CARATTERISTICHE DEL GUERRIERO TOLTECO CASTANEDIANO: + Aforismi di Carlos Castaneda

lunedì 24 ottobre 2011
Vedi anche --> 
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I paurosi tirano per i piedi chi è intento a volare, per riportarlo a terra. Nella meschinità si sentono meglio se tutti strisciano, li umilia che qualcuno possa contemplare da un piano a loro inaccessibile.
 

Mi hanno già conferito il potere che regge il mio destino 
nulla stringo, così non avrò nulla da difendere. 
Non ho pensieri, così potrò VEDERE. 
Non temo nulla, così ricorderò me stesso.  
Distaccato e sereno, sfreccerò oltre l'Aquila, verso la libertà

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Quando il dialogo interno si ferma, il mondo collassa, e affiorano aspetti straordinari di noi stessi, come se fossero stati severamente tenuti sotto sorveglianza dalle nostre parole."

Don Juan Matus - La ruota del tempo

-

Non esistono due mondi separati, due realta' diverse, un mondo normale e uno paranormale... esiste un mondo unico, che si puo' "guardare" o "VEDERE".

 Le cose non cambiano, tu cambi modo di guardare. Ecco tutto. - Carlo Castaneda.


vivi sui sentieri del tuo Amore e ovunque ti troverai sarai completo







Intro:
INTENZIONALITà = proprietà della coscienza umana grazie alla quale un oggetto viene configurato o inteso 
INTENTO (intendere) = in  (verso) + Tendere = volgere a / verso un dato obiettivo...
 ...

intendere è desiderare senza desiderare, fare senza fare

Voi SEGUITE il RIFLESSO delle vostre IDEE... Gli SPECCHI DEFORMATI li AVETE DENTRO, e il MONDO DEVE ADEGUARVISI


il mondo  quotidiano esiste soltanto in grazia dell’attenzione con cui lo tratteniamo, ma se allentassimo la presa, svanirebbe, si entrerebbe  nel Nagual 
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Distinzione tra "prima attenzione" e "seconda attenzione" --> BY PHOENIX
la prima attenzione, quella che impieghiamo nella vita quotidiana, si nutre di "fare", di azioni che hanno di mira uno scopo, mentre la seconda attenzione emerge dal "non-fare", da "non-azioni", come interrompere il dialogo interiore od agire impeccabilmente senza aspettarsi alcuna ricompensa, cose che per il nostro tonal non hanno senso. 
...
Un errore fondamentale sia quello di avvicinarsi alla seconda attenzione mantenendo la modalità di azione della prima. Mi spiego.
Nella prima attenzione le azioni sono sequenziali. Da A si passa a B, e poi a C, e poi a D... Ad esempio: studio per passare l'esame, passo l'esame per prendere la laurea, prendo la laurea per trovare un lavoro, trovo un lavoro per guadagnare soldi, guadagno soldi per comprarmi la casa etc..
Ogni azione della prima attenzione, dunque, mira ad uno scopo. Non è mai disinteressata, ma mira sempre ad un qualche guadagno. Che sia un guadagno in moneta o per il nostro orgoglio poco importa. Allo stesso modo rischiamo di portarci dietro questa modalità di azione anche quando pratichiamo quelle "tecniche" che dovrebbero portarci alle soglie della seconda attenzione. Del tipo meditare aspettando l'illuminazione, praticare i passi magici per vedere l'energia, scrivere un diario dei sogni per indurre un viaggio astrale... Ovviamente quando ci rendiamo conto che i risultati non arrivano, ci sentiamo scoraggiati e non capiamo perché non sia successo niente. Immagino che molti abbiamo mollato tutto una volta aver provato questa sgradevole sensazioni; un po' come essere presi in giro. Eppure non potrebbe altrimenti!

Non so perché, ma è un fatto che le porte della seconda attenzione si spalanchino quando in noi crolla qualsiasi tipo di interesse. Le prime volte che leggevo Castaneda, con Don Juan che parla dell'agire impeccabile, oppure Evola quando enfatizza il non-agire, non capivo. Mi sembravano delle costrizioni morali, qualcosa di imposto che non avesse senso. Adesso capisco che agire senza riserve, ed al contempo senza aspettarsi alcuna ricompensa, alcun riconoscimento, alcun merito, è l'unico modo per far emergere consapevolmente la seconda attenzione.

Nella prima attenzione, la nostra ragione ci persuade che se un'azione non porta ad alcun guadagno, è bene lasciarla perdere. Per questo occorre attivare la volontà e continuare ad agire senza aspettarsi niente. Soltanto la costanza silenziosa della nostra volontà può infrangere le barriere della prima attenzione.


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DIVENTARE  INACCESSEBILE

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Dove rivolgi il tuo pensiero, là vivi la tua vita 

"Vedere" = Conoscenza immediata


« Un  uomo di conoscenza vive agendo, non pensando ad agire, non  pensando a che cosa penserà quando ha finito di agire »


FARE (Guardare) -> NON FARE (VEDERE) -> Fermare il  Mondo


Ogni volta che qualcuno entra nella Seconda Attenzione il punto di unione si trova in una posizione diversa. RICORDARE, quindi vuol dire risistemare il punto di unione nella posizione esatta che occupava una volta entrati nella Seconda Attenzione; facendo ritornare il punto di unione in ciacuna di quelle posizioni specifiche, non solo gli stregoni avevano un ricordo totale e assoluto, ma rivivevano ogni esperienza avuta nella Seconda Attenzione; essi dedicavano tutta la propria vita alla realizzazione del compito di RICORDARE;  Risistemare con Uniformità, Coesione, Coerenza
.. Creare dei ponti tra le azioni in 2° Att. e la propria consapevolezza del mondo quotidiano
.
Apprendere qualcosa in 2° Attenzione è simile al primo apprendimento della nostra infazia. Quello che impariamo resta con noi per tutta la vita

......

La vita da sola è sufficiente, autoesplicativa e completa

Voi, per tutto il parlare che fate, siete imbrogliato dalle parole.
Siete intrappolato dai loro significati ... 
Arrivare alla TOTALITà di se stessi = Legare i fili separati della tua Vita
Tutti noi nasciamo leggeri e liberi ma diventiamo poi inchiodati alla terra.
Siamo noi che ci rendiamo così.
"Per poter accedere alla "Conoscenza" devi  SCARTARE  le spiegazioni comuni (ordinarie) e saper accumulare potere personale"
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" Sapete che in questo preciso momento siete circondati dall'eternità?
... E sapete che potete usare questa eternità, se lo desiderate?

.. Sapete che potete estendervi per sempre in ogni direzione ?

..Sapete che ogni momento può essere eternità? 


Non è un indovinello; è un fatto, ma solo se vi impadronite di quel momento e lo usate per prendere la totalità di voi, per sempre, in ogni direzione... "
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Se si vuole riuscire in qualcosa, la riuscita deve arrivare dolcemente, con grande impegno, ma senza costrizione od ossessione.

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Fedele al principio di aiutare gli altri a sbrigarsela da sè

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"Non importa ciò che uno rivela o tiene per sè...
tutto ciò che facciamo, tutto ciò che siamo, poggia sul nostro potere personale.
Se ne abbiamo a sufficienza, UNA SOLA PAROLA GETTATA A NOI PUò BASTARE A MUTARE IL CORSO DELLE NOSTRE VITE.
Ma se non abbiamo sufficiente potere personale, Il PIù SPLENDIDO BRANO DI SAGGEZZA PUò ESSERCI RIVELATO, E QUESTA RIVELAZIONE NON CAMBIERà PROPRIO NULLA..."
Spesso ci GIOCHIAMO dei TIRI per COSTRINGERE NOI STESSI ad ABBANDONARE la RICERCA.
La contromisura è persistere nonostante tutti gli ostacoli e le delusioni...
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I modi dell'agguato
1. Spietatezza (non deve essere ferocia)
2. Astuzia (non crudeltà)
3. Pazienza (non negligenza)
4. Gentilezza  (Dolcezza... Non stupidità)

Sii spietato ma affascinante
Sii astuto ma simpatico
Sii paziente ma solerte
Sii gentile ma letale

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1 - Confidarsi con lo spirito come se parlassi ad un buon amico, da tu a tu, con infinita fiducia; ... fallo tutte le notti prima di dormire e quando meno lo ricordi ti risponderá nei tuoi sogni.
... il guaio dell'uomo è che egli intuisce le proprie risorse nascoste ma non osa utilizzarle

2 - Eliminare tutto quello che non è indispensabile... in primis ESTIRPARE l' IMPORTANZA PERSONALE ->   il 90% della nostra energia la consumiamo nel tentativo di difendere la nostra importanza personale


«Chi non dà a se stesso nessuna importanza diventa invulnerabile.
L’energia che si spreca nel dare importanza a se stessi è la massima immaginabile, l’arte di riorientarla si chiama impeccabilità».




3 - Riuscire a SEPARARSI DAL MONDO… RESTANDO IN ESSO, continuando a viverci ("FOLLIA CONTROLLATA")  ...  "Fare l'agguato a se stessi", cioè "catturare" i propri vizi e tutte le altre abitudini malsane...  
non “darsi” (attaccarsi) al mondo, ma “godere” di esso.

La follia controllata è l'arte di fingere di essere completamente immersi in qualcosa a portata di mano - e fingere tanto bene che nessuno possa vedere la differenza tra vero e falso.  
La follia controllata non è un vero e proprio inganno, ma un mezzo sofisticato e artistico di essere separati da tutto pur restando parte integrale di tutto.  
«La follia controllata è difficile da apprendere.  Molti non riescono a sopportarla, non perché ci sia in quell'arte qualcosa di male, ma perché richiede molta energia nel praticarla.» 


 Follia controllata,  è l’atteggiamento di chi ha  imparato a «vedere» e si trova circondato dalla mera follia



 4 - Non lasciarsi "trascinare" dalle situazioni. Ritirarsi. Lasciar che i pensieri scorrano liberamente... Occuparsi di qualcos'altro. Qualunque cosa può essere utile...
... Se cominciate a inquietarvi e ad impazientirvi, a disperarvi, sarete abbattuti senza pietà dai TIRATORI SCELTI DELL'IGNOTO... Se invece agite senza macchia e avete sufficiente potere personale per eseguire i vostri compiti, si attuerà per voi la REALIZZAZIONE dell'INTENZIONE 


5 - Trattare con la gente senza lasciarci “affettare” da essa, e senza impazzire nell'intento... 
le persone' ci affettano, ci tolgono potere, energia, ci schiavizzano...
... Non lasciar vedere il tuo "gioco". Non mettersi mai in prima linea. 


6 - ARRESTARE IL "DIALOGO INTERIORE",  interrompere la conversazione interna, "FERMARE la DESCRIZIONE del MONDO"

SMETTILA DI CERCARE CONFERME E APPROVAZIONE  DAL MONDO INTORNO A TE
Ogni volta che il dialogo interno si interrompe, il mondo sprofonda e affiorano straordinarie sfaccettature di noi, come se fossero state fino a quel momento tenute nascoste dalle nostre parole. Voi siete cosi come siete poiché vi dite che siete appunto cosi.
... 
Ma perché qualcuno dovrebbe desiderare di fermare il mondo?
"Non lo desidera nessuno, questo è il punto, semplicemente ACCADE. E quando capirai cosa significa "Fermare il mondo", ne conoscerai la ragione... Una delle arti del guerriero consiste nel far CROLLARE IL MONDO PER UN MOTIVO PRECISO E POI RIMETTERLO IN PIEDI "
....
FERMARE IL MONDO è il primo passo per imparare a VEDERE (in contrapposizione al semplice atto di guardare)
"a seconda di come il mondo "dovrebbe" essere secondo i nostri "pregiudizi", crediamo e creiamo il mondo, però in questo modo ci PRECLUDIAMO la capacità naturale che abbiamo di "VEDERLO", tal come è veramente; ...
INVECE DI "PENSARLO", DOVREMMO IN VERITà "SENTIRLO"... Allora, la verità sorgerebbe davanti ai nostri stessi occhi, e nessuno potrebbe ingannarci più su nulla.
Col Dialogo interiore sul Mondo Lo animiamo, lo accendiamo di vita, lo sosteniamo fermamente con la nostra conversazione interna; e non solo è così,  addirittura scegliamo anche i nostri cammini a forza di parlare con noi stessi. E' così che ripetiamo le stesse abitudini, gli stessi errori di sempre, uno dopo l'altro, fino al giorno della nostra morte."  

Apprendere in modo autentico una nuova descrizione del mondo implica la capacità di ricavare una nuova percezione del mondo, che si adatta a quella descrizione (es. quella degli stregoni)... Ciò significa raggiungere, ottenere la "PARTECIPAZIONE" completa e DIRETTA con il NAGUAL -> essere in grado di elaborare tutte le interpretazioni percettive appropriate che, conformandosi a quella descrizione, la convalidano... 
Per Fermare il mondo si deve imparare una nuova descrizione in un senso totale, allo scopo di contrapporla a quella vecchia e,  in questo modo, spezzare la certezza dogmatica, che tutti abbiamo, secondo la quale la validità delle nostre percezioni, o la nostra realtà quotidiana, non si devono mettere in discussione.
Il passo successivo è quello di VEDERE -> "la risposta alle sollecitazioni percettive di un mondo esterno a quella descrizione che abbiamo imparato a chiamare realtà"


la ricerca sistematica del silenzio interiore. 
L’interruzione del dialogo interiore, cioè del flusso di pensieri che noi incessantemente rivolgiamo a noi stessi, è una tecnica base in molte discipline spirituali, per esempio in alcuni sistemi di meditazione yogica. Se eliminiamo l’interferenza del dialogo interno, che ci impone di non cercare nulla oltre i limiti delle sue categorie, la nostra ragione è costretta a farsi da parte ed allora molte meraviglie diventano possibili: una cosa semplice come “guardare” può trasformarsi nell’atto magico di “vedere”, cioè nella percezione diretta dell’energia così come fluisce nell’universo. Portare a compimento quest’impresa significa fermare il mondo, cioè interrompere per sempre la coesione e la coerenza della nostra percezione.
.. L'interruzione del d.i. comporta anche la sospensione dellINTERPRETAZIONE sensoria.


