IL MIO FORUM

venerdì 23 giugno 2017

Anime libere,

ho appena aperto un forum dove potete liberamente interagire, condividere, chiedere quel che vi pare [in ambito di crescita interiore, auto-aiuto, ricerca spirituale e compagnia bella...]

link --->   mente-libera.forumfree.it

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ego = bastoncino d'incenso, più si consuma, più emana la sua fragranza

domenica 18 giugno 2017
Per consumare il bastoncino dell'ego occorre una fonte di calore.
Questo fuoco può essere una pratica spirituale (meditazione vipassana) oppure una non-pratica (abnegazione, abbandono, silenzio, assenza di pensieri).
Una volta appicciato il fuoco, il processo di "autocombustione/illuminazione" procede da sé... allora non sarà più necessario alimentare quel fuoco, l'ego-bastoncino emanerà automaticamente il profumo.
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Come raggiungere l'illuminazione spirituale: Garcia dentro il sogno

giovedì 15 giugno 2017




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Temple Grandin - Scene salienti dal film

lunedì 12 giugno 2017




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Balasso e Dio

venerdì 9 giugno 2017




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RICERCA SPIRITUALE = ANSIOLITICO

mercoledì 7 giugno 2017
La pratica della cosidetta magia – chiamata dai politically correct “spiritualità” – ovvero l’insieme di atti finalizzati a un benessere interiore, non è altro che un’alternativa ai comuni ansiolitici o farmaci per ridurre i sintomi dell’ansia (agitazione, irritazione, squilibri psicofisici, disturbi del sonno, malumore, malinconia, etc.).
Ciò che inconsciamente ricerchiamo attraverso attività spirituali (alchimia, tantra, sciamanesimo, pranoterapia, reiki, vipassana, etc.) non è l’illuminazione, l’autorealizzazione, l’unione bensì la semplice e fisiologica riduzione dell’ansia. Ci raccontiamo che puntiamo a qualcosa di superiore, di più sottile, di più sublime, ma sotto sotto tutti sappiamo che non è vero. In realtà abbiamo buttato via tempo, soldi ed energia per dei seminari, libri, video. Non abbiamo il coraggio di confessarlo, sarebbe la fine della ricerca. Una mancanza di rispetto nei confronti dei nostri guru e peggio ancora del nostro “io spirituale”. Non ci accorgiamo che – mediante l’immaginazione o il pensiero magico – abbiamo edificato un “io alternativo” , una versione migliore di noi, speciale. Per sostenere questa “auto-immagine” (eretta su suggerimento di altri individui) dobbiamo necessariamente fare qualcosa di particolare (movimenti rituali) o pensare in un certo modo. Per capire che tipo di auto-immagine abbiamo creato è sufficiente fare un inventario delle proprie abitudini, rendersi conto di quali sono le azioni che vengono compiute più frequentemente, i desideri principali, i dubbi/le riflessioni/le questioni più ricorrenti. Per dare contintuità a questa auto-immagine sprechiamo un mare di energia, ogni giorno. Intellettualmente è facile capire che non vale la pena dare contintuità a questa auto-immagine (a ciò che “pensiamo di essere”) eppure a livello pragmatico pochissimi individui riescono a farne a meno.
Per comprendere meglio questo discorso farò un parallelismo tra gli ansiolitici e le pratiche energetiche (comprese attività come tai chi, qi gong, yoga, etc.).
Per comodità il termine paziente equivale al termine “praticante” o ricercatore, meditante etc.
I pazienti (ovvero i praticanti) che sono diventati dipendenti dagli ansiolitici (cioè dalle attività di riequilibrio energetico)  sono quasi sempre accumunati da diverse delle seguenti caratteristiche:

  • Hanno assunto ansiolitici su prescrizioni mediche in dosi “terapeutiche” (normalmente basse) per mesi od anni. Ovvero hanno ricevuto insegnamenti da alcuni “specialisti” (guru del settore) e hanno applicato questi metodi per mesi o anni.
  • Hanno, gradualmente, sentito il bisogno di assumere ansiolitici per svolgere le normali attività quotidiane. Nel caso dei praticanti, hanno sentito il bisogno di praticare (meditare, leggere nuovi libri sul benessere dell’anima) anche durante le normali attività quotidiane o il bisogno di parlare sistematicamente in termini spirituali o energetici anche durante banali conversazioni – occasioni in cui l’interlocutore non era interessato o non ci capiva niente.
  • Hanno continuato ad assumere ansiolitici, nonostante il motivo che ne aveva in origine fatto scaturire la prescrizione fosse cessato. Hanno continuato a praticare malgrado non fosse più necessario, nonostante il problema era già risolto o avessero già ottenuto ciò che gli serviva. La mente continuava a chiedere, cercare tra una dimensione e l’altra, a sentirsi insoddisfatta, nonostante il corpo fosse già in pace, pienamente soddisfatto.
  • Hanno difficoltà a sospendere l’assunzione del farmaco, o a ridurlo. Hanno difficoltà a sospendere o ridurre la pratica.
  • Sviluppano sintomi di ansia, tra una somministrazione e l’altra, o hanno un forte desiderio di assumere la dose seguente. Diventano ansiosi se la ricetta successiva non è subito disponibile. Ovvero quando interrompono la pratica si sentono a disagio. Se non si picchiettano i chakra, se non hooponoponizzano, se non meditano almeno 20 min. al giorno, non si sentono soddisfatti. In terapia si parla di “craving” (bisogno irrefrenabile e patologico), in spiritualità si parla di avvicinamento all’auto-realizzaizone.
  • Contattano regolarmente il loro medico per ottenere ripetutamente le ricette necessarie per continuare il trattamento. Contattano regolarmente il loro insegnante per ottenere nuove risposte, guardano frequentemente i filmati di nuovi personaggi in modo da aggiungere una nuova pratica al proprio interminabile repertorio.
  • Devono avere sempre con sé il farmaco, soprattutto durante eventi stressanti. I praticanti devono sempre premunirsi, per questo il momento migliore per assumere il proprio farmaco (es. meditazione) è il mattino.
  • Possono aver aumentato la dose, rispetto a quella indicata inizialmente. In altre parole, quando il praticante supera una certa soglia – medita per 10 min. – sente il bisogno di alzare l’asticella e meditare per 20 min. In terapia è il classico fenomeno della tolleranza.
Spero che questi esempi bastino a darvi un’idea di quanto sia messa male l’umanità, soprattutto la frangia degli spirituali.

Umberto Eco: 'Come prepararsi serenamente alla morte. Sommesse istruzioni a un eventuale discepolo'

mercoledì 31 maggio 2017
Non sono sicuro di dire una cosa originale, ma uno dei massimi problemi dell'essere umano è come affrontare la morte. Pare che il problema sia difficile per i non credenti (come affrontare il Nulla che ci attende dopo?) ma le statistiche dicono che la questione imbarazza anche moltissimi credenti, i quali fermamente ritengono che ci sia una vita dopo la morte e tuttavia pensano che la vita della morte sia in se stessa talmente piacevole da ritenere sgradevole abbandonarla; per cui anelano, sì, a raggiungere il coro degli angeli, ma il più tardi possibile.

Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: "Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?" Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni.

Allo stupore di Critone ho chiarito. "Vedi," gli ho detto, "come puoi appressarti alla morte, anche se sei credente, se pensi che mentre tu muori giovani desiderabilissimi di ambo i sessi danzano in discoteca divertendosi oltre misura, illuminati scienziati violano gli ultimi misteri del cosmo, politici incorruttibili stanno creando una società migliore, giornali e televisioni sono intesi solo a dare notizie rilevanti, imprenditori responsabili si preoccupano che i loro prodotti non degradino l’ambiente e si ingegnano a restaurare una natura fatta di ruscelli potabili, declivi boscosi, cieli tersi e sereni protetti da un provvido ozono, nuvole soffici che stillano di nuovo piogge dolcissime? Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te ne vai, sarebbe insopportabile.

Ma cerca soltanto di pensare che, al momento in cui avverti che stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibile che il mondo (sei miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea per i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni i produttori suicidi che distruggono il pianeta. Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di coglioni?"

Critone mi ha allora domandato: "Maestro, ma quando devo incominciare a pensare così?" Gli ho risposto che non lo si deve fare molto presto, perché qualcuno che a venti o anche trent’anni pensa che tutti siano dei coglioni è un coglione e non raggiungerà mai la saggezza. Bisogna incominciare pensando che tutti gli altri siano migliori di noi, poi evolvere poco a poco, avere i primi dubbi verso i quaranta, iniziare la revisione tra i cinquanta e i sessanta, e raggiungere la certezza mentre si marcia verso i cento, ma pronti a chiudere in pari non appena giunga il telegramma di convocazione.

