APOLLONIO DI TIANA

domenica 26 gennaio 2014

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“Morire per la libertà, infatti, è prescritto dalle leggi; per i parenti, per i figli, per il proprio amore è imposto dalla natura: e tutti gli uomini obbediscono alla natura e alla legge, alla natura di loro volontà, alla legge per forza. Ma ai sapienti s’addice piuttosto di morire per gli ideali, a cui si sono dedicati. Questi non li istituì la legge, né li generò innati la natura, bensì furono essi a praticarli grazie alla loro forza d’animo e al loro coraggio. In difesa di questi principi, se vengono violati, il sapiente affronti il fuoco, affronti la scure, poiché nulla di tutto ciò potrà vincerlo, né avvolgerlo nelle spire della menzogna: ma egli si terrà stretto a tutto il suo sapere non diversamente che se fosse iniziato ai misteri”




“...Nessuno muore se non in apparenza, come nessuno nasce che in apparenza. In effetti il passaggio dall’essenza alla sostanza, ecco ciò che da alcuni è stato chiamato nascere; e così ciò che è stato chiamato morire, non è altro invece che il passaggio dalla sostanza all’essenza. Nulla nasce e nulla muore in realtà. Il visibile diventa invisibile: il visibile è prodotto dalla densità della materia, l’invisibile dalla sottilità dell’essenza. L’essere è sempre il medesimo, egli è talvolta attività e tal altra riposo: L’essere possiede questa essenziale particolarità, che il suo cambiamento non è per nulla provocato da qualche cosa che sia al di fuori di lui medesimo: l’intiero diventa parti e le parti diventano l’intiero, nell’unità del tutto”.

" L’anima è immortale e non possessotuo, bensì della provvidenza, e dopo che il corpo si è estinto, come veloce cavallo dalla gabbia, levandosi con facile balzo si unisceall’aria leggera, aborrendo la tremenda e penosa servitù; ma a te che vale tutto ciò? Quando non esisterai più allora crederai"




[Informazioni su Apollonio:



Da "La dottrina sereta, Vol. 3, H. Blavatsky"


In Iside Svelata è stato detto che i più grandi maestri di dottrine  divine concordano sul fatto che quasi tutti gli antichi testi vennero  scritti simbolicamente in un linguaggio intelligibile soltanto agli  Iniziati. La biografia sommaria di Apollonio di Tiana ne è un  esempio. Com‘è noto a qualsiasi cabalista, essa contiene tutta la  Filosofia Ermetica, ed è, per molti aspetti, la controparte delle  tradizioni lasciateci da Re Salomone. Si legge come una fiaba, ma,  come avviene in queste, sotto forma di fantasie vengono raccontati  fatti ed eventi storici. Il viaggio in India rappresenta in ogni sua fase,  sia pure allegoricamente, le prove del Neofìta, dando, al tempo stesso,  l‘idea geografica e topografica di un certo paese come esso è tuttora,  sempre che si sappia dove andarlo a cercare. I lunghi discorsi di  Apollonio con i Brâhmani, i loro saggi consigli e i dialoghi con il  corinzio Menippo, fornirebbero, se interpretati, il Catechismo  Esoterico. La visita all‘impero degli uomini saggi, l‘intervista con il  re Iarca, l‘oracolo di Amfireo, spiegano simbolicamente molti dei  dogmi segreti di Ermete – nel senso più ampio della parola – e  dell‘Occultismo. Sorprendente a dirsi è tutto ciò, e se le affermazioni  non fossero suffragate da numerosi calcoli già fatti, e il segreto  semisvelato, l‘Autrice non si sarebbe mai azzardata a riferirlo. I  viaggi del grande Mago sono descritti esattamente, sebbene in  maniera allegorica – vale a dire che tutto quello che Damis racconta  era realmente avvenuto – ma la narrazione è basata sui segni dello  Zodiaco. Come traslitterato da Damis sotto la guida di Apollonio e  tradotto da Filostrato è veramente una meraviglia. Quando  giungeremo alla