Per interrompere I'immagine del mondo (dialogo interiore) che si possiede fin dalla culla, non è sufficiente volerlo o deciderlo. E' necessario avere un compito pratico; questo compito pratico è chiamato "il modo giusto di camminare" -> esso satura il Tonal...
Lo inonda fino a sommergerlo.
Capite: l'attenzione del tonal dev'essere posta sulle sue creazioni.
è infatti quell'attenzione che, in primo luogo, crea l'ordine del mondo;  il tonal deve quindi essere attento agli elementi del suo mondo, per sostenerli, e soprattutto deve sostenere l'immagine del mondo come dialogo interno.

.... il modo giusto di camminare era un sotterfugio ...
Nel frattempo si può attirare l'attenzione sulle braccia, intrecciando le dita in modo insolito... l'importante è che guardando, senza mettere a fuoco gli occhi, verso un punto esattamente di fronte a lui nell'arco che parte dalla punta dei suoi piedi e finisce all'orizzonte, letteralmente sommerge il proprio "tonal" di informazioni.
Il "tonal", in mancanza della consueta  relazione con un solo elemento per volta, è incapace di parlare con se stesso:
si raggiunge quindi il silenzio.
Senza  mettere a fuoco scopre un numero enorme di aspetti del mondo senza però raggiungere nitidezza su alcuno...


7 - Essere "impeccabili", cioè non esaurire la propria energia, conservare il potere personale... L'impeccabilità è fare il meglio che si può sempre, in qualunque cosa.
Recuperare tutta la propria energia vitale lasciata dispersa e, nel contempo, espellere tutta quella estranea a noi, che non corrisponde ai nostri fini.
L'energia sarebbe così reintegrata al proprio essere per recuperare la "totalità di se stessi", la propria "conformazione energetica" originaria.
...
L'impeccabilità è semplicemente il miglior uso del nostro livello di energia... esige frugalità, sollecitudine, semplicità, innocenza, mancanza del riflesso di sé (esaltazione della propria autoimmagine) ecc...
Per comandare lo spirito, e con questo intendo comandare il movimento del punto d'unione (d'ASSEMBLAGGIO), c'è bisogno di energia. L'unica via per conservare energia è la nostra impeccabilità.


8 - Diventare inaccessibile ai più  (-> alla gente, al mondo; deve RIMANERE ACCESSIBILE E APERTO, SOLO A CHI VUOLE LUI )  ... devi mostrare alla gente solamente quello che vuoi mostrargli; senza dire mai con precisione le cose come lo hai fatto fin'ora


9 - Usare la MORTE come CONSIGLIERA ... Star disposti a morire ed essere pronti all'ultima battaglia in qualsiasi momento, circostanza, luogo.
... La morte è l'unica consigliera saggia che abbiamo.
 

«Sto a mio agio
con la gente, sicché la morte è per me una persona. Sono anche
dèdito ai misteri, sicché la morte per me ha occhi vuoti. Posso
guardare attraverso. Sono come finestre, eppure si muovono, come
gli occhi si muovono. Così posso dire che la morte coi suoi occhi
vuoti guarda il guerriero che fa la sua ultima danza»

D. Juan


NON HAI TEMPO AMICO MIO...Questa è la sfortuna degli esseri umani. Nessuno di noi ha tempo a sufficienza, e la tua continuità non ha senso in questo mondo imprevedibile e misterioso.
Focalizza la tua attenzione sul legame tra te e la morte, senza rimorso, tristezza o preoccupazione. 
Focalizza la tua attenzione sul fatto che non hai tempo, e lascia che le tue azioni fluiscano di conseguenza. Fai sì che ognuna delle tue azioni sia la tua ultima battaglia sulla Terra. Solo a questa condizione le tue azioni avranno il giusto potere. Altrimenti saranno , per quanto a lungo tu possa vivere, le azioni di un timoroso.
....
Ogni volta che senti, come sempre fai, che tutto ti sta andando male e che stai a punto di essere annichilato, girati verso la tua morte e domandale se è vero; lei ti dirá che ti sbagli; che niente è più importante se non il suo tocco. La tua morte ti dirá: ancora non ti ho toccato. Il guerriero pensa alla sua morte quando le cose perdono chiarità. Il guerriero considera alla morte la consigliera più trattabile, che può venire anche ad essere testimone di tutto quanto si faccia. L'idea della morte è l'unica che tempra il nostro spirito.
... Questo non vuol dire che devi preoccuparti per la tua morte; si tratta di usarla. Poni attenzione sul laccio che ti unisce alla tua morte, senza rimordimenti, tristezza o preocuppazione.  
Poni la tua attenzione sul fatto che non hai tempo e lascia che i tuoi atti fluiscano in accordo a questo; che ciascuno dei tuoi atti siano la tua ultima battaglia sopra la Terra. 
Solo sotto tali condizioni i tuoi atti avranno il potere che gli corrisponde
... C'è una strana felicità ardente nell'attuare con il pieno convincimento che quello che si sta facendo può benissimo essere l'ultimo atto sopra la terra. 
Ti raccomando meditare sulla tua vita e contemplare i tuoi atti sotto questa luce. 
Non hai tempo amico mio, questa è la disgrazia degli esseri umani.
Nessuno di noi ha sufficente tempo e la tua supposta continuità, nella quale consiste la tua felicità, non ha senso in questo mondo di mistero e pavore. La tua "continuità" sólo ti fa timido. 

I tuoi atti, non possono possedere così in nessun modo, il gusto, il potere, la forza irresistibile di quelli realizzati invece da un uomo che sa di star liberando la sua ultima battaglia sulla terra. 
In poche parole: la tua "continuità" non ti rende nè felice, nè potente. 
...
La maggior parte della gente passa di atto in atto senza pensare.  
Un guerriero, al contrario, valuta ogni passo e dato che ha conoscenza intima della propriaa morte, procede con giudizio, come se ogni azione fosse la sua ultima battaglia. Un guerriero da, alla sua ultima battaglia, il rispetto che merita; è naturale, quindi, che nel suo ultimo atto sulla terra dia il meglio di se stesso.
...
Però, preoccuparsi terribilmente della morte forzerebbe chiunque
sia di noi a focalizzare la propria attenzione su di sè; e questo è logorante. Cosicchè, un'altra cosa di cui si ha bisogno per essere un guerriero è il "DISTACCO", o "Spietatezza"

...
[ « “Sii spietato ma affascinante”, soleva ripetermi Don Juan. 
“Sii astuto ma simpatico. Sii paziente ma solerte. Sii gentile ma letale. Solo le donne ci riescono!” La spietatezza non deve essere ferocia, l’astuzia non deve essere crudeltà, la pazienza non deve essere negligenza e la gentilezza non deve essere stupidità. » ]
.....

... Il "senso della morte" imminente accompagnata con il"distacco", invece di convertirsi in un'ossessione, si converte in indifferenza
Un uomo distaccato, che sa che non ha possibiltà di ponere limiti alla sua morte, e possiede solo una cosa che lo supporti: 
il potere delle sue decisioni. 
Deve essere, per così dire, il "proprietario", il padrone, della sua SCELTA.
Deve comprendere che ogni sua scelta è una sua responsabilità [(così non si esaurisce nel darle la colpa agli altri)]; e, una volta che sceglie, non rimane tempo per le recriminazioni, nè per i lamenti. 
In un mondo dove la morte è il cacciatore, non c'è tempo per lamentazioni e dubbi. C'è tempo solo per decisioni... Farci responsabili delle nostre decisioni è essere disposti a morire per esse; non importa quale sia la decisione...
Le sue decisioni sono definitive semplicemente perchè la sua morte non gli da tempo di legarsi a niente... In questo modo, la nostra energia "è libera" di fluire e non ci riduciamo a farcela"consumare" o "succhiarla" artificiosamente dall'esterno, dalla gente o dalle cose, perchè non ne abbiamo bisogno visto che questa ci arriva "naturalmente" da dentro)] 
 ... Niente potrebbe essere più serio, nè meno importante di qualsiasi altra cosa. In un mondo dove la morte è il cacciatore, non ci sono cose grandi nè piccole; solo ci sono decisioni alla vista della nostra morte inevitabile. 


Un guerriero prende in considerazione tutte le possibilità e poi sceglie in accordo con la propria predilezione intima. 
Una regola basica per un guerriero è prendere le proprie decisioni con tanta cura, da fare in modo che nulla di quello che possa venire come risultato, sia capace di sorprenderlo.
Decidere non significa eleggere un momento arbitrario; decidere significa che hai messo il tuo spirito in ordine impeccabile e che hai fatto tutto il possibile per essere degno della conoscenza e del potere. 
Preoccupati e pensa pure quanto vuoi prima di prendere una qualunque decisione; però una volta che lo fai, lasciati andare libero da preoccupazioni e da pensieri. Ci saranno ancora un millione di decisioni che ti aspettano
 Un guerriero accetta la responsabilità delle sue azioni, per quanto difficili possano essere
.

  l'idea di star in balia del vento [(ossia: sotto il "controllo" di qualcuno, o di "qualcosa")] dovrebbe essere inammissibile [(dire, "per colpa di.." è ammettere di fatto il nostro "non-controllo"; e rassegnarsi ad esso: questo,  "Arrendersi"; non "lottare" più; non essere più "guerriero", ma "vittima". 
Ci trasformiamo in "principi tiranni" come tutti gli altri maghi neri, succhiando energia alla gente perchè non siamo più ormai nelle condizioni di farla uscire dallo Spirito e da noi stessi)]
...
Il guerriero non si abbandona neppure alla propria morte. 
La morte deve lottare per averlo. 
[(in questo senso, un guerriero si abbandona solo allo
Spirito, non è schiavo di nessun'altra cosa... 

Non è schiavo della ragione, lo è piuttosto del "sentimento", però unicamente di quello che procede dallo Spirito.
...
Solo il sentimento della morte da all'uomo il distacco sufficente, affinchè sia capace di non negarsi nulla

Cosí, con la coscienza della sua morte, con il distacco e con il potere delle sue scelte, un guerriero arma la sua vita in maniera strategica.
Un guerriero procede sempre come se avesse un piano perchè confida nel suo potere personale. 
L'allegria di un guerriero gli arriva dall'aver accettato pienamente il suo destino e dall'aver calcolato in verità ciò che lo aspetta


10 - Un guerriero non può in nessun modo lamentarsi per non essere da un'altra parte, perchè vive la sfida che gli sta accadendo qui e adesso, in questo precisissimo istante... ...  Cerca di comprimere il tempo, tutto conta, anche un secondo... Non sprecare nemmeno un istante = Vivere ogni istante il più felicemente che si riesca fare.
  Per un guerriero solo esiste il "qui" e l'"ora"...
Non c'è niente al mondo capace di garantire che potrai vivere ancora un solo istante di più...
il futuro non è altro che un pettegolezzo


11 - "Cancellare / abbandonare la propria storia personale", affinché nessuno ti leghi con i propri pensieri...
... -> Per abbandonare la storia personale bisogna avere il desiderio di lasciar andare il proprio passato, tagliare i fili dei vecchi attaccamenti  e distaccarsi  armoniosamente, poco a poco.
Si Mantiene la propria storia personale raccontando alla gente tutto quello che fai. Invece, se non alimenti la storia personale, non hai più bisogno / "dovere"/ "obbligo" di rendere conto, di spiegare tutto a tutti , e di auto-giustificarti continuamente...
... In pratica è come morire al vecchio e RINASCERE OGNI GIORNO al nuovo, alla freschezza, leggerezza e novità della vita
... Cancellare la storia personale ci libera dal "PESO" dei PENSIERI ALTRUI
... è come dire: "NESSUNO SA CHI SONO, NEPPURE IO"
... Ciò serve anche a "PERDERE" l'IMPORTANZA PERSONALE

 "Poco a poco devi creare una nebbia attorno a te, un alone di Mistero, in modo che nulla possa darsi per scontato; che niente  abbia una certezza assoluta.
Il tuo problema è che sei troppo prevedibile.
I tuoi progetti sono troppo prevedibili; i tuoi umori sono prevedibili. Non dare le cose per scontato; devi iniziare a cancellarti.
... 
D. Juan:
"Io Non ho più una storia personale... Un giorno ho scoperto che la storia personale non mi occorreva più e l'ho eliminata...  Me ne sono, sbarazzato, liberato un giorno, quando ho sentito che non era più necessaria...
Per sbarazzarsi della storia personale, occorre prima di tutto averne il desiderio, e poi si deve procedere in modo armonioso per tagliarla via a pezzetti, a poco a poco...
Tu non saprai mai chi o che cosa sono perché io non ho una storia personale... Nessuno conosce la mia storia personale, nessuno sa chi sono o che cosa faccio. Nemmeno io !
...
"Non vedi?
Tu devi rinnovare la tua storia personale raccontando ai tuoi genitori, ai tuoi parenti e ai tuoi amici, tutto quello che fai. D'altro canto, se non hai una storia personale, non occorrono spiegazioni; nessuno è arrabbiato o deluso con te, per i tuoi atti... Questo ti libererà dall'ostacolo dei pensieri altrui....