Convincersi che tutti gli altri che ci stanno attorno (sei miliardi) siano coglioni, è effetto di un’arte sottile e accorta, non è disposizione del primo ebete con l’anellino all’orecchio (o al naso). Richiede studio e fatica. Non bisogna accelerare i tempi. Bisogna arrivarci dolcemente, giusto in tempo per morire serenamente. Ma il giorno prima occorre ancora pensare che qualcuno, che amiamo e ammiriamo, proprio coglione non sia. La saggezza consiste nel riconoscere proprio al momento giusto (non prima) che era coglione anche lui. Solo allora si può morire.

Quindi la grande arte consiste nello studiare poco per volta il pensiero universale, scrutare le vicende del costume, monitorare giorno per giorno i mass-media, le affermazioni degli artisti sicuri di sé, gli apoftegmi dei politici a ruota libera, i filosofemi dei critici apocalittici, gli aforismi degli eroi carismatici, studiando le teorie, le proposte, gli appelli, le immagini, le apparizioni. Solo allora, alla fine, avrai la travolgente rivelazione che tutti sono coglioni. A quel punto sarai pronto all’incontro con la morte.

Sino alla fine dovrai resistere a questa insostenibile rivelazione, ti ostinerai a pensare che qualcuno dica cose sensate, che quel libro sia migliore di altri, che quel capopopolo voglia davvero il bene comune.
E’ naturale, è umano, è proprio della nostra specie rifiutare la persuasione che gli altri siano tutti indistintamente coglioni, altrimenti perché varrebbe la pena di vivere? Ma quando, alla fine, saprai, avrai compreso perché vale la pena (anzi, è splendido) morire.

Critone mi ha allora detto: "Maestro, non vorrei prendere decisioni precipitose, ma nutro il sospetto che Lei sia un coglione". "Vedi", gli ho detto, "sei già sulla buona strada."

STATO NATURALE - UG Krishnamurti

venerdì 26 maggio 2017
Un personaggio molto interessante è UG Krishnamurti (non Jiddu K.).
Lui parlava dello "stato naturale" come la condizione di defualt di ogni organismo, condizione in cui la coscienza (vita?) si esprime liberamente e nel migliore dei modi, cioè sotto forma di ineccepibile intelligenza.
Ciò che altri chiamano illuminazione (concetto da lui aspramente rifiutato) per lui era una "calamità". Una trasformazione biologica imprevedibile ed estremamente sgradevole, ma soprattutto un'esperienza assolutamente involontaria, un colpo di scena che ti colpisce all'improvviso - non perché hai accumulato meriti in seguito ad opere straordinarie. E' come una folgorazione, vieni fulminato senza un perché, il sistema nervoso si resetta e tutta la vecchia conoscenza (identità costruita negli anni) si dissipa in un nanosecondo, lasciandoti per alcuni istanti (anche giorni) in stato catatonico. Nulla a che fare con aggrazianti visioni luminose o incontri angelici. In seguito a questa calamità il suo cervello ha semplicemente smesso di porsi qualsiasi forma di domanda esistenziale. La mente formulava solo richieste basilari (dove sono le chiavi?) e per il resto della giornata era quieta/silenziosa. Si era spento la necessità di diventare qualcuno di speciale, non andava in cerca di esperienze intense, anzi non sapeva neppure chi era. Non gli interessava più "sapere" alcunché, cioè accumulare nozioni.
Non voleva più aiutare nessuno perché lo riteneva impossibile, anzi presuntuoso. Era totalmente indifferente alle pseudo-sofferenze psicologiche degli altri, cioè alle loro afflizioni immaginarie, agli atteggiamenti autocommiseranti. Se uno gli diceva di sentirsi trsite, deluso o disperato per la tal questione, lui gli voltava semplicemente le spalle, non voleva ascoltare i loro interminabili piagnistei.
In conclusione, dal suo punto di vista non ci sono livelli, nuovi/alterati/espansi stati di coscienza, niente da trascendere o trasalire. Per lui la maggioranza di questi concetti (soprattutto karma) sono frutto di un meccanismo di autosabotaggio mentale, propugnato da millenni non solo in ambito spirituale.
Ad es. se faccio credere alla tua mente che sei in "Debito" con me ti sentirai in bisogno di "riparare, rimediare, ripagare" tale debito. In tal senso debito karmico o finanziario sono la stessa cosa; concetti per manipolare la psiche altrui.
Oltre a ciò asseriva che non possiamo conoscere l'esperienza e neppure esserne testimoni. Al massimo possiamo tradurre (concettualizzare) qualche nuova sensazione in qualcosa di "familiare" ma questo qualcosa di concettualizzato non corrisponderà mai alla pura esperienza, in tal senso è inutile continuare a voler "comunicare" l'esperienza personale a qualcun altro. Non si possono comunicare esperienze banali come il sapore del pepe figuriamoci le epserienze più profonde. Lo strumento che utilizziamo - il pensiero o alfabeto - è inappropriato per ovvie ragioni. Questo strumento va bene per raggiungere un obiettivo terra a terra, come andare da A a B, ma per il resto (indagare "Chi sono io?" o trasmettere il sapore del pepe) non potrà mai tornare utile.
Al contrario di altri personaggio che sembra volessero convincere gli altri - o loro stessi - che quella fosse la verità, per lui non c'è bisogno di comunicare la verità (quale verità?) e nemmeno di aiutare altri a trovarla. E' arrogante il solo tentativo di metterti in testa il concetto di verità. Per lui Buddha, Cristo, Osho hanno fallito miseramente o forse hanno peggiorato le cose creando ultetiori illusioni, una su tutte l'idea di una pace perfetta, eterna (a cui inevitabilmente l'umano di turno tenderà).
Insomma UG butta nel WC ogni conoscenza, senza distinzioni tra mistico e profano. La coscienza/vita non non ne ha mai avuto bisogno.

QUAL E' IL MIGLIOR INSEGNAMENTO?

martedì 23 maggio 2017
QUAL E' IL MIGLIOR METODO?
IL TUO ! (Forse)
Supponi che i metodi e i modelli siano come delle scarpe.
Il Buddha indossava un paio di scarpe che gli consentivano di camminare bene. Queste scarpe sono state chiamate "Buddhismo" e miliardi di persone stanno tuttora cercando di indossare le scarpe del Buddha sperando di sentirsi bene (raggiungere la pace dei sensi). Ovviamente i tuoi piedi non sono come quelli del Buddha, il tuo metodo - il tuo stile di vita, la tua pratica - cioè le scarpe appropriate a te sono diverse. Sembra banale eppure molti indossano le scarpe degli altri e sperano così di sentirsi meglio. E poi magari danno la colpa ad altri.
Cristo aveva un altro paio di scarpe (un altro tipo di insegnamento) e ad oggi miliardi di altri fenomeni ambulanti provano ad indossare le sue scarpe sperando nel "miracolo".
Gurdjieff, Don Juan, Krishna  o un famoso pinco pallino qualsiasi indossava altre scarpe  - le aveva create da(l) Sé - ma poi sembrerebbe che le abbia vendute ad altri o meglio altri hanno voluto replicare quelle scarpe e camminare come i loro idoli.
Pensa a tutti i libri di auto-aiuto che hai letto e a come anche tu sei caduto in questo trabocchetto.
In una parte è colpa degli autori stessi che promettono risultati strabilianti con titoli del tipo "come vivere felici e contenti in tre semplici mosse...", ma per il resto la responsabilità è di chi compra e si beve quel che legge/ascolta da questi personaggi.
In tale ottica Buddha o Cristo stessi -sempre che siano esistiti - hanno errato nella loro missione fin dall'inizio, cioè nel momento stesso in cui si sono messi a raccattare discepoli che diffondessero la loro parola o la parola di Dio. Col senno di poi - osservando imparzialmente la storia - questi "personaggi" hanno contribuito più in peggio che in meglio. Basti pensare ai conflitti  (non ancora terminati) che si portano avanti per difendere una marca di scarpe (cristianesimo) contro un altra marca (islam).
Un vero saggio si sarebbe subito accorto della condizione dell'umano medio e sicuramente avrebbe evitato di "farsi un nome" allo scopo di insegnare come vivere in pace. Già l'idea che l'amore, la consapevolezza, la compassione vadano insegnante con un "metodo preciso" la dice lunga su quanto siamo superficiali.
L'unico che forse poteva salvarsi la faccia, cioè che sembrerebbe essere stato coerente con se stesso- era (in teoria) Lao tzu. Il libro a lui attribuito era cominciato bene - "Il Tao che puoi nominare non è l'eterno Tao".  Peccato che poi si sia dilungato con 80 capitoli nel descrivere l'indescrivibile Tao. E comunque già nominare "l'innominabile" come "Tao" è un controsenso. Al di là di questo lui sembra essere l'unico che non è andato in giro a fare miracoli e soprattutto a "suggerire" le sue scarpe agli altri. Anzi la prima cosa che ha fatto è stato licenziarsi, uscire dall'ufficio e isolarsi. Sembra che abbia scritto soltanto per accontentare le richieste di un tizio. Ma sopra ogni cosa non voleva discepoli. Si era solo divertito nello scrivere qualche strofa e fine. Tra l'altro non professava sentieri, poteri taumaturgici, non imponeva regole monastiche. Era troppo consapevole del fatto che ognuno deve indossare le "proprie" scarpe per suggerire agli altri le tecniche "giuste", visualizzazioni, preghiere o mantra speciali.
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Che scarpe stai indossando?
Quelle con la marca "Steiner, Krishnamurti, Tony Robbins, Castaneda, Roberto Re, Katie Byron?"
Se sono strette, se ti danno troppo fastidio (come è ovvio e naturale che sia) sappi che stai indossando quelle sbagliate. Fossi in te non aspetterei altri 10 anni prima di togliermele. Levatele subito di dosso e sentirai un sollievo incredibile.

