Dipinti di arcobaleno di Tulku Urgyen Rinpoche

martedì 21 luglio 2015




L'essenza è di per sé completamente libera dal pensiero concettuale, eppure, nello stesso tempo, la sua espressione è il pensiero concettuale.
Non fissate la vostra attenzione sull'espressione: riconoscete, piuttosto, l'essenza.
In questo modo l'espressione non ha il potere di sussistere, ma semplicemente crolla o si riassorbe nell'essenza

 Finché esistono un soggetto e un oggetto del riconoscimento, si tratta sempre della mente dualistica.


Prima osservate e poi allentate:
«Stringi con forza e allenta del tutto: così troverai il punto di vista essenziale». 'Stringi con forza' significa semplicemente osservare l'essenza della mente: senza osservare non c'è riconoscimento. 'Allenta del tutto' significa rinunciare o abbandonare l'idea di riconoscere: si riconosce che non c'è nulla da riconoscere. Lo stato risvegliato non è qualcosa che si possa identificare o individuare: questo è essenziale.
Aggrapparsi a un soggetto e a un oggetto del riconoscimento non è altro che un atteggiamento mentale dualistico. Riconoscete che non c'è nulla da riconoscere e poi lasciate andare del tutto. Rimanete senza 'osservatore' e 'osservato

Si menzionano cinque modi di liberarsi. Il quinto [...], 'universalmente liberato', significa che, qualsiasi tipo di manifestazione o di stato si presenti, è allo stesso modo libero...
non è rilevante quale tipo di emozione o pensiero si manifesti: tutti si liberano quando si riconosce il rigpa
[...] 'Primordialmente liberato' si riferisce allo stato risvegliato, ma se si parla della mente dualistica, questa non è primordialmente liberata, deve essere liberata-purificata-dissolta.
Quando si riconosce che la propria essenza è purezza primordiale, i pensieri che sorgono interiormente si dissolvono di nuovo interiormente, nella dimensione della nostra natura: non vanno da nessuna altra parte, questo è il significato di autoliberazione che sorge spontaneamente. [...]

Ciò che considera o osserva la natura di buddha si chiama presenza mentale, o attenzione costante, nel senso di sorvegliare ininterrottamente la natura di buddha come un vaccaro fa la guardia alla sua mandria. [...] Perciò ci sono due elementi: la natura di buddha e l'attenzione costante, il 'non dimenticarla'. [...]
Fin dall'inizio la vacuità si sperimenta senza bisogno di costruirla: si dà importanza al processo di spogliare la consapevolezza fino alla sua condizione di nudità totale, senza generare attaccamento alla vacuità"

I pensieri nascono da voi e, se ne riconoscete la sorgente, si dissolvono in voi.  Riconoscere significa vedere che la natura della mente è chiarezza vuota e senza limiti.
Il soggetto che 'conosce' è, in essenza, vuoto. È chiaro per sua natura, e la sua capacità è senza limiti.

nel momento in cui siamo in preda alle forme mentali abituali o alle onde incalzanti delle emozioni, per esempio dell'ira, è molto più facile riconoscere il nudo stato di consapevolezza. Questo non accade se si è allenati solo allo stato di meditazione calmo e tranquillo in cui non sorgono pensieri ed emozioni negative.
A causa del  'morbido piacere', è in realtà molto più difficile riconoscere lo stato autentico della mente non dualistica.
Allenandoci solamente a una condizione di serenità potremmo [...] rimanere, per la durata di eoni, in un ininterrotto stato profondamente assorto. Questo stato è simile a un'intossicazione indotta dal piacere spirituale della pace e della tranquillità.
È proprio l'intensità dell'emozione che permette una più acuta introspezione nell'essenza della mente.
 Oppure se improvvisamente proviamo un senso di paura, come quando siamo inseguiti da un branco di cani rabbiosi e la mente è come pietrificata, se in quel momento, anche se è molto difficile, riusciamo a ricordare di riconoscere l'essenza della mente, la nostra visione interiore sarà più potente della normale condizione di introspezione frutto della pratica meditativa.

Occorre che ricordarsi di riconoscere e il riconoscere siano simultanei, senza che tra i due momenti trascorra il benché minimo lasso di tempo

Se perdiamo la presenza cominciamo a vagare nella 'nera dissipazione' delle ordinarie e abituali forme mentali...
il pensiero discorsivo è distrazione, ma, quando ne riconosciamo l'essenza, spingiamoci alla condizione senza pensieri

Dobbiamo accorgerci quando siamo distratti ... «Sto cominciando a divagare»: riconoscendo l'identità di chi si è distratto, automaticamente ritorniamo al punto di vista. Ricordare è come il momento in cui si preme l'interruttore

Anzitutto si applichi il metodo: quando si entra nello stato naturale [cioè lo stato di non distrazione] lo si lasci semplicemente continuare. Naturalmente, dopo un po', l'attenzione comincia di nuovo a scomporsi e possiamo non accorgerci della distrazione, poiché è spesso molto sottile e arriva di soppiatto, come un ladro. Ma quando ce ne accorgiamo, dobbiamo far funzionare la presenza e rimanere in una condizione naturale. Questo stato naturale è la presenza senza sforzo.

La capacità di riconoscere che l'essenza della mente è vuota si chiama 'chiarezza'. Se la mente fosse solamente vacuità, spazio nudo, cosa o chi saprebbe che è 'vacua', 'vuota', 'nulla'? Non vi sarebbe conoscenza.Vacuità e chiarezza sono indivisibili.
La mente è già sia chiarezza che vacuità.

C'è solo un riconoscimento iniziale, che in seguito non richiede abilità né che tentiate di migliorarlo. questa è la meditazione o meglio la 'non meditazione'

L'allenamento consiste semplicemente nel ristabilire il riconoscimento
Se c'è il riconoscimento non c'è altro da fare

Quando cerchiamo di manipolare o fare qualcosa, la natura diventa artificiale.
Questo momento è qualcosa di artificioso o che è sufficiente lasciare com'è naturalmente? Osservalo.

Se durante la pratica cominciate a pensare: «Questo stato non è proprio quello giusto, dovrebbe essere un po' diverso», oppure: «Penso che questo sia lo stato», «Forse questo non è lo stato!», «Adesso ci sono», «L'ho appena sperimentato! Adesso è scivolato via!». Questa non è naturalezza spontanea.

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