E soprattutto nessuno ti tiene vincolato o ti potrebbe inchiodare con i suoi pensieri"
...
Fare domande sul passato di qualcuno è una montagna di fesserie...
 .....
"A poco a poco devi creare la nebbia intorno a te; devi cancellare tutto quello che ti circonda finché niente è dato per scontato, niente è garantito o reale. Il tuo problema adesso è che sei troppo reale. I tuoi sforzi sono troppo reali; il tuo modo di fare è troppo reale. Non dare tutto per scontato. Devi cominciare a cancellare te stesso...
Comincia dalle cose semplici, per esempio non rivelare quello che fai veramente. Poi devi lasciare tutti coloro che ti conoscono bene. In questo modo creerai un banco di nebbia intorno a te...
Una volta che ti conoscono diventi qualcosa di scontato e da quel momento in poi non riuscirai più a sciogliere il nodo, a ROMPERE I LEGAMI DEI LORO PENSIERI.
Personalmente amo e preferisco la definitiva libertà di essere sconosciuto. Nessuno mi conosce con ostinata certezza, nel modo in cui conoscono te, per esempio."
"Ma questo può significare mentire" -> (disse Castenda)
"Non sono interessato alla verità o alla menzogna" .. rispose D. Juan "Le bugie sono tali solo se hai una storia personale"
... Quando non si ha una storia personale, niente di quello che si racconta può essere giudicato una bugia. Il tuo problema invece è quello di dover spiegare tutto a tutti in modo compulsivo e, allo stesso tempo, voler mantenere la freschezza, la novità di quello che fai
... D'ora in poi devi semplicemente mostrare alla gente solo quello che ti preme rivelare, senza mai dire esattamente come ci sei arrivato...
Vedi, abbiamo due alternative; o riteniamo che sia tutto certo e reale, oppure no. Se seguiamo la prima ipotesi, arriviamo alla fine annoiati a morte di noi stessi e del mondo. Se seguiamo la seconda e cancelliamo la storia personale, creiamo una nebbia intorno a noi, una situazione molto eccitante e misteriosa, nella quale nessuno sa da dove balzerà fuori il coniglio, nemmeno noi stessi. 
Quando nulla è certo (niente è dato per scontato), noi rimaniamo in una situazione di allerta, siamo perennemente svegli, attivi. E' più eccitante non sapere in quale cespuglio si nasconde il coniglio, piuttosto che comportarsi come se sapessimo tutto.
 

Il brutto è che, una volta che ti conoscono, ti danno per scontato e da quel momento non puoi più rompere il legame dei loro pensieri.
A me, personalmente, mi piace di più la libertà illimitata di essere sconosciuti; nessuno mi conosce con certezza costante... 
E' più emozionante vivere cosí, che comportarci come se sapessimo tutto."
... Un uomo comune non vede niente di tutto questo; il mondo non è mai un mistero per lui , al contrario un guerriero
tratta il mondo come un interminabile mistero

... Potremmo interpretarlo come un "non-fissare" la propria coscienza e attenzione sull'immagine che si ha di se stessi, ma di riporla sempre sulla propria "azione" (nel senso "presente") e nel mondo attorno. Questo ovviamente, fa in modo che ci "preoccupiamo" più di "sentire" che di "pensare"; di "agire", invece che di "compiacerci" e commiserarci per la nostra "sorte".  



Il mondo è un mistero. Non ti sforzare a volerlo risolvere.
 Il mondo è un luogo sacro, stupendo, meraviglioso, misterioso, incomprensibile e impenetrabile e non concede facilmente i suoi segreti...
Questo è un mondo strano in cui le forze che
guidano gli esseri umani sono imprevedibili, e a volte spaventose, però il suo "Splendore" è degno della nostra "attenzione". 





12 - PADRONEGGIARE "L'ARTE DEL SOGNARE"

..
Sogno = Varco Verso l'infinito
.
 Sognare = l'arte di spostare a volontà dalla sua posizione abituale il p. d'unione per intensificare e ingrandire la portata di quel che si può percepire
.
 intendere il corpo energetico [privo di massa, è pura energia] è lo scopo del sognare

è l'arte dell'ATTENZIONE poiché mediante ad essa riusciamo a trattenere le immagini di un sogno così come tratteniamo le immagini del Mondo
.
ritorno al Punto di Partenza [evitare scarica di energia ad ogni sguardo, nella ricerca di altri "esploratori" sconosciuti, flussi di energia aliena; ]
_
l'Arte del Sognare tratta dello spostamento del p- di u. ; 
l'Agguato è l'arte che si occupa della "Fissazione" del p. di u. in qualsiasi posizione si sia spostato - per far acquistare coesione (al nuovo p. u... rederlo sia stazionario sia FLUIDO,  così da percepirlo con coerenza)
... Più è chiara la visione nei sogni e maggiore è la nostra coesione
_
Vedere e Sognare accadono solo se il guerriero è capace di interrompere il dialogo interiore
...
[7 varchi del sognare]

 SBATTI gli OCCHI con oggetti davanti (es. mani) e ricorda le impressioni
 ....
OGNI GUERRIERO HA IL PROPRIO MODO DI SOGNARE...
... Secondo le istruzioni di don Juan, non appena I'immagine delle mie mani avesse cominciato a dissolversi o a mutare in qualcosa d'altro, avrei dovuto spostare lo sguardo dalle mani a qualsiasi altro elemento circostante... quando l'immagine dell'elemento si fosse dissolta, spostare lo sguardo su qualcos'altro e cosi via...


La spiegazione degli stregoni del modo in cui sceglier un argomento per il sognare, è che un guerriero sceglie I'argomento, imponendosi deliberatamente un'immagine nella menre e facendo tacere il dialogo interno. In altre parole, se è capace di non parlare con se stesso e, anche solo per un istante, afferra l'immagine o il pensiero di cui vuole sognare, l'argomento desiderato verrà a lui... Se si è capaci di troncare il flusso di  immagini e di pensieri dentro di noi e se si smette di parlare con  noi stessi, si acquistano certi poteri, come questo di imporre un’immagine e di fare che essa si presenti esteriormente a noi


Ma questa fluidifica­zione del reale non va senza sofferenze e nausee.
... 
 il doppio (che è la nostra consapevolezza del nostro stato di esseri luminosi), sebbene lo si raggiunga sognando, è certamente reale

E' il nostro "gemello energetico / luminoso" , nel senso di copia esatta del conglomerato di energia definito corpo.
Sinonimi: Corpo del Sogno, l'Altro sé, o soltanto l'Altro

Il corpo fisico ed energetico vengono generati insieme e costituiscono una unità, tuttavia alla nascita vengono separati da forze esterne, così che oggi non abbiamo più alcuna idea della sua esistenza.
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Sognare è il culmine degli sforzi degli stregoni, l'uso conclusivo del Nagual...
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"Il doppio possiede corporeità?" chiesi.
“Certo”, disse don Juan. “Solidità, corporeità, sono memorie. Perciò, come ogni altra cosa che noi sentiamo del mondo, sono memorie che accumuliamo. Memorie della descrizione”.
(Don Juan a Carlos Castaneda - L'isola del Tonal)
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TECNICA DEL GUARDARE LE MANI (O ALTRI PARTICOLARI SOGGETTIVI)
Ogni volta che guardi le mani rigeneri  il potere necessario per sognare, perciò all'inizio non guardare troppe cose. Sono sufficienti quattro oggetti ogni volta. Più avanti puoi allargare il campo fino a coprire tutto quello che vuoi, ma appena le immagini cominciano a spostarsi e senti che stai perdendo il controllo torna alle mani
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TECNICA DEL DECIDERE UNA DESTINAZIONE E CONTROLLARE IL VIAGGIO
Il passo successivo nel costruire la capacità di sognare consiste nell'imparare a viaggiare, così come hai imparato a guardarti le mani, puoi desiderare di muoverti , di andare in alcuni luoghi. Prima di tutto devi fissare una meta. Scegli un posto che conosci bene, la tua scuola, o un parco, o la casa di un amico, poi dovrai desiderare di andarci.... Col tempo dovrai imparare a controllare la durata precisa del viaggio.

DESIDERARE NO, però SOGNARE SI'..; 
in questa maniera si evitano gli eccessi, non si abusa di niente e di nessuno. 
Non "attaccarsi" a nulla e a nessuno, significa che tutto lo si cerca di tirar fuori da se stessi, non esaurendo le cose che si amano...




13 -  PRATICARE IL "NON FARE" 
«Giungere all’essere in noi  che deve morire è il non fare della persona»

 (Agire senza credere, avere aspettative, senza certezze di fede)- >
interrompere le proprie abitudini... concentrare l'attenzione su aspetti del mondo che generalmente si trascurano; imparare ad avviare comportamenti diversi, ampliare i margini di libertà: e allenare la persona a essere presente a se stessa Per Smontare abitudini si possono inventare esercizi-attività inutili come -->  Sali e scendi da una sedia per 15 volte con quanta maggiore consapevolezza e impegno possibile + apri una scatola di cerini e rovescia il suo contenuto a terra e poi raccoglili tutti, uno per volta... etc.
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Il mondo è il mondo perché tu conosci il "fare" implicato nella sua creazione... Se tu non conoscessi il suo fare, il mondo sarebbe diverso... Per fermare il mondo devi smettere di fare... Non-fare sarebbe come comportarsi come se qual qualcosa fosse qualcos'altro di molto diverso... ad es. trasformare quell'oggetto in un oggetto di potere...
Un guerriero se sa che le cose sono vere, agirà per "fare"; se sa che non sono vere, agirà per "non-fare"



-->
Il mondo ordinario è sostenuto dal “fare”, cioè da una visione coerente della realtà, prodotta dall’ancoraggio del punto d’unione (Assemblaggio -> Il "Punto di Unione" (Arte Sognare, pag. 11)
) di tutti gli uomini nella medesima posizione; la pratica del “non fare” è incentrata su una multiforme serie di esercizi, tutti tesi a incrinare la nostra assoluta credenza nell’effettiva realtà della visione del mondo costruita dai nostri sensi.
 ....
Il non fare + (interruzione dialogo) sono tecniche che implicitamente favoriscono il "Sognare"
....
eseguire qualcosa senza alcuna aspettativa non deve essere intesa come un far nulla in ogni caso, ma al contrario - agire senza interferire con la naturalezza delle cose...
 


...

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Un uomo comune vince o perde e , a seconda dei casi, si fa persecutore o vittima... Queste due condizioni hanno ragione di esistere finchè un uomo non vede.
 Il VEDERE DISPERDE OGNI ILLUSIONE DI VITTORIA, SCONFITTA O SOFFERENZA.

Vedere = Fissare l'attenzione, senza vacillare, sul Nagual


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PECULIARITà DEL GUERRIERO


Scegliamo una volta soltanto: essere guerrieri o uomini comuni. Non esiste una seconda scelta. Non su questa terra.
E mentre combatte, consapevole dell'impeccabilità della sua volontà, un guerriero ride e ride...
Tutti noi abbiamo un centimetro cubo di possibilità che si manifesta di tanto in tanto davanti ai nostri occhi. La differenza tra un uomo medio e un guerriero è che il guerriero lo sa e una delle sue capacità è quella di stare all'erta aspettando deliberatamente, così quando il suo centimetro cubo si manifesta lui ha la necessaria velocità, la prontezza per afferrarlo.
La possibilità, la fortuna, il potere personale o come lo vuoi chiamare, è una condizione particolare. E' come un bastoncino piccolissimo che appare davanti a noi e ci invita ad afferrarlo. Di solito siamo troppo impegnati, o troppo preoccupati, oppure solo troppo stupidi e pigri per capire che quello è il nostro centimetro cubo di fortuna. Un guerriero, invece, è sempre saldo e all'erta e ha lo scatto e la grinta necessaria per afferrarlo.


Un GUERRIERO si considera già morto e quindi non ha nulla da perdere. Il peggio gli è già accaduto, e lui è lucido e calmo: giudicandolo dalle sue azioni e dalle sue parole, sarebbe impossibile sospettare che ha già visto tutto...
La cosa peggiore che può accaderci è di dover morire, e poiché la morte è già il nostro destino inalterabile, siamo liberi: chi ha perso tutto non ha più nulla da temere... Un guerriero deve usare tutto quello di cui può disporre per chiudere le sue falle mortali appena si aprono
... Egli muore resistendo... la sua morte deve lottare per prenderlo... Non si consegna alla morte


Il GUERRIERO sa che sta aspettando e sa cosa sta aspettando, e mentre aspetta si gode la vista del mondo.
L'impresa suprema del GUERRIERO sta nel godere la gioia dell'infinito.
 
  Un guerriero deve sempre essere pronto a cogliere il suo centimetro cubo di occasione
Un guerriero fluido non può più disporre il mondo cronologicamente.. 
AGISCE SOLO PER AGIRE ... Agisce senza credere, cioè senza aspettarsi ricompense
Quando il guerriero si fa più equilibrato, il suo vedere diventa ciò che deve essere: una conoscenza immediata

L'arte del GUERRIERO sta nel bilanciare il terrore di essere uomo con la meraviglia di essere uomo.
L'autodominio di un guarriero deve essere impeccabile.

Un GUERRIERO agisce come se sapesse quello che fa, mentre in effetti non sa nulla.

Il GUERRIERO deve sapere prima di tutto che le sue azioni sono inutili e nonostante ciò deve procedere come se lo ignorasse.


La differenza fondamentale tra l'uomo comune e il GUERRIERO è che il GUERRIERO affronta tutto come una sfida, mentre l'uomo comune prende tutto come una benedizione o una sciagura.