CHIAREZZA SULLo STATO NATURALE, IL SENSO DI ESISTERE, il non-io, falsa identità, etc.

*Percezione di sé
* io = somma di sensazioni
* insime di impressioni vaghe

esempio pratico:

Immagina qualcuno che ti dica
  1. "hai un naso bruttissimo",
  2. "mi fai schifo"
  3. "hai degli occhi bellissimi"
  4. "ti amo, sei un'anima speciale".
Cosa accadrà?
Tu - il tuo presunto io  proverà particolari sensazioni (sempre diverse) e quindi continuerà a cambiare.
Emergerà un "io" irritato dalle prime due frasi e un "io" allegro grazie alle ultime lusinghe. Ma quali di questi "io" sei tu? Anzi, cosa sono questi io?
E' ovvio che si tratta di semplici impressioni, sensazioni estemporanee. Ebbene se ci fai caso la tua vita è costellata di queste impressioni. La somma di queste impressioni costituisce ciò che in questa società chiamiamo stupidamente "io sono".
L'io è una sensazione vaghissima che varia di momento in momento, in un certo senso non esiste un "io reale" cioè "stabile, immutabile", esistono solo interminabili sensazioni con cui  "qualcosa di misterioso/indefinibile - il vero io" si identifica. In seguito all'identificazione (al credere/fidarci di quelle parole) finiamo puntualmente per rimanerci male appena vediamo che esse scompaiono oppure vengono rimpiazzate in un batter d'occhio da altre imprevedibili o indesiderabili sensazioni.
Quindi tu chi sei?
Quell'anima con gli occhi bellissimi o quella schifezza con il naso bruttissimo?
Ovviamente nessuno dei due... quelle sono solo impressioni - spesso appiccicate dal mondo - con cui abbiamo ingenuamente costruito la nostra identità.

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* le percezioni sono illimate , quindi l'io non può essere una "precisa, unica" percezione, in inglese si dice che il sé è  no-thing (non una cosa "unica" e distinta)

* storia personale = luogo/periodo (spazio/tempo)
* ma qual è la 1° PERCEZIONE INIZIALE?
* come distingui una "vera, attendibile" Percezione (la mia percezione) dalla falsa (non mia, prodotta dall'immaginaz., da altri/esterno)?
* chiunque può indurre/stimolare percezione a chiunque altro
---> la mente stimola se stessa
* l'immaginazione produce impressioni
* vita è fatta di impressioni
* vita è frutto dell'immaginazione
* La Percezione è sempre impersonale (senza io -  cioè senza un costrutto secondario, es. linguistico o anche energetico)
* Falsa Personalità = identificazione con le percezioni = il famoso non-io, l'ego, cioè uno stato di coscienza sempre deludente perché si identifica con le percezioni che sorgono all'infinito e vi si aggrappa sperando che non scompaiano. Chi non comprende il meccanismo del sistema percettivo è destinato a soffrire inutilmente.

La spiritualità utilizza da sempre un presupposto ingannevole --> l'io allo stato naturale "è sat-cit-ananda, gioia/vitalità/entusiasmo incessante, pace eterna" (percez. naturale = percez. positive)
Questa affermazione - promossa da innumerevoli maestri - implica che le percez. semi-positive (imprecisabile contentezza, fioca serenità instabile, poca pazienza) oppure negative (torpore, vergogna, non beatitudine, emoticon)  siano (io) innaturali o non pienamente naturali.
In realtà un insegnante maturo dovrebbe semplicemente far notare che  lo stato naturale (che di preciso nessuno sa cosa sia) precede qualunque percezione e qualsiasi "io".
* Allo stato naturale non c'è io, non percepisci né sat-cit-ananda né irritazione.

La mente ordinaria non può cogliere questo insegnamento e per questo continua ad osannare pseudo-maestri che promuovono le percezioni spirituali/sublimi rispetto a quelle carnali/inferiori. Involontariamente, come se chi non percepisse gioia non fosse degno di entrare nel regno. Così facendo alimentano ignoranza e confusione, il che porta ai soliti conflitti interiori/esteriori.
La vera liberazione è liberazione da queste distinzioni puerili ed astratte (tra la "mia" superiore percezione e la "sua" immatura percezione), su cui però si fondano non solo le religioni ma l'intera società e forse l'intero Magico Universo di Maya.
Diffida da chi ti vuol convincere a suon di "stimolazioni sensoriali", costui non è un saggio ma un drogato di "percezioni".
Ah già, se non hai colto il punto ti riassumo il discorso:
tu non esisti - l'io a cui hai sempre creduto non c'è, è puramente immaginario... esistono solo vaghe percezioni che emergono caoticamente in un mare di possibilità.
Rilassati, non c'è niente da fare e tu non hai mai fatto nulla, il tuo passato non esiste, si sono solamente susseguite delle impressioni.
Tu sei una semplice espressione vitale - che non ha niente a che fare con le cavolate addizionali (culturali o spirituali). Le teorie, speculazioni sui sentieri metafisici, la via di mezzo, la vacuità, le iniziazioni, lo sciamanesimo etc. sono solo parole vuote sognate da un incontrollato meccanismo di pensiero frustrante.

CHE SOLLIEVO!

domenica 14 maggio 2017

   * Tentare/sforzarsi di accettare questo momento è come tentare di respirare. La respirazione sta già qui, e questo momento è stato già accettato... L'accettazione (amore, silenzio, connessione) è già avvenuta... avviene da sé.

      * non "devo" imparare, perdonare i difetti, coltivare compassione.
         * Illuminazione (trasmissione/ricezione di luce) c'è già. Tutto è fatto di luce.
         * Connessione (en. sottile, campo) è stabile ovunque, non occorrono saluti, sorrisi, abbracci... per colmare distanza/separazione apparente a livello superficiale/sensoriale.
            * ogg. intessuti dello stesso filamento dorato che li collega.
         * mentire (credere di non poter accettare o ricevere luce) è una resistenza vana che produce sofferenza (non devi giudicare l'applicazione della corretta "forma" di accettazione, convenzionalmente ridotta e rappresentata come gentilezza, buona educazione).
         * il corpo carnale "accetta" in maniera spontanea molte più cose di quanto si creda...
         * il corpo di luce o la coscienza/spazio concede tutto (inclusa violenza, inquinamento)  - da la possibilità a qualsiasi manifestazione. Senza criteri esclusivi.

Tu sei questa coscienza, questa accettazione illimitata... che ti piaccia o meno, che tu pratica o meno.

Il vero amore è semplice accetazione e questa c'è sempre stata indipendentemente dai sentimentalismi con cui l'intelletto ha distorto questa verità. Non riguarda coppie, anime gemelle, etc. Accettare un oggetto insignificate è un atto di puro amore come accettare un gesto da una persona particolare. Si tratta solo e sempre di accettazione. E' facilissimo. Il tuo corpo sta già amando - cioè accettando -  tutti... il tuo intelletto invece si fissa su qualcuno di apparentemente speciale in basa a criteri fittizi... come se potesse "amare - accettare" di più la nonna rispetto all'amante. Non c'è gradazione nell'autentica accettazione. Il privilegiare (che implica l'escludere - il gradualizzare l'accettazione) provoca insensata frustrazione.

La prossima volta che dici o senti la fatidica frase "sei l'unico vero amore... la persona che amo più di tutti, quella con cui sento maggior connessione" rinsavisciti e accorgiti che hai fraintesto un mare di cose, in pratica tutto.

Istruzioni per maghi erranti: Andrea Panatta - BN PODCAST

martedì 9 maggio 2017




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PER VINCERE IL GIOCO (sesso, lavoro, relazione, sport) DEVI DIMENTICARTI IL GIOCO (sesso, lavoro, relazione, sport)

domenica 7 maggio 2017
THE GAME = SAMSARA, problemi immaginari,  menzogne, lato oscuro della Forza, Sistema fallimentare, Matrix, l’identità sociale, vita ordinaria, ego, mente, stato limitato di coscienza
THE OTHER GAME = La Forza, il Regno, essenza, io reale/spontaneo, stato espansivo di coscienza

inizi a giocare quando ti interessi, prendi sul serio THE GAME: in quell’istante perdi.


