COLLISIONE CON IL RISVEGLIO

mercoledì 27 marzo 2019





Suzanne Segal, nel suo libro ‘Collisione con l’infinito’, ha descritto l’accadimento del suo Risveglio.
In pochissime parole si è trattata di una vera e propria ‘collisione con il vuoto’ le cui profonde ripercussioni sono durate per circa 14 anni. Non parliamo di una persona qualunque ma di una donna che praticava da anni la meditazione trascendentale di Maharishi Mahesh. Nonostante le sue esperienze da praticante l’impatto con l’Assoluto è stato talmente devastante da spingerla a rivolgersi a diversi psicoterapeuti, oltre che ovviamente a vari Maestri Spirituali.
Sebbene sapesse che il Risveglio non sarebbe stato una passeggiata, non si aspettava quel che è accaduto. Un totale annientamento del senso dell’io, un'implosione del suo sistema cognitivo e un’esplosione del suo abituale sistema percettivo… il tutto accompagnato da un crollo totale dei suoi punti di riferimento psicologici, emotivi, sensoriali, sociali.

Pur conoscendo la testimonianza di saggi come Ramana Maharshi si accorse che è impossibile cogliere la portata di quell’evento per via ‘intellettuale, letteraria, psicologica’: per comprendere ‘Quello’ occorre ‘subire’ l’impatto con ‘Quello’.
Forse alcuni di voi hanno avuto un assaggio di quell’impatto; magari si è trattato di un momento di lieve disorientamento oppure una brusca interruzione della percezione abituale; un brivido lungo la schiena, vertigini, il cervello che inizia ad attivarsi in maniera anomala producendo una specie di misterioso ronzio, un inquietante senso di vuoto o di perdita della propria identità. E in quel frangente potreste esservi resi conto che se aveste mantenuto a lungo il focus dell’attenzione su quell’anomalo processo interiore avreste potuto letteralmente perdere la cognizione di voi stessi, degli altri, del mondo. In quell’istante il senso dell’io – che solitamente pilota letteralmente ogni dettaglio della vostra vita – stava per dissolversi e proprio per evitare quel cataclisma interiore, il cervello stesso – in reazione alla paura indotta dal senso dell’io – produce tutta una serie di meccanismi di difesa che spostano l’attenzione lontano da quel processo.
Nel caso di Suzanne l’attenzione non si spostò ma rimase focalizzata sul cataclisma interiore; volle sperimentare la propria morte in vita o meglio la morte dell’io in piena consapevolezza.
Quel tipo di collisione è sempre devastante. Diffidate da chi vi parla di esperienza mistica, di estasi, di beatitudine e amore cosmico.
La dissoluzione del senso dell’io è logico che produca una paura fottuta perché si tratta della dissoluzione di una parte (seppur fittizia) di se stessi; si tratta della morte di ciò che si crede di essere… e posso dirvi tranquillamente che non è piacevole.
Quel che forse possiamo definire bizzarro e curioso (ma non di certo estatico e neppure piacevole) sono gli effetti della collisione interiore.
Per Suzanne gli effetti furono pesantissimi; vuoi perché non se lo aspettava nonostante fosse una ricercatrice spirituale; vuoi perché l’impatto ha avuto pesanti e inspiegabili ripercussioni neurologiche o vuoi perché non era pronta, sta comunque di fatto che sono serviti parecchi anni per riassestarsi bene a livello psicofisico.
Quel che posso dirvi è che gli effetti non devono essere così traumatici come sono stati per Suzanne. Tuttavia non possono essere neppure così entusiasmanti come alcuni individui pseudo-realizzati raccontano.
Nel caso del mio apparato psicofisico gli effetti iniziali della collisione sono stati ovviamente alquanto inquietanti, ma a differenza dell’apparato di Suzanne questa macchina biologica ha retto bene l’impatto, si è riassestata abbastanza velocemente – e si sta tuttora riassestando. Forse questo diverso riassestamento è dovuto al fatto che avevo già preso consapevolezza di cosa poteva trattarsi: di una morte in vita. Al contempo avevo già preso consapevolezza della mia autentica identità e soprattutto mi trovavo in un discreto stato di pace interiore; questi due ultimi elementi credo siano quelli che fanno davvero la differenza nel momento in cui si verifica la collisione.


La collisione è inevitabile.
Gli sgradevoli o comunque bizzarri effetti collaterali iniziali sono altrettanto inevitabili.
Il riassestamento invece è neutrale: può essere lieve o poderoso, breve o lungo; richiedere qualche anno o parecchi anni – tenete conto che si tratta del riassestamento del sistema cognitivo e nervoso quindi è naturale che servano minimo un paio di anni di riassestamento); il riassestamento varia anche a seconda del contesto familiare e socioculturale, a seconda del vostro grado di identificazione, dell’intensità della vostra paura, del vostro livello di consapevolezza e così via.
Se posso darvi un consiglio cercate già da ora di coltivare quanta più pace interiore possibile perché quando arriverà la collisione, e state certi che arriverà anche per voi, la pace interiore e la pura consapevolezza attutiranno ottimamente gli effetti collaterali.




Comunque vi ho raccontato la storia di Suzanne per darvi un’idea di cosa può comportare il vero, brusco, diretto, autentico Risveglio.


(ZeRo)

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