Quando un GUERRIERO prende la decisione di agire, deve essere pronto a morire. Se lo è, non ci saranno trabocchetti, né sorprese sgradite, né azioni superflue. Tutto si armonizzerà senza scosse perché lui non si aspetta niente.
Un guerriero si comporta come se non fosse successo nulla, perché non crede in nulla, ma accetta ogni cosa per il suo valore apparente.
Accetta senza accettare, e rifiuta senza rifiutare. Non ritiene mai di sapere, e neppure ritiene che non sia successo nulla. Si comporta come se riuscisse a controllarsi, anche se sta facendosela addosso.
Comportandosi in questo modo, elimina l'ossessione....
Essere impeccabili, senza macchia, significa fare del proprio meglio in qualsiasi cosa in cui ci si sia impegnati...
In tutta la questione dell'essere senza macchia, la chiave è il senso di avere o di non avere tempo. Regola pratica: se sentite e agite come un essere immortale che ha tutto il tempo che vuole, non siete senza macchia; dovete allora girarvi, guardarvi intorno: e capirete che la vostra convinzione d'avere tempo è un'idiozia. Nessuno sopravvive su questa terra ...
... 
Un guerriero vive agendo,non pensando di agire,e neppure pensando a quello che penserà quando avrà finito di agire.... Un guerriero sceglie una strada,qualunque strada, con il cuore, e la segue; e poi si rallegra e ride.
Sa, perché vede che la sua vita finirà anche troppo presto. Vede che non c'è nulla che sia più importante di tutto il resto... Un guerriero non ha onore nè dignità, non ha famiglia nè nome nè patria, ma solo vita da vivere, e per questo il suo solo legame con gli altri uomini è la sua follia controllata. ... Poichè nulla è più importante di tutto il resto, un guerriero decide le propie azioni, e le compie come se per lui avessero importanza. La folia controllata lo spinge a dire che ciò che fa importa, e ad agire come se così fosse, pur sapendo che così non è. Per questo,dopo aver agito, si ritira in pace, e che le sue azioni siano buone o cattive, più o meno efficaci, non è cosa che lo riguardi... Un uomo comune è troppo preoccupato di farsi piacere gli altri o di piacere a sua volta. A un guerriero piace qualunque cosa o persona che decida di farsi piacere, e per questo è tutto. 
Quando un uomo intraprende la Via, diventa gradatamente Consapevole di essersi lasciato per sempre alle spalle la vita ordinaria.
Ciò significa che la realtà ordinaria non può più proteggerlo e che per sopravvivere dovrà adottare un nuovo modo di vita.  
La fiducia in sé del guerriero non è la fiducia in sé dell'uomo comune. L'uomo comune cerca certezza negli occhi di chi ha di fronte, e chiama questo fiducia in sé. Il guerriero cerca d'essere senza macchia ai propri occhi, e chiama questo umiltà. L'uomo comune è agganciato agli uomini suoi compagni, mentre il guerriero è agganciato unicamente a se stesso. Forse state inseguendo l'arcobaleno. Siete alla ricerca della fiducia in sé dell'uomo comune, mentre dovete cercare l'umiltà del guerriero. La differenza tra le due cose è molto importante. La fiducia in sé implica di sapere qualcosa per certo; l'umiltà implica di essere senza macchia nelle proprie azioni e nel proprio sentire.

Dovete andare oltre i vostri molti limiti, sempre.
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La volontà è una forza emanata dalla regione ombelicale attraverso una breccia, un'apertura invisibile sotto l'ombelico.  

«volontà»  è la forza che dallo stregone si può protendere  ...


Giunge velata nel mistero e mira a conferire la capacità di compiere azioni straordinarie...




 l'unico modo di neutralizzare gli effetti distruttori del mondo degli stregoni consisteva nel riderci sopra.


"Il MONDO NON SI OFFRE A NOI DIRETTAMENTE;
DI MEZZO C'è SEMPRE LA DESCRIZIONE DEL MONDO.

Propriamente, quindi, noi siamo sempre a un passo di distanza e la nostra esperienza del mondo è sempre un ricordo dell'esperienza.
Noi siamo perennemente in atto di ricordare l'istante che è appena accaduto, appena trascorso.
Noi ricordiamo, ricordiamo, ricordiamo...
Se la nostra intera esperienza del mondo è reminiscenza [...] non risulta poi così bizzarro concludere che NOI CI TROVIAMO SEMPRE un SALTO INDIETRO"

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Noi tutti siamo esseri insondabili, luminosi e senza limiti
Noi siamo Percettori.
    "Il potere è qualcosa con cui ha a che fare un guerriero. 
Da principio è una cosa incredibile, approssimativa; è difficile anche da immaginare. E' questo che ti sta accadendo ora. Poi il potere diventa una cosa seria; si può non averlo, oppure non rendersi pienamente conto che esista, e tuttavia si sa che c’è qualcosa, qualcosa che prima non era percettibile. Successivamente il potere si manifesta come qualcosa che ci arriva incontrollabilmente. Non mi è possibile dire come viene o come è veramente. Non è nulla eppure fa apparire meraviglie proprio davanti ai tuoi occhi. E infine il potere è qualcosa in se stesso, qualcosa che controlla i tuoi atti eppure obbedisce al tuo comando."
E siccome non c'è alcun gradino finale, in nulla, non dovrebbe esserci segreto intorno ad alcuna parte della nostra sorte di esseri luminosi. 
Il potere personale decide chi può e chi non può trarre profitto da una rivelazione; le esperienze con la mia gente mi hanno dimostrato che pochissimi sarebbero disposti a stare ad ascoltare ; e dei pochi che ascoltano, meno ancora sarebbero disposti ad agire nel modo udito; e dei pochi disposti ad agire, meno ancora hanno sufficiente potere personale per trarre profitto dai loro atti. Il segreto intorno alla spiegazione degli stregoni, quindi, finisce per essere soltanto un'abitudine, e forse un'abitudine vuota come tutte le altre. 
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Agguato
è la base sulla quale si fonda ogni azione fuori dall'ordinario (è procedimento chiave assieme a Sogno e Intento)- comportamento inteso a dare uno scossone , processo che provoca un'effetto insolito sul nostro essere (tra cui spezzare il potere delle proprie ossessioni) - l'effetto è cumulativo...  le donne sono naturali maestre dell'A. - chi lo pratica può catturare di tutto, anche le proprie debolezze... sé stesso... alcuni precetti dell'A. :  a) tutto quello che ti circonda è mistero ; b) dobbiamo cercare di svelare i misteri, ma senza sperare di riuscirci ; c) un Guerriero ben conscio di ciò, prende il posto dovutogli fra gli altri o si considera uno di loro - sposta appena il p. d'unione... v. anche Astuzia dell'Astratto o Stratagemma dello Spirito ] 
... Arte dell'Agguato -> Arte della Follia Controllata
... Sette principi: 1) sta al guerriero scegliere il campo di scontro 2) lasciare tutto ciò che non è necessario-  3) ogni scontro è una lotta per la vita - ogni G. deve sempre avere un piano prestabilito - 4) Dev'essere senza Paura - allora le potenze che ci guidano ne favoriranno il cammino - 5) prendere tempo a circostanze che non si riesce a controllare - 6)comprimere il tempo e non sprecare neppure un momento, una volta presa una decisione - 7) non farsi notare, non spingersi mai in prima fila ma avere sempre una copertura
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Un alleato è una FORZA capace di portare l'uomo ai confini di sé stesso, oltre il regno ordinario, una tensione, un Potere che si deve imparare a dominare...è una Presenza; un veicolo... è percepito come una qualità dei sensi - Volontà - quando l'immagine consueta è interrotta e la percezione è in ragione dello spostamento del P. d'U... non ha forma ma effetti; il modo in cui lo si conosce è personale; può essere pericoloso perché può tirar fuori la parte peggiore di una persona.
 Il corpo è un grappolo di fibre luminose e coscienti... Noi siamo sensazione
 
Una battaglia all'interno del proprio Tonal (organizzazione del mondo) è una delle contese più stupide che io possa immaginare
 
Andare verso il nagual significa restringere il tonal. Attenzione, perché il momento in cui si manifesta pienamente il nagual è quello della morte, quando il tonal si estingue
 
 Un colpo (shock) è la tecnica per RESTRINGERE il Tonal. Bisogna colpire nell'istante preciso; per questo, naturalmente si deve saper "Vedere"
 
Lo sciamano deve saper  restringere il tonal quando esso tende a dilatarsi, e viceversa.
 
... Dopo che il tonal comincia a restringersi, il guerriero chiude la porta dall'altra parte. Finché il suo tonal non è sfidato e i suoi occhi sono sintonizzati solo sul mondo del tonal, il guerriero si trova dal lato riparato della barriera". E' il suo territorio familiare, conosce tutte le regole.
Ma quando il suo tonal si restringe, il guerriero si trova dal lato esposto
al vento, e questa apertura dev'essere subito chiusa: altrimenti egli sarebbe spazzato via.
Non è solo un modo di dire. Di li dalla porta degli occhi del tonal infuria il vento. Voglio dire un vento vero.
Non è una metafora. Un vento che può soffiare via la vita di un uomo..
... :
il tonal di un gueriero deve essere informato di altre alternative... E'
appunto il peso di queste nuove possibilità che aiuta a restringere
il tonal. Per la stessa ragione, è quello stesso peso che aiuta a impedire al
tonal di restringersi fuori da quadro.

... il nagual può compiere cose sraordinarie, inconcepibili...  Cose che sembrano
impossibili, cose impensabili per il tonal. Ma la cosa veramente straordinaria è che l'esecutore non ha alcun modo di sapere come ciò accada. ... Una volta che I'uomo è stato spinto e il suo tonal si è ristretto, il suo nagual, se già era in moto - e non importa se quel moto era minimo -, prenderà il comando e compirà straordinarie imprese.
Quando si ha a che fare con il Nagual non bisogna mai guardarlo direttamente
L'unico modo per guardare iI nagual è posare gli occhi su di esso
come se fosse una cosa qualsiasi.
Bisogna sbattere le palpebre per interrompere la fissità dello sguardo. I nostri occhi sono gli occhi del tonal, o forse sarebbe più giusto dire
che sono stati allenati dal tonal, il quale dunque li rivendica a sè.

Una delle ragioni del vostro sconcerto e del vostro disagio è che il vostro tonal non abbandona i vostri occhi. Il giorno chc lo fari, il vostro nagual avrà vinto una grande battaglia. La vostra ossessione, o meglio I'ossessione di chiunque, è di organizzare il mondo secondo le leggi del tonal; quindi, ogni volta che affrontiamo il nagual facciamo di tutto per rendere i nostri occhi duri e intransigenti. Io devo fare appello alla parte del vostro tonal che capisce questo dilemma, e voi dovete sforzarvi di rendere liberi i vostri occhi. Il punto è di convincere il tonal che di fronte alle stesse finestre possono passare altri mondi...
Dunque, fate che i vostri occhi siano liberi: che siano vere finestre. Gli occhi possono essere le finestre per fissare la noia oppure per fissare
questo infinito.
Non dovete fare altro che organizzare la vostra intenzione come un ufficio di controllo. Ogni qual volta vi trovate nel mondo del tonal, dovete essere
un tonal senza macchia; non c'è posto per azzardi irrazionali.
Ma ogni qual volta vi trovate nel mondo del nagual, dovete del pari senza
macchia; non c'è posto per azzardi razionali.
Per un gueriero, I'intenzione è la porta che sta in mezzo: gli si chiude dietro, ermeticamente, quando egli prende una delle due strade.
Se sulla vostra isola ci sono troppe cose inutili, non sarete in grado di reggere I'incontro con il nagual.. Potreste morire. Nessuno è in grado di superare un incontro intenzionale con il nagaal, senza un lungo allenamento.  Ci vogliono anni per preparare il tonal a un simile incontro. Di solito, se un uomo comune si trovasse faccia a faccia con il nagual lo shock  sarebbe cosi forte che egli morirebbe.  Lo scopo di chi allena un guerriero non è quindi insegnargli a far stregonerie o incantesimi, ma preparare il suo tonal a non andare  in pezzi.  Un risultato molto arduo. Un guerriero deve imparare ad essere senza  macchia e perfettamente vuoto, prima di poter anche solo immaginare d'essere testimone del nagual...
Delle faccende del Nagual può essere testimone solo il corpo, non la ragione... Il Nagual è la parte di oi per la quale non c'è descrizione / parole, nomi... Il N. è tutt'intorno al tonal, dove il potere si libera...
Per quanto astute siano le difese del tonal, il fatto è che iI nagual affiora. Tuttavia, il suo affiorare alla superficie è sempre inavvertibile.
La grande abilità del tonal consiste nel sopprimere ogni manifestazione del nagual in modo tale che, anche quando la sua presenza sia la cosa evidente del mondo, resti inavvertibile... Il Nagual è solo effetto ... Le scosse del Nagual rompono la quiete del tona... Il Nagual è l'unica parte (creativa) di noi che può creare... Il tonal non può creare nulla... può solo testimoniare, valutare e modellare. 
IL NAGUAL è INDICIBILE
NON è POSSIBILE RIFERIRSI ALL'IGNOTO... DELL'IGNOTO SI PUò SOLTANTO ESSERE TESTIMONI... 
"Se non si ha fiducia nel Nagual non c'è  possibilità di sollievo e quindi nessuna possibilità di sgomberare la nostra vita dai detriti per poter essere liberi "
Nel vostro caso, per esempio, voi dovete smettere di supporre.
Voi lo chiamate spiegarc.
Ma io lo chiamo sterile e noiosa insistenza del tonal per avere ogni cosa sotto controllo. Ogni volta che il, tonal non ci riesce, giunge un momento di sconcerto e allora il tonal stesso si apre alla morte. Che razza di ostinato ! Si ucciderebbe, piuttosto di perdere il controllo. E tuttavia possiamo fare pochissimo per mutare questa condizione.
...
 L'isola del tonal dev'essere ripulita e mantenuta pulita. E' l'unica possibilità che si offre al guerriero.
Un'isola pulita non offre resistenza; è come se li non ci fosse nulla...

i discorsi del Tonal hanno  un senso soltanto se restiamo entro certi limiti, e questi limiti non si possono
applicare aI nagual...
C'è un momento in cui il nagual deve sussurrare alI'orecchio dell'apprendista e dividerlo in due e aprire la porta per la fuga dal'isola del Tonal... svignarsela dall'unità del Tonal comune senza danneggiare il proprio essere.
...
Il tempo del Nagual e del tonal sono due cose autonome, diverse
... Fidatevi del Nagual. Il Nagual vi porterà
...
Le azioni del Nagual sono mortali... Se non possedete sufficiente potere per parare l'assalto del Nagual , siete morto... Del Nagual si può solo essere testimoni... voler spiegare il Nagual con il Tonal  è stupido...
L'ultimo brano della spiegazione degli stregoni afferma che la ragione si limita a rifettere un ordine esterno, e che la ragione non sa nulla di tale ordine; non può spiegarlo, cosi come non può spiegare il nagaal,
La ragione può soltanto essere testimone degli effetti del tonal, ma non può mai comprenderlo o svelarne I'enigma. Il fatto stesso che noi pensiamo e parliamo indica la presenza di un ordine che seguiamo senza mai sapere come riusciamo a farlo o che cosa tale ordine sia.
Gli stregoni fanno la stessa cosa con la loro volontà.. Essi affermano che atraverso la volontà possono essere testimoni degli effetti del nagual.
Posso ora aggiungere che attraverso la ragione, non importa cosa facciamo con essa o come lo facciamo, siamo puramente testimoni degli effetti del tonal. In entrambi i casi non c'è speranza, mai, di capire o di spiegare quello di cui siamo testimoni.
Questo i il paradosso degli esseri luminosi: Il tonal di ciascuno di noi è soltanto un riflesso di quell'indescivibile ignoto che è pieno di ordine
; il nagual di ciascuno di noi è soltanto un riflesso di quell'indescrivibile vuoto che contiene ogni cosa.