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DIVENTARE UN AGHORI

aghori = guerriero che attraversa l'inferno rimanendo intimamente immacolato

stato di coscienza di chiunque sia in grado di oltrepassare limiti e paure

facoltà di integrazione del lato terrificante con quello benevolente

superamento definitivo della dualità o distinzioni tra bene e male, lecito/legale e illecito/illegale, gentilezza e violenza

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Salvatore Brizzi - Come la pioggia prima di cadere

martedì 2 maggio 2017




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SOFFERENZA VOLONTARIA

lunedì 1 maggio 2017

consiglio di rileggere tutto almeno un paio di volte

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La sofferenza volontaria è moneta di scambio per la salute, l'arricchimento interiore/esteriore, la crescita personale, la pace interiore, la forza, l'intelligenza

sigilla nel cuore questo messaggio ---> le persone più felici non sono quelle che hanno sofferto di più ma quelle che hanno saputo soffrire meglio.

  • ATTRITO
    • l'ideale sarebbe agire quando e dove c’è “attrito”, questo genera una trasmutazione interiore e favorisce un'accelerazione del processo. Il trucco sta nel fare qualcosa di utile proprio in quei momenti in cui hai meno voglia di farlo. In pratica devi riuscire a costringere il corpo a mettersi all'opera malgrado le resistenze della mente. Per superare l'attrito iniziale (resistenze dell'io pigrone o falsa personalità) devi affidarti alla forza di volontà e alla fiducia nel Lavoro sul corpo sottile o corpo energetico.
    • Es. di attrito = alzarsi presto quando non ne hai voglia; astenerti dal mangiare proprio quando desideri un dolcetto; fare una doccia fredda mentre sei appena sceso dal letto; fare una passeggiata o corsetta al mattino presto.
    • In soldoni, andare “consapevolmente” contro la via di minor resistenza, evitare la scelta più comoda, agire contro tutto ciò che è meccanicizzato (abitudinario) genera attrito e quindi “sofferenza volontaria” e infine trasmutazione da piombo in oro, salto ad un'ottava superiore ovvero un piano esistenziale migliore.
  • NON IDENTIFICAZIONE
    • Non scordare mai che la sofferenza è un mezzo e non il fine.
      •  con il crescere della tua consapevolezza, essa va scemando.
    • Renditi subito conto che non sei tu a soffrire bensì sono le emozioni negative, gli schemi di pensieri dominanti, le abitudini correnti, in due parole stai sacrificando la falsa personalità, l'identità con cui ti eri erroneamente immedesimato finora. Falsa personalità è sinonimo di sofferenza inutile, sofferenza immaginaria (provocata da preoccupazioni insensate, timori concettuali).
    • Mentre pratichi rimani autoconsapevole, ricorda che tu sei solo alchimista che controlla l'andamento del processo di trasformazione interiore. I processi che avvengono nel crogiulo umano riguardano le componenti del corpo. Sensazioni dolorose, emozioni sgradevoli, impressioni, pensieri e così via rappresentano il combustibile o la materia prima sottoposta al fuoco alchemico (fuoco = tua concentrazione/consapevolezza). All'emergere di queste sensazioni fastidiose non identificarti, rimani lucido, consapevole che tu sei l'osservatore "esterno" (non toccato dai quei processi) che si prende cura della macchina biologica: la tua attenzione è necessaria alla riuscita dell'opera. Il principiante si fa del male (SOFFERENZA INUTILE) perché si identifica con il materiale che brucia. Il bravo praticante sa che non può scottarsi perché egli stesso è quel fuoco o meglio il generatore e manipolatore di quel fuoco.
    • Man mano che pratichi lucidamente acquisirai un incredibile potere personale. Carisma, autostima, capacità attrattiva, vigore, centratura, radicamento: queste sono soltanto alcune delle inevitabili benefici dello sforzo cosciente o sofferenza volontaria. Questa sofferenza "utile" si trasforma automaticamente - per una legge fisica infallibile - in nuova energia. La soff. inutile invece - per una serie di ragioni che non è il caso di analizzare - ti depriva di energia.
    • Es. di Soff. inutile =
      • dare istintivamente espressione alle emozioni negative (rabbia, gelosia, senso di colpa, senso di inferiorità, autocommiserazione, lamentarsi-criticare gli altri),
      • continuare a dubitare del lavoro interiore,
      • FANTASTICARE (evadere dalla realtà presente), desiderare di trovarsi altrove con una persona speciale, lontano da ogni difficoltà.
  • DOLORE = PROPELLENTE
    • la fatica, l'attrito, la tensione iniziale vanno visti come una molla che ci spinge ad uscire dall'indolenza: affinché questa molla funzioni è necessario esercitare una pressione verso il basso, al crescere della quale crescerà lo slancio verso l'alto. Considera questo meccanismo come un incentivo. Inoltre questo dolore consapevole ti scuote dal torpore abituale.
    • Spezza le colonne dietro cui il falso io (l'avversario, l'ego) ha edificato il suo nascondiglio
      • Più è grande è la sofferenza "utile" e maggiore sarà l“energia propulsiva” che hai a disposizione
    • eleva il tuo quoziente volitivo = sviluppi la facoltà di non arrenderti davanti a niente e nessuno
      • "la volontà è la quantità di sofferenza che siamo disposti a spendere per ottenere ciò che vogliamo"
  • Se pratichi correttamente puoi accedere alla sorgente vitale ed usufruire di una quantità inesauribile di energia

  • NON RIMANDARE LE PRIORITA'
    • "Fallo subito, non domani mattina"
      • [che si tratti di lavare i piatti, fare la doccia, fare ginnastica, meditare, etc.]
    • Concentrati su un'attività per volta
      • "Lascia perdere il multitasking"
  • SACRIFICA LE ATTIVITA' SECONDARIE, INUTILI
    • mentre ti dedichi all'attività principale, non pensare ad altro [chiudi f.b., whatsapp, istangram]
    • stai alla larga dai vizi, dalle sigarette, dal caffè, dallo zucchero, dall'alcol, etc.
    • Es. di Soff. volontaria = stanare le inclinazioni insensate, i meccanismi sconvenienti che tendezialmente eseguiamo senza rendercene conto: una volta “stanato” uno di questi meccanismi, continuando ad osservarlo senza volerlo cambiare… prima o poi svanisce: da solo!
      • se cerchi di cambiarne anche solo una virgola, c’è la possibilità che lo stesso meccanismo si travesta, cambiando un dettaglio o spostandosi altrove, per ripresentarsi sotto mentite spoglie.
      • Il che equivale a non cambiare una beata fava: è come cambiare una camicia pensando di andare in giro a torso nudo.
      • Occorre porsi una specie di “sveglia” interna che ci porta a riconoscere il comportamento in questione sul nascere, ovvero dalla reazione emotiva che lo produce e stroncarlo letteralmente all’istante.
      • Se non cerchi di cambiare quello che osservi, ma continui a guardarlo senza cercare di giudicarlo (anche solo dare un nome ad una cosa significa de facto emettere un giudizio), è possibile che parta una catena di osservazioni che ti portano a capire molte altre cose interessanti sul tuo funzionamento.
  • IL POTERE DEI DOVERI ESSERICI
    • il leggero SFORZO COSCIENTE compiuto quotidianamente contrasta il torpore ("SONNO" o "IPNOSI" a cui viene abitualmente sottoposta la bio-macchina - il tuo corpo]
      • nel fare quella piccola attività stai rimandando qualcos'altro, l'attività deleteria [il dormire, il cazzeggiare, il disperdere energia vitale]
      • Dai sempre la precedenza a tutte le attività che stimolano attivamente la tua attenzione, innalzano il liv. energetico. Sacrifica le comodità. Il tuo Essere si espande fuori dalla zona di comfort
      • All'inizio evita i SUPER-SFORZI. Essi sono estremamente utili e potenti ma richiedono una padronanza enorme.
  • COMINCIA DAL MICRO
    • Non lancirati in attività eroiche. Parti con piccoli atti, di breve durata e lieve intensità, poi aumenta gradualmente la portata del lavoro. Inizia per pochi minuti, cronometra 5 minuti e non demordere fino alla fine. Dopo un paio di settimane prolunga di 5 min., poi 10 min., 15 min. etc.
  • ILLUSORIETA'
    • la sofferenza, per quanto lancinante, proviene sempre da una percezione soggettiva, è un fattore variabile, modulabile e in alcuni casi annullabile. In poche parole la radice della sofferenza è irreale. Fa leva su una serie ingannevole di meccanismi biologici, psicologici e sensoriali. Per ritrovare il benessere non è necessario intervenire cavillosamente su questi meccanismi... è sufficiente comprendere cosa significa il termine "percezione".
      • La sofferenza è uno dei legami più interessanti e diretti che abbiamo con l’illusione. Non va scacciata ma studiata a fondo. Il saggio giunge al risveglio proprio grazie alla lucida analisi della sofferenza: in tal modo ottiene la chiara visione della sua radice percettiva.
      • Sofferenza volontaria = non sfuggire da un dispiacere (una scomodità) frapponendo barriere tra noi e la sua percezione. Immergiti completamente! Riemergerai in un mare di GODURIA.
        • il dolore può sconfinare nel piacere, come viceversa. Piacere e dolore sono due facce della stessa medaglia: l'illusoria percezione soggettiva.