conclusione di quello che ora può essere detto sul  meraviglioso Adepto di Tiana, diverrà più chiaro che cosa vogliamo  intendere. Per il momento è sufficiente dire che i citati dialoghi, se  correttamente compresi, potrebbero rivelare alcuni dei più importanti  segreti della Natura. Éliphas Lévi segnala la grande rassomiglianza  esistente tra il Re Iarca ed il favoloso Hiram dal quale Salomone si  era procurato i cedri del Libano e l‘oro di Ophir. Ma tace a proposito di un‘altra rassomiglianza che, quale dotto cabalista, non poteva  ignorare. Inoltre, secondo la sua immutabile abitudine, più che  illuminare il lettore, senza nulla divulgare, egli lo confonde  portandolo fuori strada.  Come la maggior parte degli eroi storici della remota antichità, le  cui vite e le cui opere differiscono grandemente da quelle  dell‘umanità comune, Apollonio, ancora oggi, è un enigma che non  ha trovato un Edipo per rivelarlo. La sua esistenza è circondata da un  velo di mistero tale, che lo si confonde spesso con il mito. Ma  secondo ogni legge della logica e della ragione, è chiarissimo che  Apollonio non va mai considerato in questa luce. Se il Teurgo di  Tiana potesse essere ridotto a un personaggio fiabesco, la storia non  avrebbe più diritto ai suoi Cesare e ai suoi Alessandro. È verissimo  che questo Saggio, dai poteri taumaturgici a tutt‘oggi insuperati – in  base a prove storicamente accertate – risulta che sia comparso  sull‘arena della vita non si sa da dove, per poi scomparire non si sa  dove. Ma il motivo di ciò è evidente. Fu usato ogni mezzo, in  particolare durante il quarto e il quinto secolo della nostra Era, per  eliminare dalla mente della gente il ricordo di quest‘uomo grande e  santo. Da parte dei cristiani, come vedremo, per un motivo  validissimo, venne impedita la diffusione delle sue biografie, che  erano molte ed entusiastiche. Il Diario di Damis sopravvisse quasi  miracolosamente, restando da solo a raccontare la storia. Ma non va  dimenticato che Giustino Martire parla spesso di Apollonio, e il  personaggio e la sincerità di quest‘uomo buono sono insospettabili,  tanto più che egli aveva validi motivi per essere stupefatto. Né si può  negare che difficilmente si trova un Padre della Chiesa dei primi sei  secoli che non abbia menzionato Apollonio. Ma, secondo le  invariabili consuetudini di carità cristiana, le loro penne furono  intinte, come al solito, nel più nero inchiostro dell‘odium  theologicum, intolleranza e unilateralità. S. Girolamo (Hieronymus)  narra lungamente la vicenda della pretesa contestazione tra S.  Giovanni e il Saggio di Tiana –una competizione di ―miracoli‖ – di  cui, naturalmente, il santo sincero1 descrive in colori smaglianti la disfatta di Apollonio, e cerca comprove negli Apocrypha di S.  Giovanni, proclamati dubbii perfino dalla Chiesa.2  Dunque, è per questo che nessuno è in grado di dire dove e quando  nacque Apollonio, e tutti ugualmente ignorano la data e il luogo in cui  morì. Alcuni ritengono che quando morì avesse ottanta o novanta  anni, altri che ne aveva cento e perfino centodiciassette. Però nessuno  può dire se terminò i suoi giorni a Efeso nel 96 d. C., come dicono  alcuni, o se l‘evento ebbe luogo a Lindo, nel tempio di Pallade-Atena,  o ancora se scomparve nel tempio di Dictinna, o se, come sostengono  altri, non morì affatto, ma quando compì cento anni rinnovò la propria  vita per mezzo della Magia, e continuò a lavorare a beneficio  dell‘umanità. Soltanto gli Annali Segreti hanno annotato la sua  nascita e la sua carriera. Ma poi: ―chi ha creduto a una simile  diceria‖?  