 
Gli stregoni dicono che noi siamo dentro una bolla ...  E' una bolla in cui siamo messi all'istante della nascita. Dapprima la bolla è aperta, ma poi comincia a chiudersi, fino a sigillarci nel suo interno. La bolla è la nostra percezione.
Viviamo tutta la vita dentro quella bolla. E' ciò che percepiamo sulle sue pareti sferiche d il nostro stesso riflesso.
 La cosa che si rifette d la nostra immagine del mondo ... Quell'immagine è dapprima una descrizione che ci viene fornita dal momento in cui  nasciamo, finché tutta la nostra attenzione ne è afferrata e la descrizione diventa un'immagine.  Compito dell'insegnante è risistemare quell'immagine, preparare I'essere luminoso all'istante in cui il benefattore aprirà la bolla dall'esterno.

 L'operazione delicata di guidare un essere luminoso alla totalità di se stesso esige che I'insegnante agisca dall'interno della bolla e il benefattore dall'esterno. L'insegnante riordina I'immagine del mondo. Ho chiamato questa immagine I'isola del tonal. Vi ho detto che tutto ciò che noi siamo si trova sull'isola. La spiegazione degli stregoni afferma che I'isola del tonal è creata dalla nostra percezione, che è stata allenata a concenrarsi su alcuni elementi, ciascuno di quegli elementi, e quegli elementi tutti insieme, formano la nostra immagine del mondo. Il compitodell'insegnante,  per quanto riguarda la percezione dell'apprendista, consiste nel riordinare tutti gli elementi dell'isola in una metà della bolla. Ora dovete aver  capito che ripulire e riordinare I'isola del tonal significa raggruppare tutti i suoi elementi sul lato della ragione.
ll mio lavoro mirava a scomporre la vostra immagine consueta: non a distruggerla, ma a costringerla a raccogliersi tutta sul lato delle ragione ... 
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DISPIEGA LE ALI DELLA PERCEZIONE
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il mondo che percepiamo è un'illusione.
E', stato creato da una descrizione che ci fu raccontata fin dal momento della nostra nascita.
< Noi, gli esseri luminosi, siamo nati con due anelli di potere, ma ne usiamo solo uno per creare il mondo.
Quell'anello, che ci d stato infilato subito dopo la nascita, è la ragione e si accompagna al parlare. Tutt'e due insieme elaborano e conservano il mondo.
< Dunque, in sostanza, il mondo.che la vostra ragione vuole mantenere è il mondo creato da una descrizione... e dalle leggi dogmatiche inviolabili,  che la ragione impara ad accettare e difendere.
...

Il segrcto degli esseri luminosi i che essi possiedono un altro anello di potere, mai usato, la volontà.
ll trucco dello stregone è quello stesso dell'uomo comune.
Entrambi hanno una descrizione; uno, I'uomo comune la sostiene con la sua ragione; I'altro, lo stregone, la sostiene con la sua volontà.
Entrambe le descrizioni hanno le loro leggi, e le leggi sono percepibili, ma il vantaggro dello stregone sta nel fafto che la volontà inghiotte  più della ragione.
< ...
d'ora innanzi dovreste fare in modo di percepire se la descrizione è sorretta dalla vostra ragione o dalla volontà.
Credo che solo in questo modo potrete usare la vita quotidiana come sfida e veicolo per accumulare sufficiente potere personale, al fine diraggiungere la totalità di voi stessi
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La totalità di noi stessi è gran pasticco ... Ce ne basta pochissima per compiere le azioni più complesse della vita. Ma morendo, moriamo con la totalità di noi stessi...  Uno stregone si pone la domanda: "Se moriremo con la totalità di noi stessi,  perchè non vivere, anche, con quella totalità ?
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Proprio queste vostre imperfezioni sono la vostra "via" verso il potere
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E' troppo tardi per tirarvi indietro, ma troppo presto per agire. Tutto quel che potete fare è stare a vedere.
Siete nella misera situazione di un bambino che non può tornarsene in grembo alla madre, ma neppure correre in giro e agire.
Tutto ciò che quel bambino può fare è stare a vedere e a sentire le meravigliose storie di azione che gli vengono raccontate.
Adesso siete esattamente a questo punto.
Non potete tornare in grembo al vostro mondo di prima, ma non potete neppure agire con potere.
Potete soltanto assistere ad atti di potere e ascoltare storie, storie del potere...
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" …Mi ricordò un avvenimento cui avevo assistito qualche mese prima, a Città del Messico, che avevo trovato incomprensibile fino a quando non me lo aveva spiegato lui, usando il paradigma magico.
Si trattava di un'operazione chirurgica eseguita da una famosa guaritrice paranormale. Il paziente era un mio amico. La donna per operarlo era entrata in una trance estremamente drammatica.
Potei vederla aprire con un coltello da cucina la cavità addominale nella regione ombelicale,rimuovere il fegato malato, lavarlo in un secchio colmo di alcol e poi rimetterlo a posto, chiudendo con la semplice pressione delle mani il taglio che non aveva sanguinato.
Parecchie persone assistevano all'operazione nella stanza semibuia. Alcuni sembravano osservatori interessati, come me. Altri sembravano aiutanti della guaritrice.
Dopo l'operazione parlai brevemente con tre degli osservatori. Tutti e tre mi confermarono di aver visto quello che avevo visto io. Quando parlai al mio amico, il paziente, egli mi riferì che per lui l'operazione era equivalsa a un dolore sordo e continuo allo stomaco e a un senso di bruciore sul lato destro.
Avevo raccontato tutto questo a don Juan, azzardando perfino una spiegazione cinica. Gli avevo detto che la semioscurità dell'ambiente, secondo me, era ideale per ogni genere di gioco di prestigio, come ad esempio la vista di interiora e organi estratti dalla cavità addominale e lavati nell'alcol. Lo shock emotivo provocato dalla drammatica trance della guaritrice — sulla cui autenticità nutrivo altri dubbi — aveva aiutato a creare un'atmosfera di fede quasi religiosa.
Don Juan mi fece subito notare che la mia era una opinione cinica e non una spiegazione cinica, in quanto non spiegava il fatto che il mio amico era guarito davvero. Don Juan mi spiegò che tutto s'incentrava sulla capacità che la guaritrice aveva di spostare il punto d'unione di tutti i presenti. L'unico stratagemma — se stratagemma si poteva chiamare — era che il numero dei presenti nella stanza non doveva essere più alto di quanto lei riuscisse a controllare.
La trance e la teatralità dei gesti erano per lui o accorgimenti ben calcolati dalla guaritrice per catturare l'attenzione di tutti i presenti, o manovre inconsce dettate dallo stesso spirito. In ogni caso, erano i mezzi più acconci con cui la guaritrice poteva mettere insieme l'unità di pensiero necessaria a rimuovere il dubbio dalla mente dei presenti, forzandoli a entrare in stato di consapevolezza intensa.(La consapevolezza intensa è un particolare stato alterato della coscienza in cui il punto d'unione si sposta saltando la sequenzialità logica)
Quando aveva inciso il corpo con un coltellaccio da cucina estraendo gli organi interni, non si
era trattato d'un gioco di prestigio, aveva insistito don Juan. Si era trattato di un fatto reale che
oltrepassava il mondo del giudizio quotidiano, in quanto era accaduto in stato di consapevolezza
intensa.
Avevo chiesto a don Juan come avesse potuto la guaritrice spostare il punto d'unione di quelle persone senza toccarle. La risposta era stata che il potere della guaritrice, dono o stupenda conquista che fosse, stava nel servire da condotto dello Spirito. Era stato lo Spirito, aveva detto, e non la guaritrice, a spostare quei punti d'unione.
«Ti spiegai allora, benché tu non capissi nemmeno una  parola,» proseguì don Juan «che l'arte e il potere della guaritrice stavano nell'allontanare ogni dubbio dalla mente dei presenti. Facendo questo, lei mise lo spirito in grado di spostare i loro punti d'unione. Una volta avvenuto ciò, tutto era possibile. Si era ormai entrati nel mondo in cui i miracoli sono ordinaria amministrazione.»
Disse con grande enfasi che la guaritrice doveva certo essere anche una maga, e che se avessi fatto lo sforzo di ricordare l'operazione, avrei anche ricordato che lei era stata spietata con la gente nella stanza, specie con il paziente.
Gli ripetei quello che rammentavo di quell'episodio. Il livello e il tono della voce della guaritrice, piana e femminile, quando lei era in trance diventava, con sensazionale trasformazione, una profonda e roca voce maschile. Quella voce annunciava che lo Spirito di un antico guerriero precolombiano aveva preso possesso del corpo della guaritrice. Una volta fatto l'annuncio, il comportamento della guaritrice cambiò moltissimo. Era posseduta. Era ovviamente molto sicura di sé e procedeva all'operazione con assoluta fermezza e determinazione.
«Io preferisco la parola "spietatezza" a "fermezza" e "determinazione"» osservò don Juan, e proseguì. «Quella guaritrice doveva essere spietata per creare l'ambiente adatto per l'intervento dello Spirito.»
Egli affermava che avvenimenti difficili da spiegare, come quell'operazione, erano in realtà molto semplici. Venivano resi difficili dalla nostra insistenza a pensare in modo razionale senza conoscere la vera natura dell'essere umano."
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 Il diagramma tracciato sulla cenere aveva due epicentri; uno lo chiamò "ragione", l'altro "volontà": La "ragione" era direttamente collegata ad un punto che egli chiamò "parlare". Mediante il “parlare", la "ragione" era indirettamente collegata a tre altri punti, "sentire", "sognare" e "vedere". L'altro epicentro, "volontà", era collegato direttamente a "sentire", "sognare" e "vedere", e solo indirettamente a "ragione" e "parlare".
Notai che il diagramma era diverso da quello che avevo copiato anni prima. “La forma esteriore non ha importanza” disse. “Questi punti rappresentano un essere umano e si possono disegnare in tutti i modi che volete.”
“Rappresentano il corpo di un essere umano?” gli chiesi.
“Non chiamatelo corpo” disse.”Sono otto punti nelle fibre di un essere luminoso. Uno stregone dice, come vedete nel diagramma,che un essere umano è prima di tutto volontà, perché la volontà è direttamente collegata ai tre punti sentire, sognare e vedere; poi, un essere umano è ragione. Questo centro è più debole di volontà; è collegato soltanto a parlare.”
“Cosa sono gli altri due punti, don ]uan?”
Mi guardò sorridendo.
“Siete un po' più forte di quanto eravate quando parlammo per la prima volta di questo diagramma” disse. “Ma non siete ancora abbastanza forte per conoscere tutti gli otto punti. Un giorno Genaro vi mostrerà gli altri due.”
“Tutti hanno questi otto punti, o solo gli stregoni?”
“Si può dire che ognuno di noi nasca con gli otto punti. Due, la ragione e il parlare, li conoscono tutti. Sentire è sempre vago, ma in qualche modo familiare. Però solo nel mondo degli stregoni si conoscono pienamente il sognare, il vedere e la volontà. E, alla fine, all'orlo esterno di quel mondo, si incontrano gli altri due. Gli otto punti formano la totalità dell'io.”
Mi fece vedere sul diagramma che tutti i punti potevano essere collegati indirettamente gli uni con gli altri.
Tornai a chiedergli dei due punti misteriosi. Mi fece vedere che erano collegati soltanto con "volontà" e si trovavano lontani da "sentire","sognare"e "vedere",e ancora più lontani da "parlare" e "ragione". Indicò con il dito che erano isolati dagli altri e isolati fra loro.
“Questi due punti non si arrenderanno mai al parlare o alla ragione” egli disse. “Solo la volontà può toccarli. La ragione è cosi lontana da loro che sarebbe assolutamente inutile cercare di immaginarseli. Questa è una delle cose più difficili; dopo tutto per la "ragione”, ragionare su ogni cosa è il suo forte.”
Gli chiesi se gli otto punti corrispondevano a certe zone od organi in un essere umano.
“Si” rispose secco, e cancellò il diagramma.
Mi toccò la testa e disse che quello era il centro della "ragione" e del "parlare". La punta dello sterno era il centro del "sentire". La regione sotto l 'ombelico era "volontà". "Sognare" si trovava sul fianco destro, fra le costole. "Vedere" sul fianco sinistro. Don ]uan disse che talvolta, in alcuni guerrieri, "vedere" e "sognare" si trovavano ambedue sulla destra. (Rif: Carlos Castaneda – L'Isola del Tonal)
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Il sapere è una farfalla notturna...
Le farfalle notturne sono i messaggeri, o meglio ancora i custodi dell'eternità... Esse portano sulle ali una polvere... una polvere d'oro scuro... questa polvere è la polvere del sapere.

Il sapere si spande come granelli di polvere d'oro... Dunque, per un guerriero, sapere è come ricevere su di sé una pioggia di granelli di polvere d'oro scuro



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CHIEDITI: QUESTA STRADA HA UN CUORE... ?

"Ogni strada non è che una fra un milione di strade. Quindi devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione.  Una strada è solamente una strada. Il fatto che il tuo cuore ti esorti ad abbandonarla non è un affronto a te stesso o agli altri. Ma la tua decisione di proseguire lungo quella strada o di abbandonarla non deve avere attinenza alcuna con la paura o con l'ambizione.  Attento: ogni strada dev'essere osservata da vicino e deliberatamente.   Provala una volta, due, tre... quanto lo ritieni necessario.    Poi poniti una domanda, ma solo a te stesso; e la domanda è la seguente: Questa strada ha un cuore?    Tutte le strade sono uguali. Non conducono in nessun luogo.  Sono strade che attraversano il bosco, s'inoltrano nel bosco, passano sotto il bosco. Tutto sta ad accertare se quella strada ha un cuore. E' il solo dato che conti. Se non ha un cuore, è una strada sbagliata".   Se la tua strada è l'amore, la meta non ha importanza; il cammino che seguirai sarà fatto d'amore.