In conclusione la sofferenza è inevitabile, non c'è via di scampo. L'unica decisione sensata riguarda il tipo di sofferenza: puoi scegliere quella utile oppure quella inutile.

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Nello scrivere l'articolo ho preso spunto da vari blog tra cui:
http://www.francescoamato.com
http://www.sviluppocoscienza.it/ouspensky.htm

ALCUNI MIEI APPUNTI SUL TRANTRISMO SHIVAITA KASHMIRO

domenica 30 aprile 2017


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la conoscenza (liberatrice) non si conquista  negando/fuggendo/andando oltre le apparenze ma prestandovi attenzione da vicino (tramite una profonda contemplazione della natura)

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I PENSIERI SONO ESATTAMENTE DEGLI SCIAMI DI MOSCERINI ETERICI:
ogni tanto entrano nelle cavità eteriche, neurali... non darti pena per la loro presenza, non credere di averli generati, sono volati lì o inseguono per un po' la bio-macchina (corpo). Transita altrove e  lasceranno in pace la psiche (apparato corpo-mente).
NON OCCORRE FERMARE I PENSIERI [sciame moscerini] ma semplicemente riconoscerli come ogg. esterni a te (che sei consapevolezza) e attraversali... "Sposta l'attenzione" altrove.
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Come esiste un sistema immunitario fisico (costituito da un insieme di anticorci, micro-organismi, di cui non sei consapevole) così esiste un sistema immunitario psichico che può proteggerti da attacchi energetici di vario tipo. Questo sist. immunitario è formato dalle linee guida che puoi rintracciare in tutti gli insegnamenti. Affinché il sist. imm. psichico sia robusto è necessario che la tua attenzione sia posta su questi insegnamenti, occorre che in te si sviluppino i dovuti anticorpi (pensieri creativi, intenzioni, scopi, ideali, aspirazioni, setimenti pacifici).
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La perdita di un qualcosa di inutile non è mai una perdita bensì sempre un guadagno.
Questa perdita viene percepita come un sacrificio a causa della tua ignoranza o dell'identificazione con ciò a cui rinunci. Se ti rendessi conto che non stai perdendo una parte di te, un oggetto o una persona di valore ma qualcosa che non ti è mai appartenuto o che ti può solo danneggiare allora ti rallegreresti di tale perdita e saresti ben lieto di lasciarlo perdere il prima possibile.
La perdita a cui mi riferisco è il senso di "io sono" (questo corpo, questa mente, questi pensieri, queste sensazioni, quest'anima che si è reincarnata, etc).  Da questa sensazione esistenziale di essere un individuo limitato nel tempo-spazio derivano tutte le altre sgradevoli e ingannevoli sensazioni che hanno accompagnato il tuo viaggio. Il senso di scarsità, il vuoto interiore, la sensazione che manchi sempre qualcosa, il bisogno di qualcuno di speciale che possa riempire questo apparente vuoto sensoriale: questi sono tutti sintomi che indicano che sei prigioniero del senso di "io sono" qualcuno di particolare separato da qualcun altro. Essendo identificato con il tuo stesso aguzzino è praticamente impossibile trovare l'agognata libertà. Il problema non è che non puoi perdere questo io-fittizio, il problema è che "non vuoi" perché ne sei assuefatto. Sei assuefatto agli organi sensoriali, ai piaceri carnali, alle fantasie mentali, alle preoccupazioni dell'io-sociale. Sai che è così.
La perdita di tutto ciò è una goduria che al momento non puoi immaginare.
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il liberato lo è dalle qualificazioni (tra Sé e natura) = si ritira nello stato originario non-manifesto
     per egli i movimenti di ascesa/discesa rappresentano l'attività spontanea della coscienza
     porre fine all'infruttuosa ricerca, liberi dalla falsa nozione che il corpo sia impuro



la conoscenza (liberatrice) non si conquista negando/fuggendo/andando oltre le apparenze ma prestandovi attenzione da vicino (profonda contemplazione della natura)




viravrata (voto dell'eroe) = vedere ogni cosa - per quanto disgustosa o attraente - con occhi equanime/lucido (sapendo che sono tutte manifestaz. della coscienza)



tuffandosi ripetutamente dentro di sé, anche quando esce dalla meditazione, vibrando [interiormente], ebbro per i postumi della contemplazione/comprensione, vede tutto dissolversi nello spazio della propria coscienza.

Anche quando riemerge dall'assorbimento, è una cosa sola con l'esperienza dell'assorbimento. Congiunge gli stati inferiori e superiori. Non necessita più di mezzi liberatori.

Tutto ciò che dice o fa genera istantaneamente in lui il più alto liv. di coscienza.

In che modo può colui che - sbalordito dalla propria natura e testimone di una coscienza che sostiene l'esistenza di tutto - rimanere soggetto alle afflittive opinioni dell'intelletto?

Si sorprende nello scoprire che l'individuo che si credeva - invischiato nelle pastoie dei pensieri, impigliato nella ragnatela dello spazio-tempo, non esiste affatto.



Una volta capito ciò da cui puoi trarre beneficio e ciò che non è di alcun valore e anzi ostacola (questa realizzazione), puoi iniziare a progredire verso la meta.



non può esserci relazione tra sogg. eterno e ogg.



il saggio fissa l'attenzione sulla fonte del piacere (liberando così la mente/attenzione da tutti i fenomeni che la seducono/disturbano). Si prepara in tal modo alla transizione verso una condizione in cui le preoccupaz. son trascese nell'esperienza pervasiva del sommo piacere. Non è un edonista che brama i piaceri sensoriali, sebbene li usi come trampolino per lanciarsi oltre i regni della transitoria oggettività fisica.

Al piacere sublime si accede tramite la rimozione di ostacoli come l'aspettativa di un vantaggio personale... Liberata da questi impedimenti, l'esperienza è quella di un assaporamento  e un riposo incessante.

risveglio vitalità = Canzoni, profumi, carezze sono mezzi che possono ridestare da uno stato di torpore/distrazione, stimolando il cuore (coscienza) a pulsare più intensamente.

intenzione disciplinata mirante all'innalzamento del liv. di sensibilità ci avvicina alla prolungata meravigliosa pulsazione. Il sapiente riconosce questa pulsazione dentro sé anche di fronte a difficoltà dolorose, ogg. disgustosi. I sensi interni, divini, potenziati o superiori (sono le divinità) rendono l'intero universo una sola cosa con la coscienza.

Muore a se stesso in un atto di adorazione, pieno di devozione per questa realtà che si dispiega al suo interno. Padrone della vitalità che rinvigorisce mente-corpo, può rafforzarsi direttamente senza bisogno di cibi o abbandonandolo a piacimento per animare il corpo di un altro.

ogni piacere è essenzialmente spirituale/energetico = il piacere è stato interno esperito dal sogg. non una proprietà dell'ogg.

colui che desidera il piacere dei sensi percepisce l'apparenza estetica/formale/carnale/rajas-tamas

colui che desidera la quiete, beatitudine percepisce luminosità energetica senza forma





non devi far nient'altro che comprendere (accettare totalmente) il sempre rinnovato flusso/eruzione di coscienza sotto forma di apparizioni che si affaccia a te (consapevolezza)



deporre la molteplicità accumulata = scaricare il fardello "non-mio"



espansione incontrastata dei ridestati

     salsi nel Supremo, si stabiliscono sul piano della beatitudine assaporando qualsiasi ogg. sensoriali che appaiono spontaneamente

     ogni fase è ora luminosa: avendo consumato il senso di diversità, conserva l'auto-consapevolezza in ogni istante (sonno, veglia)...

          riconosce la potenza pulsante della sua vera natura: lo scarto apparente  tra coscienza immanifesta e ogg. manifesto - si ricompone



il desiderio giocoso è la causa della differenziazione (tra sogg. percepiente, atto percepire e percettibile)

     quando il d. giocoso è finito, quella differenza sparisce

          Maya = potere/libertà creativa di apparire in forme incalcolabili - dare la "sensazione" di separazione tra sogg./ogg



distolto lo sguardo (dall'Unità della visione consapevole), ignori il tutto e rimani ossessionato dalla parti



l'anima danzatrice sebbene libera di lasciare la sala di ballo (il corpo, il mondo manifesto), si ritiene prigioniera perché si lascia in-trattenere dal guardiano (il pensiero) e così viene rigettata sul palco di Maya



nulla di nuovo viene conseguito, né si rivela (l'immanifesto), è soltanto sradicata l'idea che l'essere luminoso non splenda



il saggio percepisce direttamente lo sfolgorio del reale in quel luogo in cui non sorgono pensieri dicotomizzanti (nello spazio tra un pensiero o una percezione e il seguente). Viene all'istante assorbito nel vuoto vibrante e poi catapultato nell'attualità. In quell'attimo si libera dalla tirannia dello scorrere del tempo, rimane pienamente soddisfatto del presente (eterno): in quanto conquistatore del tempo, gode nel piacere di divorarlo. Ha capito che è l'eternità.