Tutto quello che la storia conosce è che Apollonio fu il fondatore  entusiasta di una nuova scuola di meditazione. Forse meno metaforico  e più pratico di Gesù, egli inculcò nondimeno la stessa quintessenza  di spiritualità, le stesse verità altamente morali. Lo si accusa di averle  confinate alle classi più elevate della società, invece di fare ciò che  fecero Buddha e Gesù, cioè predicare ai poveri e agli afflitti. A tanta  distanza di tempo, è impossibile giudicare i motivi per cui agì in  questo modo. Ma sembra che vi sia coinvolta la legge karmica. Nato,  come ci vien detto, nell‘aristocrazia, è molto probabile che egli  desiderasse portare a termine in questa specifica direzione il lavoro in  lasciato incompiuto dal suo predecessore, e pensò di offrire ―pace  sulla terra e buona volontà‖ a tutti gli uomini, e non soltanto ai reietti  e ai criminali. Pertanto, frequentò i re e i potenti dell‘epoca. Tuttavia i tre ―produttori di miracoli‖ palesarono una sorprendente somiglianza  nel loro scopo. Come Gesù e come Buddha, Apollonio fu inflessibile  nemico di ogni esibizione esteriore di religiosità, di ogni ostentazione  di inutili cerimonie religiose, di bigottismo e ipocrisia. Che i suoi  ―miracoli‖ siano stati più stupefacenti, più vari, e di gran lunga  meglio documentati storicamente di qualsiasi altro, è anche vero. Il  materialismo nega, ma le prove e le affermazioni anche della Chiesa  stessa, per quanto egli venga da questa stigmatizzato, dimostrano che  quanto sopra è un fatto.3  Le calunnie gettate contro Apollonio erano tanto numerose quanto false.  Ancora diciotto secoli dopo la sua morte, egli venne diffamato dal vescovo  Douglas nella sua opera contro i miracoli. In questa sua opera il reverendissimo  vescovo cozza contro fatti storici. Perché non nei miracoli, ma nell‘identità  delle idee e delle dottrine predicate, dobbiamo cercare la similarità tra Buddha,  Gesù e Apollonio. Se studiamo il problema con mente imparziale,  riconosceremo ben presto che l‘etica di Gautama, di Platone, di Apollonio, di  Gesù, di Ammonio Sacca, e dei loro discepoli, si basa sulla stessa filosofia  mistica. Tutti adorarono un solo Ideale divino, sia che lo considerassero come il  ―Padre‖ dell‘umanità che vive nell‘uomo, come l‘uomo vive in Lui, o come  l‘Incomprensibile Principio Creativo; e tutti condussero una vita divina.  Ammonio, parlando della sua filosofia, insegnava che la sua scuola datava dai  tempi di Ermete, il quale trasse la sua saggezza dall‘India. È la stessa mistica  contemplazione dello Yoghi: la comunione del Brâhman con il suo luminoso  Sé: l‘ ―Âtman.‖4  Pertanto, è così dimostrato che i principi fondamentali della Scuola  Eclettica sono identici alle dottrine degli Yogî, i Mistici indù; resta  comprovato che avevano una comune origine, la stessa fonte del  Buddhismo primitivo di Gautama e dei suoi Arhat.  L‘Ineffabile Nome, alla cui ricerca tanti cabalisti, che non conoscono alcun  Adepto orientale o europeo, vanamente consumano la loro erudizione e le vite  stesse, dimora latente nel cuore di ogni uomo. Questo nome mirifico che,  secondo i più antichi oracoli ―si espande nei mondi infiniti αΦμζηήηω  ζηνμΦάθζββζ,‖5 si può raggiungere in due modi: con la regolare iniziazione,  oppure per mezzo della ―piccola voce‖ che Elia udì nella grotta di Horeb, il monte di Dio. E ―quando Elia udì questa voce si coprì la faccia con il suo  mantello sostando sulla soglia della grotta. Ed ecco che la voce venne.