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 AVERE LE BALLE D'ACCIAIO (Intervista a Carlos Castaneda)


Castaneda apparve con un largo sorriso. Strinse la mia mano e si sedette.
Stavo per tirare fuori la storia delle scimmiette quando cominciò a piangere.
Vidi la sua fronte corrugarsi e tutto il corpo sussultare per i singhiozzi. Stava rantolando come un pesce tolto dalla vasca.
Il suo labbro inferiore si con torceva, bagnato ed elettrificato. Distese il suo braccio verso di me, la mano tremante e contratta mi venne incontro come la bocca di un vegetale carnivoro,
come per chiedere l'elemosina.
"Per favore!", riusci a sputare fuori queste parole in un attimo di tregua, col tremolio dei suoi muscoli facciali.
"Per favore amami!!, disse piegando la testa come un cavallo, supplicandomi. Castaneda stava ancora piangendo, come un grande idrante rotto e strozzato. La sua goffa rappresentazione, dal sublime al ridicolo, si esaurì in una oscena contrazione da pianto.

"Ecco cosa siamo: scimmie con piattini di latta per l'elemosina. Così prevedibili, così deboli. Masturbatori. Siamo sublimi, ma la scimmia insana non ha energia per vedere. Così il cervello della bestia prevale. Non possiamo afferrare la nostra finestra di opportunità, il nostro "centimetro di chance".
Non possiamo, siamo troppo occupati a tenere la mano di mammina. A pensare come siamo meravigliosi e unici e sensibili.
Non siamo unici!
Le sceneggiature delle nostre vite sono state già scritte, da altri", disse sogghignando sinistramente.

"Lo sappiamo... ma non ce ne importa. Vaffanculo diciamo. Siamo i cinici definitivi. Porca puttana! Questo è il modo in cui viviamo! In un rigagnolo di merda tiepida. Cosa ci hanno fatto? Questo è quello che don Juan continuava a dire. Aveva l'abitudine di domandarmi: "Com'è la carota?". "Che carota?", gli rispondevo io. "Quella che ti hanno infilato su per il culo". Ero terribilmente offeso, come poteva arrivare a tanto? "Sii loro riconoscente per non averci ancora messo una maniglia"

"Ma se possiamo scegliere, perché stiamo in quel rigagnolo" - chiese il giornalista.

"E' così calduccio, Non vogliamo abbandonarlo, noi odiamo dover dire addio. E abbiamo paura, cavolo come abbiamo paura, ventisei ore al giorno! E di cosa pensi che abbiamo paura? Di noi stessi. Cosa sarà di noi? Cosa c'è in serbo per noi? Che ci succederà?
Che egomaniaci!
Cosi orribile, ma anche cosi affascinante!"

Sorrideva come un gommoso gattone del Cheshire.
Gli ho fatto notare che la sua visione della vita mi sembrava un po' troppo aspra e lui si è messo a ridere.
Poi, con una comicità stitica da accademico si è messo a declamare: "Castaneda è un vecchio uomo amareggiato". La sua caricatura era buffa, brutalmente azzeccata. "Le scimmie ingorde hanno raggiunto la nocciolina attraverso le sbarre e non possono mollare la presa. Sono stati fatti degli studi in proposito nessuno riuscirebbe a fargli mollare la nocciolina. Terrebbero il pugno chiuso anche se gli segassi il braccio, noi moriamo stringendo la merda.
Ma perché?
Is that all there is, come diceva Miss Peggy Lee?
Non può essere, sarebbe troppo terribile.
Dobbiamo imparare a mollare la presa. Collezioniamo ricordi e li incolliamo su degli album, come biglietti per uno spettacolo di Broadway di dieci anni fa. Moriamo attaccati a souvenir. Essere uno stregone è avere energia, curiosità e fegato per lasciare le cose, per fare salti mortali nell'incognito. Tutto ciò di cui si ha bisogno sono delle ridefinizioni, regolare gli strumenti. 

Dobbiamo vederci come esseri che devono morire!
Una volta che accettiamo questo fatto, i mondi si schiuderanno per noi. Ma per abbracciare questo concetto devi avere delle "Balle d'acciaio".

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LA VITA è TUTTA QUESTIONE DI INTENTO


In un'intervista, Castaneda disse: " L'intento è semplicemente la consapevolezza di avere una possibilità, la chance di avere una chance".

...l'intento (inteso come l'allineamento di tutte le emanazioni della consapevolezza) fa muovere il punto di unione.

(Gli stregoni chiamano l'intento l'indescrivibile, lo spirito, l'astratto, il nagual)

L'intento è lo spirito che muove i punti d'unione [...] esso è l'atto di allungarsi oltre i nostri limiti raggiungendo l'inconcepibile.

L'intento è la forza che permea ogni cosa e che ci mette in grado di percepire....è la forza che muta e riordina le cose o le mantiene così come sono.

[...] Può nascere dal silenzio interiore (cessa il dialogo interiore)

... L'unico modo di conoscere l'intento é conoscerlo direttamente tramite una connessione vivente che c'è tra l'intento e tutti gli esseri sensibili.

L'intento è la caratteristica universale condivisa da tutto ciò che esiste.

... Tutte le creature viventi sono schiave dell'intento...ci fa fare quello che vuole..siamo nei suoi artigli... ci fa persino morire.

Se un uomo ha un intento fermo e chiaro, i sentimenti non rappresentano un ostacolo perché si è capaci di tenerli sotto controllo.

Avere un intento inflessibile significa possedere la volontà di svolgere tutte le operazioni necessarie per mantenersi costantemente entro i rigidi confini della conoscenza trasmessa.

L'intento inflessibile è un catalizzatore che provoca le decisioni irrevocabili.

L'intento inflessibile era composto di: 1) sobrietà 2) sicurezza di giudizio 3) mancanza di libertà di innovare (cioè assenza di modifiche, poiché per gli sciamani tutti gli atti erano prestabiliti e obbligatori, e doverli eseguire significava mancanza di libertà di innovare).

Quando diventi guerriero l'intento diventa un amico che, per qualche attimo, ti lascia libero...
....il passo successivo è diventare padrone dell'intento (se vuoi volare devi chiamare - saper controllare - l'intento del volo)

Il nagual usa l'intento per il movimento libero, e lo spirito offre al nagual i mezzi per realizzarlo.

«Per il suo collegamento con l'intento un guerriero attraversa quattro stadi:

Il primo è quando ha un anello arrugginito, inaffidabile con l'intento.
Il secondo è quando riesce a pulirlo.
Il terzo è quando riesce a manipolarlo.
Il quarto quando riesce ad accettare i piani dell'astratto.»

Per chiamare l'intento è necessaria la totale concentrazione sul motivo che ci spinge ad agire
Secondo gli sciamani, l'intento si attira con lo sguardo [...] infatti gli stregoni possono trasformare i propri sentimenti in intento [...] gli sciamani evocano l'intento pronunciando a voce alta e chiara la parola "intento".



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L’installazione estranea:

Citazioni da: Il lato attivo dell’infinito di Carlos Castaneda.


Ogni essere umano possiede due menti: una è completamente nostra ed è simile ad una voce debole che ci porta sempre ordine, direzione e uno scopo preciso; l’altra è invece una installazione estranea che ci porta conflitti, arroganza dubbi e disperazione.
Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti.
Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è un’installazione estranea.
Per risolvere il conflitto delle due menti occorre avere l’intenzione di farlo. Gli sciamani evocano l’intento pronunciando a voce alta e chiara la parola intento: è una forza che esiste nell’universo, e quando gli sciamani la evocano si presenta loro e predispone il sentiero per la realizzazione. Questo significa che gli sciamani riescono sempre a fare quello che vogliono.
L’intento può essere evocato per qualunque motivo, ma gli sciamani hanno imparato a loro spese che si presenta loro solo per qualcosa di astratto. E’ la loro valvola di sicurezza, senza la quale sarebbero insopportabili. Nel tuo caso, evocare l’intento per risolvere il conflitto delle tue due menti o sentire la voce della tua vera mente non è una questione meschina, triviale o arbitraria: al contrario, è astratta ed eterea, e riveste per te un’importanza fondamentale.
Prova a pensare a ogni singolo essere umano che esiste sulla faccia della terra e, senza ombra di dubbio, scoprirai che chiunque sia, qualunque cosa pensi di se stesso o possa mai fare, il risultato delle sue azioni è sempre lo stesso: figure insensate davanti a uno specchio.
Non dare retta a quella voce superficiale che ti fa arrabbiare. Devi invece prestare ascolto a quella più profonda che ti guiderà d’ora in avanti, la voce che ride. Ascoltala e ridi con lei. Ridi! Ridi!
L’intero genere umano non vuole sentire nulla. La gente presta ascolto solo a quello che vuole sentirsi dire.
La tua persona ha ben poco a che fare con il tuo corpo: è infatti la tua mente. E devi credermi, la tua mente non ti appartiene affatto.
Per l’infinito l’unica impresa degna di un guerriero è la libertà, qualunque altra attività è un  inganno.
In difetto non sono quelli che ti circondano. Loro non possono evitare di essere quello che sono. Tu sei in difetto, perché invece di aiutare te stesso preferisci giudicare loro. Ma solo gli idioti giudicano. Giudicandoli, non farai altro che tirare fuori il loro lato peggiore. Siamo tutti prigionieri ed è questa prigionia a indurci ad agire con tanta meschinità. La tua sfida sta nel prendere gli altri così come sono. Lasciali in pace.
Vidi una strana ombra scura proiettata sulle chiome degli alberi. Forse era un’ombra sola che si muoveva avanti e indietro, oppure erano più ombre che si spostavano da sinistra a destra e da destra verso sinistra, o ancora verso l’alto. Assomigliavano a giganteschi pesci neri. Era come se un enorme pesce spada stesse volando nell’aria. Quello spettacolo finì per spaventarmi.
Gli sciamani dell’antico Messico furono i primi a scorgere quelle ombre e decisero di occuparsene.
Le videro come le vedi tu adesso e le videro come energia che fluisce nell’universo. E scoprirono qualcosa di trascendentale.
Scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita. Un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita. Gli uomini sono suoi prigionieri. Il predatore è nostro signore e maestro e ci ha resi docili, impotenti. Se vogliamo protestare, soffoca le nostre proteste. Se tentiamo di agire in modo indipendente non ce lo permette.
I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie, i “gallineros”, i predatori ci allevano in stie umane, gli “humaneros”, garantendosi così un’infinita riserva di nutrimento.
Rifletti per un momento e dimmi come spiegheresti la contraddizione esistente tra l’intelligenza dell’uomo che costruisce, organizza e la stupidità del suo sistema di credenze, oppure la stupidità del suo comportamento contraddittorio. Secondo gli sciamani, sono stati i predatori (voladores) a instillarci questi sistemi di credenze, il concetto di bene e di male, le consuetudini sociali. Sono stati loro a definire le nostre speranze e aspettative, nonché i sogni di successo e i parametri del fallimento. Ci hanno dato avidità, desiderio smodato e codardia. Ci hanno reso abitudinari, centrati nell’eco e inclini all’autocompiacimento.
Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda, nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente! Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente, che è diventata la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia del cibo e la tua non è altro che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopo tutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene, garantendosi un certo livello di sicurezza che va a mitigare la loro paura.
È di questa patina luminosa di consapevolezza che si alimentano i predatori, e quando un essere umano raggiunge l’età adulta, tutto ciò che gli resta è un bordo sottile che va dalla cima della testa alla punta dei piedi. Proprio l’esilità di tale bordo consente al genere umano di continuare a vivere, benché faticosamente.
Quel sottile bordo di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è irrimediabilmente intrappolato. Facendo leva proprio sul nostro egocentrismo, l’unico aspetto consapevole rimastoci, i predatori creano fiammate di consapevolezza che poi procedono spietatamente a consumare. Ci danno problemi futili per forzare tali fiammate a emergere e, in questo modo, ci fanno sopravvivere per continuare a nutrirsi della fiammeggiante energia delle nostre pseudo-preoccupazioni.
Gli antichi sciamani vedevano il predatore. Lo chiamavano quello che vola (voladores), perché si muove a balzi nell’aria.
Ciò che abbiamo di fronte non è un predatore qualunque. E’ intelligente e organizzato. Segue matematicamente un programma destinato a renderci del tutto impotenti. L’uomo, l’essere che era destinato a essere magico, non lo è più. Si è ridotto a un banale pezzo di carne. Non ci sono più sogni degni dell’uomo, ma ci sono solo i sogni di un pezzo di carne: triti, convenzionali, stupidi.
Questo predatore è naturalmente un essere inorganico, non è invisibile ai nostri occhi come lo sono altri esseri inorganici. Proprio come fanno i bambini, noi lo vediamo ma poiché ci appare troppo orribile preferiamo non pensarci.
L’unica alternativa possibile per l’umanità è la disciplina. La disciplina è il solo deterrente. Ma parlando di disciplina non mi riferisco ad uno stile di vita spartano: alzarsi ogni mattina alle cinque e mezzo e bagnarsi nell’acqua fredda fino a diventare blu. Gli sciamani interpretano la disciplina come la capacità di affrontare in modo sereno eventualità che esulano dalle nostre aspettative. Per loro, la disciplina è un’arte: l’arte di affrontare l’infinito senza vacillare, e non perché siano forti e duri, ma perché sono animati da timore reverenziale.
La disciplina rende la patina luminosa di consapevolezza sgradevole al gusto di quello che vola. Il risultato è che il predatore rimane sconcertato, confuso. Così, ingannato e smarrito, non ha altra alternativa che sospendere la sua opera nefasta. Se la nostra patina luminosa di consapevolezza rimane intatta per qualche tempo, ha la possibilità di crescere.
Mediante la disciplina, gli stregoni tengono a bada i predatori (voladores) quanto basta per permettere alla loro patina luminosa di consapevolezza di superare il livello delle dita dei piedi. Da quel momento, essa riacquista la sua dimensione originaria.
Il supremo stratagemma degli sciamani dei tempi antichi consistette nel caricare di disciplina la mente di quello che vola. Scoprirono che affaticando col silenzio interiore la mente di quello che vola, l’installazione estranea fugge, dimostrando così con assoluta certezza la sua origine aliena. Successivamente l’istallazione estranea ritorna, ma non più così forte; ha quindi inizio un processo in cui la fuga della mente di quelli che volano diventa routine, fino a quando sparisce definitivamente.
La disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. Ed è appunto attraverso la disciplina che gli sciamani sconfiggono l’installazione estranea.