Rimani per ore - senza interruzione - nel tuo stato naturale e percepirai la libertà (assenza di contaminazioni limitanti)



il dubbio (circa lo stato naturale) è fonte di indisposizione (ostacolo al cammino)

coloro che dicotomizzano cadono ai liv. inferi e devono ricorrere alle pratiche.

Tutte le pratiche dipendono dalla coscienza e non possono servire come mezzo per realizzarla. In quanto coscienza, non puoi praticare per diventare cosciente o espander coscienza.



tutte le cose sono coscienza, quindi tutt'altro che irreali







La Gioia dello Stato Naturale, Joyfield Satsang

sabato 29 aprile 2017




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Come allenare "la mente scimmia"

venerdì 28 aprile 2017




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PREMATURE ENLIGHTENMENT





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LA PERNACCHIA CHE GUARISCE

giovedì 27 aprile 2017

Facile e rapido esercizietto per scrollarsi di dosso le sensazioni (spesso inutili o indesiderate) associate a situazioni-persone-oggetti quotidiani.


immagina l'evento o la persona speciale e contemporaneamente emetti una sonora rista, una pernacchia (dei suoni incomprensibili)

Alla presenza di quell'idolo (persona/oggetto significativo) proverai un grande senso di ilarità.

Non ti imbarazzerai, non ti sentirai minacciato da niente e nessuno.
Fai una veloce carrellata mentale di cose a cui hai dato molta importanza (ripensa ad amici, parenti, episodi del passato, traumi, colleghi, etc.) e nel frattempo produci delle stimolazioni insolite nel corpo. La tecnica funziona anche se la risata è forzata. L'importante è indurre una percezione inconsueta tale che sminuisca l'importanza dell'idolo, cioè di tutto ciò che prima ti provocava forti e spiacevoli sensazioni.
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spiegazione del metodo:
Quando vediamo, ascoltimao o semplicemente pensiamo a qualcuno il corpo reagisce attivando il centro emotivo e producendo particolari sensazioni. Queste sensazioni dipendono dal significato che abbiamo inconsciamente attribuito agli idoli (l'idolo è - per semplicità - tutto ciò con cui entriamo in contatto). Dal momento che è improduttivo e pressoché impossibile intervenire per via razionale, il miglior stratagemma consiste nell'intervenire a livello cinestesico, cioè sul piano delle sensazioni fisiche. Il bello dell'intervento percettivo è che ottieni istantaneamente dei risultati; risultati che a liv. cognitivo avrebbero richiesto anni di operazioni mentali. Questo evita un noioso lavoro di scavo sulle proprie convinzioni.
In fin dei conti l'obiettivo finale di ogni interazione è sempre il medesimo: esperire la miglior percezione possibile della realtà.
Perché servirsi di mezzi macchinosi, lenti, ripetitivi quando hai già a disposizione gli strumenti efficaci per ottimizzare le percezioni del tuo corpo?
Lascio a te la scelta degli strumenti migliori, mi permetto soltanto di ricordarti che esistono sempre dei mezzi più rapidi ed efficaci. Ricercali, testali o semplicemente inventali sul momento.
Se una cosa (una relazione) funziona te ne accorgi subito: ti senti leggero, spensierato... non prendi sul serio niente e nessuno.
Se una cosa (una relazione) non funziona provi l'effetto contrario: tensione, diagio... prendi dannatamente sul serio tutto e tutti.

Sky Burial / Enterrement traditionnel Tibétain

sabato 22 aprile 2017




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COME PRATICARE

domenica 16 aprile 2017
Pratica ha innumerevoli sinonimi: disciplina, dedizione, perseveranza,  "Lavoro esoterico, cioè interiore", graduale presa di coscienza della realtà, incessante attenzione, lucidità ininterrotta, pazienza, fiducia nell'insegnamento.
Per converso anche il non agire (stupidamente) è una pratica, il non parlare a vanvera è una pratica, non intrattenersi con le persone sbagliate nei luoghi sbagliati è una pratica.
Praticare vuol dire servirsi di tutti i mezzi utili a raggiungere uno Scopo Superiore (la quiete, la pace interiore).
I mezzi utili sono il silenzio prolungato, la meditazione, il pranayama, i rituali magici, la concentrazione su un punto o su un suono, il qi gong, il tai chi, le app di google sulla mindfulness, etc, etc.
I mezzi per praticare sono infiniti.
Il "non giudicare" è un mezzo utile.
Non dare espressione a cattive abitudini è una pratica.

La gentilezza è una pratica


Non farsi condizionare dagli altri è una pratica.
Non esser influenzati dalle proprie emozioni e dai propri pensieri è una pratica.
Essere sinceri, dire la verità, non fingere, non mentire è praticare.
Aiutare gli altri è una pratica.

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Vedili come dei bonus: più ne hai, più sali di livello.

"Vedere attraverso la storia dell'io è stato uno dei migliori mezzi di guarigione"

giovedì 13 aprile 2017
Scott Kiloby quando era più giovane aveva sperimentato diversi tipi di disagio psico-fisico, ma ad un certo momento ha riconosciuto (ha "visto") che queste forme di malessere sorgevano soltanto dalla "storia dell'io".
Non dall'io - da se stesso - ma dalla "STORIA".
Vale a dire che non c'è mai stato un io veramente frustrato ma solamente il racconto di un disagio, la convinzione o fiducia in questo racconto e le conseguenti spiacevoli sensazioni (nate appunto dal "credere" alla storia di essere un io debole, inferiore, bisognoso, malato, etc.).
La storia (ciò che gli altri gli hanno raccontato, ciò che i nostri antenati ci hanno tramandato) - era la principale fonte di malessere, il modo di comunicare di questa società (e della mente ordinaria) serve solo a produrre stress. Appena ha visto la dinamica che c'era dietro le sensazioni corporee (le reazioni del corpo alle menzogne, alle disinformazioni del sistema - compresa il suo sistema cognitivo), si è accorto che tutto quel malessere riguardava la storia stessa.
L'abitudine a raccontare quel genere di storie serviva esclusivamente a far continuare quella "storia". Così come una tradizione si avvale di miti per far sopravvivere la storia dell'eroe di turno (Buddha, Cristo, Krishna, Mitra) allo stesso modo i "racconti" mentali si avvalgono di "bisogni-urgenze mentali"/"pensieri"/"convinzioni"/"desideri"/"giudizi"/"lamentele"/"critiche"/"gossip" per salvaguardare la storia dell'io di turno.
La cosa sconvolgente è che in entrambi i casi ciò che si cerca di salvare non è l'io in sé ma la storia di un io, cioè delle informazioni astratte a proposito di un ipotetico io (che nella realtà fattuale non è mai esistito, non si è mai fatto vivo).
Le tue abitudini - così come i rituali, le pratiche spirituali o le convenzioni culturali/religiose - hanno il mero scopo di dar continuità alla tua falsa/immaginaria identità, non a te stesso (a ciò che credi il tuo io concreto), ma ad una Storia impersonale e astratta.

Inconsciamente - ciascun individuo - è succube della storia in cui crede, delle storie a cui ha dato credito.

Prova ad applicare questa comprensione alla tua storia personale.
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Testualmente Scott scrive:

“Seeing through the story of self has been one of the greatest healing tools I’ve found. It worked better than most of the medicine I took that was prescribed by a doctor. And it was certainly more helpful than all the addictive substances and activities I used to try and medicate the emotional and mental suffering. Those were all merely band aids for a more pervasive cause of stress and dis-ease—the story of me. The story was really not about survival at all. It just seemed that way. The only thing that survives in the story is the story itself. As long as the story is entertained and followed, the story persists. And as long as the story persists, with its intense peaks and valleys of thought and emotion, stress happens in the body. Perhaps heart disease and cancer should be replaced at the top of the list of human killers with “the story of me.” Millions of dollars in health care costs could probably be saved each year by teaching people to rest in presence and let all emotions and sensations to be as they are, without stories and labels."



 

RASATI A ZERO E SCIOGLIERAI TUTTI I NODI ESISTENZIALI

mercoledì 5 aprile 2017
Metafora dei nodi come problemi quotidiani.
Trascorriamo la maggior parte della nostra vita a districarci tra innumerevoli difficoltà.
E' tutto un grattacapo.
Come possiamo sciogliere in un colpo solo tutti questi nodi?
RASANDOCI A ZERO!
Sembra una fesseria, ma da un punto di vista psicologico (quindi esistenziale), la rasatura è una procedura potentissima, pari a concetti come quello di realizzazione, liberazione, illuminazione, risveglio, etc... In un certo senso sono sinonimi.
Rasarsi a zero significa avere un atteggiamento completamente distaccato, indifferente alle infinite scocciature di questo mondo. Ribatterai che fisicamente non è possibile e io ribatto chiedendoti qual è la tua autentica identità. Chi sei tu in verità?
Se credi di essere solo un ruolo sociale che deve adempiere con zelo delle pratiche burocratiche, allora sì, ti do ragione; non ne puoi uscire e continuerai a grattarti nervosamente il capo.
Se non credi di essere un burattino sociale o un contenitore di carne ma qualcos'altro (di cui dovrai fare esperienza da solo), allora ti assicuro che è possibilissimo sbarazzarsi di qualsiasi problema. Puoi liberarti di qualunque cosa: qualunque dilemma (dubbio, incertezza, enigma, ostacolo,) verrà immediatamente risolto, le complessità si semplificheranno,  le seccature non ti irriteranno più, le crisi non ti tocheranno mai più.
Non dovrai più sforzarti di districarti in questa giungla di problematiche poiché sulla tua testa non ci saranno più nodi da sciogliere.