‖6  Quando Apollonio di Tiana desiderava udire la ―piccola voce,‖ si  avviluppava interamente in un mantello di lana sul quale poneva entrambi i  piedi, dopo aver eseguito passi magnetici, e pronunciava non il ―nome,‖ ma  un‘invocazione ben nota ad ogni Adepto. Poi si copriva la testa e la faccia con il  mantello, e il suo spirito traslucido astrale si trovava libero. In condizioni  normali non indossava vesti di lana più di quanto usassero i sacerdoti dei  templi. Il possesso della combinazione segreta del ―nome‖ conferiva allo  Ierofante un supremo potere su ogni essere, umano o non, inferiore a lui per  forza animica.7  A qualunque scuola egli appartenesse, è certo il fatto che  Apollonio di Tiana lasciò un nome imperituro dietro di sé. Centinaia  di opere sono state scritte su quest‘uomo meraviglioso; gli storici ne  hanno discusso seriamente; imbecilli presuntuosi, incapaci di  giungere ad alcuna conclusione circa il Saggio, hanno cercato di  negarne la stessa esistenza. Quanto alla Chiesa, benchè ne esecri la  memoria, ha sempre cercato di presentarlo alla luce di un personaggio  storico. Ora la sua politica sembra essere orientata a dirigere in un  altro solco l‘impressione da lui lasciata: un ben noto e vecchissimo  stratagemma. I gesuiti, per esempio, mentre ammettono i suoi  miracoli, hanno messo in moto una doppia corrente di pensiero, e ci  sono riusciti, come riescono in tutto quello che intraprendono.  Apollonio viene presentato da una parte come un obbediente  ―strumento di Satana‖ che avvolgeva i suoi poteri teurgici della più  abbagliante e meravigliosa luce, mentre l‘altra parte sostiene di  considerare tutta la cosa come un abile romanzo, scritto avendo in  vista determinati obiettivi.  Nelle sue voluminose ‗Mémoires de Satan,‘ il Marchese de  Mirville, nel corso della sua arringa per il riconoscimento del nemico  di Dio quale produttore di fenomeni spiritici, dedica un intero capitolo  a questo grande Adepto. La seguente traduzione di un passo del suo  libro rivela tutto il complotto. Il lettore è pregato di tener presente che  il Marchese scrisse ogni singola parola delle sue opere sotto gli  auspici e con l‘autorizzazione della Santa Sede di Roma.  Equivarrebbe a lasciare il primo secolo incompleto recando insulto alla  memoria di S. Giovanni, passare sotto silenzio il nome di chi ebbe l‘onore di essere suo speciale antagonista, come Simon lo fu di Pietro, Elima* di Paolo,  etc. Nei primi anni dell‘Era cristiana... apparve a Tiana in Cappadocia uno di  quegli uomini straordinari, tanto frequenti nella scuola pitagorica. Gran  viaggiatore come il suo maestro, iniziato a tutta la dottrina segreta dell‘India,  dell‘Egitto e della Caldea, dotato quindi di tutti i poteri teurgici degli antichi  Magi, egli stupì uno a uno tutti i paesi che visitò, e che tutti, dobbiamo  ammetterlo, sembrano aver benedetto la sua memoria. Non potremmo dubitare  di questo fatto senza ripudiare quanto realmente e storicamente tramandato. I  dettagli della sua vita ci sono stati trasmessi da uno storico del quarto secolo  (Filostrato), egli stesso traduttore di un diario annotato giorno per giorno nel  corso della vita del filosofo, scritto da Damis, suo discepolo e amico intimo8.  De Mirville ammette la possibilità di qualche esagerazione, sia da  parte del compilatore che del traduttore; ―ma non ritiene che esse  abbiano molto peso nel racconto.‖ Di conseguenza, è spiacente di  riscontrare che l‘Abbé Freppel ―nei suoi eloquenti Essays,9 qualifichi  il diario di Damis un romanzo.‖ Perché?  (Perché) l‘oratore basa la propria opinione sulla perfetta similitudine,  calcolata, secondo lui, di questa leggenda con la vita del Salvatore. Ma  studiando la questione più profondamente, egli (l‘Abate Freppel) può  convincersi che né Apollonio, né Damis, e nemmeno Filostrato, hanno mai  chiesto onore maggiore che la rassomiglianza con S. Giovanni. Questo  programma era in se stesso abbastanza affascinante, e il travestimento  abbastanza scandaloso; perché per mezzo delle arti magiche Apollonio era  riuscito a pareggiare, in apparenza, parecchi dei miracoli di Efeso (prodotti da  S. Giovanni), etc.10  L‘anguis in herba ha mostrato la testa. È la perfetta, meravigliosa  similitudine della vita di Apollonio con quella del Salvatore, ciò che  mette la Chiesa tra Scilla e Cariddi. Negare la vita e i ―miracoli‖ del  primo, equivarrebbe a negare l‘attendibilità degli stessi Apostoli e dei  Padri della Chiesa, sulle cui attestazioni è costruita la vita dello stesso  Gesù. Attribuire la paternità delle opere benefiche dell‘Adepto, il suo  resuscitare i morti, gli atti di carità, i poteri di guaritore, etc., al  ―vecchio nemico‖ sarebbe ora piuttosto pericoloso. Donde lo  stratagemma di confondere le idee di coloro che si appoggiano alle  fonti e alla critica. La Chiesa è di gran lunga più lungimirante di tutti i  nostri grandi storici. La Chiesa sa che negare l‘esistenza di questo Adepto la porterebbe a negare l‘esistenza dell‘imperatore Vespasiano  e dei suoi storici, degli imperatori Alessandro Severo e Aureliano, e  dei loro storici, e infine a negare Gesù e qualsiasi prova su di Lui,  preparando così al proprio gregge la via per negare definitivamente se  stessa. E interessante sapere ciò che la Chiesa dice in tale emergenza,  tramite il portavoce da lei prescelto, de Mirville. Ecco quanto segue:  Che cosa vi è di tanto nuovo ed impossibile nel racconto di Damis  riguardante i loro viaggi nel paese dei caldei e dei Gimnosofisti ? –  egli domanda. Cercate di rammentarvi, prima di negare, che  cos‘erano a quell‘epoca questi paesi di meraviglie par excellence,  anche secondo le testimonianze di uomini come Pitagora, Empedocle  e Democrito, ai quali si deve concedere di aver saputo ciò di cui  scrivevano. Che cosa, in fin dei conti, abbiamo da rimproverare ad  Apollonio? Forse che ha fatto, come facevano gli Oracoli, una serie di  profezie e di predizioni sorprendentemente verificatesi? No: perché  ora, studiate meglio, sappiamo che cosa sono.11 Gli Oracoli sono ora  per noi diventati ciò che erano per tutti nel secolo scorso, da Van Dale  a Fontenelle. Forse di essere stato dotato di una seconda vista o di  aver avuto visioni a distanza?12 No, perché tali fenomeni sono  attualmente endemici in Europa. Per il suo essersi vantato di  conoscere ogni lingua esistente sotto il sole, senza averne mai studiata  nemmeno una? Ma nessuno può ignorare il fatto che questo è il  criterio migliore13 della presenza e dell‘assistenza di uno spirito, di  qualunque natura esso possa essere. O di aver creduto nella  trasmigrazione (reincarnazione)? È tuttora creduta (da milioni) al  giorno d‘oggi. Nessuno ha idea del numero di uomini di scienza che  desiderano ardentemente che venga ristabilita la religione druidica e i  Misteri di Pitagora. O di aver esorcizzato i demoni e la peste? Gli  egiziani, gli etruschi e i Pontefici romani hanno fatto la stessa cosa  molto prima.14 Di aver parlato con i morti? Oggi si fa la stessa cosa, o si crede di farlo – che è poi lo stesso. Di aver creduto alle Empusae?  Dov‘è il demonologo che non sa che l‘Empusa è il ―demone del sud‖  di cui si parla nel Salmo di Davide, temuto allora come lo si teme  ancora nell‘Europa Settentrionale?15 Di essersi reso invisibile a  volontà? È uno dei risultati del mesmerismo. Di essere apparso, dopo  la sua (supposta) morte, all‘imperatore Aureliano sulle mura della  città di Tiana, e per averlo con ciò costretto a levare l‘assedio a quella  città? Tale era la missione d‘oltre tomba di ogni eroe, e il motivo  della devozione dedicata ai Mani.16 Di essere disceso nel famoso  antro di Trofonio* ed averne tratto fuori un libro conservato poi per  molti anni dall‘Imperatore Adriano nella sua biblioteca di