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Dialogo tra Don Juan e Castaneda sull'immagine di sé e la personalità:

«I maestri dell'agguato che praticano la follia controllata credono che, per
quanto concerne la personalità, tutta la razza umana si divide in tre categorie.»
Sorrise come faceva tutte le volte che mi provocava.
«Ma è assurdo!» protestai io. «Il comportamento umano è troppo complesso per essere diviso così semplicemente.»
«I maestri dell'agguato dicono che non siamo così complessi come pensiamo e che tutti apparteniamo a una delle tre categorie.»

Risi, nervoso. Di solito avrei preso la sua dichiarazione come uno scherzo, ma stavolta, con la mente così limpida e i pensieri così acuti, sentii che parlava proprio seriamente.
««Dici sul serio?» gli chiesi, con quanta più gentilezza potei.
«Come no!» rispose, cominciando a ridere.
Le sue risa mi fecero rilassare un po', ed egli cominciò a spiegarmi il sistema di classificazione. Disse che le persone della prima classe sono perfetti segretari, assistenti, colleghi. Hanno personalità molto fluide, ma la loro fluidità non arricchisce.
Tuttavia sono servizievoli, interessati, amanti della casa, pieni di risorse entro certi limiti, spiritosi, beneducati, teneri, delicati. In altre parole, la gente migliore che si possa trovare, ma con un enorme difetto: non riescono a funzionare da soli, hanno sempre bisogno di qualcuno che li diriga. Sotto una direzione, per quanto possa essere dura o antagonistica, rendono benissimo. Da soli non ce la fanno.

Le persone della seconda classe non sono affatto simpatiche. Sono meschine, vendicative, invidiose, gelose, egoiste. Parlano solo di sé e di solito chiedono che gli altri si uniformino al proprio livello. Prendono sempre loro l'iniziativa, anche se non si sentono a proprio agio. Sono perennemente impacciati in ogni situazione e non si rilassano mai. Sono insicuri e sempre insoddisfatti, e più si sentono insicuri, più diventano scortesi. Il loro fatale difetto è che ammazzerebbero chiunque per amor del potere.

Nella terza categoria ci sono quelli che non sono simpatici ma nemmeno odiosi.
Non sono servi di nessuno ma neanche si impongono a nessuno, sono piuttosto degli indifferenti. Hanno un'alta idea di se stessi derivata solo da sogni a occhi aperti e da pii desideri. Se si distinguono per qualcosa è perché sono sempre in attesa che qualcosa succeda. Attendono di essere scoperti e conquistati e hanno una grande
abilità a creare l'illusione di avere in serbo grandi cose, che promettono sempre di offrire: in realtà ciò non avviene perché non ne hanno la capacità.
Don Juan mi precisò che lui, ovviamente apparteneva alla seconda classe. Mi chiese poi di classificarmi e con una certa riluttanza suggerii che potevo essere una combinazione delle tre.
«Non rifilarmi quell'idiozia della combinazione» mi disse, ancora ridendo. «Noi siamo creature semplici, ognuno di noi appartiene a uno solo dei tre tipi. Secondo me, tu appartieni alla seconda classe. I maestri dell'agguato li chiamano peti.»
Presi a protestare che il suo schema di classificazione era avvilente, ma mi
fermai proprio mentre stavo per abbandonarmi a una lunga tirata. Invece gli feci notare che, se davvero c'erano solo tre tipi di caratteri, tutti eravamo bloccati a vita in una delle tre categorie, senza speranza di mutamento o riscatto.
Convenne che era proprio così, ma restava una via di recupero. Gli stregoni avevano appreso molto tempo prima che solo il nostro riflesso di sé personale cadeva in una delle categorie.
«Il nostro problema è che noi ci prendiamo sul serio» disse.

«A qualsiasi categoria appartenga la nostra immagine di sé, importa solo per la nostra presunzione. Se non fossimo presuntuosi, le categorie non importerebbero affatto.
«Sarò sempre un peto» continuò, scosso in tutto il corpo dalle risate. «E anche tu. Ma ora io sono un peto che non si prende sul serio, a differenza di te.»
Ero indignato. Volevo discutere con lui, ma non riuscii a mettere insieme l'energia necessaria.




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Da wikipedia


Carlos Castaneda, in origine Carlos César Salvador Aranha Castañeda (Cajamarca, 25 dicembre 1925Los Angeles, 27 aprile 1998), è stato uno scrittore peruviano naturalizzato statunitense nel 1957.

Biografia [modifica]

I registri per l'immigrazione relativamente a Carlos Cesar Arana Castaneda indicano che egli nacque il 25 dicembre 1925 (tuttavia nelle "conversazioni con Carlos Castaneda" di Carmina Fort si afferma che l'anno fosse il 1935) a Cajamarca in Perú [1]. I medesimi registri mostrano che il cognome gli fu dato da sua madre Susana Castañeda Navoa. Il cognome appare con la ñ in molte dizionari spagnoli, anche se i suoi più famosi lavori riportano una versione anglofona.
Castaneda si trasferì negli Stati Uniti nei primi anni cinquanta acquisendone la cittadinanza nel 1957. Nel 1960 si sposò con Margaret Runyan a Tijuana in Messico. Vissero assieme per solo sei mesi, ma il divorzio fu formalizzato solo nel 1973. Castaneda studiò all'Università della California a Los Angeles conseguendo la laurea in arte nel 1962 e il dottorato in filosofia nel 1973 [2]
Con il suo primo libro Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza del 1968 Castaneda iniziò la sua carriera di scrittore con il proposito di descrivere il suo percorso di iniziazione allo Sciamanesimo mesoamericano. I suoi 12 libri hanno venduto più di 8 milioni di copie in 17 lingue.
Coloro che hanno studiato Castaneda e i suoi lavori affermano che tali libri sono veri e sono apprezzabili lavori filosofici e descrittivi di pratiche idonee a sviluppare la consapevolezza, la capacità di percezione e la capacità di affermare la propria volontà nel mondo. Alcuni accademici e alcuni critici dal canto loro affermano che i libri sono meri romanzi, pieni di contraddizioni e discrepanze con le conoscenze antropologiche attuali e prive di alcun elemento di prova.[senza fonte]
Nel marzo del 1973 Castaneda fu oggetto dell'articolo di copertina del Time [3]. L'articolo lo descriva come "an enigma wrapped in a mystery wrapped in a tortilla". Da quella data e fino al 1990 Castaneda si sottrasse all'attenzione pubblica.
Nel 1974 il suo quarto libro fu pubblicato. Il libro segnala la fine del suo apprendistato con don Juan. Nonostante la fredda accoglienza da parte dei letterati e degli antropologi, Castaneda continuò a essere popolare. Dei dodici libri scritti, due furono pubblicati postumi.
Nel 1990 Castaneda ricomparve nuovamente in pubblico per promuovere Tensegrity, una serie di movimenti (chiamati passi magici) che egli affermava discendere dagli sciamani toltechi. Il 16 giugno 1995 fu creata la Cleargreen Incorporated un fondazione for profit con lo scopo di sponsorizzare e organizzare seminari e workshop sulla Tensegrity oltre che costituire la casa editoriale dei relativi articoli. La Cleargreen pubblicò tre video dei passi Tensegrity quando Castaneda era ancora in vita. Castaneda non apparve in tali video.
Castaneda muore il 27 aprile 1998 a Los Angeles a causa delle complicazioni derivanti da un cancro [4]. Non ci furono funerali pubblici, il corpo fu cremato e le ceneri inviate in Messico. Solo due mesi dopo apparve un necrologio sul Los Angeles Times [5].

La carriera di scrittore [modifica]

Nei suoi libri, Castaneda descrive in prima persona quello che egli afferma essere la propria esperienza sotto la guida dello sciamano Yaqui chiamato don Juan Matus incontrato nel 1960. Castaneda scrive che egli fu individuato da don Juan Matus come in possesso della configurazione energetica del "nagual". Egli inoltre usò il termine naqual per descrivere quella parte della percezione che appartiene alla sfera del "non conosciuto" e ancora non conoscibile dall'uomo, così sottointendendo che don Juan Matus fosse l'elemento di connessione con il "non conosciuto" (a cui spesso Castaneda fa riferimento come "realtà non ordinaria").
I suoi primi tre libri: A scuola dallo stregone, una via Yaqui alla Conoscenza, Una realtà separata e Viaggio a Ixtlan, furono scritti mentre Castaneda era ancora uno studente all'università. Castaneda scrisse questi libri come se fossero il diario delle sue ricerche descrivendo l'apprendistato con uno sciamano tradizionale. Fu inizialmente acclamato per il lavoro descritto in questi libri, prima che iniziasse contro di lui una critica più accesa.[6]
Nei primi due libri Castaneda, descrive come la Via Yaqui per la conoscenza richieda l'uso di potenti piante indigene, come il Peyote e la Datura. Nel suo terzo libro, Viaggio ad Ixtlan, ribalta però la sua enfasi sul potere delle piante. Egli afferma che Don Juan le ha usate su di lui per dimostrare che le esperienze fuori dalla vita conosciuta e ordinaria, sono reali e tangibili, ma non sarebbero state necessarie se la sua mente fosse stata più fluida.
In seguito negò ogni utilizzo di droghe per i propri propositi. Affermò nei successivi libri che queste possono inalterabilmente danneggiare la sfera luminosa di emanazioni del corpo energetico, così come il corpo fisico.
In Viaggio ad Ixtlan, il terzo libro della serie, fa notare:

« La mia percezione del mondo attraverso l'effetto di questi psicotropi è stata così bizzarra ed impressionante che io fui costretto ad assumere che questi stati erano la sola via di comunicazione e apprendimento di ciò che don Juan stava cercando di insegnarmi. Questo assunto era erroneo. »
Il suo quarto libro, L'isola del Tonal, termina con Castaneda sul punto di saltare da un picco in un abisso, segnando così il suo passaggio da discepolo a uomo di conoscenza in quanto, invece di "morire" come avrebbe dovuto "sfracellandosi" sulle rocce, riesce a suo avviso "in qualche modo" a sopravvivere, appunto però "trasformato". Anche se non arriva mai a spiegare di più.

L'incontro con don Juan [modifica]

Castaneda ha acquisito fama per i suoi libri sulle vicende dello stregone Don Juan e il suo gruppo di allievi sciamani.
Secondo quanto asserito da Castaneda stesso, nel 1960, allora giovane studente all'Università della California a Los Angeles, conobbe in Arizona un messicano di etnia yaqui, Don Juan Matus. Questi lo avrebbe iniziato alla stregoneria antica messicana, per usare i termini esatti del suo libro, portandolo a scoprire asserisce l'autore, nuovi mondi e stati di coscienza alterati ricorrendo inizialmente anche a sostanze allucinogene per farlo (come il cactus peyote da cui si estrae la mescalina), per abbattere le sue convinzioni; ma asserendo poi in successivi libri, che ciò non sarebbe stato affatto necessario se egli fosse stato un poco più "essere fluido".
Proseguendo il racconto, alla partenza di Don Juan per il suo "ultimo volo" (una specie di "morte alternativa" a quella comune), lo sciamano Carlos, in qualità di nuovo nagual (cioè "leader", capo) designato da Don Juan, avrebbe proseguito e guidato un altro gruppo di allievi, anch'essi preparati, il cammino verso la liberazione totale dell'essere, per partire infine anche loro, come il proprio maestro, per il "viaggio definitivo attraverso l'ignoto".
Gli sciamani o "stregoni" che lo istruiscono, indicherebbero l'"ultimo volo" come un '"processo volontario di attivazione interiore del fuoco dal profondo insito in ogni essere, capace di condurre ad una specie di "autocombustione", o volatilizzazione istantanea del corpo, nel quale però lo spirito, la propria coscienza, sarebbero in grado di sopravvivere.

Pensiero [modifica]

La sintesi del pensiero di Don Juan potrebbe essere riassunta con queste parole: "il Cammino del Cuore". Nel suo primo libro, a scuola dallo stregone, una via Yaqui alla Conoscenza, Castaneda afferma:
"Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che conta è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato."
Nelle opere successive l'autore introduce il concetto della "spietatezza assoluta", basilare nel guerriero se non vuole perdere energia, o il potere che ha "accumulato".
Niente "amore" quindi; niente inutili "lasciarsi andare" a se stessi.. (altro termine impiegato proprio cosi).
Gli insegnamenti di Don Juan, secondo lo stesso Castaneda, non hanno niente a che vedere con le altre tradizioni mistiche e credenze esoteriche o religiose, ma sono concetti totalmente nuovi e innovatori, gli stessi che gli hanno appunto dato il successo che ha avuto e che continua ad avere; includono delle pratiche di cui non si è mai parlato prima.
Non si parla per esempio di santi, non c'è un tema "salvifico" del tipo "comportati bene, o verrai punito".. Tutto poggia più che altro sulle proprie capacità interne personali (la "salvezza" se c'è, è qualcosa di "individuale") le quali possono venire sviluppate e affinate tramite certe tecniche, secondo criteri e per scopi però del tutto diversi da quelli comuni alla maggior parte di altre filosofie.
Castaneda utilizza una terminologia propria, il suo pensiero è quindi legato a tali termini e alla spiegazione che se ne ricava dagli scritti.