Che senso ha cercare ancora di risolvere problemi quando ormai non hai più problemi?

Devi accorgerti della futilità di questo tentativo?

Se segui questo blog dovresti già sapere in che modo rasarti quindi è inutile che mi dilungo sugli aspetti tecnici...
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Proseguo soltanto per offrirvi un'altra metafora.
Immagina di trovarti su una montagna.
A ciascun livello corrispondono particolari esperienze:
Ad un livelo c'è lo smog quotidiano, il traffico, il chiasso urbano, l'agitazione, le contaminazioni elettromagnetiche, i pensieri negativi, ci sono le problematiche ordinarie, le crisi (socio-economiche e psicoemotive), le cattive abitudini, la confusione, lo stress per non impoverirsi.
Ad un liv. superiore c'è la purezza, l'aria sana, la mente quieta (priva di apprensioni) , la totale pace interiore, il rilassamento, la tranquillità, la vitalità, la creatività, la semplicità dell'arrichirsi ogni giorno, l'intuizione, la percezione diretta della realtà.
Supponi di aver trascorso buona parte della tua vita al livello inferiore (vivendo nella paura) e poi di aver fatto un passettino verso l'alto.
Un semplice passo! e ti ritrovi immerso in un paesaggio completamente nuovo.
Un passo e sei oltre tutto il vecchio caos, sopra tutto ciò che una volta ti infastidiva anche al solo pensiero.
Nella tua nuova posizione puoi scorgere chiaramente le dinamiche del tuo precedente stile di vita: riesci a notare l'ostilità, l'incertezza e l'inquietudine che regnava in te.
La tua coscienza si accorge che in questa località sopraelevata non avverti più niente di tutto ciò che soleva infastidirti, ti trovi immerso in tutt'altra atmosfera.
E l'unica cosa che hai fatto è stato un semplice "tentativo" di elevarti, di comportarti in modo più sano ed equilibrato.

Il solo tentativo di salire verso il prossimo livello fa sì che le ansietà, i timori, gli shock del livello precedente si dissolvano da soli.

Volendo puoi regredire e rivivere le precedenti dinamiche oppure puoi rimanere al nuovo livello o ancora puoi salire di un altro gradino ed elevarti ad esperienze superiori.
Regredire sarebbe come tornare dall'università all'asilo nido: ricominciare a innervosirsi per delle scaramucce infantili. Sembra assurdo ma molti adulti si comportano proprio così.
Comunque facciamo che tu rimanga quassù (cioè la tua coscienza rimane consapevole delle differenze tra l'attuale condizione mentale/fisica e la precedente condizione).
Quassù potrebbe sembrarti che non succeda mai niente, che la vita sia monotona, silenziosa, troppo pacifica. Quest'impressione è dovuta al baccano infernale in cui ti trovavi in precedenza. Vivevi in un'inferno ma non ne eri consapevole. Ora ti trovi in paradiso e di nuovo non ne sei consapevole.
L'impressione iniziale dura pochissimo ma a molti può apparire come un'eternità. Ora che lo sai devi pazientare e lasciare che le vecchie inclinazioni scompaiano.

Come potrebbero le piccolezze del pianerottolo del piano-terra (Pianeta Terra) infastidire colui che ha soggiorna ai piani alti?

E' come andare in cima all'Himalaya, in un luogo sperduto dove non c'è wi-fi.
Per degli internet-dipendenti come noi è difficilissimo rimanere senza connessione ad internet. Tu devi riuscirci!
Il premio vale più di tutti i piaceri e i desideri di questo mondo virtuale.

MORTE = LADRA

La morte è come una ladra che entra in casa tua (corpo) e si impossessa di qualsiasi cosa.

Ti porta via ciò che hai ACQUISITO in questa vita (acquisito = ciò che non ti appartiene di natura). La tua essenza invece è intoccabile.

Se opponi resistenza (cioè se rimani attaccato al corpo, agli affetti, alle persone che hai amato, al denaro, etc.) il ladro reagirà di conseguenza, percuotendoti violentemente, cioè facendoti soffrire inutilmente.

Questa sofferenza può essere evitata rinunciando deliberatamente a tutto ciò che non è davvero tuo, vale a dire tutto ciò che è correlato a questo mondo (i tuoi desideri e tentazioni di relazioni carnali/materiali). Ricorda che non sei un entità carnale, il corpo è solo un oggetto preso in prestito che prima o poi dovrai restituire. La stessa cosa vale per i tuoi pensieri, le emozioni, i ricordi. Devi essere pronto ad abbandonare di buon grado tutte queste esperienze.

Se riuscirai a mantenere questo atteggiamento la morte prenderà semplicemente il non-Sé (cioè non il soggetto ma gli oggetti come corpo, emozioni, i tuoi progetti in questo monto, le tue FANTASIE) e se ne andrà senza fare nulla a te (cioè non sentirai alcun sensazione dolorosa). Puoi prepararti a questo già da ora, riducendo gradualmente l'attaccamento ad ogni entità terrena.

Devi avere il coraggio di SACRIFICARE ciò che non ti appartiene, il non-io o io-irreale (ciò che non sei, la materia) per l'io reale (ciò che sei, lo spirito).

L'audacia di disprezzare ciò hai sempre amato!

Sarai all'altezza di questo sacrificio?
La morte ti metterà alla prova.
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L'unica attività spirituale dei saggi di un tempo era la preparazione a quest'unico evento.

ABBANDONARE LE OPINIONI = SVUOTARE LA MENTE

martedì 4 aprile 2017

Vivere senza opinioni = non investigare i "perché" = non affrettarti nel giungere a conclusioni = non sforzarti di spiegare la semplice verità = lasciare in sospeso gli interrogativi = ammettere di non poter sapere niente = non assecondare l'urgenza intellettuale di accumulare informazioni = abbandonare i tuoi giudizi = rinunciare alle tue valutazioni = non credere alle storie che senti nella tua testa.

All'inizio ti sentirai come un finto invalido che abbandona il proprio cane, ma in un secondo tempo la tranquillità si siederà al tuo fianco.

Il test per capire se hai davvero abbandonato i pensieri molesti è questo:

Appena vedi/senti qualcosa, ad es. assisti ad un episodio spiacevole, avverti un senso di fastidio oppure percepisci una calma risollevante?

Tendi a rimuginare o te ne dimentichi subito come fosse un'inezia?

Se rimani infastidito e rimugini significa che sei nei panni di quel finto invalido: non può fare a meno di farsi condurre da un cane cieco. L'assurdo è che tu sei il vedente e il cane è cieco.

Se afferri questo messaggio allora cercherai subito di sbarazzarti di quella pericolosa guida (opinioni altrui + tue convinzioni, etc.).

Altrimenti verrai ogni giorno investito da una realtà che il tuo cane mentale non è in grado di vedere.

VERITA' SPIRITUALI = OVVIETA' QUOTIDIANE

lunedì 3 aprile 2017
Troppo spesso la gente mi chiede come si possa avere esperienza diretta della Verità "ultima", cioè ottenere un sapere  che sembrerebbe riservato a chissà quale elite di Maestri invisibili.
Bhè, innanzitutto - prima di spingermi all'ultima - comincerei dalla Verità "prima", con le piccole ma lampanti verità quotidiane che curiosamente stentiamo a riconoscere.
In secondo luogo occorre smettere di mentire, raccontare balle in primis a se stessi e poi agli altri.
Il mentire oltre ad essere la malattia mentale più comune tra gli esseri umani è anche l'impedimento al conseguimento di qualsiasi verità.
La via più breve per raggiungere la verità "ultima" è smettere di mentire. Questa è l'unica pratica "spirituale" necessaria per "illuminarsi", risvegliarsi da una miriade di fandonie.
Dovete rimuovere - strato dopo strato - tutte le menzogne che reiterate nella vostra testa.
Sapete bene di non essere onesti e soprattutto conoscete bene la verità ma per motivi inutili da analizzare continuate a "fingere di non sapere", di essere vittime di chissà quali inganni.
L'unico modo per progredire sta nell'ammettere che ciò che pensate, fate, sentite "non è vero", non è "autentico", è una montatura.
La maggioranza delle persone è sincera solo in punto di morte: non avendo più nulla da perdere dicono la "verità", manifestano i loro autentici sentimenti e i loro veri pensieri.
E' come se il sistema proibisse la verità e noi - di conseguenza - proibissimo la verità a noi stessi.
E' inquietante sapere che in questa società l'unico momento di autenticità sia l'ultimo istante di vita. Significa che fino a quel momento non si è mai stati onesti, non si è mai vissuto davvero ma solo recitato - male e soffrendo - un ruolo assai sgradevole.
Menzogna = inutili e dannosi meccanismi di difesa dalla realtà = pensieri/parole/azioni controproducenti = stupide giustificazioni dei propri desideri = aspettative insensate, illusioni
L'unica cosa che dovete fare è negare le vostre infinite menzogne: dichiarate semplicemente che ciò che vi passa per la mente "non è vero". Tutto qui.