Anzio? Il  sobrio e veritiero Pausania era disceso nello stesso antro prima di  Apollonio, e ne era tornato non meno credente. Di essere scomparso  alla propria morte? Si, come Romolo, come Wotan, come Licurgo,  come Pitagora,17 sempre nelle più misteriose circostanze  accompagnate sempre da apparizioni, rivelazioni, etc. Fermiamoci qui  e ripetiamo ancora una volta: se la vita di Apollonio fosse stata un  semplice romanzo, egli non avrebbe mai raggiunto una tale celebrità  nel corso della sua vita, o creato una sètta così numerosa, e così  entusiasta dopo la sua morte.  E a ciò si aggiunga che, se tutto fosse stato un romanzo, Caracalla  non avrebbe mai innalzato un tempio alla sua memoria,18 Alessandro  Severo non avrebbe mai posto un suo busto tra quelli di due semidèi e  di un vero Dio,19 né un‘imperatrice sarebbe mai stata in  corrispondenza con lui. Tito, a mala pena rimessosi dagli stenti  dell‘assedio di Gerusalemme, non si sarebbe affettato a scrivere una  lettera ad Apollonio, chiedendogli di incontrarlo ad Argo, e  aggiungendo che suo padre e lui stesso (Tito) dovevano tutto a lui, il grande Apollonio, e che, di conseguenza, il suo primo pensiero era  per il loro benefattore. Né l‘imperatore Aureliano avrebbe eretto a  questo grande Saggio un tempio e un santuario, per ringraziarlo della  sua apparizione e e per la sua comunicazione a Tiana. Questa  comunicazione postuma, come tutti seppero, salvò la città, in quanto  Aureliano, di conseguenza, aveva tolto l‘assedio. Inoltre, se fosse  stato un romanzo, non vi sarebbe stato storicamente un Vopisco,20  uno degli storici pagani più degni di fede, ad attestarlo. E infine,  Apollonio non sarebbe stato oggetto di ammirazione da parte di un  personaggio così nobile come Epitteto, e perfino di parecchi Padri  della Chiesa: Girolamo, per esempio, nei suoi momenti migliori così  scrive di Apollonio:  Questo filosofo viaggiante trovò qualcosa da imparare ovunque andò; e  traendo profitto da tutto, in tal modo ogni giorno migliorava.21  Per quanto riguarda i suoi prodigi, senza volerli approfondire,  Girolamo li ammette innegabilmente in modo assoluto come tali; cosa  che non avrebbe sicuramente mai fatta, se non vi fosse stato costretto  dai fatti. Per chiudere l‘argomento, se Apollonio fosse stato il  semplice eroe di un romanzo compilato nel quarto secolo, gli efesini  non gli avrebbero eretto, nella loro entusiastica gratitudine, una statua  d‘oro per tutti i benefici che egli aveva loro elargiti.22



Filosofo Neopitagorico e Taumaturgo Greco; una delle figure dell'antichità classica. La sua biografia scritta da Filolastro, narra i suoi miracoli, che lo convertirono in un equivalente di Gesù il Cristo.
Zaniah



Apollonio di Tiana (greco: Απολλώνιος Τυανεύς; latino: Apollonius Tyaneus Tiana, 2 – 98) è stato un filosofo greco antico.  Seguì la corrente del neopitagorismo, e fu insegnante e asceta del I secolo.
Apollonio avrebbe condotto una vita ascetica secondo la dottrina pitagorica, osservando un periodo di silenzio di cinque anni, praticando il celibato, e vestendo abiti di lino. Si asteneva dalla carne e talvolta si nutriva di piante spontanee. Morì forse verso fine del I secolo.
Secoli dopo, alcuni alchimisti avrebbero fatto riferimento alla sua figura, tra cui Geber (Jabir ibn Hayyan), il cui Libro delle pietre è una convoluta analisi di opere alchemiche attribuite ad Apollonio (da lui chiamato "Balinas"), e Artefio, autore del De Vita Propaganda, che affermava di essere Apollonio stesso. Apollonio viene quindi ritenuto l'ultimo grande iniziato dell'era pre-cristiana e a lui è attribuito il ritrovamento della tavola di smeraldo.]

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