Le Tre Arti [modifica]

Tra gli strumenti che un guerriero avrebbe a disposizione, per raggiungere i propri obiettivi (accumulare potere personale, riguadagnare la propria libertà" e compiere, così, una "morte alternativa"), ci sarebbero:
  • L'arte dell'agguato - relazionata alla "prima attenzione"
  • L'arte del sognare (o "in-sognare"..) - relazionata con la "seconda attenzione"
  • L'arte dell'Intento, - di cui non parla - ma che si pensa sia collegata all'ultima attenzione possibile realizzabile, cui accenna nei suoi libri: la "terza attenzione"

Le Tre Attenzioni [modifica]


« ciò che noi crediamo essere unico ed assoluto, è solo uno in un insieme di mondi consecutivi, posizionati come gli strati di una cipolla. Egli affermò che anche se noi fossimo stati energeticamente condizionati a percepire solamente il nostro mondo, avremmo avuto ancora la capacità di entrare in quegli altri regni, che sono reali, unici , assoluti ed ingolfati come lo è il nostro mondo. (viii) »
Secondo Castaneda, il fatto più significativo nella vita di una persona è che non si rende conto di avere a disposizione altre "attenzioni possibili" (così lui le chiama), le quali andrebbero sviluppate. Incrementandole, arrivando cioè a "percepire", ad averne piena coscienza, prima, disponibilità e controllo, dopo, l'essere umano secondo lui, potrebbe arrivare addirittura a compiere una "morte alternativa".
Incrementarle richiede disciplina, ma soprattutto "forza", energia, quello che don Juan gli descrive come "potere personale".
Ecco che con la corretta applicazione dell'arte dell'agguato (abbondantemente trattata ne "il potere del silenzio" ), egli afferma che possiamo diventare dei "cacciatori di potere".
Andare a "caccia" di "potere", significherebbe "accumulare" energia tramite certe tecniche di "controllo comportamentale", ma anche dei rituali che non escludono, come già accennato, il consumo di allucinogeni, ma più spesso trattasi invece del contatto diretto con certe "forze" (spiriti, che lui chiama "alleati" di potere, appunto) naturali che ci circondano.
Un potere personale sufficiente, porterebbe dunque alla consapevolezza di tutte queste tre attenzioni e quindi, alla padronanza dell'"intento" (il controllo cosciente e volitivo della propria "forza di volontà", che Castaneda ci descrive come delle fibre luminose di energia partenti dalla base dell'ombelico).

Il "Punto di Unione" (Arte Sognare, pag. 11)

Questa padronanza sarebbe principalmente il movimento controllato di quello che è conosciuto in questa particolare disciplina, come il punto d'unione, il centro energetico della sfera luminosa di energia dell'uomo in cui si metterebbe insieme la nostra percezione, e responsabile quindi di quello che percepiamo coi nostri sensi.
Secondo questa filosofia, quando siamo giovani, il nostro uovo luminoso non si sarebbe ancora irrigidito e il punto d'unione scorrerebbe fluido. L'uovo degli umani sarebbe intersecato da "filamenti di energia", che produrrebbero percezioni, ma quando le persone crescono e vivono in una esistenza ordinaria (concentrandosi solo cioè sulla loro "prima attenzione"), concretizzerebbero solo una piccola parte di queste emanazioni, che diventerebbero quindi tutta la loro realtà percettiva, escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece potrebbero ugualmente essere raggiunti (attraverso le altre attenzioni possibili).
Castaneda afferma che ogni nostra sensazione, sentimento o azione, è determinata dalla posizione di questo punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permetterebbe la percezione del mondo in maniera differente (realtà non ordinaria), nonché l'entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente "inglobanti" e "reali".
L'obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la "totalità di se stessi", ossia la piena percezione e dominio delle attenzioni.



il "Pinche Tiranno" [modifica]

Piccoli movimenti porterebbero a piccoli cambiamenti nella percezione, ma grandi movimenti porterebbero a cambiamenti radicali. E sono questi che un guerriero cerca.
Secondo Castaneda, il suo maestro don Juan gli aveva spiegato che, secondo gli antichi stregoni messicani, per ottenere questo "movimento" si ricorreva a varie tecniche. Una di queste, era sfruttare la dinamica (energetica) di certe "reazioni emotive" e comportamentali (arte dell'agguato).
Da qui l'adozione, o la "ricerca" (folle, per un "essere ordinario", ossia per colui che non sia un guerriero) di "andarseli proprio a cercare" i problemi, soprattutto di gente che ci renda "la vita impossibile"; don Juan, li definisce, i "Pinches Tiranos..." e sarebbero, delle vere benedizioni!... (solo per un guerriero, ovviamente, che sappia quello che sta facendo e cercando).
Ironicamente è lo stesso don Juan Matus, ne "il potere del silenzio" che giustifica la scelta di Castaneda come apprendista in quanto la presenza dello scrittore per lui rappresentava quanto di più fastidioso e irritante potesse esistere, dicendo anche di trarre da ciò energia per se stesso ed il proprio viaggio.

Fermare il "Dialogo interno" [modifica]

Tutto questo, i "pinche tiranos" ma anche le altre tecniche (agguato, sogno, intento), ci aiuterebbe a raggiungere una delle mete supreme (l'altra è la "spietatezza"), in quanto "chiave di volta" per essere liberi (in questo caso di "percepire"): si tratta del "silenzio interno", descritto da Carlos con i termini: "parar il dialogo interiore" (caratteristico della mente dell'uomo).

Altre tecniche [modifica]

Attraverso molte altre tecniche (che sempre "solo accenna", ma non arriva mai a spiegare fino in fondo) come la:
  • "ricapitolazione" dell'esperienze fatte nella propria vita
  • "cancellare la propria storia personale", per
  • essere "inaccessibili"
  • sviluppare lo "stato d'animo del guerriero", di cui la spietatezza è la meta finale
  • usare "l'idea della Morte" per "realizzarlo" (la "Morte come Consigliera"), e assieme a questa adottare anche
  • l'umiltà del guerriero (ch'è molto diversa da quella dell'uomo comune)
  • "sognare" (lucidamente)
  • maneggiare l'"Intento" ("creare", fare "miracoli" o cose "assolutamente impossibili" per la nostra mente "razionale"; si suppone "creare" in quanto, questa è l'unica parola associata a questo termine che si trova nei suoi libri. Tuttavia ripetiamo che non ha mai espresso chiaramente nulla su quest'arte)
  • porre l'agguato a se stessi, utilizzando i "pinches tiranos" oppure anche altre "tattiche", sempre utili a "muovere" il punto d'unione
Il guerriero mirerebbe a riguadagnare la propria libertà perduta, che gli sarebbe stata tolta (da entità da lui chiamati "esseri inorganici", o "predatori" nel capitolo "Ombre di Fango" del libro Il lato attivo dell'Infinito), libertà di "percepire" veramente: chi è, da dove viene, ma soprattutto, dove sta andando.., e.. dove vuole andare. Per poi "concretizzare" questo suo "volere", con il "potere personale" che ha accumulato durante tutta una vita d'impeccabilità (essere "impeccabili", fa parte dello "stato d'animo del guerriero").

La ricerca della "Libertà" [modifica]

Castaneda asserisce che don Juan, il suo maestro, lo aveva consigliato ed esortato a "non perdersi" nei numerosi mondi nuovi che poteva arrivare a percepire; in quanto, l'unica cosa importante, al momento della morte, era la "Libertà" di poter continuare a "percepire-rsi". Non doveva quindi cedere alle "lusinghe" o alle "bellezze", che in essi avesse potuto trovare.

Le critiche [modifica]

Gli scritti di Castaneda sono stati criticati dal mondo accademico. Taluni hanno ritenuto che Castaneda si fosse appropriato del lavoro dell'antropologa Barbara Myerhoff. Altri hanno cercato di ricostruire il nesso storico tra la vita di Castaneda e gli eventi raccontati nei libri senza però alcun successo. Chi sostiene l'autenticità di quanto esposto da Castaneda, afferma invece che le incoerenze sarebbero state lasciate "di proposito" dall'autore proprio come avrebbe fatto per la sua vita privata: ossia, come parte integrante del modello proposto dal nucleo d'insegnamenti propri del suo maestro Don Juan.
Uno degli aspetti più controversi del suo lavoro è la descrizione dell'uso di allucinogeni per raggiungere nuovi stadi di consapevolezza.
Nel suo terzo libro, scrive:

« La percezione del mondo attraverso gli effetti delle sostanze psicotrope è stato così bizzarro e impressionante da spingermi a pensare che tale stato fosse l'unica strada per comunicare e imparare quello che Don Juan tentava di insegnarmi. Tale assunto però si dimostrò erroneo »
Robert J. Wallis nel suo libro del 2003 Shamans/Neo-Shamans: Contested Ecstasies, Alternative Archaeologies, and Contemporary Pagans, scrive:

« All'inizio, e col supporto del dipartimento di antropologia dell'Università, il lavoro di Castaneda fu accolto criticamente. Gli esponenti della vecchia scuola di antroplogia come Edward Spicer (1969) and Edmund Leach (1969) lodarono Castaneda [...]. L'autenticità di Don Juan fu accettata per sei anni, fino a che Richard de Mille e Daniel Noel non pubblicarono le loro critiche volta a smascherare il libri su Don Juan nel 1976 (De Mille pubblicò un ulteriore volume nel 1980) [...] Il meticoloso lavoro di De Mille in particolare mostrò la falsità del lavoro di Castaneda.
L'indegno rivestire di fatti antropologici cozza con la grande discrepanza dei dati: il libro "si contraddice nei dettagli di date, luoghi, sequenze e descrizioni di eventi" (Schultz in Clifton 1989:45). Ci sono fonti pubblicate per quasi tutto quanto scritto da Carlos (si veda in particolare Beals 1978) e almeno un caso si concreta in un plagio: Ramon Medina, uno sciamano Huichol che fornì informazioni a Barbara Myerhoff (1974) [...]. »
Agli inizi del 1973 il citato Time Magazine, scrive che non c'è alcuna prova che di quanto scrive Castaneda. L'unico testimone di quanto scritto è lo stesso Castaneda.
Seri studi critici e analitici sugli scritti di Castaneda non comparvero sino al 1976 quando Richard de Mille pubblicò Castaneda's Journey: The Power and the Allegory, nel quale egli argomenta come "gli errori logici e cronologici nella struttura narrativa sono la prova più che evidente che i libri di Castaneda sono finzione. Se nessun altro prima ha scoperto questi errori si deve al fatto che nessuno ha redatto una lista degli eventi in sequenza così come narrati nei primi tre libri. Una volta redatta tale lista gli errori sono evidenti[7].
La più schiacciante prova di questo, secondo de Mille, è nella relazione di Castaneda con la strega chiamata la Catalina.

I libri [modifica]

  1. Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza pubblicato inizialmente in Italia con il titolo A scuola dallo stregone- descrive delle "piante di potere" o "alleati", la strada verso la conoscenza col "mescalito" (peyote), ecc. - il protettore dell'uomo; vedere le cose con colori liquidi; "funghi allucinogeni" - imparare a manipolare, volare, e a percepire la forma di un animale; datura- spirito femminile, difficile da manovrare, da forza, processo lungo. Questo libro è l'unico nella serie in cui l'ultima parte include una dettagliata "Analisi ragionata" degli insegnamenti di Don Juan.
  2. Una realtà separata - Discute le idee di volontà, follia controllata e vedere (come contrapposto a guardare), come strumento che un guerriero usa per essere un uomo di conoscenza.
  3. Viaggio ad Ixtlan - Lezioni sulla strada del guerriero, o fermare il mondo, la routine, la propria storia personale, importanza di se stessi, la morte come un messaggero, il non fare, sognare.
  4. L'isola del Tonal - Descrizione di punti di percezione nel corpo o nell'uovo luminoso, tonal (prima attenzione, conoscenza, consapevolezza del lato destro) e nagual (seconda attenzione, ignoto, consapevolezza del lato sinistro, sognare insieme)
  5. Il secondo anello del potere' - Descrive gli eventi dopo la partenza di Don Juan, le esperienze con le donne guerriere del gruppo originario del nagual, la seconda attenzione (il secondo anello del potere), la perdita della "'forma' umana", il sogno,
  6. Il dono dell'Aquila - descrizione della forza che crea, distrugge e governa l'universo (o almeno le 48 bande della terra), oltre che sorgente delle emanazioni stesse, descrizione dei comandi dell'Aquila all'uomo, la regola del Nagual, vari livelli di insignificanti tiranni, la via verso la libertà, l'agguato a se stessi e il sogno, luogi di potere.
  7. Il fuoco dal profondo - passo dopo passo, delucidazioni della padronanza della consapevolezza o della conoscenza del neo veggente: tutto è energia (le emanazioni dell'Aquila o emanazioni luminose), l'uovo luminoso e il punto d'unione, il noto (prima attenzione o tonal), l'ignoto (seconda attenzione o nagual), l'inconoscibile (fuori dall'uovo luminoso), tiranni di scarsa importanza come modo per spostare il punto d'unione e promuovere la crescita del guerriero, mondi gemelli di organico ed inorganico (più precisamente esseri materiali e esseri non materiali), spostamento del punto di unione e altri filamenti di consapevolezza, fasci di emanazioni che sono le basi per le fonti di differenti tipi di consapevolezza e forme, la forma umana, le forze che colpiscono l'uovo luminoso, vincere la morte, l'agguato a se stessi, l'intento e il sogno.
  8. Il potere del silenzio - racconti sulla padronanza essenziale dell'intento, ruotanti attorno a punti chiave dello spirito
  9. L'arte di sognare - passi verso la padronanza del sogno.
  10. Tensegrità, passi magici - descrizione con foto di movimenti fisici miranti ad incrementare il proprio benessere, un sistema divenuto famoso col termine "tensegrità"
  11. Il lato attivo dell'infinito - ricapitolazione, diario degli eventi significativi (come visti dallo spirito)
  12. La ruota del tempo - ricostruzione del modo in cui i libri precedenti sono stati scritti con citazioni da tutti i precedenti libri.

Pubblicazioni [modifica]

L'autore ha scritto i seguenti libri, pubblicati in quest'ordine:
La sua fondazione for profit (Cleargreen), nonché altri autori che vanno dai discepoli di Castaneda (riconosciuti e non, da lui) a numerosi altri personaggi che affermarono aver conosciuto ugualmente don Juan, oppure ancora nuovi autori che si affacciarono nella scena per scrivere del tema, giornalisti, investigatori, e altri hanno dato vita, unitamente ai libri sopra citati, a una estesa Bibliografia castanedica.

1 commenti:

Anonimo ha detto...


Grazie infinite e ottimo lavoro!


COSMO235

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