Per avanzare devi soltanto smascherare (smentire, non acconsentire, non compiacere, RIFIUTARE) una bugia dopo l'altra; e presto ti ritroverai nel Vero (circondato da meravigliose realtà)

Basta una semplice negazione: "non è vero"!
Non mettetevi nemmeno ad argomentare sul perché non sia vero, lo sapete e basta, lo percepite. Non perdete inutile tempo, rischiate di ingarbugliarvi nelle vostre stesse razionalizzazioni.
Sembra banale, ma in realtà è un lavoro difficilissimo che può richiedere tantissimo tempo perché siamo assuefatti a inventare bugie estremamente meschine. Preferiamo torturarci con storie inventate dalla nostra immaginazione piuttosto che guardare in faccia la nuda verità.

Tra l'altro l'inconscio - la maggior parte del nostro cervello - è intasato di di falsità, per cui opporrà una resistenza fortissima per preservare e moltiplicare maliziosamente quelle informazioni. Sarà una vera e propria guerra con la tua mente, con le tue convinzioni.  Dovrai combattere valorosamente ogni giorno!!

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Non è vero che la verità fa male, sono soltanto le interminabili menzogne a produrre una sofferenza intollerabile. La menzogna è davvero uno strumento del demonio, e finché raccontiamo balle rimarremo ignari agenti dell'inferno. La verità è l'unica arma e il solo mezzo di salvezza per la vostra anima, sempre che ci teniate...

Finché vivi nel falso, che tipo di esperienze credi di poter attrarre?

Di buono c'è che questo mondo è quasi tutto fittizio, quindi siamo abbastanza avvantaggiati nel riconoscere le menzogne: sono dappertutto!

RIMEDIO ALL'INFATUAZIONE

domenica 2 aprile 2017
Amore/brividi/rabbia/allegria sorgono spontanemente (senza perché, dal nulla). In un secondo tempo l'intelletto associa/attribuisce tale sensazione al 1° oggetto visibile/sensibile (es. una persona). Ecco che - a causa di questa involontaria attribuzione di significato - la fonte di quel sentimento non è più il soggetto stesso ma la donna o l'uomo che appaiono come "la donna o l'uomo della tua vita", "il guru", etc... Questa incapacità di riconoscersi come la fonte di tutte le sensazioni che emergono nel corpo ha causato da millenni frustrazioni di ogni genere. In pratica il meccanismo di attribuzione psicologica consiste nel conferire delle qualità positive o negative agli oggetti esterni.
Siamo tutti vittime di questo meccanismo, avviene in millesimi di secondi, è micidiale,  tecnicamente non si può intervenire  poiché ciò richiederebbe la capacità di modificare le incalcolabili associazioni neurali che si creano nel cervello. L'unico rimedio efficace è la comprensione "effettiva" di questo meccanismo. Per comprensione intendo un riconoscimento attuale e definitivo. Devi ripensare all'ultima volta che ti sei infatuato di qualcuna e accorgerti che tu e soltanto tu hai attribuito una virtù - una caratteristica speciale - a quella persona e poi ti sei sentito fortemente attratta poiché credevi che vicino a lei ti saresti sentito migliore, appgato, felice. Non è difficile riconoscerlo, però bisogna essere sinceri. Il premio di questo riconoscimento consiste nel non essere più vittima di se stessi, delle proprie attribuzioni improprie di significato.
La sequenza per quanto banale è assai insidiosa:
  • Prima assegni una virtù agli altri (ad un NON-IO)
  • In seguito corri dietro a quella persona o quel'oggetto desiderato (lavoro dei sogni, etc.)
    • --> l'ogg. viene desiderato perché in te c'è la convinzione latente che là (dentro quella persona) ci sia quella virtù (puramente ipotetica,  da te inventata sul momento)
    •   il solo vederlo ti fa venir l'acquolina in bocca --> il cervello ha neuro-associato un intenso piacere a quell'oggetto.
  • In assenza di quella persona - o in termini spirituali in assenza di quella pratica, quell'oretta di meditazione, etc. - ti senti incompleto, inappagato.
  • Il loop va avanti all'infinito, è un classico processo di dipendenza.
  • Si interrompe quando sorge in te il famoso "Ah moment", cioè quando ti stanchi di questo meccanismo (della frustrazione che ne deriva) e quando ammetti di avergli attribuito un valore eccessivo (come se fosse la cosa più importante al mondo). Il meccanismo si verifica ogni giorno con qualsiasi tipo di emozione. La tua consapevolezza è l'unico antidoto, la lucidità quotidiana ti rende immune a questi meccanismi psico-emotivi.

Pain's Mechanism and excessive thoughts - Vernon Howard





  •  1500 WAYS TO ESCAPE THE HUMAN JUNGLE

    • -->  https://www.scribd.com/doc/162564787/Ways-to-Escape-the-Human-Jungle

  •  50-Ways-to-See-Thru-People

    • ---> https://www.scribd.com/document/239895871/50-Ways-to-See-Thru-People

NON SFORZARTI PIU' DI CAPIRE NULLA E COMPRENDERAI TUTTO - 2° PARTE

sabato 1 aprile 2017
Quel che ti scrivo è prevalentemente frutto della mia esperienza.
La riflessione di poco fa mi è venuta mentre rimanevo disteso su un'amaca a contemplare il cielo. Più rileggo queste info più mi accorgo di aver scoperto l'acqua calda e più mi rendo conto di quanto sia rimasto profondamente acciecato durante tutti questi anni di ricerca spirituale, tra un mantra e l'altro. Ricevo semplicemente delle convalide fisiche di ciò che sentivo, immaginavo o leggevo anni fa. Per questo si chiamano verità perenni. E' sempre la solita minestra.
Il vero sapere viene dal niente, inteso dal non fare niente di speciale a parte osservare.
Il vero sapere non è verbale. Quel che scrivo e che leggi è lontano anni luce dalla verità che senti nell'intimo poiché le parole scritte o pronunciate vengono inevitabilmente catturate e ingarbugliate dalla rete intellettuale.
Per tale ragione in passato la trasmissione diretta da maestro ad allievo avveniva tramite una semplice vibrazione. L'allievo mentalmente nudo (cioè senza preconcetti, dubbi, timori... con totale fede cioè fiducia e sottomissione) si accostava al guru e il maestro si limitava ad irradiare l'energia dal suo corpo energetico a quello del discepolo.
Niente blablabla, nessuna domanda-risposta esistenziale. Tutto avveniva nel silenzio.
In un secondo l'allievo si illuminava, cioè la sua anima ridestava completamente la propria energia vitale. Era sufficiente il contatto con quel genere di vibrazione emanata dal guru per acquisire quelle stesse abilità.
Era riservata a pochi per ovvie ragioni. Prova a immaginare cosa accadrebbe se certi poteri venissero trasmessi a individui  impreparati o malintenzionati.  Potrebbero letteralmente prendere fuoco o incendiare altri.
Il contatto con quella vibrazione avviene anche in modo impersonale, senza la presenza di un guru esterno.
Affinché vada a buon fine occorre prima che il tuo veicolo fisico sia in grado di gestire il tuo fuoco interiore (passioni, emozioni) e poi lo spirito santo scenderà in te. Riconoscerà che il tuo corpo è un contenitore adatto alla sua discesa. Scenderà e sentirai una sorta di intenso calore al plesso solare, gioia immotivata seguita da svariate reazioni fisiologiche ed emotive (pianto o riso irrazione). I cristiani lo chiamano pentecoste.
Ne parlo un po' per esperienza e un po' per buon senso. Perché in fondo è così che anche altri l'hanno descritto ed effettivamente corrisponde a ciò che è accaduto a me in alcune circostanze.
Ritengo che in me il processo sia incompleto o meglio in via di completamento. Lo stesso sono sicuro vale per te e per molti altri ricercatori. Occorre solo aver fiducia e interferire il meno possibile. Tieni conto che gli organi sensoriali esterni-grossolani non sono in grado di riconoscere tale processo, poiché esso avviene a livello di sensi interni-sottili. Pian piano partorirai la tua anima. Al momento è come un embrione, i suoi organi si devono sviluppare e per svilupparsi gli devi lasciare spazio (interiore).
Occorre del tempo, anche anni. Pazienta e non mettere i bastoni tra le ruote.
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