi insegna a essere ciechi, perché la società ha bisogno di persone cieche: sono ottimi schiavi perché dipendono sempre dai capi, dai politici, dai pandit, dai preti; si tratta di persone utilissime, che non creano mai problemi. Non sono mai ribelli; sono obbedienti, sempre pronte a sottomettersi a ogni tipo di assurdità, a ogni stupido politicante, a ogni stupido prete.
E in verità, chi vuole fare il politico, se non gli stupidi; e chi vuole fare il prete, eccetto gli stupidi?
Queste sono le dimensioni per il mediocre, per chi è inferiore: coloro che soffrono di un complesso d’inferiorità diventano politici, solo per dimostrare al mondo e a se stessi che non sono inferiori.
La società, le classi dirigenti ti vogliono cieco. Sin dall’inizio a ogni bambino viene insegnato: “Tu sei cieco”; ogni bambino viene condizionato: “Tu sei cieco”. L’intero vostro sistema educativo altro non è che una cospirazione contro ogni bambino: tenerlo cieco! Non ti viene insegnata la meditazione, perché la meditazione è l’arte di aprire gli occhi.
Quando si consegue la consapevolezza, naturalmente si prova una grande compassione. Vedi tutt’intorno che le persone hanno occhi, che hanno la capacità innata di vedere la verità, che fin dalla nascita sono in grado di diventare Buddha, illuminati, risvegliati – invece soffrono. E quell’intera sofferenza è ridicola: non dovrebbe essere così!
La compassione è inevitabile… e la compassione inizia a comunicare. Ma la comunicazione è difficile, impossibile.
Il Buddha parla dalla cima della collina e tu vivi nelle valli oscure dove non arriva mai la luce. Parla a parole della luce ma, quando ti hanno raggiunto, il loro significato cambia. Allorché la tua mente le afferra, dà loro le proprie colorazioni.
Non è così solo per quanto riguarda i Buddha; persino la semplice comunicazione sembra essere impossibile. Il marito non riesce a comunicare con sua moglie, i genitori non possono comunicare con i loro figli, i professori non possono comunicare con i loro studenti. Cosa dire dei Buddha? Persone che sono allo stesso livello, persino loro non riescono a comunicare; perché le parole sono cose ingannevoli: tu dici una cosa, ma allorché arriva all’altra persona, a quel punto è in suo potere come interpretarla.

La regina stava viaggiando nell’entroterra inglese, quando vide un uomo, sua moglie e un gruppo di bambini. Impressionata, la regina chiese: “Sono tutti vostri questi bambini?”
“Sì, vostra maestà” rispose l’uomo.
“Quanti bambini hai?” chiese la sovrana inglese.
“Sedici” fu la risposta.
“Sedici bambini!” ripeté Sua Altezza. “Dovremmo darti un’onorificenza”. (knightshood in inglese).
“Glielo do già io, il preservativo (nightshood in inglese),” si intromise la moglie, “ma lui si rifiuta di metterlo!”

Se non avessi capito, eccoti un’altra storia:

Thor, il dio del tuono germanico, si sentiva inquieto per cui decise di fare un weekend avventuroso.
Prese una manciata di gioielli dall’economato per le spese frivole del Walhalla e scese sulla Terra, si procurò un elegante completo da discoteca e alcune collane d’oro, e iniziò girare per locali notturni e night club.
Dopo una nottata in città, finalmente portò a casa la più bella donna che avesse mai visto e passò il resto della notte e della mattinata soddisfacendo la sua eroica libido. Quando uscì dal letto e iniziò a vestirsi guardò l’esausta ragazza e riconobbe che non aveva il suo vigore divino. Volendo darle delle spiegazioni, si distese sopra di lei e sussurrò: “Amore, vorrei che lo sapessi: io sono Thor” (pronunciato “sore” in inglese, cioè “in calore, infiammato”).
La ragazza sgranò gli occhi e biascicò: “Thor! Che cashsho, bashtardo, non riefsco neanche ad alsharmi!”

La comunicazione ordinaria, la comunicazione quotidiana, anche nel mondo degli affari, è difficile. E il Buddha ti vuole trasmettere qualcosa che ha trovato in uno stato di nonmente, che ha trovato quando tutti i pensieri scompaiono, che ha trovato quando persino lui stesso non è più – quando l’ego evapora, quando c’è un profondo silenzio, una pace assoluta; quando il cielo è senza nubi.
Ebbene, come tradurre questa esperienza infinita in parole? Non esiste parola abbastanza adeguata – da qui il fraintendimento.

Sì Mandira, è assolutamente inevitabile che un Buddha venga sempre frainteso. Solo poche persone possono comprendere un Buddha: i discepoli e i devoti.
Per discepolo si intende qualcuno che ha messo da parte tutti i suoi pregiudizi, uno che ha messo da parte tutti i suoi pensieri, ed è pronto ad ascoltare – non la sua stessa mente e le interpretazioni della sua mente, ma le parole del Buddha. Qualcuno che non vuole discutere con il Buddha, che non pensa interiormente a ciò che il Buddha ha detto, che ascolta il Buddha come tu ascolti la musica classica, chi ascolta il Buddha come tu ascolti il suono dell’acqua che scorre, che ascolta il Buddha come tu ascolti il vento passare attraverso i pini o il cuculo chiamare da lontano. Questo è lo stato del discepolo oppure, se ti elevi un po’ più in alto, e diventi un devoto…
Un devoto è qualcuno che non solo ha abbandonato la sua mente; ha messo in gioco il suo cuore, ascolta dal cuore – non con la logica ma con l’amore. Il discepolo è sulla via per diventare un devoto. Il discepolo è l’inizio dell’essere un devoto, e il devoto è l’adempimento dell’essere un discepolo. Solo queste poche persone comprendono un Buddha. E comprendendo un Buddha si trasformano, trasportate in un altro mondo – il mondo della liberazione, del nirvana, della luce, dell’amore, della benedizione.

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